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Presto sarà possibile acquistare pubblicità sulle AMP Stories di Google anche in programmatic

A partire dai prossimi mesi, Google renderà possibile per le aziende acquistare pubblicità sulle AMP Stories anche in programmatic, tramite la sua DSP Display & Video 360.

L’annuncio è stato dato in occasione della conferenza per gli sviluppatori I/O (qui altra novità presentate nella prima e nella seconda giornata), in cui Big G ha fatto il punto sullo strumento, la AMP Stories, lanciato all’inizio del 2018 e che consente agli editori di creare su siti mobile contenuti che combinano testi, immagini, video e grafiche.

Attualmente è già possibile per gli editori vendere pubblicità su questi contenuti in modalità diretta attraverso Google Ad Manager, ma da questa estate Google consentirà ai brand di accedere alle inventory anche da Display & Video 360, tramite cui potranno targettizzare ed erogare in programmatic i loro annunci sulle Stories.

Le novità sulle Stories annunciate all’I/O comprendono anche la nascita – nei prossimi mesi – di uno specifico posizionamento di questi contenuti (laddove dedicati a specifici temi come il Travel) su Google Search, con un carosello scrollable poco sotto la barra di ricerca su mobile. Altre novità riguarderanno i creator, con nuove componenti per inserire nelle Stories contenuti interattivi come video di YouTube, luoghi di Google Maps o post di Twitter.

Recentemente, infine, è stato reso disponibile il supporto per l’utilizzo delle Stories in 21 nuove lingue, tra cui l’italiano.

Google, in arrivo novità pubblicitarie per gli sviluppatori di app

Si è parlato anche di novità pubblicitarie per il mondo delle app ad I/O 2019. Nel corso della seconda giornata dell’evento californiano (qui alcune novità annunciate nella giornata di apertura), Google ha presentato una serie di nuovi strumenti dedicati agli sviluppatori di applicazioni che vogliono promuovere i loro software tramite le piattaforme di Big G.

In particolare, gli sviluppatori potranno presto effettuare offerte d’asta sulla base del parametro target return on ad spend (tROAS), che sarà disponibile sulle campagne Google App su Android e iOS a livello globale dal prossimo mese. Ciò vuol dire che i developer potranno automaticamente pagare di più per raggiungere utenti che si stima spendano di più, e di meno per utenti che spendono meno. Inoltre, se ad esempio stanno cercando utenti che spendono il doppio di quanto costa acquisirli, potranno impostare un moltiplicatore nell’offerta in tROAS, e il sistema individuerà il giusto target.

Un’altra novità relativa al mondo in-app sarà la possibilità per gli sviluppatori di sviluppare e gestire le loro creatività. I developer potranno promuovere le loro app in due nuovi posizionamenti su YouTube: il feed in homepage nel caso si abbia almeno un’immagine landscape, ed in-stream se si ha almeno un video. Dalle prossime settimane sarà inoltre possibile impostare molteplici gruppi di annunci nella stessa campagna, e personalizzare gli asset in ogni gruppo sulla base di diversi “temi” o messaggi per diversi consumatori. Google, infine, ha siglato delle collaborazioni con 8 agenzie per la gestione delle creatività end-to-end, dal design alla reportistica: si tratta di Vidmob, Consumer Acquisition, Bamboo, Apptamin, Webpals, Creadits, Kaizen Ad e Kuaizi.

Contestualmente a queste novità, Google ha reso noti gli ultimi sviluppi di Open Bidding, il modello di monetizzazione annunciato lo scorso anno che di fatto ha portato l’header bidding nell’offerta in-app della società. Al programma di beta testa della soluzione si sono aggiunte decine di sviluppatori, i quali stanno registrando significativi aumenti dei ricavi e un maggiore efficienza grazie all’utilizzo di un minor numero di SDK. Big G espanderà il programma a tutti gli editori nel corso di quest’anno.

Google: tra cookie e fingerprinting, Chrome sarà più attento alla privacy. Le novità annunciate all’I/O

Quello che qualche mese fa era stato riportato come indiscrezione, diventerà presto realtà: Google porrà dei limiti al tracciamento pubblicitario su Chrome.

Nel corso della prima giornata del suo evento annuale I/O martedì 7 maggio (qui alcune novità pubblicitarie annunciate nella seconda giornata, dedicate agli sviluppatori di app), Big G ha fatto il punto su una serie di novità relative al suo browser, volte a rafforzare la privacy e la trasparenza nei confronti degli utenti, e che diventeranno operative nei prossimi mesi.

In particolare, Chrome renderà più facile per gli utenti bloccare o cancellare i cookie di terze parti, senza perdere le informazioni di login. Questa possibilità era già contemplata in passato sul programma di navigazione, ma non funzionava perfettamente, e spesso gli utenti che cancellavano i cookie si trovavano a perdere anche alcune informazioni di login. La funzione verrà nei prossimi mesi migliorata in quanto Chrome chiederà a tutti i proprietari di siti di classificare i loro cookie come di prima o di terza parte, rendendo così più semplice per gli utenti selezionarli ed eventualmente bloccarli o cancellarli.

Una volta che queste nuove policy saranno implementate, ha spiegato Ben Galbraith, senior director di Chrome, tutti i cookie di un sito saranno classificati di default come di prima parte, il che vorrà dire che saranno leggibili solo dal proprietario del sito (e tra questi ci saranno anche le informazioni di login). Per attivare il tracciamento cross-site e trasferire i dati ad altri partner, i siti dovranno riclassificare alcuni di questi cookie come di terza parte, e segnalare in questo modo a Chrome che vengono utilizzati per il tracciamento.

L’altra novità sul tema privacy coinvolge il cosiddetto fingerprinting dei browser, ossia la raccolta di dettagli normalmente utilizzati per ottimizzare la visualizzazione delle pagine nel browser – come lingua, sistema operativo e indirizzo IP – per identificare invece in maniera più approfondita un utente. Questo processo verrà presto reso più difficile da attuare: le aziende dovranno infatti dimostrare di avere dei motivi legittimi per raccogliere questo tipo di informazioni. La funzione sarà impostata di default, a differenza dei nuovi controlli sui cookie, che saranno invece attivabili dall’utente a sua discrezione.

Con queste novità, anche Google adatta le politiche del proprio browser a una maggiore attenzione alla data privacy: un tema, questo, che solo la scorsa settimana era stato anche una delle parole chiave dell’F8 di Facebook e su cui già da tempo gli altri due principali browser, Safari e Firefox, si erano mossi con una serie di limitazioni al tracciamento pubblicitario volte ad aumentare la protezione dei dati personali degli utenti.

Non solo privacy, ma anche trasparenza. Google infatti ha anche annunciato il lancio nei prossimi mesi di un’estensione di Chrome, che consentirà agli utenti di avere informazioni su come la pubblicità viene personalizzata per loro: attraverso lo strumento si potrà sapere, ad esempio, quali società sono coinvolte nell’erogazione degli annunci targettizzati (inclusi operatori di ad tech, inserzionisti, player di tracciamento ed editori) e le informazioni che vengono utilizzate per il targeting. L’estensione sarà operativa su tutte le property di Google e sui siti degli editori partner, ma ad essa potranno partecipare anche altre società esterne attraverso una API di prossima realizzazione.

Al di là del tema Chrome, nel corso della prima giornata di I/O Google ha fatto il punto su un’ampia gamma di novità relative alle sue property digitali e fisiche, tra cui il lancio di Pixel 3a, il primo telefono di fascia media di Google; il concetto di “helpful home” e il rebranding Google Nest; e le ultime novità in materia di sicurezza, dalla gestione dei propri dati personali in un clic, alla navigazione in incognito nelle app, dalle novità in Android Q al federated learning e alle soluzioni di privacy differenziale.

Anche l’Italia ha avuto la sua menzione d’onore a Mountain View: in linea la volontà di Google di puntare sempre di più sul suo Assistente Vocale, è stata mostrata la demo dell’esperienza innovativa di integrazione tra il sito web di GialloZafferano e il Google Assistant, come una delle best practice per la strategia voice. In pratica da aprile GialloZafferano, tra i primi al mondo, è diventato “parlante” sugli smartphone Android tramite l’apposito bottone che avvia la preparazione guidata della ricetta permettendo di cucinare “hands-free”.

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