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Grandi ospiti, workshop e formazione. Ecco l’agenda del Programmatic Day

È online l’agenda del Programmatic Day, l’evento italiano sul Programmatic Advertising in programma il prossimo 12 aprile al Multisala Orfeo di Milano.

Con oltre 50 speaker già confermati e un ricco programma articolato su tre sale, Programmatic Day alla sua terza edizione punta a confermarsi come il principale appuntamento italiano dedicato alle tecnologie per l’automazione della pubblicità e alle strategie di comunicazione data-driven.

L’appuntamento, organizzato da Programmatic Italia ed Engage, è rivolto a tutti coloro che si interessano al mondo della comunicazione e del digitale, e principalmente ad aziende, editori, agenzie e centri media. Il nuovo format dell’evento, organizzato in sessioni parallele, è studiato per consentire ai partecipanti di comporre il proprio palinsesto personalizzato in base al proprio interesse e al livello di conoscenza del mercato.

L’agenda della Sala Rossa, dedicata alla conferenza plenaria, proporrà una rassegna completa del meglio dell’offerta e degli strumenti disponibili in campo adtech e martech, grazie al contributo dei principali player del settore: sul palco principale del Multisala Orfeo si alterneranno Zeotap, Freewheel, Tradelab, IAS, Ligatus, 4W Marketplace, Quantcast, Mediamond. E ancora: Teads, Rubicon Project, RadiumOne, smartclip, Italiaonline, Main Ad, Imille.

In sala Blu, rivolta agli approfondimenti e all’innovazione, una serie di panel affronteranno i temi di maggiore attualità in ambito programmatico, come l’estrazione di valore dai dati, le nuove metriche e la trasparenza, lo sviluppo del programmatic dal punto di vista degli editori, i modelli di attribuzione. Ci sarà poi spazio per alcune tendenze emergenti del digital advertising, come chatbot, realtà virtuale, native advertising e start up rigorosamente made in Italy.

La sala Verde, invece sarà dedicata alla formazione e ai workshop, vedrà un corso “accelerato” sulle basi del programmatico per chi vuole conoscere (o ripassare) le nozioni fondamentali di questo settore, seguito da workshop verticali dedicati a marketing automation, creatività e al video multiscreen realizzati grazie al contributo di Adform, Sublime Skinz e Freewheel.

Un importante contributo sul versante dei dati e delle ricerche sarà fornito da Andrea Lamperti della School of Management – Politecnico di Milano, la più accreditata fonte di dati per quello che riguarda il Programmatic Advertising nel nostro Paese, e da Giacomo Fusina di Human Highway. Quest’ultimo presenterà i dati di YourSight, studio realizzato dall’importante società di ricerche per la prima volta insieme ad Engage, e finalizzata a sondare il punto di vista dei professionisti del digital sui principali temi del mercato della pubblicità online.

L’appuntamento è a partire dalle 8:30 al Multisala Orfeo di Milano, in via Coni Zugna 50 (MM2 Sant’Agostino, tram 9, 10 e 14). È ancora possibile partecipare gratuitamente al Programmatic Day registrandosi attraverso il form dedicato.

Disneyland Paris festeggia i suoi 25 anni: campagna online in programmatic

Disneyland Paris punta sul programmatic per la parte digital della campagna di comunicazione dedicata alle offerte per il suo 25° Anniversario.

“Inizia un anno scintillante!”: questo è il claim dell’adv che il parco divertimenti ha scelto per il mercato italiano.

Nello specifico, la campagna media, on air dal 16 gennaio fino al 28 febbraio, si compone di un piano tv (DTT e SAT) e digital.

Lo spot televisivo, da 30’’, in onda fino al 5 febbraio, coinvolge principalmente le reti Mediaset, SKY, Discovery e Cielo. La pianificazione web, in modalità di programmatic, prevede invece una combinazione tra display e video sui principali portali ed è rivolta principalmente al target famiglia.

La localizzazione degli spot è stata effettuata dall’agenzia Havas Worldwide Milan, mentre la pianificazione è stata curata dal centro media Blue449.

[Leggi di più su Engage.it]

Pokémon Go: come guadagnare con la piattaforma senza demotivare gli utenti

“Ho appena catturato un Pidgey selvaggio al Colosseo”, forse non l’hai mai sentito dire, ma se Pokémon Go continua la sua conquista del mondo, molto presto, potrebbe diventare un’espressione molto comune.

Molti esperti di media sono rimasti a bocca aperta davanti alla meteoritica ascesa di Pokémon Go che, nonostante sia stato lanciato solo la settimana scorsa, ha già superato Twitter per numero di utenti giornalieri e sta addirittura dando del filo da torcere a Facebook.

Quando la app gratuita per i smartphone è apparsa sul mercato, i dettagli su come avrebbe monetizzato e fino a che punto sarebbe stata aperta agli inserzionisti non erano ben chiari. Ma ora sappiamo che la pubblicità geo-localizzata contribuirà enormemente all’autofinanziamento della piattaforma. In un’intervista con il Financial Times, John Hanke, amministratore delegato di Niantic, ha dichiarato che agli inserzionisti sarà addebitato un “costo per visita”, simile al “costo per click” utilizzato dalla ricerca di pubblicità di Google.

I primi segnali dimostrano che questo approccio potrebbe risultare estremamente lucrativo per la Niantic, società proprietaria di Pokémon Go. Ma la verità è che il potenziale è enorme e Pokémon Go è la punta dell’iceberg di una rivoluzione che coinvolgerà la pubblicità geo-localizzata.

I progressi nel geo-targeting, geo-fencing e nella tecnologia programmatica permettono agli inserzionisti di raggiungere i consumatori direttamente nell’edificio in cui si trovano e proporre loro gli annunci pubblicitari più rilevanti. Le aziende tecnologiche più importanti del mercato della pubblicità geo-localizzata permettono agli inserzionisti di stabilire confini intorno a edifici specifici per poi abbinarli ai segnali dei dispositivi mobili.

Questa tecnologia è utile per la creazione di un database enorme con centinaia di milioni di luoghi, ognuno etichettato con parole chiave come “amanti del fast food” o “autosaloni” che i commercianti possono utilizzare per dirigere le pubblicità per i smartphone verso gruppi specifici di consumatori.

Se Niantic dovesse adottare queste tecnologie, la capacità di fissare degli obiettivi diventerebbe estremamente sofisticata e le opportunità davvero enormi. E se utilizzate in maniera appropriata, queste inserzioni pubblicitarie dovrebbero riuscire a non demotivare il pubblico di Pokémon Go. In realtà, potrebbero migliorare l’esperienza dell’utente. Con un approccio “native advertising” – qualcosa di programmatico è pronto per essere rivoluzionato – i marchi possono offrire messaggi molto più creativi e rilevanti adatti ai contenuti e all’esperienza dell’utente.

Gli inserzionisti esplorano da un pò le possibilità di realtà aumentata che avranno serie ripercussioni per una piattaforma di videogiochi come Pokémon Go. Un esempio è Net-A-Porter, che ha utilizzato la realtà aumentata per reinventare come si guardano le vetrine. Il colosso di vendita online di prodotti di lusso ha creato vetrine in realtà aumentata a Parigi, New York, Londra, Monaco e Sidney per promuovere la nuova collezione di Karl Lagerfeld.

La vetrina non era nulla di eccezionale, ma osservarla attraverso l’app Net-A-Porter Karl per i smartphone ha permesso ai clienti di accedere a video della sfilata, informazioni sui prodotti, modelli dei prodotti a 360 gradi, con l’opzione di acquistare i prodotti.

NetA-Porter ci dimostra che qualsiasi luogo potrebbe essere per i marchi un’opportunità di proporre pubblicità in realtà aumentata, senza limiti alla creatività. Con l’avanzare della tecnologia, potremmo anche avere marchi che creano i loro personaggi ispirati ai Pokémon o elementi che, attraverso la tecnologia programmatica, diventano parte integrante del gioco, come e-voucher specifici e altri incentivi.

Se gli inserzionisti non ignorano gli insegnamenti provenienti dal blocco delle pubblicità e creano inserzioni che si fondono con l’esperienza invece di disturbarla, la pubblicità digitale avrà sicuramente un posto nella rivoluzione dei videogiochi iniziata da Niantic.

Se pensi che Pokémon Go sia geniale, preparati alle opportunità molto più grandi che stanno emergendo. Un’esperienza Pokémon programmaticamente valorizzata potrebbe arrivare presto in un luogo vicino a te.

Quantum Native Solutions cresce e amplia l’inventory in Programmatic Native

Cresce il business italiano di Quantum Native Solutions, il primo marketplace europeo di native advertising distribuito totalmente in programmatic, che allarga il portfolio di editori premium, ampliando la sua offerta nei settori donne, news, travel, sport, automotive, entertainment e classified.

Ad oggi Quantum Native Solutions raggiunge mensilmente 16 milioni di utenti unici de-duplicati con un’active reach pari al 56%, generando oltre 200 milioni di impressioni native ogni mese e garantendo ai brand il 100% di viewability su tutti i device (Desktop e Mobile) e in tutti gli ambienti (Web/App/Webmail).  Quotidianamente, il network di Quantum registra in Italia 2 milioni di unique browser e 7 milioni di impression native disponibili.

Recentemente sono entrati nel network Affaritaliani.it, Liberoquotidiano.it, Lettera43.it e Dagospia.com, TgAdv con Nanopress.it, Tecnocino.it, Allaguida.it e Donnaclick.it e alcuni nuovi siti delle concessionarie già partner come Sport Network con Calcioweb.eu e Sportfair.it e WebAds. Inoltre, ilgiornale.it, alfemminile.com, mytaste.it, deabyday.tv, davidemaggio.it, 90min.com/it e paesionline.it hanno scelto Quantum Native Solutions. I nuovi ingressi garantiranno così una più ampia copertura nei settori News, Donne, Sport e Man.

Il Programmatic Native soddisfa editori ed inserzionisti

L’offerta Programmatic Native di Quantum Native Solutions, caratterizzata dalla possibilità di mostrare contenuti attraverso video, gallery e testi altamente targetizzabili, è sviluppata su formati pubblicitari eleganti e non invasivi, totalmente personalizzabili e perfettamente integrabili all’interno delle pagine e/o degli articoli dei Premium publisher grazie alla lettura del CSS.

«Il native advertising in programmatic è una modalità win-win per editori e brand. I primi non devono più rinunciare alla qualità editoriale in favore di spazi pubblicitari decontestualizzati innervosendo così i lettori, mentre i brand hanno la reale opportunità di scegliere i formati più adatti per il loro target di riferimento e raggiungerlo in modo assolutamente non intrusivo, integrando l’adv con i contenuti del sito ospitante. Entrambi i player stanno apprezzando enormemente la tecnologia di Quantum e la possibilità di riuscire a utilizzare formati ad hoc e coerenti in modalità automatica – aspetti considerati erroneamente antitetici – è una delle caratteristiche distintive del nostro marketplace» commenta Alessandro Ceratti, Head of Business Development di Quantum Native Solutions.

L’editore svizzero Admeira sceglie Improve Digital per il Programmatic

L’editore multimediale svizzero Admeira ha scelto Improve Digital come partner per le sue attività di vendita pubblicitaria in Programmatic. L’accordo rafforzerà ulteriormente la posizione di primo piano che Improve Digital occupa nell’industria svizzera del digitale.

Da oggi l’azienda ad-tech lavorerà con Admeria per l’ottimizzazione olistica e data-driven del suo inventario display, mobile e video. Gli spazi saranno disponibili agli inserzionisti attraverso RTB aperto e private marketplace. Il portafoglio dell’editore include 25 marchi digitali premium operativi sul mercato svizzero.

Admeira è stata fondata quest’anno come joint venture tra l’editore Ringier, la compagnia di telecomunicazioni Swisscom e SRG, la radiotelevisione pubblica elvetica. Attraverso il loro network combinato è possibile raggiungere fino a 4,7 milioni di utenti con una sola prenotazione. Ciò equivale, in termini di reach netta, ad oltre l’80% del mercato nazionale. Le proprietà online di Admeira mostrano annunci esclusivamente all’interno di ambienti premium.

“I servizi e la tecnologia leader di Improve Digital sono la soluzione che soddisferà meglio le nostre esigenze di business in termini di Programmatic. Siamo impazienti di realizzare una solida intesa costruita sulla fiducia”, ha dichiarato Philipp Scheidegger, Managing Director of Digital di Admeira.

“Siamo lieti di annunciare la nostra partnership con Admeira. Ci dedicheremo a supportarli con l’ottimizzazione e la monetizzazione del loro inventario premium, aiutandoli a raggiugere i loro obiettivi di fatturato”, ha aggiunto Torben Heimann, Managing Director DACH di Improve Digital.

Le aziende in Italia stanno imparando a gestire in-house il Programmatic

Nonostante i ritardi, la penetrazione degli strumenti programmatici all’interno dell’industria digitale italiana sta avvenendo rapidamente. Il settore è in forte crescita e sempre più aziende decidono di seguire questa tendenza investendo non solo in tecnologie ma anche in risorse umane, figure dotate delle competenze giuste per poter assicurare ai marchi una gestione interna delle piattaforme di scambio automatizzato, con un relativo efficientamento dei costi. Ce ne ha parlato Alfonso Mariniello, Country Manger per l’Italia di Adform, con cui abbiamo approfondito, più nello specifico, anche aspetti relativi alla realtà aziendale da lui guidata.

Come sta andando, secondo il vostro osservatorio, il mercato del Programmatic in Italia?

Si sta espandendo a ritmi sostenuti, l’azienda giova di questa tendenza positiva registrando tassi di crescita a due cifre. Tuttavia, bisogna constatare che ciò che si sta verificando è la diretta conseguenza di un settore dai tratti giovani, ancora nelle fasi iniziali del suo processo di sviluppo. La pubblicità programmatica non si sta aggiungendo alle altre forme di pianificazione ma le sta gradualmente sostituendo, sottraendo loro sempre più spazio. È interessante notare, inoltre, come questo strumento stia entrando in maniera sempre più strutturale all’interno delle aziende, che cominciano ad utilizzarlo senza l’ausilio di terze parti.

Quale orientamento stanno seguendo le aziende inserzioniste?

Ultimamente, emerge un forte interesse per gli investimenti in ambito tecnologico. Il marketing digitale è un’industria che si può “vincere” solo ricorrendo alla tecnologia e ad un know-how avanzato. Contrariamente a quanto accadeva pochi anni fa, le aziende non demandano ad altri soggetti la gestione degli strumenti, ma sviluppano delle competenze interne, al fine di operare con maggiore autonomia.

Avete nuovi formati o soluzioni in procinto di essere rilasciati?

Le attività di Adform coprono l’intero spettro della pubblicità digitale, siamo continuamente al lavoro. Offriamo soluzioni per gli operatori appartenenti sia al lato offerta, sia al lato domanda dell’industria. Abbiamo a disposizione, ad esempio, un ad server, una DMP e una DSP per agenzie ed inserzionisti ma anche una SSP per gli editori. Sviluppiamo nuovi formati ad hoc per i clienti su loro richiesta, ma a questo affianchiamo un’attività costante di ricerca e sviluppo, riuscendo ad anticipare le tendenze del settore.

Ha già detto che Adform è in forte crescita nel nostro Paese. Può fornirci qualche dettaglio in più in termini di numeri?

La nostra azienda si sta muovendo molto bene all’interno del mercato italiano. Ricalchiamo la tendenza positiva del settore e cresciamo a doppia cifra in termini di giro d’affari. Confermiamo le previsioni per la fine dell’anno, con un fatturato netto a +35% rispetto al 2015. Preciso che, poiché Adform è un’azienda non quotata e detenuta privatamente, il valore è generato per intero dalla vendita delle nostre soluzioni e non da operazioni finanziarie.

Su che cosa vi concentrerete in questa seconda parte dell’anno?

L’offerta di Adform è già abbastanza matura, copriamo l’intero spettro della pubblicità display. La nostra ambizione è realizzare progetti multi-piattaforma con aziende di grandi dimensioni. Lavoreremo per consolidare le collaborazioni con i clienti già nel nostro portafogli, come Sky, TIM, Direct Line, Unieuro, Euronics, ma anche per acquisirne di nuovi. Ci sono già diverse trattative in corso.

I brand del lusso hanno paura del Programmatic?

Non tutti i settori merceologici si sono approcciati nello stesso modo al digitale. Negli ultimi anni sono emerse, infatti, molte divergenze d’opinione nei confronti del marketing tecnologico e, in particolare, del Programmatic, uno strumento che ha alternamente attratto entusiasmi e scetticismi da parte dei marketer.

Le aziende del lusso rientrano in quella categoria di inserzionisti ancora affezionata ai media tradizionali e particolarmente diffidente nei confronti dell’acquisto automatizzato di media. La riluttanza scaturisce dal forte desiderio di mantenere il controllo sul marchio.

Mentre alcuni operatori di alto profilo continuino a trascurare i canali digitali, persino i social network, The Drum rivela che è in corso, benché lenta, un’inversione di tendenza. Una ricerca pubblicata da ZenithOptimedia ha registrato che i produttori di articoli di lusso, nonostante un netto svantaggio rispetto al mercato pubblicitario nel complesso, stanno cominciando ad investire sempre più risorse nel digitale, a discapito dei mezzi offline.

Un’evidenza confermata anche da Publicis Groupe, che stima che il digitale rappresenterà per il settore lusso il medium principale nel 2017, superando stampa e tv con una quota del 32,1% sulla spesa complessiva effettuata dalle aziende dell’industria.

Emerge, dunque, la necessità di tali marchi di controllare l’ambiente in cui sono esposti al pubblico; lo studio ha osservato che le riviste patinate, come ad esempio quelle di moda, costituiscono un canale adatto poiché garantiscono “esperienze di lettura di qualità elevata, coinvolgenti e rilassate; un ambiente particolarmente consono per queste aziende che cercano di mostrare i valori del proprio brand”.

Effettivamente, non sono mancati per i marketer gli episodi spiacevoli: alcuni annunci sono comparsi in contesti di imbarazzo o addirittura su siti sconvenienti, se non deleteri, per l’identità aziendale.

Controllo e reputazione: condizioni fondamentali per i brand del lusso

Proprio per indagare meglio questo aspetto, The Drum ha provato a consultare, senza successo, diversi compratori media per ottenere commenti sui potenziali rischi legati all’acquisto automatizzato: tutte le persone coinvolte hanno rifiutato di commentare. Quasi una conferma del clima di insicurezza e diffidenza nei confronti di determinati strumenti.

Lo scetticismo verso il Programmatic è comprensibile nel caso dei marchi di lusso considerato l’innato bisogno di proteggere la loro reputazione, coltivata, in molti casi, nel corso di secoli di storia”, ha commentato Natalie Mortimer, giornalista di The Drum specializzata nel marketing del settore lusso.

Questi brand non solo pretendono di avere il controllo sul luogo ma anche sul modo in cui appaiono, pari rilevanza è stata attribuita dagli operatori agli annunci che visualizzati nelle vicinanze delle loro creatività.

Ad ogni modo, gli editori sono sembrati essere più ottimisti nelle loro valutazioni. Qualcuno osserva che se da una parte molti inserzionisti comprano media online per via diretta, sono in aumento quanti effettuano il passaggio all’automatizzazione dei processi.

È da ritenere impossibile un avvicinamento dei brand del lusso alla pubblicità programmatica? Non proprio. Per le loro campagne online questi marchi richiedono categoricamente controllo, qualità dei media, sicurezza e utenza di alto profilo, tutte caratteristiche facilmente individuabili nello strumento del Private Marketplace.

Il PMP potrebbe avere, proprio per questo, tutte le carte in regola per traghettare il settore nella nuova era della pubblicità.

4Strokemedia triplica il fatturato e lancia la sua offerta Programmatic native

Il 2016 è un anno ricco di novità per 4Strokemedia, realtà incentrata nel programmatic lanciata ad inizio 2014 da Marco Trentin, Carlo Farini e Gianluca Vittorelli.

Dopo l’ingresso nella compagine societaria di Alberto, Stefano e Samuel Zilli ad inizio 2016 (leggi l’articolo dedicato), è entrata a far parte del team Fabiola Di Giuseppe con il ruolo di Sales Director. Si occuperà dello sviluppo della struttura commerciale e del parco clienti ed agenzie accompagnando 4Strokemedia nel percorso di crescita avviato.

Per quanto riguarda 4Strokemedia, la società ha visto nel corso dei primi mesi dell’anno incrementare tutti i KPI sia di traffico sia di fatturato. L’inventory disponibile nel network è cresciuta di oltre il 30% sui formati Display ed è più che raddoppiata sui formati video (30 milioni gli stream video a giugno 2016), con risvolti ancora migliori per quanto riguarda numero clienti e fatturato, quest’ultimo triplicato rispetto al primo semestre del 2015 e al di sopra del budget previsto.

Per il secondo semestre, sono annunciate diverse novità, con il lancio dell’offerta Native attraverso una tecnologia leader a livello mondiale ed integrata con tutti i principali trading desk e DSP. Proprio in questi giorni sono live le prime campagne sul formato Native all’interno del network di 4Strokemedia, che ha oramai raggiunto quasi 200 siti in gestione esclusiva.

Sassoli: «Più trasparenza nel Programmatic». UPA propone un Libro Bianco per definire regole precise

Upa conferma la stima di crescita degli investimenti pubblicitari per il 2016 del 3%, percentuale che potrebbe anche essere lievemente superata, nonostante la tempesta Brexit. «Facciamo fatica a comprendere la portata della Brexit, è ancora presto. Per ora, la vedo solo come una tempesta imperfetta che non fa che alimentare l’incertezza». A dirlo è stato Lorenzo Sassoli de Bianchi, Presidente di Upa, in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione.

Nel corso della sua relazione, Sassoli de Bianchi ha posto l’accento sulla questione sulla trasparenza della filiera (leggi qui l’articolo dedicato): «Se investo 100 con il programmatic buying, perché all’editore arriva 40? La filiera è lunga è nasconde molte insidie ed incertezze. Il Programmatic è una buona opportunità ma ha bisogno di più trasparenza e regole condivise».

Proprio sul tema dei costi, IAB aveva già preso provvedimenti, realizzando il Programmatic Fee Transparency Calculator, un tool primo nel suo genere che aziende, agenzie ed editori possono usare per analizzare i costi di tecnologie e servizi comunemente usati nella realizzazione di una campagna in programmatic (leggi qui l’articolo dedicato).

Da qui la proposta dell’Associazione ai centri media e alle concessionarie di scrivere insieme un “Libro bianco sugli investimenti digitali”, che definisca le linee guida e gli standard utili per lo sviluppo del settore e per una reale efficacia della comunicazione degli spender.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

4w MarketPlace con nugg.ad per offrire un targeting più evoluto

4w MarketPlace, uno dei maggiori network pubblicitari del mercato digitale italiano, ha scelto nugg.ad e le sue soluzioni di data management per offrire ai propri clienti la garanzia di una segmentazione evoluta dell’audience.

Il forte valore aggiunto del data management risponde in maniera efficace alle esigenze sia degli editori che degli investitori: va infatti nella direzione di una monetizzazione globale dell’inventory degli editori del Network 4w, aggiungendo alle pianificazioni trasversali la certezza del target quindi il raggiungimento di uno dei più importanti Kpi richiesti dagli investitori pubblicitari, su tutti i formati e tutti i device.

«Crediamo che questo valore si possa trasferire a tutti i livelli dell’offerta», dichiara Roberto Barberis, Ceo di 4w MarketPlace. «Sia quella programmatica, individuando segmenti di inventory dedicati a cluster di utenti in linea con le necessità del planning, sia quella diretta, iper-customizzata creando cluster di riferimento specifici, soprattutto nell’area del commercio elettronico».

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

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