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Weborama esce dall’asta Sizmek: l’ad server andrà ad Amazon

Manca solo l’ufficializzazione finale, ma sembrerebbe che la curiosa storia della vendita dell’ad server e della tecnologia di Dynamic Creative Optimization di Sizmek stia definitivamente volgendo al termine, con la vittoria di Amazon.

Sizmek, in amministrazione controllata dopo aver richiesto il Chapter 11 statunitense, aveva messo in vendita i due business lo scorso mese e, il 31 maggio, Amazon aveva annunciato di aver firmato un accordo per la loro acquisizione. Tuttavia, con un colpo di scena, nella trattativa si era inserita una decina di giorni fa Ycor, società francese cui fa capo il player specializzato in tecnologia e dati Weborama, rilanciando l’offerta messa sul piatto dal colosso di Seattle.

Tuttavia, sembrerebbe questa offerta non sia bastata. Secondo quanto rivelano dei documenti depositati a una corte di New York, Amazon ha a sua volta aumentato la propria proposta economica, e il player francese a quel punto ha deciso di tirarsi fuori dall’asta. Rimasto da solo e intenzionato a chiudere il processo, Amazon, non volendo rischiare un’altra volta di trovarsi nuovi contendenti, ha siglato una lock-up letter con Cerberus (investitore di Sizmek), chiudendo le porte ad ulteriori possibili offerte.

I documenti non riportano cifre sulla vendita finale, ma la testata AdWeek, citando sue fonti, stima che il valore dell’operazione possa essere tra i 30 e i 50 milioni di dollari.

Nel frattempo, ci sono novità anche su un altro “pezzo” di Sizmek: la sua soluzione di targeting contestuale Peer39. Secondo quanto riporta Business Insider (articolo a pagamento), la divisione sarebbe stata scorporata dal resto della società da un gruppo di veterani del mercato ad tech, capitanati dall’ex Sizmek Mario Diez. Proprio Diez sarà alla guida, in qualità di CEO, della nuova azienda autonoma.

Ad aprile, Sizmek aveva ceduto le proprie DSP e DMP a Zeta Global per 36 milioni di dollari.

Weborama si inserisce nell’acquisizione di Sizmek Ad Server: superata l’offerta di Amazon

Colpo di scena nell’acquisizione dell’ad server di Sizmek da parte di Amazon. Nella trattativa per assicurarsi il secondo maggiore ad server a livello globale (superato di gran lunga dalla divisione Ad Manager di Google) si è infatti inserita la società francese Ycor, casa madre del player specializzato in tecnologia e dati Weborama.

Il gruppo d’oltralpe che vede ai vertici Alain Lévy ha infatti annunciato di aver formulato un’offerta che supera quella del colosso di Seattle per l’acquisizione della parte Ad Server di Sizmek, insieme alla sua soluzione di ottimizzazione dinamica della creatività (DCO) “con l’intento di costruire l’alternativa indipendente di cui l’industria pubblicitaria ha bisogno”, si legge in una nota.

Weborama è una società europea leader nel settore della tecnologia e dei dati, con clienti globali nei comparti dell’ad serving, del data management e dell’intelligenza artificiale. Il giro d’affari dell’azienda – si legge su Le Figaro – si aggira sui 30 milioni di euro annui, con 230 impiegati -. Weborama e Ycor, recita il comunicato “hanno trascorso gli ultimi due mesi a valutare l’acquisizione di Sizmek Ad Server e DCO. Riteniamo che rilanciare rispetto all’attuale offerta sia la decisione migliore da un punto di vista di tutta la industry. L’acquisizione sarà effettuata da Ycor, la società madre di Weborama”.

Sizmek attualmente è in amministrazione controllata dopo aver richiesto il Chapter 11 statunitense. Lo scorso 31 maggio, Amazon ha annunciato di aver firmato un accordo per l’acquisizione di due pezzi pregiati tra i suoi asset – appunto, Sizmek Ad Server e Sizmek DCO -. La nuova offerta di Ycor però avrebbe rimescolato le carte e sarebbe attualmente al vaglio della autorità competenti.

Alain Lévy, Ceo di Weborama e Partner di Ycor, ha dichiarato: “Ovviamente, siamo consapevoli che, date le incommensurabili risorse di Amazon, si possa pensare a uno scontro di ‘Davide contro Golia’. Oggi ci esponiamo da un punto di vista finanziario, tenendo conto di ciò che è in gioco per l’industria nel suo complesso: prevenire l’avvento di un duopolio. Crediamo che nessuno dovrebbe chiudere un occhio sul fatto che Sizmek Ad Server potrebbe essere acquisito da una piattaforma globale – che si tratti di Amazon o di qualcun altro. La molteplicità dell’offerta sul mercato deve prevalere”.

Amazon acquisirà l’ad server di Sizmek

La notizia era circolata qualche settimana fa a livello di indiscrezione, ma ora è ufficiale: Amazon comprerà l’ad server di Sizmek, insieme alla sua soluzione di ottimizzazione dinamica della creatività (DCO). Lo ha annunciato la stessa azienda di Seattle con una nota.

“Una volta che l’accordo sarà chiuso, Sizmek Ad Server e Sizmek DCO opereranno per il momento separatamente da Amazon Advertising. Non vediamo l’ora di lavorare con il team, e condivideremo maggiori aggiornamenti in futuro, man mano che inventeremo e creeremo nuove opportunità per servire meglio i nostri inserzionisti”, si legge nel comunicato.

Sebbene Amazon non abbia rilasciato dettagli sul futuro di queste soluzioni, e dei team che su di esse lavorano, l’azienda sembrerebbe comunque intenzionata a mantenere una certa continuità con l’offerta dei segmenti acquisiti: “Sizmek stava cercando un acquirente per Sizmek Ad Server e Sizmek DCO, e siamo entrambi impegnati a continuare a servire i loro clienti con gli alti standard che si aspettano”.

Non ci sono indicazioni ufficiali sul valore economico dell’acquisizione, ma secondo quanto riporta AdAge, citando come fonte un dipendente di un’azienda interessata anch’essa all’acquisizione, Sizmek puntava a chiedere circa 30 milioni di dollari per il proprio ad server.

Per Amazon, questa acquisizione rappresenta un importante rafforzamento sul fronte ad tech, un’area su cui la società sta facendo sempre più prepotentemente sentire la sua presenza. In particolare, gli asset di Sizmek potrebbero risultare preziosi specialmente nella competizione con l’offerta pubblicitaria di Google, considerando che l’ad server della società concorre direttamente con Google Marketing Platform (ex DoubleClick) ed è tra gli ad server lato acquisto più utilizzati sul mercato.

Sizmek, dopo aver presentato istanza per il Capitolo 11 del Codice di Bancarotta americano, ha iniziato a vendere alcuni suoi asset, all’epoca complessivamente valutati dalla società tra i 100 e i 500 milioni di dollari. Circa un mese fa, la società ha ceduto le proprie DSP e DMP a Zeta Global per 36 milioni di dollari. Sizmek possiede anche Peer39, società specializzata nel targeting contestuale.

Amazon potrebbe essere il prossimo proprietario dell’ad server di Sizmek

Amazon sarebbe vicina a siglare un accordo per l’acquisto della tecnologia di ad-serving di Sizmek. Secondo quanto riporta Bloomberg, citando persone vicine ai fatti, l’acquisto potrebbe essere annunciato già questa settimana.

Sizmek, dopo aver presentato istanza per il Capitolo 11 del Codice di Bancarotta americano, ha iniziato a vendere alcuni suoi asset, all’epoca complessivamente valutati dalla società tra i 100 e i 500 milioni di dollari. Poche settimane fa, la società ha ceduto le proprie DSP e DMP a Zeta Global per 36 milioni di dollari.

L’ad server di Sizmek è diretto concorrente di Google Marketing Platform, ex DoubleClick, e il suo acquisto da parte di Amazon porterebbe il colosso di Seattle ad arricchire ulteriormente la propria offerta di strumenti pubblicitari, accorciando le distanze con i rivali Google e Facebook.

Oltre ad Amazon, secondo indiscrezioni riportate da AdWeek, anche Adform e l’americana Flashtalking (specializzata anche lei nell’ad-serving) sarebbero interessate a un possibile acquisto dell’ad server di Sizmek. La testata parla anche di una possibile contestuale acquisizione di Peer 39, la società di Sizmek specializzata nel targeting contestuale.

Sizmek pronta a vendere DSP e DMP a Zeta Global per 36 milioni di dollari

Spunta un acquirente per gli asset la società internazionale specializzata in ad tech Sizmek, in amministrazione controllata dopo aver richesto il Chapter 11 statunitense. Si tratta di Zeta Global, una società specializzata in marketing technology e software cloud co-fondata dall’ex Ceo di Apple, John Sculley.

Secondo la stampa americana, Sizmek si è rivolta al tribunale fallimentare statunitense per autorizzare l’approvazione della vendita dei suoi asset a Zeta Global. Zeta ha proposto una vendita privata invece di un’asta prolungata sorvegliata dal tribunale con offerte competitive, che è la pratica comune in caso di fallimento.

In base a quanto riporta AdAge, Zeta Global ha offerto per la DSP e la DMP di Sizmek circa 36 milioni di dollari. Se l’affare sarà approvato, Zeta pagherà 10 milioni cash, 5 in azioni e il resto in modalità variabile in base alla capacità della società di far fronte ai debiti.

Per Sizmek, la cessione degli asset in tempi brevi è vitale per la continuità del business. Molti exchange e SPP hanno infatti smesso di accettare offerte da Sizmek da quando la società ha richiesto il Chapter 11 due settimane fa, rendendo pubbliche le proprie difficoltà finanziarie. In questo contesto, Zeta sembrerebbe avere le credenziali per rassicurare i creditori: la società ha raccolto 140 milioni di dollari nel 2017, portando il proprio finanziamento totale a 380 milioni e ha un business già redditizio, ha fatto sapere il Ceo David Steinberg.

Nel frattempo, Sizmek sta valutando opzioni strategiche per altre parti della sua attività, come l’ad server, la società di creatività dinamica PointRoll e Peer 39, una soluzione di targeting contestuale. Tuttavia, lo scenario attuale suggerirebbe di chiudere e annunciare l’accordo per DSP e DMP prima possibile. La corte fallimentare statunitense ha programmato un’udienza la prossima settimana (aprile 2019) per valutare l’offerta.

Sizmek chiede il Chapter 11 americano per contrastare le difficoltà finanziarie

In un ecosistema ad tech alla ricerca di nuovi equilibri, un importante player palesa le proprie difficoltà finanziarie: si tratta di Sizmek, che ha presentato istanza per il Chapter 11, una norma della legge fallimentare statunitense finalizzata alla soluzione della crisi dell’impresa attraverso un piano di riorganizzazione, molto simile al nostro concordato preventivo.

Dopo aver esplorato negli scorsi mesi varie opzioni strategiche, venerdì la società ha annunciato con una nota ufficiale di avere avviato un procedimento volontario nell’ambito del Capitolo 11 del Codice di Bancarotta degli Stati Uniti, per “preservare il proprio valore e ottenere accesso a capitali mentre l’azienda continua a valutare alternative strategiche”.

Circa un mese fa, era emerso che la società – complici performance poco brillanti nel 2018 – era alla ricerca di un nuovo round di investimenti. In particolare, stava lavorando con la società di private equity Cerberus Capital Management (suo investitore) per trovare nuovi partner strategici, dopo il rifiuto di un’ulteriore iniezione di capitali da parte di Vector Capital, società che ai tempi aveva finanziato l’acquisizione di Rocket Fuel.

Sizmek, nata come Digital Generation, ha costruito il suo successo nel mercato dell’ad serving, in cui è stata per un certo periodo seconda solo a DoubleClick di Google, e con in più una discreta offerta anche nel campo dell’erogazione di pubblicità sulla TV lineare. Un business, quest’ultimo, poi venduto al competitor Extreme Reach per 485 milioni di dollari nel 2013. Da lì, l’intenzione della società è stata quella di focalizzarsi sull’offerta digitale, sotto il brand Sizmek. Un’offerta che negli anni è andata ampliandosi, anche con una serie di importanti acquisizioni, come quella di Peer39 nel 2012, di StrikeAd e di PointRoll nel 2015, per finire con quella di Rocket Fuel nel 2017.

Nei mesi precedenti alla presentazione dell’istanza per il Capitolo 11, Sizmek ha avviato ampi colloqui con i propri azionisti, riguardo la richiesta del loro supporto all’azienda mentre questa ricercava alternative strategiche per risolvere i propri bilanci sovraindebitati, spiega Sizmek nella nota. Ma nonostante tali discussioni in essere, il primary lender della compagnia ha preso controllo dei conti bancari aziendali e cercato di deviare i crediti verso clienti, tagliando così l’accesso al capitale.

Adesso, con la copertura del Capitolo 11, Sizmek sta cercando di avere accesso alle proprie attuali liquidità per risolvere i suoi conti, e, come dichiara nella nota, “punta a riprendere il normale corso operativo prima possibile“.

Per aumentare l’efficacia dell’adv, bisogna affiancarla a contenuti virali

I contenuti virali sono forse il fenomeno che più caratterizza l’era digitale, ha sostituito il passaparola tra persone reali, che rappresentava la diffusione “virale” dei contenuti prima dell’avvento dell’era iperconnessa. Invece di aspettare di incontrare qualcuno e raccontargli l’ultima cosa vista o sentita, la si può condividere istantaneamente con quasi tutte le persone che si conoscono con una gratificazione istantanea.

Due sono i principali fattori che hanno influenzato questa dinamica: da una parte la crescita delle piattaforme social e la conseguente facilità di poter condividere numerosi contenuti e dall’altra l’aumento della velocità e della frequenza con cui le informazioni possono essere prodotte e condivise.

Un processo che influenza in maniera decisiva la strategia adv di un brand e Sizmek ha individuato le 5 ragioni per cui i contenuti virali devono affiancare la pubblicità per un risultato di successo.

1.     Generano grandi emozioni. I contenuti virali risvegliano nei consumatori sentimenti specifici, e quindi permettono di rivolgersi ad ampie audience con differenti interessi e preferenze attraverso il potere delle emozioni. Più il contenuto genera emozioni, maggiore è la probabilità che venga condiviso e che il consumatore si trovi in uno stato emozionale perfetto per accogliere positivamente un’adv.

2.     Le persone sono contente quando li leggono. Anche se alcuni contenuti diventano virali per via del loro carattere oltraggioso, una ricerca dell’agenzia Fractl mostra come la felicità e la sorpresa siano le emozioni specificatamente associate ad un contenuto virale. I brand hanno quindi l’opportunità di utilizzare questo stato di felicità e sorpresa per suggerire un nuovo prodotto o servizio e coinvolgere i consumatori in questo stato d’animo.

3.     Sono meritocratici. I contenuti virali crescono in maniera organica, iniziano con visualizzazioni relativamente basse e crescono velocemente solo per merito loro, non perché sono spinti da qualcuno, ma perché hanno un ottimo contenuto. Può essere considerato l’”earned media” dei contenuti, in quanto viene percepito come più autentico, quindi affiancando un annuncio pubblicitario il consumatore può associare questo stesso livello di autenticità.

4.     Implica un’approvazione. Il fatto che le persone condividano e pubblichino contenuti virali, significa anche che ne approvano il contenuto e si associano ad esso. Questo si accentua quando la persona che condivide contenuti virali è un influencer, qualcuno considerato autorevole dal suo pubblico. Mettere il proprio nome in un contenuto, e quindi approvarlo, è il momento in cui il contenuto virale diventa mainstream. Se un marchio si affianca a contenuti simili (utilizzando magari una soluzione di brand safety come Peer39 di Sizmek), è sicuramente in buona compagnia.

5.     Ha una distribuzione estesa. Il tasso di decadimento è molto più lento di altri contenuti. Già nel 2013, quando Microsoft ha studiato come l’identificare i contenuti virali su Twitter, ha scoperto che il contatto virale viene condiviso da più generazioni (ad esempio, un post condiviso di un post condiviso di un post condiviso, ecc.). In questo modo, anche dopo la prima pubblicazione, i contenuti mantengono rilevanza nel tempo. Se un brand riesce ad esporsi all’inizio di questa catena, la sua immagine appare fresca e pertinente, e emerge nel rumore in un mercato affollato.

È evidente come i contenuti virali siano un supporto positivo per incrementare la forza di una campagna adv, bisognerebbe però poter prevedere quale contenuto diventerà virale e pianificare in anticipo l’adv. Peer39 di Sizmek riesce a fare proprio questo grazie al suo motore di ricerca basato sull’intelligenza artificiale, fornendo un’analisi per categoria e classificazione dei contenuti digitali, elementi che variano ampiamente a seconda della stagionalità e include la capacità di indirizzare i contenuti che dovrebbero diventare virali.

La categoria Predicted Viral di Peer39 è stata progettata per consentire di targettizzare un contenuto che ha un elevato engagement social e un alto potenziale per diventare virale. Prende in considerazione sia il ritmo rapido di crescita del numero di spettatori sia l’engagement nei social network e offre una previsione sullo stato futuro del contenuto. La categoria Predicted Viral individua gli URL che si presume diventino virali e dà la possibilità di targettizzare la propria campagna proprio in quegli URL, aumentando engagement e interazioni.

Sizmek, a capo dell’area EMEA arriva una new entry: Paul Wright

Sizmek ha un nuovo capo per l’area EMEA: si chiama Paul Wright, ed è una new entry nella piattaforma buy-side indipendente.

Il manager, entrato nella società come General Manager per le aree Europa, Middle East e Africa, porta in Sizmek una grande esperienza derivata dalle sue precedenti posizioni come corporate leader, technology lead, client e agency strategist, consultant, entrepreneur e board advisor. In Sizmek, sarà responsabile per la strategia go-to-market per la regione EMEA, per lo sviluppo di new business, l’acquisizione di nuovi clienti e l’impegno per il customer success.

Prima di entrare in Sizmek, Wright ha avuto diversi ruoli di responsabilità tra cui CEO della demand-side platform IOTec, responsabile EMEA e APAC di iAd, la digital advertising platform di Apple e chief digital officer di Omnicom Media Group in UK. È stato, inoltre, recentemente incluso nella short list per la classifica di Information Age dedicata ai Diversity Leader of the Year.

«Sizmek è un’azienda che sta ridefinendo come dati, media e creatività possono essere usati dalle agenzie e dai brand – afferma Wright -. Sono entusiasta di guidare l’area EMEA che ha un enorme potenziale di crescita grazie alla forza del nostro stack e alla flessibilità dei nostri prodotti».

Oltre a quella di Wright, Sizmek ha ufficializzato altre due nomine con effetto immediato: quella di Sascha Wittler a Chief Financial Officer e quella di George Pappachen come Consulente Legale. Tutti e tre i dirigenti si uniscono al leadership team dell’azienda e riferiranno direttamente a Mark Grether, CEO di Sizmek.

Sascha Wittler prende il posto di Andrew Bronstein che rimarrà in azienda con un nuovo ruolo nella divisione advisory. Wittler sarà responsabile per la parte finance e operations di Sizmek, che includono contabilità, pianificazione e analisi finanziaria, contabilità crediti, vendite e operazioni commerciali, facilities, customer success, supporto globale e al reparto progetti speciali. Prima di entrare in Sizmek, Wittler è stato CFO di diverse aziende media e marketing incluse le aziende del gruppo ProSiebenSat.1, GroupM Connect Worldwide e Quisma EMEA.

Pappachen, nel ruolo di Consulente Legale, si occuperà invece di questioni giuridiche come corporate development, partnership strategiche, operazioni complesse, compliance, litigation e data privacy. In precedenza, Pappachen è stato il primo Chief Privacy Officer di Kantar, la divisione Data Investment Management di WPP.

Intanto, in ambito internazionale, Sizmek si trova ad affrontare un’importante fase dello sviluppo del suo business. Secondo quanto riporta la testata AdExchanger, la società – complici performance poco brillanti nel 2018 – sarebbe alla ricerca di un nuovo round di investimenti. In particolare, Sizmek starebbe lavorando con la società di private equity Cerberus Capital Management (suo investitore) per trovare nuovi partner strategici, dopo il rifiuto di un’ulteriore iniezione di capitali da parte di Vector Capital, società che ai tempi aveva finanziato l’acquisizione di Rocket Fuel. Secondo la testata americana, qualora la ricerca di nuovi capitali non desse esito positivo, tra le opzioni sul tavolo ci potrebbe essere anche la vendita della società.

GDPR, cosa è cambiato per il settore della pubblicità digitale

Quando è stato introdotto per la prima volta, il GDPR era considerato da molti nell’editoria, nei media e nella pubblicità come una rivoluzione normativa. Ari Levenfeld, Chief Privacy Officer di Sizmek, fa il punto a quasi nove mesi dall’introduzione di un regolamento che ha certamente cambiato il modo in cui i brand accedono, gestiscono e conservano i dati dei loro consumatori.

Mentre le aziende si sono affrettate a diventare compliant al GDPR, resta da valutare la vera portata del regolamento. Le autorità di controllo hanno infatti appena iniziato a sanzionare in maniera rilevante nell’era post-GDPR. Per questo motivo, i marchi e gli inserzionisti continuano ad affrontare le sfide che si presentano con la complessità che il GDPR ha aggiunto a un panorama mediatico già difficile.

GDPR: un cambio di modello per l’adv digitale

L’essenza della pubblicità sta nel creare un collegamento con il pubblico, con i potenziali clienti. Con l’esplosione dei media online e delle piattaforme digitali, i marketer si sono trovati di fronte ad un numero infinito di modalità percorribili per raggiungere i clienti, utilizzando principalmente un piano strategico di programmatic advertising. La programmazione è guidata dall’accesso aperto e senza restrizioni ai dati degli utenti, ma con il suo arrivo il GDPR ha imposto regole che hanno interrotto questo flusso costante di dati per i marketer non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Tuttavia, mentre da un lato molti si sono lamentati subito delle nuove restrizioni sui dati, dall’altro la normativa ha portato con sé grandi cambiamenti nell’approccio dei brand rispetto ai processi di elaborazione dei dati e un livello di trasparenza completamente nuovo, cosa che può essere considerata solo in maniera positiva per quanto riguarda il settore.

Le cinque fasi delle preoccupazioni legate al GDPR

È interessante notare come le preoccupazioni legate al GDPR si siano susseguite in cinque fasi e siano una rappresentazione appropriata di come il settore abbia reagito a questa nuova regolamentazione. In una prima fase, c’erano molte voci sulla reale necessità di introduzione del regolamento e un’idea diffusa che non avrebbe provocato disagi. In realtà, una ricerca di IBM dello scorso maggio aveva rilevato che solo il 36% delle imprese avrebbe rispettato la scadenza, un chiaro segnale che le imprese avevano scelto di ignorarne l’esistenza fino all’ultimo minuto.

Le persone hanno così messo in discussione il suo impatto e si è arrivati molto rapidamente alle fasi due e tre: rabbia e contrattazione. La rabbia ha generalmente avuto vita breve, ma la contrattazione è stata una fase più intensa: molti brand hanno discusso esattamente ciò che il regolamento avrebbe significato per loro. Ad esempio, cosa significa “consenso” e dove risiede la responsabilità per i dati dei consumatori nella supply chain dei media.

Fortunatamente, non sono stati rilevati particolari segnali di crisi all’interno del settore, ma nelle ultime due fasi si è passati attraverso un’accettazione della situazione e un cambiamento di prospettiva. Molti hanno rapidamente riconosciuto gli aspetti positivi che il GDPR avrebbe portato, dal rafforzamento delle relazioni con i clienti esistenti alla possibilità di mettere in primo piano contenuti creativi di alta qualità nelle campagne pubblicitarie.

GDPR significa annunci più intelligenti e mirati

Mentre ci avviciniamo all’anniversario del primo anno dall’introduzione del GDPR, si può certamente notare l’impatto che ha avuto sul panorama della pubblicità digitale: ha cambiato il modo in cui gli inserzionisti interagiscono con il pubblico e ha dato ai brand la possibilità di difendere e promuovere un processo di elaborazione dei dati molto più affidabile, sicuro e trasparente.

I brand che hanno messo a disposizione le risorse e gli sforzi per stabilire una base giuridica per elaborare i dati dei loro clienti sono quelli che ne stanno raccogliendo i benefici. Una strategia di programmatic advertising efficace dipende dai dati, tuttavia, con un maggiore controllo e responsabilità su tutta la linea forniti dal GDPR, i brand stanno attingendo ai dati che contano. Questo significa che possono dipingere un quadro più accurato dei loro clienti e creare messaggi di marketing efficaci e coinvolgenti.

Il futuro porterà solo più regolamenti, è necessario prepararsi ora

Poiché il 2019 promette di portare solo una maggiore complessità sotto forma di regolamenti imminenti (ad esempio il Regolamento ePrivacy), e mentre tutti sono in attesa dell’esito delle azioni di applicazione della legge da parte delle autorità di regolamentazione, è fondamentale che i brand continuino a concentrarsi sul corretto approccio GDPR. Se il 2018 è stato l’anno della trasparenza, possiamo certamente aspettarci che questa attenzione nel 2019 si intensificherà ancora di più.

Enrico Quaroni entra in Fanplayr come VP of Global Sales

Enrico Quaroni entra in Fanplayr, società nata a Palo Alto che offre a chi opera nell’e-commerce una tecnologia di behavioral marketing. Con il ruolo di VP of Global Sales, Quaroni, dalla sede di Milano, si occuperà delle vendite di Fanplayr a livello globale per i mercati europeo, statunitense, Apac e LatAm con l’obiettivo di permettere una rapida scalabità del business.

“Ho colto con entusiasmo questa nuova sfida a livello internazionale – afferma Enrico Quaroni -. Avrò il compito di ampliare il mercato non solo in Italia e in Europa ma anche negli Stati Uniti e in Asia. Abbiamo obiettivi di business molto ambiziosi che porteranno anche a una crescita dell’organico dell’azienda”.

Più nel dettaglio, la missione di Fanplayr è di rendere azionabili in modo efficace e misurabile i dati comportamentali degli utenti online. La società offre soluzioni di segmentazione in real time e aiuta i propri clienti a personalizzare le relazioni con i propri utenti rendendo unica ogni sessione. La tecnologia sviluppata dall’azienda, che ha già raccolto più di 8 milioni di dollari di finanziamenti, migliora il tasso di conversione dei siti dei propri clienti aumentando le performance di tutte le fonti di traffico sia a pagamento che organiche, sia in modalità managed che in modalità self-service. Per questa ragione, Fanplayr si propone come strumento ideale per agenzie media e clienti diretti in ambito travel, telecomunicazioni, automotive, fashion, retail, finance, insurance, energy utility ed electronic retail.

Enrico Quaroni proviene da Sizmek, dove ricopriva la carica di Managing Director Italy (ruolo che ora è stato assunto da Alessandro Stoppa). In precedenza è stato Managing Director Italy, Spain and Mena Region di Rocket Fuel, azienda dove è entrato nel 2013 e di cui ha fatto crescere la sede italiana da start up promettente ad azienda consolidata.

Prima di entrare in Rocket Fuel ha lavorato in myThings, azienda che si occupa di tecnologie di retargeting personalizzato, come Sales Director, e prima ancora in D.A.G. Communication, agenzia di ufficio stampa e digital PR, ricoprendo il ruolo di Sales Manager. Nel 2006 ha fondato l’agenzia di comunicazione Equam, occupandosi dello sviluppo di progetti di comunicazione sui media online e offline.