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AppNexus lancia la DSP di nuova generazione: si chiama APP ed è “Programmable”

Si chiama APP la prima Programmable DSP sul mercato. L’acronimo sta per AppNexus Programmable Platform, dal nome della società che l’ha creata, AppNexus appunto, che ne ha annunciato il lancio con una nota ufficiale.

La piattaforma sfrutta avanzate tecnologie di machine learning per aiutare le aziende ad eseguire strategie complesse ed altamente customizzate attraverso un’interfaccia utente estremamente semplificata. In particolare, attraverso di essa è possibile fare il setup della campagna, gestirla, calibrarla e ottimizzarla, tutto a un livello più avanzato; APP inoltre fornisce strumenti di attribuzione e identity per campagne people-based e consente agli inserzionisti di acquistare views invece che impression.

Una piattaforma lato acquisto che risponde alle esigenze di un mercato programmatico evoluto, profondamente diverso da quello degli anni passati, quando sono nate le prime DSP, come spiega Brian O’Kelley, CEO di AppNexus: «La maggior parte delle demand side platform oggi non sono molto diverse da quelle costruite nel primo decennio del programmatic, e questo ovviamente è un problema. La prossima generazione di DSP dovrebbe sfruttare il machine learning per gestire in maniera più efficiente un numero ancora più ampio di variabili di campagna, minimizzare gli interventi manuali ed erogare un’ottimizzazione superiore legata ai KPI dell’azienda. Con APP, la prima e unica programmable DSP, i marketer possono impiegare meno tempo nella parte di setup ed erogazione, e dedicarsi così maggiormente a livello strategico sugli aspetti creativi delle campagne, che sono quelli capaci di modificare nelle persone la percezione di un brand».

Il lancio di APP è per AppNexus il culmine di un processo triennale di ricerca e sviluppo, che ha coinvolto oltre 200 ingegneri, data scientist e sviluppatori di prodotto dedicati al progetto.

I servizi di APP includono anche funzionalità per il targeting people-based e per l’attribuzione cross-schermo attraverso customer ID deterministici, nonché un modello di acquisto in cui vengono pagate solo le impression considerate viewable. Inoltre, ha anche uno strumento per l’ottimizzazione del Supply Path, utile quando si opera sull’Open RTB, e uno per l’ottimizzazione automatica del prezzo d’asta, per aiutare le aziende a vincere le aste al prezzo di mercato più adeguato. Infine, grazie all’utilizzo del machine learning, combinato ad un intervento umano, la piattaforma garantisce brand safety e riduzione del rischio di frodi.

Attualmente APP è disponibile in beta chiuso.

AppNexus scelta da Pangaea Alliance come nuovo partner tecnologico

Quella della Programmable DSP non è la sola novità che ha visto protagonista AppNexus in questi giorni. La società infatti è stata recentemente scelta come partner tecnologico da Pangaea Alliance, la coalizione di editori creata nel 2015 dal Guardian insieme ad alcuni tra i maggiori editori internazionali per la creazione di un private marketplace per la vendita delle inventory in programmatic.

Il sito britannico Campaign riporta che AppNexus fornirà a Pangaea soluzioni programmatiche, e che contribuirà, insieme alla coalizione, allo sviluppo di una nuova piattaforma per la pubblicità digitale disegnata per editori premium.

La scelta di AppNexus da parte della coalizione di editori segue la chiusura del rapporto con Rubicon Project. A marzo il Guardian aveva aperto un’azione legale contro Rubicon, accusando l’operatore di non aver reso note delle fee richieste agli advertiser interessati ad acquistare le sue inventory online.

La Pangaea Alliance interrompe il rapporto con Rubicon Project dopo l’azione legale del Guardian

Termina il rapporto tra Rubicon Project e la Pangaea Alliance.

La notizia, confermata dalla stessa società di ad tech, è una diretta conseguenza della disputa legale in corso tra Rubicon e il Guardian. «La Pangaea Alliance è sponsorizzata dal Guardian e il nostro rapporto con Pangaea è stato condotto in base ai termini del nostro accordo con il Guardian – ha spiegato un portavoce di Rubicon Project -. Il Guardian è stato un cliente attivo di Rubicon Project fino a quando il 13 marzo ha presentato causa, il che ha portato al temine del nostro rapporto con Pangaea».

A marzo il quotidiano inglese ha aperto un’azione legale contro Rubicon, accusando l’operatore di non aver reso note delle fee richieste agli advertiser interessati ad acquistare le sue inventory online (leggi qui l’articolo).

La Pangaea Alliance è un private marketplace di cui fanno parte le inventory del Guardian e di CNN International, Financial Times, Thomson Reuters e The Economist, messe a disposizione del mercato attraverso la piattaforma di Rubicon Project.

«Continuiamo a lavorare direttamente con gli altri membri della coalizione che sono clienti di lunga data di Rubicon Project», ha aggiunto il portavoce della società.