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European Broadcaster Exchange, nominato il direttore commerciale: è Damon Westbury

Sia avvia verso la maturazione European Broadcaster Exchange (EBX), la piattaforma di pubblicità online fondata dalle maggiori emittenti televisive europee: Mediaset (Italia e Spagna), ProSiebenSat.1 Media (Germania), TF1 Group (Francia) con l’aggiunta, dal novembre 2017, di Channel 4 (Regno Unito).

È stato scelto infatti il direttore commerciale che da agosto guiderà la società internazionale con sede a Londra: è Damon Westbury, manager inglese che prima di entrare in EBX è stato International Sales Director in Clear Channel e in precedenza ha ricoperto diversi ruoli in Microsoft.

“Sono entusiasta di far parte di EBX in questa importante fase di crescita. Abbiamo l’opportunità, unica nel suo genere, di cambiare il modo in cui la TV viene acquistata e distribuita su scala internazionale e sono orgoglioso di rappresentare i principali broadcaster leader in Europa”, ha dichiarato Damon Westbury, Direttore Commerciale di EBX.

“Damon è conosciuto e molto rispettato nel settore e non potrei essere più contento della sua nomina dato che arriva in un momento cruciale per EBX. Lo sviluppo del nostro stack tecnologico ci consente di poter contribuire allo sviluppo della pubblicità online”, ha aggiunto di Chris Le May, CEO della struttura.

EBX è nata nel giugno 2017 (leggi l’articolo dedicato) per soddisfare la sempre maggiore richiesta di campagne video di alta qualità, multi-territoriali e con formati avanzati di pubblicità online. Il comparto, secondo quanto riporta la nota, cresce a un tasso annuo del 45%, riporta la nota stampa diffusa da Mediaset. Qualche mese dopo, a settembre, in occasione del Dmexco i vertici della società avevano dichiarato che erano in fase di test le prime campagne pubblicitarie con clienti selezionati, anticipando che in futuro sarebbero stati più formati e soluzioni. Christof Wahl, chief operating officer di ProSiebenSat.1 Group aveva inoltre annunciato l’estensione ad altre inventory video digitali su tv connesse e addressable tv.

European Broadcaster Exchange, ora c’è anche Channel 4

Channel 4 annuncia l’ingresso in European Broadcaster Exchange (EBX), la nuova partnership pubblicitaria digitale costituita da Mediaset Italia, Mediaset Espana, ProSiebenSat.1, TF1. Già nel corso del Dmexco, i vertici delle società coinvolte avevano rivelato di essere in contatto con altri grandi editori operanti nei principali mercati europei, Gran Bretagna in primis, per allargare la coalizione.

Con l’occasione, Chris Le May, precedentemente SVP & MD Europe in DataXu, è stato nominato Chief Executive Officer della joint venture con sede a Londra. Il nuovo Ceo avvierà a breve il processo di ricerca del team di vendita dedicato e, contestualmente, guiderà la finalizzazione della piattaforma di intermediazione automatizzata, con l’obiettivo di avere la società operativa dall’inizio del 2018.

 

Cos’è European Broadcaster Exchange

EBX è infatti la concessionaria pubblicitaria digitale lanciata a giugno dalle principali emittenti televisive europee per soddisfare la crescente domanda di campagne video multi-territoriali. Essa attiverà una piattaforma di vendita di spot video digitali alla quale gli investitori potranno accedere per acquistare campagne internazionali. EBX darà inoltre impulso a una collaborazione tra i partner ancor più profonda e strategica, volta a promuovere lo sviluppo tecnologico negli annunci online attraverso Ad Exchange.

In pratica, spiega la nota, la piattaforma Ad Exchange permetterà al Gruppo Mediaset, ProSiebenSat.1, TF1 e Channel 4 di entrare per la prima volta nel mercato pubblicitario digitale internazionale e darà loro la possibilità di confrontarsi efficientemente con i concorrenti globali. Tutto, prosegue la nota, in un ambiente pubblicitario sicuro per il marchio, tipico degli editori televisivi: i clienti avranno la certezza che il proprio marchio non finirà mai all’interno di siti, canali o organizzazioni mediatiche non responsabili editorialmente.

Ogni emittente otterrà nuovi ricavi pubblicitari digitali, anche nei mercati adiacenti, grazie a una inventory aggiuntiva nei servizi on-demand. In più, il modello è aperto e ha l’ambizione di includere altre aziende media europee interessate a rendere disponibile i loro spazi pubblicitari. La partecipazione di Mediaset, ProSiebenSat.1 e TF1 alla joint venture è stata approvata dalle autorità garanti. Channel 4 sarà soggetta alle stesse procedure in tema di concorrenza e antitrust.

“In Europa la richiesta di campagne pubblicitarie digitali in contesti protetti e trasparenti è in crescita, così come cresce in modo esponenziale la vendita di video in modalità programmatica. Il nostro investimento permette a Channel 4 di soddisfare questa domanda nel mercato britannico in modo esclusivo e definire partnership strategiche e di successo con emittenti leader in Europa che porteranno nuovi ricavi digitali a Channel 4 da reinvestire nel settore creativo”, Jonathan Lewis, Head of Digital & Partnership Innovation di Channel 4

European Broadcaster Exchange, nuovi sviluppi per il progetto di Mediaset, ProSiebenSat.1 e TF1

All’inizio di giugno, Mediaset, ProSiebenSat.1 e Groupe TF1 avevano annunciato il lancio di una joint venture dal nome European Broadcaster Exchange (Ebx), una piattaforma congiunta specializzata nella vendita di campagne video in programmatic. Un’unione di forze grazie alla quale i tre broadcaster europei puntano a giocare insieme un ruolo da protagonisti del mercato della pubblicità digitale e contrastare così il dominio degli Over The Top, rispondendo alla sempre crescente richiesta di brand safety e di campagne video paneuropee di alta qualità e su larga scala.

Col tempo, il progetto sta sempre più prendendo forma, e in occasione del recente Dmexco alcuni particolari sono stati svelati sull’evoluzione della piattaforma, che conta di avere un bacino di utenza di 100 milioni di spettatori unici al mese, e che ora starebbe facendo la corte ad altri editori in alcuni grandi mercati del continente, Gran Bretagna in primis, dove tra l’altro sarà ospitata la sede della società (a Londra).

«Ci troviamo tutti a dover fronteggiare le stesse problematiche, opportunità e sfide, che in questo mondo orientato a tecnologia e piattaforma significano “scalabilità”. Adesso possiamo dire ai buyer che se vogliono una campagna pan-europea in programmatic, questo è il solo posto dove possono acquistare le inventory [di ciascuno dei nostri membri]», ha dichiarato al Dmexco Christof Wahl, chief operating officer di ProSiebenSat.1 Group, sottolineando come il momento per gli editori televisivi di portare sul mercato un marketplace video premium e controllato per le aziende che vogliono pianificare una campagna pan-europea in programmatic non è mai stato migliore, con le difficoltà dei grandi OTT a garantire soluzioni pubblicitarie trasparenti e brand safe.

Da ora fino a dicembre, sulla piattaforma verranno condotte alcune campagne di test con selezionati clienti. Attualmente, è disponibile inventory pre-roll su ognuna delle offerte dei broadcaster, ma col tempo verranno aggiunti più formati e soluzioni, in particolar modo riguardanti le capacità di targeting degli spettatori, ad esempio in base agli interessi o alle variabili demografiche. Secondo quanto ha rivelato al Dmexco Wahl, in futuro potrebbe anche esserci un’estensione ad altre inventory video digitali su tv connesse e addressable tv.

E’ alle fasi finali anche la costituzione del team che lavorerà all’exchange, che per evitare rallentamenti nelle procedure sarà indipendente dai tre broadcaster fondatori. A breve dovrebbe essere ufficializzato il nome del CEO e la composizione della squadra commerciale.

La pubblicità tv di Publitalia: addressable ma (per ora) non Programmatic

Publitalia continua a lavorare per lanciare la pubblicità addressable sui canali televisivi in chiaro. Lo ha affermato Stefano Sala, Amministratore delegato della concessionaria, nel corso nel corso della presentazione dei palinsesti Mediaset.

L’aggiornamento permetterà agli inserzionisti di pianificare sulle smart tv annunci differenti a seconda degli interessi, della geo-localizzazione e dello stile di consumo degli spettatori. Inoltre, Publitalia offrirà la possibilità di pianificare formati pubblicitari display a integrazione della tabellare.

Ma se proseguono, da un parte, gli investimenti in tecnologie di targeting per la pubblicità televisiva, la concessionaria non sembra essere intenzionata ad impiegare risorse per sviluppare uno strumento che consenta di automatizzare la vendita di spot: «Al momento siamo fermi in questo ambito, poiché il mercato non crede ancora in questa forma di acquisto. Il programmatic è invece una realtà per noi sia in ambito digitale che radiofonico», ha precisato Stefano Sala.

Lanciata da Mediaset lo scorso anno sui canali Premium connessi, ora la pubblicità indirizzabile è in fase di test sui canali del digitale terrestre con le campagne del gruppo e coinvolgono un panel ristretto di utenti. L’obiettivo di Mediaset è andare a regime con il sistema nei primi mesi del 2018.

Comcast sviluppa con Mediaset e altre big una piattaforma per la pubblicità tv data-driven basata su Blockchain

Nasce una nuova alleanza “transoceanica” tra grandi broadcaster nel nome della pubblicità video digitale, e anche Mediaset è della partita.

A prendere l’iniziativa è stata Comcast Cable, che attraverso la sua divisione tecnologica Comcast Advanced Advertising ha annunciato martedì a Cannes lo sviluppo di una nuova soluzione tecnologica in grado di migliorare l’efficienza del video advertising: la “Blockchain Insights Platform”.

La nuova piattaforma, che vedrà la luce nel 2018, verrà sviluppata dall’Adtech Group di Comcast (che riunisce le competenze di Strata, FreeWheel e Visible World) in collaborazione con un nucleo di broadcaster internazionali: NBCUniversal (che fa capo a Comcast Corporation), Disney, Altice USA, Channel 4 (Regno Unito), Cox Communications, Mediaset e Groupe TF1 (Francia). L’obiettivo dell’iniziativa è quello di “migliorare la pianificazione, il targeting, l’execution e la misurazione dell’efficacia della pubblicità su tutti i mezzi e gli schermi”.

Cos’è e come funziona la “Blockchain Insights Platform”

Basata su tecnologia Blockchain (una sorta di sistema peer-to-peer che consente lo scambio e la distribuzione sicura di quasiasi genere di dati, come avviene con i Bitcoin di cui è alla base), la “Blockchain Insights Platform” è un sistema grazie al quale i singoli broadcaster potranno mettere i propri dati a disposizione del mercato pubblicitario attraverso una piattaforma condivisa, senza perderne la proprietà e nel rispetto della privacy. Il sistema agevolerà dunque la condivisione degli insight non personali degli spettatori, favorendo l’erogazione di pubblicità mirata.

Grazie alla Blockchain Insights Platform, inserzionisti, centri media e trading desk potranno combinare più efficacemente dati di fonte diversa per lo sviluppo e l’execution di piani pubblicitari sulla base di segmenti di audience personalizzate, oltre a targettizzare con maggiore precisione ed efficienza un bacino nazionale di clienti di pay-TV e di utenti di servizi in streaming.

Al tempo stesso, i broadcasters saranno in grado di offrire maggiore precisione in termini di targeting su tutti i dispositivi utilizzati, incrementando così il valore e la quantità degli spazi pubblicitari monetizzati. Infine, le metriche di rendicontazione e attribuzione messe a disposizione dalla piattaforma andranno a vantaggio di tutti i partecipanti, con la possibilità di nuovi flussi di entrate dagli insight generati per loro stessi e per altri.

“Oggi gli inserzionisti sfruttano solo in parte gli insight per pianificare, acquistare e trasmettere pubblicità” televisiva, afferma in una nota Marcien Jenckes, presidente della divisione Advertising di Comcast Cable. “Questo nuovo approccio tecnologico renderà più efficiente la pubblicità video basata sui dati“, con l’obiettivo ultimo di “promuovere una maggiore creazione di valore per il settore pubblicitario televisivo”.

Il tutto, ponendo un importante accento sulla privacy dei consumatori: i dati di ciascun partecipante, sia esso un broadcaster o un altro soggetto, permarranno all’interno dei rispettivi sistemi grazie a una serie di livelli di cifratura, con i partecipanti stessi che continueranno a gestire la protezione e la privacy dei rispettivi utenti.

Continuano le “grandi manovre” nel mondo del video

Oltre ai partecipanti già annunciati, Comcast ha fatto sapere di essere in trattative con altri broadcaster, distributori, produttori di dispositivi e marketer statunitensi ed europei. Per Mediaset, che è tra i “founding partner” dell’iniziativa, l’ufficializzazione di questa collaborazione giunge a pochi giorni di distanza dall’annuncio di un’altra partnership internazionale per lo sviluppo della pubblicità video digitale: la joint venture European Broadcaster Exchange creata con i tedeschi di ProSiebenSat.1 e i francesi di Gruppo TF1.

Continuano, dunque, le “grandi manovre” tra i big della tv e del media internazionale, finalizzate a guidare lo sviluppo del ricco mercato della pubblicità televisiva che convergerà sempre di più nel mondo digitale. Anche attraverso alleanze strategiche finalizzate a raggiungere l’efficienza tecnologica e la massa critica necessarie a contrastare i colossi del web.

Mediaset, ProSiebenSat.1 e TF1 insieme per il programmatic video

Mediaset, ProSiebenSat.1 e il gruppo TF1 danno vita ad una joint venture con la volontà di giocare un ruolo da protagonisti del mercato della pubblicità digitale e contrastare così il dominio degli Over The Top.

Le tre realtà, operative rispettivamente in Italia, Spagna, Germania e  Francia, lanciano Ebx, European Broadcaster Exchange, realtà creata per rispondere alla sempre crescente richiesta di brand safety e di campagne video paneuropee di alta qualità e su larga scala. La nuova società avrà sede a Londra, in quanto sede delle più importanti agenzie media specializzate nella pianificazione di campagne a livello continentale. L’accordo sarà soggetto all’approvazione delle Autorità garanti della concorrenza europee. Una volta ottenuto il via libera, la società costituirà la forza vendita e attiverà la piattaforma congiunta per la pubblicità video digitale.

Per la prima volta, alcuni dei principali gruppi televisivi europei hanno siglato un’alleanza per guidare lo sviluppo della pubblicità televisiva che convergerà sempre di più nel mondo digitale. L’attività di Ebx riguarderà principalmente campagne video programmatic che comportano la gestione automatizzata e su database di vendite e acquisti di pubblicità digitale.

L’alleanza strategica tra broadcaster come Mediaset Italia, Mediaset España, ProSiebenSat.1 e TF1 permetterà di raggiungere oltre 250 milioni di persone, una massa critica in grado di fronteggiare i colossi del web mondiale.

In più, la comune strategia per l’innovazione creerà nuove opportunità per gli investitori: il mercato della pubblicità video programmatica infatti sta crescendo in maniera dinamica, attualmente del 45% annuo solo considerando l’Europa occidentale. E grazie al modello aperto, anche altri gruppi media europei potranno decidere in futuro di collaborare con Ebx.

«Questa joint venture è una risposta concreta all’attuale scenario video digitale», commenta Stefano Sala, membro del CdA Mediaset e Ceo di Publitalia, «Mediaset, Prosieben e TF1, in qualità di broadcaster leader in Europa, condividono la stessa visione strategica e gli stessi valori. Vogliamo che i nostri clienti pubblicitari raggiungano i consumatori in un ambiente di qualità e brand safety, con la trasparenza e l’efficacia che distinguono i nostri prodotti. Siamo in una posizione unica ed esclusiva per disegnare e guidare insieme la roadmap della pubblicità premium video».

Mediaset, TF1 e ProSiebenSat.1 sono già membri della European Media Alliance, la rete delle principali aziende televisive europee lanciata nel 2014 per creare sinergie condivise e opportunità di investimenti. Nel gennaio 2017, le tre aziende hanno annunciato una collaborazione nell’area delle reti multicanali (multichannel networks o MCNs): TF1 e Mediaset fanno infatti parte di Studio71 – l’azienda di cui è Ad Piersilvio Berlusconi ha acquisito una partecipazione del 49% – sussidiaria di ProSiebenSat.1, una delle tre principali MCNs al mondo con poco meno di 7 miliardi di video views al mese.

Addressable adv e Programmatic al centro delle strategie di Mediaset

L’incremento della quota pubblicitaria di Mediaset sul mercato italiano verte anche sullo sfruttamento della pubblicità addressable e venduta in modalità programmatica. E’ quanto spiega la società nelle slide che accompagnano la presentazione agli analisti finanziari delle linee guida del gruppo al 2020, avvenuta oggi a Londra.

Mediaset, come anticipato ieri dalla società, punta a raggiungere entro il 2020 una quota del comparto della pubblicità compresa tra il 39% e il 39,5%, in decisa crescita rispetto all’attuale 37,4%. Considerando che nel 2018 Auditel metterà a punto il suo nuovo sistema di rilevazione degli ascolti su tutti i device presenti sul mercato, monitorando la cosiddetta Total Audience, e il forte boom atteso delle vendite delle smart tv, il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi intende valorizzare la sua offerta multimediale di contenuti, tv, radio e digital, adottando sempre di più un approccio data-driven sul fonte commerciale. Anche perché i prezzi degli spot, grazie all’adozione di soluzioni di pianificazione sempre più targetizzate, sono dati in aumento di circa il 10-15%.

Stando al nuovo piano industriale, l’ebit del gruppo Mediaset migliorerà entro il 2020 di 468 milioni di euro, di cui 90 milioni arriveranno proprio dall’incremento delle quote di mercato nella pubblicità italiana. Altri 45 milioni sono invece attesi dal miglioramento del mix di investimenti e ottimizzazione, 10 dall’esecuzione del piano industriale sulle attività radiofoniche, 123 da miglioramenti organizzativi e, soprattutto, 200 dal nuovo modello di pay-tv.

Dopo il mancato acquisto da parte di Vivendi, Mediaset ha deciso di rilanciare l’offerta Premium, oggi in perdita, con un nuovo modello di business per il quale, è stato spiegato oggi a Londra, è prevista la “sostenibilità con o senza calcio”. Mediaset intenderebbe comunque partecipare alle prossime aste per la Champions League e per la Serie A, ma è difficile che presenti offerte monstre come avvenuto in passato. La nuova Premium, con costi più leggeri rispetto ad oggi, si posizionerà sul mercato da un lato come produttore di canali per altri operatori (sia tv sia telco), dall’altro come fornitore della propria piattaforma tecnologica a tutti i produttori di contenuti interessati ad un’offerta pay.

Televisione ma anche radio e digitale: sono queste le tre aree strategiche di business su cui si concentreranno gli investimenti del gruppo di Cologno. Nel settore radio Mediaset è dunque pronta a cogliere nuove “opportunità per un ulteriore consolidamento della leadership”, dopo la costituzione nel 2016 di Radio Mediaset a seguito dell’acquisizione della maggioranza del gruppo Finelco. In questa area di attività, il gruppo prevede una crescita dei ricavi del 15%-20% dopo che gli ascolti sono saliti in media del 15% nel terzo trimestre 2016.

Su fronte digitale è confermato entro la fine dell’anno il lancio di una nuova piattaforma che andrà ad affiancarsi a Infinity, l’offerta di streaming a pagamento del gruppo (Svod, Subscription video on demand) di contenuti premium. La piattaforma sarà gratuita ma con pubblicità (il modello è l’Advertising video on demand) e proporrà una library dei contenuti Mediaset in chiaro fruibili “on demand”, oltre a produzione native per il digital (potendo contare sul prossimo lancio nel nostro mercato d Studio 71 e sulla partecipazione in Blasteeme). Il modello sarà ibrido, dal momento che sarà possibile accedervi anche pagando un abbonamento e potendo così vedere i contenuti senza inserzioni pubblicitarie.

Addressable Tv, al via cinque campagne multi-schermo su Premium Play

Nel mese di ottobre, riporta la newsletter della concessionaria Digitalia ’08, sono state varate le prime cinque campagne di addressable tv su Premium Play.

Veicolate su televisione, pc, tablet e smartphone, le campagne raggiungono segmenti profilati dei clienti della piattaforma on-demand del Biscione, una base costituita da circa un milione di famiglie e 2,8 milioni di persone.

Gli inserzionisti possono scegliere le aree geografiche verso cui indirizzare la propria pubblicità ed è inoltre possibile selezionare le famiglie con il più elevato indice di consumo di 35 diverse categorie merceologiche di settori disparati, tra cui food&beverage, personal care, automotive, finance, gaming, retail, luxury e telco&tech.

Queste iniziative di addressable tv rappresentano la prima, concreta applicazione delle tecnologie programmatiche alla televisione da parte della società. Nel mese luglio, l’amministratore delegato di Pubblitalia, Stefano Sala, aveva descritto una precisa roadmap che la concessionaria avrebbe seguito per sviluppare e ampliare la sua offerta di pubblicità data-driven sugli schermi televisiv.

Programmatic TV, gli approcci (contrastanti) dei due principali broadcaster italiani

Prendere l’esperienza del Programmatic buying sui mezzi digitali, e importarla sugli schermi tradizionali della tv: una possibilità a cui parte del mercato guarda con interesse e che in certi Paesi inizia ad essere una possibilità concreta: negli Usa, secondo stime di eMarketergià quest’anno la spesa in Tv programmatica crescerà del 127,8% a 710 milioni di dollari e nel 2018 si stima raggiungerà i 4,4 miliardi di dollari.

Ma come può una piattaforma di compravendita automatizzata essere applicata a un mezzo “offline” come la tv? Il primo passo è quello di connetterla alla rete: la condizione alla base del Programmatic tv è infatti che è che il bacino televisivo in questione sia “addressable”, ossia che la trasmissione passi attraverso dispositivi “indirizzabili” dall’operatore. Non per nulla, il mercato del Programmatic TV si sta sviluppando a partire da quei Paesi, come appunto gli Stati Uniti, ma anche l’Australia, dove per motivi storici, geografici e culturali la tv via cavo è storicamente più sviluppata. Ora però, con la diffusione delle smart tv e in generale dell’offerta televisiva via internet si aprono nuove prospettive, tutte comunque ancora da verificare in relazione alla maturità e alla spinta verso l’innovazione dei singoli mercati.

Secondo Phil Duffield, capo dell’advertising di AOL, uno dei player maggiormente impegnati allo sviluppo del mercato del video adv online in chiave tecnologica, il Programmatic tv è «inevitabile», ma anche «estremamente complesso», e «richiede del tempo per essere portato a termine nella maniera più profittevole per aziende e broadcaster».

Occorre ricordare, a questo proposito, come il mercato del Programmatic adv nel nostro Paese dovrebbe arrivare a valere qualcosa come 300 milioni di euro quest’anno, quindi meno di un centesimo rispetto ai 3,65 miliardi di euro in pubblicità raccolti nel 2015 dalla tv con logiche di mercato molto “tradizionali” e caratterizzate da forte concentrazione. In quest’ambito, un fuga verso il programmatic potrebbe suonare prematura, e addirittura confondere i clienti, già alle prese con uno scenario dei media in rapida evoluzione in cui la tv appare come una solida certezza. Fatta questa premessa, come si stanno muovendo i due principali broadcaster italiani su questo terreno?

La Rai: «Relazione one-to-one con i clienti»

«Il Programmatic TV? Non ci interessa, lo lasciamo ad altri». Con una dichiarazione che è suonata a metà tra battuta e dichiarazione d’intenti, Fabrizio Piscopo, AD di Rai Pubblicità, ha chiarito che nei piani della tv pubblica non c’è l’intenzione di sviluppare un’offerta pubblicitaria assimilabile al programmatic, almeno nel prossimo futuro.

Per l’a.d. di Rai Pubblicità, intervistato a margine della recente presentazione dei palinstesti Rai, il motivo di questa posizione è principalmente uno, ossia proteggere l’attuale modello diretto di relazione con gli spender pubblicitari: «Per noi – ha sottolineato – la relazione con il cliente è one-to-one, preferiamo seguire ognuno di loro in modo individuale e dedicato».

Niente avversione nei confronti della tecnologia, dunque, e del resto la voglia da parte di Rai di cavalcare le innovazioni tecnologiche è testimoniata da recenti avvenimenti come il lancio di Open Square, una piattaforma web (accessibile anche da smartphone e tablet), che consente agli utenti di entrare, consultare l’offerta nel dettaglio, prenotare spazi e avere immediatamente tutte le informazioni utili alla pianificazione (qui il nostro articolo dedicato). Iniziativa che a detta di Piscopo sta andando molto bene: «L’obiettivo è rendere più agevole la vita dei centri media. I test sono andati benissimo e Open Square è già stata usata da Mediacom per pianificare due campagne».

D’altra parte, se il Programmatic non è nei progetti di Rai a livello televisivo (per il momento) ciò non toglie che faccia invece parte della strategia sul fronte online, almeno per quanto riguarda la display adv. Dallo scorso settembre, Rai vende in Programmatic parte dell’inventory delle sue property web e mobile attraverso la piattaforma di Rubicon Project e, dopo un’iniziale limitazione dell’offerta all’open auction, ha iniziato a gennaio a vendere spot in private deal, forte della sua offerta di contenuti premium.

Mediaset, una road map in tre tappe

Più agressivo appare invece l’approccio al fronte programmatic da parte di Publitalia/Mediaset.

Recentemente infatti l’a.d. di Publitalia Stefano Sala ha parlato di quella che sarà la strategia di approccio della concessionaria al Programmatic Tv (qui il nostro articolo dedicato). La concessionaria ha elaborato una roadmap che ruota intorno a tre parole chiave: Automatic, Addressable e Programmatic, appunto. E se su quest’ultimo punto Sala ha ammesso che i tempi saranno ancora lunghi, tuttavia dalle sue parole l’intenzione di approcciare il data-driven è apparsa chiara: «L’attivazione di un sistema in grado di gestire almeno una parte di inventory attraverso una piattaforma con caratteristiche programmatiche assimilabili a quelle dell’online è nei nostri piani – ha detto Sala -. Prima però vogliamo imparare dall’esperienza della Rete, dove già oggi il 15% della nostra inventory viene venduta in programmatic».

Ad ogni modo, lo sviluppo di offerte programmatiche, o almeno di segmentazioni più evolute rispetto agli attuali modelli potrebbero essere favorite, dal prossimo anno, dall’arrivo sul mercato del nuovo protocollo di trasmissione Hybrid Broadcast Broadband TV, un nuovo standard industriale per la televisione digitale ibrida che ha lo scopo di armonizzare la trasmissione tradizionale, l’IPTV e i contenuti di intrattenimento a banda larga con le TV collegate a internet.

Lo standard, già diffuso in alcuni Paesi, dovrà essere adottato in tutta Europa nel 2017, dando senza dubbio una spinta al rapporto tra tecnologia e tv in chiave anche pubblicitaria.

Mediamond: nuova spinta sul Programmatic dopo l'accordo tra Mediaset e Yahoo

Nell’ambito di una generale riorganizzazione globale delle sue attività, Yahoo si appresta a chiudere la sua sede in Italia.

La notizia, anticipata a Engage da un portavoce di Yahoo, è stata poi confermata in serata dal ceo della società Marissa Mayer, che in occasione della presentazione dei dati di bilancio Q4 e annuali 2015, ha descritto il nuovo business plan di Yahoo. Piano che, nell’ambito di una netta strategia di riduzione dei costi e concentrazione degli sforzi sui core business, vede anche la chiusura di vari sedi locali, tra cui anche quella nel nostro Paese.

Se, a partire dal secondo trimestre 2016, le attività editoriali di Yahoo in Italia verranno curate dalla sede londinese, per quanto riguarda l’offerta pubblicitaria, questa passerà invece in mano a Mediaset, che per i prossimi tre anni agirà come rivenditore di tutta l’offerta pubblicitaria del gruppo nel nostro Paese, che comprende display, native, video e content marketing.

Un’intesa importante, che pone di fatto sotto i riflettori Mediamond, la concessionaria per la pubblicità online, radio e stampa periodica di proprietà di Mediaset e Mondadori (al 50%). L’accordo tra Mediaset e Yahoo, infatti, porta in dote a Mediamond audience, ma anche e soprattutto tecnologie.

Secondo i termini previsti dall’accordo, infatti, la concessionaria beneficerà del ricco patrimonio strumenti proprietari di Yahoo: Gemini, la piattaforma di native proprietaria di Yahoo, sarà a disposizione dei partner della concessionaria, mentre Tumblr, social network e publishing platform, rappresenterà un nuovo asset per i progetti crossmediali di Mediamond e Publitalia.

E a questo si aggiunge anche il programmatic advertising, che Mediamond ha messo a partire dallo scorso anno al centro della propria strategia di sviluppo, anche chiamando a occuparsene l’ex managing director di Xaxis, Paola Colombo. Su questo fronte, grazie all’accordo con Yahoo Mediamond avrà accesso privilegiato alle tecnologie di Brightroll, brand sotto cui Yahoo raggruppa tutta la propria offerta di servizi e tecnologie per programmatic.

«Questa collaborazione si inserisce in modo naturale nel percorso già iniziato da Mediamond che vede nel programmatic la strada per valorizzare gli asset editoriali del nostro portfolio. Yahoo e Mediamond sono infatti partner totalmente complementari: Yahoo porta in dote la sua connotazione tecnologica insieme a una grande audience digitale, Mediamond la riconoscibilità editoriale dei suoi brand», ha dichiarato Davide Mondo, amministratore delegato della concessionaria.