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Quantcast promuove Daniele Maccarrona a Director Advertise & Publishing e lancia la nuova CMP

Promozione in casa Quantcast: Daniele Maccarrona, entrato nella società nel 2015 come Sales Director, diventa ora Director Advertise & Publishing.

Dalla sede di Milano, Maccarrona sarà responsabile di tutta la divisione publishing e riporterà a Ilaria Zampori, General Manager di Quantcast Italia. Prima del suo ingresso in Quantcast, Maccarrona ha coordinato la soluzione pubblicitaria di Direct Response sviluppando anche l’offerta Programmatic per Yahoo! Italia.

«Lavorare nel team di Quantcast è motivo di orgoglio e soddisfazione perché significa essere parte di una società di successo e avanzata tecnologicamente capace di guardare al futuro con la forza del machine learning e attenta a temi importanti come la privacy dei dati online degli utenti. Iniziare questo nuovo percorso è sicuramente uno stimolo importante e non posso che ringraziare Quantcast per la fiducia rinnovata», dichiara Maccarrona.

«Il know-how e l’expertise di Daniele sono un grande valore per tutto il team italiano di Quantcast – aggiunge Ilaria Zampori, General Manager di Quantcast Italia -. Non posso quindi che essere estremamente entusiasta di questa promozione, che riconosce la competenza e la passione di un eccellente professionista che in questi anni ha contribuito al successo dell’azienda».

Quantcast lancia la nuova CMP Quantcast Choice Premium

Tra i primi progetti sotto la direzione di Maccarrona c’è Quantcast Choice Premium, la nuova versione a pagamento della piattaforma per il consenso del consumatore (CMP) per il GDPR della società. La soluzione facilita la gestione del consenso ad editori e inserzionisti che possiedono più siti web e arriva sul mercato dopo il successo di Quantcast Choice, la CMP gratuita che ha abilitato 10 miliardi di scelte di consenso del consumatore su 26.000 domini con un tasso di consenso medio superiore al 90%.

La nuova versione è disponibile in tutto il mondo ed introduce nuove funzioni per editori ed inserzionisti che gestiscono il consenso dei consumatori su più siti web, supportando i loro business nell’adattarsi alle normative europee sulla protezione dei dati, incluso il GDPR. La versione gratuita di Quantcast Choice continuerà comunque ad essere disponibile sul mercato.

Quantcast Choice_Popup Two Buttons

Le nuove funzionalità e i vantaggi di Quantcast Choice Premium includono un portale di gestione del consenso basato sul Transparency & Consent Framework di IAB Europa, una piattaforma semplice e intuitiva, attiva in soli 15 minuti con l’implementazione di tag di consenso per più siti web con un solo click; una personalizzazione illimitata di temi e copy a cui si aggiunge anche la traduzione automatica in più di 10 lingue; un’unica interfaccia dove più utenti possono per gestire il consenso per domini diversi; l’aggiornamento automatico di eventuali nuove release e della lista globale dei fornitori approvati da IAB Europa; e una gestione separata per il consenso dei prodotti Google, inclusi Google Analytics, AdSense e Ad Manager.

Il nuovo prodotto è già utilizzato da diversi siti web nel mondo, tra i quali il canale di notizie Euronews.

«Dal GDPR al CCPA (California Consumer Privacy Act) e alle altre nuove normative emergenti in tutto il mondo, la continua evoluzione del panorama della privacy è sempre più complessa e può essere difficile da gestire e comprendere sia per i consumatori che per gli editori e i brand – dichiara Konrad Feldman, CEO di Quantcast -. Con Quantcast Choice Premium, abbiamo esteso il sostegno della privacy del consumatore su internet, aiutando gli editori e i brand a incoraggiare la crescita di una vibrante community online, alimentata da giornalismo e contenuti di qualità e pubblicità rilevanti».

Assistenti vocali, ecco quali piacciono di più a donne e uomini

Come e cosa cercano online gli italiani quando si tratta di assistenti vocali? La società tecnologica Quantcast ha risposto alla domanda analizzando e confrontando il comportamento di ricerca online dei consumatori italiani nei mesi di gennaio e marzo 2019 per i cinque assistenti vocali più popolari sul mercato.

I principali risultati di questa analisi evidenziano che gli assistenti vocali sono motivo di interesse prevalentemente per gli utenti maschi e giovani. Tutti e cinque gli assistenti vocali sono infatti più ricercati dagli uomini, anche se Alexa ha ottenuto il punteggio più alto tra le donne online (Indice 58) seguito da Siri (Indice 54). A tal proposito si nota un cambiamento di posizionamento rispetto all’analisi di gennaio che celebrava Siri come l’assistente vocale del pubblico femminile (Indice 71).

Ai fini dell’analisi sono stati presi in considerazione sia la quota percentuale del rispettivo gruppo demografico tra tutti gli utenti italiani che hanno cercato il rispettivo assistente vocale, sia il valore dell’indice. L’indice indica lo scostamento dalla media di internet (media internet = 100) ed è quindi un indicatore di quanto forte sia il rispettivo attributo rappresentato nel target group rispetto a tutti gli utenti internet.

L’indagine della società ha evidenziato anche alcuni interessanti aspetti legati ai singoli assistenti vocali. A partire da Alexa, che sta diventando sempre più popolare tra gli utenti online di sesso femminile: l’assistente vocale di Amazon ha conquistato un maggiore interesse tra le donne negli ultimi mesi. Anche se gli uomini rappresentano la maggior parte degli utenti alla ricerca di Alexa, la quota rosa è aumentata leggermente passando dal 25% (Indice 52) al 27% (Indice 58). Valori che lo rendono l’assistente vocale più popolare tra le donne a marzo, superando Siri che invece era sul podio del pubblico femminile a gennaio con un indice di 71.

Sempre a proposito di Alexa, l’assistente di Amazon sembra essere il preferito degli over 55. In generale, gli assistenti vocali catturano l’interesse di un pubblico online più giovane, ma tra tutti gli assistenti vocali analizzati da Quantcast, Alexa ottiene il punteggio più alto con i baby boomer – le generazioni oltre i 55 anni – con un indice di 85 nella fascia di età compresa tra i 55 e i 64 anni, salendo a 97 per gli utenti oltre i 65 anni.

Passando invece a Google Assistant, il prodotto di Big G è quello che ha ottenuto il punteggio più alto tra gli uomini. L’analisi sottolinea infatti un grande coinvolgimento per l’assistente virtuale dell’azienda di Mountain View non solo tra gli uomini in generale (indice 168), ma anche tra i giovani consumatori dai 18 ai 24 anni (indice 136).

Bixby e Cortana sembrano invece aver perso l’interesse del pubblico più giovane. Gli assistenti vocali di Samsung (Bixby) e Microsoft (Cortana) hanno suscitato maggiore curiosità tra le giovani generazioni nel mese di gennaio. L’indice di rappresentanza dei due termini di ricerca per i ragazzi tra i 18 e i 24 anni era infatti di 166 per Cortana e 149 per Bixby. Nel mese di marzo, tuttavia, entrambi hanno dovuto arrendersi a Google Assistant anche per quella determinata fascia di età. A marzo l’assistente di Google ha registrato infatti un indice 136 per la generazione Z, mentre Cortana (indice 131) e Bixby (indice 124) si sono classificati solo al secondo e terzo posto.

«Il fascino e la curiosità che ruotano attorno agli assistenti vocali, li rendono oggi una tecnologia molto richiesta dai consumatori sia a livello internazionale che italiano. Capire il pubblico online, i suoi interessi, le caratteristiche socio-demografiche e persino i repentini cambiamenti nel tempo, aiuta i brand a creare un coinvolgimento più intelligente, rapido e pertinente – afferma Ilaria Zampori, General Manager di Quantcast Italia -. Gli insight di Quantcast basati su dati di prima parte consentono quindi ai brand di identificare le sfumature all’interno dell’audience digitale e raggiungere solo gli utenti online più rilevanti con la pubblicità online».

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Ilaria Zampori

I marketer che investono in IA aumentano vendite e customer retention

Incremento delle vendite e crescita della customer retention. Sono questi gli impatti positivi più evidenti che registrano i marketer sul bilancio aziendale dopo aver investito in IA.

A rivelarlo un recente sondaggio condotto da Quantcast in collaborazione con Forbes Insights su un panel di oltre 500 marketing manager di tutto il mondo per capire come l’intelligenza artificiale può ottimizzare le strategie di marketing e come marchi digitalmente esperti possono interagire con il pubblico giusto in modo rilevante.

Sulla base dei risultati ottenuti, Quantcast e Forbes Insights hanno sviluppato il Punteggio per la Maturità dei brand del XXI secolo. Uno strumento per comprendere le caratteristiche e le qualità dei marchi maturi a livello digitale che ha permesso di classificare gli intervistati come “Leader” e “Ritardatari” e di constatare come nel 2018 i primi abbiano incrementato il fatturato del 15%, mentre i secondi solo del 7%.

A questi dati si aggiungono ulteriori risultati che la piattaforma AI-driven ha raccolto nel report “Lezioni dai brand del XXI secolo”. Tra i principali si evidenziano:

  • I brand pianificano di adottare soluzioni AI con entusiasmo nei prossimi 3 anni
    • Il 53% prevede di aumentare l’investimento in AI del 25-49%
    • Quasi un quinto (17%) assicura invece un incremento del budget tra il 50 e il 74%
  • Maggiore impatto sul business grazie all’utilizzo dell’AI nelle attività marketing
    • Il 52% degli intervistati ha registrato un aumento delle vendite
    • Il 51% ha riscontrato invece un aumento della customer retention
  • I marketer sono ottimisti riguardo ai benefici che l’IA sarà in grado di apportare
    • L’80% dichiara che la tecnologia IA, esonerandoli da alcune mansioni quotidiane, gli permetterà di concentrarsi maggiormente sulla strategia
    • Il 58% afferma che perfezionerà la customer experience online
    • Più della metà (55%) sostiene invece che genererà messaggi targettizzati e personalizzati.

Guardando oltre l’entusiasmo che circonda oggi l’IA e il machine learning, scopriamo brand che stanno davvero ottenendo risultati reali e positivi, come dimostra questa ricerca. I cambiamenti nei comportamenti e nelle preferenze dei consumatori avvengono troppo velocemente ed è difficile stare al passo con essi. Le macchine possono aiutare ad identificare accuratamente i pattern nelle preferenze e adattare automaticamente il targeting e l’attivazione della campagna. Ecco perché i marketer dovrebbero cercare di essere tra i leader quando si tratta di implementare tecnologie basate sull’AI e il machine learning sia tramite lo sviluppo interno che affidandosi a partner specializzati”, ha commentato Ilaria Zampori, General Manager di Quantcast Italia.

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“Stay Robot. Stay Human!” Tutte le implicazioni dell’AI dalla creatività alla robotica

In un’intera giornata dedicata al tema dei Futuri Possibili e alle voci femminili che possono renderli tali non poteva mancare Ilaria Zampori, General Manager in Italia di Quantcast, società internazionale che possiede e gestisce la più grande piattaforma al mondo di audience insight e misurazione dell’open internet.

Oggi Ilaria Zampori, per il secondo anno consecutivo, è stata infatti tra le protagoniste di Huddle 2018, l’evento organizzato il 27 novembre da Mindshare a Milano, per dimostrare come l’intelligenza artificiale rivoluzionerà il mondo della creatività e i modi di vivere delle persone.

Zampori ha ospitato sul palco Barbara Caputo, Senior Researcher all’IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, che ha presentato l’evoluzione e l’applicazione dell’AI nella visione robotica, illustrando come i robot stanno imparando non solo a percepire gli oggetti ma anche a conoscerne il significato.

Ad aprire i lavori del talk intitolato “Stay Robot. Stay Human!”, la giornalista e autrice di programmi Rai Barbara Carfagna, che in qualità di moderatrice ha accompagnato gli ospiti in sala in un viaggio sorprendente alla scoperta di un futuro sempre più “robot” in cui però non potrà, anzi, non dovrà mai mancare l’immaginazione, la creatività e l’intelligenza proprie dell’essere umano.

L’influenza positiva dell’AI sulla creatività

Come ha spiegato Zampori, l’obiettivo delle società tech che lavorano con l’AI non consiste nel replicare l’intelligenza umana, esperienza peraltro impossibile, ma nel creare macchine e strumenti più intelligenti capaci di semplificare la vita e renderla migliore sia a livello personale che professionale.

Oggi si parla di machine learning per indicare l’abilità di una macchina di apprendere attraverso l’esperienza seguendo l’esempio del cervello umano. Un’evoluzione tecnologica iniziata già negli anni Cinquanta e Sessanta che sta vivendo una nuova primavera mostrando appieno le straordinarie opportunità offerte dell’AI che in futuro automatizzerà l’automatizzabile.

«Generalmente la parola automatizzazione non piace perché rimanda subito al taglio dei costi, inteso anche e soprattutto in termini di risorse umane – ha affermato Zampori -. In realtà io la considero assolutamente entusiasmante e stimolante perché la associo al concetto di innovazione. Credo fortemente infatti che, grazie all’intelligenza artificiale, raggiungeremo traguardi ad oggi impensabili in qualsiasi settore a partire dalla creatività».

Proprio la creatività sarà uno dei settori più influenzati positivamente dall’AI. Nei laboratori di ricerca è già operativo il Generative Adversarial Networks, una serie di algoritmi di intelligenza artificiale che, implementando due sistemi di reti neurali, permette alla macchina di diventare autodidatta. Da qui la prossima trasformazione dell’AI che diventerà un vero e proprio co-creator di contenuti, aprendo scenari fino ad oggi inimmaginabili.

«Avremo macchine in grado di creare un volto umano quanto più simile alla realtà partendo da un semplice schizzo o di modificare il passaggio in una foto, per esempio da invernale ad estivo, senza la necessità di un altro scatto o un’ulteriore grafica», ha spiegato ancora Zampori.

Le implicazioni dell’AI nel mondo della robotica

Quella dell’AI è un’innovazione continua e incredibile che trova conferma anche nel mondo della robotica, come ha descritto Barbara Caputo.

All’IIT la ricercatrice guida il laboratorio di ricerca Visual and Multimodal Applied Learning (VANDAL) che si fonda sullo sviluppo di algoritmi e di conoscenze teoriche in grado di permettere ai robot, o più in generale a sistemi basati sull’intelligenza artificiale, di imparare autonomamente informazioni sugli oggetti.

«Uno dei grandi trionfi dell’intelligenza umana e al tempo stesso uno degli enormi limiti dell’intelligenza artificiale è la capacità di immaginare e di andare oltre la percezione del singolo oggetto», ha dichiarato Caputo. Da qui l’importante sfida che sta affrontando in laboratorio: insegnare ai robot non solo a percepire un oggetto, ma a vederlo davvero.

Solo se riusciranno a capire ciò che vedono, i robot potranno infatti andare oltre i loro limiti attuali e diventare i più grandi alleati delle persone nella vita quotidiana. Un obiettivo ambizioso per il quale il team di ricerca utilizza strumenti tratti dal machine learning, dall’analisi di segnali multimodali per la computer vision e dal data mining, come per esempio il deep learning. Si tratta di una somma di algoritmi a grande capacità, così chiamati perché in grado di gestire milioni e milioni di dati, che cercano di simulare i comportamenti del cervello umano.

Grazie a questa tecnologia i robot riescono a crearsi dei modelli, definiti metamodali, già presenti nel cervello umano, che riuniscono tutte le nozioni sugli oggetti apprese dal web, fonte inesauribile di dati, informazioni e immagini, per ottenere più che una percezione, una visione dell’oggetto.

Il passo successivo sarà insegnare loro a immaginare l’oggetto in tre dimensioni per andare oltre la semplice immagine online e comprenderne la vera natura. Un traguardo che renderà gli occhi dei robot sempre più simili a quelli umani per una convivenza futura estremamente collaborativa e positiva.

Quantcast lancia Q for Publishers, suite di prodotti dedicata agli editori

Quantcast presenta Q for Publishers, una nuova suite di prodotti pensata e realizzata esclusivamente per gli editori. I nuovi tool consentono di identificare nuovi segmenti di pubblico in modo più approfondito attraverso le loro property, convalidando la reach più velocemente rispetto ai metodi di misurazione tradizionali e incrementando le entrate pubblicitarie. Q for Publishers è disponibile per gli editori con sede negli Stati Uniti a partire da oggi e Quantcast sta valutando l’aggiunta di ulteriori mercati a partire dal 2019.

La suite è già stata implementata da più di 25 editori, tra cui brand internazionali come Buzzfeed e Forbes, nonché altre destinazioni specialistiche tra cui Apartment Therapy. Questa nuova soluzione arricchisce un’offerta che comprende prodotti come Quantcast Measure che attualmente viene utilizzato da oltre 100 milioni di editori in tutto il mondo, spiega il comunicato, per scoprire nuovi insight sull’audience.

La suite Q for Publishers consente agli editori di accedere a strumenti per costruire modelli di business sostenibili basati sulla pubblicità capaci di rendere più efficiente e puntale il processo di risposta alle richieste di offerta degli inserzionisti (RFP). Sostituendo i tradizionali strumenti di misurazione basati sul panel, Q for Publishers offre dati freschi e accurati sulle audience che gli editori potranno utilizzare per ottenere un budget che negli ultimi anni si sta spostando sempre più verso i social media e i walled garden.

I principali vantaggi offerti Q for Publishers sono l’accesso ad insight demografici e comportamentali sull’audience aggiornati in tempo reale, informazioni dettagliate sull’audience, a livello di singolo articolo, autore o contenuto, un’interfaccia unica da usare anche per il team sales e riduzione dei tempi di risposta agli RFP, spiega la nota stampa.

«Q for Publishers è stato sviluppato per ridare più potere nelle mani dell’editore, fornendo un facile accesso a dati più freschi e accurati dell’audience – commenta Sam Barnett, Chief Product Officer di Quantcast. – Questa nuova e potente suite consente agli editori di accedere direttamente a Q, la più grande piattaforma al mondo sul comportamento dell’audience basata sull’IA, per incrementare le entrate pubblicitarie. Siamo entusiasti di lavorare con un numero sempre maggiore di editori per contribuire a massimizzare il valore dalla loro audience».

«Utilizzando l’applicazione Audience Planner di Q for Publishers, siamo in grado di vedere quali contenuti sono più attraenti per un segmento specifico di audience. Ad esempio, Quantcast ha aiutato Apartment Therapy a scoprire quali tutorial sono più interessanti per le persone che hanno intenzione di cambiare casa», dichiara Chris Phillips, VP & General Manager, Growth Verticals, di Apartment Therapy & Kitchn.

L’IA di Quantcast scelta da ePrice per ottimizzare la strategia di marketing digitale

ePrice si affida all’expertise e alla competenza di Quantcast per migliorare la strategia di marketing digitale attraverso un nuovo approccio data-driven. La piattaforma italiana di e-commerce si è rivolta alla società tecnologica specializzata in Intelligenza Artificiale con l’obiettivo principale di acquisire nuovi clienti.

“Avevamo bisogno di una tecnologia all’avanguardia in grado di identificare in modo preciso e mirato la nostra audience, ciò che la ispira e le giuste modalità per raggiungerla attraverso un approccio data-driven. Quantcast è un alleato efficace per la nostra sfida nel digitale”, dichiara Giorgio Guardigli, Chief Marketing Officer di ePrice.

Grazie alla piattaforma Q, che attraverso dei modelli predittivi comprende e trova correlazioni in una vasta quantità di dati, permettendo di prendere decisioni in modo più veloce ed intelligente in base alla strategia marketing prefissata, ePrice è riuscita a sfruttare il potere dell’intelligenza artificiale e del machine learning, gestendo ed utilizzando al meglio i big data in suo possesso.

L’azienda ha collaborato con Quantcast su uno specifico A/B test realizzando due campagne di prospecting con una sostanziale differenza nel seed data di partenza. Sono stati creati così due differenti modelli di looklike: il gruppo di controllo basato su tutti gli utenti che avevano convertito sul sito senza distinzione di categoria e il gruppo sperimentale incentrato su utenti che avevano convertito sulla categoria “elettrodomestici”.

Quest’ultimo gruppo, focalizzato sulla categoria “core” di ePrice, ha conseguito risultati notevolmente migliori rispetto al gruppo di controllo, registrando un +86% in termini di ROAS, un incremento del conversion rate pari al 44% e soprattutto un CPA inferiore del 31%.  L’impiego dell’intelligenza artificiale si è rivelato quindi assolutamente vincente permettendo di creare dei modelli personalizzati basati su segmenti di pubblico specifici che aiutano a massimizzare il ROI. Inoltre gli audience insight ottenuti hanno consentito di scoprire un nuovo potenziale pubblico e informare le future strategie di marketing digitale.

“Essere scelti dal primo portale italiano nell’e-Commerce è per noi motivo di orgoglio e soddisfazione. Siamo davvero lieti di riuscire a supportare la crescita di questo brand italiano nell’era dell’intelligenza artificiale con le nostre innovative soluzioni capaci di raggiungere i KPI prefissati”, conclude Ilaria Zampori, General Manager di Quantcast Italia.

GDPR, Quantcast Choice raggiunge un miliardo di consensi degli utenti

Quantcast Choice, la consent management platform gratuita lanciata da Quantcast prima dell’entrata in vigore del GDPR, il regolamento europeo generale sulla protezione dei dati, avvenuta lo scorso maggio, ha abilitato la miliardesima scelta di consenso del consumatore.

Secondo le analisi della società martech, più di 10.000 domini in tutto il mondo stanno utilizzando la CMP, generando un tasso di consenso medio tra i consumatori di oltre il 90%. Le scelte del consumatore includono sia le opzioni di accettazione che quelle di rifiuto.

Secondo invece lo studio di Adzerk, la piattaforma di ad serving API-based, Quantcast Choice è la CMP più implementata tra i migliori siti negli Stati Uniti e nel Regno Unito. L’indagine ha esaminato i siti con maggior traffico di entrambi i mercati per identificare gli strumenti adottati per acquisire e trasmettere il consenso del consumatore per l’erogazione di pubblicità pertinente e rilevante, come richiesto dai nuovi regolamenti dell’UE.

“L’impatto del GDPR nel digital advertising è assolutamente profondo e rilevante non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Ecco perché questo primo bilancio di Quantcast Choice non può che renderci estremamente orgogliosi e soddisfatti”, dichiara Ilaria Zampori, General Manager di Quantcast Italia.

“Quantcast Choice consente agli editori e ai marketer di fornire ai consumatori il controllo su come e quando condividono i loro dati attraverso una scelta opt-in chiara e non ambigua. La massa critica già raggiunta, unita al fatto che Quantcast Choice è parte del Transparency & Consent Framework di IAB Europa, offre agli editori la fiducia di poter continuare a finanziare il proprio business attraverso la pubblicità. Anche se siamo solo all’inizio di questo percorso per aiutare gli editori e gli inserzionisti ad adattarsi ad una nuova normalità sotto il GDPR, siamo felici della risposta ottenuta finora”, commenta Somer Simpson, Head of Product per il GDPR di Quantcast, protagonista lo scorso maggio a Milano dell’edizione 2018 di Interact con un intervento proprio sull’impatto del regolamento europeo generale sulla protezione dei dati sull’intera filiera della pubblicità digitale.

Quantcast Choice è stata la prima CMP disponibile del Transparency & Consent Framework di IAB Europa nella sua data di lancio, il 15 maggio 2018. Completamente gratuita, la piattaforma permette ad editori, inserzionisti e altri proprietari di siti web di ottenere e trasmettere il consenso esplicito dei consumatori per poter erogare delle pubblicità rilevanti e dei contenti personalizzanti.

Intelligenza artificiale: presente e futuro nel Digital Advertising

L’AI non è una novità, ma oggi siamo in un periodo storico importante e le aspettative sono molto alte. L’intelligenza artificiale è infatti considerata la tecnologia che rivoluzionerà il 21esimo secolo, cambiando ogni azienda, settore e customer experience. Ogni cosa che può essere automatizzata lo sarà.

Da qui la corsa di molti brand all’adozione di una tecnologia sempre più evoluta e all’avanguardia a cui però non sempre corrisponde un incremento del fatturato. I brand hanno necessità di crescere ma nonostante abbiano a disposizione innumerevoli dati e incredibili soluzioni tecnologiche non riescono a sfruttarli al meglio. In particolare si possono evidenziare 4 principali problematiche che impediscono questa reale crescita dei brand.

  1. Approccio errato alla tecnologia. Si pensa che una tecnologia innovativa e avanzata basti per raggiungere gli obiettivi di business prefissati ma in realtà non tutti gli approcci portano a questo risultato. L’intelligenza artificiale è un mezzo, non un fine. Oggi brand e marketer stanno annegando nei dati e si affidano all’intelligenza artificiale per processarli e creare output per intraprendere decisioni migliori capaci di accrescere il brand. In realtà la strategia vincente è proprio il processo inverso. Bisogna iniziare pensando prima alle azioni necessarie per migliorare il business, poi alle decisioni che possono guidarle ed infine trovare la tecnologia e i dati di cui abbiamo bisogno per realizzarle.
  2. Ricchi di dati, ma poveri di insight. Nel 2017, in US, le aziende hanno investito 20 miliardi di dollari in audience data solution senza però ottenere il ROI atteso. Questo perché la maggior parte dei dati, essendo principalmente di terze parti, offre inevitabilmente delle fondamenta povere. Fondamenta su cui poi si costruiscono i modelli predittivi, ossia gli strumenti necessari per tradurre i dati in output accurati e preziosi per classificare o predire alcuni situazioni o il futuro.
  3. Poca consapevolezza sulle opportunità offerte della tecnologia. Fino ad oggi l’industry del digital advertising si è focalizzata sull’efficienza dell’intelligenza artificiale, ma non sulla sua efficacia nettamente superiore rispetto alle persone nell’implementare le strategie. Le persone continuano infatti a svolgere azioni ripetitive e noiose che le macchine potrebbero compiere in modo più rapido, efficiente e quindi efficace. Togliersi questo onere, permetterebbe ai marketer di dedicarsi di nuovo alla creatività e alla strategia, innescando una rivoluzione che porterebbe ad un enorme valore aggiunto per tutto il mercato.
  4. Si punta verso l’obiettivo sbagliato. Individuare il corretto traguardo da raggiungere è estremamente importante perché la tecnologia in quanto tale ottimizza il risultato prefissato indipendentemente dal fatto che sia giusto o meno. Ancor oggi però nel marketing si valuta ciò che è possibile misurare invece di misurare ciò che ha valore, focalizzandosi su strategie a breve termine e non su progetti a lungo termine che rafforzerebbero la brand awareness portando ad una reale crescita.

Il marketing ha bisogno di una rivoluzione e l’AI è la sua grande opportunità per metterla in atto. In futuro le macchine automatizzeranno il lavoro operativo che permetterà alle persone di concentrarsi sulla creatività e la strategia utilizzando esclusivamente dati in tempo reale di prima parte con un unico obiettivo: la crescita incrementale guidata da strategie a lungo termine.

Ecco perché il machine learning guiderà lo human learning portando grandi vantaggi a tutta la filiera del digital advertising.

Zampori, Quantcast: «L’intelligenza artificiale è fondamentale per la crescita dei brand»

Come può essere impiegata l’Intelligenza Artificiale a supporto della crescita dei brand nel digital advertising? Su questo tema si è concentrato l’intervento di Ilaria Zampori, General Manager di Quantcast Italia, in occasione dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano.

«L’intelligenza artificiale non è solo una moda del momento, è una reale opportunità di crescita per tutti i brand, indipendentemente dal settore merceologico a cui appartengono. In Quantcast, consapevoli del suo enorme potenziale e forti di una tecnologia estremamente evoluta, basata proprio sulla forza dell’AI, siamo certi che il suo impiego nella pubblicità online sarà fondamentale su 3 specifici fronti: prospecting, personalizzazione e prevenzione frodi», ha dichiarato la manager.

Partendo dal prospecting, l’intelligenza artificiale permette di ingaggiare nuovi consumatori perché rivoluziona il modo in cui di operare. Se fino a ieri gli algoritmi si basavano sulla misurazione del panel per creare modelli di look-alike; oggi l’AI consente una lettura one-to-one del consumatore che permette di analizzare il suo purchasing journey in real-time, così da prevederne il comportamento e influenzarlo ancor prima che visiti un sitoweb.

Passando poi alla personalizzazione, con l’AI i marketer possono andare oltre e non limitarsi semplicemente alla persona, ma dare rilevanza ad ogni singolo momento di interazione. Con il machine learning, i sistemi di raccomandazione possono scavare in profondità nel DNA comportamentale, in modo tale che gli utenti ne traggano un concreto valore in tempo reale che si traduce in pagine personalizzate, offerte, suggerimenti e altro ancora.

Ultimo ma non meno importante la prevenzione di frodi. Grazie all’analisi in tempo reale di internet e al machine learning si possono identificare in anticipo i comportamenti fraudolenti, evitando così bot o siti non sicuri. I risultati sono campagne più intelligenti e con esiti migliori.

GDPR, Quantcast lancia la sua piattaforma per la gestione del consenso sui dati

Quantcast aderisce al Transparency and Consent Framework di IAB Europe per la GDPR e lancia la sua piattaforma per la gestione dei dati conforme al nuovo regolamento europeo.

La piattaforma si chiama Quantcast Choice e nasce dopo circa 4 mesi di beta test. Sulla base del framework open-source di IAB, lo strumento consente a editori e inserzionisti di ottenere in maniera semplice il consenso dei consumatori all’uso dei loro dati per misurare le attività sui loro siti ed erogare contenuti e annunci pubblicitari rilevanti ai cittadini dell’Unione Europea, nel pieno rispetto della GDPR.

Quando accederanno ai siti che implementano Quantcast Choice, gli utenti visualizzeranno un’interfaccia (potrà essere, ad esempio, un pop-up o un banner), che fornirà informazioni sulle finalità di raccolta dei dati e chiederà l’autorizzazione per il loro utilizzo. Dalla stessa interfaccia il consumatore potrà avere accesso anche ad altre opzioni più dettagliate sulla privacy. Una volta dato, il consenso verrà applicato anche alle altre interazioni dell’utente col resto del sito, e condiviso con gli altri siti che utilizzano il Framework di IAB (attualmente 18 piattaforme).

«Quantcast Choice è un modo facile e gratuito per i proprietari di siti di assicurarsi di essere aderenti alla GDPR prima del 25 maggio (data di entrata in vigore del regolamento, ndr). Risultato di oltre un anno di lavoro e stretta collaborazione con IAB Europe, rappresenta il giusto equilibrio tra garanzia della privacy degli utenti e controllo sui dati da un lato, e promozione di un attivo mercato editoriale basato sulla pubblicità dall’altro – commenta Sam Barnett, CPO di Quantcast -. Questo è essenziale se gli utenti vogliono continuare a godere di notizie e intrattenimento di qualità e gratuiti. Soluzioni basate sugli standard della industry sono fondamentali per mantenere un’ecosistema editoriale e pubblicitario in salute e diversificato».

Quantcast aggiornerà via via la piattaforma sulla base dell’evoluzione del Framework di IAB.