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Ecco come Twitter punta a rendere l’acquisto di pubblicità simile alle modalità tv

Non ci sono solo YouTube e Facebook a puntare agli inserzionisti televisivi. C’è anche Twitter.

Il social di microblogging ha infatti iniziato ad offrire ad alcuni brand dei formati pubblicitari video “garantiti”, ossia la possibilità di prenotare un certo numero di annunci pre-roll con la certezza che verranno visti dal target di consumatori. I pre-roll saranno misurati sulla base degli standard del Media Ratings Council, e i risultati saranno verificati da società indipendenti come Integral Ad Science.

Di fatto, un importante passo avanti nel rendere l’acquisto della pubblicità sul social simile a quello degli spot televisivi. E strizzando l’occhio al tema, quantomai attuale, delle misurazioni da parte di società terze. Dopo il recente caso di Facebook, rea di aver fornito agli inserzionisti reportistiche errate sulle performance delle sue campagne, molte aziende hanno sollevato la questione dell’esigenza di avere verifiche super partes dei dati forniti dalle piattaforme social.

Secondo quanto riporta la testata AdAge, nello sviluppo di questa nuova soluzione Twitter ha lavorato a stretto contatto con Dentsu Aegis Network. La holding pubblicitaria ha testato i “video guarantees” su Twitter con una dozzina di suoi clienti, potendo contare sull’erogazione di spot pre-roll prima di contenuti video premium, targettizzati su specifiche variabili demografiche. Il costo del formato, secondo quanto ha rivelato alla testata americana un manager di Dentsu Aegis Network, sarebbe poco al di sopra dei 100 mila dollari.

A differenza di quanto fatto da Facebook, che sui suoi mid-roll da poco lanciati (leggi qui la notizia) non lascia che i brand possano decidere su quali contenuti apparire, nel caso di Twitter i video che ospitano i pre-roll sono approvati dall’inserzionista.

Intanto Twitter arricchisce gli analytics dei Moments

Nel frattempo, Twitter ha annunciato un’altra novità: la possibilità di avere maggiori dati di reportistica sulla sezione Moments, che raccoglie i tweet per argomento e che da poco più di un anno sono anche un prodotto brandizzabile. Adesso sarà possibile avere informazioni su quante persone hanno aperto un Moment o hanno interagito all’interno di esso, segnalando like, condivisioni e completamento della visione del gruppo di tweet.

Tradelab e Grandi Giochi insieme per la campagna natalizia in Programmatic

Tradelab, programmatic platform indipendente, è stata scelta da Grandi Giochi per la gestione della campagna natalizia in programmatic. Questa campagna si iscrive in una più grande strategia digital multichannel ideata e realizzata da Scai Comunicazione, che comprende una presenza massiccia del brand su TV e digital.

Per aumentare l’awareness del marchio e aumentare le vendite dei prodotti sull’ecommerce nel periodo più importante dell’anno, Tradelab ha proposto due strategie complementari. In una prima fase, per lavorare sulla notorietà la piattaforma programmatica espone ai prospect pre-roll multi-soggetto con cui Grandi Giochi presenta i giochi di punta della stagione, e in un secondo momento, con formati IAB standard e adatti alla performance effettua del retargeting sui visitatori per aumentare l’intenzione di acquisto e invogliare al passaggio al carrello. Grazie a una strategia di targeting ipergranulare, la piattaforma programmatica proporrà le creatività a mamme e bambini, su siti in target e, soprattutto, sicuri a livello di contenuti per i bambini.

«Abbiamo deciso di proporre a grandi giochi una scenarizzazione completa, in modo da seguire l’utente dalla scoperta del brand fino alla conversione. Perché abbiamo puntato sul video? Perché è il migliore che si possa utilizzare per risolvere problematiche di brand awareness per un marchio, e il video è il formato più adatto per raggiungere i bambini, che adorano guardali, proprio come accade con la televisione», commenta Gaetano Polignano, Country Manager di Tradelab.

I prodotti pubblicizzati grazie a questa campagna sono cinque: Coccolorso, 3D Magic, Magic Dip, Penna 3D e Speedy Doc. Il messaggio che l’azienda veicola è in linea con la sua mission: far sì che i giocattoli conservino quell’importante funzione educativa e sociale di trait d’union tra bambini e genitori, marcando la differenza con i dispositivi elettronici.

Il nuovo GLC Coupé di Mercedes-Benz sfreccia in Programmatic

Mercedes-Benz lancia il nuovo GLC Coupé con una campagna che coinvolge TV, radio e web. Lo spot racconta la personalità del nuovo modello che completa la gamma SUV, tramite l’accostamento a un testimonial d’eccezione: lo chef spagnolo Dabiz Munoz.

A firmare la creatività è Antoni mentre l’adattamento italiano della campagna è stato realizzato dall’agenzia Dlvbbdo per l’offline e del Gruppo Roncaglia per il digital. Il centro media è Fuel@Publicis Media del gruppo Zenith.

Una parte della pianificazione sarà in programmatic advertising, con l’uso di pre-roll e formati standard IAB, una scelta che consente di minimizzare la dispersione del messaggio, grazie all’opportunità di andare a colpire direttamente il target di riferimento e di ottenere un’alta copertura andando ad ottimizzare i costi durante la campagna.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

Pubblicità video, in forte crescita i formati mid-roll

La pubblicità in mid-roll si fa strada prepotentemente, ma i pre-roll restano il formato video digitale dominante.

Uno studio condotto da Ooyala rivela che gli annunci mid-roll sono cresciuti raggiungendo una quota del 24% degli annunci video totali ad aprile 2016, dal 19% registrato nel febbraio 2015.

Lo studio ha conteggiato il numero totale di annunci, scomposto per ogni collocamento, su circa 50 editori ed emittenti premium globali, in un periodo intercorso tra febbraio 2015 e aprile 2016.

Le inserzioni video digitali pre-roll sono ancora dominanti, tuttavia la loro quota è calata al 60%, dal 75% del febbraio 2015. D’altra parte, gli annunci post-roll continuano a detenere la quota più piccola, nonostante siano cresciuti dal 3,5% al 7% di tutti gli annunci video digitali.

Dalla ricerca emerge inoltre che le impressioni mid-roll complessive hanno mostrato i risultati migliori anno su anno nel 2016, aumentando del 110%; pre-roll e post-roll, invece, hanno segnato rispettivamente +14% e +74%

Prendendo in considerazione i tassi di completamento della pubblicità, gli annunci mid-roll stono stati guardati nella loro interezza il 90% delle volte, i pre-roll hanno totalizzato un tasso del 78% e i post-roll una quota del 65%.

L’analisi suggerirebbe che i mid-roll siano più efficaci per trattenere gli utenti di video digitale, “I mid-roll hanno apparenza visiva e modalità d’interazione simili alla tv”, ha dichiarato a MediaPost la società di ricerca.

La stessa ricerca di Ooyala cita uno studio del 2013, realizzato da Akamai e dall’Università del Massachusetts, che mostra che l’abbandono dei pre-roll è cinque volta più probabile di quello dei mid-roll.

Rocket Fuel e Integral Ad Science insieme per assicurare la qualità dell’inventory pre-roll

Rocket Fuel, l’azienda di programmatic, sarà la prima DSP ad offrire lo strumento Enhanced Video Quality Metrics di Integral Ad Science come parte di una soluzione integrata per i marchi. L’accordo è stato stipulato con il fine di assicurare la qualità e trasparenza degli annunci video acquistati programmaticamente.

Nonostante il mercato della pubblicità video negli Stati Uniti, e non solo, rappresenti una grande opportunità per gli inserzionisti, non tutte le impressioni hanno lo stesso valore. Le inserzioni video in-stream (pre-roll) forniscono una esperienza utente di maggiore impatto e più coinvolgente rispetto agli annunci in-banner; tuttavia, una porzione significativa dell’inventory video disponibile sugli scambi aperti appare proprio in-banner, senza un contenuto successivo all’annuncio.

Attraverso questa collaborazione, per i marketer sarà più facile sapere se stanno attivando annunci video in-stream (pre-roll) o in-banner, un elemento che influenza direttamente la conoscenza del marchio e il ROI di una campagna.

“Il livello di verifica che garantisce Enhanced Video Quality Metrics riduce le frodi e dà ai marketer accesso all’inventario di qualità che meritano per attivare campagne di patto”, ha commentato Kevin Lenane, GM of Video in IAS.

“Le agenzie e i loro clienti vogliono sapere che la loro spesa in video stia raggiungendo un pubblico recettivo nel momento giusto, su un inventario di qualità e viewable”, ha dichiarato Simon Hayhurst, SVP of product and business development di Rocket Fuel, “Con il nostro accordo con IAS, siamo i primi ad avere una soluzione integrata che migliora il collocamento della pubblicità. Una porzione significativa dell’inventario in-banner odierno è etichettato in maniera errata, con IAS adesso abbiamo una soluzione integrata per risolvere questo problema”.

Al momento, l’accordo riguarda solamente gli Stati Uniti ma dovrebbe interessare, nel prossimo futuro, anche altri mercati.

Il 90% degli utenti “skippa” il pre-roll: il trend è più forte tra i giovani

Può non apparire come una novità, ma il dato è comunque impressionante: il 90% delle persone “skippa” i pre-roll che appaiono prima di un contenuto video online o di un programma televisivo. E’ quanto emerge da una ricerca, effettuata su oltre un migliaio di utenti americani (1.015 per l’esattezza) da ORC International insieme a Mirriad, società specializzata nel native advertsing in-video.

Si stima che la maggior parte degli americani siano esposti a un numero che va da 4000 a 10000 campagne al giorno, ma purtroppo, secondo lo studio, ben poco rimane di questa enorme esposizione. Ben il 68% delle persone infatti ricorda meno di cinque campagne che viste nella settimana precedente.

L’avversione ai pre-roll è maggiore tra i più giovani: l’84% dei Millennials ammette di bloccare o skippare sempre o qualche volta, percentuale che scende al 73% e 72%, rispettivamente, per Generazione X e Baby Boomers.

La ricerca va oltre il perimetro della video adv, analizzando la pubblicità digitale a più ampio spettro e rivelando, ad esempio, che i Millennials, più delle generazioni precedenti, preferiscono forme meno disruptive di pubblicità agli spot tradizionali (il 27%, contro il 15% della Generazione X e il 9% dei Baby Boomers)

Ma sono i meno giovani quelli che hanno la maggiore insofferenza nei confronti della pubblicità: il 53% dei Baby Boomers non vuole infatti vedere completamente pubblicità, contro il 30% dei Millennials. Segmento, quest’ultimo, che guarda invece con più interesse alle pubblicità personalizzate (l’80% contro il 50% di Generazione X e Baby Boomers).

Twitter: nuovi strumenti per la pubblicità video in Programmatic

Lo scorso ottobre Twitter, attraverso una evoluzione di Amplify, aveva dato al testing della vendita automatizzata di pubblicità video pre-roll. Adesso, il social netwrok fa un ulteriore passo avanti, annunciando che i suoi pre-roll supporteranno il protocollo Video Ad Serving Templates (VAST) attraverso selezionati partner delle sue Ads API.

La novità facilita l’erogazione delle campagne video in programmatic, consentendo agli inserzionisti di posizionare spot pre-roll di qualsiasi lunghezza all’inizio di contenuti premium video mobile, in modalità automatizzata. “Il lancio di oggi – specifica la società in un blog post ufficiale – rende Twitter l’unica piattaforma social che consente alle aziende di erogare in maniera sistematica pubblicità pre-roll su contenuti video di editori premium del mondo digitale, televisivo e sportivo”.

Le aziende potranno utilizzare il protocollo Vast, esclusivamente tramite le Ads API di Twitter e attualmente in beta negli Stati Uniti, attraverso quattro partner: AdParlor, Amobee, TubeMogul e Visible Measures.

 

Lunghe campagne, in molti casi solo su desktop. Ecco come pianifica (in pre-roll) il mondo del Travel

Come pianificano le loro campagne video le società di travel?

Sulla base delle campagne pre-roll erogate tramite la sua piattaforma, TubeMogul ha realizzato un report verticale, analizzando nello specifico gli annunci relativi ad aziende specializzate in Viaggi e Turismo.

Per quanto riguarda la durata degli spot, rispetto ad altre categorie merceologiche dove vengono preferiti formati più brevi, il comparto travel vede un’abbastanza equa distribuzione tra i 15 e 30 secondi. La durata media di una campagna è di 62 giorni, con circa il 26% dei casi di comunicazioni più durature, oltre i 90 giorni. Normalmente gli altri settori di fermano ai 50 giorni.

Guardando ai canali, netta è ancora la predominanza del desktop, con il 71% dellle aziende che pianificano solo campagne su pc, mentre il 17% a queste aggiunge anche il mobile, segno di una progressiva apertura a pianificazioni multiscreen, e il 12% fa solo campagne su smartphone e tablet.

Di seguito un’infografica riassuntiva dei dati del report.

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2014: l’anno di svolta per il Programmatic branding? Sì, secondo Rocket Fuel

Il Programmatic buying sta cambiato il volto del mercato del digital advertising, e non è più un segreto. Qualche dato: Secondo IDC, l’investimento in real time bidding per il display advertising accelererà ad un tasso di crescita del 59% entro il 2016, rendendolo il segmento della pubblicità digitale in più rapida crescita nei prossimi anni.

Il successo del programmatic buying insomma, è noto, e il mercato sta già pensando a ciò che verrà dopo. «Facebook, Twitter, mobile, video e TV sono le vie che sono state esplorate per le campagne di programmatic advertising, ma la convinzione di Rocket Fuel è che il programmatic sarà adottato sempre di più anche per campagne di branding», afferma Enrico Quaroni, Country Manager Italia di Rocket Fuel, una tra le principali piattaforme di media buying in Programmatic.

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www.rocketfuel.com

Fino a non molto tempo fa, il programmatic buying e il real time bidding erano utilizzati essenzialmente come uno strumento per ottenere perfomance. Le preoccupazioni per la qualità dell’inventory hanno tenuto i brand advertiser lontani dal real time bidding per lungo tempo. «Oggi», spiega invece Quaroni, «Un’inventory di alta qualità è ampiamente disponibile come anche strumenti che garantiscono un’adeguata brand safety».

E non è tutto. «Chi si occupa di brand», continua il Country Manager di Rocket Fuel, «non si accontenta di utilizzare dati demografici approssimativi e target audience fisse, ma sta cercando sempre più di raggiungere specifici obiettivi mirando ad un audience ottimizzata che si trovi in un momento cruciale del percorso d’acquisto. I marketer stanno cominciando a rendersi conto che la capacità di ottimizzazione in tempo reale li può aiutare a aumentare i ROI delle loro campagne di branding».

Alcuni brand hanno già iniziato ad attivare campagne di programmatic branding. Usato in modo intelligente, il real time branding consente ai marketer di ampliare le loro attività e raggiungere un pubblico più vasto. Ma ci sono ancora alcuni fronti aperti.

«I marketer – spiega Quaroni – devono pensare in modo diverso per quanto riguarda le loro creatività e come queste possono essere utilizzate nel programmatic. Per poter sfruttare veramente la potenza del marketing 1:1 che offre il programmatic advertising, gli inserzionisti devono essere in grado di adattare le creatività in modo che risultino adeguate al contesto in cui appaiono. Una difficoltà è data dal fatto che i formati rich media compaiono raramente all’interno degli ad exchange. Tuttavia, nei prossimi mesi, si prevede che gli editori e gli ad exchange lavorino per promuovere questi formati pubblicitari brand-friendly in modo da poterli utilizzare su più ampia scala nel programmatic».

Il trend del programmatic branding, inizialmente, è stato guidato dall’acquisto di inventory pre-roll. Il successo delle soluzioni video in generale dimostra perché il programmatic branding tramite pre-roll potrebbe essere ancora il luogo ideale per i marketers per testare questa nuova soluzione.

«Il 2014 – conclude Quaroni – è stato un anno di svolta, un anno in cui i marketers hanno iniziato a pensare alle opportunità di crescita per i loro brand offerte dalle nuove tecnologie e hanno iniziato a sviluppare campagne innovative che lavorano in un contesto programmatico. Questo è stato sicuramente un anno di esplorazione e di apprendimento e i marketers hanno iniziato a intuire che il programmatic buying non è solo uno strumento per generare performance, ma anche un ottimo strumento per pianificare campagne di branding e misurarne i risultati reali».