Main partner:

Jobs

Programmatic Video, crescono le transazioni in RTB: +50% nel secondo trimestre

Il Programmatic Video cresce nel mondo.

Lo rivela il Q2 2016 Global Video Index di Ooyala, relativo al secondo trimestre di quest’anno, che ha analizzato la visualizzazione di 3,5 miliardi di video al giorno da parte di oltre 220 milioni di utenti a livello globale.

Lo studio, oltre a registrare una crescita dei mobile device, su cui ora avviene il 51% di tutte le video views online (in crescita del 15% sul 2015 e di ben il 203% sul 2014), segnala anche un robusto aumento del Programmatic Video, dovuto secondo la società alla disponibilità di maggiori inventory di qualità sul mercato RTB.

Secondo Ooyala, infatti, le transazioni in rtb nel secondo trimestre hanno visto un incremento del 50%. I CPM delle inventory in ultime chiamate si sono attestati a circa 9,50 dollari, mentre quelli a prezzo fisso hanno visto una media tra i 15 e i 17 dollari. Anche le aste cosiddette a secondo prezzo hanno visto aumentare i loro prezzi, arrivando a una cifra media tra i 19 e i 21 dollari.

La ricerca ha analizzato nei particolari anche le performance del pre-roll. Nel periodo in esame la più alta percentuale di impression relativa a questo formato è stata proveniente dai pc (50,4%), seguita da mobile (31,8%) e tablet (17,7%). Quanto invece alla quota di visualizzazioni complete degli spot, la più alta è stata registrata sulle Smart TV (83%), poi tablet (81%), pc (76%) e mobile (74%).

A sorpresa, cresce l’inventory di video programmatico nel T1 2016

Nel primo trimestre del 2016, è stato reso disponibile un maggior volume di inventory per il video digitale in Programmatic, con costi per migliaia (CPM) in modesta ascesa, nonostante quello in questione sia tradizionalmente un periodo fiacco per il mercato pubblicitario.

Grazie ad un recente studio, Ooyala ha registrato un aumento del 22% nelle impressioni e un incremento del 13% nei CPM dei private marketplace nel primo trimestre dell’anno dall’ultimo trimestre del 2015. Questo ha portato ad una crescita complessiva del 74% nelle impressioni pagate. Un dato notevole, perché nel primi tre mesi dell’anno, tipicamente, gli editori osservano un calo nei CPM.

A causa dell’avanzata delle tecnologie di blocco pubblicitario adottate dai consumatori, Ooyala afferma che il reinserimento degli annunci, la cosiddetta ad-insertion, è aumentato del 23% durante il T1 2016. Questo strumento è in grado di aiutare editori ed emittenti ad incontrare gli obiettivi di ricavo.

Stando ai calcoli effettuati dall’azienda ad tech, un editore con 43 milioni di impressioni pubblicitarie settimanali, il 23% delle quali proveniente dalla procedura di reinserimento, può aumentare i ricavi per somme tra i 150.000 e i 250.000 dollari a settimana quando utilizza CPM tra i 15 e 25 dollari. Annualmente, si potrebbero raggiungere tra gli 8 e i 13 milioni di dollari. Un editore più piccolo che totalizza 7 milioni di impressioni settimanali, con il 17% dei suoi annunci erogato attraverso ad-reinsertion, può vedere un miglioramento nelle entrate pubblicitarie tra 1 e 1,5 milioni di dollari in un anno.

Altro dato emerso dalla ricerca di Ooyala riguarda la scoperta di nuovi video: le raccomandazioni personalizzate rappresentano ancora uno dei migliori strumenti. Se ad un utente sono mostrati video raccomandati per 10 volte e lui li riproduce quattro volte, si ottiene il 40% di “discovery start ratio”.

Qualità, trasparenza, controllo, flessibilità: le nuove parole chiave del Programmatic Video

Un nuovo studio condotto dalla società di ricerca britannica, MTM, e commissionato da Ooyala, mostra che lo scambio in programmatico è in procinto di diventare onnipresente per i video premium in Europa Occidentale e gli Stati Uniti. La ricerca, basata sulle opinioni dei dirigenti lato-acquisto e lato-vendita provenienti dai maggiori inserzionisti, agenzie, intermediari ad-tech, editori ed emittenti, identifica i principali motori e le barriere alla crescita del programmatic video.

Per completare la sua ricerca principale, MTM ha condotto interviste, forum e sondaggi per raccogliere idee sullo stato del programmatic, visto da centinaia di operatori senior dell’industria. I risultati suggeriscono che il settore si sta muovendo verso una nuova fase di crescita, in cui l’enfasi si sposterà verso la qualità, la trasparenza, il controllo, la flessibilità e la collaborazione.

Il rapporto rivela anche come i principali mercati si relazionino a questa transizione. Questi gli elementi fondamentali emersi dal documento:

  • Gli Stati Uniti e il Regno Unito sono i più all’avanguardia nell’adozione del programmatic, adesso scambiano in programmatico rispettivamente il 25% e il 23% di tutto il video online. Entrambi i paesi vedono una crescita del 42% anno-su-anno del video online. Ciò è dovuto largamente ad una significativa frammentazione del pubblico che interessa entrambe le regioni;
  • La Svezia si dimostra molto promettente, il Paese ha visto il 59% di crescita anno-su-anno dell’online video, con il 12% di questo venduto programmaticamente. Ha il più vasto potenziale di crescita, specialmente perché il pubblico della Svezia divide equamente il suo tempo tra il consumo del video online e la tv tradizionale. In altri paesi, invece, la visione televisiva domina sull’online quasi in proporzione doppia e in alcuni casi anche di più;
  • La Germania sta rimanendo indietro, scambia programmaticamente solo il 9% e detiene il tasso di crescita anno-su-anno nell’online video più basso (28%). I rispondenti segnalano che dall’industria mancano le istanze di cambiamento, questo perché in questo mercato pochi attori chiave posseggono la maggioranza dell’inventario premium; in più, sussiste un eclatante rifiuto dell’adozione del real-time-bidding, col fine di salvaguardare i modelli tradizionali.

Mentre la crescita anno-su-anno del video online in Francia è vicina alla Germania, con il 29%, questo Paese ha adottato il programmatic più rapidamente e scambia ora il 19% di tutto l’online video.

Le inventory protette di YouTube e Facebook sono considerate come le maggiori barriere alla crescita del programmatic, specialmente nel Regno Unito e negli Stati Uniti. “Google ha tagliato le siepi per lasciare entrare più luce, ma rimane ancora il suo muro. L’Header Bidding è lo sforzo di un editore per eludere DoubleClick for Publishers con lo scopo di aumentare la domanda e quindi il ritorno, ed esso ha compromesso l’ad-exchange di Google. Non è una soluzione definitiva, ma è notevole osservare come Google abbia cambiato i suoi schemi a causa delle pressioni degli editori, è un passo verso la giusta direzione”, ha dichiarato a MediaPost Scott Braley, General Manager di Ad Tech in Ooyala.

Bradley ha affermato che i private marketplace continuano ad essere il metodo dominante per scambiare programmaticamente, specialmente dai clienti della sua azienda.

Alcuni elementi in particolare della ricerca hanno sorpreso il General Manager: “Guardare la giustapposizione del Programmatic nei vari paesi, cosa lo ferma, cosa gli permette di prosperare, ecc., è stato molto interessante. In Germania, ad esempio, pochi operatori mantengono il controllo della maggioranza dell’inventory premium e non hanno fretta di cambiare lo status-quo. In più, il concetto per cui il rapporto tra compratori e venditori sia avversario è stato completamente sconfessato da questo rapporto. Abbiamo visto un modo di pensare veramente collaborativo, un allineamento piuttosto che un’opposizione”.

Braley ha dichiarato di vedere gli operatori lato-vendita e lato-acquisto in accordo sul fatto che il programmatic sia inevitabile. “Ciò significa semplicemente essere coscienti e riconoscere differenti motivazioni e incentivi dai vari componenti dell’industria, bisogna avere inoltre un trasparente e rispettoso approccio per trovare valore per entrambe le parti”.

Il Programmatic video cresce nel Q4 2015: +160% di transazioni

Cresce il Programmatic Video nel mondo, secondo quanto rivela il Global Video Index di Ooyala, relativo al Q4 2015.

Lo studio analizza le abitudini di fruizione di contenuti video di oltre 220 milioni di utenti in tutto il mondo, dando uno spaccato non solo di mezzi e canali di visualizzazione di filmati, ma anche del mercato pubblicitario video.

Secondo il report, lo scorso anno il numero di transazioni tramite deal ID, ossia vendute in programmatic sulla base dei parametri di precedenti compravendite, è aumentato dai 10 milioni del terzo trimestre ai 26 milioni del quarto, con una crescita complessiva del 160%.

Sulla fruizione di video, il mezzo che registra le performance migliori è il mobile, cresciuto del 35% in un anno e di ben il 170% rispetto al 2013. Oggi, smartphone e tablet insieme rappresentano il 46% di tutte le visualizzazioni online nel mondo, una quota in aumento del 34% sul Q4 2014.

Il trend del mobile continuerà ad essere positivo, secondo quanto Jim O’Neill, principal analyst di Ooyala, ha rivelato in un’intervista al sito MediaPost. Secondo l’esperto, sebbene la crescita sarà destinata a rallentare, il mobile continuerà la sua corsa, trainato dai mercati emergenti, soprattutto quelli di America Latina e Asia, e dall’adozione da parte dei nativi digitali e dei cosiddetti “trailing millennials”, ossia la generazione di ragazzi tra i 18 e i 24 anni.

Le più lette