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Good Move cresce nel Native grazie alla partnership tra Adyoulike e Appnexus

Good Move, la società italiana specializzata in Programmatic Advertising e reseller esclusivo della piattaforma di Native Advertising Adyoulike per l’Italia, ha annunciato nel nostro Paese la partnership strategica stretta sotto il segno dell’integrazione tecnologica fra la stessa Adyoulike e AppNexus, multinazionale americana indipendente specializzata nella vendita e nell’acquisto in tempo reale di pubblicità digitale.

La partnership, che ha come obiettivo quello di garantire ad inserzionisti e agenzie la pubblicazione di campagne Native personalizzate e altamente mirate sulla piattaforma di AppNexus, consentirà inoltre ad entrambe le società (Adyoulike da una parte e AppNexus dall’altra) di espandere la propria dimensione globale e la propria offerta in termini di Native Advertising.

La piattaforma SSP (Supply Side Platform) di Adyoulike per il Native Advertising utilizzerà lo standard OpenRTB 2.3, fornendo in tal modo contenuti “in-feed native”, integrati a livello di programmazione con la tecnologia e la piattaforma AppNexus. Tale inserimento consentirà l’apertura di un nuovo network di publisher precedentemente non disponibili. Di conseguenza, inserzionisti e agenzie che accedono alla piattaforma potranno arricchire la propria “native reach” attraverso la rete di Adyoulike.

“La partnership con AppNexus è un’ulteriore e tangibile dimostrazione di come e quanto la pubblicità native stia assumendo un’importanza sempre maggiore, con inserzionisti, agenzie e brand marketer che sempre più sono in grado di trarre beneficio dall’utilizzo di tecnologie programmatiche per creare campagne fortemente mirate e integrate con quelle native in-feed così da raggiungere un pubblico maggiore e accedere a più publisher in tutto il mondo”, sottolinea in una nota Francis Turner, US General Manager & Chief Revenue Officer Adyoulike.

Patrick McCarthy, SVP Marketplace Partnerships di AppNexus, ritiene a sua volta che “Adyoulike, affermato leader di mercato nel segmento del Native Advertising, rappresenta un partner prezioso non solo per la piattaforma programmatica di AppNexus ma anche per scalare ulteriormente il segmento Native in un importante canale di marketing”.

Native Advertising in Programmatic, ecco a che punto siamo

Uno dei temi del momento è il native advertising: una forma di pubblicità online non invasiva e più gradita all’utente rispetto ad alternative più tradizionali. Se ne è parlato molto in occasione dell’ultimo IAB Forum, dove si è anche affrontato il tema del Native in Programmatic, che è l’altro tema molto centrale nello scenario di mercato di questi anni. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Cos’è il Native in programmatic?

Il Native Advertising riguarda i formati e il contenuto degli annunci pubblicitari online. Un annuncio native dev’essere contestuale, non intrusivo e rilevante per l’utente. Il programmatic sta avendo e avrà soprattutto nei prossimi mesi un forte impatto sul native perché permetterà di aumentarne sensibilmente i volumi grazie alla standardizzazione della modalità di acquisto e pianificazione.

I formati Native in programmatic sono stati regolamentati nel 2015 dallo standard OpenRTB 2.3 di IAB che aggiungono all’inventory una nuova unità native che si affianca ai formati banner e video già presenti. Questa nuova unità è sostanzialmente differente perché è definita non tramite un formato di riferimento ma tramite le componenti che lo costituiscono come ad esempio il titolo, l’immagine di anteprima e l’URL di atterraggio.

Come funziona?

Il funzionamento del Native in modalità programmatica è per certi versi simile a quanto già avviene: la SSP (supply-side platform), ovvero l’ad exchange per conto dell’editore, richiede il contenuto da poter servire in corrispondenza dell’impression dell’utente. La DSP (demand-side platform) risponde, per conto dell’advertiser che ha effettuato l’offerta (bid) più alta, con i contenuti per popolare lo spazio che si è reso disponibile. Fin qui è tutto abbastanza standard, ma la sostanziale differenza è che invece del contenuto vero e proprio, la DSP risponde con i metadati che ‘spacchettano’ l’annuncio Native e permettono di integrarlo con l’aspetto grafico del sito ospitante. Un banner è uguale ovunque mentre un annuncio native è un formato più ‘liquido’ e per definizione adattato al contesto. E qui sorgono i primi problemi, grandi, sia per la domanda (advertiser) che per l’offerta (editori).

I limiti del vecchio standard Native 1.0

Il vecchio standard Native 1.0 integrato in OpenRTB 2.3 includeva le specifiche di titolo, URL, immagine di anteprima, testo di descrizione, logo e nome del brand. Ma mentre nel caso di unità banner o video vengono definite le referenze per ciascun formato, nel caso dell’unità native non c’è nessun dettaglio sulle dimensioni delle immagini o del testo che devono essere forniti.

Questo era un problema principalmente per il lato domanda perché non era possibile prevedere in anticipo quale dev’essere la dimensione dell’immagine o la lunghezza della headline. Nella pratica non è neanche facile trovare un modo automatico per ridimensionarle o adattarle. Nel caso di video o banner i formati standard sono noti e quindi è facile preparare in anticipo le varianti più diffuse. Per il lato offerta ovviamente il tema della standardizzazione è legato all’accessibilità del mercato della domanda e quindi alla possibilità che l’investimento scali a dimensioni maggiori.

Lo stato attuale

Nel 2016 è stato introdotto lo standard OpenRTB 2.4 che ha meglio definito dimensioni di testo e immagini per le unità Native, rendendole di fatto un formato scalabile. Il nuovo OpenRTB 2.5 introdotto a Gennaio di quest’anno raffina ulteriormente le specifiche delle unità Native. Le regolamentazioni sono ormai mature per un’adozione più ampia dei formati Native in programmatic.

Al momento tuttavia, secondo le stime ufficiose del tavolo di lavoro IAB sul Native Advertising di cui faccio parte, il native in programmatic non pesa ancora in modo rilevante sul mercato italiano. Ma è probabilmente solo questione di tempo. E di saper affrontare le minacce che si stagliano sul prossimo futuro.

C’è un futuro?

Una volta superato il limite tecnologico, si tratta di superare il limite più forte, quello del mindset. L’approccio al native può cambiare soltanto se cambia il punto di vista degli inserzionisti e degli editori che non dovranno soltanto abbracciare il nuovo formato OpenRTB 2.5 ma soprattutto adottare la mentalità ‘native’ in tutti gli spazi sulle proprie properties.

Auspico che in un prossimo futuro siano pronte aziende e agenzie con strategie native basate su contenuti di valore. Ma anche gli editori con spazi adeguati per dare visibilità a contenuto prodotto da terze parti.

Oggi il tema centrale del programmatic tradizionale è la brand safety, basti vedere quanto è successo a Google di recente.

Infine c’è l’elemento a mio avviso più interessante dell’evoluzione del programmatic sui formati native: tutto ruota fortemente attorno alla DMP dell’azienda. Sia in termini di audience che in termini di content. Per approfondire il tema DMP, ti consiglio di leggere questo articolo su Engage.it.

Pianura, Prime Real Time-Gruppo Triboo: «Con Sharethrough creiamo la “Terza via” della pubblicità video»

Con “terza via” si indicano posizioni politiche divergenti che cercano di conciliare una posizione intermedia tra destra e sinistra. Una locuzione che, secondo Cristina Pianura, Managing Director di Prime Real Time – Gruppo Triboo, e Paolo Velluto, Chief Sales Officer di Triboo Media, intervenuti allo Iab Seminar Video advertising, è applicabile anche nell’ambito della pubblicità video digitale, e vede la sua realizzazione attraverso la proposta annunci video nativi.

«Siamo convinti di aver raggiunto una nuova frontiera. Abbiamo sperimentato metriche e competenze sia per quanto riguarda l’in-stream, con i pre-roll, che l’out-stream, con gli interstitial e gli in-text. Grazie ad un formato video integrato all’interno di un feed native, abbiamo qualcosa di completamente nuovo, con i suoi vantaggi: maggiore attenzione, ricordo e ingaggio con il consumatore. Inoltre, trattandosi di un formato integrato, non si “sfregiano” i siti degli editori e non si disturbano gli utenti. Questo è oggi possibile solo con Sharethrough, in Programmatic, sull’invenduto e per l’inventario prenotato», ha commentato Pianura.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

Native, madvertise e Smart AdServer lanciano un nuovo formato acquistabile in Programmatic

Smart AdServer e madvertise lanciano in Italia il Parallax, formato nativo di forte impatto, con l’obiettivo di non “disturbare” la user experience dell’utente.

Il formato è realizzabile sia statico che video e disponibile su inventory mobile site e in-app. A seconda dell’obiettivo della campagna, con la versione statica permette di creare un fortissimo engagement con l’utente, con la versione video permette un’altissima memorabilità del brand. Il Parallax è acquistabile sia in reservation che in programmatic.

«Nato inizialmente per campagne in reservation il Parallax ha però un enorme potenziale anche in programmatic: tutte le logiche di rendering in pagina sono gestite direttamente dalla piattaforma e non è necessaria nessuna operazione ulteriore sulla creatività: i demand partners potranno quindi caricare le campagne sulle proprie DSP come sempre e cominciare ad erogare», ha commentato il team di Smart AdServer.

L’azienda ad tech francese, guidata in Italia da Andrea Ceccoli, ha da poco rilasciato una propria soluzione di Automated Guaranteed.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

Quantum Native Solutions cresce e amplia l’inventory in Programmatic Native

Cresce il business italiano di Quantum Native Solutions, il primo marketplace europeo di native advertising distribuito totalmente in programmatic, che allarga il portfolio di editori premium, ampliando la sua offerta nei settori donne, news, travel, sport, automotive, entertainment e classified.

Ad oggi Quantum Native Solutions raggiunge mensilmente 16 milioni di utenti unici de-duplicati con un’active reach pari al 56%, generando oltre 200 milioni di impressioni native ogni mese e garantendo ai brand il 100% di viewability su tutti i device (Desktop e Mobile) e in tutti gli ambienti (Web/App/Webmail).  Quotidianamente, il network di Quantum registra in Italia 2 milioni di unique browser e 7 milioni di impression native disponibili.

Recentemente sono entrati nel network Affaritaliani.it, Liberoquotidiano.it, Lettera43.it e Dagospia.com, TgAdv con Nanopress.it, Tecnocino.it, Allaguida.it e Donnaclick.it e alcuni nuovi siti delle concessionarie già partner come Sport Network con Calcioweb.eu e Sportfair.it e WebAds. Inoltre, ilgiornale.it, alfemminile.com, mytaste.it, deabyday.tv, davidemaggio.it, 90min.com/it e paesionline.it hanno scelto Quantum Native Solutions. I nuovi ingressi garantiranno così una più ampia copertura nei settori News, Donne, Sport e Man.

Il Programmatic Native soddisfa editori ed inserzionisti

L’offerta Programmatic Native di Quantum Native Solutions, caratterizzata dalla possibilità di mostrare contenuti attraverso video, gallery e testi altamente targetizzabili, è sviluppata su formati pubblicitari eleganti e non invasivi, totalmente personalizzabili e perfettamente integrabili all’interno delle pagine e/o degli articoli dei Premium publisher grazie alla lettura del CSS.

«Il native advertising in programmatic è una modalità win-win per editori e brand. I primi non devono più rinunciare alla qualità editoriale in favore di spazi pubblicitari decontestualizzati innervosendo così i lettori, mentre i brand hanno la reale opportunità di scegliere i formati più adatti per il loro target di riferimento e raggiungerlo in modo assolutamente non intrusivo, integrando l’adv con i contenuti del sito ospitante. Entrambi i player stanno apprezzando enormemente la tecnologia di Quantum e la possibilità di riuscire a utilizzare formati ad hoc e coerenti in modalità automatica – aspetti considerati erroneamente antitetici – è una delle caratteristiche distintive del nostro marketplace» commenta Alessandro Ceratti, Head of Business Development di Quantum Native Solutions.

4Strokemedia triplica il fatturato e lancia la sua offerta Programmatic native

Il 2016 è un anno ricco di novità per 4Strokemedia, realtà incentrata nel programmatic lanciata ad inizio 2014 da Marco Trentin, Carlo Farini e Gianluca Vittorelli.

Dopo l’ingresso nella compagine societaria di Alberto, Stefano e Samuel Zilli ad inizio 2016 (leggi l’articolo dedicato), è entrata a far parte del team Fabiola Di Giuseppe con il ruolo di Sales Director. Si occuperà dello sviluppo della struttura commerciale e del parco clienti ed agenzie accompagnando 4Strokemedia nel percorso di crescita avviato.

Per quanto riguarda 4Strokemedia, la società ha visto nel corso dei primi mesi dell’anno incrementare tutti i KPI sia di traffico sia di fatturato. L’inventory disponibile nel network è cresciuta di oltre il 30% sui formati Display ed è più che raddoppiata sui formati video (30 milioni gli stream video a giugno 2016), con risvolti ancora migliori per quanto riguarda numero clienti e fatturato, quest’ultimo triplicato rispetto al primo semestre del 2015 e al di sopra del budget previsto.

Per il secondo semestre, sono annunciate diverse novità, con il lancio dell’offerta Native attraverso una tecnologia leader a livello mondiale ed integrata con tutti i principali trading desk e DSP. Proprio in questi giorni sono live le prime campagne sul formato Native all’interno del network di 4Strokemedia, che ha oramai raggiunto quasi 200 siti in gestione esclusiva.

Il Programmatic native di Sharethrough arriva in Italia. La piattaforma è integrabile con le maggiori DSP

A più di due mesi dell’annuncio ufficiale sull’accordo con Prime Real Time, avvenuto alla fine di aprile (leggi qui l’articolo dedicato), Sharethrough ha presentato al mercato italiano la sua soluzione dedicata alla pubblicità nativa.

Sharethrough è la più grande piattaforma tecnologica indipendente focalizzata sul native advertising (e in particolare sui formati in-feed) negli Stati Uniti. Nel 2015 la società ha generato un giro d’affari di oltre 100 milioni di dollari con una quota di mercato superiore al 50%. L’approdo nel nostro paese è stato possibile proprio grazie all’intesa stretta con la piattaforma di real time bidding del gruppo Triboo Media, che ha ottenuto il ruolo di distributrice esclusiva del prodotto.

Uno strumento pensato e progettato per fornire agli editori strumenti volti all’ingegnerizzazione, erogazione e gestione della vendita di formati contestuali, in particolare contenuti sponsorizzati e in-feed. Gli scambi sono effettuabili attraverso quattro modalità di vendita: diretta, in private marketplace, programmatic e network. La tecnologia consente anche di utilizzare al suo interno molteplici DSP; AppNexus e The Trade Desk sono quelle già disponibili in Italia ma, ha rivelato Chris Quigley, Managing Director EMEA di Sharethrough, sono in corso di definizione ulteriori integrazioni con MediaMath, DoubleClick Bid Manager, AdForm e Turn.

«Non bisogna pensare che in Italia non ci sia mercato per il native, basti pensare, ad esempio, agli elevati investimenti attuati sui canali di Facebook. L’obiettivo di Sharethrough, attraverso Prime Real Time, è proprio quello di attrezzare gli operatori per fare concorrenza all’offerta dei social network; dobbiamo dirottare parte di questi introiti a favore degli editori», ha commentato Cristina Pianura, Managing Director per l’Italia di Prime Real Time, «In primo luogo, abbiamo cominciato a testare la tecnologia sui siti nel portafoglio di Prime Real Time, sono circa venti siti premium, e al momento siamo in contatto con diversi editori per proporre la nostra soluzione; il responso si sta dimostrando positivo», ha concluso Pianura, intervenuta a maggio allo Showcase “Going Native”.

Chris Quigley
Chris Quigley

Il native advertising si sta imponendo come una delle forme pubblicitarie di maggiore interesse tra gli operatori dell’industria digitale. Secondo quanto esposto da Quigley nel corso del suo intervento, i formati contestuali sono in grado di raggiungere livelli maggiori di coinvolgimento e un più alto tasso click-through rispetto ai formati tradizionali a schermo. Alcune ricerche condotte da Sharethough hanno inoltre registrato che la pubblicità nativa riceve un’attenzione visiva doppia rispetto alle altre tipologie di annuncio e, nel caso di formati con testo, è oggetto di una effettiva lettura da parte degli utenti. In più, la pubblicità nativa sembrerebbe più tollerata dagli utenti e quindi meno soggetta ai blocchi pubblicitari (leggi l’articolo dedicato).

Ulteriori segnali dell’attenzione che il mercato sta dedicando al tema provengono proprio dal settore dell’editoria. The Guardian, il quotidiano d’informazione inglese, ha infatti avviato The Guardian Labs, un’unità interna dedicata proprio allo sviluppo del native che impiega nel suo organico oltre cento persone. Un altro caso è osservabile otre oceano: la divisione T Brand Studio del New York Times, specializzata in questi formati, ha totalizzato ricavi pari a 35 milioni di dollari.

Programmatic Native: ossimoro o combinazione perfetta?

L’avvento del Native ha aperto un nuovo scenario nel campo della pubblicità digitale. Ma cosa vuol dire realmente fare Native Advertising oggi?

Lo abbiamo chiesto a Carlo Poss, Amministratore Delegato di Quantum Native Solutions in Italia, società specializzata nel Programmatic Native advertising, che, dopo aver chiarito la definizione di Native, ci ha illustrato come il programmatic sia la nuova leva di sviluppo di questo tipo di formato efficace sia per gli advertiser che per gli editori.

Cos’è il Native advertising? È un termine che tendiamo a usare a sproposito?

L’uso eccessivo e spesso errato della parola “native” ha creato una certa confusione tra i publisher e i brand. Oggi, qualsiasi pubblicità collocata in-feed tende a essere definita Native, ma in realtà è molto più di questo.

Il Native, infatti, aiuta gli editori ad aumentare sensibilmente i ricavi mantenendo al tempo stesso la massima qualità editoriale. Per quanto riguarda i brand, questo tipo di formato offre soluzioni pubblicitarie completamente personalizzabili per generare percentuali di click dalle 10 alle 30 volte maggiori di quelle ottenute attraverso metodi tradizionali.

Una pubblicità può essere considerata Native advertising quando il contenuto è contemporaneamente: editorializzato; integrato con il contenuto dell’editore, evitando così di essere percepito dagli utenti come invasivo; e coerente con il sito e il suo target di riferimento.

Per questo motivo content discovery e video in-read devono essere differenziati dagli annunci Native che invece puntano a migliorare l’esperienza dell’utente. Se gli annunci Native sono impostati nel modo corretto, creano un flusso naturale fra il contenuto editoriale e il contenuto pubblicitario. In questo caso l’annuncio non viene ideato per ingannare l’utente, ma piuttosto risulta rilevante, coerente e dunque in ultima analisi non invasivo.

Cosa può aspettarsi un brand dal Native advertising in confronto agli annunci tradizionali? Come dovrebbe essere integrato nella strategia pubblicitaria?

Il Native utilizza un approccio molto diverso rispetto ai formati tradizionali. Al contrario dei banner pubblicitari, infatti, gli annunci Native non sono una destinazione bensì una strada che conduce gli utenti dal sito dell’editore fino al brand. Immagini, video, titoli e descrizioni attentamente selezionati sono un ottimo modo per editorializzare e creare una rilevanza contestuale per ogni elemento che l’inserzionista vuole far “assaporare” al target di riferimento. Il Native advertising punta ad offrire qualità e a rendere l’annuncio accattivante così da far proseguire il viaggio all’utente verso la brand experience.

Quantum Native Solutions è specializzata in Programmatic Native advertising. E’ davvero possibile pianificare native in programmatic?

Il Programmatic ha introdotto una nuova era nel digital advertising. Realizzare transazioni dematerializzate, acquistare spazi su base d’asta e individuare obiettivi partendo dai big data, questi sono solo alcuni aspetti che hanno trasformato drasticamente le economie dell’ecosistema digitale.

Il Programmatic ha in sé un enorme potenziale per il Native advertising perché garantisce la scalabilità dei volumi e l’efficacia operativa che sono mancate a questo formato fino ad oggi. Al contrario di ciò che viene comunemente detto, il “Programmatic Native” non è affatto un ossimoro, bensì una potente combinazione di caratteristiche complementari.

La difficoltà sta nell’esecuzione. Dato che i placement Native sono, per loro stessa natura, personalizzati a seconda dei siti e perfettamente integrati, utilizzare una tecnologia programmatica in questo contesto è tutt’altro che semplice. Per questo motivo solo pochissime aziende vivono al 100% di Programmatic Native. Sharethrough e Triplelift si sono posizionati su questo tipo di tecnologia nei mercati del Regno Unito e degli Stati Uniti. In Europa, Quantum Native Solutions è stata la prima – e, per il momento, l’unica – a scommettere sull’alleanza tra Programmatic e Native e visti i tassi di crescita, la nostra scelta è stata corretta e lungimirante.

Sempre più editori e brand scelgono il Programmatic Native per poter avere il meglio di entrambi i mondi. A mio parere, il Programmatic Native incarna davvero la prossima generazione dell’advertising digitale: personalizzato, integrato, adatto ai contenuti e basato sui dati. Grazie al Programmatic Native, se usato nel modo corretto, i brand possono offrire contenuti coerenti durante tutto il funnel di vendita, su qualsiasi dispositivo e su tutti i siti più in target. Nasce così un nuovo modello per inserzionisti e agenzie, così come per gli editori.

Il Native Programmatic rappresenterà presto dal 40 al 50% del display advertising. Inutile dire che avrà un profondo impatto sui processi e sulle strategie degli inserzionisti. Oltre che ad avere bisogno di una definizione chiara – necessaria per mantenere uno standard alto di qualità – dovremo cambiare il nostro approccio “revisionistico” e adattarci ad un nuovo processo di vendita. In particolare, elementi visivi onirici dovranno essere sostituiti da titoli diretti, da descrizioni, foto e video accattivanti e attentamente selezionati.

Essenzialmente, la cura totale dei dettagli di un sito e degli asset dell’inserzionista faranno la vera differenza, in quanto il Native verrà utilizzato per incanalare il pubblico verso i contenuti più rilevanti del brand. A tal proposito, consigliamo sempre ai nostri partner di pensare in termini di KBA piuttosto che KPI. I KBA, o Key Brand Attributes, devono essere considerati al primo posto negli annunci native in quanto precursori dei Key Performance Indicator. “Dai KBA ai KPI”: è questa la formula del successo del Programmatic Native.

Programmatic native, accordo tra Taboola e AppNexus

La piattaforma di scoperta di contenuti Taboola ha annunciato oggi un’integrazione per la pubblicità nativa in real-time bidding con AppNexus, che permetterà ai clienti dell’azienda ad-tech di comprare inserzioni premium via Programmatic in scala.

Alle DSP e ai compratori in RTB sarà possibile raggiungere un livello di scala paragonabile a quella di Facebook, oggi considerata la più grande piattaforma per la pubblicità nativa programmatica e uno dei principali rivali di Taboola anche in termini di reach (leggi l’articolo dedicato). Più di ottanta marketer hanno già acquistato o attivato campagne native in Programmatic sulla piattaforma.

Il nuovo accordo permette agli inserzionisti di fare offerte sull’inventory premium di Taboola usando la console di acquisto di AppNexus per comprare pubblicità nativa in scala su siti di alto profilo. L’integrazione RTB è costruita sull’OpenRTB Specification Version 2.3 dello IAB, il primo standard dell’associazione per supportare gli annunci nativi.

“Il nostro obiettivo è offrire agli inserzionisti più scelta e controllo su come costruiscono le loro attività native, coinvolgendo il loro pubblico di riferimento nei momenti più preziosi, quando sta per scoprire qualcosa che potrebbe gradire e che non sapeva esistesse”, ha detto Adam Singolda, fondatore e Ceo di Taboola. La tecnologia predittiva dell’azienda analizza centinaia di segnali in tempo reale (come geografia, tipo di dispositivo, tendenze social e altro) per associare le persone a contenuti che avrebbero interesse a fruire.

“Taboola è stato un grande partner per noi e siamo felici di poter contribuire alla massimizzazione della loro offerta”, ha detto a MediaPost Andrew Eifler, Vice President of Product Managerment di AppNexus, “Ciò che è particolarmente degno di nota a proposito di questa alleanza è la scala, perché le nostre forze combinate permetteranno agli inserzionisti di raggiungere oltre un miliardo di utenti nel mondo. Questa è una grande opportunità per noi e per i marketer digitali che cercano arrivare ai consumatori attraverso una piattaforma di content discovery come Taboola”.

Con questo accordo, AppNexus conferma la sua strategia di rafforzamento nel settore della pubblicità nativa, risale, infatti, a soli due mesi fa un analogo accordo con Ligatus (leggi l’articolo dedicato), il network europeo di native e performance advertising.

Programmatic Native, Good Move diventa reseller esclusivo di Adyoulike per il mercato italiano

Good Move, la start-up italiana fondata nel 2015 da Alessandro Mandelli, presidente, e Massimo Vimini, managing director (qui l’articolo dedicato), specializzata in Programmatic Advertising, diventa reseller esclusivo di Adyoulike, la piattaforma internazionale di Native Advertising, sul mercato italiano. Le due realtà hanno infatti sottoscritto una partnership strategica il cui obiettivo è accelerare la crescita del Native Programmatic in Italia.

Good Move ha dunque da oggi accesso privilegiato, da un lato, alla piattaforma di Native Advertising In-Feed di Adyoulike e può dall’altro proporre le stesse soluzioni di Native Programmatic Advertising ad altri editori e concessionarie. Adyoulike ha invece trovato in Good Move, nella sua esperienza e conoscenza diretta del mercato italiano, il partner ideale per gestire l’espansione globale del proprio network.

Utilizzando la piattaforma Adyoulike, Good Move sarà in grado di offrire agli editori italiani soluzioni complete di Native Advertising In-Feed per campagne capaci di fornire contenuti sponsorizzati, video e formati native data driven attraverso la vendita diretta e programmatica.

«Questo accordo nasce dall’obiettivo di completare la gamma di prodotti per i nostri editori. Ci definiamo una concessionaria del futuro, perché ormai all’interno dell’industria pubblicitaria è impossibile prescindere dal programmatico. Abbiamo scelto la piattaforma di Adyoulike proprio perché già fortemente orientata verso il programmatic: unendo i loro prodotti con i nostri — ne presenteremo uno nuovo dedicato ai publisher in estate — diventeremo una soluzione completa per l’editoria online, un interlocutore unico per una molteplicità di servizi“, ha commentato Massimo Vimini, Managing Director e Co-Fondatore di Good Move, “Siamo molto giovani, il 2015 è stato il nostro primo anno operativo ma ne siamo soddisfatti. Dopo le prime, positive, fasi di rodaggio tecnico e sperimentazione abbiamo inaugurato a fine anno una sede a Londra, da lì abbiamo in gestione diverse campagne internazionali, siamo riusciti a raggiungere persino il mercato indonesiano. Il 2016 è stato invece l’anno dell’espansione del nostro organico, il primo semestre è stato contrassegnato dalle molte assunzioni, con una squadra che ora conta 17 persone”.

Good Move, operatore italiano nell’erogazione di pubblicità programmatica e data driven, ha lavorato ad oggi con oltre una cinquantina di brand tra i top player dei settori Automotive, Fmcg, Entertainment, Telco e Insurance, avendo oltre 600 siti di riferimento per i vertical principali: Smart Woman, Advanced Entertainment e Engaging Automotive.

 “Piena fiducia nell’espansione del Programmatic all’interno dei mercati europei e internazionali, capacità di offrire ai clienti tecnologie sempre più innovative, anche grazie all’ausilio di una Data Management Platform” rimangono i tratti distintivi di Good Move, così come rimane salda anche la filosofia “Tell to touch”: mettere a disposizione soluzioni avanzate per contaminazioni sociali e messaggi emozionali capaci di creare dialoghi coinvolgenti”, si legge nella nota emessa dalla società.

 Adyoulike è tra i leader europei nella tecnologia Native Advertising, erogando oltre 1 miliardo di impression al mese. La piattaforma e il network Adyoulike consentono agli inserzionisti di scalare le loro campagne di Native Advertising attraverso editori premium o comunque di nicchia contando su un unico punto di accesso. Gli editori, inoltre, beneficiano di un accesso all’Adyoulike Exchange, marketplace di pubblicità in modalità Native Programmatic, grazie alla tecnologia native SaaS. Tra i publisher Adyoulike figurano, solo per citarne alcuni, realtà come Female First, GigWise, Glamour and Grace, London 24, Reader’s Digest, The Independent e The Telegraph.

Good-Move-Logo

«Il mercato britannico è tra i principali leader in Europa nel settore del digital advertising e Adyoulike rappresenta senza dubbio un importante “key player”, avendo gestito ai massimi livelli di eccellenza grandi editori  e marchi internazionali con grande successo in tutto il mondo», dichiara Alessandro Mandelli, President e Co-founder Good Move. «Nel mercato sempre più affollato della pubblicità digitale è indispensabile avere partner strategici e questo è il motivo per cui oggi siamo orgogliosi di annunciare l’inzio della nostra collaborazione con Adyoulike. Il rapido sviluppo della tecnologia programmatica agisce come una vera e propria leva in termini sia di crescita del business sia di opportunità di guadagno con il Native Advertising. Tenendo conto di questo aspetto, siamo pronti a guidare l’espansione del Native Programmatic in Italia grazie al supporto di Adyoulike, e fornendo a tutti i clienti ed editori le soluzioni più avanzate possibili, di altissima qualità e capaci di soddisfare a pieno le diverse esigenze».

«Il valore del Native Advertising a livello worldwide è destinato a raddoppiare nei prossimi tre anni, passando dai 30,9 miliardi di dollari del 2015 ai 59,35 previsti nel 2018», spiega Francis Turner, UK Managing Director e Chief Revenue Officer Adyoulike. «Si tratta di un settore dall’enorme valore, dove siamo in prima linea e di cui guidiamo la crescita. La partnership stretta con Good Move, che sta lavorando con successo alla diffusione del Programmatic Advertising sul mercato italiano, risponde al nostro desiderio di accelerare ed espandere tale processo di sviluppo a livello globale. Grazie a questa collaborazione, Good Move ci aiuterà a rafforzare il nostro native network utilizzando la tecnologia Adyoulike, mentre noi potremo ampliare la nostra offerta garantendo la pubblicazione di annunci su scala globale anche ai grandi editori italiani».