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Programmatic buying: Sizmek annuncia nuove soluzioni per le Advanced TV

Novità da Sizmek: al Dmexco, la piattaforma indipendente per l’acquisto di pubblicità online ha presentato un nuovo progetto dedicato alle Advanced TV, che prevede il lancio a fine anno di una soluzione integrata per tv lineari, addressable e connesse (più info a questo link).

Grazie a questo sviluppo, gli investitori non solo avranno accesso con la piattaforma Sizmek all’inventory delle tv lineari, addressable, e connesse, ma saranno in grado di applicare alla tv gli insight forniti dall’intelligenza artificiale, al momento utilizzati per il digital advertising, per poter ottenere una targettizzazione, una reach e una frequenza costanti per tutta la campagna.

Unendo dati, media e creatività all’intelligenza artificiale, Sizmek permetterà quindi alle agenzie e ai marketer di veicolare la conoscenza dei brand in modo controllato e efficace sia in tv che online.

«Un feedback costante da parte delle agenzie è che avere reach e frequenza adeguate, mentre si fa un utilizzo efficiente dei media, è una delle maggiori sfide che si trovano ad affrontare», afferma Enrico Quaroni, Managing Director Italy di Sizmek. «L’audience si sta spostando dalla tv lineare verso le addressable tv, le tv connesse e gli Ott. Questa frammentazione è una sfida che stiamo cercando di risolvere. La nostra capacità di utilizzare gli insight derivanti dalla pubblicità online e applicarli alle advanced tv ci permette di offrire la miglior soluzione possibile a marketer e agenzie”.

Lo scorso mese, Sizmek ha annunciato il rilascio di una nuova versione della sua DSP potenziata dall’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di offrire ai pubblicitari e alle agenzie una piattaforma di programmatic buy-side sempre più efficace ed efficiente. Questo nuovo annuncio rappresenta un ulteriore passo in avanti nello sforzo di unire dati, media e creatività attraverso tutti i canali digitali, incluse le advanced tv.

eMarketer ha stimato che quest’anno negli Stati Uniti ci saranno 182,6 milioni di utenti con una tv connessa, l’8,1% in più rispetto al 2017, il che significa il 55% della popolazione, oppure il 71,6% di tutte le famiglie guarderà programmi attraverso una tv connessa, una Smart tv o attraverso piattaforme Ott come Netflix o Amazon Prime.

Gli advertiser stanno già investendo nelle Advanced TV, ma sono anche impegnati a raggiungere quest’audience in costante crescita attraverso un approccio cross-channel. In questo senso, spiega Sizmek, un limite è che le soluzioni attuali per acquistare spazi pubblicitari in televisione richiedono il coinvolgimento di molteplici vendor, con la difficoltà di dover combinare dati e inventory differenti per la televisione lineare e per ogni tipologia di advanced tv. Il risultato è spesso una over delivery nei confronti del target a causa dell’incapacità di ottimizzare la reach e la frequenza.

Lavorando con i dati e con partner provenienti dall’intero panorama delle advanced tv (come Telaria, Spotx e Freewheel) e utilizzando l’intelligenza artificiale per colmare il divario tra loro, Sizmek offre una soluzione unica per i buyer per attivare e ottimizzare le campagne televisive all’interno di un vasto pool di inventory integrate.

Appnexus, un white paper sull’evoluzione delle DSP

Il programmatic advertising ha permesso ai digital marketer di raggiungere più facilmente le loro audience on line, ma allo stesso tempo ha posto problemi in termini di trasparenza, brand safety e, in ultimo, di performance.

E’ la premessa dell’ultimo white paper di Appnexus, una tra le principali società specializzate in tecnologie per il programmatic advertising. Nel documento, disponibile online, Appnexus delinea la sua visione del futuro delle DSP, che devono evolvere e, attraverso il machine learning, aiutare i trader a creare campagne più efficaci, più customizzabili e più performanti, garantendo allo stesso tempo brand safety e trasparenza.

Tra gli altri benefici dell’intelligenza artificiale, Appnexus nel white paper annovera la riduzione del tempo da dedicare alle attività “operative” a beneficio di quelle strategiche, nonché la possibilità di arrivare più facilmente all’audience desiderata.

Aperte le iscrizioni a Programmatic Day(s) 2018

Sono aperte sul sito dedicato le iscrizioni a Programmatic Day(s) 2018, il principale evento italiano dedicato al Programmatic Advertising che si terrà il 18 e 19 aprile all’Auditorium IULM di Milano (via Carlo Bo, 7).

Giunto alla quarta edizione, l’appuntamento organizzato da Programmatic Italia ed Engage offre un’occasione imperdibile per conoscere e approfondire le nuove opportunità offerte dalla tecnologia, dai dati e dall’automazione al mondo della comunicazione pubblicitaria.

Nel 2018 l’evento si amplia articolandosi in una due giorni ricca di conferenze, occasioni di networking e molto altro. L’obiettivo è quello di offrire a un pubblico di tipo professionale – principalmente aziende, editori, agenzie e centri media – una panoramica completa sul mercato programmatico, dall’analisi dello scenario, alla definizione degli obiettivi perseguibili attraverso l’ad-tech, degli strumenti disponibili in Italia e della misurazione dei risultati.

Il programma del meeting si completa con una serie di attività di taglio didattico, organizzate dalla Engage Digital School, per chi volesse vivere Programmatic Day(s) 2018 come un’occasione di formazione, oltre che di networking e accrescimento professionale. Di seguito, qualche anticipazione sul programma.

DAY 1 (mercoledì 18 aprile) – It’s all about trust

Le novità del mondo ad tech, il tema caldo della “trasparenza” e le nuove frontiere del Programmatic Audio sono al centro del programma della prima giornata di Programmatic Day(s). (iscriviti qui)

  • “Programmatic adv: trends and expectations 2018”

Qual è il grado di “maturità” raggiunto dal Programmatic in Italia? E quali sono gli sviluppi attesi nel prossimo futuro? La prima giornata di Programmatic Day 2018 risponderà a queste domande grazie a una ricerca inedita realizzata in collaborazione con Human Highway, i cui spunti saranno analizzati nel corso di una tavola rotonda  – “Programmatic adv: trends and expectations 2018” – da figure chiave della industry pubblicitaria.

  • Le novità dell’ad-tech del mar-tech

Dall’integrazione tra ad-tech e mar-tech, all’uso evoluto dei dati nelle strategie di buying e selling, alle nuove tecnogie di monetizzazione come l’Header Bidding. Spazio alle novità dello scenario programmatico nella comunicazione online, con l’occhio sempre rivolto ai temi caldi della “trasparenza”, della brand safety e della user experience.

  • Programmatic Audio

La crescente popolarità di tecnologie come streaming e podcast su mobile, insieme con la saturazione del mercato display, sta mettendo il programmatic audio in primo piano nell’agenda di aziende ed editori. Ne parleremo in un focus.

DAY 2 (giovedì 19 aprile) – New Frontiers

I dati sugli investimenti, l’evoluzione qualitativa dei formati e l’espansione del Programmatic a mezzi come l’Out Of Home e la TV sono invece i punti attorno a cui si snoderà l’agenda della seconda giornata di lavori ai Programmatic Day(s) (iscriviti qui).

  • Programmatic: il mercato nel 2018

La seconda giornata di Programmatic Days 2018 si aprirà con la presentazione dei dati quantitativi sul Programmatic nel 2018. Quanto vale il mercato, dove si concentrano gli investimenti, quali sono le prospettive di crescita per il 2018. In sintesi: ricerche e commenti per approfondire gli scenari evolutivi del settore.

  • L’evoluzione dei formati

Il programma degli interventi di giornata si concentrerà quindi sullo sviluppo qualitativo del programmatic in termini di formati e mezzi disponibili. Focus su Native, Rich Media, creatività dinamiche, intersezioni con il machine learning, etc.

  • OOH & TV nell’era dell’addressable media

Per quanto riguarda i media che tradizionalmente “offline” il focus sarà sull’Outdoor e sul canale Video, con ampi interventi dedicati alle prime esperienze di Programmatic Advertising sulla Internet TV e sugli sviluppi previsti nell’ambito della TV lineare.

 

Perché le aziende portano in-house la gestione degli acquisti in Programmatic?

Quello dell’internalizzazione della gestione degli acquisti in programmatic è una tendenza che sta sempre più prendendo piede. Col tempo cresce il numero delle aziende che gestiscono in-house tutte o parte delle attività di ad tech, complice la diffusione di conoscenza e di talenti specializzati sul mercato.

Una recente ricerca internazionale su 153 professionisti pubblicitari ha rivelato che ben l’81% dei marketer conta di internalizzare almeno parte delle proprie attività di ad tech nei prossimi 12 mesi, mentre il 59% afferma che entro il prossimo anno non affiderà più a società terze la gestione dei propri acquisti in programmatic.

Al di là però della portata quantitativa del fenomeno, è interessante capire i motivi che stanno alla base di tali scelte da parte dei marketer. La stessa ricerca, condotta da Centro, società americana specializzata in tecnologie per il media buying digitale, rivela che al primo posto tra le motivazioni che spingono le aziende a optare per una gestione in-house del programmatic c’è l’esigenza di avere “maggior controllo” sui processi. Segue, a una certa distanza, il bisogno di un “maggior flusso di ricavi“, di “più trasparenza” e di un “migliore ROI“.

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Rocket Fuel brevetta due tecnologie per migliorare l’uso dei cookie

Rocket Fuel ha annunciato di aver brevettato due tecnologie che permettono agli player dell’adtech di superare alcune restrizioni sull’utilizzo di cookie di terze parti, utilizzando una tecnologia più integrata con gli inserzionisti e gli editori.

I due brevetti, entrambi depositati negli USA, consentono ai fornitori di tecnologia pubblicitaria, in particolare nell’ambito del programmatic buying, in collaborazione con gli editori e gli inserzionisti, di scoprire e analizzare i comportamenti dei consumatori al fine di aiutare brand e inserzionisti a raggiungere e coinvolgere più efficacemente il loro pubblico.

Nello specifico, il brevetto “Method of Storing a Web User ID in First-Party Cookies”, offre ai fornitori di adtech un modo per superare le restrizioni sull’uso di cookie di terze parti che esistono in molti tipi di browser web: grazie a questa tecnologia, i fornitori di adtech possono accedere a dati di consumo difficilmente raggiungibili e alle attività di navigazione dell’utente memorizzando i dati utente nei cookie di prima parte dell’editore, in accordo con l’editore stesso.

Il secondo brevetto, identificato come “First-Party Cookie Attribution”, consente a un provider adtech di beneficiare dei cookie di prima parte di un inserzionista con l’obiettivo di acquisire dati di attribuzione avanzati.

Nel comunicato che annuncia i brevetti, il direttore esecutivo di Rocket Fuel, Randy Wootton, ha dichiarato che le questioni affrontate dai due brevetti riguardano alcune delle sfide tecnologiche più impegnative nell’attuale scenario del marketing online.

Non si ferma, dunque, l’investimento in tecnologie innovative da parte di Rocket Fuel, società attualmente oggetto di una proposta di acquisizione da parte di Sizmek per la somma di 145 milioni di dollari. La chiusura formale dell’operazione è attesa entro la fine dell’estate.

Programmatic Buying: quanto ne sanno gli inserzionisti?

Quanto ne sanno le aziende che investono in pubblicità online di Programmatic Buying? A quanto pare in Europa la maggioranza ha dimestichezza con il concetto, ma sussiste ancora un 35% che addirittura non ne ha mai sentito parlare.

Sono queste le prime evidenze emerse dallo studio paneuropeo “Gli Inserzionisti e il Programmatic”, realizzato da TBS Group e Lens Academy.

Partito come pratica online, oggi la diffusione del Programmatic ha avuto una tale risonanza da arrivare a coinvolgere anche i media più tradizionali come radio, tv, outdoor, fino a rivoluzionare abitudini pressoché consolidate di un intero settore, che si ritrova ora a fare i conti con nuove pratiche e nuovi processi di compravendita degli spazi pubblicitari.

Si tratta però di un’evoluzione che impone agli attori del mercato una buona capacità di adattamento, sia a livello intellettuale che operativo, in quanto viene messa in discussione buona parte delle competenze sinora acquisite. Lo studio è quindi stato effettuato per capire l’impatto e il grado di ricezione registrato da chi investe in pubblicità e si fonda sulle risposte di 1200 professionisti del settore marketing/comunicazione di Francia, Italia, Germania, Benelux, Spagna e Svizzera.

Il 35% dei professionisti marketing in azienda non sa cos’è il Programmatic

La prima evidenza messa in luce dallo studio è che il 65% degli inserzionisti europei intervistati ha già dimestichezza con il concetto di Programmatic Buying. Nello specifico, Francia, Spagna e Germania sono i paesi che presentano il maggior grado di conoscenza, mentre Benelux, Svizzera e Italia hanno un livello di padronanza inferiore.

Ricerca-Programmatic-Inserzionisti

Al di là di ciò, però, non si può non riflettere sul fatto che il restante 35% di professionisti dichiara di non aver mai sentito parlare di Programmatic Buying.

Il 32% degli inserzionisti che acquistano in programmatic, gli destina il 21% del budget

Fra gli inserzionisti europei che hanno partecipato al sondaggio, più dell’81% si avvale del Programmatic per pianificare le proprie campagne online e il 32% dichiara di investire in Programmatic in media il 21% del budget dedicato all’online advertising.

Ricerca-Programmatic-Inserzionisti-Investimenti

Come noto, l’online non è l’unico medium in cui il Programmatic trova applicazione: più del 74% dei rispondenti che si avvalgono del Programmatic per l’acquisto degli spazi per le proprie campagne digitali, dichiara di essere propenso ad adottare tale tecnologia anche per l’acquisto di spazi pubblicitari su radio, stampa e tv. Il fatto poi che in ogni paese oltre il 70% dei rispondenti abbia manifestato tale volontà, dimostra l’interesse dei responsabili marketing, media e comunicazione nei confronti di questa tecnologia per l’acquisto delle loro campagne a prescindere dal mezzo in questione.

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Ci sono tuttavia ancora alcuni fattori che frenano gli investimenti in Programmatic. Tra questi, quelli che vengono percepiti come criticità sono la qualità dell’inventory, la mancanza di trasparenza e di garanzie sull’adeguatezza del mezzo.

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L’imporsi di nuovi business model

L’evoluzione tecnologica apportata dal diffondersi del Programmatic, sta avendo come conseguenza anche taluni inevitabili cambiamenti legati ai modelli organizzativi di gestione delle campagne all’interno delle realtà aziendali: mentre sinora è sempre prevalsa la tendenza ad affidare l’acquisto di spazi pubblicitari ad agenzie media esterne, il 56% degli inserzionisti in cui l’acquisto tramite Programmatic è gestito da un’agenzia media dichiara di voler muoversi, in un arco di tempo di 12 mesi, verso un modello misto per il 10%, oppure verso un modello integrato per il 5%.

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In conclusione, dunque, la maggior parte degli inserzionisti europei ha già dimestichezza con il Programmatic e con le dinamiche che questi porta con sé e dichiara di essere propensa a utilizzare tale tecnologia per l’acquisto di spazi pubblicitari su ogni tipo di media.

I fattori percepiti come elementi di maggior criticità rimangono la qualità dell’inventario e la mancanza di trasparenza del mercato.

A testimonianza del fatto che vi sia comunque un interesse crescente nei confronti del Programmatic e una volontà sempre più consistente di adattarsi al cambiamento, districandosi tra le varie problematicità che questo comporta, vi è la tendenza a muoversi verso modelli organizzativi delle campagne di gestione interna da parte dell’inserzionista, sia al 100%, sia verso modelli misti che prevedono una stretta collaborazione tra inserzionista e agenzia.

I brand del lusso hanno paura del Programmatic?

Non tutti i settori merceologici si sono approcciati nello stesso modo al digitale. Negli ultimi anni sono emerse, infatti, molte divergenze d’opinione nei confronti del marketing tecnologico e, in particolare, del Programmatic, uno strumento che ha alternamente attratto entusiasmi e scetticismi da parte dei marketer.

Le aziende del lusso rientrano in quella categoria di inserzionisti ancora affezionata ai media tradizionali e particolarmente diffidente nei confronti dell’acquisto automatizzato di media. La riluttanza scaturisce dal forte desiderio di mantenere il controllo sul marchio.

Mentre alcuni operatori di alto profilo continuino a trascurare i canali digitali, persino i social network, The Drum rivela che è in corso, benché lenta, un’inversione di tendenza. Una ricerca pubblicata da ZenithOptimedia ha registrato che i produttori di articoli di lusso, nonostante un netto svantaggio rispetto al mercato pubblicitario nel complesso, stanno cominciando ad investire sempre più risorse nel digitale, a discapito dei mezzi offline.

Un’evidenza confermata anche da Publicis Groupe, che stima che il digitale rappresenterà per il settore lusso il medium principale nel 2017, superando stampa e tv con una quota del 32,1% sulla spesa complessiva effettuata dalle aziende dell’industria.

Emerge, dunque, la necessità di tali marchi di controllare l’ambiente in cui sono esposti al pubblico; lo studio ha osservato che le riviste patinate, come ad esempio quelle di moda, costituiscono un canale adatto poiché garantiscono “esperienze di lettura di qualità elevata, coinvolgenti e rilassate; un ambiente particolarmente consono per queste aziende che cercano di mostrare i valori del proprio brand”.

Effettivamente, non sono mancati per i marketer gli episodi spiacevoli: alcuni annunci sono comparsi in contesti di imbarazzo o addirittura su siti sconvenienti, se non deleteri, per l’identità aziendale.

Controllo e reputazione: condizioni fondamentali per i brand del lusso

Proprio per indagare meglio questo aspetto, The Drum ha provato a consultare, senza successo, diversi compratori media per ottenere commenti sui potenziali rischi legati all’acquisto automatizzato: tutte le persone coinvolte hanno rifiutato di commentare. Quasi una conferma del clima di insicurezza e diffidenza nei confronti di determinati strumenti.

Lo scetticismo verso il Programmatic è comprensibile nel caso dei marchi di lusso considerato l’innato bisogno di proteggere la loro reputazione, coltivata, in molti casi, nel corso di secoli di storia”, ha commentato Natalie Mortimer, giornalista di The Drum specializzata nel marketing del settore lusso.

Questi brand non solo pretendono di avere il controllo sul luogo ma anche sul modo in cui appaiono, pari rilevanza è stata attribuita dagli operatori agli annunci che visualizzati nelle vicinanze delle loro creatività.

Ad ogni modo, gli editori sono sembrati essere più ottimisti nelle loro valutazioni. Qualcuno osserva che se da una parte molti inserzionisti comprano media online per via diretta, sono in aumento quanti effettuano il passaggio all’automatizzazione dei processi.

È da ritenere impossibile un avvicinamento dei brand del lusso alla pubblicità programmatica? Non proprio. Per le loro campagne online questi marchi richiedono categoricamente controllo, qualità dei media, sicurezza e utenza di alto profilo, tutte caratteristiche facilmente individuabili nello strumento del Private Marketplace.

Il PMP potrebbe avere, proprio per questo, tutte le carte in regola per traghettare il settore nella nuova era della pubblicità.

Tornano i moschettieri di Dicloreum, Cadreon scelta per il Programmatic

Alfa Wassermann, società del gruppo Alfasigma, torna su Tv e web con la nuova campagna Dicloreum, sviluppata da Serviceplan Italia e pianificata da Initiative, network di comunicazione globale del gruppo IPG Mediabrands.

Il format è quello del film nel film ideato per tutta la linea di prodotti di automedicazione Dicloreum.

Dal 20 giugno la campagna è on air anche con una campagna web che include un’attività display attraverso il formato preroll 20” sui principali siti di news, Youtube, Rai.tv, Video Mediaset e Gazzetta, e un’attività di programmatic buying grazie a Cadreon, l’Ad Tech Company di IPG Mediabrands, specializzata nelle attività di programmatic media buying, che permette di raggiungere in maniera efficiente ed efficace il focus target del brand attraverso le capacità di targeting e ottimizzazione in tempo reale.

Completa la strategia di comunicazione l’attività Sea, il cui obiettivo è quello di intercettare gli utenti alla ricerca di informazioni sui rimedi per i dolori muscolo-articolari e spingerli alla prova prodotto, portando anche traffico di qualità al sito web www.dicloreum-prodottidiautomedicazione.it.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

Il Gruppo DigiTouch inaugura DAPcenter, il suo agency trading desk

Con l’obiettivo di consolidare il proprio posizionamento sul mercato del digital marketing italiano come ad-tech group indipendente, il Gruppo DigiTouch ha realizzato internamente l’agency trading desk DAPcenter. Si tratta di una piattaforma che offre alle agenzie media la possibilità di gestire in modo strategico le pianificazioni di campagne advertising digitali su differenti canali e device, siano esse finalizzate a generare brand awareness o a portare risultati legati alle performance.

DAP, spiega il Gruppo DigiTouch in una nota, sta per “Data mining, Audience buying, Programmatic advertising“. Queste tre keyword rappresentano le attività core svolte dal trading desk, ovvero: permettere un’approfondita analisi dei dati relativi all’audience online finalizzata all’individuazione della corretta target audience, consentire una selezione strategica dei canali e dei device su cui pianificare la pubblicità e favorire una gestione integrata, sinergica e ottimizzata delle pianificazioni advertising attraverso piattaforme automatizzate.

Grazie a un team di 4 risorse, con anni di esperienza nel digital marketing e una grande passione per le tecnologie applicate al mondo della comunicazione, DAPcenter è in grado di abilitare diverse attività di digital advertising, quali il programmatic display adv sia su premium market place che su open market, campagne di retargeting, mobile advertising, social advertising, adv con formati rich media e video, nonché pianificazioni in second screen.

«La realizzazione di un trading desk ci rende molto soddisfatti, in particolare perché DAPcenter ci permette di rafforzare il nostro posizionamento come ad-tech group indipendente italiano; inoltre perché sottolinea il nostro impegno nell’innovazione e nella dotazione di asset tecnologici proprietari; infine perché ci permette di portare benefici all’intera filiera poiché gli utenti ricevono messaggi pubblicitari in target, i brand raggiungono i loro obiettivi di comunicazione e le agenzie dispongono di uno strumento ottimale di gestione delle campagne», afferma Paolo Mardegan, CEO del Gruppo DigiTouch. «Crediamo che un approccio consumer centrico e basato sul binomio dati-tecnologia sia la chiave vincente per la realizzazione di campagne advertising realmente efficaci», conclude Mardegan.

DAPcenter sarà presente allo IAB Seminar Performance Marketing “The Best Is Yet To Come”, il prossimo 7 luglio. In questa occasione, all’interno di un workshop dedicato, che si svolgerà in sala Green Hall dalle 16:00 alle 16:45 e nel quale interverranno i 4 componenti del team: Giacomo Landini, Head of Agency Trading Desk, Marco La Bella, Head of Agency Sales, Alessandro Lacchini, Operations & Programmatic Manager e Luca Pizio, Operations & Programmatic Manager.

Programmatic, cresce la fiducia delle agenzie e aumentano gli investimenti

Sempre più agenzie americane comprano pubblicità digitale via programmatico, a registrarlo è l’ultima Advertising Agency Survey di STRATA, azienda tecnologica di proprietà di Comcast, condotta nel primo trimestre del 2016.

Secondo il sondaggio, il 37% degli intervistati si fida del programmatico per eseguire i propri ordini digitali, in aumento del 22% rispetto al trimestre precedente. Complessivamente, l’acquisto automatizzato di spazi pubblicitari sta attraendo sempre più investimenti perché la fiducia degli operatori nel mezzo migliora, per le attività su digitale e non-digitale.

Il 21% delle agenzie pianifica di condurre programmaticamente la propria spesa in un intervallo compreso tra il 20 e il 40% del proprio budget, un aumento del 50% dallo scorso trimestre, mentre una porzione pari al 41% pensa di affidarsi all’acquisto automatizzato con quote tra il 10% e il 20%.

Il 30% delle agenzie dichiara, invece, di non aver intenzione di implementare acquisti in programmatic, la più bassa percentuale di agenzie nella storia della Advertising Agency Survey di STRATA.