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Rocket Fuel, arriva anche in Italia la soluzione “anti-malvertising”

Rocket Fuel ha comunicato il rilascio italiano della sua nuova soluzione per combattere il “malvertising” nell’ecosistema pubblicitario, come avevamo già anticipato nell’articolo dedicato al bilancio della società.

La piattaforma di marketing predittivo usa le Cloud Vision API di Google per riconoscere e rifiutare determinate pubblicità vietate, proteggendo i consumatori e garantendo che le campagne dei clienti siano prive di pubblicità nocive.

Il sistema applica intelligenza artificiale, big data, blacklist e diverse tattiche anti-malware per analizzare approfonditamente le pubblicità. Attraverso lo strumento di Big G, Rocket Fuel può, inoltre, identificare e bloccare numerose pubblicità degli inserzionisti che non presentano un click-through appropriato, oltre a proteggere gli utenti da attività nocive. Questo comporta risparmi significativi per aziende e agenzie, permettendo loro di offrire una migliore esperienza utente.

«Il malvertising e coloro che ne fanno uso rappresentano, da anni, un grosso problema per il settore del digital advertising», ha commentato Enrico Quaroni, Regional Director Southern Europe e Mena Region di Rocket Fuel, «Rocket Fuel è impegnata nella lotta alle pubblicità nocive e, grazie all’utilizzo di tecnologie esterne come le Cloud Vision API di Google, possiamo compiere grandi passi avanti nella protezione di brand, agenzie e consumatori».

Ulteriori funzionalità anti-malvertising della piattaforma di Rocket Fuel includono:

  • Text Inspection: Google Translate si attiva per tradurre automaticamente il testo delle pubblicità in 104 lingue per rilevare prodotti vietati e annunci click-bait.
  • Assisted Automation: se le pubblicità non contengono malware, la scansione avviene in pochi millisecondi. Quando, invece, una pubblicità è considerata sospetta, viene richiesto un controllo umano. In questo caso, le pubblicità vengono analizzate nel giro di alcune ore.

DoubleClick Ad Exchange (AdX) garantisce i massimi livelli di qualità pubblicitaria e richiede ai partner di fornire creatività sane per la sua inventory. Rocket Fuel ha realizzato la sua piattaforma nel rispetto dei severi requisiti di DoubleClick Ad Exchange. Dopo aver verificato il suo successo, la piattaforma è stata resa disponibile ai partner dell’inventory di Rocket Fuel, raggiungendo la cifra di oltre mezzo miliardo di impression al giorno.

Frodi pubblicitarie, crescono le preoccupazioni dei marketer

Nonostante i grandi progressi compiuti nella lotta contro le frodi pubblicitarie (leggi qui l’opinione di Duncan Trigg di comScore sul tema), il fenomeno costa ancora agli inserzionisti display americani miliardi di dollari.

Un sondaggio condotto ad aprile 2016 da MyersBizNet, riportato da eMarketer, mostra chiaramente come questo tema, ed altre questioni ad esso correlato, costituisca la principale preoccupazioni degli operatori. Le frodi dei clic e il traffico bot sono state alcune delle preoccupazioni più citate, in proposito di acquisto e pianificazione media, tra le agenzie e i marketer degli Stati Uniti. Anche la viewability, che si scopre essere sempre più interconnessa con le frodi, è considerata con apprensione dai professionisti.

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Nonostante il tempo, l’attenzione e le risorse impiegate dall’industria per combattere le frodi display, i suoi effetti sono tuttora pervasivi. Uno studio, intitolato “Bot Baseline: Fraud in Digital Advertising” e rilasciato dall’Association of National Advertisers (ANA) e dall’azienda di rilevazioni White Ops, ha scoperto che i livelli di frodi basate sui bot sono rimasti relativamente immutati dal 2014 al 2015 a livello globale. La ricerca ha inoltre previsto un costo per gli inserzionisti pari a 7,2 miliardi per quest’anno.

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IAB e la società di investigazione frodi EY hanno stimato che il traffico non valido sono costati all’industria americana della pubblicità digitale display 4,6 miliardi di dollari nel 2015, somma che include sia l’effetto diretto delle parti fraudolente sia la spesa stimata di 169 milioni effettuata per combattere e neutralizzare il traffico non-umano.

Inoltre, i due enti hanno previsto ulteriori 1,1 miliardi di dollari persi per il “malvertising”, un’etichetta che include pratiche come il dirottamente dei broswer degli utenti, lo scaricamento illegale di virus sui dispositivi e altre operazioni ingannevoli.

L’inventario programmatico, soprattutto quello venduto nei mercati aperti, spesso è più soggetto a frodi rispetto a quello venduto direttamente. Diversamente dagli scambi diretti tra compratore a venditore, i mercati aperti si affidano pesantemente agli intermediari e ciò rende più facile per editori e parti fraudolente inserirsi nella transazione.

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In una ricerca relativa al primo trimestre del 2016 Integral Ad Science ha esaminato negli Stati Uniti un campione di annunci display scoprendo che l’8,3% di tutte le impressioni erano fraudolente, mentre la quota relativa agli annunci venduti direttamente corrispondeva al 2,5%.

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