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SpotX si rafforza in Europa: nuove aperture a Stoccolma e Belfast

SpotX, la piattaforma per la gestione di inventario video, si espande in Europa aprendo un nuovo ufficio a Stoccolma, in Svezia, e uno a Belfast, nell’Irlanda del Nord. L’ingresso nel Paese scandinavo avviene con la nomina di Stephen Byrne a Senior Business Development Director Nordics. Byrne entra in SpotX da ITV, grande emittente commerciale del Regno Unito, dove svolgeva il ruolo di Head of VOD Commercial and Technology Strategy for ITV Hub.

In SpotX, avrà il compito di aiutare editori ed emittenti nei Paesi nordeuropei (Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia) ad utilizzare la tecnologia video programmatica ed espandere la fornitura di inventory dell’azienda nella regione EMEA. Byrne dovrà, inoltre, offrire consulenza ai clienti relativamente alle strategie di ricavo per i private marketplace e curated marketplace per video, video mobile e Tv connessa, oltre ad un approccio programmatico alla tv lineare.

La scelta strategica di entrare in questo nuovo mercato deriva da dati di crescita estremamente positivi per l’azienda: +56% dal 2015 e una crescita anno su anno del 139%. Stando a quanto dichiarato da SpotX, l’EMEA è la regione a crescita più rapida.

Per quanto riguarda l’Irlanda del Nord, l’azienda investe nella squadra di demand development nominando David Guy, proveniente da Tremor, e Katherine McHugh, entrata in SpotX nel 2013 dopo esperienze in IgnitionOne e Coca-Cola, al ruolo di Director Demand Facilitation UK e Southern Europe. Lavoreranno con agenzie, trading desk e inserzionisti nel Regno Uniti e Europa Meridionale con il compito di migliorare la reach e l’efficacia delle loro campagne pubblicitarie video multi-schermo.

Un altro incarico riguarda Alex Wreschner, posto a capo della nuova squadra Demand Operations, a supporto di agenzie, trading desk e inserzionisti con ambienti di private buying su misura.

Suzanne O’Donohue diventa, invece, Account Manager mentre Emma Corfield si unisce alla squadra come Account Coordinator.  La squadra di lavoro dedicata alla domanda è guidata da Alex Merwin, Vice President of Global Programmatic Demand.

A sorpresa, cresce l’inventory di video programmatico nel T1 2016

Nel primo trimestre del 2016, è stato reso disponibile un maggior volume di inventory per il video digitale in Programmatic, con costi per migliaia (CPM) in modesta ascesa, nonostante quello in questione sia tradizionalmente un periodo fiacco per il mercato pubblicitario.

Grazie ad un recente studio, Ooyala ha registrato un aumento del 22% nelle impressioni e un incremento del 13% nei CPM dei private marketplace nel primo trimestre dell’anno dall’ultimo trimestre del 2015. Questo ha portato ad una crescita complessiva del 74% nelle impressioni pagate. Un dato notevole, perché nel primi tre mesi dell’anno, tipicamente, gli editori osservano un calo nei CPM.

A causa dell’avanzata delle tecnologie di blocco pubblicitario adottate dai consumatori, Ooyala afferma che il reinserimento degli annunci, la cosiddetta ad-insertion, è aumentato del 23% durante il T1 2016. Questo strumento è in grado di aiutare editori ed emittenti ad incontrare gli obiettivi di ricavo.

Stando ai calcoli effettuati dall’azienda ad tech, un editore con 43 milioni di impressioni pubblicitarie settimanali, il 23% delle quali proveniente dalla procedura di reinserimento, può aumentare i ricavi per somme tra i 150.000 e i 250.000 dollari a settimana quando utilizza CPM tra i 15 e 25 dollari. Annualmente, si potrebbero raggiungere tra gli 8 e i 13 milioni di dollari. Un editore più piccolo che totalizza 7 milioni di impressioni settimanali, con il 17% dei suoi annunci erogato attraverso ad-reinsertion, può vedere un miglioramento nelle entrate pubblicitarie tra 1 e 1,5 milioni di dollari in un anno.

Altro dato emerso dalla ricerca di Ooyala riguarda la scoperta di nuovi video: le raccomandazioni personalizzate rappresentano ancora uno dei migliori strumenti. Se ad un utente sono mostrati video raccomandati per 10 volte e lui li riproduce quattro volte, si ottiene il 40% di “discovery start ratio”.

7 consigli per un video advertising infallibile

La pubblicità video in programmatico sta attraversando una fase particolarmente fortunata. In soli tre anni, eMarketer ha stimato che la spesa in annunci video si è quasi triplicata raggiungendo i 9,69 miliardi di dollari nel 2016, con oltre il 40% di questa spesa diretto verso le inserzioni video mobile.

Poiché in AppNexus vediamo crescere l’adozione e la sperimentazione sulla nostra piattaforma video, abbiamo pensato che fosse un buon momento per fare un passo indietro e valutare cosa possono fare i marketer per rendere più potenti le loro creatività video, con minori probabilità di essere “saltate”.

Guarda la presentazione sottostante per avere alcuni consigli dai nostri esperti su come ottenere il massimo dal tuo investimento video:

Qualità, trasparenza, controllo, flessibilità: le nuove parole chiave del Programmatic Video

Un nuovo studio condotto dalla società di ricerca britannica, MTM, e commissionato da Ooyala, mostra che lo scambio in programmatico è in procinto di diventare onnipresente per i video premium in Europa Occidentale e gli Stati Uniti. La ricerca, basata sulle opinioni dei dirigenti lato-acquisto e lato-vendita provenienti dai maggiori inserzionisti, agenzie, intermediari ad-tech, editori ed emittenti, identifica i principali motori e le barriere alla crescita del programmatic video.

Per completare la sua ricerca principale, MTM ha condotto interviste, forum e sondaggi per raccogliere idee sullo stato del programmatic, visto da centinaia di operatori senior dell’industria. I risultati suggeriscono che il settore si sta muovendo verso una nuova fase di crescita, in cui l’enfasi si sposterà verso la qualità, la trasparenza, il controllo, la flessibilità e la collaborazione.

Il rapporto rivela anche come i principali mercati si relazionino a questa transizione. Questi gli elementi fondamentali emersi dal documento:

  • Gli Stati Uniti e il Regno Unito sono i più all’avanguardia nell’adozione del programmatic, adesso scambiano in programmatico rispettivamente il 25% e il 23% di tutto il video online. Entrambi i paesi vedono una crescita del 42% anno-su-anno del video online. Ciò è dovuto largamente ad una significativa frammentazione del pubblico che interessa entrambe le regioni;
  • La Svezia si dimostra molto promettente, il Paese ha visto il 59% di crescita anno-su-anno dell’online video, con il 12% di questo venduto programmaticamente. Ha il più vasto potenziale di crescita, specialmente perché il pubblico della Svezia divide equamente il suo tempo tra il consumo del video online e la tv tradizionale. In altri paesi, invece, la visione televisiva domina sull’online quasi in proporzione doppia e in alcuni casi anche di più;
  • La Germania sta rimanendo indietro, scambia programmaticamente solo il 9% e detiene il tasso di crescita anno-su-anno nell’online video più basso (28%). I rispondenti segnalano che dall’industria mancano le istanze di cambiamento, questo perché in questo mercato pochi attori chiave posseggono la maggioranza dell’inventario premium; in più, sussiste un eclatante rifiuto dell’adozione del real-time-bidding, col fine di salvaguardare i modelli tradizionali.

Mentre la crescita anno-su-anno del video online in Francia è vicina alla Germania, con il 29%, questo Paese ha adottato il programmatic più rapidamente e scambia ora il 19% di tutto l’online video.

Le inventory protette di YouTube e Facebook sono considerate come le maggiori barriere alla crescita del programmatic, specialmente nel Regno Unito e negli Stati Uniti. “Google ha tagliato le siepi per lasciare entrare più luce, ma rimane ancora il suo muro. L’Header Bidding è lo sforzo di un editore per eludere DoubleClick for Publishers con lo scopo di aumentare la domanda e quindi il ritorno, ed esso ha compromesso l’ad-exchange di Google. Non è una soluzione definitiva, ma è notevole osservare come Google abbia cambiato i suoi schemi a causa delle pressioni degli editori, è un passo verso la giusta direzione”, ha dichiarato a MediaPost Scott Braley, General Manager di Ad Tech in Ooyala.

Bradley ha affermato che i private marketplace continuano ad essere il metodo dominante per scambiare programmaticamente, specialmente dai clienti della sua azienda.

Alcuni elementi in particolare della ricerca hanno sorpreso il General Manager: “Guardare la giustapposizione del Programmatic nei vari paesi, cosa lo ferma, cosa gli permette di prosperare, ecc., è stato molto interessante. In Germania, ad esempio, pochi operatori mantengono il controllo della maggioranza dell’inventory premium e non hanno fretta di cambiare lo status-quo. In più, il concetto per cui il rapporto tra compratori e venditori sia avversario è stato completamente sconfessato da questo rapporto. Abbiamo visto un modo di pensare veramente collaborativo, un allineamento piuttosto che un’opposizione”.

Braley ha dichiarato di vedere gli operatori lato-vendita e lato-acquisto in accordo sul fatto che il programmatic sia inevitabile. “Ciò significa semplicemente essere coscienti e riconoscere differenti motivazioni e incentivi dai vari componenti dell’industria, bisogna avere inoltre un trasparente e rispettoso approccio per trovare valore per entrambe le parti”.

Dmexco 2015: ci sarà anche smartclip. Presto la società aprirà un polo tecnologico a Berlino

smartclip, la piattaforma internazionale specializzata in addressable tv e proprietaria della SSP video multipiattaforma SmartX Platform, sarà presente con uno spazio espositivo al prossimo dmexco di Colonia, in programma il 16 e il 17 settembre.

Lo stand darà spazio al mondo dell’addressable tv e a SmartX Platform che rappresentano i temi dominanti dell’offerta di smartclip su cui la società sta lavorando con l’obiettivo di portare il programmatic video advertising su tutti gli schermi, inclusi quelli televisivi.

L’impegno dell’azienda verso l’addressable tv si concretizza anche attraverso l’apertura di un centro di sviluppo a Berlino. Björn Münchau – recentemente entrato in smartclip come product director addressable tv – e il suo team di quattro specialisti in HbbTV, svilupperanno e miglioreranno le soluzioni tecnologiche che sono alla base della piattaforma proprietaria di addressable tv di smartclip.

Jean-Pierre Fumagalli, co-fondatore e ceo di smartclip, spiega: «Diverse emittenti televisive già utilizzano la nostra attuale soluzione tecnologica per addressable tv, che consente agli inserzionisti di distribuire i propri spot sulla tv lineare in tempo reale, attraverso gli adserver. Sviluppare e migliorare la tecnologia dell’addressable tv è il nostro prossimo importante obiettivo. Un portale white-label specificamente creato per la tecnologia HbbTV consentirà alle emittenti televisive di offrire in modo semplice, redditizio e personalizzabile ai propri telespettatori servizi aggiuntivi, come la catch-up TV, il video on demand e altri servizi come per esempio le previsioni del tempo. Tutto questo sfruttando la tecnologia HbbTV e generando ulteriori possibilità di monetizzazione».

La soluzione per l’addressable tv di smartclip, che permette di distribuire e analizzare i formati pubblicitari durante i normali programmi televisivi, attraverso adserver, offre diversi vantaggi. Innanzitutto, con la distribuzione basata su adserver, gli inserzionisti possono individuare i parametri rilevanti quali la reach effettiva e la frequency cap. Di conseguenza, invece di prenotare un intero break pubblicitario basato sui GRP, sarà possibile distribuire tramite adserver, in tempo reale e in modo mirato, annunci pubblicitari direttamente integrati in un programma della tv lineare, dando alle emittenti televisive opzioni aggiuntive per monetizzare i propri spettatori.

«Il nostro obiettivo è di raggiungere gli utenti e per questo abbiamo creato una gamma di soluzioni che prevede un uso scientifico di First Party Data e tecnologie di Attribution tracking. Stiamo assistendo ad una crescita delle diffusione delle nuove tv connesse e smartclip ha già le risposte per sostenere le pianificazioni di campagne video anche su questi nuovi modelli di tv e le presenteremo al dmexco» commenta Luca Di Cesare, managing director di smartclip Italia.