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Header bidding in-app: PubNative lancia un approccio “ibrido”

Le tecnologie di header bidding stanno iniziando a prendere piede anche su mobile e in-app. In quest’ultimo caso, il fatto di doversi affidare a soluzioni generalmente basate su SDK genera, accanto ai benefici in termine di monetizzazione, anche problemi di latenza nel caricamento dell’app.

Una possibile soluzione arriva dalla piattaforma specializzata in monetizzazione per mobile PubNative (link), che ha annunciato il rilascio di una tecnologia di header bidding ibrida server-side/client side che promette di aiutare gli editori di app a massimizzare i ritorni pubblicitari senza ulteriori danni per la user experience.

La soluzione, chiamata HyBid, permette agli editori di massimizzare il valore del rendimento dell’impression avviando simultaneamente due aste.

Quando un utente apre un’app, questa invia una richiesta a PubNative, che avvia un’asta unificata tra tutti gli exchange di terza parte con cui è collegata. Questo avviene pre-bid e in remoto, quindi senza rallentare il caricamento dell’app.

L’offerta migliore è inviata indietro all’SDK di HyBid per competere sul prezzo con gli exchange e gli ad networks integrati nell’SDK del publisher, inclusi i “walled gardens” che generalmente sono nelle prime posizioni dei sistemi di monetizzazione “a cascata” (waterfall), come MoPub e AdMob.

La tecnologia di PubNative permette inserire nel processo i dati di prima parte del publisher per impostare floor price o creare segmenti di audience. “Il processo decisionale avviene client side e l’asta avviene prima server side e poi client side”, ha spiegato il Ceo di PubNative, Ionut Ciobotaru, che sottolinea come soluzioni di questo tipo vadano nella direzione di “un mercato RTB aperto su mobile”.

PubNative lancia una nuova soluzione per la segmentazione su mobile

PubNative, la piattaforma di monetizzazione mobile, ha lanciato una soluzione di mediazione nativa mobile che, stando all’azienda, permette agli editori di utilizzare più efficacemente i loro segmenti di pubblico mobile.

Il prodotto offre accesso ad una gamma di fonti di domanda native, inclusa Facebook. È stato progettato per funzionare con opzioni di segmentazione utente che permettono agli editori mobile di personalizzare l’erogazione della pubblicità per criteri come paese, piattaforma e demografia, oltre a criteri più avanzati compresi i profili utente basati sull’utilizzo delle app, coinvolgimento e comportamento.

“Ascoltando le difficoltà degli editori, abbiamo sviluppato una soluzione di mediazione nativa mobile che offre accesso ad una vasta serie di fonti di domanda native con trasparenza e pieno controllo” ha dichiarato Ionut Ciobotaru, Co-Fondatore di PubNative. Ciabotaru ha aggiunto che la soluzione di PubNative è unica perché permette agli editori di usare i propri dati per personalizzare le campagne pubblicitarie.

Il Native Programmatic sbarca sull’Apple Watch

E’ da pochissimo sul mercato e già l’Apple Watch riceve l’interesse di varie piattaforme di ad-tech.

La più recente è la tedesca PubNative, una SSP specializzata in Native Advertising Mobile, che in questi giorni ha annunciato che la sua piattaforma supporterà campagne native su Apple Watch attraverso una API integration.

«Lo spazio disponibile sul device è minore di quello dello schermo di uno smartphone, il che può causare facilmente una cattiva visualizzazione – spiega Ionut Ciobotaru, co-founder e managing director di PubNative -. Per questo motivo, quelli Native sono il principale, se non il solo, formato pubblicitario adatto ad Apple Watch».

Già all’inizio di quest’anno, un altro player del mondo Programmatic, l’ad exchange TapSense, aveva annunciato di stare sviluppando una piattaforma automatizzata che avrebbe supportato l’erogazione di pubblicità sulle app di Apple Watch.

Solo negli Stati Uniti, attualmente, secondo Fortune, i possessori di Apple Watch stanno raggiungendo il numero di 3 milioni di persone. Non sorprende, quindi, che il nuovo device faccia sempre più gola al mondo della pubblicità. Anche a quella automatizzata.

Arriva dalla Germania il primo “adattatore” per il mobile native adv

Il Native advertising è indicato da molti osservatori come la soluzione più adatta a ovviare alle diffoltà che la display tradizionale sembra trovare nei piccoli schermi mobile. Tuttavia, la necessità di personalizzare le creatività per adattarsi di volta in volta ai siti ospitanti gli spazi nativi è spesso sembrata un ostacolo, per via della poca scalabilità della domanda orientata a questo tipo di formati.

Una soluzione innovativa viene dalla Germania. PubNative, Supply Side Platform per il Native advertising con sede a Berlino, ha annunciato il lancio di una inedita soluzione tecnologica in grado di “abilitare” qualsiasi mobile ad network e tutte le demand sites platform alla compravendita di spazi pubblicitari nativi su mobile.

«Oggi, più del 90% della domanda di pubblicità mobile non supporta i formati nativi», ha spiegato Ionut Ciobotaru, co-founder di PubNative. «La nostra tecnologia affronta questa sfida abilitando tutte le fonti di domanda programmatica di accedere senza sforzo all’inventory nativa locale. Allo stesso tempo, i publisher potranno trarre profitto da una più ampia gamma di domanda diversificata e rilevante per i loro spazi pubblicitari nativi, aumentandone la pertinenza e di conseguenza l’eCPM».

Il “mobile native adaptor” di PubNative combina dati raccolti dagli app store con funzionalità di customizzazione creativa per interagire con gli annunci e renderli coerenti con il look and feel della property editoriale in cui saranno erogati. In questo modo, si legge nel comunicato stampa con cui annuncia il lancio, PubNative diventa la prima SSP mobile che riunisce ad unit completamente personalizzate in un sistema programmatico a domanda scalabile, video incluso.

La tecnologia supporta pienamente le specifiche sul Native dello IAB OpenRTB v2.3, consentendo inoltre a ogni piattaforma di domanda non ancora allineata agli standard di accedere comunque all’inventory nativa.

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