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PubMatic si rafforza nel mobile con OpenBid, una nuova soluzione per l’in-app

PubMatic ha annunciato il lancio di OpenBid, una soluzione che fornisce agli sviluppatori di app accesso a nuove fonti di domanda per monetizzare i loro software in programmatic.

Il prodotto, secondo quanto spiega la SSP in una nota ufficiale, consente l’accesso a oltre 200 sorgenti di monetizzazione, tra cui accordi preferred deals e in supply path optimization.

Il mondo dell’in-app si sta aprendo sempre più ai vantaggi della vendita automatizzata delle inventory. Secondo dati di Forrester Consulting, oltre il 90% delle aziende a livello globale conta di aumentare la propria spesa in pubblicità in programmatic sulle applicazioni nel 2019. Tuttavia, non sempre gli sviluppatori riescono a capitalizzare al meglio questo crescente interesse degli inserzionisti.

Storicamente, la gestione di molteplici partner di domanda viene gestita manualmente dagli sviluppatori di app, e ciò richiede risorse di software engineering, modifiche da apportare all’app e permessi da App Store e Google Play. Il nuovo prodotto di PubMatic, invece, elimina tutti questi ostacoli consentendo accesso agli inserzionisti attraverso una gestione dei partner via cloud, che avviene all’interno dell’infrastruttura della SSP.

«Le soluzioni di monetizzazione su sistemi a cascata, che attualmente sono prevalenti nell’ambiente in-app, sono diventati per lo più obsoleti sul web – ha spiegato Evan Simeone, SVP product management of PubMatic -. OpenBid è un SDK programmatic-first che è ottimizzato per migliorare la user experience e creare una maggiore competizione pubblicitaria per le inventory delle app. Livellare i sistemi a cascata con l’header bidding e con dati sul pricing in tempo reale aiuta gli editori ad aumentare i ricavi, ben oltre la domanda che arriva dagli attuali partner di mediazione. Fornendo tutti i benefici del programmatic, possiamo rafforzare gli sviluppatori di app con maggiori opportunità di monetizzazione».

Oracle scopre una massiccia operazione di ad fraud su mobile

Oggi nella nostra rassegna parliamo di un’operazione di ad fraud in-app scoperta da Oracle, del posizionamento “creatività+programmatic” di MediaMonks e di alcune novità dell’offerta Adobe che migliorano la personalizzazione delle esperienze online.

Oracle scopre una massiccia operazione di ad fraud su mobile

Oracle ha scoperto una massiccia operazione di ad fraud su mobile, che coinvolge centinaia di applicazioni su Android. Lo schema fraudolento, chiamato “DrainerBot”, consisteva nell’erogazione di annunci invisibili agli utenti, ma che assorbivano traffico dati e batteria. Tra le applicazioni coinvolte, software scaricati 10 milioni di volte, come “Perfect365” e “Draw Clash of Clans”, particolarmente popolari tra gli utenti. Le app contenevano codici volti al caricamento di annunci video mobile, che però risultavano invisibili agli utenti. Gli annunci apparivano su domini contraffatti. Leggi di più su MediaPost.

S4 Capital, ecco come il modello creativo di MediaMonks si integra con il Programmatic

MediaMonks è tradizionalmente stata focalizzata sulla produzione creativa scalabile, low-cost e di qualità, ma quando la sua capogruppo S4 ha acquisito a fine 2018 la società di programmatic MightyHive, la sua offerta si è ampliata anche alla pubblicità a performance. Oggi, le due aziende insieme offrono creatività, produzione e performance marketing in un unico team, invece che suddividere le competenze su più gruppi specializzati “a silos” come altre realtà. Di fatto creando un ambiente dove convivono, perfettamente integrati, programmatic e creatività. Leggi di più su AdExchanger.

Adobe aggiorna il suo strumento Target, per una migliore personalizzazione delle esperienze online

Adobe ha annunciato una serie di novità e aggiornamenti per Target, il suo strumento di marketing utilizzato per realizzare test A/B e multivariati per l’ottimizzazione delle esperienze digitali. La piattaforma include adesso un algoritmo di “rilevanza ponderata” che sfrutta l’intelligenza artificiale per migliorare la personalizzazione delle raccomandazioni; strumenti di reportistica migliorati e una nuova versione della sua soluzione “Personalization Maturity Model”. Leggi di più su MarTech Today.

MoPub, inventory più sicure grazie a un accordo con Pixalate e DoubleVerify

MoPub, l’ad exchange mobile di Twitter, ha annunciato di aver siglato un accordo con Pixalate e DoubleVerify, volto a ridurre il traffico non-valido e le frodi pubblicitarie in-app all’interno della sua inventory.

Il fenomeno dell’ad fraud è in crescita nell’ambiente mobile, in particolare nel mondo in-app, dove si stima sia costato al mercato circa 5 miliardi di dollari nel 2018. L’integrazione con Pixalate e DoubleVerify comporta il controllo dei segnali di traffico e il blocco delle richieste di bid non valide in tempo reale e in pre-bid, e l’analisi delle attività post-bid per aiutare gli editori a migliorare la qualità del loro traffico.

Per individuare il traffico non valido, sono svariati i segnali utilizzati: tra di essi ci sono i tassi di viewability, il posizionamento sugli app store, il numero di download, la quota di mercato, il contenuto dell’app, la user experience, le possibilità pubblicitarie, e altri indicatori di General invalid traffic (GIVT) e Sophisticated invalid traffic (SIVT).

Secondo l’head of product di MoPub Boris Logvinskiy, l’accordo con le due società rappresenta un passo cruciale per eliminare le frodi pubblicitarie sull’ad exchange: «Fornitori accreditati dal MRC come Pixalate e DoubleVerify offrono l’esperienza, la tecnologia, l’integrità di dati e il servizio necessari per aiutarci a mantenere un exchange pulito per i migliaia di miliardi di chiamate pubblicitarie che gestiamo».

Pubblicità in-app, Google arricchisce AdMob di partner e funzionalità

Google annuncia novità per AdMob, la sua piattaforma dedicata alla pubblicità in-app.

Le novità coinvolgono in particolare Open Bidding, il modello di monetizzazione lanciato qualche mese fa in beta in cui tutti gli acquirenti di uno spazio adv competono simultaneamente nella stessa asta unificata. A questo programma si aggiungono adesso otto nuovi partner pubblicitari per l’acquisto pubblicitario su mobile: oltre agli attuali OpenX, Index Exchange, Smaato, Tapjoy e AdColony, arrivano anche Facebook Audience Network, Rubicon Project e AppLovin.

Google, inoltre, sta continuando ad arricchire Open Bidding con nuove funzioni, sulla base dei feedback dei partecipanti al beta test. Tra queste, il supporto per i formati interstitial, rewarded e banner (già disponibili) e per quelli native, che verrà aggiunto a breve, e la possibilità per gli sviluppatori, dall’inizio del prossimo anno, di ottenere una reportistica dell’asta che consenta di capire come stanno performando i vari partner pubblicitari.

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Un’immagine del nuovo tool di reportistica

Tra le altre novità, una Mediation Test Suite (anche questa in beta), per testare se l’app è impostata correttamente per mostrare gli annunci, e la possibilità di “scaldare i motori” degli SDK adapter, per assicurare che tutti gli adapter siano pronti quando viene chiamato il primo annuncio.

Ads.txt per le app: ecco le ultime novità sullo strumento anti-frode

Dopo un lungo periodo di alpha test, comincia a prendere maggiormente forma il progetto di IAB Tech Lab di applicare lo strumento anti-frode ads.txt anche all’ambiente in-app. Il laboratorio tecnologico di IAB ha infatti pubblicato le specifiche tecniche in beta per la versione in-app dello strumento.

Una lunga gestazione, quella di ads.txt per app, cui hanno contribuito difficoltà oggettive come l’assenza, per le applicazioni, di URL su cui invece normalmente i file ads.txt vengono ospitati su web. Difficoltà, questa, a cui IAB aveva proposto come soluzione l’utilizzo di un campo normalmente usato dagli app store per identificare i software all’interno del loro marketplace, una sorta di codice identificativo – un meta-tag – dell’app nello store. Tuttavia, i marketplace di app non si sono rivelati molto contenti di dover utilizzare tali codici.

Così, in attesa dell’implementazione da parte di App Store e Google Play di meta-tag standard che consentano l’applicazione di ads.txt, l’associazione ha deciso di portare avanti lo stesso il progetto, utilizzando le URL dei siti degli sviluppatori normalmente contenute sugli app store come informazioni di contatto. “Pubblicare le autorizzazioni in un file di testo sul sito dello sviluppatore creerà una risorsa online centralizzate che lo sviluppatore potrà controllare in maniera indipendente – spiega IAB Tech Lab in una nota -. Essendo una specifica in beta, essa può essere implementata adesso, e successivamente gli app store potranno adottare un modo standardizzato per rendere tale informazione disponibile”.

Ma la questione dei meta-tag non è la sola sfida per il progetto. Anche l’adozione di ads.txt tra gli sviluppatori potrebbe rivelarsi difficoltosa. Se infatti, come già visto in ambiente web, utilizzare ads.txt può contribuire a diminuire i casi di frodi, con un conseguente ritorno economico per l’editore, nell’ecosistema app molti sviluppatori (soprattutto i più grossi) guadagnano più con gli abbonamenti che non con l’adv, il che potrebbe renderli meno interessati ad utilizzare un tale strumento.

Le specifiche beta di ads.txt per app sono aperte ai commenti fino al 4 febbraio 2019. Il documento è scaricabile a questo link.

Cresce l’header bidding mobile, spinto dall’adozione in-app. I dati PubMatic

Il Mobile Video è la tipologia di spot più in crescita tra i consumatori, e quella che attualmente ha la più alta quota di tempo speso, e anche in considerazione di ciò, è un canale che sta destando sempre più l’interesse delle aziende e creando opportunità di ricavi in aumento per gli editori.

E’ quanto rivela il terzo Quarterly Mobile Index (QMI) 2018 di PubMatic, lo studio trimestrale con cui la SSP indaga l’andamento della pubblicità su smartphone e tablet e i suoi principali trend, dal mobile video all’header bidding e all’espansione della monetizzazione cross-canale.

Tra le principali evidenze dello studio, la crescita dell’header bidding mobile, man mano che la tecnologia inizia ad essere applicata anche all’ambiente in-app. Il volume dell’header bidding mobile è quasi raddoppiato, con un +95% anno su anno nel terzo trimestre (su desktop la tecnologia è cresciuta del 3%). Anche il “parallel bidding in-app” (l’equivalente dell’header bidding) sta proseguendo la sua ascesa, raggiungendo il 14% del volume complessivo dell’header bidding mobile.

Lo studio ha anche evidenziato un’importante spinta (a tre cifre) del volume della pubblicità mobile nel settore retail, trainato dalla stagione del Back to School. Gli editori del mondo retail hanno infatti visto un aumento del 142% nel volume delle impression mobile monetizzate nel trimestre. Le impression monetizzate tramite app sono aumentate di 62 volte anno su anno, arrivando a coprire il 41% del volume mobile erogato attraverso PubMatic nel 2018.

Header bidding in-app: quanto ne sanno gli editori?

La conoscenza delle dinamiche dell’header bidding in-app tra gli editori non è così diffusa come si crede, secondo una ricerca internazionale di InMobi.

Secondo i dati della società, relativi al mercato nordamericano, quando ai publisher di applicazioni è stato chiesto se capivano il concept dietro l’header bidding in-app, il 22% di essi ha risposto di comprenderlo molto bene, il 28% bene e il 27% moderatamente; ma il 12% ha rivelato di averne una conoscenza limitata e l’11% di non comprenderlo per nulla.

E proprio una ridotta comprensione di questa tecnologia, per il 31%, è un freno alla sua adozione. Tra gli altri ostacoli, problemi di implementazione (23%), pochi accordi in programmatic (14%), latenza (11%), difficoltà a livello di scalabilità (11%) e questioni di compatibilità (10%).

Tra i vantaggi registrati dall’adozione dell’header bidding, il 37% degli editori ha segnalato una maggiore trasparenza a livello di valore delle inventory e di offerte. Il 36% ha già registrato un aumento dei ricavi, mentre il 49% si aspetta di averlo nei giro dei prossimi 12 mesi.

I dati di InMobi mostrano inoltre che il 52% degli intervistati utilizza una piattaforma di mediazione. Un ulteriore 15% conta di adottarne una nei prossimi 12 mesi.

Tra i principali metodi di monetizzazione nell’ambiente in-app, al primo posto si posiziona il real-time bidding, usato dal 43% degli editori interpellati, seguono l’header bidding (31%), la self-mediation (28%) e l’uso di un ad network per tutta l’inventory (14%).

Mobile, le aziende puntano sulla pubblicità in-app. I nuovi dati di PubMatic

Cresce tra gli utenti la predilezione delle app rispetto ai siti mobile, e con essa aumenta anche la pubblicità in-app. E’ quanto rileva la ricerca trimestrale Mobile Index di PubMatic, condotta analizzando le impression commercializzate tramite la piattaforma durante il secondo trimestre 2018.

Secondo lo studio, la spesa adv mobile è cresciuta del 25% anno su anno nel trimestre, intensificandosi a livello globale. E in linea con le nuove preferenze dei consumatori, sempre più aziende hanno convogliato i loro sforzi pubblicitari sull’ambiente in-app, optando in particolare sui private marketplace, con il duplice obiettivo di aumentare il ROI e migliorare la prevenzione dalle frodi.

L’in-app è infatti cresciuto del 21% anno su anno, un’espansione guidata principalmente da un aumento annuale del 47% su iOS e del 13% su Android.

Il mobile, peraltro, sembra essere un mezzo in crescita anche sul fronte video. Rispetto allo scorso anno, la spesa pubblicitaria video su mobile è cresciuta di ben il 239%, con un +688% registrato sull’in-app (a ulteriore conferma del trend positivo di questo canale) e un +73% sul mobile web.

Gli investimenti adv mobile hanno positivamente risentito anche di alcuni importanti eventi mediatici accaduti durante il periodo in esame: sulle property sportive, ad esempio, i Mondiali di Calcio hanno spinto la spesa mobile il 50% in più rispetto alla media settimanale a livello globale.

Per quanto riguarda i costi degli annunci, PubMatic registra un calo degli eCPM su mobile web del 16%, a fronte di un aumento degli eCPM in-app dell’11%. In crescita anche il dato su desktop: +5%.

A sei settimane dall’entrata in vigore del GDPR, cresce la spesa in retargeting

Oggi nella nostra rassegna parliamo di retargeting, frodi in-app e del futuro di Groupon.

A sei settimane dall’entrata in vigore del GDPR, cresce la spesa in retargeting

Chi pensava che il GDPR avrebbe segnato la fine del retargeting, si sbagliava. Anzi. Secondo quanti dichiarano diversi operatori del mercato pubblicitario, sei settimane dopo l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo, la spesa in campagne di retargeting è in aumento. In alcuni casi, addirittura, sembra che le aziende, invece di interrompere gli investimenti in remarketing, abbiano piuttosto tagliato la spesa in attività di prospecting. Le campagne di prospecting, infatti, basate su reach e scalabilità, comportano spesso l’utilizzo di dati di terze parti, e dunque sarebbero più “rischiose” da un punto di vista di conformità alla GDPR. Leggi di più su Digiday.

Frodi in-app, scoperta una nuova tipologia

Migliaia di app oggi si spacciano come editori premium, bypassando ads.txt, lo strumento anti-frode di IAB. Alcuni ricercatori della società di rilevamento frodi Forensiq hanno recentemente scoperto un nuovo tipo di frode in cui alcune app vendono le proprie inventory pubblicitarie come se fossero spazi siti internet premium, nel tentativo di ingannare il sistema ads.txt. La tecnica utilizzata è un misto tra il classico “domain spoofing” e il suo equivalente in-app, il “bundle ID spoofing”, con le applicazioni che mascherano i loro identificativi dietro quelli di un sito mobile, invece che di un’altra app. Leggi di più su AdWeek.

Groupon vicina alla vendita?

Potrebbe stare giungendo al termine il decennio di Groupon come società indipendente. Secondo indiscrezioni, il management della società, insieme ad alcune banche che rappresentano l’azienda, avrebbe contattato diverse socieà pubbliche negli scorsi mesi, con l’intenzione di sollevare interesse per una eventuale acquisizione. Nata nel 2008 a Chicago come pioniera del concetto di offerte e coupon digitali per l’acquisto di prodotti e servizi di aziende locali, Groupon nel 2011 si era quotata in Borsa, all’epoca con un valore di oltre 16 miliardi di dollari, oggi sceso a 2,4 miliardi a causa del declino del suo settore di riferimento. Leggi di più su Recode.

Header bidding in-app: PubNative lancia un approccio “ibrido”

Le tecnologie di header bidding stanno iniziando a prendere piede anche su mobile e in-app. In quest’ultimo caso, il fatto di doversi affidare a soluzioni generalmente basate su SDK genera, accanto ai benefici in termine di monetizzazione, anche problemi di latenza nel caricamento dell’app.

Una possibile soluzione arriva dalla piattaforma specializzata in monetizzazione per mobile PubNative (link), che ha annunciato il rilascio di una tecnologia di header bidding ibrida server-side/client side che promette di aiutare gli editori di app a massimizzare i ritorni pubblicitari senza ulteriori danni per la user experience.

La soluzione, chiamata HyBid, permette agli editori di massimizzare il valore del rendimento dell’impression avviando simultaneamente due aste.

Quando un utente apre un’app, questa invia una richiesta a PubNative, che avvia un’asta unificata tra tutti gli exchange di terza parte con cui è collegata. Questo avviene pre-bid e in remoto, quindi senza rallentare il caricamento dell’app.

L’offerta migliore è inviata indietro all’SDK di HyBid per competere sul prezzo con gli exchange e gli ad networks integrati nell’SDK del publisher, inclusi i “walled gardens” che generalmente sono nelle prime posizioni dei sistemi di monetizzazione “a cascata” (waterfall), come MoPub e AdMob.

La tecnologia di PubNative permette inserire nel processo i dati di prima parte del publisher per impostare floor price o creare segmenti di audience. “Il processo decisionale avviene client side e l’asta avviene prima server side e poi client side”, ha spiegato il Ceo di PubNative, Ionut Ciobotaru, che sottolinea come soluzioni di questo tipo vadano nella direzione di “un mercato RTB aperto su mobile”.