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Apple, nuove regole dell’App Store limitano l’utilizzo dei dati dei contatti

Nella nostra rassegna di oggi spazio a dati mobile, fake news e servizi di streaming video.

Apple, nuove regole dell’App Store limitano lo sfruttamento dei dati dei contatti

Apple ha modificato le regole del proprio App Store per limitare le possibilità degli sviluppatori di applicazioni di raccogliere, utilizzare e condividere i dati di amici e altri contatti dei proprietari di iPhone. Una mossa che va a toccare delle pratiche impiegate per anni: gli sviluppatori di app infatti chiedono normalmente agli utenti accesso ai contatti telefonici, raccogliendo informazioni che poi utilizzano a fini di marketing e che a volte condividono o vendono ad altre società, senza il permesso dei suddetti “contatti”. Gli sviluppatori non potranno costruire database dei contatti che raccolgono dagli utilizzatori di iPhone, non potranno vendere o condividere tali informazioni e non potranno utilizzare tali insight per scopi diversi da quelli dichiarati, a meno di dover richiedere un nuovo consenso. Chi non rispetterà queste nuove regole verrà espulso dallo store. Leggi di più su AdAge.

Video in streaming: il 52% degli utenti preferisce opzioni gratuite con pubblicità ad abbonamenti

Secondo uno studio internazionale di IAB, il 67% dei consumatori a livello globale guardano video live in streaming, e il 52% ammette di preferire opzioni gratuite con pubblicità ad offerte per abbonamento (come Netflix, per intenderci). Lo studio ha anche evidenziato la presenza di ambiti di miglioramento tre le piattaforme cosiddette ad-supported: “aggiustare i processi di acquisto media e gli asset di campagna per assicurare che essi risultino rilevanti e differenti, e che siano anche accattivanti da un punto di vista creativo, è un obbligo per capitalizzare quello che abbiamo visto tramite le metriche di consumo essere un pubblico passivo e in aumento”, spiega la ricerca. Leggi di più su MediaPost.

Adblock Plus lancia un’estensione per browser che riconosce le fake news

Eyeo, l’azienda dietro il popolare ad blocker Adblock Plus, punta su un nuovo settore: quello della verifica delle news. La società ha infatti lanciato Trusted News, una nuova estensione per browser (al momento disponibile solo per Google Chrome) volta ad aiutare chi naviga in internet a individuare possibili fonti di fake news. Una volta aggiunta al browser, l’estensione mostra una piccola icona di spunta verde quando il contenuto della pagina è verificato come affidabile, o icone di altri tipo in caso di materiali non affidabili, satirici, generati da utenti, dolosi, di tipo “clickbait” o non classificabili. L’obiettivo di Eyeo è ora quello di migliorare lo strumento, grazie ai feedback e all’utilizzo della tecnologia blockchain. Leggi di più su TechCrunch.

Violazione della privacy, Facebook di nuovo sotto accusa

Oggi protagonisti della nostra rassegna tre big del mondo internet: Facebook, Apple e Microsoft.

Violazione della privacy, Facebook di nuovo sotto accusa

Nuove accuse per Facebook sul fronte privacy. Il social network di Zuckerberg è nuovamente nel mirino per aver fornito alle aziende produttrici di telefoni accesso a massicce informazioni sui propri utenti senza esplicito consenso. Facebook avrebbe consentito ad oltre 60 società – tra cui Apple, Amazon, BlackBerry, Microsoft e Samsung – di accedere a delle cosiddette “private API”, ossia dei sistemi creati dallo stesso social per facilitare l’integrazione della sua app all’interno dei sistemi operativi degli spartphone. Facebook ha risposto alle accuse, dichiarando di non essere a conoscenza di abusi. Ma alcuni vedono già lo spettro di un nuovo scandalo. Leggi di più sul New York Times.

Apple, al WWDC 2018 tanti annunci e i nuovi numeri di App Store

In occasione di WWDC 2018, la conferenza annuale per gli sviluppatori di Apple, il colosso di Cupertino ha annunciato diverse novità riguardanti la sua offerta software. E ha anche ufficializzato alcuni numeri aggiornati sul suo App Store. Il marketplace di applicazioni della società ha raggiunto 20 milioni di sviluppatori registrati e 500 milioni di visitatori a settimana, totalizzando 100 miliardi di dollari di ricavi. Leggi di più su TechCrunch.

Microsoft punta sulle tecnologie open source: acquisita la piattaforma GitHub

Microsoft ha annuciato di aver raggiunto un accordo per l’acquisizione di GitHub, piattaforma per lo sviluppo di software aperto, per 7,5 miliardi di dollari. L’operazione, che dovrebbe essere chiusa alla fine dell’anno, conferma un defnitivo cambio di rotta per la società di Redmond, che dalla nomina di Satya Nadella a CEO nel 2014 ha iniziato ad investire massicciamente sulle tecnologie open source. Lo stesso Nadella ha dichiarato che, grazie all’operazione, “rafforziamo il nostro impegno verso gli sviluppatori per la libertà, l’apertura e l’innovazione”. GitHub continuerà ad operare in maniera indipendente. Leggi di più su MediaPost.

Gruppo DigiTouch insieme a Risk Solver per l’evento “GDPR: Fatti i dati tuoi!”

Il 25 maggio 2018 viene attivata la parte sanzionatoria del nuovo regolamento in materia di trattamento dei dati personali (GDPR 679/2016), entrato in vigore a maggio 2016. Per dare l’opportunità alle aziende di approfondire l’argomento, il Gruppo DigiTouch organizza un incontro dedicato, dal titolo “GDPR: Fatti i dati tuoi!”. Realizzato in collaborazione con Risk Solver, società specializzata nella gestione dei rischi emergenti, l’evento si terrà martedì 10 aprile a Milano.

Sul palco dei relatori, insieme a Roberto Cirtoli, Sales Director del Gruppo DigiTouch che introdurrà i lavori, prenderanno la parola Giovanna Ianni, Avvocato dello Studio Legale e Tributario Lexalia, Lorenza Rossi, Sales Marketing e Business Partnership Manager di Risk Solver e Paolo Montali, CIO e Technical Partnership Manager di Risk Solver.

Lorenza Rossi-Risk Solver
Lorenza Rossi

Gli esperti offriranno al pubblico una panoramica sulla normativa, evidenziando contenuti, obblighi, sanzioni e penali; spiegheranno quindi le metodologie di approccio, illustrando i tre passi fondamentali del pre-assessment, risk management e risk scoring. Inoltre, presenteranno le soluzioni per il monitoraggio e la messa in sicurezza delle intere reti fino ai singoli dispositivi, offrendo un focus sugli strumenti informatici per la gestione degli adempimenti e sul registro dei trattamenti e dei consensi. Approfondiranno infine le soluzioni per gli obblighi formativi dei dipendenti e le soluzioni per ulteriori mitigazioni dei rischi legati al GDPR, dalle certificazioni alle coperture assicurative ad hoc.

«In un ambito come il marketing digitale il tema dei dati è molto caldo. Trovare un partner che sappia accompagnarti nel percorso di preparazione agli adempimenti di legge è talvolta un’impresa ardua. La principale difficoltà sta nell’individuare un esperto in materia di GDPR che conosca anche le dinamiche del mercato dei media digitali. Noi abbiamo trovato il partner ideale in Risk Solver, che riassume queste qualità. Pensiamo quindi che una collaborazione con loro possa essere di grande valore. Per questo abbiamo voluto lanciare un incontro dedicato alle aziende, volto ad offrire un’occasione di approfondimento sul tema GDPR e un momento di networking», afferma Paolo Mardegan, CEO del Gruppo DigiTouch.

«Il GDPR oggi è una chiave di volta fondamentale in materia di trattamento dei dati personali. Siamo lieti di poter essere di supporto alle aziende che in questo periodo si stanno attivando per dotarsi di soluzioni adeguate. Prepararsi al GDPR, adempiendo a tutti gli obblighi di legge, è di grande importanza, sia per avere un comportamento etico corretto, che per mettersi realmente al riparo da sanzioni e rischi», afferma Lorenza Rossi, Sales Marketing e Business Partnership Manager di Risk Solver.

L’evento è gratuito e si svolgerà dalle 9.15 alle 11.00 presso l’Ibis Hotel di Via C. Finocchiaro Aprile, 2 a Milano. La registrazione è obbligatoria e può essere richiesta online dal sito dedicato.

Aumenta la spesa in Programmatic: +25,4% nel 2017. Le stime globali di Dentsu Aegis Network

Quest’anno il mercato programmatico crescerà del 25,4% a livello globale, e nel 2018 seguirà un trend positivo lievemente più contenuto, +22,4%. A rivelarlo sono le ultime stime di Dentsu Aegis Network.

La holding pubblicitaria prevede che quest’anno uno dei principali temi caldi per il settore sarà quello del programmatic offline, con la tv che comincerà ad esplorare e sperimentare questa modalità di vendita.

Le principali sfide per il mercato rimangono brand safety, frodi, viewability e misurazioni, criticità non nuove per il Programmatic, ma recentemente tornate a far parlare di sé dopo alcuni incidenti che hanno colpito grosse media company come YouTube e Facebook. Molti dei principali proprietari di piattaforme hanno annunciato la volontà di applicare nuove più severe misure per una maggiore trasparenza sulle soluzioni a disposizione dei clienti, ma resta ancora molto lavoro da fare per tranquillizzare le aziende sulla sicurezza degli acquisti automatizzati.

“Per assicurare la crescita a lungo termine di programmatic, social e video online – spiega la holding in una nota -, gli inserzionisti devono sentirsi sicuri che i loro brand appariranno su contesti brand safe; che le misurazioni delle loro azioni siano accurate; che utenti reali, non bot, visualizzino le loro campagne e spot; e che l’ambiente digitale su cui loro pianificano aderisca ai loro valori professionali”.

Dentsu Aegis Network nomina il suo primo Global Data Protection Officer

Tra i temi caldi del Programmatic, però, c’è anche quello della raccolta dei dati, un campo che si prepara a nuove dinamiche in seguito all’entrata in vigore del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (General Data Protection Regulation – GDPR) promosso dalla Commissione Europea per rafforzare e unificare la protezione dei dati personali entro i confini del continente e per regolare la loro esportazione.

Per prepararsi a questa trasformazione, che vedrà un’attenzione maggiore alla tutela della privacy degli utenti nella raccolta e gestione dei dati, Dentsu Aegis Network ha appena annunciato la creazione del nuovo ruolo di Global Data Protection Officer. A ricoprirlo sarà Mark Keddie, ex Chief Privacy Officer di British Telecom Group ed esperto di privacy e protezione dei dati.

Commanders Act ottiene la certificazione europea per la protezione dei dati

Commanders Act ha ricevuto la certificazione europea di ePrivacy per la protezione dei dati. È una delle prime soluzioni nel settore della gestione multicanale dei dati a dimostrare la propria adeguatezza al nuovo standard, che entrerà in vigore in tutti i Paesi europei a partire dal 25 maggio 2018.

La certificazione comprende l’intera offerta di soluzioni di Commanders Act, che include Tag Commander per la gestione dei tag, la piattaforma di gestione dei dati in tempo reale (DMP) Data Commander, Fuse Commander per la sincronizzazione delle identità degli utenti e Mix Commander per l’analisi e l’ottimizzazione dei budget media.

«Commanders Act prende molto sul serio la protezione e la sicurezza dei dati. Questa certificazione è estremamente importante per noi e dimostra la qualità dei nostri processi. Proponiamo una vasta gamma di possibilità per proteggere i dati degli utenti che va ben oltre gli standard. I nostri clienti sentono già la necessità di tracciare e targettizzare i loro utenti conformemente alla normativa più severa sulla protezione dei dati», ha commentato Marco Frassinetti, Country Manager per l’Italia della società fornitrice di soluzioni per la gestione di tag e dati.

La certificazione ePrivacyseal è rilasciata dallo specialista indipendente europeo della protezione dei dati, ePrivacy GmbH.

Privacy su Internet, la nuova norma del Garante americano che non piace ai provider

La Federal Communications Commission (FCC), l’autorità americana delle comunicazioni, ha introdotto una normativa che obbliga i fornitori di servizi internet, come Verizon, Comcast e AT&T, ad ottenere dagli abbonati un consenso esplicito per poter vendere a marketer di terze parti i dati concernenti il comportamento online degli utenti.

Queste informazioni includono i siti web visitati, la posizione dei dispositivi mobili, l’uso delle app e altre dettagli sensibili inavvertitamente raccolti durante l’utilizzo della rete in casa o su smartphone.

Tuttavia, il nuovo regolamento non riguarda le attività di piattaforme, come Google e Facebook, che impiegano i dati personali al fine di sviluppare pubblicità mirata. Infatti, in virtù delle misure relative alla neutralità della rete approvate l’anno scorso, le società che forniscono accesso alla rete sono trattate differentemente dai siti web perché fornitrici di “utility”.

La nuova norma funzionerà davvero?

Se da una parte la decisione dell’FCC è considerata dai sostenitori dell’interesse pubblico una vittoria per i consumatori, non è ancora chiaro, fa notare Recode, quanto sarà realmente efficace. Questo perché i lunghi e complessi testi relativi alle politiche di privacy o agli accordi di licenza, con cui il business dell’online notifica e ottiene il consenso per raccogliere i dati, sono spesso  approvati solo al fine di superarli e ignorarli. Se gli Internet Service Provider saranno in grado di soddisfare i requisiti secondo queste modalità, spiega ancora la testata, gli utenti potrebbero acconsentire superficialmente alla raccolta dati, senza le dovute considerazioni.

La risposta delle compagnie internet

Dal canto loro, gli ISP si sono mostrati decisamente contrariati per il provvedimento e preferirebbero collezionare i dati clienti senza alcuna restrizione.

“Non c’è una valida ragione per assoggettare i fornitori di banda larga a regole differenti da quelle di altre società che operano su internet”, ha commentato AT&T, che ha sottolineato che, sotto queste condizioni, si impedirà ai provider di essere competitivi nell’industria.

Curiosamente, anche Google è in disaccordo: nella sua nota indirizzata all’FCC, ha dichiarato che i dati sulla cronologia di navigazione che gli operatori raccolgono non dovrebbero richiedere consenso “opt-in” dagli utenti in quanto questi dati non contengono informazioni sensibili.

Ad ogni modo, il nuovo regolamento ha carattere definitivo e se gli operatori intendono opporsi dovranno portare la Federal Communication Commission in tribunale.

Google darà più controllo agli utenti su dati e pubblicità

Google cambia la sua politica sui dati degli utenti, dando a questi ultimi la possibilità di avere, se lo vorranno, maggior controllo su quali pubblicità visualizzare e dove.

L’attivazione di tale opzione darà a Google la possibilità di usare le informazioni raccolte attraverso i propri servizi e i dati di navigazione raccolti attraverso i siti e le app partner (ossia quelli che utilizzano le piattaforme pubblicitarie di Google) per erogare “annunci rilevanti” su tutti i dispositivi, sia sui siti di Google che su siti e app partner. Di contro, gli utenti hanno la possibilità di avere totale controllo sulle informazioni raccolte attraverso il sito myactivity.google.com, e quindi partecipare attivamente a tale processo di personalizzazione.

La scelta di puntare su una funzione Opt-in per il controllo dei dati (a differenza di Facebook, per esempio, che offre strumenti analoghi ai suoi utenti, ma in modalità opt-out), può essere letta come un tentativo di Google di rispondere alle critiche rispetto alle sue pratiche in tema di privacy, e, attraverso un’operazione di trasparenza, anche al fenomeno crescente degli ad blocker.

Inoltre, le nuove impostazioni sui dati introducono un’altra novità che promette di rendere la pubblicità di Google ancora più efficace: da sempre, infatti, Big G tiene i dati raccolti sugli utenti in differenti silos. Le informazioni raccolte mentre gli internauti sono negli strumenti di Google – le ricerche, i video di YouTube per esempio – sono stati tenuti separati dai dati sulle pagine e delle applicazioni web visitate.

Ora non più: con le nuove impostazioni, i dati raccolti in entrambe le situazioni dovrebbero essere integrati nella stessa computazione, e ciò dovrebbe dare un’ulteriore spinta alla sua attività pubblicitaria di Mountain View.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

InMobi viola la privacy degli americani, dovrà pagare un milione di dollari

L’ad network InMobi ha acconsentito al pagamento di circa un milione di dollari per patteggiare le accuse, mosse dalla Federal Trade Commission, di aver ingannato i consumatori tracciando le loro posizioni, senza che ne avessero conoscenza e avessero rilasciato il loro consenso.

Nel suo reclamo per danni civili e nell’ingiunzione permanente, l’agenzia governativa americana per la tutela del consumatore ha sostenuto che anche se i consumatori avessero negato la richiesta dei servizi di localizzazione da parte delle app partner di InMobi, la compagnia avrebbe comunque utilizzato la triangolazione WiFi per tracciarli. L’FTC ha aggiunto che InMobi ha ignorato le preferenze di privacy di “centinaia di milioni di consumatori, inclusi i bambini” e che tracciando la posizione di quest’ultimi, la compagnia ha violato le normative contenute nel Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA).

Il patteggiamento richiede che InMobi paghi una ammenda ridotta di 950 mila dollari da una penale civile originaria pari di 4 milioni; inoltre, è obbligata a cancellare permanentemente le informazioni raccolte sulla locazione e i movimenti dei bambini. L’ultima condizione impone all’ad network di creare “programma di privacy completo che sarà ispezionato in maniera autonoma ogni due anni per i prossimi 20 anni”.