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Con il programmatic adv non si rischia di deprezzare il valore dell'inventory?

Torna l’appuntamento con “L’esperto risponde”: uno spazio a cadenza settimanale in cui Cristina Pianura, Ceo Italy di Prime Real Time, risponde a una serie di F.A.Q. sul mondo della pubblicità “automatizzata”.

Se avete qualche domanda particolare da sottoporre a Cristina, scriveteci a redazione@programmatic-italia.com!


Con il programmatic adv non si rischia di deprezzare il valore dell’inventory?

La risposta a questa domanda è sia affermativa che negativa.

Il Programmatic Advertising in sé e per sé è la risposta più coerente ed efficace per la miglior valorizzazione possibile del proprio inventory.

L’asta ha il pregio di assegnare l’impression solo al bidder ottimale in quel preciso istante, il Private Deal garantisce che la componente “irrazionale” legata alla Brand Site e al valore riconosciuto dal mercato per quel sito/utente sia comunque remunerata. Lasciar competere anche la vendita diretta con le vendite in Programmatic Advertising è il modo migliore per garantirsi la migliore raccolta pubblicitaria possibile.

Questo tuttavia è vero a fini pratici solo a parità di qualità dell’impression pagata: nel Programmatic Advertising la qualità dell’inventory è una discriminante decisiva del valore.

Viewability, utente unico, bassa frequenza per utente e grossi volumi sono determinanti per raccogliere fatturati decisamente migliorativi della vendita diretta. L’ideale è un sito che conti milioni di utenti, con un ricambio costante ma fidelizzati, ciascuno dei quali esposto a non più di 10 impression per sessione, tutte viewable: una perfezione meramente teorica.

Per la vendita diretta invece, ogni impression ha la stessa valenza, conta solo il volume adservito. Passare da un modello di tipo tradizionale ad un modello Programmatic-Driven può essere dunque molto pericoloso per chi non abbia abbastanza ricambio di utenza, volumi su base audience molto elevati, utenti esposti a decine o centinaia di impression per sessione (teniamo presente che ogni formato pubblicitario in pagina è una impression per utente anche se non viewable) e troppo adv below the fold rispetto all’above the fold o comunque viewable.

Sia chiaro inoltre che qualunque forma di traffico “artificioso” quale ad esempio il traffico da site-under o robot risulta del tutto non monetizzabile dalle SSP più serie sul mercato.

E’ possibile utilizzare i rich media nelle campagne in programmatic buying?

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Se avete qualche domanda particolare da sottoporre a Cristina, scriveteci a redazione@programmatic-italia.com!


E’ possibile utilizzare i rich media nelle campagne in programmatic buying?

La risposta a questa domanda è ovviamente sì.

Il tema della difficoltà di buying relativo ai rich media è figlio di alcune limitazioni di natura tecnica, tipica di alcuni mesi fa. La velocità con cui evolvono le tecnologie rende questo tema già oggi superato.

Questo non significa che tutte le DSP e le SSP siano già perfettamente compatibili per qualunque tipo di formato rich media, anche se i formati video espandibili da formati standard IAB, o le Skin, sono già una realtà diffusa nel buying tramite private deal.

Oggi il trading desk che intenda strutturare una importante strategia di buying basata su rich media video può scegliere sia la filiera più standard legata ai formati Rising Star IAB oggi supportati da tutte le SSP e le più diffuse DSP come DoubleBidManager (DBM) o Appnexus oppure sviluppare un formato customizzato ad alto impatto e gestirlo all’interno dell’Adxechange Adform.

Da editore, come posso usare i miei dati per valorizzare l’inventory?

Torna l’appuntamento con “L’esperto risponde”: uno spazio a cadenza settimanale in cui Cristina Pianura, country manager Italy di Prime Real Time, risponde a una serie di F.A.Q. sul mondo della pubblicità “automatizzata”.

Se avete qualche domanda particolare da sottoporre a Cristina, scriveteci a redazione@programmatic-italia.com!


Sono un editore: come posso usare i miei dati per valorizzare la mia inventory?

I dati sono una risorsa preziosa per massimizzare i ricavi pubblicitari del proprio sito o network, ma occorre saperli utilizzare al meglio. Per questo bisogna dotarsi di una DMP (Data Management Platform), ovvero di una piattaforma che sviluppa, traccia, elabora e all’occorrenza integra i vostri dati di qualsivoglia natura con una SSP o (meglio) con una DSP per permettervi di monetizzarli, in particolare attraverso l’offerta di Private Deal targetizzati con First Party Data.

Affinché il gioco valga la candela, è necessario avere un monte unique visitors molto elevato, che si rigenera frequentemente, non solo e non tanto per l’esigenza di popolare in modo significativo dei cluster di dati, ma anche perché tali cluster diverranno potentissimi “filtri” per l’acquisto all’interno della vostra inventory pubblicitaria.

In definitiva, per l’editore l’utilizzo di una DMP porta a estrarre un maggior valore dal proprio traffico in termini pubblicitari, tuttavia occorre valutare accuratamente se le fee richieste dal fornitore di questa tecnologia sono compatibili con le opportunità di vendita in termini di volumi effettivi sul proprio sito o network.