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zeotap lancia ID+, iniziativa universale di identity per il marketing post-cookie

zeotap ha annunciato il lancio di ID+, un’iniziativa universale di identity che ha l’obiettivo di aiutare l’ecosistema del marketing ad affrontare le sfide poste poste dalla scomparsa dei cookie di terza parte e degli altri strumenti di identificazione, all’interno di uno scenario regolatorio in costante cambiamento.

Secondo quanto comunicato dalla società, oltre venti compagnie globali, regionali e locali hanno già confermato il loro supporto e l’adozione di ID+, inclusi Accenture, Annalect, International Business Times (IBT), Imágen Digital, Italiaonline, Mediasmart, OMD EMEA, Prensa Ibérica, PubMatic, S4M e Tabmo.

“Il lancio di ID+ è un importante passo per zeotap e per un’industria che sta affrontando un futuro incerto. Per far sì che un “ID universale” ottenga un’adozione diffusa e affermi una vera universalità c’è bisogno di un modello di governance multilaterale. Nessuno vuole vedere un duopolio fare posto a un altro”, ha dichiarato Projjol Banerjea, founder & CPO di zeotap, “Abbiamo deciso di intraprendere l’iniziativa e siamo stati molto incoraggiati dai riscontri clamorosamente positivi ricevuti dai nostri partner. È evidente che siamo tutti d’accordo sul fatto che il miglior modo per predire il futuro è crearlo. Insieme”.

ID+ è stata concepita su quattro principi cardine:

  1. Indipendenza: non fa affidamento sui cookie, MAID o qualsiasi identificatore di piattaforma. Invece, è basata su identificatori deterministici offline ed è valida su tutte le piattaforme e i canali,
  2. Semplicità: può essere adottata facilmente e funzionare come layer di identità di prima parte autonomo e insieme a soluzioni costruite internamente o di altro tipo,
  3. Interoperabilità: è disponibile per la connessione con tutte le altre soluzione universali di ID,
  4. Conformità: ogni dato di ID+ è dotato di tracciabilità del consenso incorporato, in più la protezione dei dati è assicurata attraverso la tokenization.

ID+ è stata inizialmente lanciata come estensione della soluzione di identity integrata nel marketing identity graph di zeotap, disponibile in Nord America, America Latina, Europa e India.

Per i brand, ID+ fornisce una soluzione per risolvere l’identity in maniera accurata e in scala. Oltre a trovare applicazione in ambiti base del marketing come l’attivazione, l’onboarding e gli analytics, vede anche un’applicazione embrionica anche in aree critiche come l’attribuzione multi touch (MTA). Per gli editori, invece, si legge nella nota, ID+ non serve solo ad assicurare che i loro modelli di ricavi restino intatti, ma rappresenta anche un passo importante per usare i propri dati di prima parte per fornire alternative a valore aggiunto ai marketer.

PubMatic lancia Identity Hub, soluzione che “mette d’accordo” molteplici ID

PubMatic ha annunciato il lancio di Identity Hub, una nuova soluzione per la gestione dell’identity. Il prodotto, parte del modulo Prebid User ID della società, rende più facile per gli editori monetizzare in maniera programmatica le property, e per i buyer riconoscere audience interessanti e fare offerte per raggiungerle, in un momento in cui i cookie di terze parti stanno avendo sempre più restrizioni.

Identity Hub consente infatti agli editori di supportare in maniera veloce e fluida molteplici ID per ogni impression pubblicitaria, assicurando così che i buyer possano riconoscere le audience dell’editore e offrire di più nelle aste per quelle inventory, massimizzando da un lato i ricavi degli editori e dall’altro le performance delle campagne e il ROI degli inserzionisti.

«Con l’ecosistema della pubblicità digitale che cerca con urgenza soluzioni per individuare le audience in maniera consumer-friendly, la rapida espansione degli ID sta creando una sempre maggiore complessità. Inserzionisti ed editori hanno bisogno non di più, ma di meno confusione», ha spiegato Ankur Srivastava, director of product management di PubMatic. «Identity Hub di PubMatic risponde a questa sfida semplificando l’uso di molteplici ID attraverso una soluzione intuitiva e semplice da gestire», ha aggiunto.

Identity Hub è attualmente disponibile sia in versione pre-integrata in OpenWrap, il wrapper “Prebid-first” di PubMatic, sia come soluzione stand-alone per gli editori che usano altri wrapper di header bidding.

Tracciamento, Firefox bloccherà il DigiTrust ID di IAB Tech Lab

Mozilla bloccherà sul suo browser Firefox il funzionamento di DigiTrust ID, l’identificativo anonimo e basato su cookie di IAB Tech Lab, utilizzato da varie società per il targeting e la misurazione delle campagne. Lo riporta Digiday.

L’impatto di tale decisione non sarà forse enorme, considerando che la quota di mercato di Firefox tra i browser è di circa il 4%, ma certo non è una buona notizia per IAB e per il mercato ad tech in genere, che sempre più sta puntando sulla realizzazione di identificativi standard, condivisi tra più piattaforme. «Sappiamo che alcune società sono dell’opinione che non ci sia sufficiente valore per il consumatore per giustificare “tracciamento” – o riconoscimento anonimo delle audience – di qualsiasi tipo, nemmeno per l’utilizzo al fine di comunicare scelte di privacy – dichiara Jordan Mitchell, SVP of membership and operations di IAB Tech Lab -. Pensano che non ci si possa fidare di nessuna società terza. Noi siamo di un’opinione diversa: che la fiducia dovrebbe essere stabilita direttamente tra i consumatori e i brand, e gli editori di cui questi si fidano, e le società terze di cui a loro volta i brand e gli editori si fidano».

DigiTrust è un consorzio non-profit di piattaforme programmatiche acquisito da IAB Tech Lab lo scorso anno, e attivo nella creazione di uno user ID universale e anonimo. Tra i membri di questo consorzio ci sono MediaMath, OpenX, LiveRamp e svariati altri. Lato acquisto, i membri pagano una fee mensile per partecipare alla coalizione, mentre gli editori hanno accesso gratuito al servizio.

L’obiettivo della società è creare indentificatori standardizzati per il targeting pubblicitario, riducendo così l’utilizzo di cookie di terza parte. L’identificatore di DigiTrust viene immagazzinato nel cookie proprietario fornito da un editore. Gli altri membri del consorzio possono poi utilizzare lo stesso identificatore per future aste pubblicitarie e visite degli utenti sul sito attraverso il browser, invece di dover presentare richieste a network terzi ogni volta che una persona carica la pagina.

Un processo che offre svariati benefici: dover sincronizzare un minor numero di cookie rende il caricamento delle pagine web più veloce, con una conseguente migliore esperienza di navigazione per l’utente. Inoltre, la condivisione di ID utilizzando cookie di prima parte riduce il rischio di perdita di dati nei processi d’asta.

Secondo quanto riporta la testata citando Casey Oppenheim, co-founder del forum per sviluppatori Disconnect, sebbene DigiTrust non tracci gli utenti direttamente, mette tuttavia altre società nelle condizioni di poterlo fare, e dunque il suo operato rientrerebbe comunque nel termine “tracciamento”, a danno della privacy dei consumatori.

Una portavoce di Mozilla ha dichiarato che «il tracciamento basato su cookie di DigiTrust verrà bloccato in una futura versione di Firefox».

ID5 amplia il team e nomina Adam Rowley nuovo Sales & Business Development Director

ID5, piattaforma specializzata nella sincronizzazione dei cookie, espande il suo team e assume Adam Rowley come Sales & Business Development Director. L’ex Oracle aiuterà le piattaforme di advertising technology – Data Management Platform (DMP), Demand-Side Platform (DSP) e Supply-Side Platform (SSP) – a beneficiare dell’infrastruttura di “shared ID” di ID5 al fine di ottimizzare i match rate e incrementare le entrate pubblicitarie.

Rowley porta con se 14 anni di esperienza nel settore. Negli ultimi tre è stato Head of Platform Partnerships per Oracle Data Cloud EMEA, in seguito all’acquisizione di Datalogix, dove ha lavorato per 4 anni. Precedentemente è stato in forze in Mobsta, dove ha lavorato con varie media agency e publisher, e in agenzie come Mediacom, Manning Gottlieb e Diffiniti.

Oltre a Rowley, ID5 ha recentemente assunto anche Valbona Gjini come Marketing Director. Valbona ha 8 anni di esperienza nel settore avendo lavorato precedentemente per società come Rocket Fuel, Bazaarvoice e Linkdex. Il suo obiettivo sarà quello di aumentare la visibilità del brand e la crescita del business in Europa.

Valbona-Gjini-ID5
Valbona Gjini

Gjini and Rowley entrano a far parte di un team di “veterani” dell’ad tech tra i quali Morwenna Beales, ex Rubicon Project, e Scott Menzer, ex AppNexus. Alla guida del team troviamo Mathieu Roche, ex Weborama e Pierre-Antoine Durgeat di Adventori.

Le recenti assunzioni sono la conseguenza di una rapida crescita dell’azienda, che dopo solo un anno di attività, collabora già con 30 piattaforme ad tech che usufruiscono della sua infrastruttura di shared ID. ID5 è in grado di identificare 2 miliardi di user al mese e di riconoscere i loro ID su diverse piattaforme in maniera trasparente e conforme alla normativa GDPR.

«I publisher faticano a competere con i “walled garden” come Google, Facebook e Amazon, i quali hanno costruito capacità di identificazione esclusive nel corso del tempo, che utilizzano per supportare le loro entrate pubblicitarie – spiega Mathieu Roche, co-fondatore e CEO di ID5 -. L’obiettivo di ID5 è quello di costruire un’infrastruttura di shared ID per migliorare l’efficienza e l’indirizzabilità all’interno della industry. Adam e Valbona collaboreranno con publisher e piattaforme ad tech affinché riescano ad utilizzare al meglio i propri dati. La loro esperienza verrà utilizzata per migliorare l’infrastruttura di ID5 e per supportare lo sviluppo di una ecosistema programmatico aperto».

ID5 -logo

«Nel corso degli anni – aggiunge Adam Rowley, Sales and Business Development Director di ID5 – ho visto publisher, piattaforme e media agency investire in tecnologie di targeting per riuscire a raggiungere i consumatori al momento giusto con il messaggio più opportuno. In realtà molti di loro non sono in grado di identificare i propri clienti quando visitano il loro sito internet o di capire se si tratta di un cliente che ha già visitato il sito in passato. Di conseguenza perdono entrate pubblicitarie a favore dei “walled garden”. Il mio obiettivo è quello di collaborare con publisher e piattaforme ad tech europee per aiutarle a rendere l’identificazione degli utenti più efficace per fare in modo che riescano a guadagnarsi una fetta maggiore di entrate pubblicitarie, affinché possano focalizzarsi sulle loro attività principali: pubblicare contenuti di qualità e fornire dati unici e algoritmi di real time bidding superiori».

Salesforce “unifica” i dati tra piattaforme con la nuova soluzione Customer 360

All’indomani dell’annuncio dell’accordo stretto tra Microsoft, SAP e Adobe per la condivisione dei dati, Salesforce comunica la messa a punto di una nuova soluzione volta a rendere più facile l’utilizzo e l’attivazione degli insight sugli utenti.

In occasione della sua conferenza Dreamforce a San Francisco, la società ha presentato infatti Salesforce Customer 360, un ID utente unico che mette a fattor comune i dati provenienti dalle sue varie suite di prodotto cloud Sales, Services, Commerce e Marketing.

La soluzione è disponibile gratuitamente per i clienti che utilizzano i prodotti Salesforce, e sarà utilizzabile sia sui dati provenienti dalle piattaforme dell’azienda – come informazioni su CRM o transazioni contenuti nella suite Commerce Cloud o insight sulle campagne ospitati nella Marketing Cloud – che su dati di origine esterna, provenienti da qualsiasi partner attraverso l’API di integrazione di MuleSoft (società acquisita a marzo da Salesforce).

Una volta che Customer 360 ha eliminato eventuali duplicati tra le varie fonti, creerà degli ID che potranno essere spediti alle piattaforme di acquisto o ai partner di misurazione.

«Ci sono tanti modi diversi in cui una persona oggi può entrare a contatto con un brand, e tra tutti questi passaggi di tecnologia e media si è perso un certo livello di controllo», spiega Patrick Stokes, senior VP of product management di Salesforce. Per l’azienda, Customer 360 rappresenta un modo per consentire ai brand di superare l’approccio “a silos” ai dati, consentendo di collegare le varie fonti di informazioni sui consumatori in un unico identificativo, per una visione più reale e completa del comportamento d’acquisto utile per la messa a punto di strategie di marketing più efficaci ed efficienti.

Google restringe l’utilizzo dei DoubleClick ID. Cosa significa per le aziende?

Quella che prima era solo un’indiscrezione è stata ora ufficializzata da Google: l’azienda non consentirà più l’utilizzo dei DoubleClick ID a chi usa il suo servizio di trasferimento dati. Lo strumento funzionerà ancora, ma i suoi dati non saranno esportabili all’esterno. La novità, voluta da Big G per allinearsi alle politiche previste dalla GDPR, sarà attiva proprio dal 25 maggio, lo stesso giorno in cui entra definitivamente in vigore il regolamento europeo.

La notizia potrebbe creare qualche difficoltà alle aziende che usano DoubleClick per acquistare pubblicità: gli identificativi di DoubleClick, infatti, sono attualmente uno strumento prezioso per misurare le performance delle campagne multicanale, dentro e fuori le piattaforme di Google, proprio in quanto trasferibili all’esterno. Senza un identificativo utilizzabile su più piattaforme, infatti, diventa molto più difficile per un brand verificare, ad esempio, se la stessa persona che ha visto l’annuncio di un prodotto su smartphone ha poi effettuato l’acquisto dello stesso prodotto da pc.

E nel mercato – come fa notare il sito MediaPost – alcuni vedono già in questa mossa la volontà di Google di sfruttare la GDPR per chiudere ancora di più i propri “walled garden”, evitando la possibilità di condividere i dati e portando così le aziende ad utilizzare sempre più i propri strumenti e piattaforme.

Intanto, un portavoce di Google ha fatto sapere che la società si sta muovendo per «prendere accordi con aziende e partner su altri modi di misurare le campagne, compresa un’accelerazione dell’espansione dell’Ads Data Hub», ossia il sistema di misurazione di Youtube progettato per dare agli inserzionisti informazioni a livello di impression sulle campagne erogate su diversi dispositivi, successivamente ampliato anche agli spazi acquistati attraverso DoubleClick e il Google Display Network.

Pochi giorni fa Google aveva reso nota un’altra mossa in vista della GDPR: la messa a punto di una piattaforma per la gestione dei consensi (CMP) destinata agli editori. Una novità che – anche in quel caso – sta facendo molto discutere, in quanto limita i publisher che la utilizzano ad avere al massimo 12 partner ad tech, un numero ben al di sotto dell’attuale norma.

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