Main partner:

Jobs

Gruppo DigiTouch insieme a Risk Solver per l’evento “GDPR: Fatti i dati tuoi!”

Il 25 maggio 2018 viene attivata la parte sanzionatoria del nuovo regolamento in materia di trattamento dei dati personali (GDPR 679/2016), entrato in vigore a maggio 2016. Per dare l’opportunità alle aziende di approfondire l’argomento, il Gruppo DigiTouch organizza un incontro dedicato, dal titolo “GDPR: Fatti i dati tuoi!”. Realizzato in collaborazione con Risk Solver, società specializzata nella gestione dei rischi emergenti, l’evento si terrà martedì 10 aprile a Milano.

Sul palco dei relatori, insieme a Roberto Cirtoli, Sales Director del Gruppo DigiTouch che introdurrà i lavori, prenderanno la parola Giovanna Ianni, Avvocato dello Studio Legale e Tributario Lexalia, Lorenza Rossi, Sales Marketing e Business Partnership Manager di Risk Solver e Paolo Montali, CIO e Technical Partnership Manager di Risk Solver.

Lorenza Rossi-Risk Solver
Lorenza Rossi

Gli esperti offriranno al pubblico una panoramica sulla normativa, evidenziando contenuti, obblighi, sanzioni e penali; spiegheranno quindi le metodologie di approccio, illustrando i tre passi fondamentali del pre-assessment, risk management e risk scoring. Inoltre, presenteranno le soluzioni per il monitoraggio e la messa in sicurezza delle intere reti fino ai singoli dispositivi, offrendo un focus sugli strumenti informatici per la gestione degli adempimenti e sul registro dei trattamenti e dei consensi. Approfondiranno infine le soluzioni per gli obblighi formativi dei dipendenti e le soluzioni per ulteriori mitigazioni dei rischi legati al GDPR, dalle certificazioni alle coperture assicurative ad hoc.

«In un ambito come il marketing digitale il tema dei dati è molto caldo. Trovare un partner che sappia accompagnarti nel percorso di preparazione agli adempimenti di legge è talvolta un’impresa ardua. La principale difficoltà sta nell’individuare un esperto in materia di GDPR che conosca anche le dinamiche del mercato dei media digitali. Noi abbiamo trovato il partner ideale in Risk Solver, che riassume queste qualità. Pensiamo quindi che una collaborazione con loro possa essere di grande valore. Per questo abbiamo voluto lanciare un incontro dedicato alle aziende, volto ad offrire un’occasione di approfondimento sul tema GDPR e un momento di networking», afferma Paolo Mardegan, CEO del Gruppo DigiTouch.

«Il GDPR oggi è una chiave di volta fondamentale in materia di trattamento dei dati personali. Siamo lieti di poter essere di supporto alle aziende che in questo periodo si stanno attivando per dotarsi di soluzioni adeguate. Prepararsi al GDPR, adempiendo a tutti gli obblighi di legge, è di grande importanza, sia per avere un comportamento etico corretto, che per mettersi realmente al riparo da sanzioni e rischi», afferma Lorenza Rossi, Sales Marketing e Business Partnership Manager di Risk Solver.

L’evento è gratuito e si svolgerà dalle 9.15 alle 11.00 presso l’Ibis Hotel di Via C. Finocchiaro Aprile, 2 a Milano. La registrazione è obbligatoria e può essere richiesta online dal sito dedicato.

Aumenta la spesa in Programmatic: +25,4% nel 2017. Le stime globali di Dentsu Aegis Network

Quest’anno il mercato programmatico crescerà del 25,4% a livello globale, e nel 2018 seguirà un trend positivo lievemente più contenuto, +22,4%. A rivelarlo sono le ultime stime di Dentsu Aegis Network.

La holding pubblicitaria prevede che quest’anno uno dei principali temi caldi per il settore sarà quello del programmatic offline, con la tv che comincerà ad esplorare e sperimentare questa modalità di vendita.

Le principali sfide per il mercato rimangono brand safety, frodi, viewability e misurazioni, criticità non nuove per il Programmatic, ma recentemente tornate a far parlare di sé dopo alcuni incidenti che hanno colpito grosse media company come YouTube e Facebook. Molti dei principali proprietari di piattaforme hanno annunciato la volontà di applicare nuove più severe misure per una maggiore trasparenza sulle soluzioni a disposizione dei clienti, ma resta ancora molto lavoro da fare per tranquillizzare le aziende sulla sicurezza degli acquisti automatizzati.

“Per assicurare la crescita a lungo termine di programmatic, social e video online – spiega la holding in una nota -, gli inserzionisti devono sentirsi sicuri che i loro brand appariranno su contesti brand safe; che le misurazioni delle loro azioni siano accurate; che utenti reali, non bot, visualizzino le loro campagne e spot; e che l’ambiente digitale su cui loro pianificano aderisca ai loro valori professionali”.

Dentsu Aegis Network nomina il suo primo Global Data Protection Officer

Tra i temi caldi del Programmatic, però, c’è anche quello della raccolta dei dati, un campo che si prepara a nuove dinamiche in seguito all’entrata in vigore del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (General Data Protection Regulation – GDPR) promosso dalla Commissione Europea per rafforzare e unificare la protezione dei dati personali entro i confini del continente e per regolare la loro esportazione.

Per prepararsi a questa trasformazione, che vedrà un’attenzione maggiore alla tutela della privacy degli utenti nella raccolta e gestione dei dati, Dentsu Aegis Network ha appena annunciato la creazione del nuovo ruolo di Global Data Protection Officer. A ricoprirlo sarà Mark Keddie, ex Chief Privacy Officer di British Telecom Group ed esperto di privacy e protezione dei dati.

Commanders Act ottiene la certificazione europea per la protezione dei dati

Commanders Act ha ricevuto la certificazione europea di ePrivacy per la protezione dei dati. È una delle prime soluzioni nel settore della gestione multicanale dei dati a dimostrare la propria adeguatezza al nuovo standard, che entrerà in vigore in tutti i Paesi europei a partire dal 25 maggio 2018.

La certificazione comprende l’intera offerta di soluzioni di Commanders Act, che include Tag Commander per la gestione dei tag, la piattaforma di gestione dei dati in tempo reale (DMP) Data Commander, Fuse Commander per la sincronizzazione delle identità degli utenti e Mix Commander per l’analisi e l’ottimizzazione dei budget media.

«Commanders Act prende molto sul serio la protezione e la sicurezza dei dati. Questa certificazione è estremamente importante per noi e dimostra la qualità dei nostri processi. Proponiamo una vasta gamma di possibilità per proteggere i dati degli utenti che va ben oltre gli standard. I nostri clienti sentono già la necessità di tracciare e targettizzare i loro utenti conformemente alla normativa più severa sulla protezione dei dati», ha commentato Marco Frassinetti, Country Manager per l’Italia della società fornitrice di soluzioni per la gestione di tag e dati.

La certificazione ePrivacyseal è rilasciata dallo specialista indipendente europeo della protezione dei dati, ePrivacy GmbH.

Privacy su Internet, la nuova norma del Garante americano che non piace ai provider

La Federal Communications Commission (FCC), l’autorità americana delle comunicazioni, ha introdotto una normativa che obbliga i fornitori di servizi internet, come Verizon, Comcast e AT&T, ad ottenere dagli abbonati un consenso esplicito per poter vendere a marketer di terze parti i dati concernenti il comportamento online degli utenti.

Queste informazioni includono i siti web visitati, la posizione dei dispositivi mobili, l’uso delle app e altre dettagli sensibili inavvertitamente raccolti durante l’utilizzo della rete in casa o su smartphone.

Tuttavia, il nuovo regolamento non riguarda le attività di piattaforme, come Google e Facebook, che impiegano i dati personali al fine di sviluppare pubblicità mirata. Infatti, in virtù delle misure relative alla neutralità della rete approvate l’anno scorso, le società che forniscono accesso alla rete sono trattate differentemente dai siti web perché fornitrici di “utility”.

La nuova norma funzionerà davvero?

Se da una parte la decisione dell’FCC è considerata dai sostenitori dell’interesse pubblico una vittoria per i consumatori, non è ancora chiaro, fa notare Recode, quanto sarà realmente efficace. Questo perché i lunghi e complessi testi relativi alle politiche di privacy o agli accordi di licenza, con cui il business dell’online notifica e ottiene il consenso per raccogliere i dati, sono spesso  approvati solo al fine di superarli e ignorarli. Se gli Internet Service Provider saranno in grado di soddisfare i requisiti secondo queste modalità, spiega ancora la testata, gli utenti potrebbero acconsentire superficialmente alla raccolta dati, senza le dovute considerazioni.

La risposta delle compagnie internet

Dal canto loro, gli ISP si sono mostrati decisamente contrariati per il provvedimento e preferirebbero collezionare i dati clienti senza alcuna restrizione.

“Non c’è una valida ragione per assoggettare i fornitori di banda larga a regole differenti da quelle di altre società che operano su internet”, ha commentato AT&T, che ha sottolineato che, sotto queste condizioni, si impedirà ai provider di essere competitivi nell’industria.

Curiosamente, anche Google è in disaccordo: nella sua nota indirizzata all’FCC, ha dichiarato che i dati sulla cronologia di navigazione che gli operatori raccolgono non dovrebbero richiedere consenso “opt-in” dagli utenti in quanto questi dati non contengono informazioni sensibili.

Ad ogni modo, il nuovo regolamento ha carattere definitivo e se gli operatori intendono opporsi dovranno portare la Federal Communication Commission in tribunale.

Google darà più controllo agli utenti su dati e pubblicità

Google cambia la sua politica sui dati degli utenti, dando a questi ultimi la possibilità di avere, se lo vorranno, maggior controllo su quali pubblicità visualizzare e dove.

L’attivazione di tale opzione darà a Google la possibilità di usare le informazioni raccolte attraverso i propri servizi e i dati di navigazione raccolti attraverso i siti e le app partner (ossia quelli che utilizzano le piattaforme pubblicitarie di Google) per erogare “annunci rilevanti” su tutti i dispositivi, sia sui siti di Google che su siti e app partner. Di contro, gli utenti hanno la possibilità di avere totale controllo sulle informazioni raccolte attraverso il sito myactivity.google.com, e quindi partecipare attivamente a tale processo di personalizzazione.

La scelta di puntare su una funzione Opt-in per il controllo dei dati (a differenza di Facebook, per esempio, che offre strumenti analoghi ai suoi utenti, ma in modalità opt-out), può essere letta come un tentativo di Google di rispondere alle critiche rispetto alle sue pratiche in tema di privacy, e, attraverso un’operazione di trasparenza, anche al fenomeno crescente degli ad blocker.

Inoltre, le nuove impostazioni sui dati introducono un’altra novità che promette di rendere la pubblicità di Google ancora più efficace: da sempre, infatti, Big G tiene i dati raccolti sugli utenti in differenti silos. Le informazioni raccolte mentre gli internauti sono negli strumenti di Google – le ricerche, i video di YouTube per esempio – sono stati tenuti separati dai dati sulle pagine e delle applicazioni web visitate.

Ora non più: con le nuove impostazioni, i dati raccolti in entrambe le situazioni dovrebbero essere integrati nella stessa computazione, e ciò dovrebbe dare un’ulteriore spinta alla sua attività pubblicitaria di Mountain View.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

InMobi viola la privacy degli americani, dovrà pagare un milione di dollari

L’ad network InMobi ha acconsentito al pagamento di circa un milione di dollari per patteggiare le accuse, mosse dalla Federal Trade Commission, di aver ingannato i consumatori tracciando le loro posizioni, senza che ne avessero conoscenza e avessero rilasciato il loro consenso.

Nel suo reclamo per danni civili e nell’ingiunzione permanente, l’agenzia governativa americana per la tutela del consumatore ha sostenuto che anche se i consumatori avessero negato la richiesta dei servizi di localizzazione da parte delle app partner di InMobi, la compagnia avrebbe comunque utilizzato la triangolazione WiFi per tracciarli. L’FTC ha aggiunto che InMobi ha ignorato le preferenze di privacy di “centinaia di milioni di consumatori, inclusi i bambini” e che tracciando la posizione di quest’ultimi, la compagnia ha violato le normative contenute nel Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA).

Il patteggiamento richiede che InMobi paghi una ammenda ridotta di 950 mila dollari da una penale civile originaria pari di 4 milioni; inoltre, è obbligata a cancellare permanentemente le informazioni raccolte sulla locazione e i movimenti dei bambini. L’ultima condizione impone all’ad network di creare “programma di privacy completo che sarà ispezionato in maniera autonoma ogni due anni per i prossimi 20 anni”.