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Native Adv, il Programmatic sale al 36% di market share nel primo semestre 2018

Qual è lo stato del Programmatic Native in Italia? A questa domanda prova a rispondere Quantum Advertising, con una nuova edizione del suo Barometro del Programmatic Native Advertising, relativo al primo semestre del 2018, realizzato analizzando le attività di 200 brand provenienti da differenti settori merceologici.

Nella top 10 delle categorie merceologiche che popolano la classifica del Barometro 2018 di Quantum Advertising si affermano: Automotive, Pharma, E-commerce, GDO, Tecnologia, Food & Beverage, Fashion, Travel, Finance e Energy la cui percentuale di investimenti per settore viene calcolata in base al fatturato del primo semestre 2018.  Confrontando i dati diffusi per il secondo semestre dell’anno 2017 con quelli dei primi mesi del 2018, si evince come la tipologia di buying dei brand stia progressivamente cambiando.

Se nel 2017 gli acquisti attraverso Insertion Order raggiungevano il 69%, infatti, a distanza di sei mesi il dato è diminuito al 57% andando a favore del programmatic che dal 27% è salito al 36%. Tale tendenza conferma peraltro quanto previsto dall’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, che per la fine del 2018 stima un incremento del programmatic pari al 20% rispetto all’anno precedente, con un valore di mercato di circa 500 milioni di euro.

La classifica relativa ai maggiori investitori vede, come per il 2017, al primo posto i brand Automotive con il 45% sul totale degli investimenti. Al secondo e terzo posto, invece, nuovi mercati, come il Pharma che registra una crescita del +200%, e l’E-commerce che avanza del +130%.

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«I dati confermano quello che si registra a livello di andamento di mercato; il programmatic cresce – commenta Carlo Poss, CEO di Quantum Advertising Italia -. Quantum Advertising si è specializzata in questo, il native è nel nostro DNA e come piattaforma continuiamo ad implementare la nostra tecnologia per garantire un servizio che sia il più performante possibile. La crescita del programmatic non ci sorprende, i benefici sono innumerevoli: dalla targetizzazione dell’audience alle impression garantite, senza dimenticare che tutti questi processi sono automatizzati e frutto di tecnologie all’avanguardia. In Quantum tutto ciò si combina alla filosofia native e al profondo rispetto della user experience scegliendo formati non invasivi».

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Carlo Poss

E non sono poche le novità su cui Quantum ha lavorato negli ultimi mesi, nell’ambito del Programmatic Native. La società nel 2018 ha introdotto nuovi formati native (Cinémagraph, Native Carousel, Reveal, Mosaic e Parallaxe) e recentemente ha iniziato un percorso di trasformazione, come spiega Poss: «Recentemente abbiamo intrapreso un percorso di ulteriore crescita e cambiamento, a partire dal cambio del nome in Quantum Advertising e dal logo che rientrano in una fase di rebranding che toccherà la nostra società a 360 gradi. Grandi novità ci aspettano nel secondo semestre».

Il brand francese ha recentemente sviluppato anche due tecnologie proprietarie: una nuova SSP che soddisfa l’aumento della domanda da parte degli advertiser e un header bidder in grado di attivare e gestire più aste contemporaneamente, tutti strumenti che rappresentano un vantaggio per tutti i player: inserzionisti, editori e utenti.

SpotX, gli inserzionisti outstream potranno accedere all’inventory di Sharethrough

SpotX annuncia una nuova integrazione con Sharethrough, che vedrà la piattaforma di monetizzazione video portare la propria infrastruttura programmatica per la domanda outstream sull’offerta in-feed video della SSP Native. Grazie all’accordo, le due società “offriranno agli inserzionisti accesso ad ambienti premium e brand safe attraverso l’exchange di Sharethrough, aiutandoli a raggiungere audience cross-screen in maniera scalabile con spot in-feed”.

Oltre 1000 editori mettono a disposizione la loro inventory sull’exchange di Sharethrough, che conta più di 10 miliardi di ad impression video ogni mese. Attraverso un’integrazione server-to-server in Open RTB, Sharethrough sarà ora in grado di offrire ai suoi editori anche la domanda outstream di SpotX. L’accordo, d’altra parte, apre un nuovo tipo di offerta video agli inserzionisti outstream di SpotX, quella native.

Per Sharethrough, SpotX impiegherà il modello di aste first-price sia sul mercato aperto che sui private marketplace, “una mossa che migliorerà la capacità delle aziende di ottenere impression in header-bidding e aumenterà le opportunità di guadagno degli editori, assicurando un ambiente più trasparente per entrambi gli attori“, spiegano le società in una nota.

Tutti i video outstream standard erogati tramite Sharethrough partiranno automaticamente in-feed, con un headline e una descrizione che indicherà chiaramente che si tratta di un annuncio video.

Outbrain, recommendation più personalizzate grazie a una nuova acquisizione

Oggi nella nostra rassegna due studi sulla penetrazione di internet e sulla pubblicità video native, e una nuova acquisizione da parte di Outbrain.

Outbrain, recommendation più personalizzate grazie a una nuova acquisizione

Nuova acquisizione per Outbrain. La piattaforma di content recommendation ha comprato AdNgin, società di ottimizzazione della User Interface, specializzata recommendation personalizzate e basate sugli interessi. L’operazione consentirà ad Outbrain di combinare le sue tecnologie con le proprie e dunque migliorare ulteriormente la propria offerta, portando maggiori RPM (ricavi per mille impression) agli editori, CTR (click-through rate) più alti agli inserzionisti e una migliore esperienza complessiva per gli utenti. Abbiamo approfondito la notizia su Engage.

Nel 2019 metà della popolazione mondiale sarà connessa a internet

L’anno prossimo sarà la perfetta metà della popolazione globale ad avere accesso ad internet. E’ quello che stima eMarketer all’interno del nuovo studio “Global Digital Users 2018” sull’utenza digitale a livello mondiale. Secondo il report, la penetrazione di internet raggiungerà il 50% della popolazione mondiale nel 2019. Attualmente la percentuale raggiunge l’80% in regioni come Europa Occidentale e Nord America, mentre nelle aree meno sviluppate delle aree Asia-Pacifico e Medio Oriente e Africa, essa si attesta ben al di sotto del 50%. Le crescite più corpose si registreranno soprattutto in alcuni Paesi asiatici, come Cina e India. Leggi di più su eMarketer.

Pubblicità Native su mobile, gli spot tra i 15 e i 20 secondi sono quelli con i tassi di engagement più alti

Lo “State of Native Video Report 2018” di Adyoulike sembra contraddire l’assunto che gli utenti mobile abbiano un livello di attenzione basso e siano interessati a contenuti video più brevi. Lo studio infatti rivela che essi sono più propensi a impiegare tempo con annunci video più lunghi rispetto a quelli brevi da 6 secondi. E non è solo questione di tempo: tra gli annunci video native su mobile, sono quelli tra i 15 e i 20 secondi a mostrare i tassi di engagement più alti. Leggi di più su MediaPost.

AdUX entra nella Coalition for Better Ads attraverso la sua società Quantum

AdUX entra a far parte della Coalition for Better Ads attraverso la sua società Quantum. La piattaforma native, guidata in Italia da Alessandro Ceratti, parteciperà alle operazioni della coalizione, volte a migliorare l’esperienza degli utenti e a promuovere una regolamentazione interna del mercato.

L’offerta stessa di Quantum pone particolare attenzione alla non intrusività della pubblicità digitale. Quantum, infatti, offre ai brand soluzioni video e native rispettose dell’esperienza degli utenti, su computer e su mobile. Un’offerta, arricchita da politiche di supporto, che le aziende stanno sempre più apprezzando: la piattaforma, infatti, nel 2017 ha visto crescere il numero dei suoi clienti del 35%, soprattutto nei settori automotive, telecomunicazioni, mercato della distribuzione, finanza e assicurazioni.

La società riesce attualmente a raggiungere 80 milioni di visitatori unici con svariati miliardi di impression visibili, posizionandosi tra le principali piattaforme native in Europa. Continente dove sta continuando a portare avanti la sua espansione, con l’apertura di sussidiarie in Germania e UK, che vanno ad aggiungersi agli uffici già presenti in Italia, Francia, Spagna e Belgio.

La partecipazione di Quantum alla Coalition for Better Ads non è la sola iniziativa con cui AdUX si sta impegnando a un’ecosistema pubblicitario digitale più rispettoso degli utenti. L’approccio del gruppo a favore di una migliore user experience si esplica anche attraverso un impegno a trovare modi per limitare la raccolta di dati a fini pubblicitari. All’inizio di quest’anno, ad esempio, la sua società specializzata nel drive-to-store Admoove ha smesso di raccogliere dati tramite un SDK pubblicitario per concentrarsi sull’uso di insight già disponibili sul mercato.

Microsoft, ecco come funziona il nuovo Audience Network per l’acquisto di pubblicità nativa

Qualche settimana fa, Microsoft ha annunciato il lancio di Audience Network, un nuovo modo per gli inserzionisti di acquistare pubblicità sulle property della società attraverso la piattaforma Bing Ads. Adesso nuovi particolari emergono sul funzionamento della soluzione e sulle possibilità che mette a disposizione dei brand.

Microsoft Audience Network nasce come evoluzione di Bing Audience Network e Bing Native Ads, aggiungendo alla precedente offerta l’uso dell’intelligenza artificiale, nuove sorgenti di dati per la segmentazione del pubblico, ulteriori livelli di controllo, più inventory e formati pubblicitari responsivi.

Gli spazi pubblicitari a disposizione all’interno del network raggrupperanno gli inventari native di MSN.com, di Outlook, del browser Microsoft Edge e dei siti partner in syndication, e l’ottimizzazione e rilevanza dei posizionamenti rispetto al target sarà assicurata attraverso l’utilizzo di algoritmi di intelligenza artificiale, che serviranno anche per stimare click e conversioni.

Targeting, modalità di acquisto e formati

La targettizzazione del pubblico avverrà attraverso il Microsoft Audience Graph, che include i dati sulle attività di navigazione e ricerca, insight demografici e di tipo comportamentale (luogo, età, sesso, dispositivo usato) e, per la prima volta, alcune informazioni di profilo provenienti da LinkedIn, come l’azienda per cui si lavora, la industry di riferimento e il ruolo professionale (altre informazioni di questo tipo verranno rese disponibili più avanti).

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I dati del Microsoft Audience Graph

La nuova soluzione di Microsoft mette a disposizione degli inserzionisti due modalità diverse di acquisto pubblicitario, entrambe disponibili in beta. Nel primo caso, le aziende potranno semplicemente estendere la portata delle loro campagne search sulle altre property Microsoft con annunci native: l’opzione – in beta in USA, UK, Canada e Australia – è chiamata Audience Ads Bids e, sebbene più semplice, consente un minor controllo. Nel secondo, invece, attualmente in beta chiuso con circa 25 aziende, è la stessa creazione della campagna ad avvenire su Microsoft Audience Network, e il processo prevede maggiori possibilità di controllo su budget, reportistica e tracciamento.

Due i formati display previsti dalla piattaforma: un annuncio con foto, titolo e una descrizione (dimensioni e caratteristiche uguali alle campagne diffuse su Google Display Network, Yahoo Gemini e Facebook) ed uno – in fase pilota – di remarketing “feed-based”, che consente di raggiungere gli utenti che hanno visitato un sito, hanno interagito con una campagna o interrotto l’acquisto di un prodotto.

L’accordo con AOL e AppNexus

La nascita di Microsoft Audience Network riporta di fatto Microsoft nella posizione di vendere la pubblicità display sulle sue property. Nel 2015, la società aveva ceduto l’incarico per la vendita degli spazi display delle sue property ad AOL in nove grossi mercati (Italia inclusa) e ad AppNexus in altri 10 Paesi. Secondo quanto ha dichiarato la stessa Microsoft alla testata Search Engine Land, la nascita della soluzione non interrompe l’accordo con le due società, che continueranno a vendere “inventory display tradizionale” per suo conto. Il Microsoft Audience Network sarà invece la fonte esclusiva di inventory native delle property da lei possedute ed operate. Inoltre, AOL e AppNexus non avranno accesso ai dati di targettizzazione del Microsoft Audience Graph.

Tre modalità con cui gli editori di nicchia possono offrire contenuti pubblicitari non intrusivi

La maggior parte degli editori si troverebbe d’accordo sul fatto che l’ad-blocker di Google svolga una funzione positiva per l’esperienza digitale: restringendo l’uso dei formati pubblicitari intrusivi, il filtro all’interno del browser consente alle audience di usufruire dei contenuti in maniera ottimale. È anche vero che l’integrazione del servizio renderà più difficoltosa la monetizzazione, specialmente per gli editori che si ritrovano a metà della cosiddetta “coda lunga”.

Nonostante l’unicità dei loro contenuti e le audience altamente fidelizzate dei siti settoriali e di nicchia permettano a questi di offrirsi sia agli inserzionisti che sono alla ricerca di un segmento di target preciso sia a brand più grandi, a volte questi editori non rientrano nelle policy o criteri delle piattaforme pubblicitarie che offrono formati meno intrusivi.

Ovviamente gli editori che si ritrovano a metà della “coda lunga” devono trovare un modo per offrire contenuti pubblicitari non intrusivi che siano in linea con le nuove restrizioni e nello stesso tempo permettano loro di monetizzare i propri siti web.

Ma cosa possono fare quindi? Qui tre passi fondamentali che gli editori dovrebbero compiere:

1. Utilizzare contenuti pubblicitari che siano correlati al loro ambiente editoriale

Le aspettative dei consumatori dei media di qualità sono cresciute e questi sono sempre più attenti a notare laddove i contenuti pubblicitari non incontrano i loro standard. Solo in Italia viene stimato che il 22% degli utenti ha installato dei software di ad-blocking.

Mentre molti consumatori hanno perso la pazienza con formati che catturano l’attenzione come pop-ups o banner, molti rispondono invece positivamente ai formati a fondo pagina che risultano complementari rispetto al contenuto per il quale mostrano interesse, come i formati nativi. Dal design creato appositamente per incontrare lo spazio del sito web nel quale vengono collocati, gli annunci nativi si inseriscono immediatamente nello stile e tra i contenuti delle pagine all’interno delle quali vengono mostrati. Facendo ciò distribuiscono contenuti ad hoc ed esperienze pubblicitarie non invasive che producono ottimi risultati. Alcuni studi hanno mostrato che il click-through rate (CTR) dei contenuti pubblicitari nativi ottiene delle performance migliori rispetto ai formati display tradizionali, particolarmente per i device mobile, raggiungendo un CTR fino a 0,38%, contro un 0,08%  registrato dagli altri tipi di formati pubblicitari.  Non ci si meraviglia se è stato calcolato che il native attirerà nel mercato statunitense il 74% dei ricavi pubblicitari entro i prossimi tre anni.

Quindi per gli editori medi in cerca di formati che permettano loro di aumentare gli introiti pubblicitari e l’engagement della loro audience, sembra che il native advertising sia la scelta ideale. Almeno nella misura in cui i formati nativi si collocano nel giusto mezzo tra i contenuti editoriali e non. I consumatori potrebbero volere contenuti pubblicitari in linea con le loro aspettative ma la fiducia, la risposta emotiva e l’influenza sono ancora maggiori se le attività pubblicitarie sono trasparenti come questa ricerca della BBC dimostra.

2. Implementare strumenti on demand

Selezionare un formato effettivo è un ottimo inizio, ma per ottenere il maggior valore possibile dalla propria inventory gli editori devono renderla disponibile a un ventaglio di buyers tramite l’utilizzo di diverse tecnologie, come il programmatic. Questo significa implementare e provare a divincolarsi tra complessi e intricati strumenti?

Negli ultimi anni, l’ecosistema digitale ha visto il sorgere di una innovazione che ha dato al business tutti i benefici della tecnologia più avanzata grazie a sistemi come platform as a service (PaaS). Fondamentalmente i sistemi PaaS funzionano come un set di strumenti on demand centralizzato al quale le aziende possono avere accesso quando hanno necessità di alcuni servizi. Questa flessibilità e facilità di accesso ha reso le PaaS popolari nel business; secondo i dati più recenti il 21% delle imprese UE stanno utilizzando servizi computing che si appoggiano a una tecnologia in cloud.

Dalla prospettiva degli editori, il sistema PaaS presenta una significativa opportunità per far crescere i propri volumi e reach delle operazioni di monetizzazione, indipendentemente dal livello di know how tecnologico che detengono. Per esempio, collegandosi con una piattaforma in programmatic self-service, potrebbero rapidamente vendere spazi pubblicitari e offrire la possibilità di campagne con dei target data-driven di valore per i buyers, e quindi sostenere un flusso costante di entrate pubblicitarie. È inoltre importante notare la capacità delle piattaforme PaaS di essere varie: alcune offrono anche solo servizi base, con formati e opzioni di ottimizzazione limitati. Per trarre i maggiori ricavi dalle piattaforme in self-service gli editori devono assicurarsi che l’offerta che scelgono sia personalizzabile e offra un’ampia gamma di servizi.

3. Costruire un stack tecnologico conveniente

I giganti nel mondo dei media hanno miliardi di dollari di budget a loro disposizione, ma per la maggior parte delle aziende è necessario raggiungere i migliori risultati nel modo più economico possibile. Di conseguenza il bisogno di ridurre i costi è spesso visto dai piccoli e medi editori come un fattore che non gli permetterebbe di implementare tecnologie apparentemente costose. Anche in questo caso le piattaforme possono essere una soluzione ideale.

Inoltre, per ridurre ulteriori pressioni per il management interno, le piattaforme self-service in  programmatic si presentano con una offerta economica ragionevole. Questo è possibile in quanto la mancanza di un’integrazione completa significa un setting che richiede meno risorse e ogni eventuale aggiustamento o intervento viene svolto dai venditori della piattaforma, evitando così costosi consulenti IT.

E questo non è l’unico benefit nella scelta di optare per una tecnologia self-service economicamente accessibile: in quanto create per soddisfare le richieste di diverse aziende, queste piattaforme sono solitamente libere dalla richieste di volumi minimi di traffico imposti solitamente da strumenti che si rivolgono a grandi player. Quindi gli editori e metà della coda lunga, con un limitato ma affezionato pubblico di utenti, possono sfruttare un più ampio range di formati e buyer.

In quanto l’ambiente digitale diventa sempre più complicato, è facile constatare perché gli editori che occupano posizioni più di nicchia sono nervosi rispetto a una monetizzazione basata sui contenuti pubblicitari. Grazie però al progresso tecnologico non hanno più ragioni di esserlo. Non solo hanno a disposizione formati come il native che rendono possibile la presenza di pubblicità non intrusive, ideali sia per il pubblico che gli inserzionisti, ma anche soluzioni Paas accessibili che possono essere usate per ottenere i benefici del programmatic. Pertanto, a patto di editori che assicurano dei contenuti pubblicitari riconoscibili, non c’è ragione per cui non possano raccogliere i frutti di una pubblicità online efficiente e di forte impatto.

Oracle, arrivano nuovi strumenti per analytics e segmentazione dell’audience

Dalle novità di Oracle e IAB Tech Lab all’andamento del Native in USA. Ne parliamo nella rassegna di oggi.

Oracle, nuovi strumenti per analytics e segmentazione dell’audience

Novità sul fronte marketing per Oracle. La società ha annunciato il lancio della sua prima piattaforma di analytics e una nuova soluzione cloud per la segmentazione dell’audience. La prima si chiama Oracle Infinity e fornisce strumenti di intelligence accurati e puntuali per consentire alle aziende di ottimizzare l’engagement degli utenti sui vari canali. La seconda, Oracle CX Audience, permette invece di centralizzare, gestire e arricchire i dati sui consumatori (attraverso l’integrazione con i dati di terza parte di Oracle Data Cloud), creare e attivare facilmente segmenti scalabili di audience, e analizzare poi le performance dei vari segmenti. Leggi di più su MarTech Today.

Misurazioni in-app: IAB Tech Lab lancia ufficialmente il suo Open SDK

IAB Tech Lab ha ufficialmente aperto al mercato, dopo un beta test di sette mesi, il proprio Open Measurement SDK, un set di strumenti disegnati per facilitare le misurazioni da parte di società terze di viewability e autenticità degli spazi delle campagne mobile in-app. Grazie al Software Development Kit, le app potranno lavorare con molteplici società di verifica attraverso una singola integrazione, mentre prima era necessario averne una per ogni fornitore di misurazioni. Leggi di più su Mobile Marketer.

Cresce la pubblicità Native in USA

Crescono gli investimenti in Native Adv quest’anno negli Stati Uniti. Secondo stime di eMarketer, nel 2018 verranno allocati 32,9 miliardi di dollari in annunci contestuali display, in aumento del 31% sullo scorso anno: l’equivalente del 58,3% della spesa digitale display del Paese. Circa tre quarti di tutta la spesa native, inoltre, è su annunci social, ed oltre il 90% su mobile. Leggi di più su eMarketer.

Good Move: «Verticalità e Native le nostre parole d’ordine per il 2018»

Oggi, per garantire alle aziende più trasparenza e brand safety, è importante inserire gli inserzionisti nel contesto più coerente con il loro posizionamento, va- lorizzando al meglio le loro pianificazioni media. Ecco perché il Native può essere un’utile soluzione, secondo Alessandro Mandelli, ceo di Good Move e suo co- founder insieme a Massimo Vimini. La società, nata due anni fa come concessionaria pubblicitaria data-driven, ha nel tempo ampliato la sua offerta, e oggi è attiva su diversi fronti, dal video alla display al native stesso, quest’ultimo presidiato grazie a una partnership con la piattaforma specializzata AdYouLike. Abbiamo fatto un punto con Mandelli su quello che oggi è Good Move.

Good Move si definisce una start-up innovativa specializzata nel Programmatic Advertising. Cosa intendete con questa espressione?

Good Move è un player che si integra nell’ecosistema del Programmatic con i principali operatori tecnologici sia in ambito Display e Video sia in ambito Native. Grazie all’accordo in esclusiva con AdYouLike per quanto concerne il Native Programmatic, Good Move è tra l’altro l’unico player a offrire sia agli editori sia agli investitori pubblicitari il modello Native integrato con l’intelligenza artificiale Watson Ibm. Questo permette una profilazione a livello di contesto e semantica particolarmente accurata e sofisticata.

Brand safety e trasparenza sono oggi due parole chiave nel mondo della pubblicità digitale. Il Native può essere una soluzione?

Trasparenza e brand safety sono due elementi da sempre presenti nel nostro DNA di impresa e la nostra partnership (firmata a metà del 2016) con AdYouLike per il Native conferma concretamente la nostra volontà di inserire gli inserzionisti nel contesto più coerente con il loro posizionamento per valorizzare al meglio le loro pianificazioni media.

Vuoi parlarci un po’ di più di questa partnership con AdYouLike? Siete reseller esclusivo della piattaforma in Italia. Come sta evolvendo questa particolare offerta?

L’offerta si articola in reservation e in Programmatic. Ha visto l’adozione immediata da parte di tutti gli editori e property rappresentate da Good Move e recentemente è stata anche inserita come soluzione tecnologica per l’erogazione Native da parte di importantissimi editori internazionali che hanno visto i benefici in altri mercati e compreso i vantaggi per l’utilizzo sui loro domini italiani.

Più in generale come si compone la vostra offerta? Ci sono delle novità in cantiere o che avete recentemente lanciato?

Abbiamo un’offerta molto focalizzata su alcune verticalità editoriali. In ordine di importanza: l’entertainment tv (dove siamo i primi operatori indipendenti “non broadcaster”), l’automotive (dove lavoriamo con siti molto “engaging”) e i siti dedicati al mondo femminile con profilazioni specifiche. In cantiere abbiamo comunque altre novità e stiamo ampliando la verticalità maschile dello sport & finance.

Come chiuderete il 2017 e quali obiettivi avete per il 2018? 

Chiudiamo un 2017 molto positivo con un incremento consistente rispetto allo scorso anno e con un organico che ha superato le 20 unità. Per il prossimo anno abbiamo l’obiettivo di continuare a crescere – e considerevolmente – soprattutto grazie allo sviluppo del mercato Native.

L’intervista è stata originariamente pubblicata su Programmatic Italia Magazine.

Adyoulike vince il Gold Award “Best Native Platform & Network of the Year” a Berlino

Prestigioso premio internazionale per Adyoulike. La piattaforma specializzata nella vendita di inventory native in programmatic, di cui è reseller esclusivo per l’Italia Good Move, ha vinto il Gold Award “Best Native Platform & Network of the Year” nel corso dell’evento Native Advertising DAYS 2017 a Berlino, superando tutte le altre piattaforme internazionali provenienti da tutto il mondo.

L’evento – presieduto da una selezionata giuria di esperti del settore, tra cui Stephanie Losee, Head of Content Visa, Susan Borst, Deputy Director Mobile IAB e Stuart Feil, Custom Publishing Director Adweek – ha l’obiettivo di premiare le migliori campagne e le più avanzate piattaforme tecnologiche che sotto il segno del Native promuovono risultati efficaci, performanti e dal grande impatto creativo, grazie all’attuazione di strategie mirate e alla scelta di formati e canali  fondamentali nel raggiungimento degli obiettivi prefissati da ciascuna azienda a livello mondiale.

«Dopo i successi del 2016, quando è diventata la prima ed unica piattaforma Native ad integrare nei propri servizi e strumenti l’Intelligenza Artificiale Watson by IBM, Adyoulike continua a ricevere consensi e con questo ulteriore premio si prepara a chiudere un anno brillante e di grande espansione a livello internazionale, potendo inoltre contare su una sempre più radicata presenza nel mercato USA, grazie alle collaborazioni con Trinity Mirror, Sizmek e Trade Desk – commenta Alessandro Mandelli, Co-founder e Presidente di Good Move -. Siamo pertanto orgogliosi di poter rappresentare in Italia questa eccellenza del Native Advertising, mettendo a disposizione del nostro mercato soluzioni e servizi unici per qualità ed intelligence».

Chameleon Ad lavora a una DSP proprietaria e punta a un 2017 a +200%

Si appresta a chiudere il 2017 con risultati più che soddisfacenti Chameleon Ad, software company specializzata in Native Advertising. La società punta a raggiungere il 200% di crescita quest’anno rispetto al 2016.

Un risultato reso possibile dal potenziamento di diversi fattori: da un importante ampliamento del network lato publisher con l’acquisizione di nuovi editori, al parallelo aumento degli advertiser locali e ancor di più di quelli internazionali.

Nel corso di quest’anno, la società ha anche investimento molto nel rafforzamento del team tecnico, il che ha permesso lo sviluppo di nuove tecnologie al servizio dei clienti, volte a facilitare ed arricchire l’utilizzo della piattaforma per il raggiungimento degli obiettivi di performance.

Una strategia che non solo ha permesso importanti crescite del business quest’anno, ma che pone le basi anche per un positivo 2018, come dichiara Carlo Petito, Co-Founder e CEO: «Abbiamo una previsione di forte crescita anche per il 2018 grazie alla centralizzazione di tutte le attività con relativo ampliamento del team internazionale su Dublino e allo sviluppo di una DSP proprietaria che consentirà ai clienti di ampliare la reach e di sfruttare gli assets esistenti per raggiungere gli obiettivi di marketing».

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Carlo Petito

La società è già al lavoro sulla creazione di questa nuova Demand Side Platform, con cui punta a «coprire tutte le aree Programmatic sia lato supply che demand», spiega Petito a Programmatic Italia, all’interno di una più generale offerta di servizi che punta molto su «strumenti utili al raggiungimento di obiettivi performance tramite marchine learning e algoritmi proprietari di auto-ottimizzazione». Attualmente in fase beta, la piattaforma dovrebbe essere rilasciata sul mercato nel primo trimestre del 2018.

Una novità che contribuisce ad ampliare l’offerta programmatica di Chameleon Ad. «Il business Programmatic per noi è in forte crescita soprattutto lato acquisto, anche se sull’Italia è ancora basso rispetto ad altri Paesi», precisa il CEO, che aggiunge: «La nostra offerta si compone di un exchange proprietario composto dalla DSP e la SSP che i nostri partner utilizzano con il SaaS per vendere le proprie testate in programmatic in modalità direct deal».

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