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Google, l’indicizzazione sul motore di ricerca diventa “mobile-first”

Le ultime novità Search di Google, la nuova iniziativa data driven di Starbucks e il boom dell’ad tech registrato da Zenith, oggi nella nostra rassegna.

Sul motore di ricerca Google l’indicizzazione diventa “mobile-first”

Dopo circa un anno e mezzo di sperimentazioni, Google ha annunciato il lancio dell’indicizzazione “mobile-first” sul suo motore di ricerca. Questo significa che, progressivamente, su Google.com l’algoritmo che governa la visualizzazione dei siti nei risultati di ricerca utilizzerà la versione mobile di un sito – non più quella desktop – per indicizzare le sue pagine. Sempre la versione mobile sarà utilizzata anche per mostrare le informazioni sul sito all’interno dei risultati di ricerca. I siti che non hanno una versione mobile continueranno ad essere indicizzati in base a quella desktop; Google assicura che il cambiamento non prediligerà alcuni siti sugli altri a livello di ranking. Leggi di più su TechCrunch.

Ad tech, negli ultimi anni un boom. Lo confermano le stime di Zenith

Le società di ad tech sono cresciute 5 volte più velocemente del mercato della pubblicità digitale tra il 2010 e il 2016, secondo quanto ha rilevato Zenith nel suo ultimo forecast. La società ha tracciato l’andamento dei ricavi di 14 società pubbliche di tecnologie pubblicitarie, tra cui Adobe Marketing Cloud, Criteo, The Trade Desk, Rubicon Project, Rocket Fuel (ora Sizmek) e RhythmOne, scoprendo che nei sei anni in esame, esse sono cresciute mediamente del 931%, mentre il mercato della pubblicità digitale “solo” del 177%. Leggi di più su AdExchanger.

Starbucks, Wi-Fi gratuito in cambio dell’indirizzo email

Nei tanti Paesi in cui è presente, Starbucks non è solo una caffetteria, ma anche un “Wi-Fi spot”: un posto dove le persone possono collegarsi ad internet mentre sorseggiano un caffè o un cappuccino. Adesso, per usufruire di questo servizio, gli utenti non avranno neanche bisogno di acquistare una bevanda: il prezzo che dovranno pagare sarà quello di fornire il proprio indirizzo email. La catena sta testando un programma di log-in alle reti Wi-Fi delle proprie caffetterie: fornendo il proprio indirizzo email, l’utente potrà connettersi automaticamente alla rete non appena entra in uno dei negozi Starbucks. L’azienda raccoglierà così preziosi dati di prima parte, che poi utilizzerà per inviare promozioni mirate. Leggi di più su MediaPost.

Adobe punta sul search marketing con una nuova piattaforma

Adobe ricostruisce la sua offerta dedicata al Search marketing, dedicandole una piattaforma dedicata: Adobe Advertising Cloud Search, parte di Adobe Experience Cloud.

Si tratta di una piattaforma automatizzata, creata per consentire alle aziende che pianificano campagne search di prendere decisioni più informate sulla base dei miliardi di data point che di solito vengono considerati per annunci di questo tipo, dalle migliaia di keyword a parametri come localizzazione, dispositivo e parte del giornata. E, in ultima istanza, di far risparmiare tempo alle aziende ed aumentare il loro ROI.

Di fatto, Adobe Advertising Cloud Search semplifica il processo di applicazione dell’audience targeting al search marketing, anche grazie all’utilizzo di Sensei, il framework di intelligenza artificiale e machine learning di Adobe. Utilizzando le metriche di engagement granulari di Adobe Analytics e i segmenti di pubblico di Adobe Audience Manager e Adobe Campaign, Adobe Advertising Cloud Search sfrutta l'”intelligenza” di Sensei per offrire utili informazioni per l’ottimizzazione, la simulazione e il forecasting delle aste.

La piattaforma ha anche una nuova interfaccia utente, costruita da zero per assicurare facilità di utilizzo e rendere i flussi di lavoro più efficienti ed efficaci.

Adobe Advertising Cloud Search è già disponibile con le nuove funzioni a livello globale.

Su Pinterest la pubblicità Search diventa self-service e ancora più targettizzabile

La pubblicità search su Pinterest diventa self-service.

Otto mesi dopo il debutto degli annunci search sul social, Pinterest ha annunciato che tali posizionamenti pubblicitari saranno ora accessibili alle aziende di tutte le dimensioni, in quanto acquistabili in modalità self-service tramite la piattaforma Pinterest Ads Manager.

Insieme a questa novità, Pinterest ha annunciato anche il debutto dello strumento “autotargeting” per la pubblicità search. Si tratta di un nuovo tool di segmentazione dell’audience che consente agli inserzionisti di targettizzare le loro campagne non più solo in base alle parole chiave, ma anche in relazione a ricerche rilevanti.

La funzionalità autotargeting è opt-in per tutte le aziende che usano Ads Manager, che potranno adottarla come modalità di targeting aggiuntiva a quella per parole chiave. Alla base del suo funzionamento c’è il Taste Graph di Pinterest, una tecnologia in grado di fornire informazioni su quello che gli utenti cercano e perché, costruita su una raccolta di oltre 100 miliardi di Pin e migliaia di miliardi di interazioni che gli utenti del social producono ogni settimana.

Grazie alla funzione di autotargeting, le aziende potranno automaticamente targettizzare le ricerche che non contengono specifiche parole chiave ma che sono considerate rilevanti per quei brand. Uno strumento particolarmente utile, visto che sul social network circa il 97% degli oltre 2 miliardi di ricerche effettuate ogni mese non includono il nome del marchio, e su cui dunque il solo utilizzo delle keyword a livello pubblicitario può non risultare pienamente efficace.

Microsoft punta sull’AI: su Bing arrivano i chatbot

I chatbot arrivano su Bing. Microsoft ha annunciato in questi giorni l’avvio in beta aperto del programma “Chat Bot Extensions” sul proprio motore di ricerca.

Il progetto, che nei prossimi mesi verrà reso più ampiamente disponibile, prevede l’inserimento, tra i risultati di ricerca del search engine, di un servizio di chat automatica: un modo per i brand di raggiungere ancor meglio i propri consumatori, avviando un dialogo diretto con essi.

Nel blog post in cui ne dà l’annuncio, Microsoft spiega con questo esempio la novità: “se stai promuovendo un operatore telefonico e sai che le persone spesso fanno domande sui nuovi smartphone, Bing può rispondere a questi quesiti attraverso le Chat Bot Extensions proprio all’interno della pagina principale dei risultati di ricerca”. Rispondendo alle loro domande più frequenti, il servizio attrae i consumatori e li guida verso la conoscenza del brand e l’acquisto di prodotti e servizi.

Nella pagina dei risultati di ricerca, sotto i singoli risultati, dopo le opzioni social, l’utente potrà trovare l’invito ad aprire una chat per fare domande a un’azienda: una volta cliccato sul tasto “chat” si aprirà una pagina Skype e la conversazione potrà avere inizio.

Microsoft espande le In-Market Audiences

Microsoft ha annunciato anche l’espansione di In-Market Audiences, una funzione per il targeting delle audience che offre alle aziende accesso a liste definite di utenti considerati “in market” per l’acquisto di una certa categoria di prodotti e che sono pronte all’acquisto, senza la necessità di costruire o importare liste di clienti o propect. L’espansione prevede oltre 70 liste di In-Market Audiences, ed è attualmente in fase pilota, a cui seguirà a breve una generale disponibilità della soluzione.

Ecco come Amazon sta puntando sul Programmatic

L’offerta pubblicitaria di Amazon cresce in ottica Programmatic.

Il colosso dell’ecommerce, che è stato indicato da Business Insider come la prima tra le 19 più interessanti piattaforme ad tech indipendenti avendo una robusta soluzione header bidding e un ancor più potente bacino di dati sugli utenti, ha ultimamente annunciato una novità che di fatto estende in ottica ad tech la sua portata pubblicitaria.

L’azienda renderà infatti Amazon Media Group, la sua unit pubblicitaria che consente a chi vende prodotti di erogare annunci e raggiungere gli utenti su Amazon.it, nel web e sulle app di terze parti, una piattaforma self-service. Secondo quanto riporta il sito Digiday, Amazon lascerà gestire alle stesse aziende ed agenzie gli annunci, attraverso un nuovo strumento self-service inizialmente avviato in beta lo scorso anno e da luglio aperto a più operatori. Il sito riporta inotre che Amazon avrebbe condotto delle ulteriori migliorie per rendere più facile realizzare delle aste sulla piattaforma e avere reportistica su utenti first-party e third-party.

A confermare la strada del self-service sarebbe anche una portavoce della stessa Amazon, la quale avrebbe detto che l’obiettivo della società è quello di migliorare e aggiornare costantemente le proprie soluzioni per gli inserzionisti, con lo scopo finale di rendere tutti questi strumenti utilizzabili autonomamente dai clienti. Già a giugno Amazon aveva lanciato un altro tool self-service, Advertiser Audiences, che consentiva alle aziende di sovrapporre i propri dati sull’audience con quelli di Amazon, costruendo segmenti di pubblico personalizzati.

Di fatto, la disponibilità dell’intera piattaforma pubblicitaria alla gestione autonoma da parte di brand e agenzie apre nuove, grandi possibilità di ricavi per il colosso ecommerce. Perché consente a un maggior numero di inserzionisti, anche piccoli, di accedere all’offerta pubblicitaria della società. Non solo: dà anche un maggiore controllo al singolo inserzionista, che può impostare la campagna secondo i parametri a lui più congeniali.

Intanto Amazon ha anche aperto uno dei principali prodotti pubblicitari, gli Headline Search Ads, a tutti i venditori di prodotti, a patto che siano anche proprietari di un brand. Gli Headline Search Ads companiono in cima ai risultati di ricerca di un prodotto, e sono molto simili a quelli presenti su Google Search.

L’estensione di questo prodotto pubblicitario search potrebbe aiutare Amazon a competere di più con Google sui budget pubblicitari. Amazon del resto è già una destinazione privilegiata per chi cerca prodotti da acquistare, più di un search engine generalista come quello di Big G. Secondo una ricerca internazionale di UPS, nel primo trimestre di quest’anno il 29% dei consumatori che desideravano comprare un prodotto lo cercavano infatti direttamente su Amazon, contro il 15% che utilizzava invece un normale motore di ricerca.

Criteo porta la tecnologia predittiva nella Search con una piattaforma dedicata

Criteo porta il suo approccio performance-based su Google Shopping, con Criteo Predictive Search.

Il prodotto offre una soluzione end-to-end automatizzata, basata sul machine learning, che migliora sistematicamente i risultati di Google Shopping attraverso un’ottimizzazione predittiva precisa di ogni aspetto della campagna.

Predictive Search sfrutta la tecnologia di Datapop (startup acquisita da Criteo nel 2015) sulla content optimization con il motore tecnologico di Criteo. Viene lanciata inizialmente negli Stati Uniti con Google Shopping, ma nei piani per l’anno prossimo ci sono già integrazioni con ulteriori canali di shopping come Bing e l’arrivo in altri mercati.

La piattaforma nasce dall’unione delle competenze in content optimization di Datapop con la tecnologia di machine learning di Criteo, e consente di ottimizzare le liste di remarketing, la struttura e i setting delle campagne, e le aste. Questo vuol dire che gli inserzionisti di Paid Search possono coinvolgere nuovamente utenti ad alto valore attraverso una tecnologia di behavioral targeting che imposta bid in maniera programmatica basati sulla propensione di ogni utente ad effettuare un acquisto. Ma possono anche incrementare il ROI conducendo aste che riflettono una comprensione profonda delle caratteristiche del prodotto, della storia delle sue performance, dell’intenzione dell’utente, del suo comportamento e del device usato. Tramite la soluzione, le aziende possono infine raggiungere il proprio target con campagne che si adattano in maniera accurata e automatica.

Con Predictive Search, Criteo aggiunge una terza piattaforma alla sua offerta, che comprende già Criteo Dynamic Retargeting e Criteo Dynamic Email.

Programmatic per tutti: l'indiana Adadyn lancia una piattaforma self-service per le PMI

Programmatic per tutti.

Adadyn, piattaforma ad tech indiana (ex Ozone Media) specializzata in programmatic advertising e retargeting ha lanciato un’iniziativa volta a “democratizzare” la pubblicità automatizzata, aprendo una piattaforma self-service per la compravendita di spazi in programmatic, specificamente rivolta a società che fatturano meno di 50 milioni l’anno.

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Raj Beri

L’intenzione alla base di questo progetto è quella di sdoganare l’idea che il programmatic sia una cosa “per grandi”, come spiega il coo di Adadyn Raj Beri: «Normalmente, se un’azienda ha un team marketing di due persone, il programmatic è fuori portata: troppo costoso, troppo complesso, e non abbastanza trasparente».

Così, Adadyn ha lanciato la sfida: siete un piccolo team di marketing che armeggia con Google AdSense? Potete avere risultati simili facendo programmatic per conto vostro.

L’iniziativa è rivolta, ad esempio, a quelle aziende che hanno un budget giornaliero di 100 dollari o spendono 10 mila o 15 mila dollari all’anno. Un bacino che potrebbe ad esempio comprendere molte società del settore travel ed ecommerce, che a detta di Beri sono abbastanza avanzate da volersi avventurare da sole nel mondo programmatic alla ricerca di alternative al search.

Ed è proprio come alternativa al search che Adadyn vuole posizionare il proprio progetto, mostrando, spiega il manager, come la display in programmatic può creare conversioni al pari di AdWords, offrendo d’altro canto più trasparenza rispetto a Google Display Network.

Oltre a funzioni di retargeting, la piattaforma offre anche servizi di prospecting e di ottimizzazione della creatività, garantendo anche l’accesso a inventory “pulite” grazie alla collaborazione con player specializzati su brand safety e rilevazione di ads fraudolente, come Forensiq.

Adesso, dopo un’incubazione di un anno, la piattaforma self-service è finalmente pronta per il suo debutto.

La pubblicità automatizzata cambia faccia al digitale

Secondo una recente analisi di Zenith Optimedia, una delle centrali media di Publicis, sarebbero in atto importanti cambiamenti nel settore delle tecnologie digitali.

In primo luogo si assiste al boom del mobile advertising per il quale si prevede una crescita globale del 50% circa all’anno fino al 2016, a partire da un giro d’affari già di 13,4 miliardi di dollari nel 2013. Quello delle tecnologie mobile è certamente un settore ricco di enormi potenzialità che ha già fatto registrare fasi di crescita esplosiva. La nostra ricerca sul mobile advertising indica tassi annui di crescita fino al 100%.

L’evoluzione in corso, tuttavia, non riguarda solo il settore della comunicazione mobile, ma promette di cambiare l’intero panorama delle tecnologie digitali e più precisamente, l’approccio dei media buyer ai segmenti display e search del mercato globale:

 

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Quali novità emergono dal grafico? Per i non addetti ai lavori, ricordiamo che fino ad oggi il rapporto tra display e search è sempre stato a favore di quest’ultimo segmento. Ma se i dati di Zenith sono corretti, il rapporto sta per cambiare.

Quali sono i fattori alla base di questa profonda trasformazione del mercato? L’analisi è piuttosto chiara su questo punto: “l’advertising display tradizionale (banner e altri formati standard) sta crescendo al ritmo del 16% all’anno, favorito dalla rivoluzione dell’acquisto programmatico, con vantaggi per le agenzie e gli inserzionisti in termini di maggiore controllo e valore delle campagne”.

In altre parole, la pubblicità automatizzata e basata sui dati porta alla display gli stessi vantaggi che ha già portato al search: in primo luogo, sistemi digitali semplici ed efficienti per acquisti su larga scala. Concretamente, la differenza può essere paragonata a quella tra la prenotazione di voli o hotel online, utilizzando un singolo sito o una app, e il tradizionale sistema di prenotazione attraverso le agenzie di viaggi, con ripetuti contatti, trattative e attese.

Nel nostro settore il quadro è simile: l’automazione sta sostituendo il telefono, il fax ed Excel, tutti strumenti dell’era pre-Internet che tuttavia, paradossalmente, sono ancora ampiamente utilizzati nel campo dei media digitali. Nel turismo o nel settore pubblicitario, i vantaggi dell’automazione sono pressoché gli stessi: risparmio di tempo e di risorse per potersi concentrare maggiormente sulla produzione di valore e sugli aspetti creativi del lavoro.

 

Display e search

Se è vero che la pubblicità automatizzata sta spostando il peso dal search al display, quali saranno i vantaggi specifici di questa trasformazione per i buyer globali come Zenith?

In breve, i limiti del search marketing sono piuttosto chiari: si tratta essenzialmente di un canale solo a risposta diretta. Al contrario, la display offre molteplici opzioni con un numero crescente di formati rich media ad alto impatto. Inoltre, abbiamo appena iniziato ad esplorare le opportunità creative del real-time buying, una delle aree di sviluppo più promettenti per il futuro.

Sebbene vi sia la tendenza a esaltare il native advertising a scapito della display in determinati ambiti, si tratta in realtà di due facce della stessa medaglia. Parallelamente alla crescita del native, si assiste infatti alla diffusione dell’advertising content-based attraverso gli stessi canali. Come suggerisce il rapporto di Zenith, anche i segmenti social e video stanno beneficiando della “crescita dell’acquisto programmatico” che “ne sostiene il rapido sviluppo”, e non è azzardato ipotizzare che questa affermazione potrebbe presto valere per tutti i media.

 

TV automatizzata

Quanto detto vale anche per la TV? Se si dà credito a quanto sostenuto in altri rapporti, questo è uno degli ultimi media a resistere all’automazione.

Potrebbe sembrare strano, soprattutto se si considera che per molti di noi, la TV è legata in misura crescente al digitale. E per la nuova generazione di spettatori, che non hanno mai vissuto senza smartphone e tablet, le due tecnologie sono indistinguibili. Chiunque abbia osservato i propri figli tentare di comandare il televisore di famiglia toccando lo schermo piatto sa di cosa stia parlando.

E con la crescita di Netflix, Roku, Apple TV, Hulu (e l’elenco potrebbe proseguire), il progressivo abbandono della TV via cavo e l’avanzata del multiscreen watching, quali altre implicazioni possiamo immaginare per gli anni a venire? È azzardato prevedere che entro qualche anno la televisione sarà principalmente fruibile attraverso un fornitore di contenuti digitali indirizzabili?

Poiché la TV appare sempre più legata alle tecnologie di visualizzazione mobile e multiscreen, i buyer più lungimiranti la considerano già parte di campagne basate sull’integrazione di mobile, tablet e desktop display. Tuttavia, nell’industria televisiva vi sono ancora resistenze fondate sulla presunta inefficienza dell’approccio programmatico. Ma se la display (e in particolare la pubblicità automatizzata) non funzionasse, le agenzie e i loro clienti non investirebbero tanto in questo settore.

 

La nuova faccia del digitale

Il mercato search è dominato da una sola azienda che, pertanto, è stata la principale beneficiaria della crescita in questo settore. Il mondo della display è invece più frammentato e questa è la principale ragione per cui i vantaggi della display sul search potrebbero rivelarsi un grande affare per un numero maggiore di operatori, anche storici, del settore.

Per gli editori l’opportunità è immensa: riprendersi il controllo dei budget pubblicitari fino ad oggi spartiti tra i portali principali e sfruttare questa crescita nei prossimi due anni.

 

 

 

Pubblicità su mobile oltre quota 300 milioni nel 2014. Il futuro passa dai dati

Gli investimenti in pubblicità mobile nel 2014 in Italia hanno superato i 300 milioni di euro, registrando una crescita del 48% su base annua, secondo i calcoli dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service della School of Management del Politecnico di Milano, i cui risultati sono stati presentati giovedì a Milano.

La spesa adv su smartphone e tablet lo scorso anno ha così raggiunto il 15% dell’internet advertising (solo due anni fa era il 5%) e il 4,5% del totale mezzi (nel 2012 valeva l’1%). Cifre finalmente significative, e tuttavia ancora lontane da quelle registrate in mercati più maturi come quello americano (dove la spesa pubblicitaria per utente è otto volte più alta), britannico (6 volte più alto) o giapponese (2,5 volte maggiore).

A parte gli gli sms, ormai ridotti a componente marginale, il mercato si divide in search, che vale il 40% del totale ed è la componente che cresce di più, e display, che catalizza il restante 57% degli investimenti con due driver di crescita in particolare: video e social media.

Mobile_Advertising-_la_dinamica_del_mercato_complessivo

Ma l’ambito di innovazione più rilevante che guiderà la crescita del mercato nei prossimi anni, secondo la Responsabile della Ricerca Marta Valsecchi, riguarda sostanzialmente l’ambito dei dati, consistendo nella «possibilità di sfruttare le enormi potenzialità di profilazione del mobile non disponibili su altri canali, ad esempio il geo-behavioral targeting», insieme con «lo sviluppo di sistemi di tracciamento e di modelli di attribuzione diversi da quelli attualmente utilizzati, in grado di definire il ruolo che ogni media gioca nel determinare l’acquisto finale, on e offline».

Un altro trend emergente su cui si è soffermata la ricercatrice è lo sviluppo del programmatic advertising anche su mobile, non solo in termini di investimenti ad hoc, ma soprattutto in una logica di pianificazione multicanale. Marta Valsecchi ha, in proposito, anticipato l’intenzione di avviare una quantificazione della componente mobile del Programmatic nella prossima release delle stime del mercato, la cui prima edizione, realizzata in collaborazione con IAB Italia, è stata presentata allo scorso IAB Forum.

Dal programmatic, spinta (quasi) senza senza precedenti alla pubblicità online. la previsione di ZenithOptimedia

La comparsa sulla scena del Programmatic advertising sta dando una spinta notevole al mercato del display advertising online, che nel mondo cresce a ritmi (quasi) mai registrati in passato.

Lo dice il nuovo report Advertising Expenditure Forecasts di ZenithOptimedia. Secondo l’analisi della centrale media di Publicis Groupe, l’aumento di valore del display advertising è balzato dal +14% del 2012 al +18% del 2013, con la stima che per quest’anno si attesta al +26%, segnando il più alto tasso di crescita dal 2007.

“Le agenzie”, si legge nel rapporto,  “stanno rapidamente adottando un approccio di programmatic buying, che permette di indirizzare pubblicità display in modo accurato ed efficiente. La tecnologia si è recentemente evoluta per offrire esperienze di brand-building più solide e complete, dando al contempo una grande spinta al digital display “tradizionale”, come anche al video advertising e alla pubblicità sui social media”.

Non è tutto: circa metà di tutta la pubblicità display a livello globale è comprata direttamente dagli inserzionisti, la maggior parte dei quali è formata da piccole aziende locali che spendono solo poche migliaia di dollari l’anno e che, al momento, hanno scarso accesso al mercato del programmatic. Molte tecnologie del programmatic sono state progettate per campagne su larga scala e solo poche aziende stanno cercando di adattare il programmatic buying alle necessità dei piccoli inserzionisti, almeno per ora. Con l’evolversi della tecnologia verso le necessità “programmatic” dei piccoli investitori, però, è possibile aspettarsi un’ulteriore crescita del display advertising.

Il Programmatic è quindi, si può dire, la leva che permetterà a internet di essere ancora per diversi anni il medium pubblicitario a maggior crescita nel mondo, con un tasso medio che ZenithOptimedia stima sarà del 15% l’anno tra il 2014 e il 2017, contro il +5%-6% del totale mercato. A fare da traino sarà proprio la Display: +18% l’anno fino al 2017, con la Paid Search al 14% e i Classified a +6%.

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Un ulteriore segmentazione poi pone il mobile come protagonista assoluto del futuro della pubblicità. Nel prossimi 4 anni, infatti, secondo le previsioni della centrale di Publicis Groupe telefonini e tablet genereranno da soli quasi il 50% dell’aumento complessivo della spesa pubblicitaria nel mondo. Al termine di questo perioda, il mobile sarà il quarto canale adv del mercato, appena alle spalle dei quotidiani ma davanti a Radio, Periodici e affissioni.

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