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Eurobet pianifica il 50% del budget in programmatic adv con Tradelab

Eurobet mette al centro della propria strategia i dati. Dati di prima parte che diventano il motore dell’intera macchina di comunicazione, soprattutto online.

A spiegarlo è stato – a margine del convegno “Everywhere Commerce” organizzato dal Politecnico di Milano e da Zenith Italia – l’Online Marketing Director di Eurobet, Alexis Grigoriadis, intervenuto sul palco in occasione della tavola rotonda “L’Everywhere Commerce, la parola alle aziende”.

Nell’ambito della discussione, il manager ha ribadito l’importanza dei dati nativi, o di prima parte, per la costruzione di una strategia di comunicazione online mirata ed efficace, su una clientela profilata: «Nel mondo del gaming e del betting, la puntualità della comunicazione nel momento giusto è fondamentale e l’utilizzo del dato in questo diventa una necessità molto sentita per calibrare mosse coerenti con l’effettivo interesse mostrato da chi di registra sul nostro sito, o semplicemente lo visita, e da quale device tendenzialmente agisce».

Per fare questo, l’intero budget di comunicazione destinato al digitale – «pari al 50% della spesa totale annua di Eurobet», specifica il manager – è gestito in programmatic attraverso il trading desk Tradelab, riconfermato come partner lo scorso novembre (leggi qui l’articolo dedicato): «Per noi comunicare online significa soprattutto pianificazione display e attività social. Strumenti che più si prestano a planning guidati da dati e al tipo di comunicazione che dobbiamo e vogliamo operare sul cliente».

Ovviamente, l’approccio di Eurobet è multimediale: «perché sempre più spesso capita che un cliente effettua registrazioni al servizio da mobile, mentre preferisce gestire il proprio deposito di denaro per le scommesse da desktop. I dati ci aiutano a capire questo e a comprendere altresì qual è il momento giusto per agire su quel determinato cliente».

Attualmente, l’azienda è on air e online con una campagna firmata dall’agenzia Saatchi & Saatchi (scelta a settembre 2015 in seguito a una gara, ndr), ma il manager spiega poi a Engage che è prevista l’uscita di una nuova creatività pubblicitaria in concomitanza con l’inizio del prossimo campionato di calcio: «L’attuale campagna sta andando a esaurimento. A fine agosto, inizio settembre partiremo, invece, con una nuova campagna, pianificata da Zenith (riferimento per il media dell’azienda dal 2014, ndr)».

L’offline, e la comunicazione video in generale, rientrano nella strategia per «la costruzione della brand awareness, ma è attraverso il digital che fidelizziamo e informiamo costantemente clienti e prospect sulle nostre attività».

Disneyland Paris festeggia i suoi 25 anni: campagna online in programmatic

Disneyland Paris punta sul programmatic per la parte digital della campagna di comunicazione dedicata alle offerte per il suo 25° Anniversario.

“Inizia un anno scintillante!”: questo è il claim dell’adv che il parco divertimenti ha scelto per il mercato italiano.

Nello specifico, la campagna media, on air dal 16 gennaio fino al 28 febbraio, si compone di un piano tv (DTT e SAT) e digital.

Lo spot televisivo, da 30’’, in onda fino al 5 febbraio, coinvolge principalmente le reti Mediaset, SKY, Discovery e Cielo. La pianificazione web, in modalità di programmatic, prevede invece una combinazione tra display e video sui principali portali ed è rivolta principalmente al target famiglia.

La localizzazione degli spot è stata effettuata dall’agenzia Havas Worldwide Milan, mentre la pianificazione è stata curata dal centro media Blue449.

[Leggi di più su Engage.it]

Qual è il miglior momento per mostrare annunci pubblicitari?

Sono molte le ricerche e i dati a disposizione che mostrano quale sia il miglior momento per twittare o per mostrare inserzioni su piattaforme, come Facebook e Google AdWords. Pubblicare puntualmente assicura di poter raggiungere gli utenti di riferimento nel momento in cui hanno maggiori probabilità di vedere un contenuto e effettuare una determinata azione.

Tuttavia, sono poche le informazioni di questo tipo riguardanti i siti di contenuti; per questa ragione, CodeFuel, suite di engagement e monetizzazione per editori, e Nielsen hanno condotto un sondaggio online, pubblicato il mese scorso, che rivela alcune interessanti statistiche circa le preferenze di consumo di annunci, i dispositivi preferiti e la fruizione di contenuti da parte degli utenti.

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Ecco le principali conclusioni a cui è giunta la ricerca:

  • Mostrare annunci mentre la maggior parte delle persone sta lavorando, studiando o non sta navigando porterà tassi click-through più bassi. Ciò implica un ROI più basso per gli inserzionisti;
  • D’altro canto, mostrare inserzioni quando gli utenti cercano notizie o quando sono in pausa aumenterà i tassi click-through. Questo è il momento in cui i marketer dovrebbero concentrarsi per erogare la maggior parte della pubblicità, ottenendo così più visitatori;
  • Ci saranno più studi mirati all’elaborazione di specifiche metriche di attenzione in differenti industrie per migliorare il ROI. Attualmente, queste ricerca sono nella fase embrionale;
  • A causa della forte competizione, i marketer avranno bisogno di essere più creativi per accrescere l’attenzione verso i propri contenuti e annunci. Lo studio mostra che il 43% degli utenti guarderebbe un video interessante e il 39% cliccherebbe su un annuncio se portatore di un’offerta interessante;
  • Imprenditori e business avranno bisogno di migliorare la fiducia nel loro marchio. Questo li aiuterà a capitalizzare sul 28% dei visitatori che cliccano su inserzioni annunci provenienti da un marchio preferito;
  • Continueremo a vedere un aumento nella creazione di contenuti compatibili col mobile. Poiché molti consumatori desiderano agire in rete mentre sono in movimento, anche gli annunci avranno bisogno di rispondere a queste esigenze, con il fine di essere interessanti anche su dispositivi mobile.

La novità di Nielsen negli Usa: un meter indossabile per rilevare gli ascolti tv fuori casa

I dati costituiscono oggi una preziosa fonte di valore, che possono aiutare a meglio a targetizzare le comunicazioni pubblicitarie. Partendo da questo presupposto, la società americana Nielsen – forte dell’acquisizione di Arbitron (ora Nielsen Audio) – ha lanciato un nuovo strumento di raccolta dati. Si tratta del Portable People Meter (PPM), un innovativo dispositivo portatile che viene indossato dai panelisti.

In particolare il meter è stato per la prima volta introdotto da Arbitron nel 2007 per acquisire dati sul consumo delle emittenti radiofoniche; visto il successo e la sua efficacia Nielsen ha deciso da quest’anno di estenderne l’utilizzo anche al mezzo televisivo, introducendolo massicciamente nei suoi strumenti di ricerca e indagine.

Il fatto che sia indossabile rende il PPM un oggetto estremamente versatile e utile in quanto consente di raccogliere dati anche quando il panelista si trova al di fuori del contesto domestico. In questo modo le emittenti possono determinare il momento preciso della giornata in cui il target di riferimento è più ricettivo.

Va da sé che da questo sistema possono beneficiarne anche gli inserzionisti. «L’audience che si trova fuori casa ha una rilevanza strategica ai fini di ricerca in quanto con molta probabilità si trova più vicino ai punti d’acquisto che non quando si trovi in casa» – ha spiegato Matt O’Grady, executive vice president e managing director di Nielsen Local Media.

Per le prime rilevazioni con il PPM, Nielsen si è avvalsa di 3.000 panelisti ubicati nell’area di Chicago (In totale i panelisti in Usa sono circa 75.000). Grazie al PPM, Nielsen ha per esempio registrato una crescita pari al 7-9% del consumo televisivo fuori casa (soprattutto programmi sportivi e partite di calcio) nel target 25-34 anni.

L’obiettivo di Nielsen è introdurre il PPM anche su altri mercati, soprattutto a fronte del recente lancio del sistema di monitoraggio degli ascolti su mobile TV e rating delle campagne pubblicitarie sul mobile e sull’online.

«Il nostro obiettivo è quello di raccogliere dati e informazioni da tutte le piattaforme di visione – inclusi tablet, iPhone, dispositivi smart e console ludiche – per mostrare agli inserzionisti come i contenuti e le pubblicità vengono oggi fruiti» – ha infine concluso O’ Grady, illustrando i suoi piani per il futuro.

Programmatic, arriva la guida agli investimenti della WFA

Il Programmatic Advertising acquisirà sempre più importanza nel mondo del marketing e della comunicazione, catalizzando una grossa fetta degli investimenti e impattando su tutti i media. Una convinzione fatta propria anche dalla World Federation of Advertisers (WFA), l’associazione che riunisce i grandi investitori pubblicitari di tutto il mondo.

Secondo la WFA, l’acquisto di spazi pubblicitari si sposterà gradualmente da modalità tradizionali al Programmatic, e questo shifting toccherà tutti i mezzi di comunicazione, creando opportunità e maggiori guadagni per gli inserzionisti. Il passaggio verso questo nuovo modo di fare pubblicità non è però così automatico. A tal proposito, la WFA ha redatto una sorta di vademecum per illustrare i principi chiave del Programmatic Advertising:

  • In primo luogo il Programmatic si basa sull’analisi dei dati o big data come vengono chiamati in gergo tecnico, che costituiscono il vero asset su cui si pianificano gli investimenti e su cui si costruisce il vantaggio competitivo dei vari players;
  • Prima di poter muoversi in questo settore, è necessario identificare ruolo, interessi e costi dei diversi attori. La domanda a cui rispondere è: gli editori condividono le stesse informazioni a disposizione degli inserzionisti? Ove presenti, le asimmetrie informative possono pregiudicare l’esito e il prezzo delle contrattazioni;
  • Una volta delineato lo scenario, il consiglio della WFA è di sottoscrivere contratti individuali con ciascun editore o concessionaria responsabile degli spazi pubblicitari.

In base a questi tre principi guida, il rapporto del WFA riconosce la necessità di costituire dei trading desk interni integrati con il reparto di Marketing o per lo meno affiliati alle agenzie pubblicitarie con cui si è soliti lavorare. In entrambi i casi, i trading desk dovranno essere appannaggio dell’inserzionista così da garantire un’efficace allocazione degli investimenti e una conseguente riduzione dei costi oltre che una maggiore visibilità e controllo lungo tutto il processo.

Tale strategia non è evidentemente sostenibile da parte delle Piccole e Medie Imprese (PMI), che, dovendo fare i conti con budget più contenuti, tenderanno con molta probabilità a rivolgersi a trading desk indipendenti.

Programmatic, in Usa si raddoppia entro il 2016

Sempre più programmatic anche negli Usa: il settore segnerà infatti quest’anno un +137,1%, fino a raggiungere i 10 miliardi di dollari. È quanto emerge dai dati resi noti da eMarketer, secondo cui il programmatic arriverà nel 2014 a pesare per il 45% del totale mercato dell’advertising digitale statunitense.

L’istituto di ricerche si attende un’ulteriore marcata crescita nell’immediato futuro, grazie in particolare alla comparsa sulla scena di marketplace privati, così come all’accresciuta maturità del mobile e del video advertising. Le previsioni per l’anno prossimo sono infatti di un’ulteriore incremento del 47,9%, mentre entro il 2016 si dovrebbe giungere ad avere un mercato che a valore sarà il doppio di quello attuale: 20 miliardi di dollari, pari al 63% del mercato adv digitale.

 

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Come detto, buona parte della crescita è trainata dal mobile. Quest’anno, giunge infatti dai nuovi device il 44,1% di tutti gli investimenti in programmatic negli Usa, per un valore di 4,44 miliardi di dollari. La previsione di eMarketer è che il mobile sorpasserà il desktop già nel 2015, arrivando a pesare per il 56,2% della spesa in programmatic.

Due sono oggi i metodi principali attraverso cui si effettuano gli acquisti nel programmatic: real time bidding o direct. È il primo metodo, basato su un sistema ad asta, a imporsi attualmente, arrivando a pesare per il 92% del totale investimenti (9,25 miliardi). Tuttavia l’istituto di ricerche prevede una crescita significativa del programmatic direct, che dovrebbe raggiungere 8,57 miliardi di dollari entro il 2016 e arrivare a rappresentare il 42% del totale investimenti in programmatic, contro l’attuale 8%.

La maggioranza delle attività di programmatic riguarda ancora i banner, mentre video e rich media sono venduti prevalentemente attraverso canali tradizionali di vendita diretta. La previsione di eMarketer è che negli Usa i video ads erogati in maniera automatizzata giungeranno a rappresentare il 40% della spesa in advertising video digitale nel 2016.

A titolo di confronto: in Italia, la quota di video adv venduta in programmatic si aggira attualmente intorno al 5% del totale.

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