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TV avanzata, in Europa il 42% delle impression è venduto in programmatic. Lo studio di Google

Sulla cosiddetta “TV avanzata” (televisione lineare o on demand vista attraverso dispositivi connessi a internet) già da qualche tempo è possibile acquistare pubblicità in programmatic. Ma quanto effettivamente l’adv su questo mezzo viene oggi commercializzata in modalità automatizzata? Google ha provato a dare una risposta attraverso un suo studio globale.

Big G ha analizzato le inventory dei partner che utilizzano Google Ad Manager, ed ha scoperto che la maggior parte delle impression su TV avanzata – il 67% – è ancora transato in maniera tradizionale, ossia attracerso sponsorizzazioni dirette o le classiche reservation della TV vecchio stile. Solo il 16% è commercializzato in programmatic.

Sorprendentemente però la percentuale degli acquisti in programmatic sale nella regione EMEA, dove arriva al 42%, mentre in Nord America gli acquisti tradizionali raggiungono un picco del 75%.

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(nota: la voce “house” si riferisce agli annunci interni dell’editore, tipicamente utilizzati per promuovere la programmazione proprietaria)

Programmatic: le modalità più usate e il rapporto con i ricavi ottenuti

Andando ad analizzare nello specifico le modalità programmatic più utilizzate, lo studio rileva come a livello globale i deal diretti (programmatic guaranteed o preferred deal) rappresentino il 52% di tutte le impression vendute; di questa percentuale, il 36% sono deal in programmatic guaranteed. Il 41% delle impression viene invece commercializzato tramite open auctions.

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Nella regione EMEA, in particolare, il 37% delle inventory TV vendute in programmatic è commercializzata tramite preferred deal, la più alta percentuale registrata per questa modalità di compravendita a livello globale.

Guardando invece al rapporto tra modalità di vendita e ricavi degli editori, lo studio evidenzia come dall’open auction – che rappresenta il 39% delle impression globali – si generi il 41% dei ricavi dei partner di tv avanzata di Google Ad Manager. Combinati, i deal in programmatic direct rappresentano oltre il 41% dei ricavi dei partner a livello globale, con il programmatic guaranteed a fornire la parte più cospicua (34%).

Ad offrire il più alto tasso di ricavi per impression, in proporzione, sono invece le private auction, che rappresentano solo il 6% delle impression totali ma il 14% dei ricavi dei partner nel mondo.

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Mediaocean avvia un programma per facilitare l’acquisto della pubblicità tv

Mediaocean ha annunciato il lancio di una nuova partnership con cui spera di eliminare alcuni dei grattacapi connessi al programmatic in tv.

La società di ad tech collaborerà con l’organizzazione sell-side Operative per creare una one-stop shop per le aziende e le agenzie che desiderano acquistare un bacino di spazi pubblicitari in tv, sia essa lineare (connected tv) o digitale (streaming).

Secondo l’AD della compagnia Bill Wise, l’integrazione sarà in grado di automatizzare gran parte delle procedure relative all’assemblaggio dei request for proposal (RFP) e al processamento degli insertion order, permettendo ai team coinvolti nelle operazioni, sia buy che sell-side, di ridurre di circa la metà il tempo necessario nell’esecuzione degli accordi, attraverso l’automatizzazione di processi normalmente gestiti manualmente.

Operative è una piattaforma SaaS lato vendita, e Mediaocean ha un’offerta simile lato acquisto. Con questa integrazione, gli editori risponderanno a un RFP attraverso la soluzione AOS Connect di Operative, che verrà poi mandata alle agenzie media attraverso la piattaforma Prisma di Mediaocean.

«Le persone non vogliono comprare il contesto, non vogliono comprare programmi: vogliono comprare pubblico», ha detto Wise. «E comprare quel pubblico significa cercare lo stesso tipo di funzionalità che stanno sperimentando sul digitale. Vogliono che esista anche in TV».

Un altro fronte a cui Mediaocean sta lavorando è quello dell’unificazione: oggi gli utenti possono fare un’abbuffata di dispositivi diversi per guardare il loro contenuto preferito, e questo rende il targeting e l’attribuzione una faccenda davvero complicata.

A partire da agosto, i clienti di Mediaocean possono utilizzare gratuitamente per tre mesi il nuovo sistema, che Wise paragona a una “DSP per la tv“.

Tra i partner di lancio del progetto pilota ci sono il broadcaster americano NBC Universal (NBCU) e alcune agenzie di una delle grandi 5 holding pubblicitarie.

Il prossimo step sarà coinvolgere più partner lato acquisto e lato vendita. Le due società, Mediaocean e Operative, contano di estendere nel quarto trimestre il progetto pilota alle principali 7 o 8 società media, per arrivare a coprire un’ampia porzione del mercato editoriale premium.

Google, sulla DSP Display & Video 360 arriva la TV lineare

Circa un mese fa, in occasione dell’evento Marketing Live, Google aveva annunciato alcune novità relative all’acquisto automatizzato di spot televisivi, volte soprattutto a standardizzare e semplificare gli acquisti su televisioni lineari e connesse.

Ma sulle piattaforme di Google è già possibile acquistare pubblicità su tv lineare? Negli Stati Uniti sì, secondo quanto rivela la testata AdExchanger. Google ha infatti avviato, proprio il mese scorso, i test in beta della vendita di inventory su tv tradizionale tramite la sua DSP Display & Video 360, attraverso un accordo con la società di ad tech televisivo WideOrbit.

Grazie a questo accordo, è attualmente possibile acquistare, in maniera automatizzata tramite la DSP, campagne su canali cable locali e network affiliati, che tipicamente prevedono un acquisto diretto e per emittente. Al momento il progetto è ancora alle primissime fasi, con selezionati partner e con la gestione delle transazioni pubblicitarie affidata alle singole piattaforme, ma sembrerebbe che Google stia lavorando a una versione self-service della tecnologia, il cui lancio potrebbe avvenire già entro l’anno.

Nel frattempo, Google sta anche cercando di ampliare i partner, con un’altra SSP televisiva, Clypd, in lizza per essere integrata questo autunno, e di ottimizzare i processi per risolvere alcuni ostacoli dettati dalla necessità di adattare a nuove tecniche la vendita di un mezzo ancora legato a modelli tradizionali. Ad esempio, lavorare con broadcaster che non vogliono necessariamente impegnarsi con l’intera stack di Google, o omologare le dinamiche di vendita (che sono diverse anche solo tra tv nazionale e locale), o ancora collegare gli exchange programmatici con i broadcaster, o sviluppare ulteriormente modelli e strumenti di targeting e misurazioni.

Ce la farà nel breve termine? Chissà. Resta di fatto che Big G ormai da tempo guarda con vivo interesse ai grandi budget televisivi, e, adesso che la TV sta definitivamente entrando nel mondo dell’ad tech, non vuole perdere il proprio posto nell’arena.

Il Programmatic Director del Guardian: «Il mercato è “opaco by design”»

Nella nostra rassegna di oggi spazio al tema della trasparenza, al mercato della Programmatic TV e ai nuovi step del progetto Advertising ID Consortium.

Daniel Spears, Programmatic Director del Guardian: «Il mercato è “opaco by design”»

Un mercato in salute è nutrito dalla fiducia dei suoi investitori, e la fiducia è costruita sull’affidabilità. Un assunto che vale anche per il mondo della pubblicità online, in cui gli “investitori” – siano essi aziende alla ricerca del ROI o editori che monetizzano le loro property – hanno a che fare con un certo livello di “opacità” dei processi che certo non giova al loro “sentiment” nei confronti del mercato. Questa opacità, secondo il Programmatic Director del Guardian Daniel Spears, è “by design”, cioè insita nelle dinamiche del mercato stesso. Per questo, il raggiungimento della trasparenza non è cosa semplice, per quanto lo vogliano i diretti interessati. Ma una soluzione c’è, e non passa dalla blockchain. Leggi di più su ExchangeWire.

La spesa in Programmatic TV cresce: in USA toccherà i 4,7 miliardi di dollari nel 2020

In USA gli investimenti pubblicitari in Programmatic TV raggiungeranno nel 2020 i 4,7 miliardi di dollari, dall’attuale cifra di 1,7 miliardi. E’ quanto prevede il nuovo report di eMarketer sull’Advanced TV, che ha indagato l’andamento del mercato anche per quanto riguarda la parte Addressable e OTT. Nel prossimo futuro, la maggior parte degli accordi di Programmatic TV verranno condotti privatamente, e concordati su regole di transazione tra selezionati inserzionisti e venditori, con garanzie di inventory e di prezzo. Leggi di più su eMarketer.

Prosegue il progetto Advertising ID Consortium

LiveRamp, dataxu e Index Exchange hanno lanciato la prima dimostrazione prativa dell’Advertising ID Consortium di cui fanno parte. Si tratta di un prodotto che posiziona l’IdentityLink di LiveRamp direttamente nei flussi d’asta, saltando così i processi di sincronizzazione dei cookie ticipamente richiesti per associare le informazioni contenute nelle DSP e nelle SSP. Intanto, Bill Simmons, co-fondatore e CTO di dataxu, si è unito al board del consorzio. Leggi di più su AdExchanger.

Programmatic buying: Sizmek annuncia nuove soluzioni per le Advanced TV

Novità da Sizmek: al Dmexco, la piattaforma indipendente per l’acquisto di pubblicità online ha presentato un nuovo progetto dedicato alle Advanced TV, che prevede il lancio a fine anno di una soluzione integrata per tv lineari, addressable e connesse (più info a questo link).

Grazie a questo sviluppo, gli investitori non solo avranno accesso con la piattaforma Sizmek all’inventory delle tv lineari, addressable, e connesse, ma saranno in grado di applicare alla tv gli insight forniti dall’intelligenza artificiale, al momento utilizzati per il digital advertising, per poter ottenere una targettizzazione, una reach e una frequenza costanti per tutta la campagna.

Unendo dati, media e creatività all’intelligenza artificiale, Sizmek permetterà quindi alle agenzie e ai marketer di veicolare la conoscenza dei brand in modo controllato e efficace sia in tv che online.

«Un feedback costante da parte delle agenzie è che avere reach e frequenza adeguate, mentre si fa un utilizzo efficiente dei media, è una delle maggiori sfide che si trovano ad affrontare», afferma Enrico Quaroni, Managing Director Italy di Sizmek. «L’audience si sta spostando dalla tv lineare verso le addressable tv, le tv connesse e gli Ott. Questa frammentazione è una sfida che stiamo cercando di risolvere. La nostra capacità di utilizzare gli insight derivanti dalla pubblicità online e applicarli alle advanced tv ci permette di offrire la miglior soluzione possibile a marketer e agenzie”.

Lo scorso mese, Sizmek ha annunciato il rilascio di una nuova versione della sua DSP potenziata dall’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di offrire ai pubblicitari e alle agenzie una piattaforma di programmatic buy-side sempre più efficace ed efficiente. Questo nuovo annuncio rappresenta un ulteriore passo in avanti nello sforzo di unire dati, media e creatività attraverso tutti i canali digitali, incluse le advanced tv.

eMarketer ha stimato che quest’anno negli Stati Uniti ci saranno 182,6 milioni di utenti con una tv connessa, l’8,1% in più rispetto al 2017, il che significa il 55% della popolazione, oppure il 71,6% di tutte le famiglie guarderà programmi attraverso una tv connessa, una Smart tv o attraverso piattaforme Ott come Netflix o Amazon Prime.

Gli advertiser stanno già investendo nelle Advanced TV, ma sono anche impegnati a raggiungere quest’audience in costante crescita attraverso un approccio cross-channel. In questo senso, spiega Sizmek, un limite è che le soluzioni attuali per acquistare spazi pubblicitari in televisione richiedono il coinvolgimento di molteplici vendor, con la difficoltà di dover combinare dati e inventory differenti per la televisione lineare e per ogni tipologia di advanced tv. Il risultato è spesso una over delivery nei confronti del target a causa dell’incapacità di ottimizzare la reach e la frequenza.

Lavorando con i dati e con partner provenienti dall’intero panorama delle advanced tv (come Telaria, Spotx e Freewheel) e utilizzando l’intelligenza artificiale per colmare il divario tra loro, Sizmek offre una soluzione unica per i buyer per attivare e ottimizzare le campagne televisive all’interno di un vasto pool di inventory integrate.

Migliori dati e metriche comuni: ecco quello di cui ha bisogno oggi la TV in Europa

Nuovi progetti sul fronte dati e nuove metriche: è quello di cui ha bisogno oggi la tv in Europa, secondo i professionisti di questo mezzo.

E’ quanto rivela un consorzio nato pochi mesi fa e di cui fanno parte la società di ricerche e consulenza britannica MTM London, Adobe, Sky, TV Beat (attiva in campo dati) e Alphonso (specializzata in analytics). Il gruppo ha condotto il suo primo studio sulle sfide che l’industria televisiva si trova attualmente ad affrontare in Europa e sui cambiamenti del mezzo richiesti dagli inserzionisti, indagando il punto di vista di manager televisivi in UK, Italia, Francia, Germania e Olanda.

Secondo la ricerca, se il valore della pubblicità televisiva raggiunge quasi i 20 miliardi di euro all’anno nei 5 mercati, in Italia si è registrato un calo del 5% della visualizzazione giornaliera di tv lineare, percentuale che sale al 6% in Olanda e al 9% in UK. Cambiamenti nel consumo che si fanno sempre più pressanti e che richiedono, secondo gli intervistati, maggiori sforzi sul fronte dati e su quello delle metriche.

«L’industria televisiva in Europa sta sperimentando un periodo di forte cambiamento, con una visualizzazione televisiva sempre più ampiamente distribuita e frammentata, e con la caduta delle barriere di entrata nel settore – spiega Jon Watts, co-fondatore e direttore di MTM London -. C’è un diffuso consenso nei principali mercati europei che sia necessario fare qualcosa. I broadcaster hanno sempre più bisogno di sfruttare i dati per supportare e far crescere il loro business, creare nuovi prodotti, migliorare il targeting e utilizzare dati e analytics di marketing per migliorare i loro servizi televisivi multi-piattaforma. Siamo fiduciosi che il mercato cambierà col tempo, ma c’è chiaramente molto da fare».

Dallo studio sono emerse in particolare cinque priorità per il mercato televisivo.

Innanzitutto l’esigenza di segmenti pubblicitari e caratteristiche di targeting comuni su diversi bacini di spazi pubblicitari televisivi, per offrire una maggiore scalabilità agli inserzionisti.

Secondariamente, che i dati sulle audience del mezzo forniscano dei modelli di consumo esaustivi e verificati in maniera indipendente.

Terzo, nuovi dati e metriche (e prodotti associati) capaci di portare in tv nuove categorie di inserzionisti, come PMI, aziende locali o imprese con obiettivi a performance.

Ancora, principi e metodi per unificare la misurazione dell’efficacia pubblicitaria, assicurando la comparabilità tra diversi studi e lo sviluppo congiunto di strumenti di attribuzione.

Infine, nuove metriche in aree come la viewability (lo studio fa riferimento, ad esempio, al 100% della visibilità per l’intera durata di un video) e la brand safety per sottolineare la qualità e il valore unici del mezzo televisivo.

Cinque punti che fanno pensare anche ad un utilizzo più marcatamente data-driven della tv, ed a modalità di vendita pubblicitaria orientate al programmatic. Intervistato da Campaign in occasione della pubblicazione del report, il Managing Director di Adobe Cloud EMEA Philip Duffield ha spiegato che, per l’appunto, «dal punto di vista di Adobe, il Programmatic TV è l’ultimo baluardo per noi, particolarmente in Europa».

Un settore che ad Adobe ha già fruttato parecchio oltreoceano: dal lancio nel 2014 delle sue prime soluzioni di programmatic TV negli Stati Uniti ad oggi, 2014, l’offerta della società è aumentata fino a raggiungere il 20% del suo fatturato complessivo. E i trend lasciano intendere ulteriori crescite nel prossimo futuro. «Stiamo avendo difficoltà a lanciarla in Europa, ed è per questo che il consorzio ci è utile. Abbiamo bisogno di scoprire quali sono i punti dolenti».

Adesso, l’obiettivo del consorzio è quello di attivare una maggiore collaborazione tra gli operatori del mercato, sia da un punto di vista dei dati che di broadcasting e di tecnologie pubblicitarie.

Valentino Cagnetta, Media Italia: «Per la TV, il rilancio passa dall’ad-tech»

In un mercato italiano degli investimenti pubblicitari che ha chiuso il 2017 a quota 7,5 miliardi di euro, pressoché stabile sul 2016, la presenza sempre più ingombrante dei grandi player della rete è una delle tendenze con cui gli editori devono fare i conti.

Secondo Valentino Cagnetta, Ceo di Media Italia – il centro media del Gruppo Armando Testa – ciò vale anche per la TV, che a differenza di altri mezzi “tradizionali” è riuscita a mantenere stabile la propria market share e che proprio alla tecnologia deve guardare per mantenere nel medio termine il proprio ruolo di mezzo “trainante” nel campo della pubblicità.

«Oggi», ci ha detto Cagnetta, «il mercato dell’advertising ruota sostanzialmente intorno a tre grandi protagonisti: Google, Facebook e la TV. Quest’ultima finora è riuscita a mantenere la sua quota di investimenti, ma ha completamente ceduto la funzione di traino dell’evoluzione culturale e tecnologica del Paese a internet, dopo averla ricoperta per decenni».

«Non vediamo una grande voglia di mettere mano ai contenuti e di questo siamo un po’ delusi – continua il manager – ma uno spiraglio viene dalla rete. La tv deve puntare rapidamente a un’evoluzione tecnologica. Nel passaggio a un ambiente “smart” e alle tv connesse c’è il potenziale per consentire ai player televisivi di tornare a scommetter sull’innovazione, anche in chiave pubblicitaria».

Parliamo, quindi, di programmatic? “Nì”: «Il concetto di “programmatic” come abbiamo imparato a conoscerlo su Internet – osserva Cagnetta – è ancora lontano dalla TV».

E non solo, continua l’a.d. di media Italia, per un motivo tecnico: «difficile che gli operatori televisivi acconsentano, come hanno fatto molti editori, ad affidare la propria inventory a piattaforme terze. Una parte troppo ampia dei ricavi andrebbe “dispersa” nella catena degli intermediari e i player della televisione ‘la sanno troppo lunga’ per cadere in questa ‘trappola‘. Però certamente si orienteranno verso qualcosa di “semi-programmatico” appena saranno davvero pronti. La scommessa è quella di convincere gli utenti a passare rapidamente a un ambiente televisivo più tecnologico, in cambio di un’esperienza percepita come veramente migliore».

Videology, credito da 80 milioni per sviluppare la Programmatic tv

Videology, la società specializzata in tecnologie per il programmatic video advertising su tv e online, ha annunciato di aver ottenuto una linea di credito da 80 milioni di dollari da FastPay e Tennebaum Capital.

L’operazione fornirà alla compagnia più liquidità per espandere la propria attività di sviluppo nel mercato del programmatic advertising televisivo a livello globale.

Videology ha già raccolto circa 121 milioni di dollari di capitali dalla sua fondazione, avvenuta 10 anni fa. A questo stadio avanzato del ciclo di vita della società, ha spiegato il Ceo della compagnia Scott Ferber, l’ottenimento di una linea di credito è stata individuata come soluzione più idonea per lo sviluppo del business, piuttosto che impegnarsi un nuovo costoso round di Venture Capital.

“Vediamo grandi opportunità nel fare per i nostri clienti della TV lineare quello che abbiamo fatto con digitale, ossia rendere le transazioni più fluide”, ha affermato Ferber.

Non è la prima volta che FastPay, società specializzata in soluzioni finanziarie e servizi di pagamento, fornisce credito alle società di digital media advertising o ai network pubblicitari online per pagare i propri costi media in attesa di essere a loro volta remunerati da agenzie media o clienti diretti.

Ora, questo tipo leva finanziaria potrebbe agevolare la crescita del mercato del Programmatic su mezzi nuovi come radio e soprattutto tv, un mercato già in forte crescita: secondo eMarketer, solo negli Stati Uniti la spesa in pubblicità televisiva “programatica” crescerà del 75,7% quest’anno, arrivando a 1,13 miliardi di dollari, per arrivare nei due anni successivi alla soglia dei 3,80 miliardi.

AT&T sceglie Brian Lesser per guidare una nuova divisione ad-tech

Brian Lesser, Ceo di GroupM per il Nord America, abbandona la holding media di WPP per assumere un importante ruolo in AT&T.

All’interno della conglomerata delle telecomunicazioni, Lesser sarà chief executive officer della nuova divisione di business che si occuperà di progettare una piattaforma per la pubblicità e gli analytics, con la finalità di gestire dati e i contenuti che AT&T assimilerà dall’acquisizione di Time Warner, tuttora in via di finalizzazione.

“Brian è stato un collaboratore fondamentale di 24/7 Real Media, Xaxis e più recentemente GroupM. Siamo rammaricati di vederlo andare via ma gli auguriamo ogni successo nel suo nuovo ruolo. Inizieremo subito la ricerca di un sostituto”, ha dichiarato GroupM in una nota.

“Lesser è un manager eccellente e uno dei migliori a utilizzare la tecnologia e i dati per creare pubblicità mirata”, ha dichiarato il Ceo e Presidente di AT&T, Randall Stephenson, in un comunicato, “Una volta completata la nostra acquisizione di Time Warner, crediamo di avere l’opportunità di costruire una piattaforma per l’automatizzazione negli ambienti del video premium e della pubblicità televisiva, facendo quello che motori di ricerca e social media hanno fatto per la pubblicità digitale”.

In attesa che GroupM trovi un rimpiazzo, il Ceo globale, Kelly Clark, assumerà ad interim l’incarico rimasto vacante.

Lesser è stato fondatore e ceo di Xaxis, la società di programmatic di GroupM. Fa notare AdExchanger che, nel suo ruolo, in cinque anni ha portato i ricavi di Xaxis ad un milliardo di dollari. Inoltre, ha supervisionato la progettazione e l’avvio della data managemt platform Turbine, sviluppata come nucleo centrale del capitale dati e tecnologico delle agenzie del Gruppo.

SpotX continua a espandersi in Europa e punta sull’Italia: «Ampi margini di crescita»

Già in una fase avanzata negli Stati Uniti, il processo di digitalizzazione della tv si sta affermando anche in Europa, soprattutto in Regno Unito e nella regione settentrionale del Vecchio Continente. Grazie alla capacità dei nuovi apparecchi televisivi di connettersi alla rete, le emittenti sono in grado di fornire contenuti attraverso modalità e tempistiche totalmente personalizzate, con grandi benefici per gli spettatori.

Ma la televisione avanzata, macro-categoria in cui rientrano Programmatic tv, addressable tv e televisione connessa, porta dei vantaggi anche per le aziende inserzioniste, che sfruttando le piattaforme di tecnologia per la pubblicità possono erogare i loro spot a segmenti di utenti altamente profilati in maniera efficace ed efficiente, minimizzando la dispersione dei messaggi.

SpotX, società americana proprietaria di una supply-side platform, intende sfruttare questa tendenza in atto nel comparto per espandersi in Europa, soprattutto nei mercati giovani, dove prevale ancora il modello della televisione lineare, caratterizzati da promettenti margini di crescita. Ne abbiamo discusso, approfondendo anche altri temi cruciali per l’industria, con Leon Siotis, Managing Director UK & Southern Europe e Joanna Burton, VP European Strategy di SpotX.

Quali sono le prospettive di SpotX in Europa e in Italia in particolare?

«In questi ultimi anni, la televisione connessa ha registrato una forte espansione e ci aspettiamo che diventi una tendenza in Europa. Nel Regno Unito è già diffusa ma Paesi come Italia e Spagna si trovano ancora indietro. I mercati si evolvono in modo diverso, bisogna sapersi adattare, ma nel lungo termini ci sarà una crescita e questo darà agli inserzionisti l’opportunità di acquistare annunci mirati.

In generale, man mano che la televisione sarà più connessa ci sarà più business per SpotX. Il mercato europeo si è rivelato molto importante per noi: negli ultimi tre anni, da quando abbiamo aperto il nostro primo ufficio qui, abbiamo raggiunto un organico di oltre 50 unità, di cui ben 30 sviluppatori, un dato inusuale ma indicativo per una società americana che opera in questo settore. Per noi l’Europa è strategica.

In Italia lavoriamo con grande entusiasmo, continuando a espanderci e a lavorare con i nostri partner. Anche se partito da una base più bassa, il mercato sta crescendo molto velocemente. Sicuramente ci aspettiamo un’impennata nell’adozione della televisione connessa».

Trasparenza, viewability e verifiche sono temi prioritari nell’industria della pubblicità digitale. Quali misure avete adottato per soddisfare le esigenze dei vostri clienti?

«Abbiamo recentemente stipulato un accordo con Meetrics per la misurazione della qualità dell’inventario video, che si aggiunge alle collaborazioni già in vigore con Moat, DoubleVerify e altre società analoghe.

Investiamo in brand safety e viewability da molti anni, sono molti i partner già integrati nella piattaforma. In particolare, la viewability sta diventando una vera e propria metrica e gli inserzionisti richiedono sempre un tasso minimo prima di acquistare gli spazi. Diventa dunque vitale per gli editori avere pieno controllo su questo parametro, adoperando strumenti per misurare e vendere in modo efficace ed efficiente.

Un ulteriore impegno in quest’ambito è rappresentato da Audience Lock, uno strumento che protegge i dati degli editori nelle transazioni pubblicitarie e permette, al contempo, agli inserzionisti di pianificare la loro campagna, senza problema di privacy o fuga di informazioni».

SpotX lavora principalmente con gli editori televisivi. Qual è l’incidenza di una tecnica di vendita come l’header bidding in un ambiente video?

«Alcuni pensano che non sia il meccanismo più adatto, altri sostengono, invece, che sia destinato a risolvere tutti i problemi degli editori. Nel dibattito, noi occupiamo una posizione mediana: crediamo che l’header bidding giocherà comunque un ruolo nell’ecosistema programmatico. Crediamo che gli editori debbano avere la possibilità di far competere tutti i loro partner pubblicitari in un’unica piattaforma. Ma non è una soluzione adatta a tutti: l’header bidding si dimostra molto efficace in ambienti desktop, ma non è adeguato per tutti gli editori video, soprattutto per quanto riguarda la televisione connessa».

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