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Le aziende cercano nuove metriche di misurazione. Lo studio di Xaxis

Dalle nuove esigenze delle aziende in ambito misurazioni, emerse da una ricerca di Xaxis, a una nuova acquisizione sul fronte del Programmatic Radio, alle mosse di Amazon sulla pubblicità televisiva. Ne parliamo oggi nella nostra rassegna.

Le aziende cercano nuove metriche di misurazione. Lo studio di Xaxis

Se svariate aziende hanno spostato gran parte dei loro budget di comunicazione dai media tradizionali al digitale e al programmatico, molti accusano la mancanza di metriche di misurazione appropriate per provare i benefici di questa loro mossa. Lo rivela uno studio condotto da Xaxis in USA e Canada. «La maggior parte degli inserzionisti con cui abbiamo parlato effettuano misurazioni utilizzando ancora KPI come il cost per visit», dichiara Matt Sweeney, CEO of Xaxis North America, spiegando che, se tali metriche dicono alle aziende che i clienti effettuano l’acquisto, non danno invece riferimenti sul tipo di engagement creato dagli annunci, nè sul valore di tale interazione ai fini del raggiungimento degli obiettivi di business. Leggi di più su MediaPost.

iHeartMedia punta sul programmatic con una nuova acquisizione

Il gigante del broadcasting radio iHeartMedia ha annunciato di avere acquisito la piattaforma di programmatic radio Jelli. Un’operazione che consentirà agli inserzionisti di iHeartMedia di raggiungere importanti segmenti di pubblico, sfruttando la scalabilità delle property di iHeartMedia, sia radio che digitali. Le due società non sono complete sconosciute: dal 2015 Jelli ha contribuito al funzionamento di SoundPoint, il private marketplace di iHeartMedia, tramite cui sono commercializzate le inventory delle 850 stazioni radio della società. Adesso, iHeartMedia porterà la tecnologia di Jelli in-house. Leggi di più su The Drum.

Amazon spinge l’acceleratore sulla pubblicità televisiva

Amazon ha iniziato a richiedere ai network televisivi e agli editori digitali che trasmettono contenuti su Fire TV, il suo dispositivo per le TV connesse, di cedere a lei il 30% dei loro spazi pubblicitari per la vendita. Fino allo scorso mese, Amazon consentiva a tali publisher di vendere autonomamente i loro spazi e di percepirne l’intero ricavato, ma a partire da settembre la policy è cambiata. Adesso Amazon gestirà la vendita di quasi un terzo delle inventory dei suoi partner, tenendo per sé l’intero guadagno. Leggi di più su AdAge.

YouTube, nuove estensioni e possibilità di misurazione per gli annunci

Le aziende che pianificano annunci su YouTube potranno ora aggiungere alle loro campagne una serie di informazioni aggiuntive, e misurare le performance della loro pubblicità in maniere più approfondita.

Google ha infatti annunciato una serie di nuove estensioni pubblicitarie, grazie alle quali gli utenti della piattaforma video vedranno le loro esperienze pubblicitarie arricchite di nuove informazioni “orientate all’azione”, come gli orari di programmazione dei cinema contestualmente allo spot di un film, o la possibilità di effettuare prenotare una camera sotto l’annuncio di un albergo. Fino ad ora, erano a disposizione dei brand (in beta) solamente estensioni di localizzazione o form da far compilare agli utenti.

Contestualmente, sono state anche ampliate le opzioni di misurazione relative alle metriche di Brand Lift. Le aziende potranno adesso visualizzare il numero di “lifted users” (gli utenti che sono stati influenzati da un annuncio) e il “cost-per-lifted-user” (il costo per efficacia dell’annuncio su singolo utente). I dati di misurazione del Brand Lift saranno inoltre ora disponibili all’interno delle dashboard di Google Ads e di Display & Video 360.

Google, infine, ha comunicato di avere ampliato il roster dei suoi partner esterni per la misurazione: oltre a Oracle Data Cloud e Nielsen Catalina Solutions, le aziende di beni di largo consumo potranno misurare le loro campagne su YouTube anche attraverso la società di ricerca IRI.

Su Google la misurazione della viewability diventa “personalizzabile”

Google ha annunciato il lancio di tre nuove modalità di misurazione all’interno della sua piattaforma d’acquisto Display & Video 360 (precedentemente nota come DoubleClick Bid Manager).

La prima è relativa alla viewability degli annunci, e si chiama “Custom viewability metric“. Come indica lo stesso nome, essa consente agli inserzionisti di creare criteri personalizzati per la definizione di viewability di una campagna video, misurata attraverso la soluzione Active View di Google. Gli advertiser potranno scegliere ad esempio la percentuale dell’annuncio all’interno dello schermo o il tempo di visualizzazione che secondo loro sono necessari perché la campagna sia considerabile come un’impression. Una volta selezionate, tali metriche saranno applicabili su tutte le campagne video, e saranno visualizzabili all’interno della piattaforma insieme ai metodi di misurazione standard come quelli del Media Reating Council.

La novità risponde alle perplessità di vari operatori pubblicitari – come GroupM – che non sono convinti che gli attuali standard dell’industria forniscano riferimenti adeguati per la misurazione della visibilità degli annunci.

Un’altra novità è la reportistica Unique Reach, che consente di deduplicare gli utenti sui vari dispositivi, campagne, inventory e formati. La soluzione, applicabile su annunci video e display, consente di misurare con più efficacia il numero di utenti unici e di impression medie per utente. Google ha anche allargato la finestra di indagine a fino a tre mesi, e la portata della reportistica sia a livello di campagna che di sito.

Infine, la misurazione della Brand Lift viene ampliata dalla sola YouTube a tutti gli annunci video acquistati tramite Display & Video 360. Una novità con cui Google intende offrire ai brand la possibilità di misurare facilmente l’impatto degli spot su metriche come la brand awareness, l’ad recall e la consideration. Adesso sarà possibile vedere anche come gli annunci video impattano sul numero di ricerche del brand su Google Search e su YouTube, e segmentare la reportistica per pubblico, creatività ed editore per comprendere meglio le performance di un annuncio.

Attualmente tale tipo di reportistica Brand Lift è accessibile solo attraverso il team account di Google, ma nei prossimi mesi verrà resa disponibile anche in modalità self-service.

Tutte e tre le novità sono disponibili a livello globale.

Insieme a queste novità, Google ha annunciato anche di aver ricevuto nuove certificazioni dal MRC e di aver aggiornato le sue partnership con società terze per la misurazione: ai partner per la reach Nielsen, comScore e Kantar si è aggiunta ora anche Meetrics, e l’intergrazione di YouTube nel mobile Digital Ad Ratings di Nielsen per la reach in-app è stata ampliata questo mese anche all’Italia.

PHD lancia Engine, nuova unit per l’adv data-driven di Volkswagen

PHD ha annunciato il lancio di Engine, una nuova unit nata e progettata per il marchio automobilistico Volkswagen e dedicata alla pubblicità data-driven.

Il suo obiettivo, spiega l’agenzia in una nota, sarà quello di “valorizzare” per il brand “l’enorme mole di dati anonimi generati dai consumatori che cercano auto online”, per consentire a Volkswagen di “offrire contenuti rilevanti agli utenti durante il loro customer journey digitale che li porterà all’acquisto dell’auto”.

La unit sarà operativa a livello globale a partire dal quarto trimestre di quest’anno, e riunirà esperti delle agenzie di Omnicom Media Group – oltre a PHD, anche Annalect e Adylic – per supportare le technical operations, la costruzione delle audience, le creatività dinamiche e il reporting delle performance.

I team che lavoreranno in Engine saranno ospitati in quattro hub regionali, a Londra, New York, Singapore e Miami, e supporteranno i brand locali di Volkswagen e i team programmatici di PHD che si occuperanno della gestione delle campagne a livello locale. “Engine garantirà l’eccellenza operativa per i mercati locali – spiega PHD nella nota – e offrirà una soluzione programmatic end-to-end che include la raccolta e la gestione dei dati, la creazione dell’audience, la creatività dinamica, activation e measurement“.

Hub e team locali saranno focalizzati nell’incrementare l’efficacia e l’efficienza economica di tutti i KPI legati ai comportamenti digitali dei consumatori. Alcuni test già condotti da PHD in Italia, Francia e Spagna sul progetto Engine hanno evidenziato un aumento di efficacia ed efficienza del 30-300%.

«Oggi, nell’iter che porta all’acquisto di un’auto, la “vendita” è online mentre l’affare viene finalizzato in concessionaria. I consumatori cercano le auto online, generando così un’esplosione di dati che ci fornisce un’opportunità unica di offrire loro dei contenuti più pertinenti e coinvolgenti che rispondano ai loro bisogni in ogni fase del percorso di acquisto – spiega Oliver Maletz, Global Head of Communications and Media VW-Brand -. Engine fornirà ai nostri team locali l’esperienza per massimizzare l’efficacia e l’efficienza dei dati a pagamento, portando le comunicazioni di marketing attraverso video online, display, search e social. In sostanza, ci consente di raggiungere rapidamente i risultati che abbiamo raggiunto in alcuni mercati».

«Questo è un grande passo avanti sia per PHD che per Volkswagen – aggiunge Paul Hawkey, PHD Global Business Leader per Volkswagen -. Creando questi team unici localizzati con competenze tecniche, di analisi dei dati e creatività, PHD e Volkswagen possono sfruttare appieno i programmatic media e il panorama tecnologico per ottenere risultati migliori».

Ecco chi sono i nuovi partner di Google per le misurazioni

Ogni anno, la conferenza Marketing Live per Google è un’opportunità per fare il punto sulle sue novità pubblicitarie. Non per niente, anche quest’anno la società ha annunciato, nel corso della giornata, una serie di progetti in fase di lavorazione o pronti al debutto.

Tra questi, oltre a varie nuove soluzioni, c’è anche un nuovo programma di partner di misurazione, parte della strategia di riorganizzazione dell’offerta adv messa a punto da Google nelle scorse settimane. Si chiama Google Measurement Partners, ed è un roster di partner di misurazione esterni cui la società farà riferimento per verificare le performance pubblicitarie delle proprie piattaforme.

I membri del gruppo, che aiuteranno le aziende a verificare metriche quali viewability, brand lift e brand safety sulle property di Google, sono in tutto 23, tra cui ComScore, Nielsen, Oracle Data Cloud (e la sua piattaforma Moat), DoubleVerify, Integral Ad Science, Meetrics, Millward Brown e Sizmek.

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I 23 Google Measurement Partners

«Lavoreremo a stretto contatto con questi partner e con organismi di mercato per assicurare alle aziende gli standard di misurazione e gli strumenti di cui esse hanno bisogno per portare avanti il loro business», ha dichiarato, in occasione della presentazione del programma al Marketing Live, il product management director di Google Marketing Platform Payam Shodjai.

Tre fattori da considerare prima di portare in-house la gestione del Programmatic

Programmatic in-house, misurazioni e pubblicità app-install sono gli argomenti della nostra rassegna di oggi.

Tre fattori da considerare prima di portare in-house la gestione del Programmatic

Desiderose di avere maggior controllo sui processi di acquisto e gestione delle campagne in programmatic, sempre più aziende scelgono di internalizzare le attività relative al programmatic. Tuttavia, se da un lato questa può sembrare la soluzione migliore per aumentare scalabilità, efficienza e trasparenza delle campagne, d’altro canto non è una cosa semplice da mettere in pratica. Prima di decidere di portare in-house questo business, le aziende dovrebbero considerare tre fattori: innanzitutto, che trovare talenti specializzati sul programmatic non è semplice, poi, che la tecnologia non si mette in piedi e gestisce da sola; infine, che spesso il contributo di un’agenzia va oltre la mera esecuzione di una campagna. Leggi di più su AdWeek.

Misurazioni, Hearst lancia la metrica Engaged View Rate per il Branded Content

Una delle principali esigenze del mercato pubblicitario, oggi, è trovare delle metriche che riescano a misurare efficacemente le reali performance di una campagna. E non manca chi, con questo obiettivo, ne inventa di nuove. Come Hearst UK, che ha introdotto una nuova metrica dedicata al Branded Content, chiamata Engaged View Rate. Tale metodo si ottiene combinando il tempo di permanenza sull’annuncio con il livello di profondità dello scorrimento di una pagina, e consiste in un punteggio calcolato una volta che l’utente ha impiegato un minimo di 30 secondi su una pagina e ha raggiunto una profondità dello scorrimento di almeno il 75%. Leggi di più su Digiday.

Pubblicità app-install, il Video continua ad essere un driver

La pubblicità video continua a giocare un ruolo importante nel motivare gli utenti a installare le app. Secondo uno studio della società di misurazioni AppsFlyer, in UK addirittura le installazioni di app innescate da spot pubblicitari in UK sono aumentate del 71% tra il 2017 e il 2018. Le stesse campagne che hanno come obiettivo l’installazione di app sono in aumento: la società stima che tra il 2017 e il 2020 le aziende investiranno in tali annunci 2,3 volte di più. E come conseguenza, anche i costi (CPI) aumenteranno, fino al 10% in più anno su anno. Leggi di più su Mobile Marketing Magazine.

La rinascita post-GDPR del Programmatic Guaranteed

Gli argomenti della nostra rassegna di oggi: digital audio, misurazioni e nuovi trend programmatici post-GDPR.

Tra gli effetti del GDPR, c’è la rinascita del Programmatic Guaranteed

Oltre al targeting contestuale, c’è un altro trend che il GDPR sta facendo emergere: quello degli accordi in Programmatic Guaranteed. Si tratta di un metodo di acquisto pubblicitario secondo cui un’azienda può comprare uno spazio in modalità data-driven – incrociando i propri dati con quelli dell’editore – sulla base di accordi anticipatamente concordati con l’editore a prezzo fisso. Questa tipologia di acquisto automatizzato consentirebbe alle aziende di avere maggiori certezze sulla provenienza dei dati, e sulla conformità della loro raccolta al regolamento europeo. Leggi di più su Digiday.

A Digital Audio Exchange (DAX) una certificazione per brand safety ed anti-frode

Il network radiofonico inglese Global, proprietario della piattaforma pubblicitaria audio Digital Audio Exchange (DAX) ha ottenuto la certificazione della britannica Joint Industry Committee for Web Standards (Jicwebs) per le sua attività contro le frodi pubblicitarie e a sostegno della brand safety. Si tratta della prima volta che un fornitore di pubblicità audio in programmatic riceve tale certificazione dall’ente. Tale certificazione sarà applicata all’intera offerta della società, inclusa la piattaforma DAX. Leggi di più su The Drum.

La questione “misurazioni” frena gli investimenti in analytics e data science

La mancanza di metriche efficaci per le misurazioni continua ad essere un problema per chi opera nel marketing data-driven. Secondo una ricerca effettuata da Advertiser Perceptions su 152 aziende e agenzie in USA e UK ad aprile, il 93% dei rispondenti ha dichiarato che data science e analytics sono fondamentali per il business. Tuttavia, 4 su 10 hanno anche affermato che la principale difficoltà che impedisce ulteriori investimenti su questi settori è la mancanza di misurazioni accurate sul loro impatto e sui costi. Leggi di più su eMarketer.

La “reach” è ancora una metrica chiave per la misurazione della pubblicità?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di misurazioni, pubblicità video su Amazon e qualità dei dati.

La “reach” è ancora una metrica chiave per la misurazione della pubblicità?

Non molto tempo fa, quello della “reach” era un termine chiave per la misurazione delle performance pubblicitarie. Le aziende potevano comprare spot all’interno degli spazi di un popolare programma tv, sicuri che la loro campagna sarebbe stata vista da milioni di persone. Ma nell’era della frammentazione dei media, con il sempre maggiore utilizzo del mobile e la moltiplicazione dei canali su cui fruire i contenuti, la “reach” ha sempre un significato così importante? Secondo alcuni, no. Come Neil Shah, global senior brand manager di Smirnoff nel gruppo Diageo, che l’ha descritta come una “metrica effimera”, spiegando come non fornisca informazioni sull’interazione o meno dei consumatori con la pubblicità che viene loro servita. Leggi di più su The Drum.

Amazon, a breve la pubblicità video su Prime?

Che prima o poi Amazon avesse unito due business strategici della sua offerta, quello video e quello pubblicitario, portando l’adv su Amazon Video, era cosa immaginabile. Ma a quanto pare, questa unione potrebbe avvenire prima di quanto ci si aspettasse. Un annnuncio di lavoro di Amazon in UK indica che l’azienda sarebbe alla ricerca di qualcuno cui affidare la supervisione delle proprie attività “Free-to-air TV and advertising” in Europa. I Free-to-air TV sono i canali televisivi cui si ha accesso attraverso sintonizzatore digitale, cable o satellite senza dover pagare per riceverli: che Amazon abbia intenzione di portarli presto su Prime, insieme agli spot? Leggi di più su TechCrunch

Per i marketer la gestione della qualità dei dati è ancora una sfida

I dati sono sempre più importanti per il marketing delle aziende, ma la loro qualità continua ad essere un problema. Secondo uno studio di Tune e Forrester Consulting effettuato su 300 mobile marketer americani, circa un terzo di essi trova sfidante la gestione della “data quality”. E parte del problema è la crescita degli investimenti adv su smartphone e tablet: con essi è in aumento infatti anche il numero di società fraudolente che da tali investimenti vogliono guadagnare. Leggi di più su eMarketer.

Targeting efficace? Secondo i marketer sono importanti contesto e livello di attenzione

L’ambiente che circonda gli annunci pubblicitari e il grado di attenzione dell’utente sono secondo le aziende i fattori più importanti per l’efficacia del targeting pubblicitario. Lo rivela lo studio “Digital Brand Advertising and Measurement 2018” di IAB Europe, che ha coinvolto circa 650 professionisti di aziende, agenzie ed editoria.

Secondo la ricerca, il contesto editoriale è considerato da circa l’80% degli stakeholder intervistati come il più importante fattore capace di assicurare che le campagne di branding raggiungano il giusto utente. Seguono, a breve distanza, le “informazioni sulla posizione del consumatore nel processo di decisione d’acquisto” (78%) e “informazioni sul comportamento di ricerca online e sui siti visitati” (77%). Più indietro nel ranking indicatori predittivi come la “predizione del grado di engagement con l’annuncio sulla base degli interessi e/o di precedenti esposizioni ad annunci simili”.

Quanto detto riguarda la reach delle campagna. Altro discorso, invece, per la ricettività del messaggio di branding. La maggioranza degli intervistati ha dichiarato che il livello di attenzione dell’utente ha un impatto sulla percezione del messaggio significativamente maggiore di altre variabili come ad esempio il luogo e la situazione (luogo di lavoro, second-screening, tragitto casa-ufficio).

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Migliorare la misurabilità nel programmatic

Attualmente circa la metà della spesa pubblicitaria display in Europa è commercializzata in programmatic, e il settore è in crescita. Non stupisce dunque che il 90% delle aziende, l’88% delle agenzie e l’85% degli editori siano concordi sul bisogno di avere riferimenti condivisi a livello di industry sul pubblico online e sull’efficacia pubblicitaria disponibili sugli strumenti di trading programmatico, insieme a dati su compravendite e misurazioni. E sempre sul tema misurazioni, secondo lo studio l’impatto del GDPR e il bisogno di identificare più chiaramente i ruoli dei vari operatori nei processi di gestione dei dati aumenterà il bisogno di avere più informazioni di analytics all’interno dei tool di trading programmatico nei prossimi mesi.

Cresce nel mondo la pubblicità video data-driven

Dalla pubblicità video data-driven alla misurazione del ROI, agli ultimi progetti di Facebook nel settore dei filmati in streaming di videogiochi: ecco gli argomenti della nostra rassegna di oggi.

Cresce nel mondo la pubblicità video data-driven

La pubblicità video data-driven cresce a livello mondiale. Lo rivela l’annuale Global Video Benchmarks Study realizzato dalla piattaforma di marketing video Innovid. Secondo la ricerca, il numero di inserzionisti che hanno condotto campagne data-driven nel 2017 è aumentato del 58%. Il report ha anche esaminato per la prima volta il mercato della pubblicità su tv connesse, riscontrando un aumento del 30% del numero di aziende che pianificano su questo canale, e una crescita del 178% di impression erogate anno su anno. Leggi di più su Broadcasting & Cable.

Misurazione del ROI, cosa ne pensano i marketer? La risposta in uno studio Nielsen

Solo un professionista del marketing su quattro ha fiducia nella sua capacità di misurare il ROI della propria spesa media. E’ quanto evidenzia uno studio di Nielsen. Un trend confermato, tra l’altro, dal fatto che ben il 79% degli intervistati conta di aumentare i propri investimenti in marketing analytics e attribuzione nei prossimi 12 mesi. Oltre il 44% dei marketer è d’accordo di star riuscendo a trarre il massimo dalla spesa media con i dati a sua disposizione, ma circa il 28% dichiara di non aver abbastanza dati di qualità. Leggi di più su MediaPost.

Facebook lancia la sfida a Twitch

Facebook è pronto a lanciare la sfida a Twitch. Dopo aver avviato a gennaio il programma Gaming Creator per dare una spinta alla trasmissione live di videogiochi sulla sua piattaforma, Facebook sta ora promuovendo attivamente il servizio, che da poche settimane può contare su un indirizzo dedicato – facebook.com/gaming – che aggrega in un unico luogo video live e preregistrati di videogame. All’interno del programma è possibile anche registrarsi come supporter a determinati canali, al costo di 5 dollari al mese, proprio come su Twitch. Infine, Facebook sta anche per lanciare un nuovo programma, Level Up, per chi è alle prima armi con lo streaming di videogiochi e vuole costruire una fanbase monetizzabile con i propri video. Leggi di più su Venture Beat.