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Google: arriva il report sulla Viewability delle campagne video

Google è pronta a fornire ai propri clienti una reportistica sulla viewability delle campagne video erogate dai suoi network pubblicitari, tra cui il Google Display Network e YouTube.

Lo ha annunciato al CES di Las Vegas Neal Mohan, head of video and display ad products di Mountain View. L’operazione è parte della politica di “piena trasparenza” rispetto al tema della viewability intrapresa da Google, che a dicembre aveva pubblicato una ricerca in cui ammetteva che oltre la metà delle impression erogate dai suoi server non è visualizzata dagli utenti.

Sostanzialmente, Mountain View informerà brand e investitori riguardo al fatto che i loro spot pubblicitari siano effettivamente guardati dagli utenti, oppure “skippati” o “scrollati” fuori dalla parte visibile della pagina web. Secondo la definizione di Viewability fissata dal Media Rating Council americano, su cui si basa Google, una pubblicità è “visibile” quando almeno il 50% dei pixel di cui è composta appare sullo schermo per almeno 2 secondi.

Google lancerà il viewability report nei prossimi giorni per i video erogati via DoubleClick e attraverso l’ad network, per poi estenderlo successivamente a YouTube. Più avanti nell’anno, poi, gli investitori potranno diporre di ulteriori informazioni qualitative: come ha scritto sempre Neal Mohan in un blog post, nel corso del 2015 la società ha in mente di offrire analytics anche sulla durata di fruizione dei video pubblicitari e sull’attivazione dell’audio durante la visione.

Google vuole portare il 60% della sua spesa pubblicitaria verso il Programmatic

Google sta dirottando buona parte del suo budget di comunicazione digitale verso il Programmatic, e ha fissato in tal senso un obiettivo del 60%.

Lo ha rivelato il global chief marketing officer del colosso di Mountain View, Lorraine Twohill, in un’intervista rilasciata a The Drum in occasione del Web Summit di Dublino. La manager ha spiegato che Google sta dirottando “a una a una” tutte le proprie campagne pubblicitarie, come ad esempio quelle per Chromecast, verso il Programmatic, lavorando nel contempo per superare i limiti attuali di questa tecnologia: per esempio, il fatto che non supporta gli annunci “skippabili”.

«Voglio che il 60% della mia spesa per il marketing digitale passi attraverso il Programmatic», ha detto Larraine Twohill, che ha spiegato come, anche per Google, il fattore “umano” sia il maggior ostacolo verso questo shifting. «E’ il team che crea il valore aggiunto – ha commentato la manager – ed è necessario riqualificare il team se deve fare un nuovo lavoro».

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