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Rubicon Project, ricavi in calo del 33% nel Q2. Ma sulla piattaforma cresce la spesa pubblicitaria

Rubicon Project ha comunicato i risultati finanziari riguardanti il secondo trimestre.

Da aprile a giugno, i ricavi sono calati del 33% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a quota 28,6 milioni di dollari; se raffrontato con il trimestre precedente, il dato segno però una crescita del 15%. Nei prossimi tre mesi, la società ad-tech si aspetta di registrare entrate flat o in leggero aumento in termini congiunturali.

Il take rate, ossia la tariffa richiesta ai clienti sulle transazioni effettuate sulla piattaforma, è calato dal 21% del 2017 a 12,1% e, secondo quanto riporta il bilancio, dovrebbe restare invariato o aumentare lievemente nel terzo trimestre. Positivo l’andamento della spesa pubblicitaria sulla piattaforma, che anno su anno ha segnato +16% ed è prevista in aumento di oltre il 20% nel terzo trimestre. A trainare questa crescita sono stati il programmatic audio e video.

Nel Q2 la spesa in annunci mobile è incrementata del 40% anno su anno e rappresenta ora poco più del 50% della spesa pubblicitaria totale. Rubicon Project ha inoltre comunicato di aver superato le mille connessioni in header bidding, modalità di transazione che è arrivata a costituire 77% dei ricavi complessivi.

Le perdite della struttura, infine, sono state di 18 milioni di dollari, una cifra maggiore se paragonata agli 11,6 milioni dello stesso periodo dell’anno corso.

“Evidenziamo con piacere che la crescita della spesa pubblicitaria sta accelerando nel corso di questo trimestre e crediamo che ciò sia direttamente correlato alle azioni strategiche e agli investimenti compiuti a favore della nostra piattaforma anno dopo anno. Video, audio e mobile continuano a imprimere un’espansione forte, differenziandoci da molti altri operatori del settore”, ha dichiarato Michael G. Barrett, President and CEO of Rubicon Project, “Il consolidamento dell’industria sta guadagnando slancio e continuamo a credere che questo ci permetterà di posizionarci come principale exchange indipendente. La spesa pubblicitaria sempre maggiore ci dà maggiore fiducia che raggiungeremo un adjusted EBITDA positivo nel quarto trimestre dell’anno”.

Acquisizioni in vista per MediaMath? Tra i nomi spunta quello di Rubicon Project

Oggi nella nostra rassegna parliamo di MediaMath, Netflix e di un nuovo accordo tra Snapchat e Nielsen.

Acquisizioni in vista per MediaMath? Tra i nomi spunta quello di Rubicon Project

MediaMath ha recentemente ottenuto un’importante iniezione di capitali, da utilizzare – anche – per possibili acquisizioni. E il mercato si è già scatenato su quali potrebbero essere le società più papabili per un eventuale acquisto da parte della società. Tra i vari, spunta anche il nome di Rubicon Project, SSP di pregio che potrebbe far gola a MediaMath (specializzata invece sul fronte domanda) per completare in chiave full stack la propria offerta. Leggi di più su AdExchanger.

Netflix top spender pubblicitario: raddoppiati gli investimenti nel 2018

Netflix non è ancora nell’arena pubblicitaria come editore (non ospitando pubblicità all’interno dei suoi contenuti) ma lo è già – ed anche ad alti livelli – come inserzionista. In un documento presentato all’americana Securities and Exchange Commission, l’azienda ha dichiarato di aver speso in marketing ben 527 milioni di dollari nel trimestre chiusosi il 30 giugno, e oltre un miliardo nel primo semestre di quest’anno. Entrambe le cifre costituiscono il doppio di quanto la società ha investito negli stessi periodi del 2017. Leggi di più su MediaPost.

Snapchat si rafforza sul targeting grazie a un accordo con Nielsen

Snapchat ha esteso la sua partnership con Nielsen sul fronte dati. I due player adesso offriranno agli inserzionisti la possibilità di effettuare acquisti pubblicitari ancora più targettizzati sulla base di dati offline. Ad esempio, un’azienda potrà utilizzare i dati di audience di Nielsen per raggiungere su Snapchat una persona che ha acquistato un rossetto in un negozio fisico. Il nuovo accordo mette a disposizione dei brand circa 30mila segmenti di audience. Al momento l’accordo è operativo solo sul mercato americano. Leggi di più su AdAge.

Rubicon Project, fatturato a 24,9 milioni di dollari nel primo trimestre, oltre le aspettative

Rubicon Project ha registrato ricavi pari a 24,9 milioni di dollari nel primo trimestre dell’anno, in calo del 46% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nonostante questo, il fatturato ha superato le stime (23 milioni) precedentemente formulate dalla società ad-tech.

Il bilancio relativo al periodo gennaio-marzo riporta un aumento della spesa pubblicitaria sulla piattaforma del 10% anno su anno, a 211 milioni, con un take rate a 11,8% e una perdita netta incrementata del 76% anno su anno, a 27,8 milioni.

Il programmatic audio e video sono stato i principali motori della crescita sia per la spesa pubblicitaria che per le entrate. L’EBITDA adjusted è stato di -14,2 milioni, nel primo trimestre del 2017 era positivo, a quota 1,1 milioni.

“La crescita della top line combinata con l’abbattimento dei costi ci hanno messo in carreggiata per raggiungere un EBITDA adjusted positivo nel quarto trimestre dell’anno”, ha dichiarato il Chief Executive, Michael Barrett.

Nel precedente trimestre, il fatturato di Rubicon Project ha segnato un calo del 57%. Questi risultati sono riconducibili anche all’annullamento delle tariffe lato acquisto sulla piattaforma, avvenuto a novembre, un’iniziativa che si inserisce nella politica della società orientata alla trasparenza.

Da tempo la società sta adottando una politica di razionalizzazione dei costi operativi, che ha previsto a gennaio licenziamenti di circa cento dipendenti.

Brand safety e tanta formazione, così il Programmatic continuerà a crescere

Il mercato del Programmatic cresce anche se con trend meno marcati rispetto a quelli degli anni scorsi. Il comparto, giunto evidentemente ad un livello ormai di maturità, come hanno messo in evidenza i dati presentati da Andrea Lamperti, in apertura della seconda giornata di Programmatic Day(s), si trova dunque oggi ad affondare sfide sino a poco tempo fa sconosciute.

E’ questo uno dei temi al centro della tavola rotonda di esperti che ha coinvolto Sara Buluggiu, Managing Director Italia, Spagna e MENA di Rubicon Project, Cristina Ughes, PM Precision Lead in Publicis Media Italy, e Simone Pepino, Sales Director di Ligatus.

«Brand safety e trasparenza, i clienti sono molto attenti a queste tematiche divenute d’attualità nell’ultimo anno», ha spiegato Simone Pepino. «Le aziende ci chiedono infatti spesso qual è la scelta migliore, tra Reservation e Programmatic, in relazione alla sicurezza dei loro investimenti. La nostra sfida, quindi, è raccogliere queste istanze e permettere così al mercato del Programmatic di continuare a crescere, tenero conto che la qualità non deve essere solo intesa solo come contenuto proposto dall’editore, ma anche come posizionamento della spazio pubblicitario che offriamo al mercato».

La frenata della crescita degli investimenti del Programmatic, che comunque dovrebbe porre fine al 2018 con un aumento del 20%, è, per Sara Buluggiu «un fattore positivo. Il mercato ha infatti bisogno, oggi più che mai, di tanta formazione, di conoscenza e, dunque, di professionisti preparati a raccogliere le sfide della pubblicità automatizzata: solo in questo modo il Programmatic potrà diventare ancora più autorevole».

La stabilizzazione della crescita del Programmatic, per Cristina Ughes, «era prevedibile e, dunque, attesa. Nessuno pensava che il mercato potesse aumentare ancora con trend a tre cifre o comunque di oltre il 30%, come avvenuto negli anni passati. Quel che è certo, lo vediamo tutti i giorni, è che il Programmatic è definitivamente entrato nei piani digitali delle aziende come modalità di buying. Il suo utilizzo è una prassi consolidata, naturalmente preso in considerazione e sposato dai clienti».

Non solo digital

L’evoluzione del Programmatic guarda oggi ad altri media, oltre al digitale. Un percorso ancora agli albori, per Sara Buluggiu, «considerando che, ad esempio per quanto riguarda le tv, mancano nel nostro paese le infrastrutture necessarie. La tv via cavo, condizione imprescindibile per lo sviluppo del Programmatic, è infatti ancora poco diffusa. Siamo all’inizio ma la strada è comunque segnata». Nei prossimi anni, dunque, anche grazie alla diffusione dei servizi di connettività, «la Programmatic tv sarà di certo una realtà sempre più consolidata».

Publicis Media, conferma Cristina Ughes, «si occupa già da tempo di digital out of home, la radio sta iniziando ora ad entrare nei piani marketing delle aziende, mentre la televisione sta arrivando». E’ una questione, dunque, solo di tempo.

 

 

Rubicon Project, fatturato a 155,5 milioni di dollari. Il CEO Barrett: «Riprenderemo a crescere a fine 2018»

Per Rubicon Project non è ancora tempo di festeggiare un bilancio positivo. La società ad tech ha ufficializzato i dati relativi alla sua quarta trimestrale 2017, che vede un calo del 57% del fatturato, a quota 31,4 milioni di dollari (l’anno prima erano 72,7 milioni), e perdite nette pari a 23,8 milioni. Nell’anno 2017 Rubicon Project ha invece totalizzato un giro d’affari di 155,5 milioni di dollari, in discesa del 44% anno su anno. La spesa pubblicitaria è invece cresciuta a doppia cifra, con un +11% nel trimestre e un +18% nell’anno complessivo.

Performance su cui potrebbe aver giocato un ruolo anche la decisione, presa all’inizio di novembre, di tagliare le fee lato-acquisto sulla piattaforma, un passo compiuto dalla società in nome di una maggiore trasparenza nell’ecosistema programmatico.

Ma nonostante i trend negativi, il player resta fiducioso su una prossima inversione di tendenza, che secondo quanto ha dichiarato il CEO Michael Barrett dovrebbe arrivare nell’ultimo trimestre di quest’anno.

Proprio con questo obiettivo, la società ha dato il via a una seria strategia di revisione dei costi, che ha previsto tra l’altro a gennaio il taglio di un centinaio di dipendenti: una mossa presa per ridurre le voci dei costi “generali e amministrativi” relativi alle attuali operazioni e che, secondo quanto riporta la testata The Drum citando un portavoce dell’azienda, avrebbe portato a un risparmio di oltre 100 milioni di dollari sul bilancio della compagnia.

In occasione della earning call, Barrett e il management della società hanno sottolineato anche alcune recenti novità in termini di offerta che potrebbero contribuire a una ripresa dei conti. Tra queste c’è ad esempio l’adozione del nuovo modello “first-price” per le aste in header bidding: una nuova modalità di assegnazione delle aste che, fornendo maggiore trasparenza, più possibilità di scelta per gli inserzionisti e una migliore monetizzazione per i venditori, dovrebbe secondo Rubicon attirare un maggior numero di clienti, sia “lato buy” che “lato sell”.

«Abbiamo compiuto passi significativi per rafforzare la nostra posizione finanziaria e competitiva durante e dopo questo quarto trimestre – ha dichiarato Barrett -. Mentre il nostro mercato si muove verso una fase di maggior consolidamento, noi continuiamo a primeggiare in termini di trasparenza, fiducia, supporto e tecnologia, il tutto con dei prezzi estremamente invitanti, per offrire risultati vincenti agli inserzionisti e crescite significative di ricavi ai nostri editori. Il 2017 è stato un anno in cui abbiamo investito fortemente per gettare le basi per una crescita dell’azienda e nel 2018 abbiamo cominciato a compiere importanti passi per ridurre i nostri costi operativi e i flussi di cassa. Il risultato della recente crescita a doppia cifra della spesa pubblicitaria, insieme alle nuove riduzioni dei costi, sono destinati a darci più forza a livello finanziario e a rendere il nostro margine operativo lordo positivo nel quarto trimestre del 2018».

Riduzione dei costi a parte, un ruolo importante nella futura crescita di Rubicon lo avrà anche l’offerta di servizi. Un campo in cui la società non ha smesso di investire: tra le novità ci sono il nuovo formato Vertical OutStream – in ambito Video la società ha tra l’altro recentemente messo a segno importanti crescite – e l’apertura del Private Marketplace Guaranteed a DSP terze.

Rubicon Project amplia l’offerta di formati: arriva il Vertical OutStream

Rubicon Project amplia la famiglia OutStream con un nuovo formato: il Vertical OutStream.

La nuova soluzione consente di inserire in maniera dinamica messaggi pubblicitari verticali all’interno dei contenuti editoriali dei siti mobile, sfruttando l’intero schermo dello smartphone quando attualmente i formati pubblicitari mobile ne utilizzano in media solo il 30%.

Il Vertical OutStream comporta una serie di benefici sia per le aziende che per gli editori. Nel primo caso, consente di erogare messaggi pubblicitarie 100% viewable, che assecondano l’esperienza mobile senza bisogno per gli utenti di girare lo smartphone per vedere il video al meglio. Inoltre, a fronte di una fee, i brand possono trasformare i loro già esistenti video orizzontali a verticali grazie a servizi come Upright Media.

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Per quanto riguarda gli editori, invece, il formato risolve il problema di dover creare e monetizzare inventory video, direttamente embeddando spot in maniera nativa all’interno del contenuto editoriale. Per erogare video verticali, ai publisher basterà un unico tag e un unico player, da embeddare nei propri siti mobile. Il formato è “friendly”, specifica la società in un blog post, e garantisce al pubblico un’esperienza rispettosa. Le impostazioni audio sono decise dagli stessi utenti.

Il nuovo formato Vertical OutStream è acquistabile tramite Rubicon Project sia in Privete Marketplace che in modalità Open.

Rubicon Project, in netta crescita la vendita di pubblicità video

È in significativo aumento il business video di Rubicon Project. Nella prima metà del 2017, secondo i dati forniti da un recente rapporto Nielsen, sulla piattaforma il formato è cresciuto del 180% anno su anno, oltre i tassi di mercato.

Dal secondo trimestre al terzo trimestre 2017, la società ad tech ha aggiunto oltre 1.500 nuovi clienti lato acquisto, portando il numero complessivo di operatori che accedono all’inventario video sull’exchange a oltre 21.800.

Dal terzo trimestre 2016 al terzo trimestre 2017, Rubicon Project ha registrato un incremento del 64% della spesa pubblicitaria, un aumento delle richieste di pubblicità video superiore al 65%, aggiunto 18 DSP tra i propri partner, portando il totale a 85, 199 nuovi account e 1237 nuovi siti.

Il video cotinua ad essere un opzione attrente per i compratori, specilamente nell’ultimo anno“, ha dichiarato John Peragine, Global Head of Video, Rubicon Project, “Siamo entusiasti di notare un aumento degli investimenti verso l’OTT, ciò riflette il cambio continuo nelle preferenze di fruizione dell’audience. Il nostro focus strategico su questo medium dinamico permetterà di realizzare un exchange scalabile dove i compratori e i venditori transeranno nella maniera più efficace ed efficiente”.

Rubicon Project sceglie il modello “first-price” per le aste in header bidding: «E’ più trasparente»

Fornire maggiore trasparenza e più possibilità di scelta per gli inserzionisti, e una migliore monetizzazione per i venditori. Con questi obiettivi, Rubicon Project annuncia la futura messa in pratica di una nuova modalità di assegnazione delle aste.

La novità arriva dopo una fase di test e di ascolto dei feedback dei partner della società, ed è stata annunciata dal CTO Tom Kershaw sul blog ufficiale di Rubicon.

A partire dal 22 gennaio 2018, selezioneremo i vincitori di tutte transazioni via header bidding sulla nostra piattaforma in base a un modello first-price – spiega il manager -. I vincitori potranno scegliere se farci inviare la loro offerta first-price all’asta finale all’header del venditore o altrimenti potranno usare gratuitamente la nostra soluzione Estimated Market Rate (EMR), uno strumento che cerca opportunità di riduzione del valore delle offerte mantenendo allo stesso tempo alti win rate. In entrambi i casi, faremo scegliere ai buyer la modalità più efficace per il loro business”.

Questo vuol dire che se in un’asta una DSP offre un CPM di 7 dollari, ad esempio, essa potrà scegliere di inviare questa richiesta come finale, pagando poi tale cifra. Altrimenti, potrà chiedere a Rubicon di abbassare il prezzo a una cifra che secondo la società potrà comunque assicurare la vittoria dello spazio pubblicitario, che potrà essere qualsiasi somma al di sotto dei 7 dollari.

Secondo la società, il modello del “prezzo più alto” è preferibile, in quanto è “trasparente, perché gli inserzionisti pagano quello che offrono (o meno se utilizzano EMR), e inoltre migliora l’accesso dei buyer all’offerta rendendo più facile competere con offerte first-price provenienti da altre sorgenti di domanda nell’asta finale”.

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Tom Kershaw

E’ invece per venire incontro alle esigenze di quelle piattaforme di acquisto che non hanno ancora ottimizzato le loro logiche d’asta per il first-price pure, così come di quelle che hanno scelto di non farlo, che Rubicon ha sviluppato Estimated Market Rate. “Basato su un algoritmo che monitora le attuali condizioni del mercato in rapporto al nostro vasto set di dati sui risultati delle aste, EMR è un modo semplice per i buyer di conformarsi al mondo delle aste first-price senza incorrere in grossi lavori tecnici. In più, ci permette di fornire ai venditori la possibilità di ottenere maggiori ricavi e una domanda più stabile e prevedibile“, aggiunge Kershaw.

Per le transazioni pubblicitarie secondo il modello a cascata (non in header bidding, dunque), Rubicon continuerà ad utilizzare il metodo del secondo-prezzo modificato.

Programmatic, tendenze e audio digitale: di cosa si è parlato all’Automation Summit di Rubicon Project

Ha coinvolto editori, agenzie, centri media e inserzionisti l’edizione 2017 dell’Automation Summit di Rubicon Project. L’evento, che ha visto la partecipazione dei vertici locali e internazionali della struttura, si è svolto oggi, giovedì nove novembre, presso il Mandarin Hotel di Milano.

Ad intervenire per prima è stata Sara Buluggiu, Managing Director Italia, Spagna e MENA, che ha introdotto i principali temi di discussione fornendo al contempo un’analisi panoramica del mercato.

«Secondo quanto riportato da eMarketer, a livello globale, da qui fino al 2021 la spesa in pubblicità digitale continuerà a crescere, fino a raggiungere una quota del 50% circa degli investimenti complessivi. Questo sta avvenendo principalmente grazie alla progressiva adozione del programmatic e al fermento dei mercati emergenti. I processi di automatizzazione della compravendita stanno maturando sempre di più, con una espansione che non comprende solo l’ambito dell’RTB ma anche i circuiti guaranteed e private marketplace. Un altro aspetto da evidenziare è l’incidenza raggiunta dai dispositivi mobile nel programmatico, oggi al 50% delle transazioni totali», ha affermato Buluggiu.

Header bidding, pubblicità nativa, formati audio, out-of-home digitale e video sono le principali tendenze del settore identificate dalla manager.

Le dinamiche del mercato digitale nel suo complesso sono state esplorate da Henry Rowe, Managing Director Emea di Theorem. La società ad-tech ha osservato innanzitutto un aumento degli accordi e delle collaborazioni tra marchi ed editori e ha registrato una maggiore propensione all’utilizzo dei dati da parte di tutti gli operatori della filiera. In particolare, Rowe ha segnalato l’ingresso delle società di telecomunicazione nel settore delle tecnologie per la pubblicità.

È poi arrivato il turno di Tom Kershaw, Chief Technology Officer di Rubicon Project, che ha prospettato il futuro dell’industria per il 2018. Secondo Kershaw, il prossimo anno segnerà il passaggio definitivo dal vecchio modello di business basato sul desktop ad un uno basato mobile e, contemporaneamente, l’instaurazione dell’header bidding come nuova infrastruttura programmatica. Il CTO ha posto poi grande enfasi sull’header bidding server-to-server, una delle più importanti tendenze tecnologiche future, su cui Rubicon Project sta già investendo per rilanciarsi.

I compratori di pubblicità sono stati invece i protagonisti di una tavola rotonda, moderato da Andrea Galtieri, Account Director Buyer Italia, Spagna e MENA di Rubicon Project, che ha avuto l’obiettivo di raccontare le opinioni e le sfide professionali di è attivo sul fronte acquisto del settore. Vi hanno preso parte Leonardo Casini, Digital Marketing Manager di Simple Agency (Dentsu Aegis), Leone Fossati, Programmatic Buying Director di Omnicom Media Group Italy, e Mattia Meduri, Digital Manager di L’Oreal che si molto si sono soffermati sulle necessità di trasparenza nella definizione dei prezzi in asta e sull’esigenza di formare internamente individui in grado di lavorare con dati, tecnologie e automatizzazione.

Loris Matha, Account Manager Italy di Rubicon Project ha poi descritto i particolari dell’offerta pubblicitaria e tecnologica della SSP, elencando i più importanti accordi stipulati con alcuni operatori in ambito Mobile, Video, OTT e Audio.

E proprio alle opportunità e alle sfide dell’audio digitale è stato dedicato il confronto a cui hanno partecipato Luca Daher, Sales Director di Spotify Italy, Giangiacomo Corno, Managing Director di Triboo Media, e Erik Rosa, Managing Director di Xaxis Italy.

A chiudere l’incontro è stato, infine, James Brown, Managing Director EMEA di Rubicon Project, che dopo aver sintetizzato le argomentazioni avanzate dai suoi colleghi ha ricordato al pubblico gli obiettivi della società: «Intendiamo realizzare una piattaforma che sia completa, e che quindi comprenda ogni tipo di canale, e di carattere premium, dove la sicurezza e la trasparenza sono garantiti ai nostri clienti, tenendo sempre in considerazione elevati standard di trasparenza ed efficienza»

Rubicon Project punta sulla trasparenza: eliminate le fee lato acquisto

Rubicon Project compie un nuovo passo avanti verso un ecosistema programmatico più trasparente.

Il giorno della pubblicazione della sua terza trimestrale 2017, la società di ad tech ha annunciato, tramite un blog post firmato dal CEO Michael Barrett, di aver eliminato le sue fee lato acquisto. Una decisione che, a detta di Barrett, «si lega direttamente all’impegno che ho assunto quando sono arrivato in quest’azienda qualche mese fa di normalizzare i nostri prezzi e di portare un maggior livello di trasparenza in quello che facciamo».

E’ bene precisare che l’impatto di questa mossa varia da Paese a Paese, in funzione della struttura della domanda del mercato. Ma in termini generali, la società ha ufficializzato che non farà pagare alcuna fee ai buyer da nessuna parte sulla sua piattaforma, «incluso per le transazioni tramite header bidding o secondo il modello a cascata – recita il blog post -. Sottolineiamo inoltre che noi non abbiamo mai fatto pagare fee per la nostra tecnologia Orders, inclusi Private Marketplace e Guaranteed Order, e che questa cosa rimane invariata».

Attualmente, dunque, la società farà pagare solo due tipi di fee: quelle per il marketplace (richieste agli editori per ogni transazione effettuata attraverso l’exchange) e quelle per l’accesso alla piattaforma (che vengono richieste a quei buyer che non arrivano ai limiti di spesa pubblicitaria mensile minima richiesta dalla società).

Di fatto la decisione, che sarà operativa immediatamente, non sorge dal nulla. Già un paio di mesi fa Rubicon aveva sperimentato modalità di abbassamento delle fee attraverso nuovi modelli d’asta, in particolare il cosiddetto “First-price modificato” che non prevedeva alcuna fee di acquisto e che, dai risultati dei test effettuati, sembrava portare benefici sia agli editori che agli inserzionisti.

Secondo quanto scrive The Drum, dalle fee lato-acquisto provenivano in passato oltre la metà delle fonti di ricavi della società, e dunque la decisione di eliminarle potrebbe avere delle conseguenze importanti sul bilancio della compagnia. Barrett, tuttavia, sembra convinto che tale decisione porterà a un aumento della spesa pubblicitaria e delle impression transate sulla piattaforma, dal momento che «le aziende avranno più budget da investire sul programmatico».

La mossa ha comunque contribuito a un ulteriore abbassamento del take rate (la percentuale trattenuta sul valore delle transazioni effettuate tramite la piattaforma). Nel 2016 esso si aggirava intorno al 25%, ma da allora Rubicon lo ha progressivamente ridotto, anche per essere più competitiva sul mercato. Stando a quanto riporta AdExchanger, quando è entrato nella società a marzo, Barrett stimava che la percentuale sarebbe scesa fino al 15% o 20%, ma adesso il manager ha dichiarato: «Per avere successo, i take rate dovrebbero essere tra il 10% e il 15%».

Intanto, la società ha registrato nel terzo trimestre un calo del fatturato del 47%, a quota 35 milioni di dollari, con una spesa pubblicitaria transata attraverso la società di 195 milioni di dollari, in discesa del 20% rispetto ai 242,8 milioni di un anno fa.

La mossa di eliminare le fee, al di là dell’intenzione di garantire maggiore trasparenza nell’ecosistema programmatico, ha chiaramente l’obiettivo di rendere la piattaforma più competitiva rispetto ai concorrenti che chiedono fee più basse o in alcuni casi non le chiedono affatto. Rubicon, dall’entrata di Barrett, si sta impegnando molto a recuperare terreno sui competitor, e non solo in termini di prezzi. Solo poche settimane fa la società ha annunciato il lancio della sua prima soluzione di header bidding server-side: uno strumento con cui si è messa al passo col mercato nell’ambito di una tecnologia, quella della monetizzazione server-to-server, sempre più richiesta dagli editori.

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