Main partner:

Jobs

Programmatic, cresce la fiducia delle agenzie e aumentano gli investimenti

Sempre più agenzie americane comprano pubblicità digitale via programmatico, a registrarlo è l’ultima Advertising Agency Survey di STRATA, azienda tecnologica di proprietà di Comcast, condotta nel primo trimestre del 2016.

Secondo il sondaggio, il 37% degli intervistati si fida del programmatico per eseguire i propri ordini digitali, in aumento del 22% rispetto al trimestre precedente. Complessivamente, l’acquisto automatizzato di spazi pubblicitari sta attraendo sempre più investimenti perché la fiducia degli operatori nel mezzo migliora, per le attività su digitale e non-digitale.

Il 21% delle agenzie pianifica di condurre programmaticamente la propria spesa in un intervallo compreso tra il 20 e il 40% del proprio budget, un aumento del 50% dallo scorso trimestre, mentre una porzione pari al 41% pensa di affidarsi all’acquisto automatizzato con quote tra il 10% e il 20%.

Il 30% delle agenzie dichiara, invece, di non aver intenzione di implementare acquisti in programmatic, la più bassa percentuale di agenzie nella storia della Advertising Agency Survey di STRATA.

Nexive punta su programmatic e native per la campagna Passa a Nexive: consegniamo il futuro

Nexive, operatore postale privato, lancia, con l’agenzia Gerundio, la nuova campagna di comunicazione integrataPassa a Nexive: consegniamo il futuro” che a partire da maggio sarà on air/online su stampa, radio, tv e web con l’obiettivo di rafforzare la brand awareness e presentare i prodotti di punta dell’azienda per il 2016.

Gli annunci verranno veicolati attraverso una pianificazione on e offline curata da Universal McCann che nei prossimi mesi prevede uscite tabellari su carta stampata, spot su radio e tv, soluzioni di digital e native advertising. Per ottimizzare l’efficienza e l’efficacia del planning sul digitale, si è scelto di puntare sul programmatic buying, utilizzando strumenti per l’intercettazione del target in grado di minimizzare la dispersione e garantire un’ottimizzazione day-by- day della campagna. A tale strumento si assoceranno inoltre attività di search engine adv, per presidiare i motori di ricerca con una selezione di keyword e annunci volti a dirottare le audience interessate sul sito web aziendale, direct e-mail marketing per raggiungere in modo puntuale il target delle PMI, e soluzioni di display advertising per approcciare in particolare il target degli e-commerce merchants.

(Leggi l’articolo completo su Engage.it)

YouTube aiuta le aziende a scovare i video virali: ecco Breakout Videos

In occasione del suo evento al Digital Content NewFronts, la conferenza annuale sul digitale organizzata da IAB USA, YouTube si è prefissa di risolvere una delle più grandi sfide che i marketer abbiano affrontato sulla piattaforma: identificare i video virali prima che decollino. Per aiutare i brand a scoprire le future celebrità e i video emergenti, l’azienda ha annunciato l’ultima versione del suo prodotto Google Preferred: Breakout Videos.

Mentre Google Preferred dà accesso agli inserzionisti al 5% dei suoi contenuti più popolari dai canali maggiormente affermati, Breakout Videos confeziona i video più caldi e dalla crescita più veloce su YouTube. “Ciò permetterà gli operatori di presentare i loro marchi insieme con i grandi fenomeni di domani”, ha detto il CEO di YouTube, Susan Wojcicki.

I pacchetti pubblicitari su Breakout Video potranno essere acquistati in programmatic, tramite DoubleClick Bid Manager. Sul blog ufficiale di YouTube è stato inoltre specificato tutti gli acquisti in programmatic delle campagne video, siano esse TrueView, Google Preferred o cross-exchange, saranno a brevissimo effettuabili in un unico posto attraverso DoubleClick Bid Manager. Per la prima volta, i marchi avranno la possibilità di usare i propri dati per raggiungere il loro pubblico.

YouTube ha approfittato di NewFronts per dare spazio a dirigenti d’agenzia e d’azienda affinché rivelassero ai marketer presenti come la piattaforma video sta aiutando il loro business. Il Vice Presidente Marketing di Toyota, Jack Hollis, ha dichiarato che la casa automobilistica ha aumentato il suo investimento in Google Preferred del 400% solo nell’ultimo anno. Il CEO di Dentsu Aegis Nigel Morris ha citato, invece, una ricerca che ha dimostrato che “a parità d’investimento, il ROI è più alto del 50% sui video online che sulla tv lineare”.

Viewability: UPA e FCP-Assointernet firmano il primo vademecum sul tema

Un Tavolo di lavoro congiunto e continuativo per affrontare il tema della Viewability dei formati pubblicitari display e video online. È questo il progetto messo in campo da UPA e FCP-Assointernet che oggi produce il suo primo importante risultato: un vademecum messo a disposizione di tutti gli operatori del settore.

Giorgio-Galantis-FCP-AssointernetIl documento, intitolato “Viewability: alcuni principi base per favorirne un uso più omogeneo nel mercato”, è in realtà un primo step di quello che sarà «un percorso atto a fornire un quadro di definizioni dei concetti relativi alla Viewability e delle best practice», ha spiega il presidente di FCP-Assointernet, Giorgio Galantis (in foto) «L’obiettivo è stato avviare un progetto continuativo che nel tempo possa fornire indicazioni utili e immediate a tutti gli operatori coinvolti rispetto a una metrica ormai imprescindibile».

La Viewability delle impressions pubblicitarie, in effetti, sta diventando una metrica di importanza crescente per la pianificazione, il controllo e l’acquisto dell’online advertising. Tuttavia, spesso le informazioni a disposizione del mercato generano complessità e scarsa condivisione fra gli operatori. Ecco che il primissimo passo operato da UPA e FCP-Assointernet è stato proprio quello di fornire delle definizioni chiare e condivise delle parole chiave per comprendere al meglio l’argomento, come “served impressions”, “traffico non umano”, “traffico out of geo” e così via.

«Si tratta di un passo importante. Una base su cui lavoreremo e che svilupperemo ulteriormente», spiega ancora Galantis.

Il documento evidenzia in particolare:

  • Gli elementi da concordare fra le parti preventivamente al lancio della campagna, compreso il fornitore utilizzato dato che fornitori diversi possono dare risultati differenti, e le definizioni di impressions visibili che si intendono adottare;
  • la costruzione del quoziente di viewability impressions visibili/impressions misurabili, dove le impressions misurabili vanno depurate del traffico invalido/non umano e da altri fattori concordati preventivamente fra le parti (ad esempio traffico out of geo e traffico deliverato su domini non previsti nella prenotazione);
  • gli accorgimenti necessari nel valutare i report di viewability, i fattori che influenzano le performance delle campagne in riferimento a questa metrica e i perimetri di misurabilità in base a diversi formati e device.

Tra i “Suggerimenti per il Mercato”, è stato previsto anche un paragrafo dedicato alle Modalità d’Acquisto, incentrato sostanzialmente sulla compravendita degli spazi in programmatic: «Qui abbiamo voluto sottolineare la necessità di prevedere un monitoraggio della viewability delle campagne e del traffico non umano/invalido da parte di organi di ricerca indipendenti, perché l’acquisto in programmatic può originare performance peggiorative visto che spesso porta con sé elementi che possono inficiare i dati», spiega ancora Galantis.

Il documento è il frutto di un ampio e complesso percorso di confronto e monitoraggio di alcune delle principali realtà attive nella misurazione della Viewability, come comScore, DMA-Nextplora, Doubleclick for Publishers, Moat, Nielsen, Sizmek.

Prossimi Step

Il tema della viewability, come emerge da questo primo documento programmatico prodotto da UPA e FCP-Assointernet, è ben lungi dall’essere arrivato ad una conclusione, in Italia così come in qualsiasi altro Paese del mondo. L’evoluzione continua, tecnologica e di mercato, richiedono aggiornamenti costanti, di cui ci faremo promotori nel nostro Paese.

È fondamentale che questo processo culturale e conoscitivo porti ad una o più nuove currency riconosciute da tutti o comunque dalla maggior parte degli attori del mercato. «Si tratta di un processo che cominceremo all’inizio del 2016, auspicando di produrre un’ipotesi di sistema in tempi molto brevi», spiega ancora Galantis.

I primi step del 2016 consisteranno nella realizzazione di un test che verifichi le discrepanze nella misurazione della stessa campagna tra i diversi istituti di misurazione e il coinvolgimento di tutte le altre associazioni interessate a convergere su questi temi.

[Questo articolo è stato pubblicato in prima battuta su Engage.it]

E’ possibile utilizzare i rich media nelle campagne in programmatic buying?

Torna l’appuntamento con “L’esperto risponde”: uno spazio a cadenza settimanale in cui Cristina Pianura, Ceo Italy di Prime Real Time, risponde a una serie di F.A.Q. sul mondo della pubblicità “automatizzata”.

Se avete qualche domanda particolare da sottoporre a Cristina, scriveteci a redazione@programmatic-italia.com!


E’ possibile utilizzare i rich media nelle campagne in programmatic buying?

La risposta a questa domanda è ovviamente sì.

Il tema della difficoltà di buying relativo ai rich media è figlio di alcune limitazioni di natura tecnica, tipica di alcuni mesi fa. La velocità con cui evolvono le tecnologie rende questo tema già oggi superato.

Questo non significa che tutte le DSP e le SSP siano già perfettamente compatibili per qualunque tipo di formato rich media, anche se i formati video espandibili da formati standard IAB, o le Skin, sono già una realtà diffusa nel buying tramite private deal.

Oggi il trading desk che intenda strutturare una importante strategia di buying basata su rich media video può scegliere sia la filiera più standard legata ai formati Rising Star IAB oggi supportati da tutte le SSP e le più diffuse DSP come DoubleBidManager (DBM) o Appnexus oppure sviluppare un formato customizzato ad alto impatto e gestirlo all’interno dell’Adxechange Adform.

De Agostini Publishing sceglie ancora il Programmatic Buying: partita la campagna per Simple Stylish Maglia

Arriva in edicola Simple Stylish Maglia, la nuova opera di De Agostini Publishing dedicata alle appassionate di knitting. Tutte le tecniche, gli strumenti, i video-tutorial e tantissime idee originali per chi si cimenta per la prima volta con i ferri, per imparare tutti i segreti della maglia in modo divertente e creativo.

L’opera completa si compone di 90 fascicoli, ognuno dei quali offre una ricchissima varietà di proposte e temi sempre diversi, a partire da quelli semplici fino ad arrivare a quelli più complessi. Inoltre, abbinati a ogni uscita, pregiati filati Made in Italy BBB, per realizzare l’esclusiva coperta patch, da comporre quadrato dopo quadrato.

L’arrivo in edicola della collana sarà oggetto di una campagna di lancio multimediale. Da lunedì 7 settembre a martedì 29 settembre la campagna tv sarà affiancata da una pianificazione web, desktop e mobile, con un video di 10’’ che, in modalità di Programmatic Buying, consentirà l’ampliamento della visibilità e della copertura andando a intercettare il target sui principali siti di intrattenimento femminile. Una pratica a cui De Agostini Publishing non è nuova, visto che anche il ritorno in edicola della collana “Gli animali della preistoria” era stato accompagnato da una campagna anche web pianificata in programmatic.

Tutta la pianificazione è stata curata da Carat.

[Leggi di più su Engage.it]

Torna in edicola Gli Animali della Preistoria di De Agostini Publishing. Campagna in programmatic buying

Dal 25 luglio torna in edicola Gli animali della Preistoria, raccolta firmata De Agostini Publishing. Pterodattili, mammut, tirannosauri, anchilosauri e stegosauri saranno i protagonisti di un viaggio nel tempo, alla scoperta dei segreti dei dinosauri e di tutti gli animali della preistoria. Gli 80 fascicoli non sono solo gioco: insieme a ciascun dinosauro ci sarà infatti un libretto illustrato, con disegni, informazioni, curiosità, quiz, storie divertenti e avventurose.

Il lancio de Gli animali della preistoria sarà supportato da un’intensa attività di comunicazione, attraverso una campagna tv, stampa e web. Lo spot è stato realizzato da Altamarea Film, per la regia di Gian Abrile, mentre la pianificazione è affidata a Carat Italia.

Da lunedì 27 luglio a domenica 23 agosto la campagna tv sarà supportata da una pianificazione web, desktop e mobile che consentirà l’ampliamento della visibilità e della copertura in modalità di programmatic buying, andando a intercettare il target delle mamme alla loro navigazione e sui principali siti femminili.

La campagna tv prevede uno spot prodotto in un’unica versione da 10″, che sarà on su reti generaliste, canali digitali in chiaro, canali satellitari a pagamentocanali kids.

(Leggi l’articolo completo su Engage.it)

Acquisto tradizionale vs programmatic buying: Tradelab spiega le differenze in un'infografica

Quali sono le principali differenze tra il modello più tradizionale di acquisto degli spazi media e il programmatic buying? La risposta arriva da un’infografica targata Tradelab, attraverso la quale il trading desk indipendente – guidato nel nostro Paese dal country manager Gaetano Polignano – ha voluto evidenziare come il programmatic stia rivoluzionando il mondo pubblicitario.

Da almeno due anni, la crescita esponenziale del programmatic advertising è diventata uno dei trend topic del marketing digitale. Se è innegabile che questo metodo d’acquisto diventerà la norma, considerato che negli Stati Uniti già il 52% dell’acquisto media display viene effettuato in programmatic, è altrettanto vero che l’Italia non ha ancora raggiunto tale maturità: il programmatic buying rappresenta, infatti, il 10% del mercato e si prevede che per la fine del 2015 raggiunga il 20%.

Comunque parliamo di un mercato in crescita. Ma cosa sta convincendo di questo modello? Secondo Tradelab, l’acquisto programmatico ha la capacità di rispondere alle problematiche tipiche dell’acquisto tradizionale – mancanza di flessibilità, lunghi tempi di latenza tra una fase e l’altra, divisione strategica tra i differenti device – permettendo quindi di rilanciare il settore della display.

infografica_acquisto_tradizionale_vs_programmatic_tradelab

L’infografica, di stampo comparativo, sintetizza dunque i passaggi chiave di entrambi i modelli. Per quanto riguarda il primo, gli step principali sono sei: ricezione del brief, targeting dei siti affini da parte dell’agenzia, negoziazione tra agenzie e concessionarie, comunicazione costante tra agenzia creativa e media per adattare le creatività all’AD Specs della concessionaria, integrazione degli elementi grafici e tecnici dei formati, lancio della campagna senza possibilità di ottimizzazione.

Le tappe fondamentali per l’acquisto in programmatic attraverso i private deal sono invece 5: ricezione del brief, selezione dell’audience di riferimento insieme all’advertiser, creazione di private deal in ogni momento (Private Auction, First Look o Guaranteed Direct), lancio della campagna con scambi sugli AdExchange in automatico e offerte adattate in tempo reale e, infine, ottimizzazione della campagna grazie al tracking delle performance in real time.

Due sono le grandi novità introdotte nel processo di acquisto dal programmatic: la trasparenza dei costi e delle url dei deal negoziati e l’esistenza di soluzioni ibride che permettono di mantenere l’aspetto privato di un deal tra buyer e seller (come avviene nell’acquisto tradizione), senza dover rinunciare alla flessibilità, all’ottimizzazione in tempo reale e alla profilazione delle audience tipiche del programmatic.

Il confine tra questi due modelli d’acquisto risulta sostanzialmente labile e anche se hanno molti aspetti in comune, la tendenza alla commistione potrebbe significare la fine del metodo tradizionale.

 

Automobile.it affida a Sport Network la gestione dell’offerta programmatic buying

Dopo il primo semestre di concessione pubblicitaria dedicata all’offerta adv tradizionale, si consolida la partnership tra Automobile.it, directory auto del Gruppo eBay, e Sport Network. Alla concessionaria viene affidata anche la vendita dell’offerta programmatic buying, fino ad oggi gestita da eBay a livello internazionale.

«La competenza dimostrata e gli ottimi risultati ottenuti dalla concessionaria in questi primi mesi di lavoro ci hanno spinto ad allargare la nostra partnership commerciale – racconta Marco Paleari, head of sales di Automobile.it – In un momento storico in cui le offerte “reservation” e “programmatic” si fondono sempre più, abbiamo ritenuto opportuno centralizzare su Sport Network gestione tecnica e commerciale della nostra inventory, in modo da assicurare ai nostri sponsor il miglior risultato possibile in termini di copertura ed efficacia della comunicazione».

«Siamo lieti della fiducia dimostrata dall’editore e consapevoli dell’opportunità da trasferire ai nostri clienti – continua Carlo Pasquazi, direttore area digital advertising Sport Network – Nel primo semestre di lavoro abbiamo potuto verificare l’efficacia del contesto Automobile.it. Il sito è navigato esclusivamente da utenti interessati all’acquisto di un auto, più che un sito è una grande concessionaria virtuale. La propensione all’acquisto degli utenti non è un fattore astratto, è concreto ed è facilmente sintetizzabile analizzando i risultati delle campagne dei clienti automotive in termini di CTR% e numero di test drive prenotati. Da oggi, con la gestione dell’offerta programmatic buying, abbiniamo all’efficacia del contesto l’efficienza tecnologica. I risultati delle prime campagne pilota sono eccellenti».

Festival of Media Global 2015: il Programmatic Advertising sotto i riflettori

Il Programmatic è una rivoluzione, pronta a portare i suoi benefici al cuore di tutte le campagne di marketing, ben oltre la sua portata iniziale.

E’ questa l’opinione emersa nel corso del Festival of Media Global 2015, in occasione di una tavola rotonda che ha visto insieme, sul palco della kermesse, Daryl Lee, global ceo di UM, Arun Kumar, global president di Cadreon, Seth Rogin, cro di Mashable, e Luke Kigel, director, media & connections – Americas di Johnson & Johnson.

Se Lee ha riassunto il concetto di Programmatic in una singola parola, «precision», la precisione puntuale con cui si pianifica una determinata campagna presso un determinato utente in un momento altrettanto specifico, Kumar ha invece voluto evidenziare come «il Programmatic non è solo una nuova modalità di vendita e acquisto degli spazi pubblicitari, ma è anche e soprattutto un modo di utilizzare i dati per dare un senso a uno specifico target».

E proprio su questo concetto si è espresso anche il lato “azienda” della tavola rotonda: «potere utilizzare i dati è fondamentale per poter comprendere profondamente e in tempo reale il pubblico – ha dichiarato Kigel -, con l’obiettivo di deliverare contenuti specifici, e più in generale per sviluppare content strategy ad hoc».

Ma l’utilizzo del Programmatic non è tutto “rose e fiori”. Nel corso del dibattito, infatti, è stato posto l’accento anche su importanti sfide che l’ad-tech pone in ambito media, soprattutto quando esce dai confini del digital per approdare ad altri mezzi, ad esempio la tv. Per esempio l’esigenza di «trovare qualcuno capace di costruire delle “data architecture”, mettendo insieme in maniera efficiente i dati raccolti da varie parti», come sottolinea Kigel, oppure il rischio che «l’uso della tecnologia e l’eccessiva focalizzazione sui dati intacchino l’autorevolezza di un brand», esposto da Rogin.

Al Festival è stato affrontato anche un altro aspetto del Programmatic, ossia il suo rapporto con la “pubblicità tradizionale”, in particolar modo con il pensiero creativo.

Le più lette

Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial