Main partner:

Jobs

Adform scopre una nuova rete di bot capace di generare fino a 1,5 miliardi di chiamate adv al giorno

Il più ampio network di bot mai esistito. E’ quello che Adform ha annunciato di aver recentemente scoperto, grande quattro volte di più del Methbot svelato un anno fa da White Ops (leggi qui l’articolo dedicato) e capace di accedere ad oltre mezzo milione di indirizzi IP, per lo più statunitensi.

Si chiama HyphBot ed è stato scoperto sfruttando algoritmi e analytics della piattaforma tecnologica. Nel white paper in cui lo descrive, Adform parla della capacità del network fraudolento di generare fino a 1,5 miliardi di chiamate pubblicitarie al giorno su 34 mila domini, inclusi diversi editori premium, e oltre 1 milione di URL, creati ad hoc per ingannare ignari inserzionisti convinti di comprare inventory da grandi siti come The Economist, The Financial Times, The Wall Street Journal e CNN, secondo una tattica conosciuta nel mercato come “domain spoofing”.

L’inventory fake era per lo più video e l’attività del network sarebbe cominciata ad agosto, arrivando a raccogliere una spesa in header bidding di 1,5 milioni di dollari.

“Abbiamo accesso agli IP dei data center in cui questi server sono ospitati. Abbiamo anche accesso diretto ai tag pubblicitari che sono posizionati direttamente nel codice sorgente. Ciò significa che abbiamo informazioni su dove esattamente queste richieste d’asta hanno avuto origine”, spiega Adform nel white paper.

Programmatic Italia ha chiesto a Jay Stevens, CRO di Adform se quello dei network di bot è un rischio reale anche per il mercato italiano. «Sì – ha risposto il manager -, l’ecosistema programmatico è globale e la maggior parte dei principali editori italiani ha venduto i propri spazi in questo modo per diversi anni. I publisher italiani dovrebbero iniziare ad adottare lo strumento Ads.txt il più velocemente possibile e limitare il numero di exchange autorizzati solo alle piattaforme strettamente fidate. Per quanto riguarda gli inserzionisti, invece, dovrebbero utilizzare delle DSP che hanno al loro interno funzionalità di rilevamento delle frodi, per ridurre il problema».

Jay_Stevens_adform
Jay Stevens

Per Stevens, Ads.txt è dunque un tool fondamentale per contrastare le frodi. Lo strumento, creato da IAB Tech Lab proprio per contrastare il fenomeno del “domain spoofing”, consta in un indice preformattato di venditori autorizzati che gli editori possono attaccare ai loro domini e che, liberamente e pubblicamente accessibile, consente agli advertiser di riconoscere chi è ufficialmente preposto alla vendita della inventory che stanno acquistando.

Tuttavia, il manager precisa che Ads.txt non è la soluzione a tutti i mali: «E’ il migliore primo passo, ma non è una panacea. Gli editori dovrebbero limitare il numero di SSP ed exchange con cui lavorano a quelli che hanno severe regole sulle inventory per minimizzare le attività fraudolente, e lavorare in maniera diretta con i trading desk delle agenzie per far loro sapere quali sono gli exchange autorizzati».

Secondo un recente studio di White Ops, il fenomeno delle frodi è tutt’altro che debellato. La società ha stimato che proprio in queste ultime settimane dell’anno in cui si registra un aumento della spesa in adv online, tra Black Friday, Cyber Monday e festività natalizie, si verificherà la metà di tutte le frodi pubblicitarie del 2017, con perdite nel trimestre stimate intorno ai 3,5 miliardi di dollari.

Avere un partner unico per il Programmatic conviene? Sì, secondo Adform

Oggi avere un partner unico per il Programmatic offre alle aziende innumerevoli vantaggi. Ne sono convinti Jay Stevens e Julien Gardes, rispettivamente CRO e General Manager Southern Europe di Adform, che abbiamo intervistato a margine del Programmatic Day.

«Lavorare con una piattaforma full stack costituisce tutta una serie di vantaggi per i brand – ci ha spiegato Stevens -. Dall’efficienza dei processi di lavoro, al ritorno della spesa pubblicitaria, alla trasparenza. E’ qualcosa di provato che il modello full stack semplifica l’esperienza dell’advertiser e consente alle agenzie che lavorano per i brand di essere più efficienti nell’esecuzione delle campagne».

Oggi Adform si posiziona come operatore full stack per il Programmatic, offrendo Ad Server, DSP e DMP in un’unica piattaforma. E tra gli obiettivi della società, in Italia come in tutta l’area del Sud Europa, c’è proprio quello di spingere questo posizionamento, come ci ha detto Gardes: «Il mercato chiede sempre più fattori chiave come trasparenza e controllo, e il nostro obiettivo è quello di compiere dei passi avanti proponendo le nostre soluzioni con un approccio più di impresa, dialogando con i nostri clienti in modo da renderli consepevoli del grande potenziale del Programmatic».

Adform, siglato un accordo globale con Zodiak Advertising

Accordo globale tra Adform e Zodiak Advertising. La SSP della piattaforma ad-tech indipendente andrà ad arricchire la MetaSSP di Zodiak Advertising, contribuendo alla monetizzazione di siti editori in Italia, Spagna, Germania e Austria.

Da febbraio Adform e Zodiak Advertising sono live con i primi publisher. Tra questi, Premio di Websystem24, ovvero il Private Marketplace con cui, da fine 2013, viene gestito l’intero ecosistema programmatic della divisione online della concessionaria del Gruppo 24 ORE e che annovera, oltre alle properties di Gruppo, Ilsole24ore.com e Radio24.it, altri venti importanti siti (3bmeteo, Affaritaliani, Blitzquotidiano, Dagospia, Famiglia Cristiana, Federtennis, Fox Network, Globalist, Il Post, L’Unità, La7, Ladyblitz, Lettera43, Libero Quotidiano, Rivista Studio, Rivista Undici, Sportoutdoor24, Supertennis, TIM Mail, Ticketone).

«Siamo orgogliosi di aver siglato un accordo molto importante con Zodiak Advertising. È una partnership globale che coinvolge i mercati di Italia, Spagna, Germania e Austria ed è un progetto perfettamente in linea con la nostra strategia di completamento dell’offerta enterprise full stack e di servizi – commenta Jay Stevens, Chief Revenue Officer Adform –. Lavoreremo ulteriormente a questo obiettivo nel corso del 2017 investendo anche su nuove tecnologie per offrire partnership di elevata qualità».

Una nuova piattaforma entra dunque a far parte delle fonti di monetizzazione integrate nella MetaSSP di Zodiak Advertising, che attualmente comprende Google ADX, Rubicon Project, PubMatic, OpenX, AppNexus e Freewheel.

«L’obiettivo di Zodiak Advertising è da sempre sviluppare soluzioni che semplifichino la complessità gestionale del mondo programmatic – dichiara Ellis Bosisio, COO e CTO Zodiak Advertisinge con questo obiettivo abbiamo sviluppato un prodotto, la MetaSSP, che integra in un’unica piattaforma le principali fonti di monetizzazione ottenendo ottimi feedback sia dalle SSP che dagli Editori. Sono risultati che apprezziamo e che convalidano la nostra scelta strategica che, anche per il futuro, prevede una più ampia espansione a livello europeo e il potenziamento del nostro prodotto. La partnership con AdForm – prosegue Ellis Bosisio – rappresenta senza dubbio un considerevole e fondamentale passo in avanti in questa direzione. Siamo certi che la collaborazione sarà particolarmente apprezzata dagli Editori e offrirà ottime opportunità ai Buyer». 

L’intesa renderà più efficace la valorizzazione in Programmatic delle inventory standard e Rich Media di editori nei quattro Paesi europei.

Sky Italia sceglie la supply-side platform di Adform

Si espande la collaborazione tra Sky Italia, prima media company in Italia, e Adform (www.adform.com), piattaforma ad-tech: la società media ha scelto la piattaforma SSP dell’azienda danese per la monetizzazione di tutte le property: Sky ATLANTIC, Sky CINEMA, Sky FANTASCUDETTO, Sky MAG, Sky SPORT, Sky TG4, Sky UNO.

Con l’avvio della partnership l’emittente, attraverso la tecnologia della società ad-tech, ha messo subito a disposizione dei compratori tutti i formati standard (300×250, 728×90, 970×250 etc.), a cui si stanno aggiungendo, come ulteriore leva di business, i formati Rich Media (come per esempio FloorAd, Skin, Click to fullscreen).

L’ingresso della piattaforma SSP segna l’ampliamento di un rapporto tra le due società già attivo da diversi anni: Sky Italia lavora infatti con Adform dal 2013 per i servizi di ad serving e dal 2014 come full stack. Inoltre, la televisione a pagamento si serve del Client Service di Adform della sede di Vilnius per il caricamento delle campagne digital in collaborazione con centro medie e agenzie creative.

“L’aggiunta della piattaforma SSP nell’offerta dei servizi messi a punto per Sky Italia ci rende particolarmente orgogliosi. Sky Italia anno dopo anno si sta rivelando un partner di grande valore per la nostra azienda. La lungimiranza del loro management, che ha saputo cogliere da subito le potenzialità di ottimizzazione e di monetizzazione delle nostre piattaforme, ci ha permesso di instaurare un dialogo proficuo e un rapporto sempre più profondo” dichiara Jay Stevens, Chief Revenue Officer Adform, “Questo nuovo tassello che integriamo nella nostra collaborazione ci sprona a continuare a lavorare ancor più intensamente per perfezionare la nostra offerta”.

Sky Italia opera come fornitore tecnologico nel comparto pubblicitario con AdSmart. La piattaforma proprietaria di addressable tv, che permette di differenziare gli spot per target e area geografica, ha recentemente acquisito Fox Networks Group come nuovo cliente: l’emittente utilizzerà lo strumento per pianificare le sue campagne sui canali lineari dell’operatore di televisione a pagamento.

Adform, riorganizzazione a livello globale. Esce il CMO Martin Stockfleth Larsen

La società ad-tech Adform ha annunciato che ridurrà la propria forza lavoro del 8%.

I tagli, che dovrebbero corrispondere a circa 70 licenziamenti, riguardano diverse divisioni della società ad-tech, includendo anche alcuni dirigenti senior. Il primo a comunicare le dimissioni con un articolo su LinkedIn è stato proprio il Chief Marketing Officer, Martin Stockfleth Larsen. Con questi interventi sull’organico, che interesseranno 15 Paesi, Adform intende centralizzare la maggior parte delle sue operazioni nel suo hub di Vilnius, in Lituania.

Jay Stevens, Chief revenue officer della compagnia, ha dichiarato a The Drum che le misure hanno l’obiettivo di far proseguire la crescita in maniera più efficace e di maturare una maggiore accortezza negli investimenti.

Il ridimensionamento mantiene l’ethos della prudenza fiscale e conferisce alla società una solida posizione finanziaria. Adform rimane profondamente impegnata nella realizzazione della propria visione di offerta full- stack e nel fornire un livello superiore di servizio clienti, che è da sempre il suo marchio distintivo”, ha concluso Stevens.

Smart AdServer lancia una soluzione di Automated Guaranteed. «Raddoppiato il fatturato in Italia»

Smart AdServer, compagnia internazionale specializzata in soluzioni di ad tech, si collegherà con la DSP Adform per lanciare la sua soluzione di Automated Guaranteed.

Lo scopo principale dell’Automated Guaranteed è di automatizzare le vendite dirette portando la massima flessibilità ed efficienza operativa, in modo da consentire agli editori e ai media buyer di risparmiare tempo e denaro. Tecnicamente, si tratta di una compravendita one-to-one di inventory pubblicitaria con prezzo fisso e inventory riservata, elaborata automaticamente.

Secondo recenti stime dell’IDC, l’Automated Guaranteed rappresenterà il 53% degli investimenti globali in programmatic advertising nel 2018.

«Sulle piattaforme lato vendita c’è bisogno di maggiore trasparenza e di una connessione diretta fra chi compra e chi vende, oggi moltissime SSP non mostrano dati reali agli editori ma solo quelli che intendono presentare. I vantaggi di questa modalità di scambio, di cui beneficiano gli editori, riguardano la certezze di costi e ricavi, oltre all’eliminazione degli errori annessi al caricamento delle campagne», ha commentato Andrea Ceccoli, Manager per l’Italia di Smart AdServer.

Basata sugli standard IAB OpenDirect 1.5, la soluzione di Automated Guaranteed di Smart Adserver è interamente dedicata agli editori, che potranno accedere a questa nuova fonte di domanda direttamente attraverso l’ad server, mantenendo il controllo del proprio inventario e contemporaneamente usufruendo di vendite aggiuntive. L’offerta è disponibile in beta operativo in Francia mentre sarà accessibile a livello globale, anche in Italia, a partire dalla fine di quest’anno.

Sempre attraverso un’unica piattaforma, gli editori possono accettare o rifiutare la prenotazione, confermare i materiali creativi e proporre prezzi scontati.

“Come primo partner di Automated Guaranteed di Smart AdServer, siamo lieti di fornire l’accesso ai nostri acquirenti l’inventario premium di Smart. Eliminando le barriere tra gli inserzionisti e gli editori, l’Automated Guaranteed permette di rimuovere gli ostacoli che da tempo frustrano investitori pubblicitarie ed editori, barriere che finora hanno limitato le opportunità di monetizzazione degli editori”, dichiara Jay Stevens, Chief Revenue Officer di Adform.

“Le vendite tramite l’Automated Guaranteed diventano una delle sfide numero 1 per gli editori”, ha aggiunto Cyrille Geffray, CEO di Smart AdServer, “I nostri team hanno lo scopo di rimuovere le barriere tra la tecnologia e le operazioni per consentire una perfetta integrazione con i vari partner nel mercato. L’Automated Guaranteed aiuterà gli editori a ottenere margini più redditizi per il proprio inventario”.

Smart AdServer in Italia

Nel nostro Paese, l’azienda sta registrando risultati molto positivi: «Stiamo raddoppiando il fatturato di anno in anno da tre anni a questa parte, e sarà così anche per il 2016. In Italia possiamo contare su clienti come Piemme, Ciaopeople, Viralize, TheOutplay, Alfemminile e Internazionale. A livello globale, invece, è prevista una crescita del 30%», ha dichiarato Ceccoli.

Tra la fine del 2016 e l’inizio del prossimo anno, l’azienda tornerà sul mercato con diverse novità: «Contemporaneamente al lancio definitivo della nostra soluzione di Automated Guaranteed, nel primo trimestre del 2017 rilasceremo una soluzione di Header Bidding. Inoltre, entro la fine dell’anno effettueremo delle integrazioni dirette con le DMP di Krux e Adobe», ha concluso Ceccoli.

Adform: l’ex Rubicon Project Jay Stevens è il nuovo chief revenue officer

A tre mesi dalla sua uscita da Rubicon Project, dove era general manager international, il nome di Jay Stevens torna alla ribalta. Stavolta legato alla società danese di advertising tecnologico Adform, di cui Stevens è stato nominato chief revenue officer.

Nel nuovo ruolo di CRO, appositamente creato dalla società che sta sempre più ampliandosi a livello internazionale, il manager avrà responsabilità della crescita delle revenue in tutti i mercati internazionali, inclusi Europa, USA, Asia Pacific e America Latina.

Operativo da questa settimana, Stevens ha portato con sè in Adform un altro ex Rubicon Project, il SVP e managing director EMEA Oliver Whitten, che nella società danese assumerà, a partire da agosto, il ruolo di chief operating officer. Riporteranno entrambi al ceo Gustav Mellentin.

Rubicon Project: il general manager international Jay Stevens lascia la società

Cambiamenti al vertice in casa Rubicon Project. Jay Stevens, general manager international della società, lascia il suo incarico dopo 7 anni.

Stevens, americano di origine ma residente in UK da una decina di anni, è arrivato in Rubicon Project nel 2009, dopo aver lavorato per MySpace, e negli ultimi sette anni ha guidato la trasformazione della società da startup di ad tech a player quotato in Borsa.

Secondo quanto riporta il sito The Drum, a prendere il suo posto ad interim sarà Oli Whitten, attualmente senior vice-president of Europe, mentre non è ancora chiaro chi assumerà il ruolo a lungo termine, supervisionando i mercati al di fuori dell’headquarter statunitense. Allo stesso modo, vige il massimo riserbo su quelle che saranno le future sfide professionali di Stevens.

Intanto la società continua la sua corsa. I recenti risultati di bilancio, relativi all’interno 2015, hanno rivelato un raddoppio delle revenue, giunte a quota 248,5 milioni di dollari (qui l’articolo dedicato).

Nel nostro Paese la società ha recentemente acquisito vari nuovi clienti, tra cui Gameloft Advertising Solutions, Alfemminile, Zynga e, non da ultimo, i siti Rai. Proprio in una intervista rilasciata in occasione di quest’ultima, importante acquisizione, Stevens ci ha delineato un’interessante quadro su tendenze e sfide del Programmatic, in Italia e non solo (potete leggerla a questo link).

 

 

E’ la tv che cambia… in programmatic

Grandi cambiamenti in arrivo per l’universo pubblicitario televisivo in Italia? Sembrerebbe proprio di sì. La cronaca recente ha portato sotto i riflettori sperimentazioni e accordi che avvicinano sempre più publisher e investitori del piccolo schermo alla sfera programmatic. Un accostamento neanche lontanamente abbozzato nella mente di molti player di questo mercato agli albori del 2014, ma che ora è realtà.

Vediamo dunque i passi che stanno determinando questa storia, già in gran parte scritta in altre parti del mondo, e partiamo dalla notizia del momento: in estate è avvenuto il primo reale acquisto in “programmatic” della storia della pubblicità televisiva italiana.

Roberto-Calzolari-CEO-STINGMEDIA
Roberto Calzolari

A metterci il marchio è stata Sting Media, la startup parte del Gruppo Next 14 nata per innovare in senso tecnologico la compravendita di spazi pubblicitari in tv e sui media offline in generale. La transazione – ci ha fatto sapere Sting Media – è avvenuta nell’ambito del primo test operativo della piattaforma sviluppata dalla società per l’automazione delle transazioni sugli spazi tv. Al momento non sono stati resi noti dettagli sull’identità dell’acquirente e della rete tv coinvolta.

Il test, in ogni caso, ha coinvolto diversi player che rivestono un ruolo primario nel mercato tv italiano: lato offerta hanno partecipato le maggiori concessionarie nazionali, mentre lato domanda sono state coinvolte tutte le principali centrali media. «Siamo estremamente soddisfatti dalle indicazioni raccolte durante questo primo test di verifica dell’operatività della piattaforma», ha dichiarato Roberto Calzolari, Ceo di Sting Media ed ex numero uno italiano del colosso Starcom Mediavest Group. «Grazie ai feedback degli operatori, che ringraziamo, abbiamo la possibilità di continuare lo sviluppo in piena sintonia con le esigenze del mercato, preparandoci al lancio commerciale vero e proprio, previsto per quest’autunno».

Per quanti si intendono del settore, l’evento può essere interpretato un po’ come lo sbarco della tv sulla Luna. La tecnologia, la statistica, la scienza e la disponibilità a cambiare per compiere quel salto necessario a spiccare il volo, sono tutti elementi che possono concorrere a portare la pubblicità tv in una nuova era.

I primi segnali di rivoluzione: l’accordo Rai e Rubicon Project

La voglia di sperimentare e l’apertura al cambiamento, non appartengono solo a un ristretto numero di soggetti, magari più giovani. Lo dimostra il recentissimo accordo che vede messi l’uno al fianco dell’altro Rai Pubblicità e Rubicon Project. La collaborazione prevede che le inventory Rai di alta qualità dei portali Rai.tv e Rai.it (anche nella loro versione mobile), così come le offerte di app, siano messe a disposizione degli inserzionisti italiani tramite la piattaforma di Rubicon Project per renderne più efficace e automatizzato l’accesso.

Restiamo ovviamente nel campo dell’online, ma chi sa? Collaborazioni di questo tipo nascono sotto il segno dell’apertura e della fiducia nella crescita dell’automazione della pubblicità sul mercato italiano e possono di fatto aprire nuovi scenari, nuove prospettive, e convincere anche un importante attore come Rai a spostare la propria attenzione anche sulla possibilità di aprire la propria inventory tv alle transazioni automatizzate.

Jay_Stevens_Rubicon_Project
Jay Stevens

In fondo la sola sigla di questo accordo è riprova di quanto rapidamente stia procedendo l’adozione di tecnologie che di fatto rivoluzionano l’acquisto e la vendita da parte dei media. Soprattutto in Italia: «Il vostro Paese sul programmatic è partito in ritardo, ma si muove molto rapidamente. La crisi ha fatto da acceleratore, creando un forte bisogno di efficienza, a cui la tecnologia ha offerto una risposta. L’Italia, inoltre, si sta distinguendo per la rapidità di adozione delle innovazioni in ambito Programmatic: è un mercato che brucia le tappe per quello che riguarda l’evoluzione dei formati disponibili su piattaforma e lo sviluppo di forme evolute di gestione dell’inventory come i private marketplace», ha confermato il general manager international di Rubicon Project Jay Stevens, in un’intervista rilasciata a Programmatic Italia in occasione dell’ufficializzazione dell’accordo.

Neanche Mediaset si tira indietro

Ma non è solo Rai a muovere i primi passi verso un’apertura alla tecnologia e all’automazione. L’altro grande attore della tv generalista italiana, Mediaset, e in particolare la sua concessionaria Publitalia’80, ha infatti annunciato prima dell’estate il debutto in autunno, nello specifico tra settembre e ottobre, di Media Market Place, la prima piattaforma per l’acquisto automatizzato di spazi pubblicitari sulla tv generalista di proprietà di un gruppo editoriale. È stato pensato come un «market place a inviti, in cui alcuni prodotti pubblicitari premium verranno assegnati all’asta al miglior offerente entro un termine temporale prefissato», ha spiegato Stefano Sala, a.d. commerciale di Publitalia’80.

Ovviamente, viste le differenze intrinseche e commerciali tra tv e internet, il meccanismo di asta avrà poco in comune con il real time bidding dell’online. Si parla piuttosto di “forward buying”. E non gestirà in modo tecnologico la commercializzazione dell’invenduto, al contrario. I prodotti immessi sul Media Market Place di Publitalia saranno quelli di prima fascia, in grado di generare un’alta domanda con l’obiettivo di massimizzarne il valore attraverso il meccanismo di asta.

Insomma, i segnali ci sono tutti e l’avvento dell’era programmatica anche in tv non è troppo in là da venire.

Jay Stevens, Rubicon Project: «Pronti a lavorare anche con i broadcaster»

«Welcome to the Project, @RaiTv!»: il general manager international di Rubicon Project Jay Stevens ha salutato così, su Twitter, l’annuncio della partnership con la Rai. Dopo aver conquistato i pure player digitali e gli editori di estrazione cartacea, il programmatic entra così nelle politiche commerciali di un grande broadcaster televisivo. Si parte con la display su siti e app, il futuro pare tutto da scrivere. Di certo la società californiana, che nel primo trimestre 2015 ha messo a segno una crescita annua record del +62%, non ha intenzione di fermarsi: la mission, in casa Rubicon Project, è quella di automatizzare tutta la pubblicità, da internet alla tv, passando per l’out of home. Un obiettivo che appare sempre più a portata di mano, come conferma Jay Stevens in questa intervista.


Jay, che significato ha per il mercato italiano la vostra partnership con la Rai?

«Rai became programmatic», credo sia un fatto storico per il mercato italiano. Stiamo facendo un ottimo lavoro con gli editori nati in internet e con quelli che vengono dalla stampa, il broadcast è un’area dove vogliamo lavorare, e in altri mercati lo stiamo già facendo, con player come Viacom, Bbc, Globo, TF1.

Per ora l’accordo con la Rai riguarda i siti e non comprende il video, ma si parla molto di programmatic in tv. Quali sono le prospettive?

Con lo sviluppo di un modello televisivo sempre più connesso con la rete internet, quindi indirizzabile, è un mercato destinato certamente a un rapido sviluppo.

Come sta cambiando il mercato pubblicitario italiano sotto la spinta della tecnologia?

Il vostro Paese sul programmatic è partito in ritardo, ma si muove molto rapidamente. La crisi ha fatto da acceleratore, creando un forte bisogno di efficienza, a cui la tecnologia ha offerto una risposta. L’Italia, inoltre, si sta distinguendo per la rapidità di adozione delle innovazioni in ambito Programmatic: è un mercato che brucia le tappe per quello che riguarda l’evoluzione dei formati disponibili su piattaforma e lo sviluppo di forme evolute di gestione dell’inventory come i private marketplace.

Alcuni publisher sono un po’ timorosi di fronte al programmatic. Perché?

Principalmente, temono una perdita di valore del proprio inventory. In un regime di Rtb puro, chi compra le impression è sostanzialmente agnostico rispetto a dove trova l’utente. Gli inserzionisti vogliono semplicemente raggiungere l’utente in target, indipendentemente da dove lo trovano, e in questo senso, per l’editore l’elemento della “qualità” del proprio sito o app è poco valorizzabile. Per questo gli editori, specialmente quelli premium, si stanno orientando verso i private marketplace, con cui mantengono un maggior controllo sulla qualità della propria pubblicità, sul valore del contenuto e sulla negoziazione del prezzo.

Parliamo di mobile: il programmatic può essere l’acceleratore che contribuirà a far decollare questo mercato, che in Italia è ancora poco sviluppato a livello pubblicitario?

Il mobile è uno degli ambiti più promettenti per il mercato pubblicitario online. Oggi il 22% delle revenue della nostra piattaforma è generata su mobile a livello mondiale, ma certamente è un settore che deve ancora maturare. Diciamocelo: la maggior parte del denaro non va nel mobile, va su facebook. I pure player digitali sono più avanti, mentre gli editori tradizionali sono ancora un po’ indietro con lo sviluppo di una strategia dedicata ai nuovi device, così come anche le agenzie e il buy side in generale.

Due temi spinosi per il mercato pubblicitario digitale: traffico non umano e ad blocking. Qual è la tua opinione a riguardo?

Per quanto riguarda la trasparenza sulle impression che vengono scambiate sulle piattaforme programmatiche, tocca a noi che gestiamo i maggiori marketplace dare rassicurazioni e certificazioni al mercato su ciò che compra. Noi, anche come società quotata, siamo in prima linea in questo campo e oggi lavoriamo solo con i publisher premium, non accettiamo più sulla piattaforma da ad network e aggregatori non del tutto trasparenti. Sui filtri che possono bloccare la pubblicità, ci sono delle soluzioni tecnologiche che si possono adottare per aggirarli, però dal mio punto di vista gran parte del problema si risolve con un’operazione culturale. La parte più attiva spetta agli editori, che dovrebbero educare gli utenti a accettare lo scambio tra contenuti di qualità e pubblicità. Ma attenzione: bisogna anche essere attenti a offrire advertising che non disturbi, e che essenzialmente abbia senso per l’utente. In questo frangente, una data management platform in grado di indirizzare advertising pertinente è cruciale.