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Cortina 2026: in gioco anche creativi e pubblicitari

Patrimonio mondiale dell’UNESCO, la splendida località sciistica di Cortina d’Ampezzo è ricca di storia e da centinaia d’anni attrae visitatori da tutto il mondo. Ma, ciò che renderà davvero visibile questa bellissima location, sono le Olimpiadi invernali del 2026.

La trasmissione di eventi sportivi di alto livello di questo tipo porta dei grandi vantaggi per i marchi, consentendo loro di entrare in contatto con un vasto pubblico altamente coinvolto. Si stima che circa la metà della popolazione mondiale, ad esempio, si sia sintonizzata per le Olimpiadi di Rio 2016 su TV “tradizionale”. È facile prevedere che Cortina sotto i riflettori sarà l’occasione perfetta per i pubblicitari per raggiungere reach importanti  tramite l’offerta video delle emittenti.

La tecnologia digitale odierna ha cambiato le regole del marketing dello sport, consentendo ai fan di vivere l’avvenimento dal vivo e in tempo reale, a casa o on-the-go. La tecnologia digitale rende i grandi spettacoli sportivi, sia in Italia sia a livello internazionale, più accessibili e coinvolgenti. Alla recente Coppa del Mondo femminile, ad esempio, la sola partita Italia-Brasile ha attirato l’incredibile cifra di 6,5 milioni di spettatori.

Con così tante scelte a portata di mano, i fan non si preoccupano più di come visualizzare i loro contenuti sportivi preferiti, ma solo di accedervi e goderseli quando e dove desiderano. E in Italia non è diverso. Mentre la visione della TV online è sicuramente in crescita – con gli abbonamenti aumentati di 2,9 milioni in soli 12 mesi – gli italiani dedicano più tempo alla TV lineare rispetto al resto d’Europa. In più, anche i canali social stanno rapidamente diventando una parte importante del marketing mix, basti pensare a UEFA 2016 con i suoi 360k tweet durante la partita Italia-Germania o agli hashtag delle campagne di Coca Cola, Unieuro, SNAI e della squadra nazionale italiana di calcio, gli “Azzurri”, tutte attività di marketing che hanno generato un alto coinvolgimento durante tutto il torneo.

Potendo utilizzare diverse piattaforme, le emittenti stanno cogliendo l’opportunità di coinvolgere più spettatori contemporaneamente fornendo una narrazione senza soluzione di continuità degli eventi sportivi, rendendoli particolarmente attraenti per i marchi interessati ad investire in pubblicità multicanale. La RAI, ad esempio, durante UEFA 2016, ha fornito 200 ore di commenti in diretta, notizie sportive e programmi dedicati per suscitare l’interesse degli spettatori (oltre 190 ore di copertura), coinvolgendo allo stesso tempo più di 770.000 utenti tramite la sua app dedicata, RaiEuro. La campagna ha portato a una media di quasi 8,5 milioni di telespettatori (con un picco di 17 milioni durante i rigori tra Italia-Germania).

Allo stesso modo, le Olimpiadi di Rio 2016 hanno costituito la piattaforma perfetta per la pubblicità multicanale. Infatti, oltre 42,3 milioni di fan hanno seguito l’offerta multicanale della RAI e, ogni giorno, più di 700.000 utenti si sono collegati agli account Facebook e Twitter dell’emittente. Questa tendenza di trasmissione e coinvolgimento multicanale continuerà ad evolversi nel prossimo decennio preparando la scena per Cortina 2026, con opportunità sempre più diversificate. Come possono, dunque, pubblicitari e creativi trarre vantaggio dal panorama video premium e iniziare a pianificare in anticipo le campagne promozionali per Cortina?

Adozione di un approccio combinato

Indipendentemente dalla scelta della piattaforma, la chiave per fornire pubblicità pertinente e coinvolgente è concentrarsi sul video premium durante la campagna. Gli operatori devono abbandonare strategie di campagna frammentate e adottare invece un approccio più olistico, basato sui dati, se vogliono beneficiare della combinazione di strumenti lineari, digitali e social durante i principali eventi sportivi. Per instillare fiducia in tale approccio, l’industria del video deve trovare un linguaggio comune. È cruciale trovare un accordo sia sugli standard di qualità che sulle metriche di misurazione, per alleviare le attuali frustrazioni degli inserzionisti legate alla misurazione dell’audience, qualità dell’inventory e distribuzione dei contenuti, creando così un ecosistema più trasparente e sicuro per i brand.

Le nuove metriche stabiliranno condizioni di parità per tutti

Sfruttare le capacità dell’addressable TV – che consente un’analisi del pubblico più granulare, e di fornire contenuti più mirati e personalizzati agli spettatori – è fondamentale per costruire e mantenere i livelli di coinvolgimento con i fan più appassionati. Pertanto, le tecniche di misurazione devono essere compatibili tra canali e dispositivi. Mentre i canali digitali sono intrinsecamente più facili da misurare grazie a tecnologie ormai molto sofisticate, le metriche lineari si stanno rapidamente evolvendo per consentire un’analisi più olistica delle campagne. Ad esempio, Discovery ha introdotto una nuova funzionalità che ha consentito la misurazione del consumo totale di video e dell’engagement realizzata della copertura di Eurosport delle Olimpiadi invernali del 2018. Se anche le emittenti italiane adotteranno una strategia simile, brand ed inserzionisti troveranno la pista spianata a Cortina 2026.

Gli standard di qualità garantiranno che i marchi non vadano fuori pista

Visto l’attuale confronto tra digitale – ancora in evoluzione – e TV lineare, che mantiene la sua posizione in sicurezza, e l’avanzata dei social media, non passerà molto tempo prima che emergano standard volti a garantire un vasto inventario di qualità e che permettano ai pubblicitari di raggiungere le loro audience su tutti i canali. Definendo le migliori prassi, le emittenti e i partner tecnologici possono preparare il terreno giusto per la condivisione dei contenuti sportivi brand-safe e senza interruzioni, che offra ai pubblicitari la possibilità di successo negli eventi sportivi di oggi e futuri.

Situato in un Paese che ha una passione speciale per lo sport, lo splendido sfondo di Cortina fornirà l’arena perfetta per creativi e pubblicitari desiderosi di raccontare e condividere le proprie storie. Grazie alla convergenza tra TV tradizionale e il digitale e i contenuti social in continua crescita, le emittenti e i marchi che vogliono coinvolgere un pubblico vasto e ottenere i migliori risultati dalle proprie campagne, devono adottare un approccio multipiattaforma che abbracci soglie di alta qualità e metriche standardizzate.

Un approccio olistico alla monetizzazione

I proprietari dei media stanno rapidamente raggiungendo un punto di snodo nelle loro strategie di monetizzazione, dove il successo futuro sarà determinato dalla decisione di adottare una continua rottura degli schemi.

Poiché l’evoluzione delle abitudini di visualizzazione ha modificato il panorama televisivo e video, grazie alla molteplicità di dispositivi e canali, è emersa la necessità di adeguare di conseguenza sia il modo in cui viene raggiunta l’audience, sia il modo in cui viene misurato e ottimizato il ROI. I servizi di streaming stanno valutando quanto fare affidamento sulla continua crescita di utenti e di abbonamenti, al fine di finanziare la creazione di contenuti di qualità. Allo stesso tempo, le emittenti sono consapevoli che i budget destinati alla pubblicità sono sempre più divisi tra diverse piattaforme.

In questo complesso contesto, definire il modo migliore per sfruttare i propri contenuti può sembrare un compito arduo per i proprietari di media. Tuttavia, al fine di massimizzare i profitti, i proprietari dei media devono seguire l’esempio degli utenti che utilizzano più dispositivi contemporaneamente e assumere un approccio più olistico rispetto alla monetizzazione dell’inventory.

Adattarsi alla frammentazione dei media

Sebbene la TV lineare rimanga un mezzo di comunicazione affidabile per la distribuzione di contenuti, con una visualizzazione media da parte dell’utente italiano di quattro ore di programmazione al giorno, l’uso di piattaforme online sta aumentando. Si prevede che la penetrazione della “broadband TV”, già disponibile in 3,5 milioni di case, raggiunga gli 8,5 miliardi entro il 2020, quando le piattaforme online costituiranno oltre il 61% del mercato pay TV. L’importanza della diversificazione degli introiti risulterà evidente poiché la convergenza si avvicina, favorendo una maggiore frammentazione dell’attenzione dell’audience, oltre all’integrazione di canali digitali e offline.

Al fine di ottimizzare il valore dei contenuti nelle diverse piattaforme, i proprietari dei media dovranno utilizzare una metodologia di monetizzazione ibrida ad ampio spettro che sia in grado di passare velocemente da un approccio ad un altro (inserzioni pubblicitarie, abbonamento o transazionale), a seconda del modello che offra i risultati e l’esperienza migliori.

La domanda che si pone è come arrivare a questa soluzione.

Agevolare un processo decisionale più efficiente

Prima che i proprietari dei media possano applicare efficacemente un metodo di generazione di introiti flessibile, è necessario porre le giuste basi, partendo da un’evoluzione in termini di percezione. L’atteggiamento nei confronti del valore dei contenuti deve cambiare: è necessaria una maggiore attenzione rivolta al calcolo del valore per l’intera durata dei contenuti e agli introiti prodotti complessivamente da ciascun utente, invece di analisi approfondite ma slegate l’una dall’altra sulle singole modalità in cui vengono ottenuti gli introiti. Sarà inoltre di fondamentale importanza abbattere le barriere tra contenuti commerciali e pubblicitari.

I team dedicati a queste aree, pur agendo contemporaneamente tra loro, hanno tradizionalmente operato in quanto entità completamente separate. Tuttavia, per raggiungere decisioni ponderate sui metodi di monetizzazione, è necessario che le aziende media dispongano di una visione completa dei contenuti mostrati agli utenti, non solo quelli pubblicitari. Fortunatamente, raggiungere questo obiettivo non è difficile come sembra. Grazie ai progressi fatti in materia di strumenti di analisi, è ora possibile raccogliere e accorpare i dati relativi ad abbonamenti e inserzioni pubblicitarie, compresi i dati storici di visione, all’interno di un database unificato. Utilizzando funzionalità di intelligenza artificiale è possibile creare modelli su base predittiva, stimando con precisione i risultati derivanti dall’applicazione di strategie e parametri diversi, sia che si tratti del costo complessivo delle tariffe di abbonamento o il CPM dell’inventory pubblicitaria.

Dedicarsi alla combinazione di introiti ideale

A un livello pratico una visione olistica sulle strategie di monetizzazione dovrebbe essere utilizzata per confrontare i modelli, identificare quello che apporterà il massimo rendimento ed effettuare i necessari test di validazione. Ad esempio, l’applicazione di strumenti di monitoraggio efficienti e tecnologie predittive potrebbe dimostrare come la stima degli introiti derivanti dalla pubblicità per un particolare programma superi la perdita derivante da abbonamenti o pagamenti una tantum, individuando nel modello basato sulle inserzioni pubblicitarie quello in grado di migliorare i profitti. Valutando costantemente i proventi previsti per modalità di visualizzazioni specifiche (lineare, catch up, streaming), gli operatori dei media possono adeguare i modelli di monetizzazione ai metodi più efficaci di diversificazione dei contenuiti e incremento dell’audience.

Per un’emittente che deve affrontare un alto costo di contenuti, il modello ideale potrebbe essere ibrido, combinando modelli di pagamento legati alla fruizione del contenuto al modello di monetizzazione pubblicitaria. Ma la monetizzazione pubblicitaria non è necessariamente una strada obbligata, ad esempio dare la possibilità di visualizzare alcuni eventi live senza inserzioni pubblicitarie per una tariffa una tantum, o diverse partite di un campionato durante l’anno con un abbonamento, offre una maggiore scelta ai proprietari dei media che devono rientrare dei costi elevati di distribuzione. Per quanto riguarda i servizi di streaming, una monetizzazione versatile potrebbe comportare un processo inverso: utilizzare contenuti che sono legati a significativi introiti degli abbonamenti e renderli disponibili al mercato pubblicitario che sfrutterà la possibilità di raggiungere grandi audience di appassionati, a fronte di CPM elevati.

Per eccellere nonostante i continui cambiamenti, le aziende media devono adattarsi. La visualizzazione versatile è già iniziata e presto la maggior parte delle audience televisive non sarà più legata a canali specifici, passando in modo fluido da contenuti online a contenuti offline nelle modalità e tempistiche desiderate dall’utente. Di conseguenza, le emittenti e i servizi di streaming devono evolvere con i propri utenti, allontanandosi da modelli chiusi di monetizzazione e approcciando un futuro olistico. Grazie all’adozione di strumenti di analisi che abbattono il muro tra contenuti commerciali e pubblicitari, fornendo insight trasversali, gli emittenti e i servizi di streaming hanno finalmente l’opportunità di applicare la monetizzazione flessibile, armonizzando modelli diversi con lo scopo di generare il massimo rendimento in una combinazione di media in costante espansione.

Perché la collaborazione è essenziale per il futuro di TV e video advertising

Il modo di guardare la televisione è cambiato, ma non come si potrebbe pensare. Nell’era del digitale spesso si è portati a credere che nelle nostre case i connected device abbiano preso il posto dei televisori. Eppure la realtà è decisamente più complessa. L’ultimo Video Monetization Report di Freewheel evidenzia infatti che i contenuti video vengono fruiti sia nei formati tradizionali che premium da una moltitudine di dispositivi differenti: desktop e mobile prendono il sopravvento durante il giorno, mentre la preferenza degli utenti tende a utlizzare  servizi di Video on Demand da set-top box (STB VoD) e Over-the-Top (OTT) nelle ore serali. In sintesi possiamo affermare che l’esperienza di visualizzazione non conosce più confini.

Sarebbe dunque auspicabile che il mercato della pubblicità seguisse la stessa dinamica e TV e video advertising diventassero un’entità unificata.

Dopotutto, oggigiorno i consumatori considerano TV e video come due tasselli della medesima esperienza di visualizzazione, indipendentemente dalla modalità di accesso ai contenuti, e si aspettano che tutte le componenti di tale esperienza (comprese le pubblicità) siano coerenti e coinvolgenti. Le emittenti dovranno tuttavia adottare un approccio più olistico se intendono far fronte a queste nuove esigenze, mentre la formazione di nuove alleanze potrà contribuire a massimizzare le inventory e le attività di monetizzazione. Alcuni dei più importanti nomi del settore, sia in Europa che altrove, stanno già sperimentando i benefici della collaborazione e vi è una speranza crescente che anche altri decidano di intraprendere lo stesso percorso.

L’unione delle emittenti

In un panorama caratterizzato da rapidi mutamenti, la creazione di un ambiente pubblicitario sicuro è fondamentale per offrire agli utenti un’esperienza ottimale, e la collaborazione tra emittenti rappresenta una tecnica efficace per raggiungere tale scopo. Lavorando insieme, le emittenti non solo saranno in grado di comunicare efficacemente con le audience di interesse, ma potranno anche garantire una maggiore trasparenza. E proprio quest’ultima rappresenta un aspetto chiave tanto per i consumatori quanto per le brand.

Visto il numero di potenziali benefici, non sorprende che la quantità di collaborazioni tra emittenti sia in aumento. Nel settembre dello scorso anno, il gruppo Mediaset ha avviato una collaborazione con altre importanti gruppi televisivi europei, ovvero Mediaset España, TF1 Groupe (Francia) e il gruppo Prosiebensat.1 (Germania), dando vita allo European Broadcaster Exchange (EBX). L’emittente britannico Channel 4 non ha tardato a esprimere interesse nell’iniziativa e ha annunciato una partnership con EBX, in esclusiva per il Regno Unito, solo due mesi più tardi. Inoltre, è bene sottolineare che alleanze come questa permettono di accedere a inventory su larghissima scala: nel caso di EBX, gli inserzionisti e gli operatori che collaborano con le emittenti sono potenzialmente in grado di raggiungere ben 160 milioni di utenti sulle piattaforme di VoD europee.

Allinearsi con gli operatori

Mentre l’importanza delle partnership tra le emittenti è indubbia, queste ultime dovrebbero anche formare alleanze con gli operatori, specie con quelli che erogano addressable advertising su piattaforme TV e VoD. Così facendo, potranno far leva sui vantaggi derivanti dai processi semplificati di compravendita degli spazi (come la tecnologia programmatica basata sui dati), garantendo al tempo stesso la qualità e l’assenza di frodi a livello di pubblicità televisiva e di premium video. Collaborazioni di questo tipo aiuteranno entrambe le parti a massimizzare in maniera rapida ed efficiente le entrate e le inventory pubblicitarie, ampliando la reach di utenti.

Le emittenti europee stanno rapidamente riconoscendo i potenziali vantaggi derivanti dalla creazione di partnership con gli operatori. A conferma di ciò, l’ultimo Video Monetisation Report di FreeWheel per il quarto trimestre 2017 ha rilevato che la syndication dei contenuti (ovvero la diffusione di contenuti tramite più canali o operatori) è attualmente in crescita: in Europa, il 17% delle ad views complessive per il 2017 riguarda contenuti diffusi per syndication, registrando un aumento del 74% su base annua.

L’istituzione di alleanze di successo tra emittenti e operatori si diffonde oggi a ritmi serrati, anche se non tutto si gioca sulla rapidità. Lavorare fianco a fianco significa anche avere maggiori opportunità di implementare controlli efficaci per creare un ambiente trasparente e brand safe e offrire alle parti coinvolte la possibilità di accedere a dati di misurazione essenziali per ottimizzare le esperienze di visualizzazione.

La convergenza di lineare e digitale

Inizialmente, le emittenti italiane nutrivano timori sulla frammentazione dei contenuti televisivi dovuta alla crescente popolarità delle piattaforme digitali, servizi OTT in primis. Eppure, la capacità della TV di conquistare l’interesse dei telespettatori è rimasta intatta nonostante la moltitudine di contenuti diversi oggi disponibili, e gli studi hanno anzi rilevato che l’utente medio accede a contenuti televisivi da due dispositivi. È dunque evidente che non solo TV e digitale possono coesistere ma, se trattati come parte di uno spettro mediatico unificato, possono addirittura essere utilizzati per amplificare la reach, l’influenza e la redditività di ciascun canale.

Ad esempio, l’accesso a contenuti cross-piattaforma offre agli inserzionisti la possibilità di selezionare con attenzione le piattaforme più adatte alle proprie esigenze, dando vita a un’esperienza transizionale e coinvolgente senza mai abbandonare ambienti premium e brand-safe. Inoltre, il premium video offre contenuti professionali, rights-managed e in linea con l’immagine e reputazione del marchio per coinvolgere le audience su tutte le piattaforme utilizzate.

Questa è probabilmente la ragione che spiega perché, in Italia, la spesa pubblicitaria destinata a TV e digitale (già elevata) è destinata a crescere ulteriormente: nel 2017, il 24% della spesa pubblicitaria per il digitale (equivalente a 479 milioni di euro) nel nostro paese è stata allocata al segmento video, con una quota prevista pari al 29% per l’anno corrente. Nel frattempo, si stima che il 50% degli investimenti complessivi per la pubblicità in Italia si concentreranno sulla TV nel 2018, a fronte di una media globale del 35,5%.

Guardare al futuro

L’evoluzione dell’ecosistema televisivo pone innegabilmente le emittenti di fronte alla necessità di migliorarsi e adattarsi. Il digitale non dovrebbe essere visto come una minaccia, bensì come un formato capace di creare immense opportunità di arricchire l’esperienza degli utenti, favorendo la nascita di un ambiente di video advertising dalle caratteristiche ancora più “premium”. Attualmente, il mercato italiano della pubblicità televisiva ha un valore che sfiora i 4 miliardi di euro, registrando una crescita costante ogni anno. È giunto il momento di sfruttare una tale posizione di forza per creare alleanze in grado di trasportare l’intero settore in una nuova era fondata sulla collaborazione.

Ernst&Young premia StickyADS.tv per il potenziale internazionale

StickyADS.tv, il fornitore di soluzioni software per il video programmatic, è stata insignita del prestigioso premio Start-up of the Year nella categoria Born Global al Premio Imprenditore dell’Anno di Ernst&Young Francia, come riconoscimento del grande potenziale di crescita a livello internazionale. Il premio EY, giunto alla sua decima edizione, nel 2015 è andato per la prima volta a un’azienda del comparto media e ad tech.

Fondata a Parigi nel 2009 da Hervé Brunet e Gilles Chetelat, StickyADS.tv ha vissuto fin da subito una crescita rapidissima, ha oggi sette uffici in Europa e Stati Uniti, impiega 90 persone e cresce a 3 cifre su base annua. In Italia, la società è guidata dallo scorso settembre da Luca Morpurgo (precedentemente a.d. della concessionaria Populis Engage), mentre un altro italiano, Massimo de Magistris, fa parte del management internazionale del gruppo come general manager dell’area Emea.

Luca-Morpurgo-stickyADS.tv
Luca Morpurgo

La ricetta del successo di StickyADS.tv sono stati un mercato in crescita – con una spesa annua globale stimata in 23,7 miliardi di dollari nel 2017 – e una value proposition unica a supporto dei publisher che vogliono adottare soluzioni di video programmatic, consentendo loro di mantenere il pieno controllo e la trasparenza della loro strategia di monetizzazione. StickyADS.tv è oggi distribuita attraverso più di 80 private exchange composti da oltre 5.000 siti e monetizza inventory in oltre 150 paesi.

«Siamo molto orgogliosi di un riconoscimento così importante da parte di Ernst&Young, e di rappresentare l’industria ad tech francese a livello globale. Oggi il 40% dei nostri ricavi è realizzato internazionalmente e abbiamo appena aperto un ufficio a New York quindi questo premio certifica le nostre scelte strategiche», ha commentato Hervé Brunet.

Il video programmatico in Europa: ecco le tendenze del 2015

Una delle principali tendenze del mercato del media digitale di quest’anno è la crescita del video programmatico. Se per molti operatori questa non è una sorpresa, è sicuramente interessante analizzare quelli che sono i driver di questa crescita, in quanto l’aumento organico dell’inventory disponibile da solo non basta a spiegare questo fenomeno.

Il passaggio dei budget dalla TV al video online

Nel 2015 si continua a registrare un aumento dei budget per il video online a scapito della crescita di quelli destinati alla televisione tradizionale. Questo, pur non essendo un fenomeno nuovo, sta assumendo caratteristiche strutturali, con un ribilanciamento che nasce già in fase di definizione delle strategie media e non legato a fenomeni di novità o a opportunità commerciali. Sembra di assistere a un superamento dell’elemento unico di analisi, il costo GRP, e all’affermarsi di una visione più attenta all’interazione dinamica con il consumatore, cercando di seguirlo nelle sue attività quotidiane attraverso molteplici device digitali.

D’altra parte non dobbiamo dimenticare che oltre l’84% dell’utenza globale di Internet dichiara di guardare video online e le cosiddette campagne second screen, ovvero le campagne televisive sincronizzate con quelle di video digitale, hanno fatto registrare ottimi risultati nelle ricerche di brand recall, con aumenti medi di riconoscibilità della brand di oltre il 30%.

Ma sta cambiando anche la modalità con la quale viene comprato e venduto il video digitale. Le aspettative per il 2015 sono di una crescita del comparto video programmatico in Europa di oltre il 90% rispetto allo scorso anno e i dati che noi vediamo sembrano confermare questa previsione. Da un’analisi più approfondita dei dati del video programmatico emerge una forte propensione all’acquisto con modalità DealID o Private Deal, invece la componente Open market è decisamente meno accentuata rispetto al mondo display.

Video-Advertising

La crescita dei Private Exchange

L’aumento del numero degli editori e dei broadcaster che si affacciano al mondo programmatico è strettamente connesso con la crescita dei Private Exchange, ovvero dei market place privati. Questa modalità di gestione delle attività di video programmatico consente ai publisher di mantenere il controllo su tutto il processo di vendita della propria inventory, di applicare al proprio private exchange delle regole personalizzate invece che seguire quelle stabilite da altri – a partire dalla selezione dei buyer – ma soprattutto garantisce un’assoluta trasparenza a tutto vantaggio degli editori premium e i buyer.

I contenuti televisivi migrano verso il digitale

Oggi sempre più consumatori di televisione utilizzano strumenti digitali per parlare di contenuti televisivi. Possiamo dire che il contenuto televisivo migri dalla televisione ad altri schermi. Diventa così naturale per i marketer seguire i propri consumatori in questo percorso. Ma la migrazione coinvolge anche la televisione stessa che vede crescere Video on Demand, On Demand TV e Connected TV. Basti pensare che nel 2015 si stima che il numero di televisori connessi crescerà di oltre 150.000.000 di unità. Per questo motivo tra gli editori e i broadcaster cresce in modo esponenziale l’interesse per la monetizzazione pubblicitaria del traffico generato da queste piattaforme, specialmente in modalità programmatica. Lo scorso aprile in Francia, StickyADS.tv ha lanciato con TF1 la prima piattaforma programmatica di vendita di pubblicità video su canali on demand. Una vera prima mondiale destinata a essere seguita presto da altri broadcaster.

smartphone

Il numero degli schermi aumenta, aumentano le dimensioni dello schermo

Il cambiamento delle abitudini di consumo del prodotto video è sottolineato da due tendenze che, combinate tra loro, stanno portando importanti cambiamenti nelle abitudini dei pianificatori media: la televisione da tempo non si guarda più solo in televisione e gli schermi “alternativi” diventano più grandi per assecondare queste nuove esigenze. Tutti i grandi publisher si stanno attrezzando per non perdere l’opportunità generata dal video mobile – le stime indicano in 38% la crescita annuale della pubblicità video mobile fino al 2017 – e anche in questo caso la componente programmatica diventa un driver importante nelle strategie di monetizzazione degli editori.

L’importanza di viewability e brand safety

Gli editori premium vogliono creare ambienti sicuri e controllati, gli inserzionisti vogliono garanzie di qualità e di efficienza. Per entrambi viewability e brand safety sono argomenti prioritari nell’agenda media. Con ogni probabilità saranno le keyword del 2015 nel mondo del video digitale, programmatico e non.

Dati, dati, dati

Non si poteva non chiudere con la terza parola chiave del 2015: i dati. O meglio i Big Bata. Ne verranno utilizzati tanti, di prima come di terza parte, ma probabilmente si cercherà di analizzarne sempre di più, e le analisi saranno sempre più sofisticate. E si sa, da dati nascono dati, quindi per ipotizzare che nel 2016 questa sarà sempre una tendenza di rilievo non serve saper leggere nella sfera di cristallo.

 

 

Massimo de Magistris nominato general manager Emea di StickyADS.tv

La piattaforma SSP di programmatic video StickyADS.tv, che fornisce tecnologia a importanti editori europei per creare il loro private market place, aggiunge un tassello importante al suo programma di espansione nominando Massimo de Magistris come general manager Emea.

La nomina arriva in un momento di crescita per StickyADS.tv. Nel 2014 l’azienda ha aperto cinque uffici in Europa ed il suo team è cresciuto da 25 persone alle attuali 60.

StickyADS.tv fornisce tecnologia di video programmatico a oltre 60 top publishers, inclusi TV broadcaster, i principali gruppi editoriali europei e i principali ad network. L’ Exchange di StickyADS.tv consente ai sui clienti di gestire inventory multi-device creando marketplace ognuno dotato di regole personalizzate secondo le esigenze del cliente. L’inventory video gestita da StickyADS.tv è passata da 200 milioni a 4 miliardi di impression/mese ed è acquistata regolarmente da oltre 90 media buyer che accedono ogni mese alla piattaforma di StickyADS.tv.

Massimo de Magistris è arrivato in StickyADS.tv nel 2013 come country manager Italy, occupandosi immediatamente dopo anche della Spagna. Esperto manager con alle spalle oltre 25 anni di esperienza nel mondo del marketing e delle comunicazione, de Magistris ha ricoperto molteplici ruoli sia lato inserzionista – in Benetton – sia in gruppi media e Ad Tech company internazionali. Prima di unirsi a StickyADS.tv, de Magistris ha guidato la divisione EMEA di Atlas in Microsoft Advertising dove ha gestito team in cinque paesi.

Nel suo nuovo ruolo, de Magistris sarà basato a Londra – un mercato strategico per StickyADS.tv – e avrà la responsabilità di sviluppare il modello di programmatic private market place video (definito anche come private exchange) in tutta Europa, lavorando insieme ai country manager di UK, Italia, Spagna, Francia, e Germania. De Magistris svolgerà inoltre un ruolo cruciale nel piano di sviluppo di StickyADS.tv, costruendo nuove relazione con publisher e con i buyer.

Hervé Brunet, ceo di StickyADS.tv’s, commenta così la nomina: «In un momento di grande crescita per StickyADS.tv, avevamo bisogno di un manager con un approccio strutturato e una grande determinazione ad accelerare la nostra espansione e consolidare il nostro posizionamento di leader nel programmatic video, in Europa e in altri paesi. De Magistris ha una grande conoscenza del mercato digitale e del mondo programmatico, fatto questo che gli ha consentito di raggiungere risultati eccellenti negli ultimi anni. Riteniamo che non ci sia nessuno meglio di Massimo che possa contribuire allo sviluppo della strategia StickyADS.tv offrendo ai nuovi publisher l’opportunità di gestire il loro private Exchange».

De Magistris ha dichiarato: «Sono davvero entusiasta di poter ricoprire un ruolo chiave in un momento di sviluppo strategico, di crescita globale e di grande importanza per StickyADS.tv. Questo periodo per noi di StickyADS.tv è decisamente elettrizzante in quanto assistiamo ad una crescita esponenziale del programmatic video buying, e sempre più editori premium comprendono i grandi benefici che genera l’adozione del private marketplace all’interno di un contesto brand-safe per l’inserzionista. Non vedo l’ora di iniziare a lavorare con i team di supply e demand per guidare l’espansione di StickyADS.tv in tutta Europa e anche in altri paesi».

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