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Per Zuckerberg il futuro di Facebook è focalizzato sulla privacy

Dopo gli scandali in tema di sfruttamento dei dati, e desiderosa di recuperare la fiducia dei suoi utenti, Facebook ha deciso di puntare a diventare sempre più una “piattaforma di comunicazione focalizzata sulla privacy”.

Questo nuovo obiettivo della società è stato annunciato dal suo stesso Ceo e fondatore Mark Zuckerberg in un lungo blog post, in cui il manager ha annunciato quelli che saranno i prossimi passi dell’azienda verso una maggiore protezione delle informazioni personali dei suoi utilizzatori.

Tra questi, l’intenzione di rendere di default criptati e “a scadenza” i messaggi sui suoi servizi di chat, in particolare Facebook Messenger e Instagram Direct (su WhatsApp è già parzialmente così).

“Capisco che molte persone non pensino che Facebook possa o voglia mai costruire una piattaforma focalizzata sulla privacy, perché onestamente non abbiamo al momento una grande reputazione nella realizzazione di servizi che proteggano la privacy, e ci siamo storicamente focalizzati su strumenti maggiormente volti a un’aperta condivisione – ha spiegato Zuckerberg -. Ma abbiamo più volte dimostrato che possiamo evolvere costruendo soluzioni che le persone davvero vogliono, anche nella messaggistica privata e nelle storie”.

Facebook, dunque, cripterà i messaggi end-to-end dei suoi servizi di chat, il che significa che, al di là del mittente e del destinatario, nessun altro potrà leggerli (neanche la stessa Facebook); renderà i messaggi “effimeri”, ossia capaci di autocancellarsi dopo un determinato periodo di tempo; unirà parzialmente le app di messaggistica in maniera tale che gli utenti possano scambiarsi messaggi da una piattaforma all’altra (una volontà di cui si era già parlato in passato); e si rifiuterà di immagazzinare i dati in Paesi “con una storia negativa in tema di diritti civili come la privacy e la libertà di espressione”, per evitare ai governi di queste Nazioni di entrare in possesso di tali informazioni. Mossa, quest’ultima, che verrà attuata nonostante, secondo Zuckerberg, potrebbe avere delle conseguenze su un eventuale blocco del servizio in alcuni Paesi: “E’ un compromesso a cui siamo disposti a scendere”, ha scritto in proposito.

Non è ancora chiaro quando queste novità verranno concretamente realizzate. Nel blog post, Zuckerberg non dà delle tempistiche precise, limitandosi a dire che sarà necessario “qualche anno” per realizzare l’obiettivo di trasformare Facebook da una piazza pubblica digitale ad un social network sicuro e affidabile.

Privacy, il 30% degli italiani non ha mai negato o limitato l’accesso ai propri dati

Le aziende oggi sono sempre più attente a come raccogliere e utilizzare i dati degli utenti, complici anche nuove normative che fissano dei paletti in materia, come il GDPR europeo. Ma le persone sono altrettanto attente alla protezione delle loro informazioni personali?

In Europa sembrerebbe non così tanto. Secondo gli ultimi dati Eurostat per il 2018, lo scorso anno all’interno dell’Unione Europea il 75% delle persone tra i 16 e i 74 anni ha usato uno smartphone per scopi privati, ma il 28% quando ha utilizzato o installato un’app non ha mai limitato o rifiutato l’accesso ai suoi dati personali. L’Italia è poco sopra la media Ue, al 30%.

Il Paese dove i cittadini si proteggono di più risulta essere la Francia, in cui la percentuale scende al 10%, seguito da Germania (16%), Paesi Bassi e Lussemburgo (entrambi il 17%). La Repubblica Ceca è invece la Nazione dove la popolazione online si protegge di meno (67%), seguita da Bulgaria (49%), Cipro e Regno Unito (entrambi al 43%).

In realtà il problema, secondo quanto emerge dai dati Eurostat, non è la mancanza di informazione. Secondo l’istituto, solo il 7% dei possessori di smartphone nell’Ue non è a conoscenza della possibilità di limitare o rifiutare l’accesso ai propri dati personali quando si utilizza o installa un’app. Meno della metà (43%) ha dichiarato di avere un sistema di sicurezza installato automaticamente o fornito dal sistema operativo, e un ulteriore 15% ha ammesso di aver sottoscritto un sistema di sicurezza o di averne usato uno installato da qualcun altro.

E proprio a proposito di sicurezza, oggi 28 gennaio è il Data Privacy Day, giornata istituita dall’Unione Europea nel 2006 per sensibilizzare la popolazione sulla protezione delle proprie informazioni personali online. Un problema che a quanto pare è ancora molto diffuso, non solo per l’aumento del cybercrime, in un momento in cui i dati sono preziosissima merce di scambio, ma anche per l’ancora scarsa attenzione degli utenti alla propria sicurezza digitale. A tal proposito, la società di sicurezza Sophos ha stilato una classifica degli errori più comuni commessi dalle persone, e che mettono a rischio la loro vita digitale. Tra questi ci sono ad esempio il riutilizzo delle password, lasciare la webcam sempre accesa, non aggiornare i software e consentire alle app di avere accesso completo al proprio dispositivo.

La sfida del marketing data-driven: bilanciare personalizzazione e privacy dell’utente

Cresce l’utilizzo dei dati da parte dei marketer, soprattutto tra le media company. Lo confermano i risultati dello studio annuale di Salesforce “State of Marketing”, secondo cui nel 2019 l’uso di dati a fini di marketing in queste società crescerà addirittura del 50% anno su anno, il doppio della crescita che si registrerà mediamente tra le aziende dei vari settori.

La ricerca, basata su un campione di 4100 professionisti del marketing a livello globale appartenenti ai settori “retail and consumer goods”, “financial services”, “manufacturing”, “healthcare and life sciences”, “communications and media” e “travel, transportation and hospitality”, ha registrato anche un utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale a fini di comunicazione, che dal 2017 ha visto un incremento medio del 44%.

Per i marketer, inoltre, il tema della personalizzazione della comunicazione rimane prioritario. E proprio l’AI viene utilizzata per attivare gli insight raccolti sugli utenti per una personalizzazione scalabile. Ma come qualsiasi rivoluzione tecnologica, anche l’avanzata dell’intelligenza artificiale porta problemi e responsabilità. I marketer, oggi – complici pratiche poco trasparenti di raccolta dei dati e il conseguente abbassamento della fiducia da parte degli utenti -, sono molto più di prima attenti al modo in cui implementano ed ampliano l’utilizzo di tali tecnologie. Oltre la metà degli intervistati, il 51%, è più consapevole del necessario bilanciamento tra personalizzazione e privacy dei consumatori rispetto a due anni fa. Ma tale equilibrio è difficile da trovare: solo il 30%, infatti, si ritiene completamente soddisfatto delle proprie capacità in merito.

Tra i professionisti del marketing in ambito media, l’utilizzo dell’AI è particolarmente forte rispetto alle altre industry: lo usa a fini di marketing circa un terzo degli intervistati, il 10% in più del livello d’uso medio tra i vari settori. E anche il tema della personalizzazione è particolarmente sentito: lo considera un elemento importante per il miglioramento delle strategie di marketing ben l’87% degli intervistati.

Quali sono le principali preoccupazioni degli editori riguardo al Programmatic?

Oggi nella nostra rassegna spazio al rapporto tra editori e Programmatic, al boom delle TV Connesse e ad una iniziativa “dal vivo” di Facebook sul tema privacy.

Quali sono le preoccupazioni degli editori riguardo al Programmatic?

Se da un lato il programmatic offre agli editori un metodo di monetizzazione efficiente, dall’altro esso li impensierisce per svariati motivi, come la tech tax, la fuga di dati, le pratiche di business non sempre trasparenti e le latenze nei caricamenti delle pagine. Secondo una ricerca americana di Digiday Research, però, c’è una cosa che più delle altre preoccupa i proprietari di media: il fatto che il buying automatizzato possa influenzare negativamente i prezzi della pubblicità, segnalato da 3 publisher su 10 come principale timore nell’utilizzo del programmatic. Leggi di più su eMarketer.

Boom pubblicitario per le TV Connesse nel 2018

Le TV Connesse sono un mezzo che sta crescendo esponenzialmente, anche a livello pubblicitario. Lo conferma uno studio della piattaforma di monetizzazione video Beachfront, che quantifica in una crescita anno su anno del 1640% il trend positivo delle richieste pubblicitarie su Connected TV. A novembre 2017, in particolare, sono state 1,7 miliardi le richieste pubblicitarie sul mezzo, cifra salita a 29,9 miliardi a novembre di quest’anno. Leggi di più su MediaPost.

Facebook incontra gli utenti per fornire consigli sulla privacy

Cioccolata calda e consigli sulla privacy. E’ quello che Facebook ha offerto oggi 13 dicembre in un pop-up event a Manhattan, organizzando uno spazio in cui dipendenti della società hanno risposto a domande su come le persone possono utilizzare le loro impostazioni sulla privacy e gestire la loro esperienza pubblicitaria sulla piattaforma. L’iniziativa è stata realizzata in passato anche in altre città del mondo, tra cui Londra, Dubai, Dublino e Colonia. Leggi di più su AdExchanger.

Nonostante le preoccupazioni sulla privacy, i brand continuano a investire sui dati terzi

Dati, pubblicità “rewarded” e ad blocker: ecco i temi della nostra rassegna di oggi.

Nonostante le preoccupazioni sulla privacy, le aziende continuano a investire sui dati di terza parte

Le nuove normative sulla privacy hanno influito sulla spesa delle aziende in dati di terza parte? A quanto pare, non più di tanto, anzi. E’ quanto rivela una ricerca condotta sul mercato americano, secondo cui i marketer investiranno quest’anno ben 19,2 miliardi di dollari su dati terzi e sulle tecnologie e soluzioni per gestirli, processarli e analizzarli: una cifra in aumento del 17,5% anno su anno. Sui dati, la spesa è aumentata dai 10,1 miliardi dell’anno scorso agli 11,9 di quest’anno, segnando un +17,7%; sulle tecnologie, invece, si è passati dai 6,1 miliardi del 2017 ai 7,2 miliardi del 2018, in aumento del 17,2%. Leggi di più su AdExchanger.

Google, online la nuova versione di Chrome capace di bloccare gli annunci

Da questa settimana la pubblicità invasiva avrà vita più difficile su Chrome. Google ha infatti rilasciato la nuova versione del suo browser, la numero 71, che tra le varie novità, presenta la possibilità di individuare siti con pubblicità ingannevole o aggressiva, e bloccare i loro annunci. Chrome metterà questi siti in blacklist e, 30 giorni dopo aver inviato loro una notifica di avvertimento, non mostrerà più i loro annunci pubblicitari agli utenti, anche se erogati dalla piattaforma di Google. Gli utenti potranno, se lo vorranno, disabilitare la funzione. Leggi di più su Marketing Land.

Pubblicità “rewarded”, arriva un manuale d’uso

IAB ha realizzato un manuale dedicato a brand e agenzie che vogliono comprendere e utilizzare la pubblicità “rewarded”, ossia quella tipologia di annunci che offre qualcosa (come coupon o promozioni) in cambio della visualizzazione. Una forma di pubblicità che per lungo tempo è stata popolare soprattutto tra le app di gaming, ma che adesso si sta rapidamente espandendo anche ai software musicali, ai contenuti testuali e ai video OTT. Il documento offre una definizione di pubblicità “rewarded” e una serie di best practice, e sarà seguito il prossimo anno da uno studio volto ad esaminare in maniera esaustiva l’utilizzo e l’efficacia di questo formato. Leggi di più su MediaPost.

Simon Harris, Dentsu AN: «La supply path optimization può ridurre il rischio di frodi»

Oggi nella nostra rassegna si parla di supply path optimization e di dati, tra l’attacco hacker alla catena di alberghi Marriott International e i nuovi setting di LinkedIn per la privacy.

Simon Harris, Dentsu AN: «La supply path optimization può ridurre il rischio di frodi»

L’header bidding ha reso comune per un’inserzionisti vedere la stessa impression diverse volte, visto che parecchi editori adesso offrono la singola impression su svariate SSP per aumentare i ricavi. Questo, secondo Simon Harris, head of programmatic activation at Dentsu Aegis Network, solleva una domanda per i buyer: qual è il migliore exchange tramite cui acquistare? Domanda lecita, che ha peraltro portato la tecnica della supply path optimization (SPO) a diventare un tema caldo del mercato programmatico quest’anno, anche come possibile soluzione al rischio di frodi. Leggi di più su AdExchanger.

Marriott International, a rischio i dati di oltre 500 milioni di clienti

Il problema della fuga di dati personali colpisce ancora. Stavolta ad esserne coinvolto è stato il colosso alberghiero Marriott International: attraverso una falla nella sicurezza del sistema di prenotazioni degli alberghi Starwood Hotels and Resorts, infatti, sono stati hackerati i dati personali di fino a 500 milioni di clienti. Tra le informazioni compromesse, nomi, indirizzi di posta e email, numeri di telefono, numeri di passaporto, e date di nascita. Nel caso di alcuni clienti, inoltre, il database attaccato conteneva anche numeri e date di scadenza di carte di pagamento, sebbene questo tipo di informazione – a detta dell’azienda – sarebbe stato criptato. Leggi di più su Variety.

LinkedIn non consentirà più di esportare gli indirizzi email dei contatti

LinkedIn ha introdotto nuovi setting per la privacy, che consentono agli utenti di scegliere se i loro indirizzi email possono essere esportati o meno dai loro contatti. L’opzione è di default su “no”. La novità potrà avere impatto anche sugli inserzionisti del social network, che fino ad ora potevano utilizzare gli indirizzi email esportati dai loro contatti LinkedIn per targettizzare annunci sia sulla piattaforma che fuori. Leggi di più su Marketing Land.

Metà delle aziende reputa il Programmatic un canale “efficace”

Oggi nella nostra rassegna parliamo di efficacia del Programmatic e delle ultime novità, in tema privacy, di Facebook e Google.

Metà delle aziende reputa il Programmatic “efficace”

Le aziende sono concordi nell’affermare che il programmatic è un canale pubblicitario efficace. Da una ricerca effettuata tra gennaio e marzo da Nielsen su 3000 professionisti del marketing americani, circa la metà hanno affermato che il buying automatizzato è “molto” o “estremamente” efficace. Il programmatic ha superato nelle risposte altri canali come la tv, la radio e la stampa, mentre si è trovato dietro a search e social. Leggi di più su eMarketer.

Facebook, nuove restrizioni per la Marketing API

Facebook ha annunciato una serie di cambiamenti per le sue API, con l’obiettivo di garantire una maggiore protezione dei dati degli utenti. Alcune API sono state dismesse a causa del basso livello di adozione, mentre ad altre sono state poste delle nuove restrizioni. Tra queste ultime c’è la Marketing API, lo strumento che consente agli sviluppatori di creare e gestire annunci su Facebook in modalità programmatica: adesso, prima del suo utilizzo, gli sviluppatori dovranno sottoporre la loro app a un processo di revisione da parte del social. Leggi di più su TechCrunch

Google, accesso ai messaggi Gmail a centinaia di app esterne

Un anno fa, Google ha annunciato che avrebbe smesso di scansionare le caselle di posta Gmail alla ricerca di informazioni per la personalizzazione della pubblicità. Ma di fatto, la società ha continuato a permettere ad applicazioni esterne di farlo. Secondo un report del Wall Street Journal, sono centinaia gli sviluppatori terzi di software che hanno attualmente accesso ai messaggi di posta Gmail di milioni di utenti, che vengono scansionati da computer e – in alcuni casi – dipendenti alla ricerca di informazioni utili a fini di marketing. Leggi di più sul Wall Street Journal.

GDPR: IAB certifica Commanders Act come fornitore di servizi per la gestione del consenso

Commanders Act in prima linea sul tema della protezione dei dati. La società specializzata nella gestione di dati e tag è infatti entrata a far parte dell’elenco di fornitori di servizi di gestione del consenso approvati da IAB Europe (Interactive Advertising Bureau) nell’ambito del proprio Quadro di trasparenza e consenso.

Questo quadro specialistico ha lo scopo di aiutare tutti gli attori del processo pubblicitario (fornitori, inserzionisti, partner tecnologici) a conformarsi al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), in particolare centralizzando e standardizzando le comunicazioni per il consenso dell’utente al trattamento dei propri dati a fini pubblicitari. A differenza di alcune Consent Management Platform che gestiscono esclusivamente la lista di tag IAB, il modulo Privacy di Commanders Act ne gestisce nativamente una gamma molto più ampia. Commanders Act è stato quindi riconosciuto per la sua capacità di gestire il consenso sia per tutti i fornitori inclusi nella lista di fornitori IAB che per qualsiasi altra soluzione presente sul mercato: testing, personalizzazione, analisi e raccomandazione.

“Lanciato il 24 aprile 2018 – spiega Commanders Act in una nota -, il Quadro per la trasparenza e il consenso di IAB Europe ha lo scopo di aiutare i vari attori della catena di pubblicità digitale a conformarsi al regolamento generale dell’UE sulla protezione dei dati (GDPR) per la raccolta e il trattamento dei dati personali degli utenti. Standardizza le procedure con cui un utente acconsente all’utilizzo dei propri dati e fornisce tali informazioni alle parti interessate della catena, compresi i venditori, i fornitori di servizi online o i loro partner. I responsabili del trattamento dei dati e i fornitori di servizi per la gestione del consenso certificati IAB vengono elencati in un’unica lista. Tale quadro comprende pertanto un elenco di responsabili del trattamento e di fornitori di servizi di gestione del consenso certificati”.

Commanders Act è entrato a far parte dell’elenco dei Fornitori Mondiali grazie alle soluzioni Customer Data Platform (strumento di raccolta, segmentazione e attivazione dati per partner di marketing e pubblicità) e Mix Commander (strumento di misurazione delle performance di campagne e customer journey per una più precisa attribuzione delle conversioni a ciascun partner). IAB ha inoltre approvato Commanders Act come fornitore di servizi per la gestione dei consensi grazie all’esperienza dell’azienda nella gestione dei tag e della privacy dei dati e alle relative soluzioni Tag Commander e Privacy Center.

“Grazie allo strumento Customer Data Platform, Commanders Act garantisce ai propri clienti la soluzione migliore in termini di prestazioni, visibilità e controllo dei dati relativi ai consumatori, rendendo la gestione dei dati digitali una pratica sempre più strutturata. In altre parole – conclude la società -, si tratta di azioni di marketing innovative e metodiche“.

Google aggiorna i propri strumenti pubblicitari: più controllo agli utenti sui dati

In un momento in cui, anche grazie alle nuove normative europee, gli utenti puntano ad avere un sempre maggiore controllo sui propri dati personali e su come vengono utilizzati dalle aziende, Google annuncia alcuni aggiornamenti dei propri prodotti pubblicitari volti ad aiutare le persone a capire perché vedono determinati annunci e a consentire loro di modificare l’esperienza adv.

“Con questi miglioramenti, potrete navigare il web con fiducia, sapendo di avere tutte le informazioni e il controllo per migliorare il modo in cui Google lavora per voi”, scrive il product manager di Big G Philippe de Lurand Pierre-Paul nel blog post con cui annuncia le novità, aggiungendo che il suo augurio è che tali aggiornamenti possano rispondere adeguatamente alle preoccupazioni degli utenti sul tema dati e privacy. Un tema che in questi giorni è particolarmente “sensibile”, come testimoniano le recenti nuove accuse a Facebook, dopo il caso Cambridge Analytica.

Gli aggiornamenti di Google coinvolgono innanzitutto le “Impostazioni Annunci” (Ad Settings), tramite cui ora gli utenti potranno avere accesso a una lista di interessi e altre caratteristiche personali che guidano gli algoritmi nell’erogazione a loro di una determinata campagna. Cliccando sulle singole voci dell’elenco si potrà accedere ad ulteriori dettagli ed anche rimuovere determinate categorie. “Spegnere una categoria significa che non riceverete più annunci customizzati in base ad essa attraverso le nostre piattaforme e sui siti e app che utilizzano i nostri strumenti per la pubblicità, finché siete loggati nel vostro account Google. Le campagne che vedrete saranno basate su fattori generali, come i contenuti che state visualizzando o il momento del giorno, o le altre categorie che non avete disattivato”.

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Google ha anche aggiornato lo strumento “Perché vedo questo annuncio?” (“Why this ad?”), che consente, cliccando su una campagna, di accedere a maggiori informazioni su perché Google pensa che essa sia di interesse per l’utente. Fino ad ora la funzione era disponibile solo su selezionati formati, mentre adesso è stata ampliata a tutti i prodotti e servizi di Google, tra cui YouTube, Google Play, Gmail, Maps e Search e quasi tutto l’ad network della società.

Apple, nuove regole dell’App Store limitano l’utilizzo dei dati dei contatti

Nella nostra rassegna di oggi spazio a dati mobile, fake news e servizi di streaming video.

Apple, nuove regole dell’App Store limitano lo sfruttamento dei dati dei contatti

Apple ha modificato le regole del proprio App Store per limitare le possibilità degli sviluppatori di applicazioni di raccogliere, utilizzare e condividere i dati di amici e altri contatti dei proprietari di iPhone. Una mossa che va a toccare delle pratiche impiegate per anni: gli sviluppatori di app infatti chiedono normalmente agli utenti accesso ai contatti telefonici, raccogliendo informazioni che poi utilizzano a fini di marketing e che a volte condividono o vendono ad altre società, senza il permesso dei suddetti “contatti”. Gli sviluppatori non potranno costruire database dei contatti che raccolgono dagli utilizzatori di iPhone, non potranno vendere o condividere tali informazioni e non potranno utilizzare tali insight per scopi diversi da quelli dichiarati, a meno di dover richiedere un nuovo consenso. Chi non rispetterà queste nuove regole verrà espulso dallo store. Leggi di più su AdAge.

Video in streaming: il 52% degli utenti preferisce opzioni gratuite con pubblicità ad abbonamenti

Secondo uno studio internazionale di IAB, il 67% dei consumatori a livello globale guardano video live in streaming, e il 52% ammette di preferire opzioni gratuite con pubblicità ad offerte per abbonamento (come Netflix, per intenderci). Lo studio ha anche evidenziato la presenza di ambiti di miglioramento tre le piattaforme cosiddette ad-supported: “aggiustare i processi di acquisto media e gli asset di campagna per assicurare che essi risultino rilevanti e differenti, e che siano anche accattivanti da un punto di vista creativo, è un obbligo per capitalizzare quello che abbiamo visto tramite le metriche di consumo essere un pubblico passivo e in aumento”, spiega la ricerca. Leggi di più su MediaPost.

Adblock Plus lancia un’estensione per browser che riconosce le fake news

Eyeo, l’azienda dietro il popolare ad blocker Adblock Plus, punta su un nuovo settore: quello della verifica delle news. La società ha infatti lanciato Trusted News, una nuova estensione per browser (al momento disponibile solo per Google Chrome) volta ad aiutare chi naviga in internet a individuare possibili fonti di fake news. Una volta aggiunta al browser, l’estensione mostra una piccola icona di spunta verde quando il contenuto della pagina è verificato come affidabile, o icone di altri tipo in caso di materiali non affidabili, satirici, generati da utenti, dolosi, di tipo “clickbait” o non classificabili. L’obiettivo di Eyeo è ora quello di migliorare lo strumento, grazie ai feedback e all’utilizzo della tecnologia blockchain. Leggi di più su TechCrunch.

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