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Misurazione del traffico nei negozi: la soluzione di adsquare arriva su MediaMath

Adsquare ha annunciato l’integrazione del proprio prodotto per la misurazione in tempo reale del traffico nei negozi (footfall) all’interno della DSP MediaMath. Direttamente dalla bacheca della DSP, aziende e agenzie media potranno attivare la soluzione e associare così in tempo reale le loro campagne drive-to-store multicanale alle visite ai negozi, al fine di valutare le loro performance pubblicitarie.

La misurazione del footfall fornisce un flusso di dati in tempo reale all’interno della DSP, a disposizione per l’analisi delle performance delle campagne, spiega adsquare in un blog post. Un’informazione utile, che consente di osservare cosa succede, ad esempio, se si cambiano in corso d’opera elementi della campagna, come la creatività, la tipologia di targeting o il canale usato. Misurando il traffico nei negozi si può dunque affinare una campagna pubblicitaria per assicurarsi che ogni soldo speso porti valore.

La soluzione di adsquare è attualmente disponibile in Europa, America e regione APAC, ed è stata già attivata da agenzie media di spicco. Alla base del prodotto c’è un location data graph, composto da dati di localizzazione mobile raccolti in background da sviluppatori di app che hanno installato appositi SDK tramite cui gli utenti posso autorizzare la raccolta delle informazioni sui loro movimenti e la loro condivisione con società specializzate come adsquare.

«MediaMath è riconosciuta come una delle più rilevanti DSP al mondo, e siamo entusiasti di ampliare la nostra reciproca collaborazione. Siamo specialmente orgogliosi di essere rientrati all’interno dei parametri sulla privacy richiesti da MediaMath», ha commentato Tom Laband, CEO & Co-founder di adsquare.

Facebook affina la misurazione delle campagne in vista del Natale

In vista dell’avvio delle campagne per la stagione natalizia, Facebook ha introdotto una serie di aggiornamenti ai suoi strumenti di reportistica, volti ad aiutare gli inserzionisti a misurare in maniera più efficace le performance pubblicitarie tra i vari account, canali e dispositivi.

Tra le soluzioni del social arrivano in particolare una nuova funzione di reportistica cross-account e uno strumento per la costruzione di metriche customizzate, entrambi accessibili dalla bacheca di Ads Manager.

La funzione di reportistica cross-account consente di mostrare metriche di misurazione (come reach, impression e conversioni) tra molteplici profili, fornendo, spiega Facebook in un blog post, “un one-stop-shop per una reportistica chiara e concisa delle performance del vostro business, e vi consentirà di risparmiare quel tempo che prima era impiegato a costruire manualmente i report”.

Lo strumento mostra anche le reach de-duplicate, ossia gli utenti unici raggiunti attraverso i vari account e campagne, in modo tale da rendere più facile per l’inserzionista capire quali utenti sta raggiungendo con una campagna e se il suo targeting è accurato.

La nuova funzione di costruzione di metriche customizzate consente invece ai brand di progettare e salvare metriche di misurazione personalizzate. “Questo strumento – spiega Facebook – rende più fluido il processo di valutazione e ottimizzazione delle campagne, consentendovi di costruire reportistiche tagliate sui vostri specifici obiettivi di business”.

Dati di localizzazione: cosa sono e come usarli? Intervista a Beatrice Fabiano (adsquare)

Quando si parla di dati mobile, si pensa soprattutto ai dati di localizzazione, un bacino di informazioni prezioso per il drive-to-store, e sempre più richiesto dal mercato. Questo tipo di insight può avere svariate origini, e può essere utilizzato a vari scopi. Ne abbiamo parlato con Beatrice Fabiano, General Manager Italy&Spain di adsquare, che ci ha spiegato anche come si compone l’offerta della società in materia.

Adsquare è un data marketplace per il settore mobile, e quando si parla di dati mobile si pensa soprattutto ai dati di localizzazione. Qual è la vostra offerta in tal senso?

«Per prima cosa è necessario distinguere da un lato i dati di localizzazione in real-time che fanno parte del nostro prodotto Proximity Targeting, e i dati di localizzazione dei device mobile – resi anonimi -, che forniscono informazioni sui flussi di movimento degli utenti e costituiscono la base per il nostro prodotto di Misurazione. Il prodotto Proximity Targeting consente agli inserzionisti di raggiungere gli utenti in base alla loro posizione nel momento in cui si desidera deliverare una adv; nei pressi, ad esempio, di un determinato negozio. Il prodotto di Misurazione viene utilizzato, invece, per misurare il successo di una campagna attraverso l’analisi della frequenza. È il nostro prodotto di punta e rappresenta circa il 30% delle vendite totali, dopo un solo anno dal lancio sul mercato, grazie anche all’integrazione con l’adserver di Google e di altre importanti DSP, come FusiobyS4M, TTD, Adform e LiquidM».

Rimaniamo in tema misurazioni. La vostra soluzione consente di misurare il successo di una campagna in tempo reale in termini di visite in store. Tradizionalmente invece le misurazioni del drive-to-store avvenivano post-campagna. Il mercato come sta rispondendo a questo cambiamento?

«Dal momento in cui abbiamo ampliato l’offerta con il prodotto di misurazione in real-time, le richieste per la misurazione storica sono diminuite, e quasi sempre accompagnate da una richiesta di insights di audience o di location. Ci sono inserzionisti, come Renault in Francia, che misurano la loro intera spesa online di Digital Ad all’interno di Google (tramite adserver) in termini di Car Dealer KPI. Display, Youtube e Search sono completamente ottimizzati sulla base di questo KPI».

Da dove provengono i vostri dati?

«Dipende dalla tipologia: i dati di proximity, ad esempio, per la maggior parte provengono da HERE, che ci fornisce circa 70 milioni di “poligoni”, cioè contorni degli edifici e dei luoghi – come catene e franchising – più rilevanti. I dati meteo provengono da The Weather Company, un’azienda IBM; quelli socio-demografici household, invece, da Acxiom, Experian o Mastercard. I dati di localizzazione provengono da publisher di app che hanno integrato una SDK proprietaria o di terze parti. Queste SDK ottengono il permesso dall’utente di raccogliere i dati mentre è in movimento in background, e di condividere questo dato con adsquare».

Che differenza c’è tra dati in background e dati in foreground, e quali secondo voi è meglio utilizzare?

«I dati di localizzazione in background mobile non solo sono molto più granulari e precisi dei dati in foreground (bidstream) ma sono anche pienamente conformi alle normative della GDPR e più facili da controllare. Utilizzando i dati in background e non quelli in foreground non dobbiamo usare il primo segnale condiviso dal device (altamente impreciso) come nei dati in foreground, ma possiamo usare quello più calibrato 10 ms dopo; non consigliamo, quindi, ad alcun inserzionista di utilizzare i dati di foreground. Questo è il motivo per il quale adsquare, con l’entrata in vigore della GDPR nel maggio del 2018, ha eliminato questa tipologia di dati: oggi utilizziamo solo dati di localizzazione in background, che, come già menzionato, provengono dai SDK nostri partner».

A proposito di dati di localizzazione mobile, parliamo di GPS. Il suo utilizzo presenta delle limitazioni tecniche?

«Sì, come la maggior parte delle tecnologie, anche il GPS potrebbe avere delle limitazioni: come ad esempio, il fatto che i dispositivi si basino sulla ricezione dei segnali da almeno quattro satelliti. Qualora il device si collegasse solo con tre di essi, la posizione rischierebbe di essere non più accurata. Possono inoltre verificarsi problemi con altre tipologie di ostacoli, quali l’ostruzione del segnale da parte di grattacieli o muri molto spessi. Tuttavia è importante ricordare che la tecnologia GPS è in costante evoluzione, ma anche che adsquare non lavora solo con questo tipo di segnale. Utilizzando il segnale di localizzazione degli smartphone, ad oggi il più preciso dei segnali disponibili, ci serviamo contemporaneamente di GPS, WiFi e Celltowers. Si tratta sostanzialmente dello stesso metodo che le app, con funzionalità di location, utilizzano».

Un’ultima domanda. Quali sono i punti di forza nella vostra offerta ai publisher?

«Noi offriamo l’opportunità ai publisher di monetizzare i dati di localizzazione delle loro app in maniera anonima, in modo tale da permettere loro di generare più entrate ed evitare la cannibalizzazione dei dati proprietari. Tuttavia, i dati grezzi non saranno poi rivenduti, ma saranno utilizzati esclusivamente per l’analisi della frequenza dei clienti o, in alcuni casi, per costruire i segmenti “geo-behavioural”, che possono essere utilizzati nei nostri prodotti di targeting. I publisher possono anche monetizzare i dati segmentati attraverso il nostro marketplace sulla base di una revenue share o di un CPM nel caso dei dati di location».

DoubleVerify si rafforza nelle misurazioni con una nuova acquisizione

DoubleVerify, società specializzata in analytics e misurazioni dei media digitali, ha annunciato l’acquisizione di Ad-Juster, piattaforma di reportistica basata su SaaS e dedicata agli editori online.

La tecnologia di Ad-Jester unifica massicci volumi di inventory pubblicitaria e dati di vendite degli editori attraverso migliaia di integrazioni con server terzi e DSP, fornendo in maniera trasparente la reportistica necessaria per massimizzare i ricavi dei publisher e rendere più fluide le operazioni interne. Fondata nel 2007, Ad-Juster attualmente opera con oltre 110 editori.

«Ad-Juster porta con sé una soluzione di comprovato valore, una base clienti di qualità e una squadra di specialisti di tutto rispetto – commenta Wayne Gattinella, CEO di DoubleVerify -. Combinando le nostre due società creeremo una soluzioni di analytics e misurazioni olistica per l’intero ecosistema digitale, unendo la piattaforma dati per gli editori di Ad-Juster con la piattaforma di DoubleVerify per i partner lato acquisto».

Grazie all’acquisizione, DoubleVerify potrà rendere dunque ancora più completa la propria offerta di misurazioni, mentre Ad-Juster potrà godere del respiro globale della sua nuova capogruppo. La società continuerà ad operare dai suoi uffici di San Diego e New York.

All’inizio del 2020 YouTube smetterà di supportare i pixel terzi per la misurazione delle campagne

All’inizio del 2020 YouTube smetterà di supportare i pixel di terza parte per le misurazioni delle campagne.

Lo ha annunciato Google in un blog post, in cui fa il punto sullo sviluppo di Ads Data Hub, la sua soluzione per la misurazione delle campagne cross-device su tutte le property della società (YouTube ma anche Google Ads e la DSP Display & Video 360), che non utilizza i pixel.

Dal lancio del prodotto nel 2017, Google ha lavorato con alcune delle principali società di misurazioni (come Nielsen, Comscore, DoubleVerify, Kantar e Integral Ad Science) per aiutarle a far migrare i loro servizi ad Ads Data Hub, e una volta che tali migrazioni saranno complete, non renderà più possibile utilizzare pixel esterni su YouTube. Big G stima che questo succederà all’inizio del prossimo anno.

Ads Data Hub porta sulle campagne di YouTube dati provenienti da Google Ads, Display & Video 360 e YouTube stessa, e li unisce ai dati sugli utenti che da CRM, DMP o altre fonti sono stati inglobati nel deposito di dati BigQuery di Google. Provvede poi ad analizzare e processare questi dati e a rimandare insight all’azienda.

Google ha giustificato la volontà di abbandonare i pixel con la necessità di ovviare ad alcune limitazioni proprie di questo strumento, strettamente collegato ai cookie. I cookie risultano infatti poco efficaci per la misurazione delle performance quando gli utenti utilizzano diversi dispositivi nel loro customer journey, e non funzionano sulle app mobile. In più, secondo Google, molti pixel non dispongono di controlli per la privacy.

La World Federation of Advertisers verso standard condivisi per le misurazioni cross-mediali

La Cross Media Working Group, che include la World Federation of Advertisers e altri enti del settore come ANA negli Usa, punta ad arrivare a standard condivisi per le misurazioni cross-mediali. 

La realtà vuole accelerare l’introduzione di misurazioni coerenti e uguali per tutti i Paesi, affrontando il problema della verifica da parte di terzi.

Stephan Loerke, amministratore delegato di WFA, spiega: “Il nostro primo obiettivo è quello di identificare i principi globali che possono aiutare ad accelerare l’adozione della misurazione cross-media, consentendo a ogni singolo mercato di poter usufruire di una piattaforma comune, che allo stesso tempo rifletta le abitudini e le pratiche di ogni Paese“.

Quattro le aree specifiche su cui i partecipanti all’iniziativa si stanno concentrando: privacy, infrastrutture, metriche e dati e governance.

All’iniziativa partecipano i giganti del digital tra cui Facebook, Google e Twitter, insieme a emittenti televisive tra cui NBCUniversal, tutti i principali gruppi pubblicitari e il Media Ratings Council.

Le GIF brandizzate diventano misurabili: accordo tra Giphy e Oracle

Il motore di ricerca di GIF Giphy ha siglato un accordo con la piattaforma Moat di Oracle Data Cloud per la misurazione di viewability, erogazione pubblicitaria e traffico invalido delle gif brandizzate.

Una partnership volta a spingere più inserzionisti ad utilizzare a fini pubblicitari uno strumento sempre più popolare tra gli utenti. «La piattaforma di Giphy consente ai brand di essere al centro di momenti culturali – spiega Alexis Berger, president of revenue di Giphy -. Con l’integrazione di Moat, le aziende potranno adesso avere maggiore fiducia sul fatto che gli annunci erogati tramite Giphy siano visibili, misurabili e raggiungano utenti reali».

Moat misurerà le GIF brandizzate su desktop, in-app e mobile web, ma per il momento non sarà operativa sulle integrazioni di Giphy sulle app di messaggistica come WhatsApp o Skype.

Programmatic, un mercato che cresce aprendosi a nuovi mezzi. La fotografia di Tradelab

Lo scenario del marketing digitale in Italia sta cambiando, e Tradelab ha deciso di fotografarne i principali trend in una ricerca, “Digital Marketing & Advertising: i trend del 2020 in Italia”.

Lo studio, che ha coinvolto 200 professionisti del digitale, conferma alcune tendenze ma porta anche alla luce alcuni risultati inaspettati e nuovi orientamenti per il 2020, come sottolinea il Country Manager Tradelab Gaetano Polignano: «I dati che emergono dalla ricerca mettono in luce uno scenario che sta cambiando e acquisendo una nuova maturità ed un inserzionista sempre più competente e consapevole del futuro. Questo fa bene al mercato e agli stessi operatori che dovranno puntare sempre di più su innovazione e crescita delle competenze per approcciare il settore in modo più strutturato ed evoluto».

Un mercato che cresce guidato da mobile, social media e search

Il mercato del digital in Italia continua a crescere con una previsione di aumento per il 2020 che arriverà a toccare fino a +30%, complice anche l’incremento degli investimenti su search, video e social. Il mobile rivestirà un ruolo importante per le aziende, in linea con l’aumento del tempo speso per persona su smartphone per navigare, acquistare prodotti online o per vedere i video. Il 79% degli advertiser veicola già le proprie campagne su mobile con un impatto positivo sulle visite al proprio sito o e-commerce.

Gli inserzionisti investono quote sempre maggiori anche sui social media, su cui il 65% di essi punterà come mezzo per rafforzare l’awareness e la relazione con il proprio target. Negli ultimi anni anche il paid search ha visto una crescita costante grazie all’integrazione con i processi di acquisto e di vendita online, diventando così una leva di marketing strategica per il 40% degli inserzionisti. In aumento per il 39% dei marketer anche gli investimenti su video advertising.

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Programmatic: oltre i confini del web

L’acquisto automatizzato di spazi pubblicitari online è una delle componenti più dinamiche e in evoluzione del mercato ed è sempre più presente nelle scelte delle aziende soprattutto in termini di ottimizzazione dei costi e ritorno efficace degli investimenti. Dalla ricerca emerge come il 67% degli advertiser già acquisti o gestisca spazi in programmatic e sia pronto ad aumentare gli investimenti del 20% nei prossimi dodici mesi grazie anche a maggiori formati mobile disponibili e all’apertura del programmatic ai nuovi media, in particolare Digital Out of Home, TV e radio sui quali rispettivamente il 39%, il 34% e il 20% è pronto a puntare.

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In-housing: trend o realtà?

L’esigenza di maggior efficienza, più trasparenza e un maggior controllo sui costi sta portando le aziende ad internalizzare le proprie attività di digital marketing. Il 42% degli advertiser in Italia ha già scelto di gestire le proprie campagne in-house mentre il 34% ha optato per una internalizzazione parziale accompagnata dalla consulenza di partner esterni, ma il trend è in crescita.

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Il problema del marketer di oggi è un mercato sovraccaricato dall’offerta, e individuare partner che portino valore aggiunto alle proprie attività non è semplice. I fattori che incidono principalmente nella scelta di un partner sono la strategia proposta, seguita dall’offerta economica, le stime delle performance e la tecnologia utilizzata. In questo scenario agenzie e service provider si vedono necessariamente costretti a puntare sempre di più su innovazione, crescita delle competenze e trasparenza per rispondere ai bisogni dei clienti. Secondo la ricerca, per il 72% degli advertiser è fondamentale nella scelta del partner l’approccio consulenziale e strategico seguito dalla proposta di nuove soluzioni innovative (54%) e la semplificazione e l’ottimizzazione dei processi di lavoro (53%).

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Misurazione delle pubblicità: priorità ed utilizzo delle metriche

Il tema della misurazione e dell’efficacia delle campagne pubblicitarie è da sempre considerato importante per gli inserzionisti. La sfida del mercato è quella di riuscire ad evolvere ed individuare standard più precisi che permettano una misurazione più puntuale del ROI delle campagne. Secondo la ricerca, il 55% degli advertiser ritiene siano necessarie nuove metriche di misurazione in grado di tracciare una customer journey dell’utente sempre più frammentata, multi-device e multi-canale.

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Nonostante la richiesta di modelli di attribuzione più sofisticati, i modelli basati su approcci tradizionali restano però ancora quelli largamente più utilizzati: il 30% degli inserzionisti si affida ancora al modello last click e il 18% al post-view.

Tra le tecnologie che segneranno il futuro del digital non c’è dubbio tra gli inserzionisti che a farla da padrone saranno i big data e l’intelligenza artificiale, che combinati insieme saranno utili a definire con maggior precisione le strategie migliori da applicare.

Snapchat, accordo con DoubleVerify per viewability e verifiche anti-frode

DoubleVerify è diventato ufficialmente uno Snapchat Measurement Partner, ossia uno dei partner certificati del social del fantasmino per l’autenticazione della viewability e per la prevenzione delle frodi pubblicitarie e del traffico non valido (SIVT).

Grazie al nuovo accordo siglato tra le due società, gli inserzionisti potranno verificare la qualità delle inventory di Snapchat utilizzando i dati e le tecnologie di verifica delle frodi e della viewability di DoubleVerify. La società, si legge in una nota, è l’unico fornitore di verifiche che copre Filtri, Lenti e formati Snap Ads (display e video) e Story Ads.

La società è anche partner di misurazioni di Facebook, Instagram, YouTube e Twitter.

Misurazione della viewability in-app: Google integra l’SDK Open Measurement di IAB

Google estende le opzioni di misurazione della viewability sulle proprie inventory. Il colosso di Mountain View ha infatti annunciato di aver integrato l’Open Measurement Software Development Kit (OM SDK) di IAB nei propri annunci Google Mobile Ads (GMA) e Interactive Mobile Ads (IMA).

Una novità “che ci consente di attivare l’Open Measurement su più dell’85% delle impression display e video in-app sugli editori di Google AdMob e Google Ad Manager – spiega Big G in un blog post -. Ciò significa che gli inserzionisti di queste inventory possono ora misurare la viewability utilizzando soluzioni come quelle di Integral Ad Science, DoubleVerify, Comscore e Moat oltre a quelle precedentemente disponibili con Active View”.

Sviluppato dallo IAB Tech Lab, l’Open Measurement SDK fornisce agli inserzionisti codici e librerie comuni per facilitare l’accesso di terze parti a dati di misurazione, di fatto eliminando la necessità di implementare svariati SDK per misurare la viewability su display, native e video.

«Il progetto Open Measurement di IAB Tech Lab rende più facile per compratori e venditori di pubblicità lavorare insieme per la misurazione della viewability e per altri bisogni di verifica – spiega Dennis Buchheim, Executive Vice President and General Manager di IAB Tech Lab -. Il lato vendita sta adottando rapidamente OM, e chiediamo ora a brand, agenzie e DSP di agire e trarre vantaggio da ciò che OM può offrire».

“Crediamo che Open Measurement abbia il potenziale per contribuire a creare un ecosistema media digitale più trasparente e affidabile tra i vari schermi” dichiara Google nel blog post, sottolineando come la società stia continuando a lavorare con il gruppo di lavoro Open Measurement di IAB Tech Lab per espandere lo standard a nuove casistiche d’uso oltre la viewability e a nuovi ambienti come il video web.

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