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SpotX annuncia il nuovo management team europeo

SpotX ha annunciato i nuovi vertici europei, incaricati di supervisionare il business della società ad-tech nel Vecchio Continente. Tutte le nomine sono avvenuto entro il perimetro di RTL Group, proprietaria della SpotX e di smartclip (leggi l’articolo sulla fusione tra le due società).

Il management sarà composta da Irina Petricek-Steiner, General Manager of Operations; Kay Schneider, General Manager of Demand; Léon Siotis, General Manager of Supply e Thomas Servatius, Chief Technology Officer, European Broadcaster Solutions.

“Questa squadra porterà una combinazione eccellente di leadership e esperienze, maturate in incarichi nel lato offerta e domanda dell’industria televisiva e ad tech in diversi Paesi. Ogni professionista completa l’altro, mescolando competenze tecniche e una profonda conoscenza dei nostri prodotti con acume per il business e un approccio focalizzato sul consumatore”, ha commentato Mike Shehan, Ceo di SpotX.

In particolare, Irina Petricek-Steiner era precedentemente Vice President, Digital Advertising and Integration di RTL Group; Kay Schneider era General Manager Programmatic di smartclip; Léon Siotis ricopriva il ruolo di Managing Director UK & Southern Europe di SpotX, mentre Thomas Servatius era membro del consiglio di amministrazione originale di smartclip.

I co-fondatori di smartclip nonché attuali General Manager per l’Europa, Jean-Pierre Fumagalli and Roland Schaber, hanno deciso, riporta la nota, di abbandonare la società per cogliere nuove opportunità professionali, rimettendo le loro responsabilità al nuovo management team con effetto immediato. Resteranno consiglieri d’amministrazione e impiegati di SpotX fino alla fine del 2018.

SpotX e smarclip si fondono e danno vita a un’unica piattaforma ad tech globale per il video

SpotX e smartclip hanno annunciato oggi la conclusione delle principali fasi relative alla loro fusione per diventare una società globale guidata da un management team congiunto. La prima a dare l’annuncio di questo piano, soprannominato “One Team, One Platform,” è stata la casa-madre, RTL Group, a novembre 2017.

La nuova azienda di ad serving e monetizzazione di pubblicità video opererà negli Stati Uniti e a livello globale sotto il marchio SpotX. In alcuni specifici mercati, tra cui l’Italia, si continuerà a usare il consolidato marchio smartclip, che continuerà ad offrire i propri servizi agli operatori locali. SpotX renderà noti ulteriori dettagli nel corso delle prossime settimane.

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Mike Shehan

L’unione di SpotX e smartclip, entrambe operanti nel nostro paese e guidate rispettivamente da Fabio Zoboli e Luca Di Cesare, contribuirà ad aumentare notevolmente la visibilità della società a livello internazionale, si legge nella nota, generando più del 40% del proprio business al di fuori degli Stati Uniti. Questa fusione inoltre consentirà a SpotX di dedicare notevoli risorse all’ampliamento degli investimenti per l’espansione e per l’innovazione.

I co-fondatori di SpotX, Mike Shehan e Steve Swoboda, manterranno le loro rispettive cariche di CEO e CFO di SpotX, mentre i co-fondatori di smartclip, Jean-Pierre Fumagalli e Roland Schaber, assumeranno il ruolo di General Manager per l’Europa: in particolare, Fumagalli continuerà a occuparsi di Business Development, a Schaber sarà invece affidato il lato operativo delle attività. J. Allen Dove manterrà la carica di CTO della nuova società unificata, mentre Thomas Servatius sarà CTO per European Broadcaster Solutions sotto la diretta supervisione di Mike Shehan.

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Jean-Pierre Fumagalli

“Nel settore del ‘total video’, la dimensione è importante e l’unione tra SpotX e smartclip ci permetterà di avere maggiore peso ed efficienza competitiva nel panorama in continua evoluzione del programmatic video, sfruttando l’enorme potenziale offerto dai nostri innovativi servizi, prodotti e piattaforme tecnologiche. I risultati evidenziano l’impegno dell’intero gruppo per offrire a clienti e partner la chiave del successo e unire le forze di due grandi aziende caratterizzate da un obiettivo comune. Questo è un elemento chiave nella strategia ‘Total Video’ di RTL Group”, ha commentato il co-fondatore e CEO di SpotX.

Le tecnologie data-driven e la monetizzazione su più dispositivi sono essenziali in Europa. Siamo entusiasti di questa unione che ci permetterà di dare ulteriore risalto ai nostri talenti locali, di comprovata esperienza, e alla nostra impareggiabile offerta di prodotti su tutto il mercato europeo”, ha aggiunto Fumagalli.

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Roland Schaber

Come primo partner RTL Group ha scelto di implementare la nuova piattaforma unificata SpotX in Germania sul broadcaster Mediengruppe RTL Deutschland, che è parte del gruppo, a partire da marzo 2018.

Uno stack ad tech integrato, olistico e improntato sui dati, capaci di combinare ad serving e piattaforma programmatica e in grado di soddisfare l’intera gamma pubblicitaria ‘total video’ su qualsiasi schermo — inclusi TV OTT/connessi e Addressable TV: è questo, prosegue la nota, il frutto del passaggio da una situazione che vede numerosi fornitori di servizi esterni coinvolti, a una soluzione unificata.

La nuova organizzazione conterà oltre 550 dipendenti. Oltre ad occupare una posizione di leader negli Stati Uniti e in Asia Pacifica, la nuova SpotX opererà in 18 mercati aggiuntivi in Europa e America Latina, con 220 dipendenti assegnati in Germania, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Scandinavia, Irlanda, Italia e con ulteriori partner in Spagna e in America Latina. La fusione commerciale operativa delle due aziende verrà portata a termine nel corso del 2018.

RTL Group aveva acquisito smartclip per 47 milioni di euro a marzo 2016, mentre ad agosto dello scorso anno è diventata proprietaria al 100% di SpotX.

Il 2018 sarà un anno di responsabilità, adattamento e acquisti “intelligenti”

Per il settore adtech, il 2017 è stato un anno di domande: l’evoluzione delle abitudini dei consumatori e l’avvento di nuove tecnologie hanno stimolato un’analisi dell’attuale panorama. L’obiettivo per l’anno appena iniziato è di dare forma ai nuovi trend che hanno occupato la scena l’anno passato.

L’aumento di inventory dell’OTT live avrà conseguenze sugli acquisti pubblicitari

Il divario tra l’audience della televisione tradizionale e gli utenti OTT continua ad assottigliarsi. Negli ultimi anni, l’offerta Over-The-Top ha avuto una crescita tale da contendere alla televisione tradizionale il podio della preferenza del pubblico, grazie anche alla maggiore convenienza e alla capacità di soddisfare le esigenze on-demand. L’OTT in diretta per molti ha rappresentato l’anello mancante nel quadro generale, ma prendendo in esame la sua recente crescita, si può affermare che il pubblico è sempre più in grado di accedere ai contenuti OTT offerti anche dalla TV tradizionale. L’innovazione tecnologica spinge gli utenti a un continuo adattamento, fornendo loro i mezzi per decidere cosa guardare affidandosi unicamente alle preferenze personali, poiché il divario tra la TV tradizionale e l’offerta OTT in termini di esperienze e diversificazione è pressoché scomparso. I fornitori di contenuti stanno già reagendo a questo nuovo corso e nel 2018 assisteremo a un sostanziale incremento nel numero di inventory OTT.

L’adozione di contenuti OTT in diretta ha subito un rallentamento per via della non completa comprensione da parte dei buyer del livello di gradimento e di valutazione dell’audience OTT rispetto alla TV tradizionale. D’altro canto, il massiccio apporto degli accattivanti prodotti OTT live offrirà ai buyer la spinta necessaria per comprendere l’ambiente e acquisire le capacità di acquisto e decisionali rispetto all’offerta esistente. I buyer non possono più permettersi di attendere l’applicazione degli standard di rilevamento tra la televisione tradizionale e quella OTT: gli interessi in gioco sono troppo elevati. Molti, in attesa di tali misure, sfrutteranno i livelli di audience applicati alla TV tradizionale come indicatori indiretti utili alla valutazione dell’ambiente OTT.

Chi gioca sporco verrà smascherato

L’anno scorso è emerso un imprecisato numero di scandali sul tema frodi, portando a galla uno squallido lato oscuro del settore che fino ad ora era riuscito a passare quasi inosservato.

Sulla scia di iniziative quali il programma di certificazione antifrode del Trustworthy Accountability Group e l’iniziativa ads.txt di IAB Tech Lab, il 2018 sarà l’anno in cui potremo finalmente ricominciare da zero e arrestare l’attività di chi gioca sporco. La soluzione certo non sarà immediata: l’azione di pulizia del settore significherà per tutti un cambiamento in materia di attitudini e aspettative. L’offerta di prodotti legali è più onerosa di un’inventory fraudolenta? Sicuramente. L’investimento darà i frutti sperati? Nel 2018, i buyer interessati risponderanno “sì”, dando priorità a collaborazioni con fornitori impegnati in egual misura al rispetto della trasparenza e al garantire la qualità dell’offerta. Inoltre, i budget verranno incanalati in favore delle transazioni dirette, favorendo i CPM man mano che la domanda per inventory vendute direttamente aumenterà.

L’header bidding video affermerà il proprio ruolo

L’header bidding è una tattica che permette agli editori di ricevere più offerte per le proprie inventory pubblicitarie su più piattaforme contemporaneamente, conquistando rapidamente l’opportunità di ottenere l’offerta maggiore e riducendo i tempi di latenza per l’utente finale.

Il 2017 è stato un anno di svolta per l’header bidding display che, a sua volta, ha evidenziato prospettive contrastanti sull’impatto che tale tattica avrebbe potuto (o meno) avere sul video advertising. Quest’anno saremo finalmente in grado di estrapolare le teorie dell’header bidding tipiche della display dalle nostre conversazioni sul video, e rifocalizzarci su tattiche specifiche per la pubblicità video. Diventerà chiaro che l’apprendimento delle tattiche di header bidding è la parte meno complessa, mentre il video presenta più sfaccettature e rappresenta una sfida maggiore, fatto questo che mette i provider di video un passo avanti agli altri.

Si assisterà a una maggiore chiarezza nella caratterizzazione dei buyer. Le stime variano, ma circa il 60% dei buyer video acquista in maniera diretta. Si presume che l’header bidding possa portare queste cifre al 70-80% nel 2018. Nel frattempo, le transazioni aperte di mercato continueranno ad offrire header bidding display, enfatizzando ulteriormente le sostanziali differenze tra i due formati.

Gli operatori del mercato passeranno a modelli di business “a prova di futuro”

Quello della Net Neutrality è stato un principio giuridico relativamente di breve durata, ma è importante ricordare che il panorama OTT/CTV ha iniziato a delinearsi nei primi anni di instaurazione di questa legge. Molti utenti iniziano ad apprezzare il vantaggio economico insito nell’affidarsi allo streaming video; il rischio è che questo trend subisca un arresto con l’abrogazione del principio giuridico se i proprietari dei media dovranno integrare nuove commissioni imposte dai provider e dai distributori internet.

Non mi sorprenderei di assistere nel 2018 a nuove mosse strategiche, come la recente partnership che vede offrire l’abbonamento Netflix alle famiglie che sottoscrivono il piano T-Mobile ONE che include contenuti e connettività 4G. In aggiunta, se colossi come Apple e Microsoft si faranno strada nel panorama della distribuzione e se la fusione tra AT&T e Time Warner venisse ratificata, questo precedente aprirebbe la strada a una serie di fusioni e acquisizioni tra fornitori di servizi, distributori e proprietari di media alla ricerca di un modo per dintermediare l’offerta di contenuti ai consumatori e di aggirare le commissioni aggiuntive dei mediatori imposte dalla nuova legislazione.

Le maggiori possibilità sul fronte dati porteranno a cambiamenti negli acquisti su TV lineare

I fornitori di pubblicità cross-screen godono di un targeting più granulare nei loro acquisti digitali e l’avanzamento tecnologico non farà che stimolare la ricerca di nuove strategie per sfruttare questa caratteristica anche nella TV lineare. In effetti, acquisti lineari data-driven che consentono un retargeting cross-screen sono già stati osservati in Germania e UK e, nel 2018, ci aspettiamo che il trend possa diffondersi anche negli USA.

Inoltre, il mercato degli spot televisivi lineari negli Stati Uniti potrebbe essere pronto per un grande cambiamento in quanto gli acquisti su connected TV sono sempre più utilizzati per targettizzare gli spettatori per area geografica. Fare targeting su reti locali sulla TV lineare è costoso, e gli investimenti pubblicitari passeranno piuttosto all’ambiente dell’addressable connected TV, dove le stesse possibilità di targettizzazione possono essere raggiunte a una frazione del costo.

Se da un lato esito a proclamare il 2018 “l’anno di” qualcosa in particolare, spero e sono ottimista sul fatto che esso porterà alla risoluzione di molte questioni lasciate aperte l’anno scorso. Una cosa è certa: le nuove tecnologie continueranno ad alimentare l’innovazione sia nel modo in cui opera chi acquista e vende spazi media, sia in come gli operatori ad tech possono supportarli.

SpotX: bene il 2015, a +56%, complici programmatic, ad serving e Video OTT

Complici il business del Programmatic, l’ad serving e il Video OTT, SpotX ha messo a segno un 2015 in netta crescita.

La società ha reso noti i propri risultati con una nota ufficiale, in cui ha rivelato che il 2015 è stato un anno particolarmente importante per la società, caratterizzato dall’espansione sui mercati internazionali, l’introduzione di nuovi dispositivi e soluzioni tecnologiche d’alta gamma per il supply side.

In particolare, nel 2015 la compagnia ha avuto un incremento del 56% delle entrate nette grazie soprattutto a fattori chiave quali i video Over-the-top (OTT) serviti attraverso dispositivi mobile e tv connessa, e  la crescita del business di ad-serving. I ricavi netti su mobile e su TV connessa sono cresciuti del 385% e attualmente rappresentano il 15% delle entrate a livello globale. I ricavi netti derivanti dall’ad-serving, invece, sono cresciuti del 74% a livello globale.

«Proprio questo mese abbiamo raggiunto un totale di 300 dipendenti a livello mondiale – ha commentato il fondatore e amministratore delegato di SpotX, Mike Shehan -. Nel 2015 l’aumento del numero di impiegati a livello globale rispetto all’anno precedente é stata del 32%, di cui l’espansione sui mercati EMEA e APAC ne apportano il 330% e il 50% rispettivamente».

«Abbiamo preso la decisione strategica di concentrarci sullo sviluppo delle capacità di ad-serving d’alta gamma per gli editori – ha aggiunto il manager -, che ha fatto si che quest’area del business generasse ricavi significativi. La compagnia continua a fare progressi grazie all’incremento del settore mobile, e alla rapida crescita di TV connessa nella seconda parte del 2015, con emittenti e nuovi editori che optano per una distribuzione di video OTT».

Nel quarto trimestre del 2015 i ricavi totali degli editori SpotX di mobile e TV connessa sono aumentati globalmente del 212% rispetto all’anno prima. Tra tutte le regioni, l’EMEA ha subito la crescita più notevole, con il 1120%, rispetto all’anno precedente, mentre JAPAC ha registrato un +41% rispetto al 2014.

La piattaforma di SpotX incorpora attivazione programmatica, tecnologia SSP e service pubblicitario con lo scopo di fornire agli editori una gamma totale di servizi sell-side per la monetizzazione dell’inventory video, oltre ad offrire formati pubblicitari di video outstream e soluzioni per la monetizzazione di dispositivi connessi.

Il 2015 è stato caratterizzato dall’acquisizione di numerosi nuovi clienti, 285 in tutto, tra cui Reader’s Digest, Playboy e altri editori di spicco; dall’avvio di una serie di partnership strategiche, come quella con clypd e TiVo per creare una comune soluzione di TV programmatica; e dal lancio di importanti innovazioni di prodotto come un SDK per la monetizzazione dell’Apple TV, e la nuova soluzione di marketplace programmatico Curated Marketplaces.

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