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Ecco perché conviene passare a un modello SaaS

Nell’ultimo decennio, aziende come Salesforce, Dropbox e Slack sono emerse e si sono diffuse rapidamente grazie a un modello di business basato sul SaaS e anche aziende tecnologiche di lunga data, come IBM e Oracle, hanno fatto il loro ingresso in questo mercato.

Nel 2016, il settore SaaS è cresciuto del 20,3% rispetto all’anno precedente, per un valore di 37,7 miliardi di dollari. Aziende affermate come Microsoft, Adobe e SAP hanno registrato una crescita a doppia cifra. Ma perché includere il Software as a Service nella propria strategia dovrebbe essere un sistema infallibile per il successo delle aziende?

La vasta gamma applicativa, la facilità d’integrazione e la flessibilità per l’utilizzo su scala in base ai requisiti dell’organizzazione sono solo alcuni dei benefici che si possono ottenere affidandosi al modello SaaS. Inoltre, questa tecnologia pone le basi per l’applicazione di servizi basati sull’intelligenza artificiale. È per questo motivo che le aziende che desiderano migliorare l’esperienza offerta ai clienti e accreditare la loro posizione nel settore lo considerano una grande opportunità.

Per quanto riguarda il marketing digitale, l’automazione oggi non basta più: i clienti si aspettano che le aziende anticipino le loro necessità, comunicando con loro nell’esatto momento del customer journey in cui sono pronti ad acquistare o ad agire, con creatività che piacciano e non annoino. Ecco perché sempre più aziende stanno scegliendo di adottare un’infrastruttura tecnologica SaaS e un approccio basato sull’intelligenza artificiale.

Con la crescita esponenziale del volume e della velocità dei dati, la sfida rappresentata dalla necessità di rispondere alle crescenti aspettative dei consumatori diventa un’opportunità. I clienti inviano moltissimi segnali durante ogni navigazione online, permettendo alle aziende di raccogliere first-party data e comprendere i comportamenti e le preferenze dei loro clienti. Grazie al predictive marketing è possibile usare l’intelligenza artificiale per analizzare tutti questi dati e creare una piacevole esperienza utente senza soluzione di continuità. In questo modo, grazie ai loro dati, i brand possono riconoscere i loro consumatori su ogni mezzo e dispositivo, riuscendo, inoltre, a prendere decisioni rapide e in tempo reale con tecniche e risultati comprovati.

Oltre alla vasta scala di applicazione e alla facilità di integrazione offerte dalle soluzioni SaaS, vanno considerati anche i vantaggi economici, di trasparenza e controllo. In termini di efficienza del business, le agenzie partner possono ottenere guadagni reali offrendo maggiore trasparenza sulle attività della tecnologia, oltre al controllo sui principali aspetti della privacy e del targeting degli utenti. Quando queste possibilità vengono integrate con una soluzione basata sull’intelligenza artificiale, le agenzie sono in grado di aiutare i brand a passare a metodi di marketing predittivo.

Un’importante agenzia indipendente con sede nel Regno Unito, House of Kaizen, ha scelto di avvalersi di una soluzione SaaS basata sull’intelligenza artificiale. Grazie all’integrazione della DSP di Rocket Fuel nel suo sistema di marketing, House of Kaizen ha visto un miglioramento del 70% dell’efficienza del business, superando gli standard di marketing dei suoi clienti del 406%. Inoltre, l’azienda è stata in grado di incorporare tutti i partner direttamente nella DSP e di usare a proprio vantaggio preziosi insight al solo tocco di un tasto.

Il marketing si è ormai allontanato da un approccio puramente programmatico. Il futuro del settore richiede la capacità di comprendere i consumatori in tempo reale e solo le aziende che sapranno rispondere alle loro mutevoli aspettative riusciranno ad avere successo. Chi sfrutterà i propri dati e le previsioni basate sull’intelligenza artificiale per prendere decisioni di marketing potrà ottenere guadagni significativi e creare relazioni durevoli con i propri clienti. Allo stesso modo, le agenzie partner che aiuteranno i brand a massimizzare il valore di questa tecnologia diventeranno i principali driver della sua buona adozione.

Adobe nomina il CEO Shantanu Narayen Presidente del Consiglio di Amministrazione

Il Consiglio di Amministrazione di Adobe ha nominato il CEO, Shantanu Narayen, Presidente. Narayen proseguirà quindi la sua carriera in Adobe sia come amministratore delegato sia come Presidente del Consiglio di Amministrazione, succedendo ai due co-presidenti e co-fondatori della società John Warnock e Chuck Geschke, che resteranno nel Consiglio.

La società ha inoltre annunciato che Jim Daley, membro del CdA con una lunga esperienza in Price Waterhouse e in precedenza CFO di una società di tecnologia, è stato nominato Lead Director per garantire continuità nella corporate governance. Daley fa parte del CdA dal 2001 e in precedenza ha ricoperto il ruolo di Head of Audit Committee.

La leadership e la visione di Narayen ha guidato la trasformazione di Adobe da un fornitore di software “in scatola” a una delle maggiori e diversificate società di servizi cloud del mondo. Nel 2009, la società tecnologica ha acquisito Omniture, che ha portato al lancio di quello che oggi è un business multimiliardario per l’azienda. Nel 2011, Adobe ha rivoluzionato il suo modello di business, trasformando i suoi software per la creatività in un modello software-as-a-service (SaaS), portando tutti i suoi programmi e soluzioni su cloud. Dopo Creative Cloud, sta ora effettuando la transizione su cloud anche delle sue soluzioni per la gestione documentale basate sullo standard PDF, Document Cloud.

“Siamo lieti che Shantanu Narayen, che ha più volte dimostrato di avere la visione e le capacità per guidare Adobe nel futuro, sarà il prossimo Presidente dell’azienda”, hanno dichiarato John Warnock e Chuck Geschke, “Non si può immaginare quanto siamo orgogliosi dei nostri dipendenti e della società che tutti noi abbiamo creato insieme nel corso di questi anni.”

“I co-fondatori John Warnock e Chuck Geschke sono stati fondamentali nella costruzione di un’azienda fortemente improntata all’innovazione e nello sviluppo di una cultura aziendale unica nel suo genere” ha dichiarato Shantanu Narayen, Presidente e CEO di Adobe, “Sono grato a John e Chuck per i loro consigli e per avermi affidato la guida dell’azienda che loro hanno fondato.”

Aumenta la spesa globale in tecnologia, spinta da software e servizi cloud

La spesa in soluzioni tecnologiche a livello globale crescerà del 3,2% quest’anno e di un ulteriore 3,9% nel 2018.

Lo rivela una ricerca di Forrester, secondo cui, se negli Stati Uniti gli investimenti tecnologici aumenteranno quest’anno di un 2,8%, mentre in Europa Occidentale, così come in Giappone e nella maggior parte dell’America Latina, registreranno una crescita più lenta, del 2% o meno.

La maggior parte degli investimenti, 640 miliardi di dollari, andrà sui software, mentre consulenze tecnologiche e integrazioni di sistema assorbiranno 572 miliardi. Interessante la cifra devoluta all’acquisto da parte di aziende ed enti pubblici di applicazioni mobile cotruite da società terze o consulenti: 22,5 miliardi di dollari.

Secondo la società di ricerca, inoltre, i servizi cloud modificheranno profondamente il mercato tecnologico quest’anno. La crescita del comparto sarà spinta soprattutto da applicativi SaaS e da servizi cloud di piattaforma, ma anche dalla sempre maggiore adozione del cloud da parte di programmi di CRM ed ePurchasing.

Gli effetti dell’intelligenza artificiale e del machine learning, invece, si faranno sentire in maniera importante solo dopo il 2018.

Rocket Fuel punta sempre più sulla piattaforma. Focus su marketing predittivo e servizi media

Rocket Fuel, piattaforma di predictive marketing, annuncia cambiamenti organizzativi pensati per accelerare la sua trasformazione in un’azienda che offre una piattaforma SaaS basata sull’intelligenza artificiale.

In futuro, le attività di Rocket Fuel ruoteranno attorno alle due offerte principali: una piattaforma di predictive marketing e servizi media. David Gosen, attualmente SVP e Managing Director of International, amplierà il suo ruolo e diverrà GM, Platform Solutions & International, mentre Simon Hayhurst, attualmente SVP of Product, diventerà GM of Media Services. Stando al bilancio relativo al terzo trimestre del 2016, la voce Platform Solutions aveva registrato un’espansione significativa pari al 141% anno su anno e la scelta strategica di concentrare gli sforzi in questo comparto potrebbero trovare fondamento proprio in questo dato.

Una rifocalizzazione, dunque, su cui l’Italia pare aver giocato un ruolo rilevante, come ci ha spiegato Enrico Quaroni, Regional Director Southern Europe e MENA Region di Rocket Fuel. «Il mercato italiano è stato tra i primi mercati in Europa a focalizzarsi sulla soluzione in self-service di Rocket Fuel – ha detto il manager – , possiamo dire di avere contribuito molto con i nostri risultati a questo cambio di rotta».

«Rocket Fuel – ha proseguito Quaroni – sta continuando ad innovare per essere sempre all’avanguardia da un punto di vista tecnologico. La nostra soluzione in self-service sta diventando sempre di più un must-have per tutti i marketer che vogliono attivare e quindi valorizzare i propri dati tramite uno strumento di intelligenza artificiale in grado di fornire i migliori risultati in termini di ritorno sugli investimenti pubblicitari».

Il manager ha già ben chiari quelli che sono gli obiettivi della società per quest’anno: «Per il 2017 intendiamo sicuramente da un parte consolidare il nostro posizionamento come soluzione tecnologica di riferimento per tutti gli operatori del mercato e dall’altra mantenere un consistente tasso di crescita come abbiamo fatto negli ultimi quattro anni nel mercato italiano».

Obiettivi condivisi anche da Randy Wootton, CEO di Rocket Fuel: «Il nostro obiettivo principale per il 2017 è tornare a crescere. Ci riusciremo collaborando con i maggiori brand e agenzie del mondo per sfruttare il valore della nostra piattaforma di predictive marketing. Siamo convinti di riuscire ad accelerare il passaggio al business basato sulla piattaforma, che, su larga scala, dovrebbe comportare minori costi di vendita e servizio. Proseguiremo nel nostro impegno a integrare la nostra tecnologia di moment scoring nelle principali piattaforme marketing degli OEM per migliorare le loro capacità predittive. Infine, continueremo a cooperare con alcuni dei più influenti system integrator per creare soluzioni consistenti per i loro clienti che integrano le migliori offerte nell’ecosistema adtech/martech».

«Siamo ispirati dall’evoluzione del digital marketing, che è passato dal media buying programmatico al marketing veramente predittivo e, in particolare, dall’applicazione dell’intelligenza artificiale e dei big data per prevedere il potenziale di ogni momento e rendere il marketing più significativo e affidabile – ha proseguito Wootton -. I modelli di business e le strutture di costo per i nostri servizi media e i platform business sono differenti; questi cambiamenti ci permetteranno quindi di allineare meglio la nostra azienda a questi obiettivi. Questa trasformazione riflette il nostro impegno a creare la piattaforma full funnel definitiva per il predictive marketing, che ci permetterà di guidare il mercato nel 2017 e oltre».

Rocket Fuel snellisce l’organico

La profonda riorganizzazione interna ha già avuto delle ricadute occupazionali; infatti, secondo un articolo pubblicato da AdExchangerl’organico della società di Programmatic è stato ridotto dell’11%, si stratta di 93 posizioni nei reparti servizi e amministrazione, con un risparmio calcolato in spese operative pari a 20 milioni di dollari . Precedentemente, Rocket Fuel era intervenuta in maniera analoga nell’aprile del 2015, licenziando l’11% della forza lavoro, ovvero 129 impiegati. Stando a quanto dichiarato da Wootton alla testata specializzata in tecnologie pubblicitarie, il ridimensionamento interesserà l’organizzazione dei servizi a supporto delle piccole media imprese.

Martech Vs. Ad Tech: quale settore attrae maggiori investimenti?

Negli ultimi anni, per le aziende ad tech è diventato sempre più difficile raccogliere denaro; d’altro canto, i finanziamenti per le società operanti nel settore del marketing tecnologico, sembrano essere più generosi che mai.

Secondo PitchBooksocietà di dati su private equity e venture capital, i venture capitalist americani hanno investito circa 860 milioni di dollari in tecnologia pubblicitaria lo scorso anno, la somma più bassa dal 2010, nonché considerevolmente inferiore rispetto al picco di oltre 2,7 miliardi nel 2011. Finora, quest’anno, sono stati raccolti solamente 446 milioni di dollari, forse il più basso livello di finanziamento dall’anno 2005.

Ma i dati forniti al Wall Street Journal dalla società suggeriscono anche che gli investimenti per le compagnie di marketing technology sono stati più saldi, raggiungendo oltre 1,2 miliardi di dollari l’anno scorso. Secondo PitchBook, per quest’anno i denari stanziati sono già stati prossimi ad un miliardo entro il 23 agosto e sono in procinto di sorpassare le somme registrate nel 2015.

marketing tecnologico

Questa divergenza è dovuta ad un fattore chiave, stando alle osservazioni degli stessi investitori: i modelli di business che alimentano queste aziende. Il mercato della tecnologia per la pubblicità è decollato sulla base della promessa di automatizzare l’acquisto e il targeting degli annunci sul web. Queste aziende hanno tipicamente fatto affidamento su modelli “media-based”, laddove ottengono ricavi in proporzione al volume di pubblicità che acquistano e collocano per conto dei clienti.

Di converso, molte compagnie marketing tech si sono invece concentrate sulla vendita di software in abbonamento, spesso direttamente ai marketer. Il modello di generazione dei ricavi del Software-as-a-Service, ritenuto ricorrente e relativamente prevedibile, è spesso più attraente per gli investitori perché è meno esposto alle fluttuazioni nella spesa pubblicitaria e alle altre dinamiche di mercato.

Ashu Garg, General Partner della società di venture capital Foundation Capital, già investitrice in aziende quali TubeMogul e AdRoll, ha dichiarato al Wall Street Journal che non pensa che l’ad tech e il marketing tecnologico siano industrie differenti, ciononostante il modello SaaS, più comunemente associato al martech, risulta più attraente per gli investitori.

Il modello del martech è considerato più stabile

Secondo Garg, l’abilità di creare ricavi ricorrenti, le relazioni dirette con i clienti e l’estrazione prolungata di maggiori ricavi dagli stessi clienti sono degli elementi difficile da ritrovare insieme nei modelli di business legati ai media, “Penso che in qualità di investitori stiamo pensando maggiormente a quali modelli creino valore sul lungo termine”, ha dichiarato Garg.

Un’altra considerazione abbastanza condivisa tra i venture capitalist riguarda il loro potenziale d’uscita. Per molte aziende marketing e ad tech, l’obiettivo finale è vendere ad un attore più grande. Come osservato dagli operatori, la lista dei potenziali compratori è più lunga per le società di marketing tecnologico che per quelle ad tech e ciò rende le prime più attraenti per gli investitori.

Ad ogni modo, alcuni investitori affermano che la distinzione tra i due settori sta divenendo gradualmente priva di fondamento e che ciò che conta di più dell’etichetta sono il modello di business e la tecnologia impiegata.

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