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Arriva su LinkedIn il nuovo strumento di conversion tracking

Finalmente anche su LinkedIn il tracciamento di conversione, il cosiddetto conversion tracking: uno strumento, presente già da tempo su Facebook, Google, Twitter e Pinterest, che permette agli inserzionisti di registrare i momenti in cui i loro annunci reindirizzano gli utenti allo svolgimento di attività sul sito web di un marchio, come l’acquisto di un prodotto o la registrazione di un profilo.

Il social network professionale, acquisito da Microsoft nel mese di giugno per 26,2 miliardi di dollari, non solo ha deciso di introdurre questa nuova funzione ma anche di differenziarla rispetto a quanto offerto dai suoi concorrenti: oltre a conteggiare quante persone hanno visualizzato, cliccato un’inserzione e svolto un’attività sul sito di un’azienda sarà in grado di eseguire riferimenti incrociati con i dati degli utenti LinkedIn.

In questo modo i marketer saranno in grado di rilevare quante conversioni sono state generate dai loro annunci dividendole per segmento di pubblico, ossia i settori in cui gli utenti lavorano, l’anzianità della loro posizione, i ruoli professionali e la dimensione delle compagnie in cui lavorano.

La soluzione è inclusa all’interno del Campaign Manager di LinkedIn, lanciato un anno fa. Come descritto sul blog ufficiale, gli inserzionisti potranno visionare il numero di lead generate, le iscrizioni, gli scaricamenti di contenuti e gli acquisti che stanno ricevendo dai loro contenuti sponsorizzati e dalle campagne di testo. Inoltre, essi saranno in grado di tracciare le conversioni da desktop e mobile, identificando se esse sono state precedute da una semplice visualizzazione o da un clic.

“Il conversion tracking è stata una delle funzionalità più richieste da parte dei nostri clienti, i quali cercano sempre maggiori insight circa la generazione di lead dei loro annunci”, ha scritto nel post Ivye Khilnani, Product manager di LinkedIn.

Uno strumento per migliorare il ROI delle campagne

“Il nostro obiettivo è aiutare gli inserzionisti a comprendere con facilità il ROI delle loro campagne LinkedIn senza dover mai lasciare Campaign Manager per farlo. Con un breve sguardo, possono ottenere dati sul conto delle conversioni, sul costo-per-conversione e sui tassi di conversione, ha dichiarato a MediaPost Russell Glass, Head of product di LinkedIn.

Per utilizzare lo strumento gli inserzionisti devono aggiungere un tag singolo, uno universale o una porzione di codice ai loro siti e dopo definire quali specifiche URL corrispondono alle varie tipologie di conversione. Le aziende possono utilizzare una lista predefinita di conversioni fornita da LinkedIn, che include acquisti, lead, iscrizioni, e scaricamenti, o creare le proprie definizioni per attività non incluse nell’elenco.

Per il momento, il conversion tracking funziona solo per gli annunci Sponsored Content e Text ma il social network pianifica di implementare lo strumento per tutti i suoi formati, incluse le campagne Sponsored InMail.

LinkedIn, ora l’inventory Display si può acquistare in Programmatic

Dopo una prima fase di test, e a un paio di settimane di distanza dall’annuncio della sua acquisizione da parte di Microsoft, LinkedIn dà il via ufficiale alla vendita in Programmatic della propria inventory display.

«Sono felice di annunciare il lancio del programmatic buying come metodo di accesso ai formati LinkedIn Display Ads – scrive Russell Glass, Head of Products di LinkedIn Marketing Solutions, in un blog post ufficiale -. Ciò significa che adesso potete collaborare con le vostre piattaforme di acquisto preferite per comprare spazi ad alta visibilità che possano aiutarvi a raggiungere e coinvolgere il giusto pubblico e costruire la vostra immagine di brand all’interno del contesto premium di LinkedIn».

L’inventory display sarà disponibile in RTB, sia tramite l’open exchange che via private auction. Quest’ultima offre maggiori possibilità di targeting, rendendo possibile l’uso di dati di prima e terza parte o, per chi non vuole utilizzare le proprie informazioni, consentendo di accedere a funzionalità di targeting proprie di LinkedIn (ad esempio il segmento “IT decision makers”).

L’offerta in Programmatic di LinkedIn supporterà la maggior parte delle DSP e degli agency trading desks.

Secondo dichiarazioni dello stesso Glass, riportate dalla testata AdWeek, la novità è parte di una riorganizzazione di due o tre anni del business pubblicitario della società, volto ad ampliare e allo stesso tempo rendere più semplice l’offerta sulla piattaforma. Secondo il manager, la scalabilità in rete del network professionale di LinkedIn, insieme al suo pubblico “loggato” sono elementi di grande attrattività per le aziende btob.

Se per l’inventory display di LinkedIn la vendita data-driven è una vera novità, altri segmenti dell’offerta pubblicitaria del social network erano già abilitati al Programmatic. E’ il caso per esempio degli Sponsored Content, attualmente il principale prodotto adv della piattaforma, da cui arriva il 56% delle revenue totali di LinkedIn Marketing Solutions.

La display conta solo per il 10% sul business pubblicitario complessivo di LinkedIn, e dunque, in tal senso, l’apertura della sua inventory al Programmatic può benissimo essere vista come un tentativo di dare nuova linfa a un segmento di business dalle performance non brillantissime: nell’ultimo trimestre la raccolta display ha registrato un calo di ben il 30%.

LinkedIn annuncia la creazione di una piattaforma pubblicitaria unica

LinkedIn non chiuderà Lead Generator nè i prodotti del Network Display.

A precisarlo è Russell Glass, marketing product chief del social network, che in un blog post ufficiale corregge il tiro della dichiarazione rilasciata dal ceo Jeff Weiner qualche giorno fa, in occasione della pubblicazione degli ultimi dati di bilancio, quando il manager aveva parlato di un possibile “spegnimento” delle soluzioni pubblicitarie.

Glass ha infatti annunciato la creazione di una piattaforma pubblicitaria unica, da cui gli inserzionisti potranno accedere a tutte le soluzioni di LinkedIn. «Essa prenderà il meglio di Lead Accelerator e lo integrerà alla nostra piattaforma Campaign Manager su cui già trovano spazio Sponsored Updates, Sponsored InMail, Text Ads e altri formati. In più, metteremo a disposizione reporting e API centralizzati», spiega il marketing product chief.

Leggi l’articolo completo su Engage.