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Brand Safety e Brand Suitability, ecco la guida europea targata IAB

IAB Europe ha pubblicato un nuova guida, dal titolo “Guide to Brand Safety & Brand Suitability Definitions & Best Practices across Europe” (disponibile qui). Si tratta di un documento con cui la sede europea dell’associazione impegnata nello sviluppo della comunicazione pubblicitaria digitale offre il proprio contributo al dibattito su brand safety e brand suitability, stabilendo definizioni, condividendo best practice e offendo casi di studio per educare tutti gli stakeholder alla costruzione di contesti digitali sempre più “brand safe”.

Con l’affermazione del concetto di brand suitability negli ultimi due anni, la guida fornisce anche una panoramica di come integrare e migliorare gli strumenti di brand safety precedentemente esistenti per favorire scelte di comunicazione più rilevanti per i marchi.

La guida è frutto del lavoro congiunto di compagnie leader nella ad verification come IAS, DoubleVerify e Oracle, agenzie come GroupM, compagnie di ad tech e sedi nazionali dello IAB, tra cui quella italiana che vede Giordano Buttazzo, Ad Tech Manager di IAB Italia, tra i contributori.

“L’attenzione prestata dai marchi ai contenuti in cui appaiono è un punto di notevole attenzione da diversi anni, con una forte caratteristica di soggettività – dichiara Buttazzo -. Nel tempo, la dicotomia tra contesto sicuro/non sicuro ha lasciato più spazio a sfumature intermedie, che ogni marchio ha l’opportunità di calibrare. È essenziale che questi concetti siano chiari a tutti in Europa, per evitare che la brand safety sia un filtro controproducente per l’acquisto di media. Questa guida aiuta i marchi e gli inserzionisti a considerare tutti gli elementi disponibili per migliorare i processi con cui gestiscono la brand safety”.

Il Trasparency Consent Framework nel mondo drive-to-store: S4M aderisce in tutte le country

S4M, l’ad-tech company specializzata in campagne mobile drive-to-store guidata nel nostro Paese da Andrea Pongan come country manager, annuncia di aver aderito al nuovo Trasparency Consent Framework (TCF v2) di IAB dall’inizio di aprile, in tutti i mercati in cui opera in Europa: Italia, Francia, UK e Spagna.

Il nuovo TCF segue la direzione della sua precedente versione, ossia quello di garantire una crescente trasparenza e consapevolezza per gli utenti nella fruizione di contenuti pubblicitari digitali: grazie al TCF v2, i consumatori ricevono una chiara comunicazione della finalità e modalità di utilizzo dei propri dati e possono decidere, in modo consapevole, se acconsentire al loro utilizzo e se esercitare il diritto di opporsi al loro trattamento.

“Il TCF v2 è un importante riferimento per il mercato del mobile advertising, che coinvolge inserzionisti, publisher, agenzie e ad-tech company” afferma Pongan. “Dall’annuncio del nuovo TCF, S4M è stata coinvolta nel suo sviluppo attraverso lo Steering Group di IAB Europe e tavoli di lavoro con le Data Protection Authorities. Ci siamo subito organizzati per essere conformi al nuovo regolamento, per noi è fondamentale far parte di quel 30% di aziende aderenti. La trasparenza dovrebbe essere un pilastro per tutte le aziende che svolgono campagne altamente profilate con obiettivo drive-to-store, in cui si utilizzano dati molto granulari di geolocalizzazione e behaviour. Ed è la linea che abbiamo seguito in tutti gli upgrade di Fusio”.

Fusio è la piattaforma drive-to-store di S4M, una DSP direttamente integrata con i data provider più rilevanti nei Paesi di riferimento dell’azienda e con partner di misurazione indipendenti, che verificano i dati di visite ai punti vendita per ciascuna campagna.

Grazie ai data provider e alle capacità di geotargeting di Fusio stessa, la piattaforma è in grado di raggiungere l’audience giusta, che viene ottimizzata in real-time e attraverso algoritmi di machine learning sulla base delle visite registrate nell’arco della campagna.

Programmatic e trasparenza al centro dell’ad tech conference di IAB Italia

Anche per il mercato del programmatic advertising non sono tempi facili: complice la possibilità di “spegnere” le campagne pubblicitarie con un semplice bottone, internet è stato uno dei mezzi su cui l’impatto dell’epidemia di Covid è stato più repentino. La buona notizia è che, per la stessa flessibilità, l’advertising online, specialmente quello gestito in programmatic, sarà il primo a riprendere ritmo.

La pandemia, inoltre, si sta dimostrando un notevole acceleratore della trasformazione digitale in tutti i settori, pubblicità inclusa.

Delle prospettive del mercato programmatico e dei temi caldi per il settore si è parlato nella prima giornata dell’Ad Tech Conference organizzata da IAB Italia all’interno della Milan Digital Week. Alla base della discussione, la crescita continua del digital advertising in tutta Europa: le revenue pubblicitarie del mezzo internet sono infatti arrivate a “doppiare” quelle della tv a livello continentale.

Come ha spiegato Daniel Knapp, Chief Economist, IAB Europe, “i termini digital e programmatic stanno diventando sempre più interscambiabili, con circa tre quarti degli investimenti in pubblicità online che sono passati attraverso piattaforme di programmatic nel 2018. Il programmatic continua a crescere a doppia cifra, mentre la spesa in pubblicità tradizionale sul web decresce dal 2016. E il processo si sta spostando fuori dalla rete”. In tempi relativamente brevi, ha spiegato Knapp, “mezzi come radio, tv, Ooh, si integreranno sempre di più nell’ecosistema programmatico”. L’Italia, dati alla mano, appare pienamente integrata in questa transizione, con prospettive che sono già in parte visibili nei mercati più pronti a questo cambiamento, come i “Nordics” e il Regno Unito.

Il tema della trasparenza

Il mercato, dunque, è pronto a fare un altro salto di qualità. Tra i nodi da scogliere per questo passaggio vi è il tema della relativa “opacità” del programmatic. L’argomento è stato affrontato in una tavola rotonda dedicata al tema della “trasparenza” nelle sue varie sfaccettature. Il panel, moderato da Alfonso Mariniello, Director, Market Development di Xandr, ha coinvolto anche Valentina Giolo, Business Director EMEA di DoubleVerify, Massimo Savazzi, CX Sales Development Director & eXperience Strategist di Oracle Moat, Antonio Montesano, Head of Digital di OMD e Giorgio Mennella, Advertising Director di Ciaopeople.

Al centro del dibattito, la necessità di un maggior dialogo tra tutti i player della filiera pubblicitaria per fare in modo che le tecnologie disponibili, che in gran parte già esistono, vengano messe a frutto per la creazione di un ecosistema più equo e qualitativo per tutti. Sfruttando, magari, l’occasione di forte accelerazione delle competenze digitali che proprio la situazione di “necessità” portata dalla pandemia ha messo sul tavolo.

Sul tema dei dati, la progressiva e attesa diminuzione dell’uso dei cookie come sistema principale di tracciamento, sembra aprire la via a nuove strade per il settore, come il contextual advertising o la blockchain. Un mercato pubblicitario meno opaco sul fronte della raccolta e dell’utilizzo dei dati, inoltre, potrebbe facilitare una maggior partecipazione attiva degli utenti, che potrebbero decidere di cedere volontariamente alcune loro informazioni anonime per ricevere una pubblicità in linea con i propri interessi e preferenze, considerando che l’advertising stesso è, di fatto, la risorsa principale alla base di un mondo digitale gratuito, universale e di qualità.

L’ad tech conference di IAB Italia (l’associazione ha peraltro rilasciato negli scorsi giorni un nuovo white paper dedicato proprio al programmatic) replica domani a partire dalle 15:30. Ma prima, dalle 11, l’associazione presenterà in un altro webinar il Sistema di Certificazione per Agenzie e Operatori del mercato. Si tratta di una certificazione, realizzata in partnership con la Camera di Commercio, che serve a offrire agli investitori un sistema di validazione delle competenze digitali delle agenzie e di altri fornitori di servizi di online marketing & advertising.

IAB Europe pubblica il nuovo Digital Advertising Effectiveness Measurement Framework

Con l’obiettivo di favorire una maggiore uniformità nella misurazione degli effetti della pubblicità online, IAB Europe ha annunciato il rilascio del nuovo Digital Advertising Effectiveness Measurement Framework.

Realizzato a valle di una vasta ricerca internazionale, il nuovo Framework raggruppa una serie di definizioni, misure e metriche relative alle tre aree chiave delle ricerche sulla comunicazione online (sull’efficacia del media, sul brand e sulle vendite) con cui la più importante associazione di settore prova a risolvere la confusione che ancora gli investitori ravvisano quando svolgono o comprano ricerche per cercare di misurare l’efficacia delle loro campagne digitali.

La rapida evoluzione dell’ecosistema dell’online e il moltiplicarsi di canali e strumenti di comunicazione disponibili, ha inevitabilmente agevolato il proliferare di interpretazioni e metodologie diverse nella misurazione delle campagne online, come ha sottolineato Townsend Feehan, Ceo di IAB Europe, motivando l’impegno dell’associazione nello sviluppo di questo nuovo documento. “Dal momento che molte società di ricerca usano diverse definizioni e metodologie, può risultare molto complicato per i soggetti del mercato decidere come misurare l’efficacia della loro pubblicità e come comparare i risultati di fonti diverse“.

“Crediamo – ha aggiunto Feehan – che una “lingua franca” e un set di standard, come quelli proposti dal nostro Digital Advertising Effectiveness Measurement Framework, rimuoveranno questa frammentazione e accelereranno gli investimenti e la comprensione delle ricerche sul digital advertising”.

IAB Europe ha precedentemente svolto una ricerca sul tema della misurazione dell’efficacia della comunicazione online, coinvolgendo le 14 maggiori compagnie e agenzie che forniscono al mercato soluzioni di misurazioni a clienti dell’area Emea e in tutto il mondo. Inoltre, una task force di Iab Europe ha realizzato una mappa dei fornitori operativi nell’area delle ricerche.

L’associazione ha in programma per il prossimo 7 maggio un webinar di approfondimento sul Framework a cui parteciperanno un panel di aziende, agenzie e operatori del media e delle misurazioni.

Il Consent Tool di Clickio conforme al Transparency and Consent Framework (TCF V2.0)

Clickio ha annunciato che il suo Consent Tool è tra le prime Consent Management Platform a superare tutti i controlli di conformità per il Transparency and Consent Framework (TCF) v2.0, la nuova versione principale del framework di conformità allo GDPR dello IAB. Finora, si legge nella nota diffusa dalla società, solo 11 CMP su 74 hanno superato i controlli.

Clickio Consent Tool è una soluzione che consente agli editori di essere pienamente conformi al GDPR in modo semplice e flessibile. Essa raccoglie i consensi e li condivide sia con i vendor iscritti al framework IAB che con i prodotti Google Ads. Clickio, inoltre, è ufficialmente registrata tra i Consent Management Provider di IAB.

Clickio Consent tool offre piena conformità sia alla politica di consenso degli utenti UE di Google sia alle richieste di altri partner di domanda, e fornisce agli editori massima flessibilità nella scelta delle loro preferenze. È possibile infatti scegliere i processi di raccolta del consenso raccomandati da Google su Cookiechoices.org, così come approcci alternativi.

Progetti per il post-cookie: l’iniziativa di IAB

Le limitazioni imposte dai principali browser all’utilizzo dei cookie di terza parte impensieriscono il mercato della pubblicità digitale, in quanto questi file di testo che si “attaccano” all’utente e lo seguono su internet sono spesso un utile aiuto alla profilazione dei consumatori ai fini di un targeting pubblicitario più preciso. E la industry sta già pensando alla progettazione di valide alternative per sostituirli.

Tra le proposte c’è ad esempio quella di Google, che, alla ricerca di un nuovo set di standard per il tracciamento degli utenti, aperto e più orientato alla privacy, sta valutando l’utilizzo della sua API Privacy Sandbox.

Ma, al di là del singolo (seppur grosso) player, ci sono anche le associazioni di categoria che si stanno muovendo. Come IAB, che, in occasione di un suo recente summit internazionale, ha annunciato il lancio di Project ReArc, un’iniziativa volta a “ri-architettare” il sistema della pubblicità digitale, per “rendere internet un posto migliore per gli utenti – sposando i valori di privacy, personalizzazione e community”, si legge sul sito IAB.

In particolare, il progetto promuove la collaborazione tra i vari operatori della filiera, al fine di individuare un login universale che consenta ai consumatori sia di gestire i setting della privacy sia di permettere alle aziende di targettizzarli con gli annunci pubblicitari. Un login che potrebbe essere basato su dati come gli indirizzi email o i numeri di telefono (sufficientemente criptati in modo da non svelare l’identità del consumatore), utilizzabile su migliaia di siti in modo da non dover richiedere all’utente di accedere col proprio profilo ogni volta che apre una nuova pagina.

L’individuazione di questo login universale dovrà necessariamente avvenire prima del 2022, anno in cui Google impedirà l’utilizzo dei cookie terzi su Chrome, che attualmente è il browser più utilizzato. Ma per il momento il progetto è ancora un’idea su carta: come il Privacy Sandbox di Google, anche l’ID standard auspicato da IAB comporta l’utilizzo di tecnologie che non sono ancora state sviluppate, e che richiedono un alto tasso di innovazione per essere tecnicamente praticabili. Se non altro, un approccio collaborativo all’interno del mercato potrebbe costituire un’importante spinta, e più società parteciperanno, più veloci saranno i processi di messa a punto.

Acquisti di adv in programmatic: l’Italia è prima in Europa

L’Italia è il Paese europeo in cui più aziende acquistano pubblicità in programmatic, ben più della media delle altre nazioni del Vecchio Continente.

Secondo quanto rilevano dati di Ipsos MORI sulle abitudini delle aziende inserzioniste in 5 mercati chiave europei, ripresi da un report di IAB UK, ben il 72% dei brand tricolore acquista annunci tramite piattaforma, un primato che condividiamo solo con la Spagna (72%) e con l’Inghilterra (71%), e che ci posiziona ben al di sopra del dato medio europeo (65%).

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Tra le aziende che ancora non hanno approcciato il Programmatic, c’è comunque vivo interesse a farlo in futuro: il 53% dei brand europei conta di iniziare ad esplorare l’acquisto automatizzato di pubblicità nel giro di un anno.

Anche in questo caso l’Italia è ben posizionata, con il 70% dei brand che ha in piano di cominciare presto ad adottare il Programmatic. Dato superato solo dalla Spagna (74%) e che ci vede davanti a UK (58%), Francia (46%) e Germania (38%).

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Neal Richter di SpotX è il nuovo presidente dello IAB Tech Lab

IAB Tech Lab, il “laboratorio tecnologico” di IAB impegnato nello sviluppo di standard e soluzioni condivise per la pubblicità digitale, ha un nuovo presidente: si tratta di Neal Richter, chief scientist di SpotX, eletto dal consiglio di amministrazione.

In questa posizione, Richter – che in seno allo Iab Tech Lab aveva già ricoperto un ruolo-chiave nello sviluppo del protocollo OpenRTB e della soluzione anti frodi Ads.txt – guiderà il lavoro dell’organismo per sviluppare standard conformi alla privacy per la pubblicità programmatica, semplificare il mercato degli annunci video, aumentare la trasparenza della supply chain e ridurre l’impatto dell’ad fraud, tra le altre iniziative.

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Neal Ritcher

Il consiglio di amministrazione di IAB Tech Lab ha inoltre eletto Eric Picard, vicepresidente della gestione dei prodotti pubblicitari di Pandora, per far parte del comitato esecutivo composto da sei membri, che comprende anche Dennis Buchheim, vicepresidente esecutivo e direttore generale di IAB Tech Lab; Patrick Dolan, Presidente di IAB ; Randall Rothenberg, CEO di IAB; Scott Spencer, Director of Product Management di Google.

A IAB Tech Lab aderiscono oltre 750 aziende, tra cui una vasta gamma di editori digitali, fornitori di tecnologie pubblicitarie, agenzie e altre compagnie.

Un identificatore “neutro e standardizzato” per andare oltre i cookie: l’idea dello IAB Tech Lab

Il mercato pubblicitario online deve puntare a un nuovo approccio al tracciamento degli utenti, in grado di superare l’uso degli ormai “vecchi” cookie. Al coro di voci che, almeno in linea teorica, oggi abbracciano questa tesi si unisce anche lo IAB, la maggiore organizzazione globale impegnata nello sviluppo del settore, inclusa la definizione di molti degli standard tecnici più utilizzati.

In un lungo blog post, Jordan Mitchell dello IAB Tech Lab ripercorre la storia del tracciamento degli utenti, descrivendo il cookie come “un vantaggio per Internet” che ha permesso ai siti web di adattare i propri annunci e contenuti a ciascun visitatore, pur riconoscendo che questo approccio presenta diverse carenze.

“I cookie proprietari – scrive Mitchell – erano (e rimangono) il meccanismo principale per distinguere un consumatore da un altro” ma “ogni cookie può essere letto solo dalla parte che lo imposta. Non esiste un meccanismo standardizzato e centralizzato per consentire ai consumatori di comunicare i propri interessi o preferenze sulla privacy, che possono quindi viaggiare con loro ed essere trasmessi in modo affidabile alle parti giuste”.

Questo approccio “frammentato e privatizzato” alla privacy, asserisce Mitchell, ha portato alla “crisi dei dati e della privacy che vediamo oggi“, che ha portato a un aumento del controllo dei Governi sugli aspetti connessi alla privacy online, nonché all’impegno di aziende come Apple, Google e Mozilla per rendere i cookie meno efficaci sui loro browser.

In risposta, lo IAB propone “nuove impostazioni di privacy standardizzate e controlli dei consumatori legati a un identificatore neutro e standardizzato“.

In altre parole, anziché i cookie una tantum, i consumatori verrebbero tracciati da un unico identificatore sul web. Al fine di ottenere l’accesso a tale identificatore, Mitchell scrive che le aziende dovrebbero “dimostrare in modo coerente la conformità alle preferenze sulla privacy” collegate all’identificatore stesso. La proposta dello IAB è che questi standard “siano istituiti come servizi pubblici, soggetti alle normative promulgate da enti governativi, in un contesto in cui media digitali e le aziende regolano congiuntamente gli standard con i fornitori di browser”.

Tra i primi commenti alla proposta, particolarmente critico è quello di Brendan Eich, Ceo del browser che “blocca la pubblicità” Brave (in questi giorni protagonista anche di una accusa legale a Google sempre per motivi di tracking degli utenti), che ha twittato: “Chi stanno prendendo in giro? Un singolo “token” ti identificherà in modo univoco e sarà collegato al tuo nome e ai tuoi dati personali in un batter d’occhio tra i siti che condividono informazioni con le loro terze parti”.

Quando un dato di prima parte è di valore? Ecco cosa ne pensa Martin Sorrell

Oggi nella nostra rassegna parliamo di dati di prima parte e di realtà aumentata a servizio del marketing.

Quando un dato di prima parte è di valore? L’opinione di Martin Sorrell

Merkle, di cui Dentsu ha acquisito la maggioranza nel 2016, è una società che ha ampliato i suoi servizi in ambito dati oltre il direct mail e l’email marketing, includendo iniziative di loyalty, data strategy e modellistica, così come integrazioni a livello tecnologico. Ed è proprio su questo modello di informazioni, provenienti da effettive relazioni tra utente e marchio e da esperienze post-acquisto, invece che da acquisti media come succede in molte agenzie tradizionali, che Sorrell vuole impostare l’offerta dati della sua S4 Capital. «Ci sono visioni contrastanti nel mercato su quello che costituisce un dato di prima parte di valore», ha dichiarato Sorrell. Leggi di più su Digiday.

IAB lancia una guida per imparare a usare la realtà aumentata a fini di marketing

Come si usa la realtà aumentata nelle strategie di marketing? E’ una delle domande a cui cerca di rispondere IAB nella nuova guida “Augmented Reality for Marketing”, un manuale dedicato alle aziende che si approcciano a questa tecnica per arricchire le proprie strategie di promozione e comunicazione. La guida fornisce una cornice di riferimento per il settore, esplorandone le diverse opzioni e descrivendo alcuni usi specifici dell’Augmented Reality con reali esempi provenienti da svariate grosse aziende. Leggi di più su MarTech Today.

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