Main partner:

Jobs

Oath: l’83% degli editori italiani crede che il programmatic offra un vantaggio competitivo

Gli editori europei stimano una crescita pari al 26% delle revenue provenienti da formati video, mobile e native per il 2019. Oltre il 60% dei publisher europei e italiani afferma, inoltre, che questi formati sono fondamentali per il successo delle proprie attività. Più nel dettaglio, secondo il 35% dei publisher del nostro Paese, i formati mobile saranno le soluzioni che registreranno la maggiore crescita in termini di revenue per i prossimi 12 mesi, seguiti da video (33%) e native (26%).

Lo rivela la ricerca Developing Strategies for Publishers in Programmatic realizzata da Oath in collaborazione con IAB Europe. Lo studio mostra le previsioni dei publisher europei legate al mondo programmatic per il 2019 e ha coinvolto i membri di IAB Europe in 30 paesi con lo scopo di analizzare opportunità e sfide che l’industria editoriale affronta quando si parla di tecnologie e advertising in programmatic.

I risultati principali svelano che i publisher sono alla ricerca di partner per semplificare le proprie offerte, sviluppare nuove soluzioni pubblicitarie incentrate su esperienze multiutente attraverso tecnologie audio e video in-stream.

Una precedente ricerca condotta da IAB Europe ha rilevato che lo scorso anno in Europa gli inserzionisti hanno speso 12 miliardi di euro per la pubblicità in programmatic, di cui un terzo dedicato ai formati video, mentre il 57% è stato speso per soluzioni mobile (compreso il native). Non sorprende quindi che proprio questi formati rappresentino per questi publisher la migliore soluzione. Ecco alcuni parametri in dettaglio.

L’in-housing tra gli argomenti più attuali

Il trading programmatico ha una posizione di rilievo nelle agende dei publisher europei, il 76%, infatti, conferma la sua estrema importanza, mentre l’83% pensa sarà ancora più importante nei prossimi 12 mesi. Il 52% ritiene inoltre che l’asta programmatica offra un vantaggio competitivo, sebbene permanga una notevole percentuale di publisher (30%) che si dichiara ancora incerta.

L’in-housing continua a essere un argomento caldo: secondo la ricerca, il 59% dei publisher europei sta svolgendo internamente le attività di trading programmatico.

Le principali sfide del programmatic

Due terzi dei publisher europei ha identificato come principale sfida la corretta valorizzazione di ciascuna impression. Nella lista delle preoccupazioni, la gestione del Gdpr e del consenso si posiziona al 4° posto, mentre il collegamento dell’inventory a tutte le fonti di richieste e la massimizzazione dei ricavi da mobile si collocano insieme in seconda posizione (47%).

Gli editori vorrebbero una semplificazione delle vendite in programmatic da parte dei partner, unitamente alla garanzia di poter attrarre investitori qualificati. I publisher possono così vendere il proprio inventario a un prezzo ragionevole senza compromettere la qualità degli annunci.

Ostacoli per la crescita dell’audience e massimizzazione del valore dell’inventory

Migliore monetizzazione e annunci di qualità superiore rimangono fondamentali per ottimizzare la crescita dell’audience secondo i publisher europei.

Il 63% delle soluzioni di distribuzione dei contenuti dei publisher intervistati è on-platform, mentre il 37% è off-platform, attraverso partner come Oath, Twitter, Google e Facebook; un trend destinato a continuare per i prossimi 12 mesi.

Controllo, prezzo e reach rappresentano il 78% di tutte le principali sfide secondo i publisher quando si tratta di crescita dell’audience in soluzioni off-platform. Nei prossimi 12 mesi i publisher prevedono di investire in attività finalizzate a incrementare la crescita dell’audience: il 30% dei publisher europei sostiene che ci sarà maggiore attenzione agli earned media rispetto ai paid media.

La crescita dell’audience continua a rappresentare una sfida: il 38% dei publisher europei indica le revenue come principale preoccupazione nella guida della crescita dell’audience, a causa, inoltre, della mancanza di controllo circa il posizionamento del proprio contenuto quando è su siti di terza parte, qualità dell'inventory, fill rate e tecnologia di riproduzione video. La scalabilità e i formati sono aspetti chiave quando si tratta di massimizzare il valore dell’inventory dei publisher.

L’importanza del programmatic per i publisher italiani

Il nostro Paese è il più fiducioso in relazione al ruolo del programmatic: ben l’83% degli intervistati concorda che questa soluzione sia in grado di offrire un vantaggio competitivo.

Per il 57% dei publisher italiani, il trading programmatico rappresenta un’attività estremamente importante per la propria azienda e lo sarà ancora per i prossimi 12 mesi (86%).

I formati video, mobile e native rappresentano anche per l’Italia le soluzioni di punta per il 2019, in linea con il trend europeo.

Secondo il 35% dei publisher italiani, i formati mobile saranno le soluzioni che registreranno la maggiore crescita in termini di revenue per i prossimi 12 mesi, seguiti da video (33%) e native (26%).

Il 75% dichiara di avere una funzione programmatic in-house, mentre il 17% si affida a soluzioni in outsource e l’8% a soluzioni ibride.

Il 67% degli intervistati dichiara di utilizzare strumenti di terze parti per combattere il traffico fraudolento nel programmatic, seguito dall’utilizzo di black/white list (42%) e soluzioni in-house (17%).

Il 57% dei publisher italiani fa leva su soluzioni on-platform contro il 43% che utilizza off-platform, per i prossimi 12 mesi il 56% degli intervistati stima che la situazione rimarrà invariata.

Il prezzo/Roi rappresenta la sfida più importante da affrontare quando si tratta di content strategy su soluzioni on-platform, come dichiarato dall’89% dei publisher italiani, seguita da user experience (44%), brand saferty (33%) e formati pubblicitari (11%).

Controllo (67%), prezzo/ROI (56%), reach (22%) sono le sfide più importanti in un contesto off-platform.

Il 62% in termini di budget e risorse è dedicato alle strategie di acquisizione dell’audience su earned media seguito da una percentuale pari al 38% in ambito paid media. Secondo i publisher italiani (56%) la situazione rimarrà invariata anche durante i prossimi 12 mesi.

Cresce l’audio advertising

«Il trading programmatico continua a offrire chiare opportunità di crescita per i publisher in tutta Europa, ma rimangono molte le sfide da affrontare. Massimizzare le entrate è ancora prioritario per la maggior parte dei publisher, anche se Gdpr e gestione dei consensi sono task che si sono aggiunti alla lista delle preoccupazioni. In qualità di publisher, Oath comprende molte di queste problematiche e, grazie inoltre a ricerche come questa con IAB Europe, il nostro focus è sviluppare soluzioni come Oath Ad Platforms facendo leva su esperienza e know-how per fornire ai publisher soluzioni ottimali in grado di soddisfare al meglio i loro obiettivi di business», afferma Henk Van Niekerk, Head of Emea Supply
Platforms.

«Il nostro mercato ha recuperato terreno nell’adozione delle soluzioni programmatiche, con vantaggi per tutta la filiera, editori inclusi. Video, mobile e native – già ampiamente adottati nelle pianificazioni tradizionali – permangono i formati preferiti dagli investitori. Si sta facendo strada anche l’audio advertising, per il quale iniziano ad essere disponibili interessanti inventory premium. Oltre a puntare ad una crescita delle proprie audience, per aumentare i ricavi gli editori stanno ampliando la distribuzione dei propri contenuti anche su siti di terze parti, anche grazie alle piattaforme che rendono possibile questa fluidità, quali le Oath Ad Platforms», conclude Christina Lundari, General Manager di Oath Italia.

Oath arricchisce l’offerta: sulla DSP arriva il Programmatic Audio

Nell’offerta di Oath Ad Platforms, che riunisce le tecnologie pubblicitarie di Oath, arriva il Programmatic Audio a livello globale.

Sulla DSP della divisione media di Verizon (divisione che sarà nel 2019 ribrandizzata in Verizon Media Group) infatti sarà presto possibile acquistare inventory audio grazie ad integrazioni con vari exchange digitali, come Rubicon Project. Tra gli spazi disponibili, servizi di podcast e streaming musicali come SoundCloud e TargetSpot.

L’offerta audio va ad aggiungersi ai già esistenti spazi display e video disponibili sulla DSP, mettendo insieme i vari formati in un unico prodotto.

“Per gli inserzionisti che hanno già adottato l’audio digitale, la tecnologia in programmatic offre il vantaggio aggiuntivo del controllo e dell’ottimizzazione in-flight – spiega Oath in una nota -. Ora è possibile pianificare in tempo reale e apportare modifiche alla gestione delle aste nella DSP per raggiungere in modo efficiente il pubblico desiderato. Il programmatic audio offre anche maggiori opportunità di pubblicità audio personalizzata, incluso il targeting contestuale“.

Le aziende potranno anche ragionare in ottica multicanale, affiancando “pianificazioni audio alle proprie campagne video e display nella DSP ottenendo così una panoramica olistica e completa degli insight in un’unica piattaforma centralizzata. Possono anche sfruttare le capacità di ottimizzazione di AdLearn Oath Ad Platforms per offrire un ritorno senza precedenti sulle vendite degli annunci su tutti i canali”, prosegue la nota.

«Lo streaming di musica o di podcast è diventato ormai una nuova abitudine della nostra quotidianità. E infatti la fruizione di audio digitale è una delle attività più comuni che facciamo con il nostro cellulare. Questo trend, unito alle sofisticate funzionalità di targeting in modalità programmatic, fanno dell’audio un potenziale bacino pubblicitario che non può essere più trascurato. Oath, da sempre attenta a fornire le migliori soluzioni di investimento per i propri advertiser, mette a disposizione degli inserzionisti una nuova fonte di inventory proveniente dai migliori servizi di audio digitali e streaming per ampliare ulteriormente le opportunità di pianificazione», dichiara Christina Lundari, General Manager di Oath Italia.

Spinto dalle nuove piattaforme di streaming e podcast, l’audio digitale è una crescente opportunità per gli inserzionisti. Negli Stati Uniti più di 180 milioni di utenti attualmente ascoltano contenuti audio in streaming ogni mese [Edison Research and Triton Research: Infinite Dial 2018]. Circa 73 milioni di persone hanno ascoltato un podcast nell’ultimo mese, con ascoltatori settimanali che fruiscono in media sette podcast a settimana [Edison Research and Triton Research: Infinite Dial 2018]. Come risultato, l’audio digitale è diventata l’attività più frequente sui dispositivi mobili [eMarketer Mobile Time Spent, June 2018] e occupa un terzo del tempo di utilizzo totale [Triton digital Webcast metrics Q2 2016]. Per i consumatori, le esperienze audio sono individuali, personali e coinvolgenti.

L’alternativa di Renault all’in-house? L’unione dei partner creativo e media

Protagonisti della rassegna di oggi sono Renault, Oath e IBM.

L’alternativa di Renault all’in-house? L'”unione” dei suoi partner adv e media

Renault sta mettendo a punto un nuovo modello di agenzia che vedrà i suoi partner creativo e media, rispettivamente Publicis e OMD, “uniti” in un unico team. Entrambi lavoreranno agli stessi KPI e saranno guidati da un chief operating officer che sarà scelto dall’azienda. Per la casa automobilistica questa è l’unica alternativa all’internalizzazione della gestione del business pubblicitario. Bastien Schupp, vice president for global brand strategy and marketing di Renault, ha ammesso che l’azienda è stata «tentata» dall’idea di portare in-house la gestione dell’adv, ma si è sempre dovuta scontrare con lo stesso problema: la carenza di competenze. Da qui la scelta di modificare il proprio rapporto con i partner di comunicazione. Per il momento il modello verrà testato dalla casa madre francese. Leggi di più su The Drum.

Oath: dal 30 settembre tutta la domanda sulla piattaforma unica

Oath ha lanciato la sua offerta pubblicitaria unificata Oath Ad Platforms all’inizio di questo mese, integrando gli strumenti di BrightRoll, One by Aol e Yahoo Gemini in un’unica soluzione. A partire dal 30 settembre tutta la domanda di Oath sarà disponibile attraverso questa piattaforma. L’effettivo processo di integrazione è durato circa nove mesi, a cui sono seguiti altri cinque mesi di messa a punto. Ma adesso la piattaforma è definitivamente pronta, almeno sul fronte della domanda. Su quello dell’offerta, invece, la società sta ancora lavorando, ed ha a calendario nel 2019 il rilascio di un apposito SDK. «Ci vuole parecchio lavoro per mettere tutto insieme in un’unica piattaforma – spiega Jay Seideman, VP of advertiser platforms di Oath -. Abbiamo sempre detto di voler arrivare a una stack unificata, ed è quello che abbiamo realizzato. Ora siamo su larga scala». Leggi di più su AdExchanger.

IBM lancia due nuovi strumenti per il marketing e la pubblicità

IBM ha annunciato il lancio di due nuovi strumenti a sostegno del marketing e della pubblicità, volti all’ottimizzazione delle campagne di marketing e dei flussi di lavoro, ed al miglioramento dei tassi di conversione. Si chiamano  “Watson Assistant for Marketing” e “WEATHERfx Footfall with Watson“, e utilizzano entrambi insight come il meteo e la localizzazione geografica integrandoli con dati composti come segmenti customizzati di audience. La loro tecnologia basata sull’intelligenza artificiale consente di abbassare sensibilmente il tempo necessario alle aziende per analizzare tali tipologie di dati. Leggi di più su MediaPost.

Oath apre al programmatic la pubblicità in Realtà Virtuale

Novità pubblicitarie all’insegna dell’extended reality per Oath. La società, parte di Verizon, ha presentato al Festival Internazionale della Creatività di Cannes una serie di novità volte a “unire l’arte del brand building con la scienza dei dati”, tra cui nuovi formati adv in 3D e la prima offerta sul mercato di annunci in Realtà Virtuale disponibili in programmatic.

Quest’ultima novità consentirà agli inserzionisti di estendere i loro attuali asset pubblicitari display e video ad esperienze ancora più immersive per i consumatori. L’offerta nasce grazie alla partnership con Admix, SSP specializzata su pubblicità in Realtà Virtuale e Aumentata, e con l’infrastruttura di compravendita programmatica BidSwitch.

Gli inserzionisti potranno utilizzare le loro creatività display e video IAB su inventory in VR, o sviluppare creatività VR customizzate attraverso la stessa Oath. Le campagne verrano poi erogate attraverso la DSP della società. L’offerta è attualmente disponibile solo in USA e UK.

Intanto, la società estende le proprie soluzioni pubblicitarie anche con nuovi formati 3D: annunci che consentiranno di esplorare oggetti da ogni angolazione, aumentando ancora di più il livello di interazione col marchio. Tra le prime aziende che li hanno testati ci sono LG, Chevrolet e Peugeot.

GDPR, Oath mette in campo misure per la conformità a livello globale

Oath è una delle prime grandi società pubblicitarie a fornire un orientamento sulla General Data Protection Regulation, il provvedimento che regola la gestione e la raccolta dei dati personali dei cittadini europei. In vista dell’entrata in vigore delle nuove norme, prevista il 25 maggio, la controllata di Verizon ha avviato un processo di adeguamento a livello internazionale.

Rispettando il principio di “privacy by design”, Oath ha formato una squadra globale per la privacy con lo scopo di supervisionare la conformità e nominerà un data protection officer, requisito essenziale per rientrare nel canone della GDPR.

In un articolo, Doug Miller, Chief Privacy Officer della società, ha delineato alcuni importanti cambiamenti nell’approccio alla riservatezza e alla protezione dei dati, sia per quanti utilizzano i servizi di Oath sia per gli inserzionisti e gli editori.

Queste azioni includono l’aggiornamento dei sistemi pubblicitari e l’aggiornamento dei contratti per garantire una corretta raccolta, distribuzione ed elaborazione dei dati. Inoltre, la società ha in programma di introdurre un pannello di controllo per la privacy che permetterà agli utenti di modificare le loro preferenze sui dati per qualunque marchio controllato.

Per gli editori, Oath introdurrà un sistema di gestione del consenso per captare, immagazzinare e validare dati posseduti e gestiti, inclusi quelli di terza parte.

Header bidding in-app, Oath mette a punto una nuova soluzione

Solo qualche anno fa la rivoluzione dell’header bidding aveva invaso la pubblicità su desktop, con il progressivo passaggio dai tradizionali modelli “a cascata” alla possibilità per gli editori di attivare, sull’header dei propri siti, diverse aste simultanee con varie sorgenti di domanda. Adesso, per quella rivoluzione è arrivato il momento di invadere anche l’ambiente in-app.

Dopo MoPub a gennaio e Google AdMob solo qualche giorno fa, ora un’altra piattaforma si appresta ad abbandonare il sistema “waterfall” nella monetizzazione della pubblicità all’interno delle app mobile: è Oath, che ha appena annunciato il lancio di una nuova versione di Super Auction, la sua tecnologia di header bidding mobile.

La soluzione offrirà adesso la possibilità agli sviluppatori di app di ogni dimensione di condurre aste pubblicitarie unificate con tutti i loro partner: le sorgenti di domanda di ONE by AOL Mobile potranno competere per un’impression insieme alle SSP o agli ad server del publisher.

Precedentemente, ONE by AOL avrebbe condotto un’asta autonoma con le sue proprie fonti di domanda attraverso il proprio SDK e avrebbe poi mandato l’offerta più alta alla SSP dell’app, da cui poi essa avrebbe gareggiato con le offerte più alte provenienti da altre aste (la presenza di vari SDK è necessaria in quanto le app non hanno, a differenza dei siti, gli header su cui normalmente in ambiente desktop si svolge l’asta). Adesso, invece, il processo viene semplificato e velocizzato: non verranno più condotte diverse aste tra tutti i vari partner di monetizzazione, ma tramite Super Auction di AOL infatti l’asta verrà unificata, e condotta simultaneamente tra tutti partecipanti, inclusi altri ad network mobile come AdMob o MoPub.

Una novità, quella di Super Auction, che porta con sé vari benefici, sia lato domanda che lato offerta. Per i buyer, consente alle varie sorgenti di domanda partecipanti all’asta per l’impression di avere tutte uguale accesso allo spazio pubblicitario, e proporre quello che secondo loro è il prezzo giusto per esso. La presenza simultanea di più partecipanti, inoltre, permette una maggiore valorizzazione dell’impression, visto che a vincere è il prezzo più alto e la competitività è maggiore. Il tutto assicurando allo sviluppatore dell’app trasparenza e controllo su prezzi e processi e una facile installazione del prodotto.

La nuova release della soluzione è globale e sarà pertanto disponibile anche per il mercato italiano.

«Continua l’impegno da parte di Oath nell’offrire ai publisher soluzioni per una migliore e più efficiente monetizzazione della loro inventory – ha spiegato a Programmatic Italia Christina Lundari, General Manager di Oath per l’Italia -. In questo caso con un particolare focus sul mobile che è al centro delle nostre strategie per il 2018. Con Super Auction permettiamo agli sviluppatori di utilizzare un evoluto meccanismo ad asta che si può facilmente affiancare ad altri sistemi già in uso per aiutarli a massimizzare le proprie revenue».

Netflix accelera sul Programmatic; Oath punta sui dati per competere con Google e Facebook

Chi ha i dati, li usa. Così Netflix anche quest’anno punterà sul programmatic, con investimenti in crescita, e Oath cercherà di ampliare ancor di più il proprio bacino di insight sui consumatori per cercare un posto nell’Olimpo pubblicitario dominato da Facebook e Google. Google che intanto lavora a nuove tecnologie per gli utenti di Chrome.

Un 2018 all’insegna del programmatic per Netflix

I risultati finanziari di Netflix hanno superato le aspettative del mercato, ma il servizio di straming intende crescere ancora. La società conta di aumentare la propria spesa di marketing da circa 1,3 miliardi di dollari a 2 miliardi quest’anno, per promuovere i suoi nuovi contenuti, tra cui 80 film originali. Secondo gli analisti la maggior parte di questi investimenti andranno sul digital, soprattutto sul programmatic, che la società presidia da tempo e che godrà di un ulteriore spinta nell’anno da poco cominciato. Netflix gestisce la maggior parte delle proprie attività media in-house, ma MEC è il suo principale centro media. Leggi di più su Digiday.

I piani di Oath per competere con Facebook&Co.

Fiducia nel brand, nuove partnership e dati sicuri. Su questi tre punti si fonda la strategia di Oath per competere con i grandi Google e Facebook. E’ quanto ha rivelato Tim Mahlman, ‎President Ad Platforms della società controllata da Verizon, in un’intervista a Business Insider. Oath ha dalla sua non solo strumenti tecnologici, ma anche un importante bacino di dati, peraltro in costante crescita: la società sarebbe attualmente in contatto con The Weather Company e Pandora per acquisire i dati sui loro consumatori. Leggi di più su Business Insider.

Realtà Aumentata a breve su Google Chrome?

Google ha annunciato di stare lavorando a un progetto volto a portare la Realtà Aumentata in rete, con l’intenzione di dare accesso a questa tecnologia a chiunque abbia un browser Chrome. Il progetto del colosso di Mountain View passa da un prototipo, chiamato Articles, capace di esplorare come contenuti di AR possono funzionare in rete, su browser mobile e desktop. L’intenzione è quella di permettere a web designer, media owner e creativit di ogni tipo di creare oggetto 3D virtuali, embeddarli sui siti per la visualizzazione su desktop e renderli poi scaricabili su mobile, in modo che gli utenti possano posizionarli (virtualmente) nel loro ambiente reale. Leggi di più su The Verge.

Christina Lundari, Oath: «Cresciamo con l’integrazione delle property di Yahoo»

Il 2018 si apre all’insegna di un importante ampliamento dell’offerta per Oath. Il marchio di Verizon nato dall’integrazione di AOL e Yahoo, infatti, da questo mese vedrà il ritorno, all’interno del suo portafoglio, delle soluzioni pubblicitarie del network di Yahoo, tra cui la piattaforma di native advertising Gemini, la DSP Brightroll e il social network Tumblr, da inizio 2016 gestite da Mediamond.

Un’integrazione grazie alla quale Oath Italy sarà in grado di raggiungere con le sue property gestite in esclusiva – Yahoo, Microsoft e Vevo – un’audience superiore al 70% della popolazione italiana online, e che, anche per questo, si rivela di fondamentale importanza per la crescita della società, guidata nel nostro Paese dalla General Manager Christina Lundari.

«Il 2018 si apre per Oath con l’integrazione delle property di Yahoo – spiega a Programmatic Italia la stessa Lundari -. Il portafoglio di tecnologie e soluzioni che offriremo al mercato sarà più ampio e più variegato e la reach delle nostre property sulla popolazione online crescerà in modo molto importante. Tra le novità più rilevanti segnaliamo la piattaforma native, Gemini, un prodotto che in Italia ha già raccolto un grande consenso grazie alla sua notevole performance».

Ma nel 2018 di Oath ci sarà anche altro: «Stiamo continuando a lavorare su importanti partnership – prosegue la manager – che ci permetteranno di arricchire ulteriormente la nostra inventory pubblicitaria e di dati, con particolare attenzione a Video Activation, la piattaforma di video syndication lanciata durante l’ultimo semestre dello scorso anno».

La strategia di Oath sarà in ogni caso allineata a quella globale, con il video mobile advertising al cuore di ogni attività. Un settore in cui la società crede profondamente, reputandolo uno dei volani del mercato programmatico anche nel 2018. Alla domanda su che tipo di evoluzione si aspetta per il mondo ad tech quest’anno, Lundari ci ha infatti risposto: «In linea generale ci aspettiamo un’ulteriore crescita del Programmatic, soprattutto in ambito mobile e video».

La manager ha poi specificato quelli che secondo lei saranno (o meglio continueranno ad essere) i temi caldi dell’anno che è appena iniziato: «In continuità con quanto già osservato nel 2017 – ha affermato -, particolare attenzione sarà dedicata al controllo della brand safety e dell’ad fraud con l’adozione di soluzioni tecnologiche sempre più sofisticate. L’utilizzo dei dati ai fini del targeting sarà più intenso, includendo sempre più anche i dati CRM dei clienti».

Oath Italia utilizzerà i dati di Audiens; Lundari: «Al lavoro per integrarli nella nostra DMP»

Oath ha siglato un accordo con Audiens  che permetterà agli inserzionisti di pianificare campagne pubblicitariementi di audience attraverso le strategie di managed sales business e di programmatic self service della controllata di Verizon.

Grazie a questa collaborazione, Oath arricchisce la propria offerta italiana di data bidding, garantendo così alle aziende di pianificare campagne online mirate su specifici segmenti di pubblico.

«Gli investitori pubblicitari mostrano un crescente bisogno di dati di qualità per essere certi di poter fare comunicazioni mirate ed evitare qualsiasi dispersione di budget pubblicitari. L’accordo siglato con Audiens, il primo stipulato con un data provider, va proprio nella direzione di un approccio data-driven, aperto e flessibile, che prevede l’unione di tecnologie performanti a una grande disponibilità di dati per essere al fianco dei nostri clienti nell’ideazione di campagne digitali di successo. Di Audiens abbiamo apprezzato la voglia di collaborare a un progetto comune e la grande ambizione di crescita in termini di acquisizione di informazioni relative al consumatore», sottolinea Christina Lundari, General Manager di Oath Italia, «I nostri ingegneri stanno lavorando per integrare i dati di Audiens all’interno della DMP di Oath, che serviranno ad abilitare una migliore targettizzazione per tutte le campagne gestite sia tramite Insertion Order, sia programmaticamente attraverso Brightroll, la demand-side platoform che Yahoo ha portato in eredità nella nuova realtà di Oath. Tutte le campagne video, display e native potranno essere pianificate con l’utilizzo di questi dati che oggi garantiscono ottimi risultati in termini di KPI legati alle variabili socio-demo classiche e domani potranno riguardare invece anche i comportamenti di acquisto grazie all’espansione di Audiens in quest’area».

L’accordo, si legge nella nota, è in piena armonia con la strategia globale della società , che – grazie alla combinazione di contenuti di qualità, dati certificati e tecnologia all’avanguardia – punta a mettere a disposizione di investitori ed editori soluzioni per la comunicazione in ambito digitale.

maras-audiens
Marko Maras, Co-fondatore di Audiens

«Siamo lieti di questa partnership con Oath e certi che l’ampiezza e l’affidabilità dei dati nel nostro catalogo possano contribuire positivamente al raggiungimento del target delle campagne pianificate all’interno del network di Oath», afferma Marko Maras, Co-Fondatore di Audiens.

Il catalogo della data management platform del Gruppo DigiTouch conta oltre 25 milioni di consumatori italiani e offre una granularità di profilazione che spazia da parametri socio-demo certificati a parametri comportamentali, fino a includere variabili fornite da società che operano nell’ambito dei pagamenti online. Sono dati anonimi, trattati in forma aggregata, per i quali è stata data l’autorizzazione all’utilizzo.

Audiens ha recentemente ampliato il proprio team con l’ingresso di Stefano Vendramini, il quale ha assunto il ruolo di Partner e Chief Revenue Officer.

Il Programmatic evolve e garantisce la brand safety

Il Programmatic sta diventando sempre di più la spina dorsale della pubblicità online, lo dimostra anche lo spending, aumentato di oltre il 72% negli ultimi tre anni. Gli acquisti automatizzati consentono agli advertiser transazioni data-driven più intelligenti e più efficienti ma, nonostante i notevoli vantaggi, alcune aziende ritengono la brand safety e la trasparenza due importanti sfide in questo ambito del digital advertising.

Una situazione che si ripercuote sul mercato, come dimostrano i dati di un recente studio di MediaRadar: sebbene la spesa totale sia aumentata, il numero di investitori che hanno scelto il Programmatic è sceso del 12% anno su anno. Le preoccupazioni degli inserzionisti derivano dalle ormai note difficoltà riscontrate anche da YouTube e Facebook nel garantire qualità.

Le aziende che investono in pubblicità sono preoccupate che i loro annunci vengano visualizzati accanto a contenuti offensivi, tanto che alcuni scelgono altri mezzi o addirittura tagliano gli investimenti. In realtà, il Programmatic sta evolvendo per risolvere il problema della Brand Safety. Questo è un argomento che verrà affrontato durante la Conferenza al dmexco di quest’anno a Colonia e, con il tema “Lightening the Age of Transformation”, ci aspettiamo che le agenzie media, i provider tecnologici, gli editori e gli inserzionisti discutano di questa evoluzione e di come la necessità di raggiungere risultati significativi sia una sorta di Santo Graal per tutti.

Strumenti a disposizione e maggiore collaborazione

Molte delle tecnologie che possono salvaguardare la Brand Safety sono già disponibili sul mercato e sono integrate nelle piattaforme programmatiche. Per esempio, al livello più elementare, i vendor hanno adottato il sistema delle black list che evidenziano i siti dove non dovranno essere pubblicati gli annunci. Oppure ci sono le white list che limitano le impression a un gruppo specifico di siti e inventory considerati brand safe. Sono già disponibili anche dei sistemi di filtro pre-bid e fornitori di terze parti, come Integral Ad Science, che possono garantire ambienti sicuri durante le aste. Il problema però, è che questi strumenti non vengono sempre utilizzati appieno dagli inserzionisti.

Alcuni vendor hanno deciso di non sfruttarli perché potenzialmente limitano la reach, ma siccome la Brand Safety è diventata un argomento cruciale per i clienti, queste funzionalità sono ora molto popolari. Inoltre, spesso la mancata applicazione di misure di controllo di qualità deriva da una mancanza di comunicazione tra buyer e vendor. Ora che questo problema è così al centro dell’attenzione assistiamo a una crescente collaborazione tra piattaforme e buyer per garantire che le preferenze e i filtri siano attivi sin dall’inizio di una campagna. Questo cambiamento avrà sicuramente un significativo impatto sul lungo termine.

Intelligenza artificiale e machine learning

Alcuni dimenticano che il Programmatic è ancora una forma relativamente nuova di acquisto di spazi pubblicitari. Infatti, eMarketer sottolinea che l’anno scorso quasi un terzo delle aziende americane ha investito almeno il 50% dei budget digitali in Programmatic, nel 2013 lo stesso dato era pari al 7%. E, come sempre, nel caso di una nuova tecnologia, soprattutto quando la crescita è così esplosiva, sul percorso si incontrano degli ostacoli.

Non fraintendiamo: la Brand Safety è un problema serio. Ma è una sfida che i più grandi vendor stanno affrontando con l’aiuto di tecnologie sofisticate. Per esempio, molte piattaforme hanno aumentato gli investimenti e implementato funzionalità di Intelligenza Artificiale e di Machine Learning per garantire una maggiore Brand Safety. L’IA rappresenta un’opportunità per eliminare i contenuti offensivi su larga scala, fornendo uno strumento intelligente che possa prevenire le minacce attuali, evolvendo rapidamente per predire e prevenire quelle future. Inoltre, dato che l’IA è unita a metodi tradizionali di controllo della qualità per garantire posizionamenti brand safe, white list e black list incluse, la tecnologia sarà capace di tutelare i brand, garantendo un rapporto di maggiore fiducia tra buyer e vendor.

Direct programmatic e Marketplace premium

Nonostante i dati di MediaRadar, le prospettive per il Programmatic sembrano essere rosee, tanto che si prevede che quest’anno 4 dollari sui 5 investiti in adv digitale saranno transati in modalità programmatica. Mentre le aziende mostrano cautela nei confronti della Brand Safety, sono anche consapevoli del grande valore del Programmatic. Di conseguenza, stiamo assistendo a un’evoluzione dei marketplace – e non solo della tecnologia – per unificare i vantaggi dell’automazione con un maggiore controllo della qualità. E il Direct Programmatic ne è il miglior esempio.

Mentre le offerte in Programmatic su open exchange stanno diminuendo, la quota acquistata in Direct Programmatic sta infatti crescendo rapidamente. Il Direct si assicurerà il 56% del totale degli investimenti in Programmatic display prevalendo quindi sull’open exchange. Le aziende investono in Direct perché l’inventory è generalmente premium e considerato brand-safe. Se da una parte gli investimenti in Programmatic continueranno a crescere si assisterà però a un cambiamento di quote al proprio interno tra le diverse tipologie di investimenti.

Alla fine, le aziende che investono in Programmatic hanno bisogno di ottenere la necessaria Brand Safety. Quindi Il mondo del Programmatic deve continuare a evolvere per costruire maggiore fiducia negli investitori, aumentando la trasparenza e assicurarando impression brand-safe attraverso strumenti sempre migliori.