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Index Exchange estende l’accordo con LiveRamp e porta anche in Italia il tool IdentityLink

Index Exchange ha annunciato di avere stretto un accordo con LiveRamp, che la vedrà integrare a livello globale la soluzione IdentityLink della società sulla sua piattaforma, diventando così “la prima SSP a rendere globale il prodotto cookie-less di identity di LiveRamp”. Lo strumento sarà disponibile anche in Italia.

Grazie a questa novità, spiega la società in una nota, gli editori che utilizzano la SSP di Index Exchange in UK, Europa e regione Asia-Pacifico potranno arricchire la loro offerta di inventory con l’identificativo people-based e rispettoso della privacy IdentityLink, attraverso l’adattatore LiveRamp Real-Time Identity (RTI).

Per le due società si tratta di fatto dell’ampliamento di un accordo in essere da un anno, quando LiveRamp aveva integrato IdentityLink nella sua SSP IX Wrapper, come parte di uno sforzo per collegare i dati sulle audience di editori e aziende senza dover ricorrere ai cookie di terze parti. Una necessità divenuta col tempo sempre più impellente da quando Google ha annunciato che i cookie esterni presto non potranno più essere utilizzabili su Chrome.

Grazie all’utilizzo di IdentityLink gli editori potranno accrescere il valore delle loro inventory, mentre i brand potranno avere una conoscenza più approfondita del loro pubblico.

L’integrazione tra le due società sarà ora disponibile in Italia, UK, Francia, Germania, Spagna, Olanda, Australia, Singapore e Giappone, in aggiunta a USA e Canada dove era già attiva.

Index Exchange annuncia un’integrazione con la piattaforma video JW Player

Index Exchange ha annunciato di aver stretto una partnership con la piattaforma video JW Player, grazie a cui il suo ampio marketplace potrà arricchirsi di nuove inventory video di alta qualità.

Costruita sulla robusta infrastruttura di Index Exchange, e come parte dell’impegno della società nell’accrescere le proprie capacità nel mondo omnicanale, la collaborazione tra i due player si inserisce nella strategia dell’ad exchange di focalizzarsi sempre più nella diversificazione dei canali digitali.

L’offerta di JW Player comprende anche il Video Player Bidding, una soluzione brevettata che rende fluido l’intero processo di implementazione dell’header bidding per gli editori. Le offerte di strumenti ad tech delle due società aiuteranno gli editori a massimizzare ancora di più i loro ricavi, collegando le inventory video dei publisher in maniera diretta a un ampio bacino di sorgenti di domanda.

Index Exchange, aste più efficienti e trasparenti grazie a una serie di novità per brand ed editori

Index Exchange ha annunciato il lancio di alcune novità sul suo marketplace, volte a migliorare trasparenza ed efficienza dei processi di compravendita pubblicitaria.

Le novità includono strumenti di verifica sia lato domanda che lato vendita, insieme a nuove funzioni applicate ai processi d’asta volte ad evitare che i brand spendano eccessivamente. A queste si aggiunge la recente adozione, da parte della società, di due standard di IAB che consentono ai brand di verificare l’autenticità dei venditori (o rivenditori) con cui lavorano, sellers.json e SupplyChain object.

Index Exchange metterà adesso a disposizione di tutti i suoi clienti una finestra di informazioni a livello di impression sui processi d’asta, attraverso il suo strumento proprietario e gratuito CAL (Client Audit Log Service). In questo modo, sarà possibile effettuare delle verifiche sulle transazioni, e inserzionisti, editori i fornitori di dati potranno avere accesso a un’ulteriore fonte di informazioni per realizzare insight più personalizzati o sofisticati progetti di data science.

La società ha anche annunciato il lancio di un sistema di gestione intelligente delle query al secondo (QPS). Si tratta in particolare di due soluzioni: la prima è un nuovo sistema di limiti dei QPS, per percentuale o valore fisso di traffico, in modo che le DSP possano visualizzare un flusso di QPS coerente da Index Exchange per meglio gestire i picchi. La seconda è un filtro di traffico grazie al quale è possibile ottimizzare l’inventory mandata alle DSP riducendo le richieste d’offerta che storicamente non risultano efficienti per gli inserzionisti, e invece aprendo la strada a spazi che più plausibilmente possono essere monetizzati utilizzando le capacità delle piattaforme d’acquisto.

Un’altra novità è Bid Translation, un servizio che aiuta DSP e inserzionisti a passare a un ambiente con aste al 100% first-price, riducendo la possibilità di fare offerte eccessivamente alte. Il sistema si basa su parametri come la competitività dell’asta e il livello dei prezzi storicamente vincitori, da cui è possibile trarre una stima del valore di una impression su cui poi è possibile “aggiustare” la propria offerta.

Per ridurre ulteriormente i costi di trasferimento di dati richiesti all’interno dell’asta, la società ha inoltre implementato la “compressione delle offerte“, per ridurre le dimensioni delle richieste d’asta del 30-40%; ed ha infine effettuato miglioramenti nel codice d’asta per aumentare la velocità di almeno il 10%, consentendo così ai buyer di avere più tempo per effettuare offerte sulle impression.

Index Exchange: Augustin Decré alla guida dell’ufficio italiano

Index Exchange ha una nuova struttura operativa in Italia. La società canadese specializzata in soluzioni di programmatic per gli editori e arrivata a fine 2018 in Italia, ha ufficializzato l’ingresso nel suo organico di Augustin Decré, che assume la carica di Managing Director per il Sud Europa e che, di base a Parigi, avrà sotto le sue responsabilità anche l’ufficio italiano.

La squadra operativa nel nostro Paese, localizzata nella sede di Milano, è attualmente composta da due persone: Giovina Di Tonno, in qualità di Director Business Development Index Exchange Italy & Spain, e Valentina Vozza, Strategic Partner Development Director di Index Exchange.

Secondo eMarketer, la spesa per la pubblicità digitale dovrebbe aumentare del 9% quest’anno a quasi 4 miliardi di euro in Italia entro la fine del 2019. Considerando che il programmatic continua a crescere così come l’adozione dell’header bidding, Index Exchange vuole stabilire partnership a lungo termine all’interno dell’ecosistema pubblicitario digitale italiano e offrire più scelta, trasparenza e fiducia nel mercato.

«L’introduzione di Index Exchange in Italia è stata motivata dalla presenza di una base più ampia di editori che desiderano sfruttare le nuove tecnologie per massimizzare i loro ricavi – ha dichiarato Andrew Casale, CEO di Index Exchange -. Siamo molto lieti di avere una presenza fisica in Italia e di poter lavorare fianco a fianco con gli acquirenti e gli editori per fornire un supporto migliore all’industria».

Augustin Decré proviene da Outbrain, dove è stato Managing Director Southern Europe, e prima ancora è stato diversi anni in forze in nugg.ad (Zalando Media Solutions). «Index Exchange – spiega Decrè – è una società indipendente, il che è un punto di forza oggi perché le consente di fare scommesse a lungo termine ed è per questo che sono molto felice di far parte del team. La nostra più grande sfida quest’anno riguarderà il marketing basato sulle persone e il modo in cui sosterremo gli editori europei nella realizzazione di queste soluzioni che rappresentano il futuro del nostro settore».

Timeout “flessibili”: da Index Exchange una nuova soluzione per l’header bidding

Uno dei problemi per gli editori che vendono pubblicità tramite aste in programmatic è il cosiddetto “timeout“, ossia il tempo massimo entro cui SSP e sorgenti di domanda possono “rispondere” a una chiamata pubblicitaria e partecipare all’asta.

Normalmente gli editori hanno timeout fissi per tutti gli utenti, ma spesso questo comporta degli svantaggi, perché se l’intervallo scelto è troppo breve, alcuni fonti di domanda possono non avere il tempo per fare la propria offerta – il che vuol dire una potenziale perdita di ricavi per il publisher -, e se invece esso è troppo lungo, la pagina si caricherà più lentamente – con un conseguente peggioramento dell’esperienza dell’utente.

Index Exchange cerca di porre soluzione a questo problema con Adaptive Timeout, una nuova soluzione che, come dice lo stesso nome, adatta il timeout ai casi specifici grazie all’utilizzo del machine learning, a beneficio sia degli editori, che vedranno massimizzati i loro ricavi, sia degli utenti, con un’ottimizzazione della velocità di caricamento delle pagine.

Attraverso l’analisi del dispositivo, delle condizioni della rete e dello storico del “time landscape” (ossia l’intervallo di tempo dalla chiamata pubblicitaria alla risposta del partecipante, per ogni partecipante all’asta), l’algoritmo alla base di Adaptive Timeout determina un timeout personalizzato e “intelligente” per ogni utente e per ogni visualizzazione di pagina.

Adattando di volta in volta questo riferimento, la soluzione assicura il massimo numero possibile di offerte d’asta all’editore, allo stesso modo garantendo all’utente un’esperienza ottimizzata, ad esempio con velocità di caricamento più alte su dispositivi con connessioni più veloci.

Di seguito un’immagine esplicativa del suo funzionamento.

index-exchange-Adaptive-Timeout

«Incorporare il machine learning nell’header bidding è un’evoluzione naturale della nostra offerta, e il timeout flessibile è il primo di molte innovazioni con cui punteremo ad arricchire questa tecnologia – ha spiegato Gabriel DeWitt, Vice President Product di Index Exchange -. Siamo felici di poter portare questo livello di sofisticazione ai nostri editori partner, dal momento che essi stanno cercando di sfruttare l’automazione invece di risorse tecnologiche interne per ottimizzare le loro configurazioni».

Adaptive Timeout sarà seguito da altre innovazioni legate all’header bidding, il cui lancio da parte della società è previsto nel corso della seconda metà dell’anno.

[Videointervista] Prudhomme (Index Exchange) a Programmatic Day 2019: «L’efficacia della monetizzazione passa dall’header bidding»

Da pochi mesi in Italia, Index Exchange ha scelto il palco del Programmatic Day per presentarsi ufficialmente al mercato nel nostro Paese. A parlare alla platea dello IULM è stato James Prudhomme, Executive Vice President International della società, presentando i valori e l’impegno che stanno guidando la presenza del marketplace programmatico in Italia.

Attualmente fanno parte del team Giovina Di Tonno, responsabile per la parte demand-side, e Valentina Vozza, responsabile dei rapporti con gli editori, ma l’organico – a detta di Prudhomme – si allargherà nei prossimi mesi con una serie di nuovi ingressi.

Il manager si è poi soffermato sul tema dell’header bidding, punto forte dell’offerta di Index Exchange, analizzandone i numerosi benefici, dall’aumento della monetizzazione al maggiore controllo che garantisce agli editori sul valore delle inventory, e concludendo che la tecnologia è riuscita a favorire la creazione di un nuovo ecosistema collaborativo tra buyer, fornitori tecnologici ed editori.

Grazie a questa tecnologia, e alle altre soluzioni di un’offerta articolata ora disponibile anche in Italia, l’obiettivo di Index Exchange è quello di supportare gli editori, che oggi, con l’avanzata dei big Google e Facebook, hanno più che mai bisogno di mettere a punto strategie di monetizzazione realmente efficaci.

Index Exchange arriva in Italia e punta ad ampliare il team

Nel mercato italiano arriva un nuovo marketplace pubblicitario, neutrale e indipendente. Si tratta della società canadese Index Exchange.

Creata nel 2003 come Casale Media, da qualche mese l’azienda ha aperto una sede a Milano, e ha scelto il Programmatic Day per presentarsi al mercato italiano. Abbiamo chiesto a James Prudhomme, Executive Vice President International di Index Exchange, di raccontarci il posizionamento della società e l’evoluzione della sua offerta all’interno del mercato programmatico.

Come si posiziona Index Exchange all’interno del mercato programmatico?

«Index Exchange è un marketplace pubblicitario presente in tutto il mondo in cui i principali publisher digitali vendono la loro inventory in tempo reale. Grazie a core value di neutralità e apertura e alle tecnologie più affidabili, Index Exchange concentra interamente la propria attenzione sui publisher e su come metterli in contatto con una domanda di qualità su vastissima scala. Index Exchange si identifica unicamente come ad exchange, e come tale garantisce affidabilità, neutralità e attenzione per la tecnologia. Il nostro interesse infatti è incentrato sullo sviluppo della tecnologia e degli strumenti atti a migliorare il marketplace e l’ecosistema del programmatic, tanto per i publisher quanto per i marketer e i consumatori».

Quali prodotti e soluzioni offrite sul mercato italiano?

«La nostra soluzione di punta è l’Header Tag Wrapper, un prodotto di header bidding per tutti i publisher. Massimizza i proventi pubblicitari dei publisher aumentando la domanda in tempo reale sull’ad server e porta l’inventory in un framework d’asta unificato, aperto e trasparente. Il Wrapper opera con una latenza incredibilmente bassa, è facile da implementare e consente di controllare totalmente tutte le configurazioni. Abbiamo ideato il Wrapper pensando ai nostri clienti publisher. Supporta un’ampia gamma di casi d’uso e offre controllo e trasparenza sull’ad stack. Inoltre, i publisher possono usufruire di Exchange Bidding, una soluzione ideata per fare offerte contemporaneamente nel nostro ad exchange e nell’ad exchange di Google, creando così altre opportunità di massimizzazione dei profitti».

Da quanto tempo Index Exchange è presente sul mercato italiano?

«Siamo in continua espansione a livello internazionale, e nel mese di dicembre 2018 abbiamo aperto una sede a Milano, con il primo employee Giovina Di Tonno, director business development responsabile buy side. Nel 2019 prevediamo di portare a cinque i componenti del team. Nell’ambito del programmatic advertising, l’Italia è un mercato maturo per la crescita, ma vogliamo essere certi di conoscere e comprendere a fondo gli aspetti culturali di tutte le aree geografiche in cui facciamo il nostro ingresso, oltre a rafforzare la nostra conoscenza del livello di maturità dei singoli mercati. Questo è anche uno dei motivi per cui abbiamo deciso di partecipare al Programmatic Day, dove terremo lo speech introduttivo».

Come evolverà la vostra offerta nel 2019? State lavorando a nuovi prodotti?

«Facciamo parte dell’Advertising ID Consortium e al momento la nostra attenzione è rivolta principalmente a ciò che definiamo “identity”. Una parte significativa delle transazioni di budget oggi passa attraverso pubblici personalizzati: gli inserzionisti caricano i propri elenchi utenti sulle piattaforme chiuse, da cui poi raggiungono i consumatori tramite gli annunci pubblicitari. Tuttavia, tali risorse di budget non raggiungono mai l’open web, per cui i publisher non ne beneficiano in alcun modo e i buyer sono limitati nello scalare le loro campagne.

Il nostro concetto di “identity” ha come obiettivo di eliminare questo squilibrio insito nel settore grazie a soluzioni standardizzate in grado di sbloccare il people-based advertising per il web aperto in tempo reale. Abbiamo scommesso molto sull’identity, e intendiamo proseguire su questa strada: molti dei nostri prodotti, infatti, sono concepiti per risolvere le sfide proprie del nostro settore attraverso meccanismi di marketing people-based e cookie-based».

A vostro avviso, come si sta evolvendo nell’anno in corso il mercato del Programmatic Advertising? Quali saranno le tendenze principali?

«Il futuro del settore del programmatic advertising dipende dalla capacità di tutti i componenti dell’ecosistema di riunirsi e operare insieme al fine di sbloccare la spesa pubblicitaria chiusa all’interno dei walled garden. Quest’anno, acquirenti, venditori e partner tecnologici indipendenti, in egual misura, devono improntare la propria strategia sul concetto di identity, la sola arma di cui disponiamo per livellare il campo di gioco del settore».

Marketing people-based: l’Advertising ID Consortium integra l’ID DigiTrust

Il tentativo dell’industria del programmatic advertising di fornire al mercato pubblicitario una soluzione “aperta” e condivisa per il marketing “people-based” (cioè in grado di “unificare” il targeting delle campagne verso un singolo individuo sui vari dispositivi che utilizza per connettersi a internet) compie un passo in avanti con l’annuncio dell’integrazione tra i due principali esperimenti in questo campo: l’Advertising ID Consortium e l’ID DigiTrust.

Nato circa un anno fa su iniziativa di AppNexus, LiveRamp e Index Exchange, l’Advertising ID Consortium da subito si è rivelato come una delle iniziative più credibili per contrastare il dominio di Google e Facebook nel marketing people-based, reso possibile dalle loro soluzioni di tracciamento basate su login (login che l’utente fa su diversi dispositivi, consentendo di fatto di associarli tutti a un’unica persona). La soluzione sviluppata dal consorzio prevede l’associazione di una versione criptata di un identificativo omnicanale people-based a un cookie pool aperto, residente su un dominio condiviso.

L’iniziativa ha presto infatti raccolto l’adesione di The Trade Desk, entrata anche nel board of directors del Consorzio, e di una ventina di altre piattaforme tra cui Adform, Tradelab, Sizmek e molte altre.

Ora, l’integrazione con DigiTrust – organismo no-profit che fa capo allo IAB Tech Lab – porta il passaggio dell’iniziativa a un livello più “istituzionale” e dovrebbe sgombrare il campo da ipotesi di conflitto di interesse.

La possibilità di usare per il tracciamento una soluzione sviluppata da un associazione “neutrale” come l’ID Digitrust, anziché necessariamente l’Open AD di AppNexus o l’Unified Open ID di The Trade Desk, dovrebbe facilitare l’adesione al consorzio a quelle piattaforme di programmatic restie a adottare una soluzione di tracciamento sviluppata da un competitor.

Marketing people-based fuori dai walled garden? Ci prova un consorzio ad tech

Erano i primi giorni di maggio quando nasceva l’Advertising ID Consortium, una iniziativa voluta da AppNexus, LiveRamp e Index Exchange per contrastare i walled gardens attraverso la creazione di un’alternativa aperta e scalabile al loro sistema di tracciamento degli utenti, il cosiddetto marketing people-based.

Il marketing basato sulle persone è uno dei punti forti dell’offerta pubblicitaria di colossi come Google e Facebook, in quanto consente di tracciare un singolo utente e seguirlo nei suoi spostamenti da un canale all’altro, o da un device all’altro, purché rimanga loggato. Un vantaggio non da poco, in un contesto in cui il customer journey è sempre più multicanale e il sistema dei cookie correntemente diffuso non è più efficace come una volta.

Quello che AppNexus, LiveRamp e Index Exchange hanno voluto creare, attraverso il Consorzio, è un framework standardizzato di identità, che accoppia una versione criptata di un identificativo omnicanale people-based a un comune cookie aperto, residente su un dominio condiviso. Ogni membro del Consorzio potrà avere accesso a questo framework, nel pieno rispetto della privacy e della sicurezza dell’utente.

In questi giorni, l’Advertising ID Consortium ha ufficializzato l’ampliamento dei partecipanti al progetto, con l’aggiunta di svariate piattaforme sia lato domanda che lato offerta, e la messa a punto del framework e delle specifiche di prodotto.

De progetto sono entrati a far parte Adform, Aerserv, Amobee, DataXu, DistrictM, IgnitionOne, LiveIntent, Numberly, PulsePoint, Roq.Ad, Sizmek, Thunder, TradeLab, Unruly Group e Videology. A questi si aggiunge anche The Trade Desk, che entrerà a far parte del Board of Directors del gruppo e che, inoltre, supporterà il framework rendendo la propria soluzione ID compatibile con l’Open Ad ID del Consorzio.

Naturalmente, l’aggiunta di tutte queste società da all’iniziativa stessa del consorzio una maggiore massa critica, utile per una ulteriore espansione lato aziende, editori e agenzie. Le società facenti parte del progetto supporteranno il framework condiviso, consentendo così ai loro clienti lato domanda di targettizzare gli utenti con messaggi customizzati, ed a quelli lato offerta di monetizzare meglio i propri spazi, in ultima istanza migliorando la rilevanza della pubblicità per i consumatori.

Ecco come il Consorzio descrive la soluzione messa a disposizione a tutti i partecipanti al progetto: “Il framework di identità fornito è duplice, composto da un identificatore di device e da uno people-based, che insieme contribuiscono a servire all’utente un’esperienza rilevante e continua. Al lancio, la soluzione include un Open Ad ID, lo standard cookie per l’identificazione di un singolo dispositivo, e un Open IdentityLink, un comune identificatore people-based che risolve la questione identità su vari canali, dispositivi e piattaforme. Il framework sarà offerto ai membri gratuitamente”. Il cookie aperto sarà ospitato sul dominio adnxs.com.

Per la industry, avere una soluzione del genere rappresenterebbe la possibilità di offrire a tutte quelle aziende che intendono targettizzare specifiche audience attraverso il programmatic buying un’alternativa ai walled garden di Facebook e Google, che attualmente dominano la scena pubblicitaria. Di fatto aprendo la strada a una maggiore competizione nel mercato del media digitale.

Header Bidding: quali sono i fornitori più usati?

Sempre più editori utilizzano l’header bidding. Ma quali sono i fornitori più utilizzati? Risponde a questa domanda l’Header Bidding Index, una ricerca internazionale della società specializzata ServerBid, che ha indagato l’utilizzo di questa tipologia di trading pubblicitario nei top 5000 siti Alexa.

Tra tutti gli editori che hanno adottato soluzioni di header bidding, il 44,8% ha integrato AppNexus come fonte di domanda o bidder, e il 41,3% Index Exchange. Seguono OpenX (36%), Amazon (36%), AOL (33%) e Rubicon Project (30%), poi Criteo (28%), Sovrn (26%), Sonobi (19%) e PulsePoint (17%). Tutti a distanza molto ravvicinata tra loro. I numeri sommati superano 100 perché molti publisher hanno più di un fornitore.

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Quanto ai wrapper (tag che contengono codici per consentire l’accesso a più bidder), il 51% utilizza il codice open-source PreBid, disegnato da AppNexus ma “aperto” e dunque customizzabile da qualsiasi altro operatore ad tech o dagli stessi editori. Il wrapper proprietario di Index Exchange è il secondo più usato, con il 27,4% della quota di mercato. Seguono, a maggior distanza, altre tecnologie.

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La ricerca tiene conto esclusivamente di transazioni browser-side, non di quelle server-side, pure in costante aumento tra i publisher.

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