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Rubicon Project acquisisce la gestione dell'inventory mobile di Lumata

Crescere sul fronte display e mobile e potenziare le tecnologie alla base dei processi di automatizzazione degli acquisti di spazi pubblicitari “reservation based”. Sono questi gli obiettivi di Rubicon Project per il 2015, come ci hanno detto Jay Stevens, general manager International e Sara Buluggiu, direttore commerciale Sud Europa della società, intervistati in occasione del Festival of Media Global 2015.

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Jay Stevens

«Il 2014 è stato l’anno dell’espansione internazionale, con l’apertura di nuovi uffici in Brasile, Giappone, Sud Est Asiatico e nell’area Mediterranea – ci ha spiegato Stevens -. Ora, forti di recenti acquisizioni, intendiamo soprattutto potenziarci nella creazione di sistemi che favoriscano l’automatizzazione della compravendita degli spazi adv, soprattutto in campo Audience Guaranteed. L’obiettivo è rendere più efficienti i processi, il che può facilmente favorire un’adozione maggiore del Programmatic in campo pubblicitario. E’ proprio in quest’ottica che lo scorso novembre abbiamo acquisito due importanti società, specializzate nel campo delle negoziazioni dirette tra editori e inserzionisti, iSocket e Shiny Ads».

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Sara Buluggiu

Ma non è questo l’unico fronte su cui si muoverà la società nei mesi a venire, come ci ha spiegato Sara Buluggiu. «Guardiamo con vivo interesse al mezzo mobile, un canale che sta crescendo molto e che per noi sta diventando di assoluta importanza. A tal proposito abbiamo recentemente acquisito la gestione in Programmatic degli spazi mobile di Lumata, un cliente particolarmente importante di cui gestiremo le inventory a livello paneuropeo».

Tutto questo alla vigilia dell’inaugurazione dei nuovi uffici italiani, in centro a Milano, dove lavorerà un team coordinato dalla stessa Buluggiu insieme a Mariano De Luca, account director, Seller Cloud per il Sud Europa. «Aprire una sede in Italia è stato per Rubicon Project una evoluzione naturale. Il nostro mercato sta vivendo una fortissima crescita in ambito Programmatic, ed era diventato ormai necessario un presidio locale: attualmente l’Italia è il quarto dei nostri mercati, dopo Uk, Francia e Germania».

Festival of Media Global 2015: cosa succede quando il Programmatic influenza il pensiero creativo?

Il Programmatic Advertising, inteso non solo come nuova modalità di acquisto e vendita degli spazi pubblicitari, ma anche e soprattutto come approccio “tecnologico” e data-oriented alla pubblicità e al marketing in generale, è stato uno dei temi più “caldi” del Festival of Media Global 2015, la kermesse che l’11 e 12 maggio ha riunito all’Hotel Cavalieri di Roma il gotha del panorama media globale.

Nella prima giornata il campo è stato affrontato cercando di darne una definizione esaustiva, e provando a metterne in luce potenziale e criticità, mentre nella giornata conclusiva si è posto invece più l’accento sul suo rapporto con la “pubblicità tradizionale”, in particolar modo con il pensiero creativo.

Quello del rapporto tra ad-tech e creatività è un tema quanto mai sentito in ambito pubblicitario. Ma in effetti, è proprio vero che la tecnologia e l’utilizzo dei dati distruggono il lavoro di art director e copywriter?

Ne hanno discusso Casper Schlickum, ceo EMEA di Xaxis, Nick Hugh, vp EMEA Yahoo!, Stephan Beringer, ceo Vivaki, Libby Robinson, managing director EMEA M&C Saatchi Mobile e Martin Kelly, ceo e co-founder Infectious Media, moderati da Jay Stevens, general manager International Rubicon Project. E la risposta è stata chiara: l’approccio “programmatico” non ucciderà la creatività, ma ne segnerà un’evoluzione, in linea con quelle che sono le nuove esigenze delle aziende.

A sintetizzarci questo pensiero è lo stesso Jay Stevens, intervistato a margine dell’incontro.

«Storicamente il mondo dei creativi pubblicitari si è sempre concentrato sulla costruzione di un “brand”, ma ora, con lo sviluppo del programmatic, l’approccio è totalmente cambiato – ci ha spiegato -. Non c’è più una stanza dove i pubblicitari decidono come raggiungere il più ampio pubblico possibile, ma piuttosto, grazie ai big data, l’obiettivo della pubblicità è diventato costruire messaggi che raggiungano gli utenti giusti nel corso del consumer journey. Questo cambiamento è una vera e propria sfida sia per i pubblicitari che per le aziende, ed è la nuova frontiera della creatività adv».

Insomma, il Programmatic non ucciderà la creatività, ma la trasformerà, all’insegna di una maggiore efficacia del messaggio pubblicitario.

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