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Classpubblicità e Moving Up presentano la Moving Tv data-driven: ecco la nuova Telesia

Classeditori prosegue il suo processo di digitalizzazione. E stavolta lo fa potenziando l’offerta pubblicitaria di Telesia.

Il circuito di schermi televisivi, localizzati in aeroporti e metropolitane delle principali città italiane, si evolve da moving tv tradizionale a “digital engaging tv”, un mezzo capace di veicolare messaggi personalizzati e puntuali in modalità cross-canale sui dispositivi mobili delle persone in transito.

Il passaggio da una logica “one-to-many” a “one-to-one” è stato effettuato grazie alle competenze e alle tecnologie proprietarie di Moving Up, la media company a cui Visibilia Editore prima e Il Foglio.it poi si sono già affidati per potenziare la loro presenza in rete ed aprire il loro inventario al Programmatic.

«La nostra missione consiste nello sviluppo di soluzioni per editori. Siamo specializzati in Programmatic, ma supportiamo i publisher, soprattutto quelli tradizionali come Class, nei processi di digitalizzazione fornendo una serie completa di servizi e curandone allo stesso tempo il posizionamento», ha dichiarato Marco Valenti, Co-fondatore e Ceo di Moving Up.

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Marco Valenti

Su Telesia, che con il 57% dei passeggeri italiani raggiunti occupa una posizione di leadeship nel segmento, sarà ora possibile pianificare attraverso una tecnica avanzata di mobile remarketing che, avvalendosi del geo-fencing, sincronizzerà le creatività pubblicitarie trasmesse sugli schermi televisivi con quelle visualizzate sui dispositivi portatili connessi, con annunci orientati fortemente alla performance. L’acquisto di spazi potrà avvenire anche via Programmatic, tramite transazioni aperte.

Secondo Andrea Salvati, Vice Presidente di Classpubblicità, e Marco Valenti, che hanno presentato il nuovo prodotto in un workshop tenutosi allo IAB Forum 2016, questo sistema consentirà di valutare le campagne tv utilizzando le stesse metriche del web, e quindi con misurazioni in tempo reale, audio attivo, viewability totale e certificazione garantita delle visualizzazioni.

«Per noi la digitalizzazione di Telesia è importanti e rappresenta una grande opportunità. La moving tv è un’offerta premium, che va ad occupare uno spazio di comunicazione rimasto vacante e per di più in fasce orarie dove non sussiste sovrafollamento: è un mezzo già vincente. Proprio per questa ragione ci sembrava fondamentale trasformare la tradizionale interazione con lo spot in una più puntuale ed efficace sul web. La tecnologia del geo-fencing, con cui è possibile raggiungere i consumatori con creatività mirate, permette ora agli inserzionisti di attivare campagne diversificate, con finalità sia di branding che di performance», ha concluso Salvati.

Nell’ambito della collaborazione tra Classpubblicità e Moving Up, l’agenzia di Marco Valenti si occupa anche della raccolta pubblicitaria in modalità programmatica su tutte le proprietà digitali del gruppo Classeditori.

Programmatic: più investimenti nel 2016 grazie al social advertising

Più di due terzi dei marketer (il 66% per la precisione) prevede di aumentare i propri investimenti in programmatic nel 2016, a dichiararlo è il report annuale State of the Industry Report di AdRoll, che analizza i trend del digital attribution e del programmatic. Sviluppato in collaborazione con Qaltrics, lo studio si basa su un campione di 1.050 marketing e advertising manager statunitensi.

Considerando il numero di piattaforme che ora supportano il programmatic ad buying – Google, Facebook, Twitter e Instagram incluse – non è un fatto eclatante. È certamente degno di nota il ritmo con cui gli investitori stanno spostando la maggior parte dei loro budget pubblicitari sul programmatic.

Secondo lo studio di AdRoll, nel 2015 un terzo dei marketer americani (32%) ha allocato oltre la metà della propria spesa pubblicitaria nel programmatic. Nel 2014 erano il 14%, mentre nell’anno precedente erano solo il 7%.

L’adv social guida la classifica delle tipologie di investimenti in programmatic, con rispettivamente il display e il mobile al secondo e al terzo posto.

Il rapporto indica anche quanto il retargeting mobile attraverso piattaforme automatizzate sia notevolmente aumentato in un anno: l’82% degli intervistati dichiara di avere all’attivo azioni di questo tipo. Un dato in crescita dal 54% realizzato nel 2014.

Inoltre, per l’87% del campione è in previsione un aumento degli investimenti in retargeting mobile anche quest’anno.

Tuttavia, va evidenziato che oltre un quarto degli intervistati (pari al 27%) ha sottolineato come la propria azienda non abbia ancora un sito mobile ottimizzato.

L’analisi di AdRoll evidenzia, poi, alcune tendenze interessanti nelle modalità con cui le aziende stanno affrontando l’attribution. Dal 24% registrato nel 2014, nel 2015 si è passati al 40% dei marketer che sono andati oltre la misurazione basata esclusivamente sull’ultimo click e hanno adottato modelli di attribution multi-touch-point.

Sorprende un po’ il fatto che alcune aziende stiano dando maggior peso alle conversioni view-through, tanto che un terzo dei marketer intervistati attribuisce più del 50% a questo tipo di conversioni.

Una tale tendenza può essere dovuta a maggiori opportunità per gli inserzionisti di acquistare su una base di viewable impression. Quasi la metà (ovvero il 48%) ha dichiarato che il futuro dell’attribution è nel monitoraggio della viewability, percentuale ben oltre la multi-touch attribution e le altre tecnologie dedicate al tracciamento cross-device.

Adroll2016