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La svedese Sellbranch annuncia l’acquisizione di Widespace

Sellbranch, società di origine svedese specializzata nella vendita di pubblicità online e presente in 10 Paesi Europei, ha annunciato l’acquisizione di Widespace, la piattaforma di programmatic buying “mobile-first” anch’essa di origine svedese e attiva anche nel nostro Paese, dove è guidata dal Country Manager Nicolò Palestino.

Sellbrach fa capo a Blue Orange Group, società nata dalla fusione tra Improve Digital e Orange Games. In questo modo, sottolinea la nota stampa che annuncia l’operazione, “le società uniscono le forze per costruire l’ecosistema digitale leader in Europa con oltre 480 dipendenti in 23 uffici in tutto il continente”, con una reach cumulata di 400 milioni di utenti e un set di tecnologie proprietarie capaci di coprire l’intera filiera del programmatic advertising.

“Siamo molto orgogliosi di annunciare l’acquisto di Widespace. Riteniamo che il consolidamento sia una delle chiavi per poter offrire opportunità e tecnologie pubblicitarie di alta qualità”, ha detto Fredrik Sellgren, il Ceo e fondatore di Sellbranch.

“Mettendo insieme le proposte di Sellbranch, Widespace e Improve Digital, uniamo le forze per offrire agli editori e agli inserzionisti sia prodotti end-to-end che coprono tutti gli aspetti del processo programmatico, compresi i pacchetti di dati. Questo è un grande passo che accelererà il successo degli obiettivi pubblicitari dei nostri clienti”, ha aggiunto il manager, che prima di creare Sellbranch nel 2009 era stato Managing Director di Tradedoubler.

I termini finanziari dell’operazione non sono stati resi noti. Per quanto riguarda Widespace in Italia, la società ha dichiarato una crescita del giro d’affari “a doppia cifra” nel 2017, ottenuta capitalizzando in particolare la crescita delle compravendite in programmatic nell’ecosistema mobile. Quest’anno lo sviluppo della società, che si prepara a inaugurare dei nuovi uffici a Milano, è continuato anche attraverso l’annuncio di nuove partnership e collaborazioni, come quella con Epteca nel settore del Travel e quella con Zeotap sul fronte dati.

Improve Digital lancia l’opzione First Price Auction nella soluzione Header Bidding

Improve Digital ha lanciato l’opzione First Price Auction nella sua soluzione Header Bidding. I clienti adesso possono scegliere se utilizzare il first o il second price per partecipare all’asta.

Con il lancio di tale funzionalità, Improve Digital permetterà ai suoi clienti di transare in maniera avanzata, si legge nella nota, offrendo agli editori nuove prospettive e dando la possibilita di ottimizzare al meglio la propria strategia di monetizzazione.

“La possibilità di optare per la first price auction, aumenterà la spesa pubblicitaria destinata al programmatic. Questo nuovo scenario, infatti, rafforzerà la fiducia degli inserzionisti verso l’ecosistema dato che il prezzo sarà prevedibile e stabile. I fornitori di contenuti potranno avere un’idea chiara del valore della propria inventory essendo a conoscenza di quanto la domanda sia disposta a pagare . Questo modello, che permette di ottenere ciò per cui si è effettivamente disposti a pagare, rende il mercato ancora più trasparente, affidabile e predittivo”, ha affermato Sebastiaan Moesman, Ceo di Improve Digital.

Sono sempre di più le piattaforme di vendita che scelgono di introdurre all’interno delle aste un sistema di prezzi basato sul modello first price, soprattutto in ambito header bidding. Prima di Improve Digital, Rubicon Project, PubMatic e OpenX hanno offerto questa opzione, con tre obiettivi: garantire maggiore trasparenza, più possibilità di scelta per gli inserzionisti e migliorare la monetizzazione per i venditori.

Considerando la complessità e la varietà delle tecnologie a disposizione, diviene prioritario per le gli operatori conoscere precisamente le modalità di funzionamento degli ambienti programmatici. Come si evince da una recente ricerca della World Federation of Advertisers e dataxu, condotta nel dicembre 2017, secondo cui oltre il 60% dei marketer a livello globale ritiene di grande importanza una migliore comprensione delle dinamiche e dei prezzi delle aste.

Tre passi per diventare esperti navigatori in un mare di dati

Un efficiente sistema di reportistica è vitale per ogni azienda. Dati utilizzabili, un’adeguata raccolta degli insight e una strategia mirata sono fondamentali per ottimizzare i ricavi. Attualmente, però, non c’è consenso su come riportare i dati e quali metriche utilizzare. Come decidere quindi quale sia la metrica migliore per interpretare una grande mole di dati grezzi?  Come sfruttare i dati per supportare gli stakeholder nella definizione di una perfetta strategia di ottimizzazione dei ritorni?

La sfida: un mare di possibilità… non tutte navigabili

Siamo inondati da dati la cui mole e complessità è in continuo aumento: il volume cresce in modo esponenziale e i dataset diventano sempre più difficili da interpretare. Risulta quindi difficile avere una visione d’insieme chiara e uniforme. A rendere più difficile l’obiettivo di ottenere una buona reportistica si aggiunge il fatto che i dati sono anche molto frammentati, il che rende ancora più complicato trasformare queste informazioni in una metrica valida. Per far fronte a queste sfide, è necessario un approccio sistematico che permetta di individuare dei punti di riferimento che aiutino a navigare questo mare di dati.

Trasforma i dati in informazioni

Quando si tratta di yield managment, se non si ha accesso a dati puliti e affidabili ci si trova in difficoltà. Per costruire una reportistica significativa, i dati devono venire da una fonte trasparente e devono essere esaustivi. Infatti, un’ottimizzazione dei rendimenti efficace richiede non solo totale fiducia nella qualità dei dati grezzi a propria disposizione ma anche flessibilità nell’elaborazione dei dati. Si ha bisogno che l’accesso ai dati sia totale, veloce e semplice. Solo quando questi tre fattori sono presenti, si può iniziare a ragionare su quali metriche utilizzare per aumentare i ricavi della propria società.

Trasforma le informazioni in strategia

Per ottenere informazioni che siano strategiche e spendibili nei processi decisionali bisogna investire anche nelle persone: persone esperte in materia di business intelligence e che abbiano a disposizione i giusti strumenti.  Con la giusta elaborazione i dati diventerebbero un supporto per prendere decisioni riguardo gestione dell’inventory, strategia finanziaria e ottimizzazione dell’offerta pubblicitaria. Quando la reportistica è in grado di supportare le esigenze dei diversi stakeholder, i dati possono portare l’intera organizzazione ad attuare un processo decisionale basato sui fatti.

A seconda delle esigenze, è possibile sia creare un team interno, sia costituire un team con il/i tuo/i partner adtech, sia combinare le due cose. La collaborazione tra team, sia a livello interno sia a livello esterno, così come lo scambio di conoscenze, sono fondamentali non solo per definire le metriche giuste per misurare le informazioni di cui l’organizzazione necessita, ma anche per svilupparle e valutarle. In questo modo la yield strategy andrà di pari passo con gli obiettivi in termini di guadagno.

Il team giusto, con le giuste competenze, selezionerà gli strumenti migliori in base alle esigenze. Questi strumenti aiutano i fornitori di contenuti a dare il giusto valore al proprio inventario, utilizzando fatti e informazioni reali piuttosto che previsioni imprecise e astratte come punto di partenza per la valutazione. In questo modo, la strategia finanziaria sarà in grado di portare ad un incremento delle entrate.

Conclusioni: trasforma la strategia in guadagni per la domanda e l’offerta

Durante la navigazione nel mare di dati in continua espansione, bisogna stare attenti a non annegare. Adottando le seguenti misure di navigazione, svelerai la potenzialità dei tuoi dati e li userai a tuo vantaggio. Assicurati di avere:

  • facile accesso a dati corretti e completi;
  • un team operativo che sia interno, di un partner esterno o una combinazione di entrambi
  • l’esperienza e le competenze per determinare di che cosa hai bisogno per una gestione dei ricavi più efficace e le conoscenze necessarie per selezionare gli strumenti più efficienti e adeguati per raccogliere insight.

Maggiore sarà la trasparenza nella collaborazione con i tuoi partner tecnici, più facile sarà la navigazione. Una maggiore trasparenza implica nuova visibilità e apertura, e porta ad un aumento di valore delle tue risorse nonché ad una rinnovata disponibilità finanziaria da investire nel mercato del programmatic.

In più incoraggia uno scambio di dati e metriche più libero che aggiunge valore a quello che vediamo nell’industria. Chiamatemi idealista ma a mio parere tutto ciò che può aiutare a definire ed indentificare strumenti e metriche più uniformi è di grande aiuto per la nostra industria e, diciamoci la verità, ne avremo un gran bisogno dalla fine di maggio quando la GDPR sarà implementata. È tempo che ci procuriamo una bussola e iniziamo a navigare.

Ecco perché trasparenza e sostenibilità nel Programmatic sono oggi più importanti che mai

Gli ultimi 10 anni di Programmatic Advertising sono stati e continuano ad essere estremamente entusiasmanti per chi opera nella pubblicità digitale. In particolar modo nel 2017 abbiamo osservato un settore che sta finalmente affrontando importanti questioni di vecchia data. Ciò è entusiasmante perché, affrontando insieme queste problematiche, getteremo le basi per una crescita futura nel nostro settore e così facendo, con l’avvento del 2018, giungeremo ad una svolta in cui la sostenibilità a lungo termine si allineerà con gli obiettivi aziendali a breve termine.

Verso un’industria più matura e sostenibile

Dieci anni nell’ad tech sono un lungo periodo di tempo, lungo abbastanza per poter vedere sia le crescenti aspettative del brillante futuro del Programmatic che le delusioni di un settore ancora oggi ostacolato da retaggi obsoleti e pratiche fraudolente. Questi sono normali alti e bassi del ciclo di vita dei prodotti tecnologici, e ora stiamo assistendo all’inzio di una fase più stabile e matura.

Molti grandi attori del nostro settore, sia nell’offerta che nella domanda e anche nell’amministrazione, hanno iniziato a prendere coscienza di questo passaggio, dal governo degli Stati Uniti che sta affrontando la questione delle fake news e delle responsabilità con Twitter e Facebook, alla sfida di Procter & Gamble all’intero ecosistema digitale, all’intransigenza di GroupM sulla visibilità, all’azione legale di The Guardian nei confronti di un importante attore Programmatic. Il messaggio è chiaro: le cose devono cambiare velocemente e molti attori hanno iniziato ad introdurre misure che indirizzano il settore verso un futuro più sostenibile, incluse l’apertura delle scatole nere, la richiesta di metriche sulla visibilità, l’instaurazione di una rendicontazione accreditata dall’MRC, la lotta antifrode, la vigilanza dell’inventory e la revisione di procedimenti e regolamentazioni.

In questo caos di clamori, accuse, proposte e soluzioni, scorgiamo nella trasparenza e nel consolidamento i motori primari di una sostenibilità reale nel Programmatic Advertising.

La trasparenza come guadagno

Una tendenza che contribuirà ad un’industria più sostenibile è la constatazione che pratiche commerciali trasparenti possono avere un impatto positivo e notevole nei fatti. Due esempi interessanti dell’idea che la trasparenza corrisponda a un guadagno effettivo sono l’implementazione di Ads.txt e l’adozione dell’asta al primo prezzo.

Nel caso di Ads.txt, vediamo una posizione chiara da parte di venditori ed acquirenti riguardo ai soggetti con cui continueranno a intrattenere scambi. Il collegamento fra trasparenza e guadagno non potrebbe essere più chiaro: i fornitori di contenuti che rifiutano di mettere in atto meccanismi antifrode lo faranno a proprie spese. Presupponendo che l’attuale mercato sia pieno di inventory fraudolente, allora programmi antifrode, di visibilità e di divulgazione dei dati efficaci elimineranno una parte significativa del mercato totale, apportando guadagni ai restanti proprietari di inventory responsabili e onesti.

Un ulteriore esempio che mostra un collegamento diretto tra trasparenza e guadagno è l’adozione dell’asta al primo prezzo. In un’asta al primo prezzo, il prezzo dell’offerta da parte di un inserzionista è fisso, analogamente ad un IO buy classico. Ciò aumenta le possibilità dell’inserzionista di aggiudicarsi l’impression (soprattutto in ambienti header bidding) mentre l’eliminazione dell’impression attraverso interlocutori tecnici lascia molto meno spazio a modelli commerciali poco chiari. Questo perché, in definitiva, sia l’inserzionista che il publisher conosceranno il prezzo dell’offerta e potranno facilmente isolare e monitorare le quote dei partner di supporto. Quando gli inserzionisti possono ottenere più impression per un prezzo molto più prevedibile e trasparente, il Programmatic diventa un meccanismo di acquisto più appetibile: di conseguenza, i publisher che adotteranno aste al primo prezzo godranno di budget nuovi o più cospicui.

In entrambi gli esempi, è possibile notare che quando buy e sell side possono contare su una zona commerciale sicura, i volumi di spesa in quella zona aumenteranno.

Un’ottimizzazione della catena di approvigionamento: meno intermediari, più fiducia

Il consolidamento è anche un segno che il settore sta maturando e si sta avvicinando a una struttura che farà da sostegno a una fiducia maggiore e, di conseguenza, a un aumento dei budget nel Programmatic. Nel 2017 abbiamo assistito a un aumento di fusioni e acquisizioni sia in termini di tech vendor che di fornitori di contenuti e questa tendenza è lungi dal considerarsi conclusa. Sono tre le ragioni per cui il consolidamento nel nostro settore supporterà di più il Programmatic in futuro.

In primo luogo, per quanto riguarda la catena di approvigionamento dell’ad tech: meno ad tech vendors significa meno intermediari ai quali spettano percentuali. Per i fornitori di contenuti, ciò si traduce in una migliore visione dell’esatto valore aggiunto che ogni attore apporta al mercato; per il settore, vuol dire meno budget stanziato per quote e più liquidità in circolo nell’intero ecosistema. Aumentare lo share dei media dollar che infine giunge ai publisher aumenta anche il valore che gli inserzionisti ottengono dalle loro campagne.

In secondo luogo, con il numero di coalizioni mediatiche in aumento, anche il mercato sta diventando più semplice. La semplificazione è importante e il consolidamento del mercato, naturalmente, facilita tale processo. Per gli inserzionisti, le coalizioni dei publishers forniscono delle valide alternative d’acquisto al duopolio del digitale. Ciò rafforza la posizione di tutti ed alimenta l’integrità nel settore, perché per coloro che competono la posta in gioco è alta. Assumersi la responsabilità di cosa si vende o si compra quindi diventa sempre più importante per mantenere la propria posizione di parte consolidata nel mercato.

In conclusione, avere meno intermediari coinvolti nell’ecosistema pubblicitario semplificherà anche le integrazioni e consentirà una maggiore automazione tra attori diversi. Diversi studi ne hanno già dimostrato l’evidenza; includere e lavorare con centinaia di intermediari va a scapito dell’efficienza. Un numero ridotto, ma non talmente ridotto da consentire ad un singolo attore di dominare ed imporre i propri modelli al mercato contribuirà notevolmente, ed efficacemente, ad instaurare legami più profondi e fondati sulla fiducia.

Nel complesso, il consolidamento promuoverà qualità, responsabilità, liquidità e automazione nel Programmatic trading.

Il futuro è già qui

Le forze di maggiore trasparenza e consolidamento stanno collaborando per porre fine a pratiche di tipo obsoleto iniziate oltre un decennio fa e il loro impatto darà sostanzialmente luogo a pratiche sostenibili che supportano un’ottima performance del Programmatic nell’ambito di una zona commerciale sicura. Una volta attuato tutto questo, gli inserzionisti acquisiranno fiducia nello spostare volumi e budget più ingenti attraverso il Programmatic trading. Ma l’accesso a questi budget non sarà destinato a molti. Chi opera nel nostro settore dovrà preoccuparsi di attuare un business sostenibile adesso o sarà presto estromesso dal mercato.

Improve Digital, cambio ai vertici: Marco De Patre abbandona la carica di Country Manager

Cambio ai vertici della sede italiana di Improve Digital: Marco De Patre, che ha guidato la società di Programmatic per poco più di un anno, ha abbandonato a settembre la carica di country manager e ha fatto ingresso in Edenred, azienda di soluzioni transazionali per imprese, dipendenti ed esercenti, in qualità di User Monetization Director.

Interpellata da Programmatic Italia, Simone Füllemann, Marketing & PR Manager di Improve Digital, oltre ad aver confermato la notizia, ha affermato che la società ad-tech «continua ad avere una squadra dedicata a Milano e che i piani per il mercato italiano non sono cambiati». Il nome del successore di De Patre sarà annunciato nei prossimi mesi. Nel frattempo, sarà Davide Geraci, Account Director Demand & Partnerships, a dirigere l’ufficio.

Marco De Patre è stato il primo Country Manager italiano di Improve Digital, la cui sede locale è stata aperta a giugno dell’anno scorso. De Patre vanta oltre quindici anni di esperienza nello sviluppo commerciale online su scala internazionale e ha precedentemente lavorato presso Criteo, diventando responsabile per il Business Development in Europa del Sud nel 2010 e Supply-side Director per l’Italia nel 2013.

Aee-Ni Jaskolla entra in Improve Digital con il ruolo di Chief Product Officer

Improve Digital accoglie nella propria squadra l’esperta in data analysis Aee-Ni Jaskolla nel ruolo di Chief Product Officer. Ricoprendo tale posizione, Jaskolla lavorerà a stretto contatto con diversi dipartimenti della società per ampliare 360 Polaris, uno dei prodotti nel portafoglio della compagnia guidata in Italia da Marco De Patre.

Prima di unirsi a Improve Digital, Jaskolla ricopriva un ruolo di rilievo presso Xaxis. In qualità di responsabile di prodotto e di direttore globale di prodotto, ha sviluppato la piattaforma per la gestione di dati globali, ha selezionato un team per lo sviluppo del prodotto e ha rafforzato i prodotti su tutti i canali media. Prima ancora, ha consolidato le sue conoscenze e competenze presso VivaKi dove si è concentrata sulle tecnologie strategiche e sul data mining.

“Grazie alle sue competenze eccellenti e alla sua abilità nel creare una sinergia tra diverse aree aziendali, nonché nel dare vita a un team dalle alte prestazioni, Aee-Ni è la figura professionale perfetta per la nostra compagnia. Le sue vaste conoscenze dell’ecosistema ad-tech e la sua comprensione delle relative problematiche possono tenerci al passo con l’innovazione tecnologica. Sono lieto di poter accogliere una risorsa così forte nel nostro team”, ha affermato Sebastiaan Moesman, Ceo di Improve Digital.

“Improve Digital è un’ottima azienda per cui lavorare, è una delle realtà più orientate al futuro quando si tratta di sviluppare tecnologie innovative. La sua passione volta a sostenere i fornitori di contenuti e l’ecosistema ad-tech tramite prodotti innovativi e la collaborazione con altre aziende del settore è il motivo per cui mi sento elettrizzata all’idea di far parte del team”, ha aggiunto Aee-Ni Jaskolla.

Improve Digital lancia la prima “calcolatrice del costo opportunità”

Improve Digital lancia la calcolatrice del costo opportunità, che si propone come soluzione all’argomento del costo opportunità nel settore della pubblicità digitale. A partire da oggi, la piattaforma 360 Polaris offre informazioni sull’incidenza sui ricavi di preferenze quali garanzie o sconti.

Lo strumento permette di ottimizzare le strategie di prezzo grazie a una migliore comprensione di quanto i compratori sono disposti a pagare per l’inventario. I team di vendita e di ottimizzazione dati possono ora utilizzare fatti reali, piuttosto che dati non controllati o previsioni di mercato, per affinare la loro strategia commerciale.

“La calcolatrice è particolarmente interessante per i fornitori di contenuti video. Attualmente, quasi tutte le vendite video sono trattate come “garantite premium”, cioè l’inventario di qualità è venduto su base garantita. Tuttavia, bisogna chiedersi se sono queste offerte a generare ricavi più alti o se è il mercato a valutare l’inventario ad un prezzo superiore. A causa della carenza di contenuti video, queste informazioni possono fare crescere immediatamente i ricavi dei fornitori di contenuti”, ha spiegato Bastiaan Spaans, SVP Commercial della piattaforma pubblicitaria.

Il lancio della calcolatrice del costo opportunità, si legge nella nota, è il naturale proseguimento della strategia di Improve Digital di rafforzare la sua posizione di piattaforma integrata completamente trasparente per i canali video, mobili e Web. Lo strumento è ora disponibile su richiesta per tutti i fornitori di contenuti della piattaforma 360 Polaris.

Improve Digital ha un nuovo Ceo: è Sebastiaan Moesman

Il 1° giugno 2017, Sebastiaan Moesman, già Coo di GroupM Connect, entrerà in Improve Digital come nuovo Ceo.

Moesman si impegnerà a rafforzare ulteriormente la leadership dell’azienda come partner strategico per le emittenti, i fornitori di contenuti e gli editori. Entrerà in Improve Digital mentre i fondatori dell’azienda, Joelle Frijters (Ceo) e Janneke Niessen (Cio), lasceranno il proprio ruolo dopo essere stati alla guida per quasi 10 anni, realizzando risultati importanti in termini di crescita e di espansione. Per accelerare ulteriormente la già rapida crescita dell’azienda di tecnologie pubblicitarie, Swisscom intraprende un altro ciclo di finanziamenti della somma di 10 milioni.

Dalla sua fondazione, quasi un decennio fa, l’azienda è cresciuta arrivando a generare 150 milioni di euro di fatturato annuo, avvalendosi di oltre 200 dipendenti, e si è trasformata passando dal ruolo di SSP a quello di piattaforma di monetizzazione olistica.

“Per gli inserzionisti è sempre più importante avere un modo affidabile e trasparente di acquistare media digitali, quindi sarà altrettanto importante che i proprietari dei media possano contare su un partner affidabile e trasparente che li supporti nel raggiungere rapidamente gli obiettivi aziendali a breve termine e nel difendere il loro ruolo di partner di fiducia a lungo termine per gli inserzionisti”, ha commentato il nuovo Ceo.

Moesman assumerà il suo nuovo ruolo forte di oltre 20 anni di esperienza nel settore dei media e della tecnologia, innanzitutto come fondatore della propria azienda, Reddion, poi venduta a WPP, e in seguito nei numerosi ruoli di leadership ricoperti presso GroupM. È un veterano del settore e punta di valorizzare i tre punti di forza fondamentali su cui si basa l’azienda: tecnologie innovative, servizio eccellente e modelli aziendali sostenibili trasparenti.

“È esattamente la persona giusta per guidare l’azienda. Non solo dispone del background e delle competenze ideali, ma ha anche la corretta visione per far crescere l’azienda”, ha affermato Frijters. “Improve Digital ha rappresentato il lavoro della nostra vita per quasi 10 anni, quindi non è stata una decisione facile. Si tratta di una grande azienda e di una squadra straordinaria, ma per noi è arrivato il momento di cambiare”, ha aggiunto Niessen.

Per rafforzare ulteriormente il team di leadership dopo l’uscita di scena dei fondatori, l’azienda selezionerà un Chief Product Officer. Frijters e Niessen rimarranno nel consiglio di amministrazione come consiglieri strategici.

Perform Group estende la partnership con Improve Digital ai Paesi nordici

Perform Group estende la sua collaborazione con Improve Digital ai Paesi nordici. Contando sulla piattaforma integrata di pubblicità video come partner principale, il gruppo potrà quindi valorizzare la sua inventory video e display anche nella regione scandinava.

La media company produttrice di contenuti sportivi online, che annovera siti del calibro di Goal.comSportingnews.comVoetbalzone.nl Spox.com, collabora a stretto contatto con Improve Digital già nei Paesi Bassi, in Francia, Italia e Regno Unito per accrescere il proprio business grazie ad attività RTB e programmatic.

Nel quadro di questa collaborazione, Improve Digital diventa anche partner per la monetizzazione di ePlayer, la piattaforma di Perform di video sportivi on-demand, il cui modello di distribuzione garantisce l’offerta di contenuti video di alta qualità attraverso un network di oltre 2.000 tra i principali editori a livello mondiale. ePlayer consente alle testate digitali di aggiungere alla loro offerta editoriale dei video sportivi in relazione al contesto, rafforzando l’engagement e prolungando il tempo di permanenza sul sito.

«È ormai da quattro anni che monetizziamo il nostro inventario display e video grazie ad Improve Digital e abbiamo trovato un eccellente partner per espandere e far crescere la nostra azienda in diversi Paesi», ha spiegato Bart Hillen, Sales Director di Perform.

«Siamo lieti di ampliare la nostra collaborazione con un gruppo media tanto rinomato per la creazione di contenuti quale è Perform. Disponiamo di una profonda e vasta esperienza nei Paesi nordici e siamo onorati della continua fiducia dimostrata dal gruppo Perform nei confronti della nostra piattaforma e delle nostre capacità di monetizzazione. Ci impegniamo a costruire insieme una solida strategia Programmatic che possa essere declinata anche su questi nuovi mercati», ha aggiunto Rogier Lammers, Senior Director Business Development per l’area Nordics di Improve Digital.

Improve Digital ha recentemente annunciato anche un accordo con Level Up Media, in virtù del quale la società ad-tech guidata da Joelle Frijters metterà a disposizione dell’editore lo strumento 360 Polaris per monetizzare l’offerta video sulla proprietà digitale dingit.tv (leggi l’articolo).

Simone Chizzali è il nuovo Head of Programmatic Trading per Webperformance

Da metà gennaio Simone Chizzali ricopre il ruolo di Head of Programmatic Trading in Webperformance, con la finalità di potenziare la tecnologia con cui sono valorizzati contenuti e formati Display, Video e Mobile, degli oltre 140 siti editori appartenenti all’Ad Network italiano e spagnolo dell’agenzia di web marketing.

Tra gli obiettivi, l’incremento del volume di contenuto video in-stream pubblicato direttamente in pagina, nuovi formati nativi mobile orientati ad una sempre migliore interazione con l’utenza, l’adozione di una soluzione proprietaria di header bidding e una crescente attenzione al mercato spagnolo in virtù della sinergia con il Gruppo T2O media.

Con oltre 15 anni di esperienza nel digital, dal 2011 nell’ecosistema RTB e Programmatic con un’esperienza come Publisher Development nella unit A-Plus di Zodiak Active, Simone Chizzali è anche Co-Founder di Webperformance, realtà nata nel 2011 come spin-off della divisione Performance di Banzai Advertising. Più recentemente, è stato invece Co-Founder di Veedeo Ltd, società con sede a Londra per la promozione di una soluzione di monetizzazione di video inventory basata su tecnologia LiveRail.

Entra in Webperformance lasciando l’incarico di Italy Account Director in Improve Digital, Supply-Side Platform con sede ad Amsterdam, in cui ha partecipato allo start-up delle operations sul mercato italiano. Precedentemente attivo in ambito mobile attraverso la distribuzione di un SDK per la creazione e valorizzazione di inventory video In-app.

Applicando il suo know-how nel Programmatic, Simone Chizzali occupa quindi una nuova posizione per Webperformance che risponde alle mutate esigenze della società verso la divisione Ad Network: offrire a editori e clienti opportunità crescenti in un mercato caratterizzato da tecnologia e processi in rapida e continua evoluzione.

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