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La pubblicità mobile è stata meno colpita dalla crisi rispetto a quella desktop

La pubblicità mobile è stata molto meno colpita dalla pandemia di coronavirus rispetto a quella desktop durante i primi tre mesi dell’anno. È questa la principale conclusione del Q1 2020 Quarterly Mobile Index di PubMatic.

Secondo il rapporto, il volume di impression mobile sui siti degli editori è rimasto in linea nel periodo intercorso tra il pre e il post emergenza, così come nel periodo trimestre su trimestre, mentre è calato in ambiente desktop. Il consumo di contenuti in-app è cresciuto come conseguenza della pandemia, con un’utenza in-app superiore ai volumi registrati durante le festività del 2019.

PubMatic ha rilevato che il mobile è stato meno influenzato dalla crisi sanitaria: la spesa pubblicitaria su dispositivi mobile è infatti calata del 15% post impatto, a fronte di un calo del 25% del desktop. Ne risulta che il passaggio degli investimenti da ambiente desktop verso ambiente mobile sta avvenendo ad un ritmo più rapido rispetto al periodo antecedente la pandemia. La quota totale della spesa pubblicitaria mobile globale ha raggiunto il 51% alla fine del Q1; all’inizio di marzo, prima dell’inizio della pandemia, era a quota dal 48%.

Un’altra tendenza riscontrata dal Quarterly Mobile Index riguarda lo spostamento dei budget dall’open market ai private marketplace in-app. Nelle prime cinque settimane dopo il lockdown, la spesa in PMP in-app è quasi raddoppiata in ogni mercato: +99% nelle Americhe, +96% in EMEA e +167% nella regione APAC.

Infine, ci sono i dati relativi al video mobile. Poiché è uno dei formati più costosi, è stato il primo ad essere “tagliato” nel momento in cui gli inserzionisti attuavano misure per ridurre gli investimenti: la spesa in pubblicità video mobile è infatti diminuita del 27% laddove la display ha segnato -12% in seguito all’esplosione dell’epidemia. Ad ogni modo, il documento ha rilevato che la spesa in pubblicità video mobile si stava espandendo così velocemente prima della crisi che complessivamente è diminuita meno rispetto agli investimenti in display.

Nel Quarterly Mobile Index, per concludere, PubMatic consiglia dunque agli editori di considerare l’attuale scenario come un’opportunità per rivedere la propria offerta pubblicitaria mobile e adattarsi per massimizzare le performance in questo ambiente.

Perché il futuro del Programmatic Video è Cross-Piattaforma

Il 2019 è stato un altro anno favorevole per il video digitale, con l’utenza italiana cresciuta fino a 31,7 milioni di spettatori nell’anno. Secondo eMarketer, questa cifra continuerà a crescere fino a quota 34,1 milioni entro il 2022, il che equivale a oltre il 20,9% della popolazione.

Se questa crescita non è niente di nuovo, la vera novità nel 2020 è il modo in cui i video digitali vengono fruiti. Nuove abitudini di consumo creeranno delle sfide sia per gli editori che vogliono mantenere il pubblico, sia per i brand che vogliono raggiungere i consumatori. Il divario tra i luoghi su cui gli utenti guardano i video tende a colmarsi, e in questo scenario è cosa saggia per brand ed editori muoversi verso strategie cross-piattaforma.

I percorsi delle audience si frammentano

L’aumento delle visualizzazioni, l’engagement e la spesa pubblicitaria su video digitali su desktop e mobile app si stima si stabilizzeranno nei prossimi anni, con la transizione dei consumatori dalla TV tradizionale a canali digitali emergenti come l’over-the-top (OTT) e le TV connesse (CTV).

L’Italia sta registrando una robusta crescita dell’utenza di video su servizi OTT per abbonamento. eMarketer stima che entro il 2022, gli utenti abbonati raggiungeranno la cifra di 13,1 milioni, il 38% di chi guarda video digitali. La progressiva affermazione di nuove piattaforme di streaming, AVOD, SVOD e vMVPDs rende questa frammentazione ancora più profonda. E questo nuovo scenario presenta delle serie sfide per brand ed editori.

Nuove strategie di monetizzazione

Con il programmatic che guadagna da CTV e OTT, aumentano le opportunità per un miglioramento della monetizzazione per gli editori, e delle pianificazioni e del controllo per i brand.

Qui in PubMatic, abbiamo adesso un team di 40 persone a livello globale – la metà dei quali sono ingegneri – al lavoro su un prodotto che aiuti gli editori a capitalizzare lo sviluppo della CTV e contiamo di lanciarlo nella prima metà dell’anno. L’idea è quella di utilizzare la tecnologia dell’header bidding, una popolare strategia pubblicitaria che consente a molteplici inserzionisti di fare offerte su spazi pubblicitari online in simultanea, sulle app OTT. Pensiamo ci siano enormi opportunità nel portare l’header bidding nel mercato CTV. La grande sfida è, come portare un’esperienza simile a quella TV nello streaming?

Per gli editori, l’header bidding video su CTV e OTT è la prossima grande scommessa vincente. Secondo uno studio recentemente condotto da Forrester Consulting per PubMatic, Video Advertising Requires New Monetization Strategies, il 50% degli editori e professionisti media italiani hanno visto massimizzare i loro ricavi dopo aver iniziato a utilizzare l’header bidding video.

Oggi le capacità dell’header bidding su OTT e CTV stanno emergendo. L’header bidding server-to-server può risolvere alcune sfide riguardanti latenze specifiche del video, automazione e controllo, e sarà sempre più centrale per la strategia di monetizzazione video cross-piattaforma degli editori.

Ma il video cross-piattaforma costituisce un’opportunità ugualmente importante per i brand, in quanto fornisce accesso, tramite rapporto diretto con gli editori, ad audience addressable premium in ambienti desktop, mobile web, mobile app, OTT e CTV sicuri per i brand.

Con un mercato sempre più consolidato all’insegna dell’efficienza, chi acquista pubblicità guarderà a un minor numero di piattaforme per controllare meglio reach omnicanale e scalabilità, e favorirà sempre più soluzioni uniche capaci di garantire una gestione olistica di audience e investimenti.

A risultare vincenti saranno quei partner agili e innovativi in grado di fornire a brand e agenzie una singola piattaforma per gestire campagne, pubblico e flussi di lavoro, al fine di ottimizzare gli investimenti video su tutta la catena del valore e migliorare così il ROI.

Sei consigli per aiutare a ottimizzare e massimizzare il business nell’open market

Operiamo tutti in un mondo che ha un aspetto molto differente rispetto a poche settimane fa, e le strategie che una volta funzionavano hanno necessità di essere rivalutate con l’evoluzione della situazione. Gli editori digitali oggi si trovano in una situazione particolare a causa della pandemia da Coronavirus. La navigazione su Internet è in crescita, con un sempre maggior numero di persone a cui viene ordinato di stare a casa e che di conseguenza impiegano online più tempo della loro giornata. Questo aumento del traffico, però, non è sempre una buona cosa per tutti gli editori.

Monetizzare queste impression crescenti sta diventando complicato, considerando che, in questo generale clima di incertezza, alcune categorie di inserzionisti stanno riducendo la propria spesa pubblicitaria. Secondo un recente studio di PubMatic, sono soprattutto le aziende del settore viaggi, sport e scienza ad aver registrato i cali più cospicui nell’investimento adv da quando la pandemia da Covid-19 ha impattato il mercato globale.

Detto questo, ci sono alcune best practice che gli editori possono seguire per ridurre l’impatto negativo sul loro business. Uno dei commenti più frequenti che mi è capitato di sentire dagli editori nelle passate settimane è che sono i loro PMP e accordi diretti ad avere risentito di più della situazione. Per aiutare a mitigare il rischio per la monetizzazione, ecco una lista di sei consigli per aiutare gli editori ad ottimizzare e massimizzare il loro business nell’open market.

Rivisita la tua Floor Strategy

I floor price giocano un ruolo importante nella strategia programmatic di un editore, assicurando che le loro impression vengano monetizzate a un livello accettabile. Tuttavia, considerato il cambio di paradigma dei buyer con la pandemia da Coronavirus, sarebbe cosa saggia per gli editori riconsiderare la propria floor strategy per assicurarsi di non perdere opportunità di monetizzazione. Controlla quali floor price hai implementato in ciascun sistema che utilizzi per vendere la tua inventory, e chiediti come mai hai fatto quelle scelte. Protezione del prezzo? Guadagno più alto? Ottimizzazione del livello di riempimento? Poi considera se quelle restano le decisioni più giuste alla luce dell’attuale situazione. Presta particolare attenzione ai floor video; con i prezzi che stanno rapidamente scendendo, non vorrai perdere potenziali acquirenti che stanno facendo offerte a prezzi leggermente più bassi.

Utilizza i floor in maniera sinergica nelle varie integrazioni

Una volta che la tua floor strategy è stata determinata, è importante esaminare come viene implementata su tutte le SSP nel tuo wrapper o ad server. Molti editori hanno ottimizzato le impostazioni dei loro floor sulla base dello storico delle performance passate. Con l’evoluzione dell’ecosistema di bidding, però, dovresti assicurarti che i cambiamenti che hai impostato all’interno dell’ad server siano implementati anche sulle tue SSP partner di header bidding.

Verifica l’assegnazione di priorità nell’ad server

Molti editori hanno i loro ad server configurati per dare priorità alle vendite dirette e ai PMP, e per una buona ragione. Dare precedenza a questo tipo di accordi spesso garantisce prezzi più alti, il che a sua volta garantisce lo status prioritario. Con la spesa di accordi diretti e PMP in calo e la monetizzazione sempre più complicata per alcuni editori, però, è importante assicurarsi che tali priorità abbiano ancora senso per il proprio business. Stai dando precedenza a partner che non danno risultati? Ad esempio, un partner che offre in PMP 2 euro ha priorità su un altro che sta offrendo 4 euro sul mercato aperto?

Riconsidera il blocco di inserzionisti e categorie

L’impatto del Coronavirus sulla spesa pubblicitaria si sta facendo sentire su alcune categorie di inserzionisti molto più che su altre. Un recente studio di PubMatic ha rilevato che gli investimenti adv delle aziende travel è sceso del 65% tra l’inizio di marzo e la metà del mese (quando la pandemia ha impattato in maniera più significativa sul mercato pubblicitario globale). Altre categorie invece, come news, soluzioni digitali, trasporti e servizi per il tempo libero hanno invece aumentato i loro investimenti, visto l’incremento della domanda nei rispettivi settori. Con gli editori alla ricerca di modi per spingere i loro ricavi nei prossimi mesi, è importante riconsiderare il blocco di queste categorie e inserzionisti, per vedere se è possibile trovare spazio per loro all’interno delle proprie linee guida di brand safety.

Massimizza la competizione per la tua inventory

Il boom dell’header bidding dei passati anni ci ha insegnato una volta per tutte che una maggiore competizione porta più ricavi agli editori. Se stai cercando di migliorare la monetizzazione delle tue property, è cosa saggia rivalutare il tuo mix di inserzionisti e DSP, e potenzialmente riattivare le DSP che avevi precedentemente bloccato. Questo infatti potrebbe aumentare la domanda per la tua inventory, incrementandone il potenziale di monetizzazione. Naturalmente c’è un rischio maggiore considerato l’incerto clima economico, ed è importante che gli editori mantengano un’adeguata verifica del credito e ottimizzino le DSP partner di conseguenza. Inoltre, si potrebbe considerare l’aggiunta di ulteriori integrazioni di wrapper, e di più SSP in ogni wrapper, per aumentare ancora di più la domanda.

Arricchisci la tua inventory con i dati

Con il volume complessivo delle impression in aumento e la spesa degli inserzionisti in calo, è importante che gli editori si assicurino che le loro inventory siano quanto più profittevoli possibile per quegli acquirenti che continuano a spendere. Arricchire il traffico con dati di identity può aumentare i CPM per ogni impression. Se usi un wrapper Prebid, valuta di passare a un modulo Prebid User ID, e inizialmente scegli quei fornitori di identity che non richiedono un contratto, così da poter partire rapidamente. Inoltre, gli editori possono anche sfruttare Identity Hub di PubMatic per avere accesso e gestire vari fornitori di identity.

Coronavirus e pubblicità: i siti di notizie e hobby attraggono più investimenti

Tra l’inizio e la metà di marzo, come conseguenza dell’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19, oltre a un calo sensibile della spesa pubblicitaria digitale globale si è registrato un forte riorientamento degli investimenti in termini di categoria.

Lo si evince da uno studio di PubMatic che riporta i dati relativi gli investimenti sulla piattaforma di vendita di spazi, sulla base del monitoraggio di 13 miliardi di bid pubblicitarie mensili.

Non sorprende, innanzitutto, che i siti di notizie abbiano registrato la spinta maggiore, +52% dal primo al diciotto marzo, un risultato dovuto al fatto che in questa fase il pubblico si sta tenendo costantemente informato sugli sviluppi della situazione. Ma se da una parte la tendenza potrebbe essere vista come un successo per gli editori di notizie, non tutte le testate stanno decidendo di monetizzare i propri contenuti relativi al Coronavirus. BBC Global News, ad esempio, ha stabilito di preservare fino al 20% della propria inventory per consentire annunci di pubblico servizio gratuiti.

Le altre categorie che stanno beneficiando di questa situazione sono quelle degli hobby e degli interessi (31%) – poiché  i limiti imposti sulle attività quotidiane stanno consentendo maggior tempo libero alla persone – tecnologia (14%) e computer e istruzione (13%).

adspendchange

D’altra parte, le categorie da cui gli inserzionisti si stanno allontanando sono i viaggi e gli sport, nel primo caso la spesa pubblicitaria è stata tagliata di due terzi mentre nel secondo del 40%. Seguono tra i segmenti penalizzati scienza (-26%) e famiglia e genitorialità (-24%) e moda

PubMatic, Cristian Coccia promosso a Regional Vice President, Southern Europe and MENA

Promozione in casa PubMatic per Cristian Coccia. Il manager ha assunto da marzo la carica di Regional Vice President, Southern Europe and MENA della società specializzata nella vendita di pubblicità in programmatic.

«È un grande onore essere a capo del Team PubMatic in Sud Europa e MENA e collaborare con i nostri clienti e partner per trarre vantaggio dalle opportunità che la continua evoluzione del programmatic offre – commenta Cristian Coccia -. Sono entusiasta di fare parte di un team di professionisti che ha a cuore le esigenze dei nostri clienti e partner e di approcciarmi alle nuove sfide del settore: aiutare gli editori a mantenere il controllo del ad decisioning e supportare gli advertiser nel progressivo spostamento dei budget verso il programmatic».

Coccia, una carriera di lungo corso nel mondo digital alle spalle (tra cui esperienze in GroupM e FullSix), è entrato nella squadra PubMatic nel 2015, dapprima come Director, Advertiser Solutions Italy, poi dal 2016 come Regional Director Southern Europe, ruolo che ha ricoperto fino al mese scorso.

Il nuovo incarico lo vedrà estendere le proprie responsabilità anche all’area del Nord Africa e Medio Oriente, regione in cui avrà il compito di promuovere e supportare la crescita della società. Sarà basato negli uffici italiani di Milano.

Monetizzazione dei dati proprietari: da PubMatic un tool per editori e data company

PubMatic, piattaforma specializzata nella vendita di pubblicità in programmatic, ha annunciato il lancio di una nuova soluzione che consente a editori e data company di monetizzare i loro dati di prima parte.

Lo strumento si chiama Audience Encore e consente agli inserzionisti di utilizzare i dati di prima parte di publisher e data company sull’intero exchange di PubMatic, che include canali desktop, video e mobile.

L’utilizzo di queste informazioni tra compratori e venditori di spazi avverrà tramite deal ID, creando un processo efficiente e sicuro che offra a editori e data company controllo e maggiori possibilità di monetizzazione. “Audience Encore di PubMatic dà più controllo a editori e data company sui loro segmenti di audience, offrendo controllo granulare sui permessi e le dinamiche di prezzo in un ambiente sicuro – spiega la società in una nota -. Editori e data company inoltre hanno l’opportunità di attivare i loro dati sull’intera piattaforma. Questa innovazione che porta benefici a tutti aumenta l’efficienza nel mercato, e pone le basi per una migliore monetizzazione dei dati di prima, seconda e terza parte per quelle società che sono state a lungo trascurate all’interno dell’ecosistema”.

In questo modo, gli inserzionisti potranno avere accesso ad ulteriori porzioni di pubblico provenienti dagli insight di editori e società di dati, oltre a quelle già acquistate dai tradizionali venditori di dati.

Editori e data company riceveranno anche reportistica in tempo reale sulle performance dei loro segmenti di audience.

La soluzione è disponibile a livello globale.

PubMatic: su mobile il 55% della spesa in header bidding

Continua l’avanzata del mobile nel mondo della pubblicità in programmatic e, in particolare, dell’header bidding.

Lo rivelano i dati del Quarterly Mobile Index (QMI) di PubMatic relativi al Q4 2019, nati dall’analisi di 13 miliardi di miliardi di aste effettuate tramite la piattaforma ogni mese.

Tra le principali evidenze dello studio, la notevole crescita della pubblicità in-app: la crescita della spesa adv su piattaforme mobili è aumentata del 47% nel trimestre, trainata per l’appunto da quella investita in ambiente in-app, in aumento del 62%.

La ricerca ha gettato luce anche sull’utilizzo dell’header bidding, rivelando che la maggioranza della crescita degli investimenti in header bidding viene proprio da dispositivi mobili, che attualmente rappresentano il 55% della spesa complessiva in questa tecnologia. Nello specifico, precisa PubMatic, la spesa in header bidding in-app è raddoppiata da un trimestre all’altro.

Lo shopping natalizio ha dato come sempre una forte spinta alla spesa pubblicitaria globale, già a partire da due settimane prima del Black Friday. Gli investimenti pubblicitari sono schizzati del 25% sopra la media settimanale del quarto trimestre, e molto di più rispetto al 2018.

PubMatic lancia Identity Hub, soluzione che “mette d’accordo” molteplici ID

PubMatic ha annunciato il lancio di Identity Hub, una nuova soluzione per la gestione dell’identity. Il prodotto, parte del modulo Prebid User ID della società, rende più facile per gli editori monetizzare in maniera programmatica le property, e per i buyer riconoscere audience interessanti e fare offerte per raggiungerle, in un momento in cui i cookie di terze parti stanno avendo sempre più restrizioni.

Identity Hub consente infatti agli editori di supportare in maniera veloce e fluida molteplici ID per ogni impression pubblicitaria, assicurando così che i buyer possano riconoscere le audience dell’editore e offrire di più nelle aste per quelle inventory, massimizzando da un lato i ricavi degli editori e dall’altro le performance delle campagne e il ROI degli inserzionisti.

«Con l’ecosistema della pubblicità digitale che cerca con urgenza soluzioni per individuare le audience in maniera consumer-friendly, la rapida espansione degli ID sta creando una sempre maggiore complessità. Inserzionisti ed editori hanno bisogno non di più, ma di meno confusione», ha spiegato Ankur Srivastava, director of product management di PubMatic. «Identity Hub di PubMatic risponde a questa sfida semplificando l’uso di molteplici ID attraverso una soluzione intuitiva e semplice da gestire», ha aggiunto.

Identity Hub è attualmente disponibile sia in versione pre-integrata in OpenWrap, il wrapper “Prebid-first” di PubMatic, sia come soluzione stand-alone per gli editori che usano altri wrapper di header bidding.

L’evoluzione del mercato verso la Supply Path Optimisation (SPO)

A gennaio 2017 Mark Pritchard, l’influente Global Chief Brand Officer di Procter & Gamble, ha chiamato all’azione l’industria del marketing digitale per promuovere una maggiore trasparenza in ambito media e l’erogazione di pubblicità di qualità.

Cos’è cambiato da allora? È stato lanciato Ads.txt, sono state coinvolte le agenzie e consolidato il mercato ad tech.

Cosa non è cambiato? I responsabili di frodi pubblicitarie stanno ancora un passo avanti nella partita, sono ancora attivi modelli operativi opachi e gli editori perdono ancora ricavi.

Ads.txt e oltre

Ads.txt è stato lanciato da IAB più o meno 5 mesi dopo la dichiarazione di Pritchard (a maggio del 2017). L’obiettivo di ads.txt era (e tuttora è) duplice: da un lato aumentare la trasparenza nell’ecosistema della pubblicità in programmatic creando un registro pubblico dei venditori digitali autorizzati, e contribuendo così a una maggiore trasparenza nella supply chain, e dall’altro offrire agli editori controllo sui loro spazi disponibili sul mercato, rendendo più difficile per i cattivi attori creare profitto dalla vendita di spazi contraffatti all’interno dell’ecosistema.

A questo progetto è poi seguito il lancio di app-ads.txt, che consente a editori e sviluppatori di app mobile e OTT di elencare chi è autorizzato a vendere o rivendere la loro inventory, in modo che gli acquirenti possano verificare se i player da cui stanno comprando uno spazio siano autorizzati a commercializzarlo.

Più recentemente abbiamo poi assistito al lancio di sellers.json, anch’esso volto a promuovere una maggiore trasparenza. La soluzione consente ai buyer di scoprire chi sono le varie entità che si classificano come venditori diretti o intermediari nella commercializzazione di pubblicità digitale, in modo che possano capire se stanno acquistando tramite canali autorizzati.

Se è vero che ads.txt è un’iniziativa grandiosa – e di successo – è d’altro canto chiaro che per i buyer sono necessari ulteriori step, come limitare gli acquisti ai soli percorsi di vendita che l’editore ha etichettato come diretti nei suoi file ads.txt.

Le agenzie

Quello dell’“ad tech tax” è un tema considerato prioritario dalla maggior parte dei brand, ed è anche qualcosa su cui le agenzie si sono aggrappate per mantenere relazioni salutari sia con i clienti che con i partner tecnologici, all’insegna della trasparenza e della fiducia.

Per le agenzie l’obiettivo è quello di creare percorsi più corti ed efficienti tagliando gli intermediari, al tempo stesso raggiungendo gli obiettivi fissati da loro stessi e dai loro clienti.

Una domanda chiave posta dalle agenzie è: esattamente con chi viene compiuta la transazione quando si lavora con i vari fornitori? E qual è il ROI che ciascuno di essi fornisce? Il risultato è che molte agenzie hanno razionalizzato gli accordi con i partner tecnologici, dopo aver constatato che tale riduzione non nuoce alla capacità di raggiungere il pubblico target in maniera scalabile e gli obiettivi di performance.

Tutto ciò si allinea del resto con il desiderio degli editori di lavorare esclusivamente con fornitori affidabili, in modo da poter sapere sempre chi ha accesso alla loro inventory e attraverso quali partner. In sostanza, acquirenti e venditori vedono e trattano adesso le audience come un singolo asset. Come risultato di queste revisioni del supply path, anche i brand stanno guardando alla riduzione del numero di fornitori tecnologici all’interno della catena, per ridurre i costi e aumentare fiducia e trasparenza.

Adattarsi al nuovo ecosistema

Da quando il Guardian in UK ha fatto emergere il gap tra quanto un inserzionista paga per un’impression pubblicitaria e quanto un editore effettivamente riceve, è sorto un movimento a livello di industry per affrontare la questione.

Gli editori stanno cominciando a imparare come lavorare con le agenzie in maniera più efficiente. E con questa enfasi sulla Supply Path Optimisation (SPO) e la riduzione delle catene del valore, è importante che i fornitori definiscano e comunichino in che modo la loro partecipazione aggiunge valore al processo, se vogliono essere considerati un partner affidabile da brand e agenzie.

Cosa offre la SPO ai buyer?

La supply path optimization consiste nella riduzione da parte dei buyer del proprio numero di partner, fino al momento in cui ciascuno di loro non rappresenti un valore aggiunto nella catena. In particolare, la SPO offre:

  • Controllo economico – La SPO può aumentare l’impatto della spesa pubblicitaria di un buyer assicurando trasparenza sulle fee che le varie Supply Side Platforms (SSP) impongono, sull’efficacia ed efficienza delle dinamiche d’asta dei fornitori tecnologici, sul livello di connessioni dirette con gli editori, e nel caso in cui una SSP voglia offrire agli inserzionisti tariffe preferenziali a fronte di una spesa maggiore.
  • Controllo sulla qualità – Le frodi continuano ad essere un problema e molti siti offrono agli utenti esperienze con cui nessun brand vorrebbe avere a che fare. Molti problemi avvengono perché una SSP ammette attori fraudolenti all’interno dell’asta. E bisogna ricordare che “vali quanto la tua peggiore SSP”.
  • Innovazione concentrata – Quando ogni SSP si integra con oltre 100 Demand Side Platform (DSP), e ogni DSP a sua volta lavora con più di 100 agenzie, è difficile collaborare sull’innovazione di prodotto. Attivando partnership significative e di peso con le SSP, le agenzie possono invece influire sulla roadmap di prodotto, e le SSP a loro volta sono incentivate a costruire tecnologie personalizzate.
  • Insight olistici – Comprendere una singola asta di SSP è difficile, e ogni ulteriore asta di SSP analizzata aggiunge ancora più complessità al tutto. Di conseguenza trarre insight reali da molteplici aste non è possibile. Consolidando la spesa su un minor numero di partner programmatici, i buyer possono ottenere visibilità sugli insight disponibili, e sfruttarli meglio per ottimizzare le proprie strategie di business.
  • Controllo sul comportamento – È fin troppo facile per gli attori fraudolenti prosperare in un ecosistema complicato. La semplicità genera affidabilità e proprio la semplicità è al centro della supply path optimization. Premiando i partner che agiscono in accordo con i loro interessi, i buyer possono produrre un impatto positivo sul ROI dell’inserzionista.

Quali domande dovrebbero porsi i brand sulla supply chain?

Nel momento in cui iniziano a valutare l’efficienza della propria supply chain, i brand dovrebbero farsi queste domande:

  • Dove vanno i miei soldi?
  • Sono tranquillo su dove i miei annunci appaiono nella coda lunga?
  • I miei soldi sono ben spesi e pianificati in maniera appropriata?
  • Il mio budget va agli annunci o agli intermediari?
  • Come misuro il mio ritorno dell’investimento (ROI)?

È anche importante riconoscere che quello digitale è un ambiente dinamico, per cui il luogo in cui i budget sono finiti in passato non per forza è quello dove dovranno andare in futuro. I brand hanno bisogno di ragionare continuamente sul proprio approccio di investimento.

La conoscenza e la messa in pratica di un’efficace SPO mette sia inserzionisti che editori nella posizione di poter scegliere i fornitori tecnologici con la massima cura ed essere più attenti a dove le proprie campagne vengono posizionate. Lo sviluppo, l’adozione e l’evoluzione di standard a livello di industry trasparenti e misurabili renderà tali decisioni più facili sia lato acquisto che lato vendita. In ultima istanza, collaborazioni di fiducia porteranno a un sistema di acquisto in programmatic più robusto e sostenibile, che apporti valore all’intera supply chain.

Programmatic mobile: un mercato che cresce, tra video, header bidding e PMP

L’header bidding in-app non è ancora definitivamente decollato. E’ quanto rileva la nuova edizione del Quarterly Mobile Index di PubMatic, relativa al Q1 2019, in cui la SSP ha analizzato oltre 13 migliaia di miliardi di aste passate dalla sua piattaforma.

Secondo i dati dello studio, la spesa pubblicitaria mobile nel trimestre ha proseguito la sua crescita, registrando un +29%, grazie soprattutto al video. Ed ha ancora un forte potenziale per il futuro, complici le possibilità che la diffusione del 5G potrà offrire in termini di contenuti più ricchi e interattivi e dunque anche di una migliore esperienza pubblicitaria video.

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Quanto all’header bidding, l’altro grande trend del mobile, stando alle evidenze della ricerca la sua applicazione nel mondo in-app non ha ancora raggiunto alti livelli. Molti editori lo utilizzano ora per la prima volta, ma altri che lo hanno già adottato da quelche tempo stanno cominciando a coglierne i primi, positivi frutti. Questo, secondo PubMatic, porterà la tecnologia ad avere un buon potenziale di crescita in futuro, man mano che la sua diffusione si espanderà.

Lo studio ha anche rilevato un aumento delle transazioni condotte tramite private marketplace, dovuto in gran parte alla necessità delle aziende di avere un maggior controllo e sicurezza sui propri acquisti pubblicitari, in un settore – quello della pubblicità digitale – dove il trend delle frodi continua ad essere diffuso. Nel mondo in-app, i PMP sono cresciuti nel primo trimestre del 51% anno su anno.

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