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Header bidding, OpenX cresce del 300% nel primo trimestre 2016

OpenX, operatore attivo nella pubblicità programmatica, ha comunicato, nella giornata di martedì, una crescita del 300% nell’header bidding nel primo trimestre del 2016, con il mobile che rappresenta il 50% del volume totale, un incremento del 180% anno-su-anno. Nei tre mesi, OpenX ha lanciato diverse novità di prodotto come real-time guaranteed (RTG) e OpenX Bidder for Mobile Apps, e ha annunciato una soluzione server-to-server per gestire più efficientemente tag multipli di header bidding.

“Abbiamo dedicato l’intero trimestre al miglioramento della nostra posizione, già di primo piano, nel settore dell’header bidding, abbiamo continuato a focalizzarci sulla costruzione di un mercato dalla qualità più elevata, scalando massicciamente il nostro giro d’affari per il mobile e gettando le basi per nuovi modelli di business come il Real Time Guaranteed, tutto al fine di adempiere alla nostra missione di massimizzare i ricavi per i nostri clienti editori”, ha affermato Tim Cadogan, CEO di OpenX.

OpenX ha dichiarato che il suo bidder ha generato il 95% di ricavi in più del partner di header bidding medio e che ha offerto il maggiore contributo in termini di ricavi per l’89% degli editori. L’azienda ha dichiarato che i suoi clienti di header bidding, in media, sono stati interessati da una crescita sostenuta dei ricavi, dal 20% a più del 50%. Inoltre, il bidder di OpenX restituirebbe CPM superiori per il 50% sulle applicazioni mobili rispetto al web mobile.

OpenX Bidder for Apps è stata lanciata in febbraio con l’obiettivo di massimizzare la domanda ed accrescere la concorrenza per le inventory delle applicazioni mobile. Quest’anno, OpenX ha dichiarato ricavi netti di 140 milioni di dollari, utile netto positivo e il 40% di crescita organica anno-su-anno per il 2015.

Bavaria si affida al Programmatic per la sua prima volta sul web

Bavaria, il birrificio olandese, rafforza la propria presenza sui media in Italia con una nuova pianificazione della campagna tv che, per la prima volta, prevede una veicolazione anche su web tv, dove gli spot saranno presenti nel formato pre-roll.

L’azienda si è affidata al programmatic buying di Cadreon, la piattaforma proprietaria di IPG Mediabrands specializzata in servizi di marketing digitale. Fino al 7 maggio, gli spot saranno visibili anche in una selezione di catch up tv, tra cui Sky Go, Videomediaset e Rai.tv.

Lo spot ideato da Young & Rubicam/VML, e on air fino ai primi di giugno, ha una durata di 10 secondi e prevede una pianificazione, curata da Initiative, network di comunicazione globale del gruppo IPG Mediabrands, di oltre 5.000 passaggi, distribuiti in diverse fasce orarie su più di 40 emittenti.

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Dario Caiazzo è il nuovo managing director Italia di Teads

Teads nomina Dario Caiazzo come nuovo managing director della sede italiana. Il manager è chiamato a guidare la società per il posizionamento dei prossimi progetti d’innovazione, il lancio di nuovi prodotti, che saranno annunciati entro la fine del Q3 e la gestione di partnership che consolideranno l’offerta premium nel segmento del video online. Una scelta strategica che riflette gli obiettivi di business sempre più focalizzati sullo sviluppo di nuove tecnologie per il programmatic e per il mobile outstream video advertising.

La società sta vivendo un momento di crescita identificato da due notizie già annunciate: + 70% la crescita organica del fatturato 2015 rispetto al 2014, conquista del primo posto nella classifica di comScore del Video adv Ecosystem (dicembre 2015).

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Brand-safety, accordo globale tra Criteo e Integral Ad Science

Criteo, l’azienda tecnologica di performance marketing, ha annunciato ieri un accordo globale con Integral Ad Science, l’operatore leader nella misurazione qualitativa dei media digitali.

L’operazione permette a Criteo di garantire un’alta qualità delle inventory e assicura che, allo stesso tempo, siano rispettati rigidi requisiti di sicurezza per il marchio. Attraverso la collaborazione con Integral Ad Science, gli inserzionisti di Criteo in tutto il mondo possono stimare il valore di ogni opportunità pubblicitaria con la certezza che i loro annunci appaiano in siti appropriati e sicuri per la loro immagine. Il vantaggio per il consumatore si concretizza in un’esperienza mirata, non intrusiva e sicura attraverso tutti i canali e gli schermi.

La qualità dei siti sui cui la nostra pubblicità è visualizzata è di grandissima importanza sia per Criteo che per i nostri clienti. Il nuovo accordo con Integral Ad Science permette ai nostri clienti in tutto il mondo di essere sicuri che i loro consumatori ricevano l’esperienza pubblicitaria migliore, più personalizzata e rilevante possibile”, ha detto Aly Nurmohamed, VP Global Publisher Strategy di Criteo. “Siamo contenti di lavorare con Integral Ad Science perché in questo modo continueremo a rispettare gli standard dell’industria e dei clienti in termini di sicurezza del marchio”.

L’accordo porta, a livello internazionale, ad una nuova copertura di sicurezza in dieci lingue con un raggio d’azione esteso grazie alla presenza globale di Integral Ad Science, che ha da poco annunciato, nel corso del Programmatic Day, l’apertura di una sede in Italia.

Integral Ad Science apre in Italia: «Qui grandi opportunità di crescita»

La qualità dei media nella pubblicità digitale è un valore fondamentale per Integral Ad Science. 18 uffici e più di 300 impiegati a livello globale, di cui più di 80 nella regione EMEA: sono questi i numeri dell’azienda tecnologica specializzata nell’analisi dei posizionamenti pubblicitari digital e, in particolare, nell’erogazione di servizi volti a proteggere l’immagine dei marchi, garantirne la viewability ed evitare le frodi.

E presto, Integral Ad Science sarà presente anche in Italia con la sua prima sede. L’apertura degli uffici è prevista nelle prossime settimane, come ha annunciato Paul Nasse, UK Commercial Director di Integral Ad Science, in occasione del Programmatic Day: «Vedo molte opportunità di crescita in questo Paese. Al momento abbiamo uffici in tutto il Regno Unito, in Spagna, in Francia e Germania e abbiamo come obiettivo quello di diventare un’azienda globale ed erogare i nostri servizi a grandi brand su molteplici mercati».

Integral-Ad-Science-logo

 

«Il primo tipo di servizio che offriamo è di consulenza: vogliamo che i professionisti siano coscienti e informati di tutte le implicazioni di un investimento pubblicitario nel digitale. Inoltre, offriamo una squadra di account management e una serie di prodotti che forniscono efficienza e sicurezza», spiega Paul Nasse, UK Commercial Director di Integral Ad Science, «Informiamo non solo sull’acquisto e sulla pianificazione media ma effettuiamo anche valutazioni delle singole campagne. Il nostro obiettivo è garantire che, mentre l’azienda sta ottenendo le sue impression, il suo marchio sia protetto, assicurando contestualmente le migliori metriche di engagement, in modo che anch’essa possa rendersi conto di cosa funziona e cosa no nella sua campagna».

È necessario, per Integral, eliminare le inserzioni che non hanno possibilità di raccontare la storia di un marchio. E per fare questo bisogna delineare e tutelare il contesto in cui un annuncio digitale compare, con riferimento a quattro semplici linee guida: assicurare al brand un ambiente protetto, recapitare gli annunci solo ad utenti umani, raggiungere i consumatori nella regione corretta e generare coinvolgimento con la pubblicità.

«Penso che spendiamo molto tempo e molti soldi investendo nelle creatività, nella grafica, ma, abbiamo smesso di cercare di capire se le persone stanno effettivamente vedendo o no un annuncio, se quella storia è ascoltata. Vogliamo essere sicuri che ci siano le giuste condizioni per dare ad un marchio e alla sua creatività l’opportunità di essere ascoltati, se possono essere visti da una persona vera e se si trovano in un ambiente sicuro. In questo modo la strategia diventa efficace ed efficiente in termini economici», aggiunge Nasse, «Una impression nel posto sbagliato può avere un impatto catastrofico sulla percezione di quel marchio e per la sua reputazione. Le aziende devono chiedersi se sono posizionate nei giusti contesti. Le nostre soluzioni sono mirate proprio a raggiungere questo fine».

È emerso con forza dal Programmatic Day che la pubblicità in programmatico è un processo tecnologico irreversibile oltre che un economia in forte crescita, tuttavia, secondo Nasse, ci sono delle criticità che gli operatori del settore devono considerare: «Le più grandi sfide per il programmatic sono riconducibili ad mancanza di trasparenza, non ci sono ancora abbastanza persone che usano i dati nel modo corretto; troppi soldi soldi iniettati nel mercato senza però la giusta formazione e la giusta intelligenza. Questo è senza dubbio un grande spreco».

In attesa dell’apertura della sede italiana, Integral Ad Science ha firmato un accordo globale con Criteo per la brand-safety. Grazie all’operazione gli inserzionisti di Criteo in tutto il mondo potranno stimare il valore di ogni opportunità pubblicitaria con la certezza che i loro annunci appaiano in siti appropriati e sicuri per la loro immagine (qui l’articolo dedicato).

Gruppo L’Espresso: il digital corre, trainato dal programmatic

Il Gruppo L’Espresso arriverà alla fusione con Itedi, l’editore de La Stampa, prevista per il primo trimestre 2017, in regola con i limiti antitrust previsti per l’editoria. A dirlo è Carlo De Benedetti, il presidente del gruppo editoriale romano, a margine dell’assemblea della società che si è svolta a Roma.

“Ridurremo la nostra quota, che oggi è pari al 23%, entro la fine dell’anno”, ha risposto De Benedetti ai giornalisti che gli hanno chiesto come il gruppo avrebbe affrontato l’eccesso di tiratura che renderebbe impossibile la fusione. L’Antitrust prevede che un gruppo non possa avere una quota di mercato superiore al 20% delle tirature e, nel caso di una fusione, il limite deve essere raggiunto nell’anno precedente. La fusione dei due gruppi dovrebbe essere portata a termine entro il 31 marzo 2017.

Gruppo L’Espresso ha intanto chiuso il primo trimestre dell’anno con un utile netto di 6,1 milioni, in calo rispetto ai 12 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso. Dato, quest’ultimo, che includeva 6,3 milioni di plusvalenze per la vendita, a fine gennaio 2015, del canale DeejayTV a Discovery Italia.

I ricavi del periodo sono ammontati a 140,8 milioni con un decremento del 3,5% rispetto al primo trimestre del 2015. La flessione è però in attenuazione rispetto ai risultati registrati negli esercizi precedenti. I ricavi da diffusione sono stati pari a 57,9 milioni e sono scesi del 5,3% (61,2 milioni). I ricavi pubblicitari sono invece diminuiti del 2,5%, con la raccolta su internet che è cresciuta del 7,9%, grazie al sostenuto sviluppo della pubblicità su mobile e sulle nuove piattaforme di programmatic e performance.

La raccolta su radio è cresciuta del 2,4%, confermando il trend positivo già riscontrato nel precedente esercizio. Infine, la stampa ha registrato una flessione del 7,8%, riflettendo l’andamento generale del mercato dei quotidiani e quello significativamente negativo dei periodici newsmagazine.

Le aziende italiane credono nel programmatic ma lo conoscono ancora poco

Le aziende italiane investono sempre di più in programmatic advertising ma, nel complesso, la loro conoscenza dell’acquisto automatizzato è ancora a livelli molto bassi. È quanto emerge dal sondaggio realizzato da Lens Academy e IlFac, presentato in occasione di Programmatic Day, l’evento dedicato al programmatic advertising in corso all’Auditorium IULM di Milano. A descrivere i risultati sul palco è stato Riccardo Guggiola, Co-Founder & Ceo di Lens Academy, che parla di «risultati sbalorditivi».

Condotto su un campione di 235 aziende italiane (sono stati interpellati i marketing manager dei responsabili della comunicazione e delle attività media), il sondaggio ha rivelato che il 44,5% degli intervistati non ha mai sentito parlare di programmatic buying. A questi, oltretutto, la società ha poi fornito una definizione del programmatic e riproposto poi il quesito: nonostante questo solo il 22,4% ha affermato di conoscere il tema.

«Dei rispondenti che conoscono il programmatic buying, invece, il 31,2% dichiara di averne una conoscenza almeno buona, mentre il 45,3% sa cos’è e come funziona una Demand Side Platform (DSP) e pianifica di acquisire più conoscenza rispetto all’argomento» ha aggiunto Riccardo Guggiola, sottolineando l’importanza di impegnarsi nella condivisione di conoscenza e di know how.

La crescita del programmatic, evidenzia dunque lo studio, passa soprattutto da una diffusione delle cultura dell’acquisto automatizzato. Le aziende intendono dunque informarsi soprattutto attraverso internet ma anche partecipando ad eventi di settore e coltivando relazioni di networking con esperti. Per questa ragione è necessario oggi lavorare sull’informazione, ma anche sulla formazione, per fare in modo che la conoscenza del programmatic sia sempre più diffusa.

Le intenzioni di investimento delle aziende

Il sondaggio presentato oggi al Programmatic Day ha voluto fare luce anche sulle intenzioni di investimento delle aziende: «La maggioranza degli intervistati – ha spiegato ancora Guggiola – dichiara di spendere oggi meno del 20% di budget in programmatic buying, anche se qui dobbiamo chiarire che, per non influenzare i risultati, non abbiamo specificato che le attività di programmatic includono qualsiasi utilizzo di piattaforme tecnologiche che abbia accesso all’acquisto di spazi in un ad exchange. Tra 12 mesi il budget subirà comunque un’impennata arrivando tra il 21% e 40% per quasi il 70% del campione. Rispetto invece a chi non conosce o conosce in maniera ridotta il programmatic – continua ancora il manager -, il 51,6% investirebbe in programmatic nella prossima campagna digitale. Il 45,2% dello stesso campione, comprerebbe spazi anche in tv e radio, contrapposto al 70,5% di quelli più preparati sul tema».

La maggiorparte delle aziende (59%) delega oggi tutte le attività di programmatic buying e targeting all’agenzia o al centro media. «Aumenta però sempre di più il modello di delega inbrido, che vede una persona o un team dedicato all’interno dell’azienda condividere l’esperienza di acquisto con un partner esterno o un agenzia».

Engage ha poi chiesto a Matthieu de Montgolfier, Amministratore Delegato di IlFac, di tirare le conclusioni rispetto ai riscontri registrati: «Da quanto emerso, informazione e formazione sono i driver principali per colmare le competenze rispetto questo argomento. Assistiamo a una volontà delle aziende di aumentare le loro conoscenze su questo meccanismo di acquisto degli spazi pubblicitari, fatto confermato dal trend che solo la metà degli intervistati prevede di appoggiarsi completamente a un’agenzia o a terze parti. Mentre una maggioranza desidera aumentare le competenze interne o capirne di più con un modello ibrido per investire il budget. Se gli inserzionisti vorranno gestire internamente gli acquisti di media, avranno bisogno di assumere persone competenti che si aggiornino costantemente. Inoltre, la trasparenza è la chiave di tutto, soprattutto rispetto all’inventory offerta attraverso le piattaforme», conclude il manager.

Ad blocking, native e programmatic: le sfide per il mercato

Sono 3,8 milioni gli italiani che hanno istallato un ad block sul proprio PC pari al 13% della popolazione on line su desktop. Lo rivela Fabrizio Angelini ceo di SenseMaker-Comscore Italia durante il Programmatic Day nella tavola rotonda Ad blocking, i numeri e le sfide per il mercato.

“Per quanto riguarda il mese di gennaio 2016, il 13 % della popolazione online su desktop ha installato un filtro della pubblicità sul proprio pc. Sono prevalentemente uomini (54%) e si distribuiscono in maniera omogenea su tutte le fasce d’età. Si tratta di utenti con un livello di conoscenza della rete superiore alla media. Il nostro Paese è allineato con altri Paesi europei come la Spagna e l’Olanda non arrivando a toccare i livelli di Germania e Francia, che hanno percentuali più alte di utilizzo di ad blocker (24% e 27% rispettivamente). Alcune categorie, come games e news-information hanno un’incidenza maggiore di altre, come retail e travel, arrivando a una riduzione dell’inventory di un quinto. Alcuni publisher hanno un’incidenza doppia rispetto agli altri: sono quelli che hanno una viewability più bassa e un alto affollamento pubblicitario in pagina. Per ora non molti utenti fanno un uso dinamico dell’ad-blcker: una volta installato viene usato su tutto e non è attivato o disattivato a seconda dei siti visitati”.

Gli editori stanno affrontando questo fenomeno cercando di analizzare i dati relativi all’utenza in maniera sempre più puntuale. “E’ di oggi la notizia di come comScore sia la prima società a offrire misurazioni accreditate da MRC sui GRP di campagne Video e Digital Display” (seguirà un articolo dedicato all’argomento).

Ma perché gli italiani usano gli ad blocker? A spiegarlo una ricerca di Teads, introdotta da Hugues Templier Programmatic Business Development Director della società. Hugues ha dapprima fornito qualche dato che riguarda l’adozione dei filtri a livello globale. Secondo i dati di PageFair dell’anno scorso, si è vista una crescita del 41% dell’uso di blocchi di annunci nel q2 2015 rispetto al q2 2014 a livello globale. A giugno 2015 sono 198 milioni gli utenti con ad blocker installati in tutto il mondo. Il costo globale per i publisher è stata per il 2015 pari a 22 miliardi di dollari mentre la spesa di adv digital è stata di 170 milardi, segnando un -13%.

“Per quanto riguarda le motivazioni di utilizzo degli ad blocker, vengono scelti principalmente perché l’adv interrompe l’esperienza sulla rete (73%), rallenta la velocità del browser (55%), perché è irrilevante (50%). L’avversione verso i formati invasivi è globale ed è sentita maggiormente su mobile. Per quanto riguarda l’Italia, il 76% degli utenti accetta i mobile ads mentre il native risulta maggiormente tollerato rispetto al pre-roll. Tra le soluzioni indicate per frenare l’adozione dei blocchi delle pubblicità è il dare la possibilità di saltare l’annuncio se ritenuto non interessante (57%), la possibilità di poterlo interrompere quando si desidera (49%) e l’impiego di formati non invasivi“.

Ecco che il native, caratterizzato dall’essere non fastidioso, e il programmatic, che colpisce target precisi, possono essere indicati come una soluzione all’adozione degli ad blocker. Se ne parla nella prossima tavola rotonda Native adv, i contenuti viaggiano in programmatic, in cui l’argomento è stato affrontato, oltre che da Templier, da Claudio Vaccaro, ceo e co-founder di BizUp, Giorgio Mennella, director di Ciaopeople Advertising, Sebastiano Cappa, country manager Italy di Ligatus, Marco Paolieri, chief executive officer di Viralize, Giacomo Zampieron, country manager Italy di Zebestof.

Conclusione sostanziale della tavola rotonda è che questa modalità di veicolazione dei contenuti di brand in programmatic può rappresentare un’opportunità sia per gli editori in termini di maggiore definizione del target e di monetizzazione dell’inventory sia per gli spender che attraverso questo tipo di comunicazione possono puntare a una maggiore reach per i propri messaggi.

Xaxis al Programmatic Day. Loi: «Senza i dati il programmatic non è nulla»

Per ogni azienda che investe in pubblicità, il Dato è la discriminante per raggiungere il proprio cliente o il proprio prospect. Da qui parte l’intervento di Giovanna Loi, Responsabile di Xaxis, la Programmatic Media & Technology company parte di GroupM, al Programmatic Day.

«Il programmatic non può più essere considerata un’opzione e per diverse ragioni», spiega la manager dal palco. «Il programmatic consente di utilizzare i dati disponibili sull’utenza per personalizzare l’offerta dei brand e per programmare e ottimizzare le campagne pubblicitarie sulle esigenze del singolo utente».

I dati in effetti sono il fulcro del processo programmatico: «Il programmatic senza i dati non è nulla», afferma Loi. Ma la gestione di questi deve necessariamente passare per una tecnologia capace di processarli. E quella che in Xaxis è la tecnologia deputata a questo è Turbine, la Data Management Platform proprietaria «che ci consente di utilizzare fonti dati diverse per raffinare i criteri di targeting». Attraverso Turbine, Xaxis è in grado non solo di identificare la “small population” meglio definiti come Fact Data, cioè quella piccola parte di dati relativa a un utenza realmente vicina al brand, ma di allargare questa base identificando profili simili attraverso l’analisi completa di un panel qualificato.

«I Fact Data sono dunque estremamente importanti», precisa Loi. «Identificarli è fondamentale. E per farlo possono essere usate anche delle Survey, come nel caso dei Light TV Viewers, o delle ricerche, come quella proprietaria di GroupM, Live Panel che indaga il consumatore dal punto di vista di profilo socio-demografico, attitudinale e comportamentale. Le informazioni così sono quindi utilizzabili per campagne con obiettivi di Awereness e Acquisition». A giugno 2015 Xaxis ha inoltre lanciato Light Reaction, la unit a performance di Xaxis, che ha utilizza Turbine «per portare i consumatori trovati da Xaxis nella parte bassa del funnel affinché possa determinarsi la conversione».

Per esemplificare al meglio la forza e la portata degli strumenti messi campo da Xaxis a vantaggio dei clienti delle agenzie media del Gruppo, sul palco con Giovanna Loi è salito Luigi Maccallini, Retail Communication Manager di BNL gruppo BNP Paribas, che ha illustrato il lavoro fatto per il brand Hello Bank!, prima banca 100% digitale d’Europa, che lavora con Mindshare (parte di GroupM) sul fronte media.

«L’attività con Xaxis è iniziata a gennaio 2014», spiega il manager, esprimendo grande soddisfazione. «Già dal primo anno il CR di Xaxis è risultato moltiplicato per 4 rispetto ad altri player che usano tecnologia programmatic, mentre il CPA è stato di -55% rispetto alla media del piano».

Nel 2015, poi, il Gruppo bancario ha scelto Xaxis come costante fissa per l’attività in Programmatic, al quale dedica il 16% del budget digital. Tra i risultati ottenuti, raddoppio del CTR rispetto all’anno precedente, con risultati moltiplicati per 3 rispetto ad altri player programmatic.

Programmatic-Italia è tutto nuovo. Buona lettura!

Da oggi Programmatic-Italia è tutto nuovo.

Un nuovo design, più moderno e totalmente responsive, adatto alla navigazione da qualsiasi dispositivo, e più news ogni giorno, per una overview di tutto quello che succede in Italia e nel mondo nel mercato della pubblicità data-driven.

Non solo. Il nuovo Programmatic-Italia vedrà un maggiore coinvolgimento dei player del Programmatic, aziende, editori e operatori di tutta la filiera, che contribuiranno in prima persona ad approfondire alcuni temi caldi della pubblicità automatizzata.

Le novità investiranno anche la nostra newsletter, che dai prossimi giorni diventerà bisettimanale, il martedì e il venerdì, per farvi avere, direttamente nelle vostre caselle di posta elettronica, una panoramica delle principali notizie nazionali e internazionali dalla Industry del Programmatic.

E non ci fermeremo qui. Il prossimo passo sarà il lancio della versione in lingua inglese del sito. La redazione ha già cominciato a produrre i primi articoli ed entro 15 giorni la troverete online. Una novità con cui puntiamo a facilitare l’interconnessione tra lo scenario italiano del Programmatic e il mercato internazionale.

Buona lettura!

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