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Google blocca l’accesso della DSP di Adobe al suo ad exchange in Europa

Google ha bloccato l’accesso della DSP di Adobe al proprio ad exchange in Europa, a seguito del possibile coinvolgimento della piattaforma di acquisto nella diffusione di una forma di malvertising. Lo riporta AdWeek.

Questo significa che gli inserzionisti europei non potranno per il momento utilizzare la DSP di Adobe per acquistare inventory pubblicitarie su Google Ad Manager, tra i più ampi e utilizzati bacini di spazi adv. Alla base della decisione di Big G ci sarebbero preoccupazioni sul fatto che la piattaforma possa aver collaborato alla diffusione di una forma di malvertising nota come “eGobbler”. La decisione non inficia i mercati americani e asiatici.

La notizia, e la sua sua possibile causa, sono state confermate alla testata americana da Phil Duffield, managing director EMEA di Adobe Advertising Cloud, il quale ha dichiarato che il posto di Adobe EMEA nell’ad exchange di Google è stato “temporaneamente messo in pausa” dopo che è stato notato che un annuncio di uno dei suoi clienti statunitensi reindirizzava gli utenti a un URL inaspettato. Un problema a cui Adobe avrebbe già posto rimedio.

“Adesso stiamo lavorando con Google per mettere a punto ulteriori misure per assicurare che ciò non capiti più, e riattivare rapidamente il nostro posto su AdX“, ha aggiunto il manager.

Dal canto suo Google, in una nota di raccomandazione pubblicata sul sito guida di Google Ad Manager, sottolinea il proprio impegno nel prevenire la diffusione di malware sulle proprie piattaforme: “ogni buyer autorizzato sui cui annunci verrà individuato malware sarà sottoposto a una sospensione di minimo tre mesi”.

SpotX rinnova la certificazione del Trustworthy Accountability Group

SpotX ha rinnovato la certificazione del Trustworthy Accountability Group (TAG) per tutti i sigilli ufficiali, inclusi Certified Against Fraud Seal, Certified Against Malware Seal, Certified Against Piracy Seal e il Certified Inventory Quality Guidelines (IQG).

TAG è un programma inter-settore elaborato al fine di eliminare il traffico fraudolento, combattere i malware, prevenire la pirateria su internet e promuovere maggiore trasparenza lungo la filiera della pubblicità digitale.

Il riconoscimento, precisa la nota, sottolinea il continuo impegno della società nel contrastare le frodi e migliorare la sicurezza del marchio in ambiente video. Per soddisfare gli standard di TAG, SpotX ha dovuto intraprendere diverse azioni, come il filtraggio della lista dei domini, della lista di IP dei centri dati e l’implementazione del protocollo Payment ID.

Infine, allo scopo di rispettare il programma di certificazione, aggiunge il comunicato, è scansionata la totalità dell’inventario gestito attraverso la sua piattaforma.

Google Bad Ads Report, rimossi 3,2 miliardi di annunci malevoli nel 2017

È stato diffuso l’ultimo Bad Ads Report, il documento nel quale Google elenca e descrive tutte le azioni intraprese per eliminare inserzioni, siti e operatori ingannevoli in contrasto con le politiche che regolano le tipologie di annunci consentiti. La scorsa edizione del rapporto ha rendicontato le attività relative al 2016.

Complessivamente, nel 2017 sono stati rimossi oltre 3,2 miliardi di pubblicità che violavano le norme della società, come malware e phishing. Sono stati inoltre bloccati 79 milioni di annunci che, all’interno del network, cercavano di indirizzare le persone su siti web che ospitavano malware, e nel corso dell’anno, sono stati oscurati 400.000 di siti web non sicuri.

Eliminate inoltre 66 milioni di pubblicità trick-to-click (ovvero che inducono a cliccare su un’immagine con finalità ingannevoli) e 48 milioni di inserzioni che cercavano di far installare agli utenti dei software indesiderati.

Da Google una nuova tecnologia per proteggere gli inserzionisti

Sono 320.000 gli editori non conformi rimossi dalla rete pubblicitaria. Bloccati, in più, circa 90.000 siti web e 700.000 app per dispositivi mobili. Google ha introdotto una nuova tecnologia che permette di rimuovere gli annunci da oltre 2 milioni di URL ogni mese all’interno della propria rete.

Questa nuova tecnologia è fondamentale per applicare su larga scala le norme che proibiscono di monetizzare attraverso contenuti inappropriati o controversi. Dopo aver esteso, ad aprile 2017, la norma che regola i contenuti dispregiativi o pericolosi in modo da poter includere altre forme di discriminazione e di intolleranza, il Bad Ads Report segnala che sono stati rimossi gli annunci di Google da 8.700 pagine che violavano questa norma estesa.

Contrasto ai contenuti ingannevoli online

Nel 2017, Google scoperto che un piccolo numero di editori si fingevano siti legittimi di notizie localizzati in una città quando in realtà erano truffatori in un’altra città. Degli 11.000 siti web esaminati per una possibile violazione delle norme sui contenuti ingannevoli, ne sono stati bloccati oltre 650 e sono stati eliminati 90 editori dal network.

Sempre più spesso, Google registra violazioni delle norme sull’appropriazione di contenuti (scraping). Questo tipo di violazione si verifica quando qualcuno cerca di guadagnare rapidamente copiando notizie o contenuti da altri siti. Nel 2017, sono stati eliminati oltre 12.000 siti web per aver copiato e duplicato contenuti da altri siti, in aumento rispetto ai 10.000 del 2016.

Per quanto riguarda il tabloid cloaking, il fenomeno per cui alcuni malintenzionati cercano di vendere prodotti inaffidabili attraverso pubblicità non correlate che sembrano delle notizie sensazionalistiche, sono stati sospesi più di 7.000 account AdWords accusati di aver violato la norma relativa. Nel 2016 erano stati 1.400.

Nuove norme per combattere le minacce emergenti

L’aggiornamento delle politiche di Google avviene conseguentemente alla nascita di nuove minacce. Lo scorso anno, sono state aggiunte 28 nuove norme per gli inserzionisti e altre 20 norme per gli editori.

Quest’anno, inoltre, la società sta incrementando le norme relative alla pubblicità dei prodotti finanziari non regolamentati e speculativi, come le opzioni binarie, le criptovalute, lo scambio di valuta estera e i contratti per differenza (CFD). Infine, sono stati aggiornate le norme sul gioco d’azzardo per far fronte ai nuovi metodi di scommesse con oggetti che hanno un valore tangibile (ad esempio, lo skin gambling).

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