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P&G punta a tagliare del 50% la sua spesa in pubblicità digitale “sprecata”

I tagli di P&G in media digitale “wasted”, l’appeal pubblicitario di Snapchat Discover e l’efficacia del mezzo radiofonico. Sono questi oggi i protagonisti della nostra rassegna.

P&G punta a tagliare del 50% la sua spesa in pubblicità digitale “sprecata”

Procter & Gamble prosegue la sua strategia di taglio dei costi pubblicitari. In occasione di un incontro con l’ISBA, l’associazione degli inserzionisti britannici, il capo del marketing globale della multinazionale Marc Pritchard ha dichiarato di avere intenzione di promuovere una maggiore efficienza negli acquisti pubblicitari della sua azienda, con un taglio del 50% della spesa in media digitale “wasted”, ossia in pubblicità online che non arriva al giusto pubblico. La società ha già diminuito del 20% gli sprechi nei suoi acquisti adv, attraverso un uso oculato dei propri dati proprietari a fini di targeting. Ma adesso ha intenzione di fare ancora di più. Leggi di più su The Drum

Quasi 400 inserzionisti hanno acquistato spot video su Snapchat Discover

Sono quasi 400, 397 per l’esattezza, i brand che hanno acquistato pubblicità video sui canali Discover di Snapchat tra novembre 2017 e gennaio 2018. Lo rivela una ricerca di MediaRadar, che offre anche uno spaccato delle tipologie di inserzionisti: circa la metà (48%) erano società di media e intrattenimento, il 13% aziende tecnologiche e il 12% retailer. Sorprendentemente, i brand del settore beauty hanno rappresentato solo il 7% della torta. Leggi di più su Marketing Land.

La radio è un mezzo efficace?

La radio è un mezzo pubblicitario storico, e negli ultimi tempi, complici anche digital e programmatic, sta vivendo una seconda giovinezza. Ma è un canale realmente efficace? La risposta è sì, secondo quanto rivela uno studio del network radiofonico Westwood One, realizzato insieme a Nielsen Catalina Solutions. Secondo la ricerca, che ha misurato la risposta in termini di vendite di brand di beni di consumo che hanno acquistato spot radiofonici, ad ogni dollaro speso in pubblicità sul mezzo sono corrisposti ben 12 dollari di vendite. Leggi di più su AdWeek.

P&G punta a portare in-house più attività media; Facebook investe nell’AI; Anthony Noto lascia Twitter

Diamo il via a una nuova rubrica di Programmatic Italia, in cui ogni giorno vi proporremo una rassegna delle notizie più importanti sul mondo dell’advertising tecnologico, scovate in giro per la rete.

Oggi si parla delle strategie media di Procter & Gamble e di due social, Facebook e Twitter.

P&G: «Porteremo in-house più attività media»

In occasione dell’ufficializzazione degli ultimi dati finanziari, Procter & Gamble ha dichiarato che nei suoi piani c’è l’intenzione di portare in-house più attività relative agli acquisti pubblicitari. Alla base della decisione, la volontà di tagliare i costi pubblicitari e di favorire una maggiore trasparenza nell’acquisto. «C’è ancora spazio per eliminare gli sprechi sui vari canali di comunicazione e gli annunci “non-viewable”, e bloccare le campagne erogate su bot o in contesti non appropriati», ha dichiarato il CFO Jon Moeller, prospettando per il futuro «più accordi in private marketplace con le media company [e] acquisti ancora più mirati grazie a dati e tecnologie digitali». Leggi di più su AdAge.

Facebook aumenta gli investimenti in Intelligenza Artificiale

Il social di Zuckerberg sembra puntare sensibilmente sull’AI con cospicui investimenti in Europa. Nel suo hub di Parigi la società ha raddoppiato il numero di professionisti che fanno ricerca sull’Intelligenza Artificiale da 30 a 60, e nei prossimi 5 anni conta di investire circa 12,3 milioni di dollari per aumentare il numero di borse di dottorato sull’AI offerte sul territorio francese da 10 a 40. In più, fornirà server e dati alle istituzioni pubbliche francesi. Leggi di più su Fortune.

Anthony Noto lascia Twitter per una società di FinTech

Anthony Noto abbandona Twitter, dove era Chief Operating Officer. Il manager lascia il social network di microblogging per assumere la carica di CEO nella società di FinTech Social Finance. Il suo posto in Twitter resta vacante, anche se per il momento le sue mansioni verranno ricoperte da altri membri di vertice della società. Intanto Matt Derella, VP of Global Revenue and Operations, continuerà a guidare la strategia pubblicitaria del social. Leggi di più su MediaPost.

zeotap fornirà i dati deterministici a MediaMath. Polizzy Carbonelli: «Presto integreremo una nuova SSP»

Zeotap ha annunciato di aver effettuato l’integrazione con la demand-side platform MediaMath. Aziende e agenzie clienti della DSP potranno pianificare le loro campagne e acquistare spazi pubblicitari utilizzando i dati deterministici del fornitore.

«Abbiamo allargato ulteriormente la capacità di distribuire il nostro prodotto, ovvero il dato. Questa integrazione si aggiunge a quella effettuata con The Trade Desk (leggi l’articolo dedicato), che, insieme alla stessa MediaMath, è la DSP di riferimento di Procter & Gamble, uno dei più grandi inserzionisti al mondo; in questo modo, riusciamo ad essere vicini alle maggiori aziende investitrici che utilizzano i dati secondo modalità avanzate. Grazie agli accordi con i principali attori dell’ad-tech, siamo nelle condizioni di distribuire i nostri dati efficacemente e in tutta sicurezza», ha dichiarato Riccardo Polizzy Carbonelli, Country Head per l’Italia di zeotap.

Le integrazioni eseguite da zeotap riguardano anche il fronte vendita del programmatic, come dimostra la collaborazione stretta a fine settembre con smartclip (leggi l’articolo dedicato), grazie alla quale ora è possibile acquistare l’inventory premium video della SSP attraverso i dati deterministici della società fondata e guidata da Daniel Heer.

«La nostra piattaforma è tecnologicamente agnostica e capace di integrarsi anche alle supply-side platform. Proprio in tal proposito, posso anticipare che prima della fine dell’anno annunceremo un accordo con un’altra SSP», ha concluso Polizzy Carbonelli.

The Trade Desk e White Ops insieme per combattere le frodi pubblicitarie

The Trade Desk e White Ops hanno siglato un accordo finalizzato a verificare e garantire le visualizzazioni della pubblicità online.

Nell’ambito di questa iniziativa, la piattaforma tecnologica e la società anti-frode collocheranno server e centrali dati in Nord America, Europa e Asia per analizzare in tempo reale ogni impression in asta a livello globale.

A partire dal primo ottobre, dunque, nel momento in cui saranno ordinati acquisti di spazi in programmatic attraverso The Trade Desk, bot e altre tipologie di traffico non umano saranno identificati da White Ops e eliminati dalla demand-side platform, che bloccherà l’erogazione di quelle impression.

“Per troppo tempo, il traffico non valido è stato parte del nostro settore”, ha dichiarato Jeff Green, Chief Executive e Co-fondotore di The Trade Desk, “Ma non c’è livello di frode che sia accettabile. La nostra collaborazione con White Ops indica che siamo la prima piattaforma pubblicitaria a bloccare le impression non umane alla porta di ingresso”.

Pubblicità digitale, il mercato chiede maggiore trasparenza. E The Trade Desk risponde

Questo asse anti-frode sembrerebbe essere una risposta decisa alla sfiducia molti marketer dell’industria nutrono nei confronti degli operatori dell’ad-tech; molti marketer sospettano che una parte consistente dei loro investimenti in pubblicità digitale sia vanificato dal traffico non autentico.

E, probabilmente, non è un caso che l’iniziativa sia stata promossa proprio da The Trade Desk, DSP scelta da Procter & Gamble dopo che la multinazionale del largo consumo aveva riveduto radicalmente la propria strategia programmatica con l’obiettivo di ottenere maggiori trasparenza. La stessa P&G, per bocca del suo Chief Brand Officer, Mark Pritchard, è stata la prima grande azienda investitrice ad esprimere pubblicamente dubbi e perplessità, che da tempo serpeggiavano nel mercato, riguardanti la filiera del marketing su web.

La stipulazione dell’accordo segue di soli tre giorni la notizia dei rimborsi emessi da Google a favore degli inserzionisti penalizzati dal traffico pubblicitario non umano su DoubleClick Bid Manager.

Rubicon Project ospita il primo “Transparency Breakfast”, per fare chiarezza sulla filiera dell’adv digitale

Transparency Breakfast” è stato il nome scelto da Rubicon Project per il suo primo evento di approfondimento sul tema della trasparenza nella pubblicità digitale.

La colazione di ieri, a cui hanno partecipato editori, concessionarie, aziende inserzioniste, operatori delle tecnologie per il marketing, è stata un’occasione di confronto tra professionisti provenienti da ogni livello della filiera.

Dopo aver accolto gli ospiti presso l’Open di Milano, Sara Buluggiu, Managing Director Managing Director Italia, Spagna e MENA della società ad-tech, è intervenuta per prima, spiegando come la trasparenza nel programmatico sia diventata cruciale per l’industria e analizzando la questione in ogni suo aspetto.

La pubblicità digitale dopo Mark Pritchard

Si è partiti dalle dichiarazioni famigerate di Mark Pritchard, Chief Brand Officer di Procter & Gamble, all’Annual Leadership Meeting IAB di gennaio, episodio che ha segnato una svolta nella storia della pubblicità digitale: «Quelle parole hanno avuto l’effetto di uno schiaffo ma ci sono servite per prendere coscienza delle criticità insite nel sistema. Il programmatic è nato come scatola nera, concepito come uno strumento oscuro e impenetrabile se non agli addetti ai lavori. Ma ora sta dimostrando i suoi limiti ed è arrivato il momento di cambiare le cose», ha dichiarato Buluggiu.

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Sara Buluggiu, Managing Director Italia, Spagna e Mena di Rubicon Project

E per farlo è necessario andare incontro alle esigenze di editori e aziende per quanto riguarda frodi, sicurezza online del marchio e misurabilità. Le richieste sono articolate, e riguardano il corretto funzionamento delle tecnologie, la viewability, le certificazioni di enti esterni, le modalità di raccolta dei dati, lo sviluppo di creatività differenziate e l’esplicitazione dei costi per i servizi erogati e le tecnologie fornite.

Sensemakers-comScore Italia: «Il traffico internet nel nostro Paese è pulito»

Questi argomenti sono stati poi approfonditi da Fabrizio Angelini, Ceo e Fondatore di Sensemakers-comScore Italia, che oltre a ricordare alcune tra le principali soluzioni di verifica offerte dalla società, come ad esempio lo strumento anti-riciclaggio del dominio internet, ha descritto lo stato di salute della pubblicità digitale in Italia.

In particolare, Angelini ha invitato gli operatori a placare le preoccupazioni concernenti la brand safety: laddove si decida di impiegare le dovute tecniche precauzionali, sarebbero esigui, infatti, gli episodi in cui il messaggio di un’azienda è accostato a contenuti dannosi, con un impatto, in ultima analisi, ridotto sugli obiettivi commerciali dell’inserzionista.

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Fabrizio Angelini, Ceo e Fondatore di Sensemakers-comScore Italia

Ma il dato più rassicurante è stato quello afferente al fenomeno delle frodi pubblicitarie nel nostro Paese: sui formati display e video, si attesta tra l’1,15% e l’1,35 il traffico non umano, ovvero generato da bot o altri software ingannevoli: «Questi valori sono di gran lunga inferiori a quelli che si registrano negli Stati Uniti. In Italia il traffico in rete è essenzialmente pulito», ha rassicurato Angelini.

Alla fine della sua presentazione, il Ceo di Sensemakers-Comscore Italia si è espresso parere negativo circa la nuova direttiva europea sulla tutela della privacy online: «La norma rende più difficile la condivisione dei dati e, di fatto, cristallizza l’assetto di mercato vigente, favorendo la posizione dominante delle grandi OTT. Inoltre, i costi necessari alla certificazione di conformità avranno una incidenza maggiore sulle casse dei piccoli operatori, che evidentemente sono dotati di disponibilità finanziarie ridotte».

Fastweb punta sul Programmatic

Ha fatto seguito l’intervento di un esponente di una grande azienda investitrice: Roberto Baldassarre, Manager of Brand Marketing & Media Management di Fastweb, che ha contribuito al dibattito raccontando il suo punto di vista sul Programmatic.

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Roberto Baldassarre, Manager of Brand Marketing & Media Management di Fastweb

Per Baldassarre, l’automatizzazione pubblicitaria è un grande strumento per i marchi poiché è in grado di ottimizzare la compravendita di spazi e, al contempo, personalizzare i messaggi diretti agli utenti, sia con obiettivi di branding sia di performance: «È un’opportunità da cogliere assolutamente, tuttavia sarebbe desiderabile una prospettiva più chiara sulle diverse componenti della catena del valore, specialmente sulla composizione dei prezzi».

La compagnia telefonica ha dimostrato di riconoscere l’importanza del data-driven dotandosi di una data management Platform, come già dichiarato dall’Head of Communication, Luca Pacitto, nella nostra intervista.

Gli operatori della filiera si confrontano al “Transparency Breakfast” di Rubicon Project

Il “Transparency Breakfast” di Rubicon Project si è concluso con una tavola rotonda, moderata da Simone Freddi, Direttore di Engage e Programmatic Italia, a cui hanno preso parte gli stessi relatori, ossia Sara Buluggiu, Fabrizio Angelini e Roberto Baldassarre, più Alfonso Mariniello, Country Manager di Adform, e Salvatore Aranzulla, fondatore di Aranzulla.it. I partecipanti hanno trattato il tema della trasparenza nelle sue varie declinazioni, tra cui l’uso dei dati, i modelli di acquisto, la struttura della filiera e la costruzione dei prezzi.

Angelini ha prospettato che il progressivo sviluppo e miglioramento di tecnologie, misurazioni e modelli avrà come risultato finale la risoluzione di qualsiasi problematica nella pubblicità digitale. Secondo Mariniello, presente all’evento in qualità di manager di una demand-side platform, sul lungo periodo il programmatic continuerà a crescere fino a inglobare anche gli altri media tradizionalmente offline, portando benefici per tutti gli operatori.

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Da sinistra: Buluggiu, Baldassarre, Simone Freddi, Direttore di Engage e Programmatic Italia, Alfonso Mariniello, Country Manager di Adform, Salvatore Aranzulla e Angelini

Baldassarre ha esortato il mercato a non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà riscontrate nell’utilizzo di questi strumenti: «Consiglio agli operatori di impiegare comunque il Programmatic, per poi migliorarlo ed affinarlo in corso d’opera. Sarebbe dannoso non provare nemmeno a utilizzarlo per paura di incorrere in ipotetici danni e disfunzioni».

Aranzulla, presente in quanto editore, ha manifestato tutta la sua fiducia nella tecnologia, auspicando un maggior uso del Programmatic. Il suo sito, uno dei più letti in Italia, dimostra di aver adottato con successo l’automatizzazione, che ha consentito di migliorare notevolmente i risultati: la maggior parte dell’inventory del suo sito è infatti venduta in modalità open market e utilizzando una soluzione di header bidding: «Se si dotano degli strumenti necessari, gli editori possono trarre indubbiamente dei grandi benefici. Se per vendere i propri spazi pubblicitari si mettono in competizione contemporaneamente più fonti di domanda i margini aumenteranno in maniera significativa».

Guarda la galleria fotografica del “Transparency Breakfast”:

Nuovi finanziamenti per MediaMath, che viene scelta come DSP da P&G

MediaMath ha ricevuto un finanziamento di 175 milioni di dollari da Goldman Sachs, principale investitore, e Santander Bank.

La società ad-tech ha comunicato che la nuova linea di credito andrà a sostenere la crescita ininterrotta della struttura e permetterà di rifinanziare il debito esistente.

In una nota rivolta al personale, la Chief Financial Officer, Stacey Bain, ha dichiarato che questa operazione non implica che l’azienda preferisca un ulteriore emissione di debito ad un finanziamento di tipo equity: “Questa linea di credito ci permette di essere flessibili in termini di modalità e tempistiche secondo cui decidiamo di raccogliere ulteriore capitale”.

Bain ha anche specificato che MediaMath non è in procinto di quotarsi in borsa: “Per il momento, preferiamo operare come società privata ed esploreremo una IPO (offerta pubblica iniziale) quando e se avrà senso per noi”.

“Siamo entusiasti di poter lavorare con Goldman Sachs e Santander, che hanno avuto l’ambizione di supportare la crescita del nostro business, sostenendo i bisogni di una filiera ridefinita e sempre più complessa”, ha dichiarato Joe Zawadzki, Ceo della società.

MediaMath afferma di impiegare attualmente circa 700 individui e di collaborare con tutte i maggiori gruppi pubblicitari.

MediaMath si aggiunge alle DSP di Procter & Gamble

Intanto, MediaMath è stata aggiunta al nutrito elenco di demand-side platform utilizzate da Procter & Gamble.

P&G ha interrotto il mese scorso la sua collaborazione con Audience Science, con ripercussioni fatali per il business della società ad-tech, per rivedere la sua strategia di Programmatic secondo una modalità multipiattaforma, che decentralizza le responsabilità d’acquisto su DSP multiple.

Secondo la configurazione attuale, Neustar funzionerà come data management platform multi-regione della multinazionale di beni di consumo, mentre saranno adoperate piattaforme come MediaMath e The Trade Desk per concedere maggiore autonomia ai marketing manager degli oltre 50 paesi in cui l’azienda compra pubblicità in Programmatic.

Audience Science cessa le attività, dopo aver perso l’incarico di Procter & Gamble

Un mese dopo l’uscita di Procter & Gamble dal suo portafoglio, Audience Science ha cessato le proprie attività.

La notizia, riportata per prima da Business Insider, è stata poi confermata ad AdExchanger da Bill Gossman, il Ceo della società ad-tech. Audience Science è presente con nove uffici in diversi mercati, inclusi Stati Uniti, il Regno Unito, Cina e Brasile, e impiega circa 200 persone.

P&G, che risulta essere stato il suo principale cliente, aveva interrotto la collaborazione con Audience Science nel mese di marzo, nell’ambito di una revisione delle proprie strategie di Programmatic.

Gli incarichi precedentemente assunti dalla struttura, che riguardavano la fornitura di una DMP e di una DSP integrate, erano poi stati assegnati a Neustar per la piattaforma di gestione dei dati e a The Trade Desk e altre società per i servizi riguardanti la demand-side platform.

Procter & Gamble rivede strategia e partner per il Programmatic, all’insegna della flessibilità

Qualche mese fa il Chief Brand Officer di Procter & Gamble Marc Pritchard, con uno speech provocatorio nei confronti della digital industry, aveva lamentato la poca trasparenza della filiera della pubblicità online, e l’esigenza da parte degli advertiser di prendere in mano la situazione con mosse decise.

Adesso il manager passa all’azione, avviando una riforma della strategia programmatica dell’azienda, tra i principali big spender pubblicitari a livello mondiale. Secondo quanto rivela la testata AdAge, P&G infatti redistribuirà i compiti all’interno della sua unit dedicata al Programmatic Buying, terminando tra l’altro il rapporto con il proprio fornitore tecnologico AudienceScience.

Alla base della mossa del gruppo, ci sarebbe non solo la volontà di Pritchard di semplificare la supply chain digitale, ma anche l’intenzione di risparmiare almeno 1 miliardo di dollari di investimenti media annuali e ulteriori 500 milioni di dollari di spese di agenzia e produzione in cinque anni a livello globale.

P&G guarderebbe proprio al Programmatic per ottimizzare i propri budget pubblicitari, secondo quanto ha rivelato una portavoce dell’azienda alla testata americana. Il contratto con AudienceScience, fornitore per tutti i mercati di una DMP e di una DSP integrate, è in scadenza a fine giugno, e invece di un suo rinnovo è prevista la cessione degli incarichi a Neustar per la piattaforma di gestione dei dati e a The Trade Desk e altre società (alcune delle quali ancora da designare) per la parte DSP, in Nord America e in varie altre parti del mondo.

La nuova strategia, insieme alla scelta dei nuovi fornitori, sarebbe volta a garantire una maggiore flessibilità e la messa a punto di strategie ad hoc tagliate sui bisogni dei vari mercati locali.

Nasce Coalition for Better Ads, il consorzio per il monitoraggio della pubblicità digitale

Quest’anno, secondo una ricerca di eMarketer, 69,8 milioni di americani utilizzeranno un ad blocker, in crescita del 34,4% rispetto all’anno scorso. Nel 2017 invece, il dato crescerà del 24%, a 86,6 milioni di persone.

Devono essere stati questi numeri, ma forse c’entra anche il rilascio della Acceptable Ads Platform, la nuova SSP e ad-exchange di Adblock Plus, a spaventare i principali operatori dell’industria digitale, portandoli a costituire un’alleanza, presentata ieri al Dmexco, che ha come missione il monitoraggio della qualità della pubblicità online.

Si chiama Coalition for Better Ads e conta tra i suoi membri i maggiori esponenti provenienti dal mondo delle agenzie, delle aziende e dell’editoria: Google, Facebook, Procter & Gamble, Unilever, The Washington Post, ANA, IAB e altri ancora.

Utilizzando la tecnologia di IAB Tech Lab, le campagne pubblicitarie online saranno valutate su più livelli, dalla creatività ai tempi di caricamento, e il consorzio definirà così degli standard basati sui dati raccolti dal sistema di punteggio, dai riscontri dei consumatori e dai suggerimenti dei marketer. Solo le inserzioni che superano l’esame saranno mostrate sui siti delle compagnie partecipanti.

“È fondamentale che l’industria crei degli standard per assicurare che i consumatori ricevano una sicura, veloce e certa erogazione dei siti e dei servizi che amano”, ha dichiarato il Ceo di IAB, Randall Rothenberg. In un comunicato, il consorzio ha rivelato che il sistema sarà operativo entro la fine dell’anno.

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