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Travel: i consigli di Tradelab per una strategia di digital marketing vincente

Oggi i viaggi si prenotano, si pianificano e in gran parte si vivono online. Basta un semplice click per iniziare ad assaporare le meritate vacanze o organizzare il proprio viaggio di lavoro.

Internet è diventato lo strumento principale per la pianificazione e l’organizzazione di un viaggio. Un numero sempre maggiore di italiani si informa online sui portali dedicati al turismo e ad acquistare una vacanza su Internet. Veloci, semplici ed efficaci, le tecnologie digitali accompagnano i viaggiatori in tutte le fasi del viaggio: dalla ricerca di informazioni alla concreta pianificazione, dalla prenotazione di hotel e aerei fino alla condivisione delle esperienze di viaggio.

Emergere in un mercato affollato e competitivo come quello del travel non è cosa facile; pertanto, per massimizzare la visibilità della propria offerta e aumentare le opportunità di fatturato, è fondamentale individuare e coinvolgere gli utenti mentre cercano e acquistano la loro vacanza o viaggio di lavoro sul sito web o, come sempre più succede, da mobile.

Per prendere le giuste decisioni è importante per i marketer del travel avere una panoramica su quelli che sono i principali trend del settore e le tecnologie che possono aiutarli a ricavare il massimo dai propri investimenti pubblicitari online.

Tradelab, programmatic platform specializzata nelle campagne display, video e mobile in programmatic e con una forte esperienza nel settore travel, ha stilato in un’infografica (qui sotto: fai click sull’immagine per visualizzarla più grande) 4 strategie di digital marketing per raggiungere e coinvolgere gli utenti durante il loro percorso di ricerca e di acquisto di un viaggio.

 

Infografica-TRAVEL-tradelab

Pubblicità online: ecco i formati giusti per conquistare gli utenti

Gli investimenti in pubblicità online sono sempre più imprescindibili per la crescita di un business. I numeri parlano chiaro: nel nostro paese e all’estero, dove il mercato è già più maturo, il comparto si conferma una tendenza in crescita soprattutto per la parte mobile anche se l’investimento principale rimane quello su desktop.

Percepita come troppo invasiva e poco rilevante, la pubblicità online ha a volte difficoltà a generare l’engagement degli utenti. Con il vasto panorama di opzioni disponibili, trovare il formato e gli strumenti giusti che portano un più alto ritorno dell’investimento non è sempre facile.

La creatività da sola si rivela spesso insufficiente per raggiungere la massima efficacia del proprio messaggio. Grazie al programmatic e all’utilizzo di un’ampia mole di dati, è possibile offrire contenuti iper-pertinenti e personalizzati, veicolati alle persone giuste e al momento giusto e aumentare la visibilità della propria campagna su device differenti.

Tradelab e Sublime Skinz propongono un’infografica nella quale illustrano quali sono i formati più apprezzati e che generano maggiore engagement degli utenti.

Parole d’ordine: personalizzazione, interattività e impatto visivo multi-device.

tradelab-sublime skinz

Video online in programmatic: in Italia raggiungerà i 245 milioni di euro nel 2020

Il video advertising online programmatic in Europa è cresciuto fino a quasi venti volte dai 22 milioni di euro del 2012 ai 375 milioni di euro del 2015 e registrerà un tasso di crescita del 38,7% da qui ai prossimi 4 anni fino a diventare un settore da 2 miliardi di euro nel 2020. Tra quattro anni, più della metà dei ricavi totali del video advertising online nel Vecchio Continente saranno generati dal programmatic.

E’ quanto rivela un’infografica di SpotX, realizzata sulla base della ricerca “Video Advertising in Europe: The Road to Programmatic Ubiquity” commissionata a IHS, che ha analizzato l’andamento del mercato della pubblicità automatizzata video a livello europeo, stimando quello che potrebbe essere il suo andamento da qui ai prossimi quattro anni.

Secondo la società, nel 2015, i cinque maggiori mercati europei hanno generato 286 milioni di euro di ricavi da video advertising online programmatic, un valore che salirà a 1.512 milioni di euro entro il 2020. Nei paesi del Benelux la crescita è destinata a triplicare dai 62 milioni di euro del 2015 a 198 milioni di euro del 2020, mentre i paesi nordici hanno generato ricavi per 21 milioni di euro in video advertising online programmatico, ma è previsto un aumento fino a 138 milioni di euro nel 2020.

L’analisi ha toccato anche il mercato italiano. Nel nostro Paese, la crescita del video programmatico passa dai 6 milioni di euro del 2013 ai 38 milioni di euro del 2015 per raggiungere una quota prevista di 245 milioni di euro nel 2020, riflettendo un tasso di crescita annuale composto pari al 45%. Il 12% del video advertising online in Italia è stato commerciato in programmatic nel 2015 e la crescita prevista raggiunge il 47%.

«I dati mostrano l’enorme sviluppo del video advertising in Europa, riflesso nella nostra crescita in tutta Europa, con ricavi sempre maggiori di anno in anno – commenta Mike Shehan, ceo di SpotX -. Abbiamo introdotto il real time bidding del video nel 2010, e oggi abbiamo sedi consolidate a Londra, Amburgo e Amsterdam, che contribuiscono alla crescita globale di SpotX. Il Regno Unito, la Francia e i Paesi Bassi sono ai primi posti nell’adozione del video programmatico online in Europa, seguito da un importante mercato di grandi dimensioni in Germania, oltre a mercati emergenti ad alto potenziale, compresi i paesi nordici, Spagna, Italia, Svizzera e Austria».

Di seguito l’infografica completa.

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Programmatic: la mappa di chi opera nel mercato, in Italia e in Europa

Il Programmatic Advertising, oggi, è uno dei temi caldi nel mondo della pubblicità digitale.

Secondo gli ultimi dati registrati dal Politecnico di Milano, questa modalità di acquisto e vendita di spazi adv attraverso dei sistemi che si basano sui dati anonimi degli utenti e che aiutano il marketer a raggiungere meglio un target profilato, è cresciuta del 113%, raggiungendo il valore di 234 milioni di euro nel 2015.

Ma come si compone l’ecosistema del programmatic e quali sono i player che operano in questo mercato?

Un’utile infografica di Lens Academy (reperibile anche online a questo link) ci mostra quali sono gli attori e le tecnologie della pubblicità data-driven in Italia, individuando chi fa cosa.

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Se invece siete interessati a sapere come si compone il mercato del Programmatic a livello europeo, ecco la mappa dedicata.

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Acquisto tradizionale vs programmatic buying: Tradelab spiega le differenze in un'infografica

Quali sono le principali differenze tra il modello più tradizionale di acquisto degli spazi media e il programmatic buying? La risposta arriva da un’infografica targata Tradelab, attraverso la quale il trading desk indipendente – guidato nel nostro Paese dal country manager Gaetano Polignano – ha voluto evidenziare come il programmatic stia rivoluzionando il mondo pubblicitario.

Da almeno due anni, la crescita esponenziale del programmatic advertising è diventata uno dei trend topic del marketing digitale. Se è innegabile che questo metodo d’acquisto diventerà la norma, considerato che negli Stati Uniti già il 52% dell’acquisto media display viene effettuato in programmatic, è altrettanto vero che l’Italia non ha ancora raggiunto tale maturità: il programmatic buying rappresenta, infatti, il 10% del mercato e si prevede che per la fine del 2015 raggiunga il 20%.

Comunque parliamo di un mercato in crescita. Ma cosa sta convincendo di questo modello? Secondo Tradelab, l’acquisto programmatico ha la capacità di rispondere alle problematiche tipiche dell’acquisto tradizionale – mancanza di flessibilità, lunghi tempi di latenza tra una fase e l’altra, divisione strategica tra i differenti device – permettendo quindi di rilanciare il settore della display.

infografica_acquisto_tradizionale_vs_programmatic_tradelab

L’infografica, di stampo comparativo, sintetizza dunque i passaggi chiave di entrambi i modelli. Per quanto riguarda il primo, gli step principali sono sei: ricezione del brief, targeting dei siti affini da parte dell’agenzia, negoziazione tra agenzie e concessionarie, comunicazione costante tra agenzia creativa e media per adattare le creatività all’AD Specs della concessionaria, integrazione degli elementi grafici e tecnici dei formati, lancio della campagna senza possibilità di ottimizzazione.

Le tappe fondamentali per l’acquisto in programmatic attraverso i private deal sono invece 5: ricezione del brief, selezione dell’audience di riferimento insieme all’advertiser, creazione di private deal in ogni momento (Private Auction, First Look o Guaranteed Direct), lancio della campagna con scambi sugli AdExchange in automatico e offerte adattate in tempo reale e, infine, ottimizzazione della campagna grazie al tracking delle performance in real time.

Due sono le grandi novità introdotte nel processo di acquisto dal programmatic: la trasparenza dei costi e delle url dei deal negoziati e l’esistenza di soluzioni ibride che permettono di mantenere l’aspetto privato di un deal tra buyer e seller (come avviene nell’acquisto tradizione), senza dover rinunciare alla flessibilità, all’ottimizzazione in tempo reale e alla profilazione delle audience tipiche del programmatic.

Il confine tra questi due modelli d’acquisto risulta sostanzialmente labile e anche se hanno molti aspetti in comune, la tendenza alla commistione potrebbe significare la fine del metodo tradizionale.

 

Come cambia l'anatomia del telespettatore nell'era digitale (Infografica)

Come è cambiata l’anatomia del telespettatore con l’avvento e la diffusione di internet prima, e dei mobile devices poi?

Innanzitutto, la moltiplicazione degli schermi ha reso gli italiani consumatori “convergenti”: quasi 18 milioni usano attivamente due mezzi di comunicazione distinti in simultanea, e 12 milioni di utenti visitano social network mentre guardano la tv.

Inoltre, l’equazione tra contenuto di qualità e piccolo schermo tradizionale, con internet relegato a contenitore di user generated contents e clip a basso costo, è da tempo messa in discussione: infatti il 59% dei consumatori sarebbe disposto a pagare per un canale “premium” su Youtube.

Insomma, non esiste più il telespettatore di una volta, e questa interessante infografica di Videology lo dimostra con i numeri.

Videology-Infografica-telespettatore

Otto buone ragioni per scegliere il Real Time Bidding

Quali sono i plus offerti dal Real Time Bidding? Ecco un’infografica che prova a dare risposta a questa domanda. La panoramica, realizzata da Tradelab, evidenzia i principali vantaggi legati a 8 concetti fondamentali: targeting più specifico, accesso a un ampio bacino di utenti, ottimizzazione delle campagne in tempo reale, creatività personalizzate, performance migliori, trasparenza, risparmio di tempo per concentrarsi maggiormente sulla strategia e controllo dei parametri della campagna, adattandoli in tempo reale.

Ecco dunque sintetizzati in questo documento i principali punti che possono creare valore aggiunto alle campagne degli advertiser, migliorando le performance di ogni iniziativa di comunicazione.

infografica_Tradelab