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Adobe punta sul marketing “vocale” con nuovi strumenti di analytics

Adobe arricchisce la sua Analytics Cloud con nuovi strumenti di misurazione dedicati al marketing “vocale”, volti a consentire alle aziende di erogare esperienze più personalizzate agli utenti e creare un rapporto di brand loyalty con essi attraverso interfacce voice-based.

“Attraverso un’analisi profonda dei dati vocali, completati dalle tecnologie di Intelligenza Artificiale e Machine Learning della piattaforma Adobe Sensei, le aziende possono acquisire informazioni e recommendation sulle audience, allo stesso tempo automatizzando le misurazioni tradizionalmente complicate e manuali“, spiega la società in una nota. Le aziende potranno tradurre in azione queste informazioni più velocemente, erogando così esperienze piacevoli per i consumatori e sfruttandole anche per email marketing e annunci pubblicitari.

Attraverso Adobe Analytics Cloud, i brand possono raccogliere e analizzare dati vocali provenienti da tutte le principali piattaforme, incluse Amazon Alexa, Apple Siri, Google Assistant, Microsoft Cortana e Samsung Bixby. La novità sta nella complessità delle informazioni vocali misurabili: i nuovi strumenti infatti, riescono a catturare sia l’intenzione dell’utente (come “fammi sentire una canzone”) sia specifici dettagli (“dei Beatles”). Tra i data point misurabili, fa sapere Adobe, ci sono anche la frequenza di utilizzo e le azioni compiute dopo aver fatto una richiesta vocale.

Gli assistenti digitali sono sempre più diffusi. Ma il mercato pubblicitario è pronto?

In un’era in cui il multiscreen sembrava un mito inaffondabile, una nuova tendenza ha cominciato a farsi strada. E non prevede l’utilizzo di schermi di nessun tipo.

Stiamo parlando degli assistenti digitali, quei programmi che, comandati a voce dai propri utilizzatori, effettuano dei compiti e rispondono, sempre a voce. Dapprima erano solo strumenti integrati nei sistemi operativi degli smartphone: Siri per Apple, Cortana per Windows Phone, Ok Google per Android. Adesso sono anche software con un proprio dispositivo fisico con speaker integrato, da tenere in casa per avere un’assistente virtuale mentre si cucina o si guarda la tv: è il caso di Google Home e di Amazon Echo.

Oggetti che stanno diventando qualcosa di cui non riusciamo a fare a meno, che sia per chiedere le previsioni del tempo invece di prendere lo smartphone e attivare l’app del meteo, o avere informazioni su un personaggio storico di cui stiamo guardando una serie tv, o cercare (e attivare) una playlist di musica jazz per gli ospiti appena arrivati a cena.

Attualmente, secondo uno studio di Accenture, sono soprattutto i giovani ad utilizzare gli assistenti digitali più frequentemente. Quasi un terzo delle persone di età compresa tra i 14 e 17 anni, e il 23% di quelli che hanno tra i 18 e i 34 anni, ha dichiarato che li impiega regolarmente. Percentuale che scende al 14% tra chi ha tra i 35 e i 55 anni. Ma nonostante ciò, anche tra gli adulti c’è un diffuso interesse nei confronti dello strumento, che lascia presagire come in futuro il suo utilizzo possa aumentare anche presso questa fascia d’età.

E intanto, il trend degli assistenti digitali sta già trasformando in qualche modo il nostro modo di utilizzare internet. Secondo una ricerca di Gartner, entro il 2020 il 30% della navigazione web sarà effettuata attraverso interfacce “screenless”, senza schermo, e un altro studio, stavolta dell’americana Stone Temple Consulting, ha sottolineato come questa tecnologia sta avendo già un impatto diretto sulla nostra esperienza di ricerca online. Gli utenti, infatti, oggi preferiscono risposte dirette ai risultati di una normale ricerca on-screen, che richiede di andare su altri siti per ottenere l’informazione che si desidera.

Dati che danno la misura di quanto il mercato – anche quello pubblicitario -, dovrà fare presto i conti su un nuovo, inaspettato, mezzo di comunicazione digitale. E, in un contesto in cui il dialogo tra brand e utenti passa soprattutto attraverso testi e immagini (in movimento e non) su schermo, avere a che fare con media solo vocali potrebbe significare anche la creazione di nuove modalità “screenless” di comunicazione.