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Header bidding, accordo tra PubMatic e Amazon

Nuovo accordo tra PubMatic e Amazon all’insegna dell’header bidding.

La SSP ha annunciato di aver stretto una partnership con Amazon Publisher Services per ampliare l’accesso degli editori alle fonti di domanda attraverso l’ultilizzo di Seven, la piattaforma di gestione delle revenue lato vendita di PubMatic. Grazie all’accordo, i publisher potranno scegliere di utilizzare la soluzione di header bidding OpenWrap di PubMatic o di aggiungere la società tra i partner di monetizzazione nell’utilizzo di Transparent Ad Marketplace, la soluzione di header bidding cloud-based di Amazon.

“Questo accordo rappresenta un nuovo step dell’impegno di PubMatic di assicurare agli editori la possibilità di mantenere il controllo sulle loro decisioni pubblicitarie”, spiega la società in una nota.

«Siamo entusiasti di integrarci con Transparent Ad Marketplace – commenta Evan Simeone, Senior Vice President of Product Management di PubMatic -. Vediamo l’offerta di Amazon come un chiaro indicatore della loro dedizione nel fornire agli editori le tecnologie di monetizzazione più avanzate, una dedizione che è pari alla nostra».

IAB Tech Lab, arriva un nuovo standard per l’header bidding

Dallo IAB Tech Lab arriva un nuovo standard per l’header bidding, volto a stabilire i requisiti necessari per supportare l’adozione della tecnologia.

Il documento, dal titolo “Standard Header Container Integration with an Ad Server“, fornisce informazioni su best practice, “utili a standardizzare come header tag e container interagiscono con gli ad server – recita la nota ufficiale di IAB – ponendo le basi per l’applicazione di tecnologie più avanzate man mano che l’innovazione spingerà il mercato”.

Il nuovo standard è globale, e fornisce una guida tecnica utile per l’implementazione dell’header bidding su scala mondiale. «L’header bidding è un’area a rapida espansione nell’ad tech, e il suo sviluppo ha portato all’immediato bisogno di uno standard tecnologico – commenta Alanna Gombert, Senior Vice President, Technology and Ad Operations di IAB, e General Manager di IAB Tech Lab -. Questo standard globale è stato disegnato per creare un framework concreto per questa tecnologia, consentendo al mercato di trarre beneficio da un protocollo coerente di header bidding capace di andare oltre i confini del fenomeno».

Il documento, a disposizione dei commenti pubblici fino al 28 luglio 2017, copre tre principali aree di interesse: i line item; le informazioni passate dall’header bidder all’ad server; e la reportistica e le discrepanze.

Header bidding client-side o server-side? Da PubMatic arriva una soluzione ibrida

Novità in ambito header bidding per PubMatic.

La società ha annunciato un’ulteriore espansione del suo prodotto OpenWrap, che ora diventa una soluzione wrapper ibrida gratuita e pienamente supportata. In particolare, OpenWrap andrà ad estendere lo strumento open-source Prebid.js, ottimizzando il mix integrato di domanda client-side e server-side degli editori.

«I publisher non hanno più bisogno di scegliere tra far crescere la monetizzazione oggi con integrazioni client-side e prepararsi per un futuro dove le aste transiteranno su server – spiega Evan Simeone, SVP of product management di PubMatic -. Estendendo il codice open-source più diffuso, Prebid.js, che ha accesso ad oltre 70 partner di domanda e centinaia di DSP, OpenWrap adesso fornisce agli editori un accesso più ampio agli inserzionisti sul mercato, eliminando il bisogno di giungere a compromessi. Per assicurare il successo futuro, gli editori devono essere capaci di ottimizzare effettivamente le loro integrazioni di header bidding per massimizzare le revenue e semplificare la gestione dei partner».

«La tecnologia di gestione delle revenue sta rapidamente evolvendo, ogni azienda fa progressi coi suoi tempi – aggiunge il co-founder e CEO di PubMatic Rajeev Goel -. Con l’approccio ibrido di OpenWrap, gli editori possono facilmente modificare le loro strategie di monetizzazione seguendo lo spostamento della domanda dal client-side al server-side, tutto all’interno di una singola soluzione pienamente supportata, senza nessun costo aggiuntivo».

Con questo annuncio, PubMatic conferma la sua attenzione all’ambito header bidding; a fine febbraio la società ha esteso la disponibilità della sua tecnologia header bidding anche all’ambiente in-app.

Condé Nast accelera sul Programmatic Native e crea un marketplace con Adyoulike in Francia

Condé Nast France e Adyoulike si uniscono per creare un private marketplace per la pubblicità contestuale in Programmatic.

L’accordo, appena siglato, consentirà ad aziende e trading desk di avere accesso diretto alle inventory premium native dell’editore, utilizzando la tecnologia di Adyoulike e implementando i propri dati. Condé Nast farà riferimento alla SSP di Adyoulike per promuovere le sue campagne di programmatic native.

La mossa di Condé Nast si inserisce in una precisa strategia di accelerazione dell’editore sul fronte programmatico, testimoniata anche dalla recente nomina del primo Head of Programmatic di Vogue.

«Condé Nast è leader nel programmatic e anche tra i pionieri della pubblicità nativa – commenta Tony Nguyen, Head of Programmatic di Condé Nast -. Questa forma di pubblicità è estremamente rilevante ed innovativa per i vari comparti della nostra industry, specialmente quello fashion/beauty e lusso. Consente di amplificare i modi in cui i brand possono comunicare offrendo loro una piattaforma dedicata dove i consumatori sono particolarmente ricettivi alle campagne. Sono questi i principali motivi che ci hanno portato a creare un nuovo spazio per il native advertising, attraverso la nostra partnership con Adyoulike».

«Costruita sulla base di una partership di oltre tre anni, siamo soddisfatti di avere avuto l’opportunità di lanciare questo nuovo private native marketplace con Condé Nast. E’ gratificante vedere che la nostra expertise e tecnologia contribuirà a sviluppare i loro canali di vendita sul native e che l’editore potrà beneficiare della nostra SSP che è già integrata con oltre 40 DSP», aggiunge Yohan Elmaalem, Chief Operating Officer (COO) & Co-Founder di Adyoulike.

AppNexus, header bidding server-side gratuito con il nuovo Prebid Server

Che AppNexus da tempo puntasse sull’header bidding è cosa risaputa. E adesso, la piattaforma annuncia un nuovo strumento a disposizione degli editori.

Si chiama Prebid Server ed è una soluzione per l’header bidding server-side, disponibile gratuitamente per tutti quei publisher che rispettano le linee guida di qualità di AppNexus. Una “tecnologia open-source, trasparente”, spiega l’azienda in una nota, che “risponde alle limitazioni dell’header bidding tradizionale e dà la possibilità agli editori di estrapolare fonti di domanda da AppNexus, Facebook (AppNexus fa parte delle sei società ad tech ammesse ad utilizzare i propri strumenti su Audience Network, ndr) e, a breve, Index Exchange e PubMatic”.

Prebid Server lavora in coordinamento con prebid.js, il wrapper di header bidding open-source più usato nel mercato. La combinazione tra i due consente ai publisher di selezionare quali sorgenti di domanda chiamare direttamente attraverso il wrapper, chiamando anche altri partner attraverso Prebid Server. Il tutto minimizzando l’intervento su browser e incrementando la partecipazione all’asta, allo stesso tempo gestendo meglio le latenze e ottimizzando i ricavi.

«Prebid Server offre agli editori accesso al più ampio marketplace di header bidding e alle sorgenti premium di domanda, creando una migliore user experience. E’ l’infrastruttura di un’ecosistema ad tech semplificato che massimizza i ritorni per tutti, non solo per Google», commenta Michael Richardson, Senior Director, Product Line Management di AppNexus.

Proprio qualche giorno fa, AppNexus ha lanciato un’altra novità di prodotto dedicata agli editori: le “Superauctions” multimediali, una tecnologia che consente a vari formati pubblicitari di partecipare ad una singola asta, portando sorgenti di domanda di formati differenti a competere gli uni con gli altri (leggi qui la notizia).

Andrea Ceccoli, Smart AdServer: «Più trasparenza e meno dispersioni? Bisogna avere pochi interlocutori»

Da 15 anni Smart AdServer aiuta publisher e concessionarie ad erogare contenuti e a monetizzarli. «Abbiamo quella che detta oggi una full stack platform, cioè l’unione di un ad server e di una SSP, per avere dati unici, dati trasparenti e un unico inventario da monetizzare», spiega Andrea Ceccoli, country manager Italia di Smart AdServer.

Abbiamo intervistato il manager in occasione del Programmatic Day, dove il manager ha preso parte a due panel dedicati al tema della trasparenza e alle sfide del Programmatic sell-side.

«Nell’ottica di avere più trasparenza e di disperdere meno la marginalità degli investimenti bisogna avere poche piattaforme e pochi interlocutori», ci ha detto Ceccoli, che in questa video intervista ci ha espresso anche il suo punto di vista sulla trasparenza in ambito Programmatic.

Header bidding, SpotX apre la sua piattaforma a soluzioni di terze parti

SpotX annuncia novità relative alla sua soluzione di header bidding server-to-server, per consentire agli editori di integrare header bidder di terze parti all’interno delle loro soluzioni di gestione della monetizzazione. Una novità che consentirà ai clienti della piattaforma di gestire meglio le latenze, settare i floor price, stabilire livelli di priorità nelle campagne, e accedere a strumenti di analisi e reportistica integrati.

“Costruita intorno all’avanzata tecnologia di ad serving di SpotX, che fornisce capacità di bidding server-to-server e cloud-based dal 2007, la suite di prodotti è stata ampliata per includere opzioni di header bidding client-side e server-side”, spiega l’azienda in una nota ufficiale.

Gli editori potranno ora avere accesso a sorgenti di domanda provenienti da diversi fornitori di header bidding, così come dalle oltre 60 DSP integrate nella piattaforma SpotX, il tutto da un luogo unico. Un modo per ridurre la complessità dei processi per gli editori, e consentire di aumentare il numero di fonti di domanda che possono competere alle aste contemporaneamente.

“La visione dietro la suite di prodotti di SpotX è quella di un sistema che massimizza i guadagni attraverso un’integrazione con oltre 60 DSP e partner pubblicitari – recita la nota stampa – che possono essere attivati e disattivati con un semplice interruttore, fornendo al contempo controllo, reportistica e analytics attraverso una singola piattaforma”.

Outbrain lancia il tool Automatic Yield. In cantiere una nuova offerta in-feed in programmatic

I media online fanno affidamento su molti partner e su diverse tipologie di annunci pubblicitari per generare i propri ricavi giornalieri, mensili e annuali. Al fine di aumentare i ricavi hanno pertanto bisogno di comprendere quanto genera, in termini economici, ogni contenuto editoriale, ogni utente, ogni partner di riferimento e fonte di traffico.

Per rispondere a queste esigenza, Outbrain ha ideato Automatic Yield, una tecnologia, in attesa di brevetto, che permette agli editori di conoscere, in tempo reale, il valore di ciascun contenuto editoriale e monitorarne i ricavi. Si tratta, nello specifico, di una soluzione a pagamento che fornisce agli editori tutti gli insights relativi ai loro ricavi, non solo quelli generati attraverso il network di Outbrain, ma anche quelli provenienti da qualsiasi altro contenuto che sta circolando sul sito dell’editore. Questo permette ai partner di Outbrain di monetizzare la propria audience, dato che è possibile conoscere il valore economico di ciascun contenuto, e il tutto attraverso una sola dashboard.

«Automatic Yield risolve uno dei problemi principali che gli editori del mondo digitale hanno sempre riscontrato fin dagli inizi: come far convergere in un’unica tecnologia la programmazione dei contenuti in base al loro valore reale – dichiara Yaron Galai, Co-Founder & CEO di Outbrain -. Attraverso Automatic Yield, Outbrain fornisce una piattaforma unica che unisce i contenuti con i ricavi, mettendo a disposizione dei media una soluzione tecnologica e al contempo i dati necessari per monitorare, in tempo reale, il valore di tutti i contenuti, massimizzando il flusso di ricavi e facilitando l’incremento dell’audience. Il nostro obiettivo è quello di offrire un’unica piattaforma che permetta agli editori di gestire e ottimizzare tutti i ricavi, attraverso un unico strumento».

I primi utilizzatori di Automatic Yield, otto gruppi editoriali e media partners premium, hanno registrato un incremento dei ricavi fino a un 65%, raggiungendo un equilibrio tra le entrate e il CTR. Penske Media Corporation è il primo Global Partner confermato in questa fase di lancio.

Con Automatic Yield di Outbrain, tutti i ricavi in un’unica piattaforma

Tutte le informazioni raccolte dallo strumento saranno presentate da Outbrain all’interno del Total Value Report. Un nuovo sistema di reporting che permette agli editori di visualizzare e gestire tutti i loro ricavi provenienti da diversi partner e individuare le fonti di traffico (Google, Facebook, Twitter…), verticali di mercato, device, utenti, e molto altro, e il tutto gestibile da un’unica dashboard.

L’editore ha la possibilità di consultare il totale dei propri ricavi, generati durante un determinato arco di tempo, e accedere ad informazioni molto specifiche.

outbrain-Automatic-Yield

«Nei miei 15 anni nel settore dei digital media, non è mai esistita una piattaforma che permettesse agli editori di avere un quadro completo del proprio business, dalla produzione del contenuto fino alla generazione dei ricavi – dichiara Matt Crenshaw, Global Head of Distribution di Outbrain -. Quello di cui dispongono attualmente gli editori sono strumenti focalizzati sul raggiungimento di singoli obiettivi. Automatic Yield raggruppa tutte queste soluzioni in un’unica piattaforma, rendendo più rapido e meno tedioso il processo decisionale. Si tratta del passo successivo nell’evoluzione del programmatic, con al centro l’utente da cui parte il processo di generazione dei ricavi. La nostra mission è quella di trasformare la content discovery, da una soluzione isolata ad una piattaforma comune per gli editori, in grado di sostenerli nella crescita e diversificazione del loro business».

Outbrain ha attivamente implementato Automatic Yield negli Stati Uniti, e continuerà nei prossimi mesi a diffondere l’utilizzo di questa nuova tecnologia in altri paesi, tra i quali anche l’Italia.

Novità in cantiere per Outbrain

Il lancio di Automatic Yield è solo uno dei progetti in cantiere per Outbrain nel 2017. «In alcuni mercati come gli Stati Uniti e la Francia stiamo lanciando un’offerta in-feed che sarà disponibile per acquisti in modalità programmatica – spiega a Programmatic Italia Franck Monsauret, Managing Director Southern Europe di Outbrain -. Questa novità sarà disponibile in Italia nella seconda metà del 2017».

La società di content discovery, intanto, continua a crescere: «L’Italia è mercato a rapida crescita per Outbrain, abbiamo raddoppiato il nostro fatturato nel 2016 e puntiamo a fare lo stesso quest’anno. Le aziende stanno investendo sempre di più nel Content Marketing e nel Native, e Outbrain le aiuta a raggiungere le giuste audience», ha concluso il manager.

I brand abbandonano YouTube. E la raccolta delle piattaforme video dei broadcaster cresce

C’è qualcuno per cui la questione brand safety di YouTube sta avendo degli effetti positivi: sono i broadcaster, che nelle ultime settimane hanno registrato un balzo della raccolta pubblicitaria sulle loro piattaforme digitali di video-on-demand.

A seguito dell’apparizione degli annunci di alcuni brand accanto a contenuti “sensibili” su YouTube, un gruppo sempre più nutrito di inserzionisti ha deciso di boicottare la piattaforma video di Google, in attesa dell’adozione, da parte di Big G, di politiche decise a supporto della sicurezza dei brand.

Secondo quanto riporta Campaign, sembrerebbe che in UK alcune di queste aziende abbiano deciso di spostare i loro investimenti sulle piattaforme digitali di video-on-demand dei broadcaster. Dei contenitori più “controllati”, capaci di offrire una buona reach ma anche e soprattutto contenuti di qualità e meno rischiosi per l’immagine delle aziende.

La testata britannica riporta che in particolare Sky, Channel 4 e ITV hanno visto un aumento della raccolta delle loro piattaforme VoD di oltre un milione di euro a settimana tra tutti e tre nel corso delle ultime due settimane. Secondo fonti del sito, ognuno dei broadcaster avrebbe registrato una crescita di oltre mezzo milione in questo lasso di tempo.

A quanto pare, invece, il boicottaggio su YouTube sembra non aver avuto effetti sugli investimenti in tv tradizionale.

Trasparenza nell’ad-tech: si muove anche il Guardian

Costi delle piattaforme tecnologiche? Il Guardian vuole vederci chiaro, e ha aperto un’azione legale contro un importante fornitore di ad-tech (si tratta di Rubicon Project) accusandolo di non aver reso note delle fee richieste agli advertiser interessati ad acquistare le sue inventory online.

Il quotidiano britannico è sul piede di guerra con le società di advertising tecnologico da diverso tempo, da quando, conducendo un’analisi sulle proprie inventory lo scorso anno, ha scoperto di ricevere solo il 30% di quanto ogni inserzionista spendeva nell’acquisto in programmatic degli spazi. Il resto si perdeva tra le piattaforme tecnologiche. Una perdita non da poco per un editore che negli ultimi tre mesi ha venduto in maniera automatizzata circa l’80% delle sue inventory display, e che recentemente ha annunciato pesanti tagli alle proprie strutture in UK e negli Stati Uniti a causa dei sui conti in rosso.

Da allora, il Guardian non ha rinunciato al Programmatic, mettendo anzi a punto una serie di nuove soluzioni data-driven per una migliore valorizzazione delle proprie audience, ma ha puntato a un riequilibrio della collaborazione con i propri fornitori di ad-tech, fissando nuovi termini agli accordi. E, adesso, arrivando alle vie legali.

Ma al di là del caso specifico, la notizia, riportata da varie testate internazionali e poi confermata dallo stesso quotidiano inglese, sottolinea un tema generale: l’esistenza di un certo malessere dei publisher nei confronti della gestione delle vendite dei loro spazi in Programmatic, e la necessità, anche lato “sell”, di un determinato grado di trasparenza nei processi.

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