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FreeWheel, il video integrale dell’intervento al Programmatic Day

Stiamo vivendo un forte cambiamento a livello mondiale nella fruizione dei contenuti televisivi: tutto ruota intorno alla digitalizzazione, con una sempre maggiore vicinanza tra contenuti tradizionali, video on demand, decoder e OTT. Per rispondere a questo cambiamento, la ricetta di FreeWheel è quella di puntare sulla convergenza tra le diverse piattaforme video e l’unificazione delle strategie pubblicitarie attraverso la tecnologia.

Proprio così è nato HyLDA, uno strumento già utilizzato con successo negli Stati Uniti in occasione del Super Bowl per Fox dall’azienda che fa parte del gruppo Comcast. Di seguito potete trovare la versione integrale della presentazione di Luca Morpurgo, Senior Regional Director Southern Europe della società, intervenuto alla terza edizione del Programmatic Day.

Avere un partner unico per il Programmatic conviene? Sì, secondo Adform

Oggi avere un partner unico per il Programmatic offre alle aziende innumerevoli vantaggi. Ne sono convinti Jay Stevens e Julien Gardes, rispettivamente CRO e General Manager Southern Europe di Adform, che abbiamo intervistato a margine del Programmatic Day.

«Lavorare con una piattaforma full stack costituisce tutta una serie di vantaggi per i brand – ci ha spiegato Stevens -. Dall’efficienza dei processi di lavoro, al ritorno della spesa pubblicitaria, alla trasparenza. E’ qualcosa di provato che il modello full stack semplifica l’esperienza dell’advertiser e consente alle agenzie che lavorano per i brand di essere più efficienti nell’esecuzione delle campagne».

Oggi Adform si posiziona come operatore full stack per il Programmatic, offrendo Ad Server, DSP e DMP in un’unica piattaforma. E tra gli obiettivi della società, in Italia come in tutta l’area del Sud Europa, c’è proprio quello di spingere questo posizionamento, come ci ha detto Gardes: «Il mercato chiede sempre più fattori chiave come trasparenza e controllo, e il nostro obiettivo è quello di compiere dei passi avanti proponendo le nostre soluzioni con un approccio più di impresa, dialogando con i nostri clienti in modo da renderli consepevoli del grande potenziale del Programmatic».

Mike Kim, Integral Ad Science: «Il dibattito sulla trasparenza ha aperto una porta nei walled garden»

In un contesto in cui le frodi pubblicitarie e le fake news sono delle sfide reali per il mercato digitale, come si può riuscire ad usare al meglio il Programmatic, ed a fare acquisti automatizzati sicuri? Lo abbiamo chiesto a Mike Kim, senior product director di Integral Ad Science, intervistato a margine del Programmatic Day.

«È necessario verificare le impression, e rimuovere manualmente quei publisher e posizionamenti da cui arrivano maggiori rischi», ci ha spiegato il manager, raccontandoci come IAS mette a disposizione dei modelli di machine learning capaci di targettizzare le campagne in maniera sicura, in modo da evitare frodi e avere la certezza di acquistare traffico umano in contesti brand safe.

Kim ci ha offerto anche il suo punto di vista sui walled garden, e sulla progressiva apertura di questi ultimi a misurazioni da parte di società terze. «La conversazione che si è creata sul tema ha aperto le porte a noi e ad alcuni nostri competitor. Con l’evolversi del dibattito sulla questione, la porta si sta aprendo sempre di più e si potranno col tempo effettuare sempre migliori verifiche e misurazioni sulle impression acquistate all’interno dei walled garden, aiutando così le aziende ad ottimizzare meglio le loro strategie».

Quantcast al Programmatic Day: «Dati e tecnologie devono essere alla base delle strategie di marketing»

Tra i protagonisti della terza edizione del Programmatic Day, Ilaria Zampori, General Manager per l’Italia di Quantcast, ha spiegato come il programmatic sia un valido alleato nel digital advertising non solo per obiettivi di performance ma anche per strategie branding. Nel corso del suo intervento ha analizzato lo stato dell’arte del settore, presentato alcuni studi accademici, esaminato il comportamento del consumatore nel percorso d’acquisto e alla fine illustrato le nuove opportunità per il marketing.

Smart branding in Programmatic, l’opinione di Ilaria Zampori di Quantcast

«Osservando il settore è evidente come internet abbia modificato le strategie di comunicazione. Oggi l’industry percepisce i dati, la tecnologia e in particolare il programmatic come l’ultimo anello della catena. Solo dopo aver deciso la strategia, realizzato la creatività e istruito la media agency, si prende in considerazione l’esperienza delle aziende che si occupano di programmatic, essenzialmente per ottimizzare lo sviluppo della pianificazione media.

Un processo che ha portato a stigmatizzare, erroneamente, il programmatic come uno strumento valido solo per il direct response. In generale in questi ultimi anni la tendenza prevalente è di realizzare strategie pubblicitarie sempre più concentrate su obiettivi di performance che illudono gli inserzionisti per un ritorno immediato dei loro investimenti senza però considerarne la mancata efficacia a lungo termine. Un aspetto molto significativo divenuto anche oggetto di importanti studi che, analizzando i risultati a breve e lungo termine di campagne emozionali e dunque branding rispetto a campagne di direct response, hanno mostrato interessanti evidenze per il settore.

Considerando, ad esempio, le campagne display con obiettivi di performance sono evidenti le modifiche costanti della pianificazione per evitare il calo delle vendite. Un’ottimizzazione in corsa necessaria proprio perché basate su messaggi pubblicitari razionali che da una parte garantiscono un effetto immediato in termini di vendite ma dall’altra non assicurano un incremento della brand reputation nel tempo. Un gap che può essere colmato solo abbinando attività di branding ad azioni di direct response che puntano su messaggi emozionali capaci di rendere più forte e vincente il brand anche a lungo termine.

Una strategia confermata anche dal comportamento del consumatore come evidenzia una ricerca commissionata da Quantcast e condotta da Basis Research, su 2.500 consumatori tra Australia, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, per misurare il ruolo che brand, pubblicità e altri touchpoint giocano nel percorso decisionale del consumatore. Tra i risultati più significativi emerge infatti che i consumatori iniziano il processo di acquisto con una shortlist di brand molto limitata a dimostrazione di quanto sia importante per gli investitori entrare in relazione con l’utente prima ancora che inizi la ricerca attraverso un’efficace campagna branding.

Ecco perché oggi la tecnologia, il programmatic e le informazioni preziose che possono fornire non devono essere coinvolti solo alla fine del processo ma sin dall’inizio sfruttando insight e idee che solo i big data possono offrire. Un nuovo sistema che stravolge le regole del gioco, passando dall’utilizzo di dati non più solo in modo retrospettivo ma inserendoli proattivamente all’inizio della pianificazione».

Alfonso Mariniello, Adform: «La marketing automation aiuta a migliorare le performance delle campagne»

Secondo Alfonso Mariniello, VP Platform Solutions Southern Europe di Adform, la marketing automation è la chiave di volta per raggiungere i massimi risultati per le campagne di marketing. «Nel mondo del programmatic oggi si affronta una grande complessità data da milioni e milioni di eventi – ci ha detto il manager, intervistato a margine del Programmatic Day -. Un approccio puramente umano non può portare al massimo dell’efficienza e dell’efficacia nelle campagne ed è proprio per questo motivo che utilizzare dati e algoritmi aiuta i marketing manager a migliorare le performance».

Adform ha partecipato al Programmatic Day con un workshop in cui l’efficacia della marketing automation è stata illustrata attraverso il caso concreto di un progetto realizzato con Tim e AdmantX.

AdmantX ha utilizzato la sua tecnologia di analisi del traffico degli utenti, di machine learning e artificial intelligence per estrarre profili dei potenziali migliori clienti in tempo reale. «Si chiama Smart Profile Remarketing – ci ha spiegato Giovanni Strocchi, ceo di AdmantX -, ed è stata attivata grazie all’integrazione totale con la piattaforma di Adform».

Un piano che si è rivelato particolarmente efficace, come ha sottolineato Andrea Sinapi, Head of New Digital Services & Online Advertising – Consumer Market di TIM: «I risultati della nostra campagna sono stati particolarmente efficaci, siamo riusciti ad andare ben oltre la media dei risultati di campagne simili».

Filippo Satolli, Instal: «Al lavoro sulle tecnologie, con un occhio all’intelligenza artificiale»

Le app costituiscono un vantaggio enorme per i brand. Ne è convinto Filippo Satolli, co-fondatore e coo di Instal, secondo cui tramite le applicazioni i brand possono fornire contenuti personalizzati, realizzare push notification (più difficili su mobile browser), e non da ultimo profilare gli utenti e analizzare il loro comportamento.

Ma non basta avere semplicemente un’app: «a questo strumento bisogna approcciarsi in maniera diversa. Definire bene la sua struttura e sfruttare i dati che gli utenti possono fornire tramite l’app, consente ai brand di avere dei vantaggi molto maggiori».

Intervistato a margine del Programmatic Day, dove ha partecipato a un panel, Satolli ha fatto anche il punto sulla situazione di Instal: «Stiamo crescendo molto a livello internazionale», ci ha spiegato, aggiungendo che «stiamo anche lavorando molto sulle tecnologie e su nuove soluzioni, includendo un pò di artificial intelligence anche in quelli che sono i prodotti e servizi che vengono utilizzati oggi».

Digital Audio: nasce Max, il nuovo Exchange di Mediamond

L’offerta di Mediamond si arricchisce. La concessionaria ha infatti presentato MAX (Mediamond Audio Exchange), la nuova offerta di advertising audio digitale acquistabile sulle property delle radio digitali rappresentate da Mediamond.

«Con l’acquisizione di R101 e delle radio del gruppo Finelco, Radiomediaset è diventato il principale polo radiofonico in Italia e Mediamond il punto di accesso a questa offerta con numeri leader nel mercato. Abbiamo quindi valorizzato un asset disponibile, sviluppandolo lungo la direttrice digitale e in coerenza e sinergia con il nostro intero network», così commenta la novità Davide Mondo, amministratore delegato di Mediamond.

MAX infatti è “costituito principalmente dalle radio FM nazionali già nel portfolio Mediamond (R101, Virgin, R105 e Radio Monte Carlo) – recita la nota ufficiale -: tutti brand popolari e con una forte identità, che hanno dato origine a oltre 50 web radio tematiche che estendono la propria offerta di musica. Le web radio sviluppano ogni mese oltre 3,7 milioni di sessioni di ascolto (fonte Audiometrix) e, a breve, sarà possibile pianificare campagne audio anche sui podcast, sulle applicazioni e sullo streaming radiofonico“.

Arricchiscono il bacino di MAX anche delle partnership siglate con Adswizz e TargetSpot, player internazionali specializzati sull’audio digitale, con i quali Mediamond lavorerà in esclusiva sul mercato italiano.

Complessivamente si parla dunque di un’inventory importante, che raggiunge ogni mese 5 milioni di unique listener e che, coerentemente con i dati espressi dal mercato sull’ascolto di musica sui mezzi digitali, cresce costantemente.

L’offerta di MAX è acquistabile sia in maniera diretta sia in programmatic dalle principali DSP. E, come tutti i formati digitali pubblicati tramite adserver, ha un alto livello di addressability: grazie all’utilizzo dei dati, le pianificazioni possono seguire un artista o un genere musicale, o essere definite in base alle caratteristiche dell’ascoltatore, segmentabili per sesso, età, posizione geografica, ma anche sulla base di interessi. MAX è inoltre misurabile nei risultati ed, essendo un formato nativo, offre elevate percentuali di Listen Through Rate (LTR).

Mediamond ha scelto la cornice del Programmatic Day, l’evento dedicato al Programmatic Advertising organizzato da Engage e Programmatic Italia, per presentare questa novità, con un’intervista in cui Paola Colombo, Direttore Generale AdTech e Business Development di Publitalia (Mediamond), ha spiegato al nostro direttore Simone Freddi cos’è MAX, come funziona e quali sono i suoi plus.

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Simone Freddi e Paola Colombo in un momento del Programmatic Day

A margine dell’evento, la manager ci ha parlato dei benefici dell’applicazione dell’ad tech alla radio. «Il Programmatic Audio concilia i vantaggi della radio con la profilazione e la targettizzazione del programmatic, con l’aggiunta che il mondo radio è safe, non ha problemi di frodi nè di ad blocking o di viewability, e dunque offre una grandissima efficacia», ci ha spiegato.

Alessandra Grassi, Turbo: «I Big Data? Il cambiamento più grande degli ultimi anni»

«I Big Data rappresentano il cambiamento più grande degli ultimi anni». Ne è convinta Alessandra Grassi, Data Scientist di Turbo, che abbiamo intervistato a margine del Programmatic Day, dove la specialista ha partecipato ad un panel. «I Big Data rappresentano misurabilità nel mondo digital, che significa conoscenza, da cui può venire una maggiore performance delle attività di advertising», ci ha spiegato.

Ma per avere maggiori risultati i dati devono essere raccolti in maniera sensibile e sensata, interpretati e azionati in maniera intelligente. Per rispondere a questa esigenza, Turbo mette a disposizione la sua DMP proprietaria, «massima espressione del tool che è in grado di raccogliere i dati, processarli e aggiungere loro valore», in ultima istanza permettendo al cliente un target mirato e campagne più efficaci.

Andrea Ceccoli, Smart AdServer: «Più trasparenza e meno dispersioni? Bisogna avere pochi interlocutori»

Da 15 anni Smart AdServer aiuta publisher e concessionarie ad erogare contenuti e a monetizzarli. «Abbiamo quella che detta oggi una full stack platform, cioè l’unione di un ad server e di una SSP, per avere dati unici, dati trasparenti e un unico inventario da monetizzare», spiega Andrea Ceccoli, country manager Italia di Smart AdServer.

Abbiamo intervistato il manager in occasione del Programmatic Day, dove il manager ha preso parte a due panel dedicati al tema della trasparenza e alle sfide del Programmatic sell-side.

«Nell’ottica di avere più trasparenza e di disperdere meno la marginalità degli investimenti bisogna avere poche piattaforme e pochi interlocutori», ci ha detto Ceccoli, che in questa video intervista ci ha espresso anche il suo punto di vista sulla trasparenza in ambito Programmatic.

Rubicon Project al Programmatic Day: «Il Programmatic audio suona bene»

Quali sono i vantaggi dell’applicazione del Programmatic all’audio?In primo luogo, le tecnologie d’automatizzazione lo rendono disponibile in scala, dando alle aziende la possibilità di accedere ad un inventory distribuita in tutto il mondo; in secondo luogo, si rende disponibile un formato “unskippable”, ovvero non saltabile, e non cliccabile, contrassegnato da un’alta facilità di pianificazione. Lo sa bene Sara Buluggiu, Managing director Italia, Spagna e MENA di Rubicon Project, che a luglio dell’anno scorso ha stretto un accordo con Spotify per la vendita in Programmatic dei propri spazi pubblicitari audio.

Buluggiu è infatti salita sul palco del Programmatic Day in compagnia di Luca Daher, Sales director Italia del servizio di streaming musicale, proprio per parlare di questa collaborazione e delle potenzialità del Programmatic audio.