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Tre fattori da considerare prima di portare in-house la gestione del Programmatic

Programmatic in-house, misurazioni e pubblicità app-install sono gli argomenti della nostra rassegna di oggi.

Tre fattori da considerare prima di portare in-house la gestione del Programmatic

Desiderose di avere maggior controllo sui processi di acquisto e gestione delle campagne in programmatic, sempre più aziende scelgono di internalizzare le attività relative al programmatic. Tuttavia, se da un lato questa può sembrare la soluzione migliore per aumentare scalabilità, efficienza e trasparenza delle campagne, d’altro canto non è una cosa semplice da mettere in pratica. Prima di decidere di portare in-house questo business, le aziende dovrebbero considerare tre fattori: innanzitutto, che trovare talenti specializzati sul programmatic non è semplice, poi, che la tecnologia non si mette in piedi e gestisce da sola; infine, che spesso il contributo di un’agenzia va oltre la mera esecuzione di una campagna. Leggi di più su AdWeek.

Misurazioni, Hearst lancia la metrica Engaged View Rate per il Branded Content

Una delle principali esigenze del mercato pubblicitario, oggi, è trovare delle metriche che riescano a misurare efficacemente le reali performance di una campagna. E non manca chi, con questo obiettivo, ne inventa di nuove. Come Hearst UK, che ha introdotto una nuova metrica dedicata al Branded Content, chiamata Engaged View Rate. Tale metodo si ottiene combinando il tempo di permanenza sull’annuncio con il livello di profondità dello scorrimento di una pagina, e consiste in un punteggio calcolato una volta che l’utente ha impiegato un minimo di 30 secondi su una pagina e ha raggiunto una profondità dello scorrimento di almeno il 75%. Leggi di più su Digiday.

Pubblicità app-install, il Video continua ad essere un driver

La pubblicità video continua a giocare un ruolo importante nel motivare gli utenti a installare le app. Secondo uno studio della società di misurazioni AppsFlyer, in UK addirittura le installazioni di app innescate da spot pubblicitari in UK sono aumentate del 71% tra il 2017 e il 2018. Le stesse campagne che hanno come obiettivo l’installazione di app sono in aumento: la società stima che tra il 2017 e il 2020 le aziende investiranno in tali annunci 2,3 volte di più. E come conseguenza, anche i costi (CPI) aumenteranno, fino al 10% in più anno su anno. Leggi di più su Mobile Marketing Magazine.

Programmatic? Le aziende preferiscono affidarne la gestione a società esterne

Nonostante la tendenza a gestire in-house le attività di ad tech sia in crescita, attualmente il programmatic è la mansione di marketing più frequentemente affidata a società esterne, secondo una ricerca globale.

Lo studio, effettuato dalla società di consulenza di marketing NewBase e ripreso da eMarketer, ha coinvolto 120 responsabili marketing nel mondo, rivelando che il 43% di essi affida all’esterno la gestione del programmatic. Tra le 15 mansioni considerate, il programmatic è quella con la percentuale più alta di gestione in outsourcing.

in-house-outsourcing

Un dato che stupisce, ma forse non troppo. Se da un lato infatti buyer e venditori guardano con sempre più interesse alla gestione in-house del Programmatic per avere un maggiore controllo dei processi di compravendita pubblicitaria e ovviare a problemi quali frodi e mancanza di trasparenza sui costi, dall’altro infatti non è sempre facile gestire reperire strumenti e risorse, anche professionali, per farlo al meglio. Un’altra ricerca, effettuata quest’estate da Infectious Media, ha evidenziato che tra le aziende ben l’84% vorrebbe avere maggiore controllo sui propri investimenti programmatici, ma in effetti solo l’1,4% ha compiuto passi avanti per portare in-house le attività di advertising tecnologico.

E, del resto, gestire internamente il programmatic non vuol dire necessariamente farlo per il 100% delle attività. In effetti è molto raro trovare chi gestisce in casa tutti gli aspetti del pubblicitario “automated”, come Netflix. Il più delle volte, le aziende preferiscono internalizzare solo specifiche attività della filiera programmatica, ad esempio con la creazione di DMP proprietarie per i dati di prima e terze parti.

Tipico sceglie Adform per gestire in-house il Programmatic

Tipico, leader mondiale nel settore delle scommesse sportive online, fondato nel 2004, ha scelto Adform, la piattaforma ad-tech full stack indipendente e aperta, come soluzione per i bisogni legati all’ad serving globale, al reporting e ai dati.

L’ad server della società, guidata in Italia da Alfonso Mariniello, è una soluzione stand-alone che Tipico utilizzerà per pianificare tutte le campagne pubblicitarie digitali, dando vita ad attività pubblicitarie in-house efficienti, trasparenti e fluide. Esso consentirà la creazione di segmenti di nicchia utilizzati per personalizzare e ottimizzare l’alto impatto delle campagne video e mobile digitali e programmatiche. I segmenti saranno utilizzati anche sul sito di tipico.com per indirizzare contenuti pertinenti sul sito web e sull’app.

Adform è un partner a prova di futuro, un partner fidato, che ci può aiutare a scalare le nostre attività pubblicitarie a livello globale. Abbiamo utilizzato l’ad server di Adform da marzo e siamo rimasti molto colpiti dalla capacità di servire in modo affidabile e trasparente, di ottimizzare e analizzare le campagne in modo efficiente ed efficace.”  – ha affermato Nadja Julich, Marketing Director di Tipico.

Marc Hudoffsky, Vice President Platform Solutions di Adform per il mercato EMEA, ha poi aggiunto: “Tipico si è dimostrato all’avanguardia implementando un ad server flessibile e integrato. È una società che comprende i benefici della pubblicità e dei contenuti rilevanti e personalizzati e sta fortemente puntando su questi aspetti. Il team di Tipico davvero è in grado di cogliere le opportunità e i vantaggi di una soluzione tecnologica per la pubblicità in-house. Siamo orgogliosi di essere partner di Tipico e siamo entusiasti di vedere dove la loro strategia di marketing data driven li porterà”.

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