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Viewability, poco accordo sulla definizione proposta

Secondo le ultime previsioni del Politecnico di Milano, la spesa in pubblicità online advertsising in Italia potrebbe arrivare a valere il 30% del totale mercato adv sui media italiani.

In Italia come in tutto il mondo, tra gli investitori cresce l’attenzione per la pubblicità online, è in quest’ambito la viewability si configura come un tema chiave del prossimo futuro.

In base a una recente ricerca americana di The 614 Group e AdMonsters, il 60,7% degli operatori del mercato pubblicitario cita la viewability come la più grande sfida per l’editoria digitale, e solo il 33,6% crede che la maggioranza dei publisher avrebbe saputo offrire al mercato alti standard di viewability entro la fine del 2015.

C’è di più:da molti gli standard attuali di definizione della viewability sono ritenuti inadeguati: attualmente, il punto di riferimento sul mercato sono i parametri fissati dal Media Rating Council e IAB, secondo cui un banner è da considerarsi “viewable” nel momento in cui il 50% dei pixel di cui è composto si trova in un’area dello schermo visualizzata dall’utente per almeno un secondo. Ma le discussioni su questo tema, specie negli Usa, sono frequenti, e solo il 30% dei professionisti intervistati durante la recente ANA Conference ha effettivamente adottato la definizione di viewability proposta dal Media Rating Council.

Invece, la maggioranza ritene che i pixel in view per almeno un secondo affinché un banner sia considerato visibile dovrebbero essere il 75% o più.

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Lo stessa discussione è stata aperta anche per i video: in questo caso per gli standard correnti la viewability si raggiunge con il 50% dei pixel in area visibile per almeno 2 secondi, ma la maggior parte dei rispondenti sostiene che uno spot dovrebbe essere visibile per 5 secondi o più.

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