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Rubicon Project ospita il primo “Transparency Breakfast”, per fare chiarezza sulla filiera dell’adv digitale

Transparency Breakfast” è stato il nome scelto da Rubicon Project per il suo primo evento di approfondimento sul tema della trasparenza nella pubblicità digitale.

La colazione di ieri, a cui hanno partecipato editori, concessionarie, aziende inserzioniste, operatori delle tecnologie per il marketing, è stata un’occasione di confronto tra professionisti provenienti da ogni livello della filiera.

Dopo aver accolto gli ospiti presso l’Open di Milano, Sara Buluggiu, Managing Director Managing Director Italia, Spagna e MENA della società ad-tech, è intervenuta per prima, spiegando come la trasparenza nel programmatico sia diventata cruciale per l’industria e analizzando la questione in ogni suo aspetto.

La pubblicità digitale dopo Mark Pritchard

Si è partiti dalle dichiarazioni famigerate di Mark Pritchard, Chief Brand Officer di Procter & Gamble, all’Annual Leadership Meeting IAB di gennaio, episodio che ha segnato una svolta nella storia della pubblicità digitale: «Quelle parole hanno avuto l’effetto di uno schiaffo ma ci sono servite per prendere coscienza delle criticità insite nel sistema. Il programmatic è nato come scatola nera, concepito come uno strumento oscuro e impenetrabile se non agli addetti ai lavori. Ma ora sta dimostrando i suoi limiti ed è arrivato il momento di cambiare le cose», ha dichiarato Buluggiu.

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Sara Buluggiu, Managing Director Italia, Spagna e Mena di Rubicon Project

E per farlo è necessario andare incontro alle esigenze di editori e aziende per quanto riguarda frodi, sicurezza online del marchio e misurabilità. Le richieste sono articolate, e riguardano il corretto funzionamento delle tecnologie, la viewability, le certificazioni di enti esterni, le modalità di raccolta dei dati, lo sviluppo di creatività differenziate e l’esplicitazione dei costi per i servizi erogati e le tecnologie fornite.

Sensemakers-comScore Italia: «Il traffico internet nel nostro Paese è pulito»

Questi argomenti sono stati poi approfonditi da Fabrizio Angelini, Ceo e Fondatore di Sensemakers-comScore Italia, che oltre a ricordare alcune tra le principali soluzioni di verifica offerte dalla società, come ad esempio lo strumento anti-riciclaggio del dominio internet, ha descritto lo stato di salute della pubblicità digitale in Italia.

In particolare, Angelini ha invitato gli operatori a placare le preoccupazioni concernenti la brand safety: laddove si decida di impiegare le dovute tecniche precauzionali, sarebbero esigui, infatti, gli episodi in cui il messaggio di un’azienda è accostato a contenuti dannosi, con un impatto, in ultima analisi, ridotto sugli obiettivi commerciali dell’inserzionista.

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Fabrizio Angelini, Ceo e Fondatore di Sensemakers-comScore Italia

Ma il dato più rassicurante è stato quello afferente al fenomeno delle frodi pubblicitarie nel nostro Paese: sui formati display e video, si attesta tra l’1,15% e l’1,35 il traffico non umano, ovvero generato da bot o altri software ingannevoli: «Questi valori sono di gran lunga inferiori a quelli che si registrano negli Stati Uniti. In Italia il traffico in rete è essenzialmente pulito», ha rassicurato Angelini.

Alla fine della sua presentazione, il Ceo di Sensemakers-Comscore Italia si è espresso parere negativo circa la nuova direttiva europea sulla tutela della privacy online: «La norma rende più difficile la condivisione dei dati e, di fatto, cristallizza l’assetto di mercato vigente, favorendo la posizione dominante delle grandi OTT. Inoltre, i costi necessari alla certificazione di conformità avranno una incidenza maggiore sulle casse dei piccoli operatori, che evidentemente sono dotati di disponibilità finanziarie ridotte».

Fastweb punta sul Programmatic

Ha fatto seguito l’intervento di un esponente di una grande azienda investitrice: Roberto Baldassarre, Manager of Brand Marketing & Media Management di Fastweb, che ha contribuito al dibattito raccontando il suo punto di vista sul Programmatic.

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Roberto Baldassarre, Manager of Brand Marketing & Media Management di Fastweb

Per Baldassarre, l’automatizzazione pubblicitaria è un grande strumento per i marchi poiché è in grado di ottimizzare la compravendita di spazi e, al contempo, personalizzare i messaggi diretti agli utenti, sia con obiettivi di branding sia di performance: «È un’opportunità da cogliere assolutamente, tuttavia sarebbe desiderabile una prospettiva più chiara sulle diverse componenti della catena del valore, specialmente sulla composizione dei prezzi».

La compagnia telefonica ha dimostrato di riconoscere l’importanza del data-driven dotandosi di una data management Platform, come già dichiarato dall’Head of Communication, Luca Pacitto, nella nostra intervista.

Gli operatori della filiera si confrontano al “Transparency Breakfast” di Rubicon Project

Il “Transparency Breakfast” di Rubicon Project si è concluso con una tavola rotonda, moderata da Simone Freddi, Direttore di Engage e Programmatic Italia, a cui hanno preso parte gli stessi relatori, ossia Sara Buluggiu, Fabrizio Angelini e Roberto Baldassarre, più Alfonso Mariniello, Country Manager di Adform, e Salvatore Aranzulla, fondatore di Aranzulla.it. I partecipanti hanno trattato il tema della trasparenza nelle sue varie declinazioni, tra cui l’uso dei dati, i modelli di acquisto, la struttura della filiera e la costruzione dei prezzi.

Angelini ha prospettato che il progressivo sviluppo e miglioramento di tecnologie, misurazioni e modelli avrà come risultato finale la risoluzione di qualsiasi problematica nella pubblicità digitale. Secondo Mariniello, presente all’evento in qualità di manager di una demand-side platform, sul lungo periodo il programmatic continuerà a crescere fino a inglobare anche gli altri media tradizionalmente offline, portando benefici per tutti gli operatori.

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Da sinistra: Buluggiu, Baldassarre, Simone Freddi, Direttore di Engage e Programmatic Italia, Alfonso Mariniello, Country Manager di Adform, Salvatore Aranzulla e Angelini

Baldassarre ha esortato il mercato a non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà riscontrate nell’utilizzo di questi strumenti: «Consiglio agli operatori di impiegare comunque il Programmatic, per poi migliorarlo ed affinarlo in corso d’opera. Sarebbe dannoso non provare nemmeno a utilizzarlo per paura di incorrere in ipotetici danni e disfunzioni».

Aranzulla, presente in quanto editore, ha manifestato tutta la sua fiducia nella tecnologia, auspicando un maggior uso del Programmatic. Il suo sito, uno dei più letti in Italia, dimostra di aver adottato con successo l’automatizzazione, che ha consentito di migliorare notevolmente i risultati: la maggior parte dell’inventory del suo sito è infatti venduta in modalità open market e utilizzando una soluzione di header bidding: «Se si dotano degli strumenti necessari, gli editori possono trarre indubbiamente dei grandi benefici. Se per vendere i propri spazi pubblicitari si mettono in competizione contemporaneamente più fonti di domanda i margini aumenteranno in maniera significativa».

Guarda la galleria fotografica del “Transparency Breakfast”:

Aranzulla.it punta sul Programmatic e cresce

Aranzulla.it spinge l’acceleratore sul Programmatic, attualmente sua fonte principale di ricavi, e cambia concessionaria.

Il sito di Salvatore Aranzulla che risponde ad ogni dubbio di tipo informatico, a inizio anno ha cominciato a collaborare con la concessionaria Piemme del Gruppo Caltagirone, iniziando inoltre, nell’ambito dello stessa partnership, a contribuire al traffico del sito del quotidiano Il MessaggeroL’accordo sottoscritto con Piemme-Caltagirone ha una durata di tre anni.

Già nel 2015, la società ha chiuso con un incremento del giro d’affari dell’80%, un trend mantenuto anche nei primi due mesi del nuovo anno. L’obiettivo 2016, spiega Aranzulla, «è raggiungere un fatturato di 1,6 milioni, in crescita rispetto agli 1,2 milioni del 2015». 

E in questo giro d’affari, un ruolo molto importante è giocato dal Programmatic. «La fonte principale dei nostri ricavi è la vendita di pubblicità in programmatic – ha detto Aranzulla in proposito -. E’ infatti possibile pianificare sui formati below the fold tramite le piattaforme Google Ad Exchange (AdWords), OpenX, The Rubicon Project, Criteo, Amazon e AppNexus. Inoltre, siamo stati tra i primi ad operare in regime di header bidding».

Altri due asset completano il modello di business del sito: «Altra voce fondamentale del nostro business è rappresentato dall’affiliation, ovvero dalle provvigioni che riceviamo per il traffico che generiamo ad Amazon e ad altri portali e-commerce. Terza voce è la pubblicità digitale display più tradizionale, affidata ora a Piemme».

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