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L’Intelligent Tracking Prevention di Safari, spiegata

L’Intelligent Tracking Prevention è una nuova funzionalità del browser Safari di Apple, che mira a proteggere ulteriormente la privacy online degli utenti, modificando il modo in cui Safari gestisce i cookie proprietari.

Prima della nozione di Intelligent Tracking Prevention, i browser desktop e mobile di Safari bloccavano per impostazione predefinita i cookie di terze parti e consentivano agli utenti iOS di bloccare gli annunci installando delle estensioni. I cookie proprietari sono stati tradizionalmente al sicuro da qualsiasi tipo di blocco o rimozione automatica, in quanto sono responsabili della fornitura di un’esperienza utente uniforme.

Il problema nasce quando i cookie di prima parte diventano tracker. Ad esempio quando un utente fa clic su un annuncio, le piattaforme ad tech sono in grado di creare un cookie proprietario, dal momento che l’utente viene indirizzato prima al dominio della piattaforma ad tech e poi alla pagina di atterraggio. Ciò consente a Safari di interpretare il cookie come cookie proprietario. Se l’utente non avesse fatto clic sull’annuncio, la piattaforma ad tech non sarebbe stata in grado di creare un cookie di terze parti, in quanto Safari li avrebbe bloccati per impostazione predefinita.

Una funzionalità, varie versioni. Un po’ di storia

Finora ci sono state varie versioni di ITP – 1.0, 1.1, 2.0, 2.1 e 2.2. Nelle versioni 1.0 e 1.1 di ITP, esisteva una funzionalità che consentiva ai tracker proprietari di comportarsi come tracker di terze parti a condizione che l’utente visitasse il sito web entro 24 ore.

Le cose sono cambiate con Intelligent Tracking Prevention 2.0, in cui questa possibilità della finestra di 24 ore è stata dismessa, a meno che l’utente non avesse dato specifiche autorizzazioni tramite l’API di accesso allo storage. Ciò chiaramente inibiva principalmente i cookies per scopi di retargeting ed attribuzione successivi, ma comprometteva anche la capacità di analizzare il comportamento degli utenti tramite tool di analytics (che ovviamente rispetto al sito risultano essere di terze parti).

Per aggirare ITP, Facebook e Google hanno messo a punto alcune soluzioni: Google ha rilasciato un tag a livello di sito per aiutare gli inserzionisti a continuare a misurare le conversioni e Facebook ha rilasciato un cookie proprietario.

Il 21 febbraio 2019, Apple ha annunciato una nuova versione di Intelligent Tracking Prevention nelle versioni beta di iOS 12.2 e Safari 12.1 su macOS High Sierra e Mojave: ITP 2.1, che rende ancora più difficile per i tracker identificare e seguire gli utenti su Safari con la scadenza di 7 giorni anche per cookie di prima parte impostati lato client. Una novità che ha avuto un forte impatto sugli strumenti di Analytics, i cui cookie sono impostati tramite libreria JavaScript.

Il 24 aprile, infine, è stato annunciato ITP 2.2 per le versioni beta di iOS 12.3 e Safari su macOS Mojave 10.14.5.

Cosa cambia adesso?

La nuova versione, che arriva a soli 2 mesi dopo il rilascio di ITP 2.1, mira a un tipo specifico di tracciamento: il monitoraggio interdominio tramite link decoration, ovvero il tracciamento tramite parametri inseriti nelle URL, come il classico referral: http://esempio.com?referrer=newsletter .

Gran parte delle funzionalità di tracking viene di fatto limitata, ma l’attribuzione click-through per alcuni tipi di campagne dovrebbe essere ancora possibile passando un ID clic univoco (o ID visitatore) nell’URL al sito web di destinazione. Da lì, il sito di destinazione può utilizzare un tag JavaScript per acquisire e memorizzare l’ID, notificando all’ad server il clic dall’ID clic fornito.

Dovrebbe anche essere possibile misurare le conversioni (attribuzione), a seconda che il dominio di riferimento sia stato classificato come dominio di tracciamento tra siti (tramite il Machine Learning Classifier di ITP), il che è probabilmente il caso della maggior parte delle piattaforme adtech. Se questo è il caso, la finestra di attribuzione sarà limitata a 24 ore come da ITP 2.2.

Le partnership di dati di seconda parte (data-coop) potrebbero anche implementare una soluzione alternativa a ITP sincronizzando gli identifiers. Lo scambio di identificatori tra siti, ad esempio tra siti partner o domini di proprietà della stessa azienda, è reso possibile passando gli ID tramite URL e quindi memorizzando gli ID in un cookie proprietario sul server (che non è bloccato da ITP, dato che il cookie è salvato lato server e non lato client). Tale aspetto potrebbe promuovere uno sviluppo inatteso dei data-coop, dal momento che potrebbe fornire un utile tool di remarketing ai siti che fanno parte del consorzio.

L’impatto sugli analytics

Le versioni ITP 1.0-2.0 hanno avuto un impatto minimo o nullo sulla maggior parte delle piattaforme di analisi o martech. Il motivo è che queste piattaforme impostavano un cookie (tramite JavaScript) direttamente dal dominio del sito web che l’utente stava visitando in quel momento. Con ITP 2.1 il metodo JavaScript è stato invece di fatto bloccato.

Nel suo blog, il Google Developer Expert Simon Ahava elenca una serie di soluzioni ITP 2.1 per gli strumenti di analisi, tra cui l’impostazione dei cookie proprietari lato server tramite risposta HTTP, l’archiviazione dei cookie proprietari nella local storage e la creazione di un server proxy inverso o il set del cookie tramite CNAME. Eccoli nel particolare:

Google, Facebook ed Affiliation Network

ITP 2.2 riduce la durata del cookie di prima parte da sette giorni a un giorno. Di conseguenza, i cookie proprietari che Facebook e Google hanno introdotto per continuare a misurare il traffico del sito e attribuire gli annunci verranno eliminati dopo 24 ore; quindi se una persona fa clic su un annuncio per un prodotto venerdì e decide di prendersi il fine settimana per pensare all’acquisto, il lunedì il cookie sarà scomparso.

Inoltre anche editori e affiliation network usano la link decoration per ottenere credito quando le persone cliccano su un link o acquistano un prodotto: senza tale credito, l’editore o il blogger potrebbero non essere ricompensati per aver contribuito all’acquisto.

OK, ma è un grosso problema? In qualche modo, sì. Ma è limitato al browser Safari di Apple, il che riduce in qualche modo la portata del suo impatto a livello complessivo. Su desktop, infatti, Safari ha rappresentato solo il 4% delle sessioni browser in tutto il mondo ad aprile 2019 secondo NetMarketShare, mentre per i dispositivi mobili Safari ha rappresentato il 26% delle sessioni.

Sizmek illustra i piani di sviluppo in Italia per il 2018

Con il 2017 si è conclusa la fase di integrazione tra Sizmek e Rocket Fuel, che ha portato alla nascita di un unico team di trenta specialisti altamente qualificati guidato da Enrico Quaroni, Managing Director per l’Italia di Sizmek, e con sede a Milano.

Il 2018 apre le porte a grandi opportunità per l’azienda, riporta la nota, che prevede di crescere in Italia puntando sui tre argomenti chiave che domineranno le conversazioni di quest’anno: l’integrazione delle soluzioni, il GDPR e le novità di Chrome e Safari relativamente al blocco della pubblicità.

La crescente integrazione tra Sizmek e Rocket Fuel

Marketer e agenzie chiedono sempre più di poter accedere a tutti i dati sulle proprie campagne da un’unica piattaforma. La fusione tra Sizmek e Rocket Fuel ha dato vita alla più grande piattaforma buy-side indipendente al mondo, caratterizzata dalla capacità di raccogliere e analizzare tutti i dati relativi all’intero piano media per aiutare marchi e marketer a creare pubblicità altamente personalizzate e raggiungere il giusto utente nel momento migliore.

L’obiettivo è che da un unico pannello di controllo sia possibile ottenere tutte le informazioni necessarie su:

  • Performance delle campagne su tutti i canali, per capire quali attività siano più performanti;
  • Consumatori, per ottenere una profonda conoscenza della propria audience e consegnare il giusto messaggio a ogni utente;
  • Contesto, per raggiungere le persone nel momento in cui visitano siti che trattano temi rilevanti per il brand e sono più ricettive verso il suo messaggio;
  • Creatività, grazie all’ad server è possibile conoscere nel dettaglio quali creatività ottengano migliori risultati, per creare esperienze personalizzate più coinvolgenti;
  • Costi delle campagne, frequenza, conversion, visibilità e frodi per gestire nel modo migliore la pubblicazione di pubblicità attraverso DSP e publisher diversi.

Sizmek è già conforma alla GDPR

Il 25 maggio 2018 entrerà in vigore il GDPR (General Data Protection Regulation), il regolamento della Commissione Europea per la protezione dei dati personali degli utenti. Tutte le aziende che gestiscono i dati di cittadini dell’Unione Europea dovranno rispettare le norme relative alla raccolta e al trattamento delle informazioni personali degli utenti. Il mancato adempimento agli obblighi comporterà multe salate per le aziende.

Sizmek garantisce ai propri clienti di essere già conforme al regolamento e che i dati trattati sulla propria piattaforma verranno gestiti a norma di legge. Agenzie e marketer non dovranno quindi preoccuparsi di dover rilasciare garanzie relativamente al trattamento e alla protezione dei dati gestiti tramite le soluzioni di Sizmek.

In particolare, per quanto riguarda il settore pubblicitario, il GDPR introduce una chiara distinzione tra informazioni a carattere personale, che identificano chiaramente gli utenti, e categorie di dati meno personali comunemente usati come pseudonimi e utilizzati dalle aziende per proteggere la vera identità delle persone, come ID, cookie o indirizzi IP. Le soluzioni di Sizmek non dovranno subire aggiornamenti, in quanto già si limitano a raccogliere informazioni anonimizzate relativamente al customer journey degli utenti.

Aggiornamento ad blocking di Chrome e Safari

L’aggiornamento del browser Chrome previsto per il 15 febbraio introdurrà funzionalità per il blocco delle pubblicità ritenute fastidiose dagli utenti (leggi qui l’intervista a Scott Spencer di Google sull’argomento). Questa misura è stata presa in seguito alla pubblicazione da parte della Coalition of Better Ads dell’Initial Better Ads Standard che identifica le pubblicità invadenti e indesiderate. L’aggiornamento non richiederà alcuna modifica delle impostazioni dell’ad server di Sizmek, poiché l’azienda si è sempre impegnata nell’innovazione creativa per consegnare pubblicità rilevanti e interessanti agli utenti.

Inoltre, gli aggiornamenti iOS 11 e macOS 10.13 hanno introdotto per gli utenti Safari l’Intelligent Tracking Prevention (ITP) per limitare le attività di tracciamento, proteggere la privacy degli utenti e migliorare la loro esperienza sul web. Gli aggiornamenti limitano la possibilità per le aziende di verificare e aggiornare i cookie di prima parte quando non si trovano direttamente sul sito aziendale. In altre parole, impediscono di accedere ai cookie di prima parte in un contesto di terza parte. Tuttavia, entrambi gli aggiornamenti non avranno conseguenze sull’utilizzo dell’ad server e della DSP di Sizmek, dato che entrambe le piattaforme non fanno uso di cookies di prima parte.

«Sizmek aggiorna costantemente le proprie soluzione per rimanere sempre al passo con i tempi. Dalla protezione delle informazioni personali alla creazione di pubblicità piacevoli e non intrusive, ci impegniamo per garantire agli utenti le migliori esperienze possibili, assicurando ai nostri clienti i migliori risultati per le loro campagne, possibili solo inviando il messaggio corretto alla persona giusta nel momento più adatto», ha commentato Quaroni.

Criteo, sui ricavi del 2018 peserà la funzione anti-tracciamento di Safari

Le ripercussioni della funzione anti-tracciamento di Safari sul business di Criteo potrebbero essere più gravi di quanto calcolato. Lo comunica la società ad tech francese in una nota.

Finora, Criteo era riuscita ad aggirare l’Intelligent Tracking Prevention, introdotto da Apple il 19 settembre, tuttavia, iOS 11.2, la più recente versione del sistema operativo rilasciata all’inizio di dicembre, è in grado di annullare l’azione di questa soluzione alternativa. L’ITP, che avrebbe lo scopo di proteggere la privacy degli utenti, è attivo di default e limita l’accesso delle terze parti ai cookie conservati nei dispositivi degli utenti.

Al momento, afferma Criteo, la società è impegnata nello sviluppo di una tecnologia atta superare nuovamente le limitazioni di Safari ma, in caso non dovesse avere successo, l’impatto sulle entrate del prossimo anno, esclusi i costi di acquisizione del traffico, dovrebbe corrispondere al 22%.

Una cifra così alta è plausibile se si considera che la società ad tech fa ampio uso della tecnica del retargeting, che si basa massicciamente sul tracciamento degli utenti da sito a sito tramite i cookie. A novembre, in occasione della pubblicazione della terza trimestrale, la società aveva stimato l’impatto dell’ITP sul business tra il 9 e il 13% dei degli introiti.

Eric Eichmann, Ceo di Criteo, ha dichiarato in un’intervista al Wall Street Journal che l’intenzione di Apple, non traendo benefici dagli annunci visualizzata da browser, sarebbe spingere le attività pubblicitarie nell’ambiente delle applicazioni.

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