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LinkedIn, il formato Dynamic Ads ora disponibile in modalità self service

Il formato pubblicitario native Dynamic Ads di LinkedIn è ora ufficialmente disponibile su Campaign Manager, la piattaforma self service del social network. Le aziende che utilizzano la soluzione adv saranno ora in grado di creare campagne, gestirle e tracciarle in maniera totalmente autonoma attraverso la piattaforma.

La caratteristica principale del formato Dynamic Ads è che è in grado di personalizzare automaticamente il messaggio sulla base delle informazioni contenute all’interno dei profili degli utenti, come l’azienda di appartenenza e il ruolo professionale, consentendo di raggiungere il pubblico più idoneo per una comunicazione. Inoltre, questo tipo di formato può essere facilmente creato utilizzando dei template preimpostati e realizzato in varie lingue grazie a funzionalità di traduzione automatica.

Con questa novità, LinkedIn ha ufficialmente reso disponibili in modalità self service tutte le sue principali soluzioni pubblicitarie. “Dynamic Ads è l’ultimo formato native ad essere reso disponibile per una gestione autonoma”, spiega la società in un blog post.

I Dynamic Ads saranno disponibili su Campaign Manager per tutte le aziende entro la prossima settimana.

Nasce una nuova piattaforma adv self-service per i brand europei che guardano alla Cina

Mintegral, piattaforma pubblicitaria asiatica specializzata in soluzioni per il programmatic, ha lanciato una nuova offerta self-service dedicata agli inserzionisti americani ed europei che puntano a raggiungere consumatori in Cina e nella regione APAC.

La nuova piattaforma, chiamata “Mintegral Advertiser Ad Platform”, consentirà ai brand di creare, targettizzare, tracciare e gestire le loro campagne in completa autonomia, sfruttando approssimativamente 900 milioni di data point messi a disposizione dalla DMP della società.

Lo strumento è stato disegnato per essere user-friendly, ed è utilizzabile anche da aziende non esperte del mondo ad tech. “Riesce a selezionare automaticamente il mix di traffico e i formati creativi ottimali sulla base delle informazioni di targeting inserite – spiega Mintegral in una nota -. Questo, insieme alla durata ed alla scalabilità della pianificazione, genera un costo di campagna, e nel momento in cui i dettagli di pagamento vengono confermati, la campagna è pronta per partire”.

Tra le possibilità di segmentazione del traffico offerte ci sono varie opzioni: dalla localizzazione geografica al momento della giornata, dagli interessi alla lingua, dal dispositivo utilizzato all’operatore telefonico.

La piattaforma offre anche strumenti di reportistica, “con un enfasi sulla trasparenza del traffico”.

Bucksense firma una soluzione adv self-service per il social Grindr

Un servizio innovativo, mirato a creare un ponte diretto tra la comunità LGBTQ+ e gli advertiser. Così la piattaforma programmatica Bucksense e Grindr, social network rivolto a un target maschile gay, bisessuale e transessuale, descrivono Grindrads.com, la nuova soluzione self-service che consentirà al social di offrire il proprio inventario pubblicitario direttamente agli advertiser di qualsiasi tipo di dimensione, budget e competenza a livello globale.

La soluzione si appoggia a Directopub, la nuova piattaforma whitelabel di Bucksense che consente ai publisher di coprire l’intero spettro di opportunità relative alla relazione diretta con gli advertiser.

“Gli advertiser che desiderano lanciare campagne su Grindr – spiegano le società in una nota – potranno farlo in modo rapido e semplice, raggiungendo l’audience corretta con l’appropriata inventory, evitando complessi e costosi step e touchpoint comuni nelle altre piattaforme”. L’accordo non solo fornisce a tutti gli advertiser l’accesso diretto al grande potere d’acquisto della comunità LGBTQ+ ma, grazie a questa piattaforma self-service, permetterà anche alle piccole realtà aziendali LGBTQ, in possesso di budget limitati, di raggiungere direttamente la propria community.

«Eliminare l’intermediario tra advertiser e publisher è utile quando le due parti si conoscono e desiderano lavorare assieme – dichiara Cristian Carnevale, CEO di Bucksense -. Grindr condivide la nostra visione secondo cui l’utilizzo appropriato della tecnologia può consentire agli advertiser in possesso di qualsiasi tipo di budget di raggiungere direttamente i publisher, anziché aggiungere ulteriori fasi e complessità a un processo che dovrebbe essere relativamente semplice».

Per Grindr, questo servizio consentirà alla società di soddisfare le esigenze e le richieste degli advertiser più piccoli in modo economicamente vantaggioso per tutte le parti. «Siamo estremamente soddisfatti del progetto Directopub e di questa nuova partnership con il team Bucksense – dichiara James Hritz, Head of Monetization presso Grindr -. Il team di Bucksense è stato capace di mettere insieme una piattaforma totalmente personalizzata e un servizio per noi in pochissimo tempo. Ciò ci permetterà di crescere e di raggiungere un maggior fatturato, oltre a consentire al nostro team di focalizzarsi nel servire i nostri utenti con esperienze migliori e maggiormente localizzate, che è ciò che ci riesce meglio».

Da Snapchat nuovi strumenti self service per chi promuove app

Su Snapchat arrivano novità dedicate a chi promuove applicazioni.

Il social network del fantasmino ha infatti annunciato tre nuove soluzioni rivolte a migliorare le performance delle campagne di app-install, quelle cioè volte all’installazione di un’applicazione, attraverso il re-engagement di un utente.

Circa un anno fa Snapchat aveva reso possibile, per le aziende interessate a promuovere un app, l’utilizzo di deeplink per portare traffico su una determinata sezione dell’applicazione, targettizzando gli utenti che avevano già scaricato e aperto l’app. Una mossa volta a rendere i formati app-install di Snapchat utili non solo a far scaricare un’app agli utenti, ma anche a farla utilizzare. Ad esempio, un retailer poteva mettere in risalto una pagina di prodotto che un utente aveva aggiunto al proprio carrello senza ultimare l’acquisto; o uno sviluppatore di mobile gaming poteva selezionare dei giocatori una volta che raggiungevano uno specifico livello di gioco.

Adesso, l’utilizzo del deeplink viene reso ancora più semplice. Basterà infatti che l’utente faccia uno swipe sull’annuncio per essere automaticamente indirizzato sulla pagina dell’app desiderata dall’inserzionista. E se l’utente non ha l’app, il sistema lo porterà invece nella pagina di installazione. Prima l’utilizzo del deeplink era più complesso per i brand, che dovevano autonomamente costruire le landing page e i pulsanti per l’attivazione del deeplink. Adesso a fare tutto questo ci penserà Snapchat.

Il social ha annunciato anche delle novità sul fronte delle misurazioni delle campagne di app install. Saranno disponibili per gli advertiser delle finestre di attribuzione più flessibili per misurare le performance degli annunci in termini di download o installazione di un’app.

La misurazione sarà anche più granulare. Gli inserzionisti potranno ora visualizzare quante persone hanno visto e fatto swipe sull’annuncio all’interno di tre finestre di tempo: un giorno, una settimana o 28 giorni. Sarà possibile anche misurare quante persone hanno visto l’annnuncio senza fare swipe, ma hanno poi scaricato o aperto l’app da un paio d’ore a una settimana dopo, e cosa gli utenti hanno fatto sull’app dopo lo scaricamento.

«Gli utenti di Snapchat sono delle persone interessate a provare sempre cose nuove – dichiara Peter Sellis, Director of Revenue Product del social network -. Su Snapchat c’è voglia di scoprire app, e il nostro team ha raddoppiato gli sforzi nel costruire strumenti ad hoc per gli inserzionisti di questo tipo. Con questo lancio possiamo ora offrire metriche più granulari e nuovi modi di raggiungere la giusta audience, e continueremo a fare sempre di più».

Nasce Spotify Ad Studio, la nuova piattaforma self-service per le campagne audio sull’app

Spotify punta sulla pubblicità audio con una novità: l’apertura di una nuova piattafoma per l’acquisto di pubblicità audio in modalità self-service.

Si chiama Spotify Ad Studio ed è attualmente in beta test negli Stati Uniti. Come spiega un blog post di Spotify, la piattaforma nasce con l’obiettivo di “rendere più facile che mai per le aziende raggiungere il giusto consumatore nel giusto momento”, attraverso strumenti per la creazione e gestione di campagne audio con budget flessibili, adatti anche ad imprese medie e piccole.

Ecco come funziona: per creare uno spot basterà caricare sulla piattaforma uno script e scegliere un sottofondo. A questo punto, Spotify Ad Studio assemblerà un annuncio completo. Sullo strumento sarà possibile anche caricare campagne già create. Ad Studio consentirà inoltre di mettere a punto il targeting dell’annuncio, sulla base di variabili come età, genere, localizzazione, attività e gusti musicali, e di decidere il canale di veicolazione della campagna (mobile, desktop o entrambi), la sua durata e il budget. Una volta partita la campagna, sarà possibile tracciarne i risultati.

«Con il lancio di oggi, continuiamo il nostro viaggio verso la realizzazione di una piattaforma pubblicitaria full-scale, che consenta agli inserzionisti di creare, targettizzare, ottimizzare e misurare il mezzo che produce risultati di business – commenta Khurrum Malik, global director of monetization product marketing di Spotify -. Il beta pubblico di Spotify Ad Studio è davvero la prima piattaforma pubblicitaria self-service che consente alle PMI di creare facilmente un annuncio audio in pochi minuti».

Ecco come Amazon sta puntando sul Programmatic

L’offerta pubblicitaria di Amazon cresce in ottica Programmatic.

Il colosso dell’ecommerce, che è stato indicato da Business Insider come la prima tra le 19 più interessanti piattaforme ad tech indipendenti avendo una robusta soluzione header bidding e un ancor più potente bacino di dati sugli utenti, ha ultimamente annunciato una novità che di fatto estende in ottica ad tech la sua portata pubblicitaria.

L’azienda renderà infatti Amazon Media Group, la sua unit pubblicitaria che consente a chi vende prodotti di erogare annunci e raggiungere gli utenti su Amazon.it, nel web e sulle app di terze parti, una piattaforma self-service. Secondo quanto riporta il sito Digiday, Amazon lascerà gestire alle stesse aziende ed agenzie gli annunci, attraverso un nuovo strumento self-service inizialmente avviato in beta lo scorso anno e da luglio aperto a più operatori. Il sito riporta inotre che Amazon avrebbe condotto delle ulteriori migliorie per rendere più facile realizzare delle aste sulla piattaforma e avere reportistica su utenti first-party e third-party.

A confermare la strada del self-service sarebbe anche una portavoce della stessa Amazon, la quale avrebbe detto che l’obiettivo della società è quello di migliorare e aggiornare costantemente le proprie soluzioni per gli inserzionisti, con lo scopo finale di rendere tutti questi strumenti utilizzabili autonomamente dai clienti. Già a giugno Amazon aveva lanciato un altro tool self-service, Advertiser Audiences, che consentiva alle aziende di sovrapporre i propri dati sull’audience con quelli di Amazon, costruendo segmenti di pubblico personalizzati.

Di fatto, la disponibilità dell’intera piattaforma pubblicitaria alla gestione autonoma da parte di brand e agenzie apre nuove, grandi possibilità di ricavi per il colosso ecommerce. Perché consente a un maggior numero di inserzionisti, anche piccoli, di accedere all’offerta pubblicitaria della società. Non solo: dà anche un maggiore controllo al singolo inserzionista, che può impostare la campagna secondo i parametri a lui più congeniali.

Intanto Amazon ha anche aperto uno dei principali prodotti pubblicitari, gli Headline Search Ads, a tutti i venditori di prodotti, a patto che siano anche proprietari di un brand. Gli Headline Search Ads companiono in cima ai risultati di ricerca di un prodotto, e sono molto simili a quelli presenti su Google Search.

L’estensione di questo prodotto pubblicitario search potrebbe aiutare Amazon a competere di più con Google sui budget pubblicitari. Amazon del resto è già una destinazione privilegiata per chi cerca prodotti da acquistare, più di un search engine generalista come quello di Big G. Secondo una ricerca internazionale di UPS, nel primo trimestre di quest’anno il 29% dei consumatori che desideravano comprare un prodotto lo cercavano infatti direttamente su Amazon, contro il 15% che utilizzava invece un normale motore di ricerca.

Creare annunci adv su Snapchat: arriva un nuovo strumento self-service

Mentre l’azienda cui fa capo, Snap Inc., si mostra particolarmente interessata all’acquisizione di startup in ambito ad tech, Snapchat annuncia ufficialmente la disponibilità di un nuovo strumento volto a facilitare la vita dei suoi inserzionisti.

Si chiama Snap Publisher e, annunciato un mese fa, è ora disponibile per tutte le aziende che investono sul social a livello globale. Si tratta di uno strumento self-service che consente di creare in pochi passi un annuncio ad hoc per la piattaforma, senza l’intervento di società terze. Tra i suoi principali vantaggi c’è quello di poter convertire un video orizzontale in un formato verticale ottimizzato per Snapchat, ma il tool permette anche di arricchire gli spot con testi e animazioni, e di generare versioni multiple di Snap Ads (video verticali di massimo 10 secondi). Tutti procedimenti che normalmente comportano dei costi aggiuntivi per le aziende.

La nuova funzione va ad arricchire Ad Manager, la piattaforma recentemente lanciata da Snapchat per consentire ad inserzionisti di tutte le dimensioni di acquistare, creare e targettizzare campagne sul social network in modalità self-service.

Non c’è dubbio che Snapchat stia ultimamente muovendosi molto sul fronte pubblicitario, con una serie di arricchimenti della propria offerta commerciale e varie partnership e acquisizioni nel campo della misurazione e dell’attribuzione. Ma bisogna vedere se la messa a disposizione degli inserzionisti di strumenti efficienti e trasparenti per l’acquisto di pubblicità sarà affiancata anche da una crescita del numero di utenti. Per quello bisognerà aspettare la prossima trimestrale della società, i cui dati verranno ufficializzati il mese prossimo.

Nel primo trimestre 2017 il social ha raggiunto i 166 milioni di utenti unici giornalieri, contro i 188 attesi dagli analisti.

AOL si rafforza sul Mobile con la sua prima SSP self-service. La soluzione attiva anche in Italia

AOL arricchisce la propria piattaforma ONE by AOL: Mobile, lanciando la sua prima SSP self-service per la pubblicità su smartphone e tablet.

Grazie ad un’unica SDK la piattaforma consentirà agli editori e agli sviluppatori di app di entrare in contatto con la domanda consentendo loro di monetizzare attraverso tutti i dispositivi e tutti i formati. Le nuove funzionalità daranno agli sviluppatori la possibilità di gestire facilmente l’ad server, l’ad network mediation e il real-time bidding, e forniranno anche una suite di reportistica di immediata comprensione e altri strumenti per avere successo nel mondo della pubblicità mobile. “Una semplice integrazione di ONE by AOL: Mobile offre agli sviluppatori un immediato accesso a centinaia di potenziali acquirenti – recita la nota ufficiale di AOL -, in pratica il 95% degli investitori presenti nella classifica Top 100 AdAge Brand advertisers”.

«Gli sviluppatori hanno bisogno di avere accesso a brand e advertiser di qualità, oltre a un maggior controllo e alla comprensione degli insight sugli investitori, il tutto possibilmente in un’unica piattaforma facile e flessibile – dichiara Matt Gillis, SVP Publisher Platforms di AOL –. Oggi, con il lancio delle funzionalità self-service di ONE by AOL: Mobile forniamo agli editori mobile e agli sviluppatori di applicazioni di tutto il mondo la possibilità di prendere le giuste decisioni per i propri brand grazie a un ambiente potente e semplice».

La piattaforma è già attiva anche in Italia, come ci fa sapere Christina Lundari, General Manager, AOL Italia: «Il 2016 è stato un anno di importante crescita per il business mobile di AOL, in particolare in Italia, e siamo felici di iniziare il nuovo anno introducendo novità che sicuramente contribuiranno a dare slancio e vigore a tutto il nostro mercato mobile. Inoltre questa soluzione permetterà anche agli sviluppatori italiani di avere accesso a investitori di qualità e massimizzare il ritorno dalle loro app».

Secondo AOL, questi saranno i principali benefici della nuova SSP self-service mobile:

  • Self-service & registrazione: le funzionalità self-service di ONE by AOL: Mobile consentono immediatamente a editori e sviluppatori di iscriversi, integrare l’SDK e iniziare a guadagnare.
  • Potenziamento della domanda: ideata per gli sviluppatori alle prime armi, ma anche per quelli con molta più esperienza ONE by AOL: Mobile fornisce l’accesso immediato a centinaia di advertiser premium che investono centinaia di milioni di dollari in pubblicità, il tutto attraverso una semplice integrazione tecnologica.
  • Trasparenza & controllo: ONE by AOL: Mobile garantisce agli editori trasparenza e completo controllo su domanda e monetizzazione. I publisher possono visualizzare tutti i partner premium che acquistano la loro inventory, con un livello di dettagli che arriva fino al singolo brand. Inoltre, AOL offre una serie di controlli rigorosi per garantire la protezione dei brand così come formati pubblicitari flessibili e adattabili che consentono agli sviluppatori una migliore integrazione all’interno dell’App.
  • Semplicità: da sempre gli sviluppatori di App usano decine di partner per massimizzare la domanda, con il risultato che integrazione e gestione sottraggono tempo fondamentale allo sviluppo e al miglioramento stesso delle applicazioni. Inoltre, la presenza di diverse piattaforme trasforma la trasparenza in una sfida enorme. La piattaforma programmatica self service mobile di AOL rende la monetizzazione e la gestione più facile che mai, grazie a una soluzione completa e aperta che consente di accedere a centinaia di interlocutori premium.
  • L’esperienza dei consumatori: gli sviluppatori di App vorrebbero lavorare con partner che li aiutino a costruire il loro brand e a rafforzare l’esperienza del consumatore. ONE by AOL: Mobile offre esperienze pubblicitarie che sono interessanti e coinvolgenti per gli utenti: questo favorisce la nascita di un rapporto di fiducia con il brand dell’app e garantisce unicità.

La società si rafforza così ulteriormente sul mercato pubblicitario mobile, un mercato che cresce nonostante sia ancora soggetto ad alcuni pregiudizi, soprattutto per la sua parte In-App, come spiega in questo contributo Andrew Moore, VP International Mobile Demand di ONE by AOL: Publishers.