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Marketing people-based: l’Advertising ID Consortium integra l’ID DigiTrust

Il tentativo dell’industria del programmatic advertising di fornire al mercato pubblicitario una soluzione “aperta” e condivisa per il marketing “people-based” (cioè in grado di “unificare” il targeting delle campagne verso un singolo individuo sui vari dispositivi che utilizza per connettersi a internet) compie un passo in avanti con l’annuncio dell’integrazione tra i due principali esperimenti in questo campo: l’Advertising ID Consortium e l’ID DigiTrust.

Nato circa un anno fa su iniziativa di AppNexus, LiveRamp e Index Exchange, l’Advertising ID Consortium da subito si è rivelato come una delle iniziative più credibili per contrastare il dominio di Google e Facebook nel marketing people-based, reso possibile dalle loro soluzioni di tracciamento basate su login (login che l’utente fa su diversi dispositivi, consentendo di fatto di associarli tutti a un’unica persona). La soluzione sviluppata dal consorzio prevede l’associazione di una versione criptata di un identificativo omnicanale people-based a un cookie pool aperto, residente su un dominio condiviso.

L’iniziativa ha presto infatti raccolto l’adesione di The Trade Desk, entrata anche nel board of directors del Consorzio, e di una ventina di altre piattaforme tra cui Adform, Tradelab, Sizmek e molte altre.

Ora, l’integrazione con DigiTrust – organismo no-profit che fa capo allo IAB Tech Lab – porta il passaggio dell’iniziativa a un livello più “istituzionale” e dovrebbe sgombrare il campo da ipotesi di conflitto di interesse.

La possibilità di usare per il tracciamento una soluzione sviluppata da un associazione “neutrale” come l’ID Digitrust, anziché necessariamente l’Open AD di AppNexus o l’Unified Open ID di The Trade Desk, dovrebbe facilitare l’adesione al consorzio a quelle piattaforme di programmatic restie a adottare una soluzione di tracciamento sviluppata da un competitor.

Marketing people-based fuori dai walled garden? Ci prova un consorzio ad tech

Erano i primi giorni di maggio quando nasceva l’Advertising ID Consortium, una iniziativa voluta da AppNexus, LiveRamp e Index Exchange per contrastare i walled gardens attraverso la creazione di un’alternativa aperta e scalabile al loro sistema di tracciamento degli utenti, il cosiddetto marketing people-based.

Il marketing basato sulle persone è uno dei punti forti dell’offerta pubblicitaria di colossi come Google e Facebook, in quanto consente di tracciare un singolo utente e seguirlo nei suoi spostamenti da un canale all’altro, o da un device all’altro, purché rimanga loggato. Un vantaggio non da poco, in un contesto in cui il customer journey è sempre più multicanale e il sistema dei cookie correntemente diffuso non è più efficace come una volta.

Quello che AppNexus, LiveRamp e Index Exchange hanno voluto creare, attraverso il Consorzio, è un framework standardizzato di identità, che accoppia una versione criptata di un identificativo omnicanale people-based a un comune cookie aperto, residente su un dominio condiviso. Ogni membro del Consorzio potrà avere accesso a questo framework, nel pieno rispetto della privacy e della sicurezza dell’utente.

In questi giorni, l’Advertising ID Consortium ha ufficializzato l’ampliamento dei partecipanti al progetto, con l’aggiunta di svariate piattaforme sia lato domanda che lato offerta, e la messa a punto del framework e delle specifiche di prodotto.

De progetto sono entrati a far parte Adform, Aerserv, Amobee, DataXu, DistrictM, IgnitionOne, LiveIntent, Numberly, PulsePoint, Roq.Ad, Sizmek, Thunder, TradeLab, Unruly Group e Videology. A questi si aggiunge anche The Trade Desk, che entrerà a far parte del Board of Directors del gruppo e che, inoltre, supporterà il framework rendendo la propria soluzione ID compatibile con l’Open Ad ID del Consorzio.

Naturalmente, l’aggiunta di tutte queste società da all’iniziativa stessa del consorzio una maggiore massa critica, utile per una ulteriore espansione lato aziende, editori e agenzie. Le società facenti parte del progetto supporteranno il framework condiviso, consentendo così ai loro clienti lato domanda di targettizzare gli utenti con messaggi customizzati, ed a quelli lato offerta di monetizzare meglio i propri spazi, in ultima istanza migliorando la rilevanza della pubblicità per i consumatori.

Ecco come il Consorzio descrive la soluzione messa a disposizione a tutti i partecipanti al progetto: “Il framework di identità fornito è duplice, composto da un identificatore di device e da uno people-based, che insieme contribuiscono a servire all’utente un’esperienza rilevante e continua. Al lancio, la soluzione include un Open Ad ID, lo standard cookie per l’identificazione di un singolo dispositivo, e un Open IdentityLink, un comune identificatore people-based che risolve la questione identità su vari canali, dispositivi e piattaforme. Il framework sarà offerto ai membri gratuitamente”. Il cookie aperto sarà ospitato sul dominio adnxs.com.

Per la industry, avere una soluzione del genere rappresenterebbe la possibilità di offrire a tutte quelle aziende che intendono targettizzare specifiche audience attraverso il programmatic buying un’alternativa ai walled garden di Facebook e Google, che attualmente dominano la scena pubblicitaria. Di fatto aprendo la strada a una maggiore competizione nel mercato del media digitale.

Header Bidding: quali sono i fornitori più usati?

Sempre più editori utilizzano l’header bidding. Ma quali sono i fornitori più utilizzati? Risponde a questa domanda l’Header Bidding Index, una ricerca internazionale della società specializzata ServerBid, che ha indagato l’utilizzo di questa tipologia di trading pubblicitario nei top 5000 siti Alexa.

Tra tutti gli editori che hanno adottato soluzioni di header bidding, il 44,8% ha integrato AppNexus come fonte di domanda o bidder, e il 41,3% Index Exchange. Seguono OpenX (36%), Amazon (36%), AOL (33%) e Rubicon Project (30%), poi Criteo (28%), Sovrn (26%), Sonobi (19%) e PulsePoint (17%). Tutti a distanza molto ravvicinata tra loro. I numeri sommati superano 100 perché molti publisher hanno più di un fornitore.

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Quanto ai wrapper (tag che contengono codici per consentire l’accesso a più bidder), il 51% utilizza il codice open-source PreBid, disegnato da AppNexus ma “aperto” e dunque customizzabile da qualsiasi altro operatore ad tech o dagli stessi editori. Il wrapper proprietario di Index Exchange è il secondo più usato, con il 27,4% della quota di mercato. Seguono, a maggior distanza, altre tecnologie.

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La ricerca tiene conto esclusivamente di transazioni browser-side, non di quelle server-side, pure in costante aumento tra i publisher.

Il marketing people-based esce dai walled garden, grazie a un consorzio di società ad tech

Oggi Google e Facebook sono le società che più attraggono investimenti pubblicitari, e tra i loro punti forti ce n’è sicuramente uno che più di altri ha fatto la loro fortuna: il marketing people-based. Ossia la possibilità di tracciare un singolo utente e seguirlo nei suoi spostamenti da un canale all’altro, o da un device all’altro, purché rimanga loggato. Un vantaggio non da poco, in un contesto in cui il customer journey è sempre più multicanale e il caro vecchio cookie non è più efficace come in passato.

Adesso, però, il marketing people-based si prepara a uscire dai walled garden e ad a diventare uno strumento aperto a tutti gli inserzionisti che acquistano pubblicità automatizzata. AppNexus, LiveRamp e MediaMath hanno infatti annunciato il lancio di un consorzio ad tech aperto per rendere il marketing basato sulle persone ampiamente disponibile sui vari canali programmatici. Nello specifico, i tre operatori hanno creato un framework standardizzato di identità, accoppiando una versione criptata di un identificativo omnicanale people-based e un comune cookie aperto, residente su un dominio condiviso. Ogni membro del consorzio avrà accesso a questo framework, nel pieno rispetto della privacy e della sicurezza dell’utente.

L’iniziativa, lanciata dalle tre società, vedrà partecipare anche altri player: Index Exchange, LiveIntent, OpenX e Rocket Fuel.

Il consorzio offrirà al mercato una serie di vantaggi: non solo la possibilità di attivare marketing people-based per compratori e venditori di pubblicità in programmatic su vari dispositivi, formati e piattaforme, ma anche la possibilità per le aziende di targettizzare campagne su mobile, addressable TV, Internet of Things (IoT), Out of Home (OOH), email e altri canali emergenti, e per gli editori di incrementare l’addressability delle proprie audience, anche in ambienti “cookieless”.

AppNexus spinge sull’header bidding server-side

AppNexus amplia la sua collaborazione con Index Exchange sul fronte header bidding, con l’arrivo del supporto per le integrazioni server-to-server.

La partnership tra i due operatori era iniziata lo scorso anno, quando avevano deciso di supportare reciprocamente le rispettive soluzioni wrapper header-based. Adesso lavoreranno come partner anche sulle soluzioni server-side.

«Crediamo fermamente che gli editori debbano avere un accesso imparziale e trasparente ad ogni exchange, non solo a quello che arriva col loro ad server – commenta Tom Shields, Chief Strategy Officer di AppNexus -. La nostra offerta server-to-server si poggia sulla nostra esperienza nel fornire connessioni server-side veloci e affidabili a centinaia di partner del mercato, e come l’open source prebid.js, consente agli editori un accesso trasparente agli exchange più adatti alle loro esigenze».

Come con l’header bidding tradizionale, attraverso le integrazioni server-to-server vengono prodotte delle aste uniche dove le SSP fungono come sorgenti di domanda e fanno le loro offerte sull’inventory di un editore. La tecnologia, tuttavia, è più simile a quella del Real-Time Bidding. L’asta ha luogo nel server del partner tecnologico invece che nell’header dell’editore.

«Le connessioni server-to-server fanno affidamento su una forte infrastruttura e su pratiche di reportistica trasparenti. La nostra soluzione fornisce una piena trasparenza nelle dinamiche di asta in modo che le media company possano decidere quali partner performano meglio client-side e server-side o se una mediazione è la soluzione migliore per loro», aggiunge Drew Bradstock, SVP product di Index Exchange.

TubeMogul rinnova la sua offerta display: nuovi accordi e soluzioni per i marketer

TubeMogul, piattaforma pubblicitaria cross-canale, ha annunciato un rinnovamento della sua offerta display per aumentare l’affidabilità della piattaforma e migliorare l’efficacia delle campagne cross-canale di brand e performance.

In virtù di questa operazione, l’azienda ha rinsaldato la sua collaborazione con Integral Ad Science, che ha oggi annunciato di aver raggiunto oltre 90 milioni di euro di fatturato, per un più ampio utilizzo dei suoi filtri pre-bid per la viewability e il traffico fraudolento. L’obiettivo è assicurare che gli annunci display siano sempre visualizzati da utenti reali.

Tubemogul ha anche introdotto il supporto per la funzionalità Deal ID sui private marketplace, inclusi DoubleClick Ad Exchange di Google, Index Exchange e Rubicon Project; una aggiornamento motivato dal fatto che la maggior parte delle inserzioni display è acquistata attraverso scambi privati.

L’azienda ha poi stretto un accordo con Jivox, una piattaforma per il marketing e la pubblicità digitale personalizzati, per erogare creatività dinamiche in formato rich-media. Attraverso l’integrazione, il team creativo interno di TubeMogul aiuterà i marketer a sviluppare annunci display rich-media altamente personalizzati, come banner espandibili, unità Rising Stars e creatività che cambiano dinamicamente basandosi su fattori come il tempo, la posizione, l’ora del giorno, dati clienti di prima parte e dati utenti di terza parte.

Inoltre, la società sta apportando delle modifiche al suo Non-Human Traffic Credit Program per includere formati display e nativi. Lanciato a febbraio per gli annunci video, il programma risarcisce automaticamente i clienti della piattaforma per il traffico identificato come fraudolento da White Ops. I nuovi termini saranno effettivi dal primo ottobre.

L’offerta display di TubeMogul mette in campo anche un nuovo algoritmo di ottimizzazione delle conversioni, che permetterà di incrementare le funzionalità già esistenti, come la gestione della frequenza attraverso i canali, il targeting per sito, dispositivo, pubblico, argomento e regione geografica oltre a strumenti per la trasparenza e la reportistica.