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Adidas valuta l’efficacia dei suoi acquisti video su Facebook

Mentre Adidas si chiede se i suoi investimenti video su Facebook siano efficaci, Havas Media Group nomina il suo CSO globale e Forrester Research prevede un aumento a doppia cifra della spesa in martech nei prossimi 4 anni.

Adidas valuta l’efficacia dei suoi acquisti video su Facebook

Secondo indiscrezioni, Adidas avrebbe messo in pausa l’acquisto di pubblicità video su Facebook e starebbe valutando se terminare definitivamente le sue pianificazioni sulla piattaforma o riprenderle. Alla base delle sue preoccupazioni, l’idea che effettivamente gli spot possano non essere visti dagli utenti. Il brand sportivo sarebbe in particolare frustrato del fatto che Facebook condivida con gli inserzionisti troppo pochi dati per capire effettivamente l’efficacia delle campagne. Leggi di più su Digiday.

La spesa in marketing technology aumenterà nei prossimi anni. Le stime di Forrester Research

Sebbene alcune aziende stiano rimpicciolendo il loro numero di partner per tagliare i costi, complessivamente la spesa in marketing tecnology continuerà a crescere nei prossimi anni. E’ quanto stima un report di Forrester Research, secondo cui le aziende americane aumenteranno i loro investimenti nel martech del 27% nei prossimi 4 anni, fino a portare la spesa nel settore alla cifra di 122 miliardi di dollari nel 2022. Leggi di più su eMarketer.

Havas Media Group ha un nuovo chief strategy officer globale

Nomina internazionale in Havas Media Group. Greg James, già chief strategy officer per il Nord America, è stato promosso a CSO globale. Parte di Havas Group dal 2008, quando la sua compagnia, Cake, è stata acquisita ed è diventata parte della holding, lo stesso anno è stato nominato managing director US di Cake Group per poi diventare CSO US di Havas Media nel 2013. Nel nuovo ruolo globale riporterà al chief executive di Havas Media Group Peter Mears. Leggi di più su The Drum.

IAB Seminar Programmatic e Marketing Automation: ecco l’agenda

Conto alla rovescia per il terzo IAB Seminar del 2017. L’evento organizzato da IAB Italia, dedicato al Programmatic Advertising e alla Marketing Automation, è a calendario il 4 luglio al MiCo di Milano.

Quattro le sessioni previste, che approfondiranno i temi “Data Strategy”, “Quality & Trasparency”, “Marketing Automation” e “Nuove Frontiere”.

In apertura di giornata, prima del Convegno Istituzionale, IAB Italia proporrà un appuntamento esclusivo per oltre 100 Advertiser, che avranno la possibilità di assistere gratuitamente a due sessioni formative indirizzate specificamente alle loro esigenze: Alessandro Sisti, Marketing Futurist e Docente Universitario, terrà un intervento intitolato: “(Human) Programmatic Advertising: strategia, brand safety, contestualizzazione per migliorare la qualità della pianificazione”, mentre Alessio Semoli, Presidente PranaVentures, presenterà la sessione: “Marketing Automation: dai dati all’azione”.

Ad aprire i lavori del Seminar saranno Carlo Noseda, Presidente Iab Italia, Sebastiano Cappa, Consigliere IAB Italia, e Michele Marzan, Consigliere IAB Italia.

Seguirà, poi, Oliver Kanders, Director Market Building & Marketing zeotap, che introdurrà la sessione Data Strategy partendo dalla sua definizione fino a offrirne una visione internazionale. Parlerà di data-driven marketing Gianmario Verona, Rettore dell’Università Bocconi di Milano, che esporrà come le nuove tecnologie stiano dando accesso a informazioni impensabili fino a pochi anni fa e offrirà spunti concreti e best practice per comprendere e implementare al meglio questi strumenti.

Giovanna Loi, Managing Director [m]PLATFORM, GroupM Italia, porterà la propria esperienza su come mettere il consumatore al centro della comunicazione in una campagna attiva su diversi media, misurandone l’efficacia in real-time. Andrea Campana, Ceo Beintoo, racconterà l’importanza di unire la grande mole di informazioni oggi disponibili sui consumatori alle tecnologie di Proximity Marketing per veicolare messaggi creativi coerenti e ad alto tasso di attenzione.

Il tema Quality and Trasparency verrà introdotto da Luca Morpurgo, Senior Regional Director Southern Europe FreeWheel, che darà la sua visione sugli elementi fondamentali per far evolvere il mercato in termini di qualità e trasparenza, seguito da Christina Lundari, General Manager Oath Italy, e Andrew Weston, Director Emea Region Exponent, che si focalizzeranno sull’importanza del “valore dei dati”.

Bruno Maggioni, Direttore Commerciale Area Digital PubliAdige, Michele Marzan, Chief Strategy Officer MainAd, Simone Pepino, Sales Director Ligatus Italia, e Stefano Spadini, Ceo Havas Media Group, dibatteranno sul tema della qualità dei contenuti e dei modelli di acquisto in ambito Programmatic durante la Tavola Rotonda “Qualità, opportunità e modelli d’acquisto: le nuove tecnologie”. Concluderà la mattinata Domenico Pascuzzi, Direttore National Marketing Italiaonline, che parlerà dell’importanza della trasparenza con particolare riferimento a viewability e brand safety.

Introdurrà il cluster della Marketing Automation, Stefano Branduardi, Marketing Director MailUp, mentre Andrea Lamperti, Direttore dell’Osservatorio Internet Media – Osservatori Digital Innovation, Politecnico di Milano, proseguirà con un intervento sul cambio di paradigma dovuto alla disponibilità dei dati che permette di acquistare specifiche audience, introducendo il pubblico a un corretto utilizzo delle DMP.

Fabio Dotti, Partner Advisory EY, offrirà al pubblico in sala un intervento volto a evidenziare come le nuove tecnologie di Marketing Automation abilitino una rivoluzione nelle modalità di interazione con i clienti fornendo inoltre il punto di vista EY sulle opportunità/necessità per le aziende di evolvere il modello operativo e di Governance.

L’ultima sessione, dedicata alle Nuove Frontiere, inizierà con Paola Colombo, Head of Technology and Business Development Mediamond, e vedrà la partecipazione di ospiti del calibro di Oliviero Toscani, che insieme al collega fotografo Settimio Benedusi, parlerà della contrapposizione tra uomo e macchina, offrendo il suo particolare punto di vista su come questa dicotomia si realizzi nel dualismo creatività-programmazione.

Si avvicenderanno poi sul palco, Dario Caiazzo, Managing Director Teads Italia, con uno speech su come la tecnologia abbia superato, grazie alla virtualizzazione e all’Intelligenza Artificiale, la nostra idea di futuro, e Jennifer Derke, Senior Manager, Product, IAB Tech Lab, ospite dagli Stati Uniti con un intervento sul nuovo standard ads.txt (leggi qui l’articolo), i nuovi meccanismi per combattere le frodi nel Programmatic e aggiornamenti sugli standard tecnici in grado di incrementare la fiducia e la trasparenza nella catena del valore del Programmatic.

Michele Casali, Marketing Manager IGPDecaux, Paolo Dosi, Ceo Clear Channel Italia, Marco Orlandi, Media & Advertising Operations & Product Innovation Grandi Stazioni Retail, Andrea Salvati, Senior Consultant Digital Transformation Class Editori e Vice President Class Pubblicità, Marco Valenti, CEO Moving Up, si confronteranno in una Tavola Rotonda dedicata al futuro del Digital Out Of Home in ambito Programmatic.

Daniele Sesini, Direttore Generale IAB Italia e Chiara Mauri, Responsabile Marketing IAB Italia, chiuderanno i lavori presentando i risultati della ricerca condotta in collaborazione con Human Highway volta ad approfondire l’adozione degli strumenti di automazione della comunicazione, le aspettative in ambito di utilizzo dei dati, l’atteggiamento in tema di concentrazione e trasparenza della filiera e le prossime evoluzioni del mercato della comunicazione digitale.

Sponsor dell’appuntamento FreeWheel, MailUp, Mediamond e zeotap come Coach, Beintoo, EY, GroupM, Italiaonline, Oath, Sky e Teads come Platinum, Havas Media Group, Ligatus, MainAd, Smart AdServer e WebAds come Gold, e Awin e Mapp come Silver.

L’hashtag ufficiale dell’evento è #iabprogrammatic17.

Garantire e mantenere la qualità dell’inventory: una sfida per l’intera industry

Sempre più brand acquistano spazi pubblicitari in programmatico, a livello globale l’investimento digitale è stimato intorno a 229,25 miliardi di dollari (39% del totale). In questo scenario, tutti gli attori della nostra industry, dai clienti alle agenzie alle trading desk, si trovano ad affrontare una delle sfide più importanti: garantire e mantenere la qualità dell’inventory. Per rispondere a questa esigenza già due anni fa il Gruppo Havas ha lanciato il Meta Qualilty Barometer (MQB), con lo scopo di migliorare la qualità dell’inventory e delle campagne e assicurare l’integrità dei dati. Un approccio a più livelli basato ad esempio sulla verifica e il monitoraggio da parte di società terze su soluzioni di blocco pre-bid, aggiornamento costante delle blacklist e strumenti di controllo post-bid.

La policy del Gruppo Havas sulla sicurezza del brand, che fa parte del MQB, si applica a tutte le attività media (multi-canale, inclusi desktop, mobile e VOD) erogate attraverso le sue piattaforme: Affiperf, Mobext, Socialyse, Ecselis, Adcity e DBI. Brand quality e safety solution sono integrate nella data management platform proprietaria – Artemis Alliance – che gestisce il 100% delle nostre campagne online, raccogliendo ogni anno oltre 300 miliardi di dati sicuri, con l’obiettivo di creare una misurazione più semplice e qualitativa delle campagne, inclusa la misurazione della viewability. Anche il controllo di quest’ultima, infatti, permette di accrescere l’efficacia delle campagne – oltre che dell’inventory –, e di monitorare i posizionamenti inappropriati basandosi sul tempo e porzione del messaggio effettivamente fruito da parte dell’utente.

Sempre per ridurre la possibilità che un annuncio venga posizionato in modo erroneo, come ad esempio attraverso l’uso fraudolento di URL fasulle, il Gruppo Havas acquista solo impression trasparenti, identificate da Artemis Alliance tramite il supporto del MQB e dei suoi partner tecnologici, al fine di escludere le URL potenzialmente pericolose.

Il posizionamento inappropriato di un annuncio pubblicitario non riguarda però solo il dominio che lo ospita (come siti pirata o pornografici), ma anche il contesto di una pagina come, ad esempio, su siti di informazione con contenuti editoriali dannosi per il brand. Senza contare che ogni azienda ha la propria policy e codice etico da rispettare. Per questo bisogna essere dotati di strumenti in grado di verificare i contenuti e di un team di professionisti che possano governare tempestivamente le eventuali criticità e minimizzare i disagi.

Con Artemis Alliance, il Gruppo Havas gestisce il rapporto con tutti i partner tecnologici di verifica dei contenuti e lo rende attuabile attraverso tutte le piattaforme che ha a disposizione. Posto che non esiste un meccanismo sicuro al 100%, questo nostro approccio rigoroso riduce al minimo la probabilità che l’annuncio venga inserito in un contesto indesiderato.

Oltre alle politiche standard che il Gruppo Havas segue, esistono soluzioni su misura che possono essere adottate in base alle esigenze specifiche di ciascun cliente, come ad esempio blacklist che includono restrizioni più mirate.

A riprova della sensibilità che il Gruppo ha in merito a questa tematica e per formare dei professionisti sempre più competenti, Il Gruppo Havas ha inoltre lanciato a livello globale un programma di formazione interna, “100% programmatico”, che spiega le dinamiche del programmatic a tutti i dipendenti. Gran parte di questa formazione comprende le logiche ed il potenziale delle soluzioni di questo nuovo strumento di media buying. Il nostro Paese è stato tra quelli selezionati per la sessione pilota del progetto, una seconda sessione ha avuto luogo tra ottobre e dicembre del 2016, e una terza seguirà a brevissimo. Attualmente il 50% dei nostri dipendenti in Italia ha ottenuto la certificazione. Continuiamo ad investire sempre più nella competenza tecnica e all’avanguardia, al fine di trovare soluzioni che rispondano ai bisogni dei nostri clienti.

Programmatic, “allarme trasparenza” dopo i casi Jaguar e Mercedes?

Mercedes, Jaguar Land Rover, ma anche l’Università di Liverpool, il Victoria & Albert Museum di Londra, Thomson Reuters. Sono alcuni dei brand finiti sotto i riflettori a seguito di un recente articolo del Times, in cui queste ed altre aziende venivano accusate di (seppur inavvertitamente) finanziare organizzazioni terroristiche e gruppo neonazisti attraverso la pubblicità online.

Le campagne di questi brand, infatti, pianificate in maniera automatizzata, sono finite ad esempio accanto a un video pro-ISIS su YouTube (Jaguar e Mercedes) o sul sito del gruppo neonazista “Combat 18” (Thomson Reuters). Nel caso di YouTube, il filmato è stato visto 115 mila volte, generando di fatto un guadagno non indifferente per il gruppo di estremisti religiosi autore del contenuto.

In seguito a queste accuse, i brand sono subito corsi ai ripari, ritirando le proprie campagne online, e accusando le tecnologie del Programmatic per il posizionamento poco brand-safe dei loro annunci, di cui loro erano completamente all’oscuro.

Al di là del fatto di cronaca, quanto successo riporta al centro dell’attenzione quello che spesso dal mercato è stato definito un limite del Programmatic, ossia la trasparenza. Trasparenza sulla filiera, ma anche trasparenza su dove effettivamente finiscono le campagne acquistate su piattaforme automatizzate come Google. Che, a totale insaputa degli inserzionisti, possono terminare il loro viaggio su spazi pubblicitari “fasulli” o non appropriati per i brand.

Un tema che, come in questo caso, può arrivare a recare un danno all’immagine delle aziende, ma che in assoluto in alcuni casi è ancora un deterrente nei confronti dell’adozione del Programmatic Buying, visto come una modalità “incerta” e poco sicura di pianificazione e acquisto media. Tutto ciò nonostante diverse società si stiano impegnando per la validazione di inventory affidabili e reali.

Abbiamo chiesto un parere su questo tema a Stefano Spadini, CEO Havas Media Group Italia.

Secondo lei è reale il problema di una scarsa trasparenza del Programmatic?

«Mi ha molto colpito uno studio che è uscito non più di 2 settimane fa, rilasciato da WFA (World Federations of Advertisers) in cui si evidenziava come quasi il 90% delle aziende intervistate sta pensando di rivedere i loro investimenti nel Programmatico, guidati dalla voglia di un maggiore controllo e più trasparenza. Lo stesso studio però, metteva anche in evidenza come la soddisfazione delle aziende in merito al grado di trasparenza offerto dalle agenzie sia aumentato: si passa da un 21% del 2014, a quasi un 30% attuale».

Cosa si può fare a suo parere per garantire questa trasparenza e rassicurare i brand che approcciano il Programmatic Buying?

«L’industria può rispondere a questa legittima preoccupazione lavorando sulla rassicurazione del valore che gli investimenti in Programmatico generano. La strada è ancora lunga, ma le azioni che si possono intraprendere per rassicurare i brand sono: condivisione degli obiettivi, massima collaborazione tra tutti i player coinvolti nella catena digitale e avendo sempre ben chiaro che non esiste investimento media senza valore. L’agenzia deve infatti avere sempre come priorità il valore degli investimenti e l’interesse del cliente.

Sono d’accordo con quanto dichiarato anche da Marc Pritchard di P&G, per fare chiarezza sul valore della catena digitale ci sono delle eccellenti azioni che si possono attuare: adozione di uno standard della viewability unico, implementazione delle verifiche sulla misurazione da parte di terzi, stipulare contratti chiari e trasparenti con le agenzie ed, in generale, impegnarsi a combattere le frodi con tutte la parti coinvolte».

Programmatic Tv, in Europa 300 milioni di raccolta entro il 2018

Il Programmatic può avere avuto origine dalla pubblicità a risposta diretta con obiettivi di performance, ma oggi è destinato a diventare una componente essenziale per il branding grazie alla sua evoluzione nel settore televisivo.

Enders Analysis ha realizzato un nuovo studio commissionato da Google, intitolato “Evoluzione europea della selezione programmatica sui contenuti TV” (disponibile in inglese qui), che esamina le opportunità di crescita offerte dall’automazione e dalla tecnologia pubblicitaria nel campo della pubblicità televisiva, nell’arco del prossimo decennio, in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Svezia, Turchia e Regno Unito.

La società di ricerca prevede che il potenziale complessivo di crescita annuale della raccolta pubblicitaria televisiva raggiungerà 220-300 milioni di Euro entro il 2018 nei sette mercati presi in esame dallo studio, grazie a nuovi investimenti degli inserzionisti nella pubblicità televisiva indirizzabile e al crescente mercato dei video online. Tuttavia, per accedere a questo potenziale e trarne un vantaggio competitivo, le emittenti devono iniziare fin da subito a preparare le loro infrastrutture e organigrammi.

Secondo il nuovo report:

  • I trend di audience delineano un momento cruciale per la pubblicità televisiva in Europa: il declino dell’audience televisiva tra i più giovani, la frammentazione dell’audience su più dispositivi, la mancanza di una misurazione affidabile dell’audience sui diversi dispositivi e lo sviluppo della tecnologia pubblicitaria nei video online stanno alterando il panorama televisivo europeo.

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  • La selezione programmatica sui contenuti TV è in una fase primordiale, ma ha già dimostrato tutto il suo potenziale: l’implementazione di modelli di selezione programmatica e tecnologia pubblicitaria per la pubblicità televisiva in Europa è ancora nelle fasi iniziali, ma i primi tentativi dimostrano il potenziale del mercato e hanno già spinto gli inserzionisti a vedere la TV in modi nuovi, al di là dei suoi principali punti di forza nella promozione di massa dei brand.
  • La selezione programmatica può valorizzare il settore della pubblicità televisiva in tutta Europa: un aumento delle opzioni di targeting per pubblico e l’automazione delle campagne diventerà essenziale per sostenere le crescenti esigenze degli inserzionisti televisivi nei mercati europei e accontentare i nuovi inserzionisti attratti da questo settore.
  • Occorre iniziare a prepararsi da subito al nuovo ambiente pubblicitario combinato di TV e video online: i trend dimostrano un graduale passaggio da TV e video online intesi come mercati in gran parte distinti a un mercato video inteso come ambiente pubblicitario combinato e versatile, basato su contenuti premium e robusti dati di audience. Per adattarsi a questa evoluzione le emittenti devono iniziare fin da subito a investire in infrastrutture e adattare le loro strategie di vendita.

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“Il nostro impegno a Sky è consentire agli inserzionisti e alle loro agenzie di interagire con noi nel modo che preferiscono. Crediamo che alcuni inserzionisti vorranno ancora acquistare campagne su larga scala in spot e programmi nazionali. Altri invece sceglieranno di acquistare campagne nazionali data-enabled, campagne TV indirizzabili famiglia per famiglia o campagne lineari in streaming VoD e IP indicizzate e indirizzabili. In questo contesto, è richiesta un’efficienza assoluta nella selezione programmatica, che si parli di automazione o integrazione completa system-to-system. Un vero mix di vie di accesso al mercato. In ogni caso, la conformità normativa, la customer o viewer experience e la protezione dei dati dell’emittente rimarranno aspetti fondamentali”, ha dichiarato Jamie West, Deputy Managing Director di Sky Media UK e Group Director di Advanced Advertising Sky PLC.

“AdSmart è un’interessante evoluzione del modello televisivo e dimostra come le opportunità di targeting basato sulle capacità di piattaforma abbiano un immenso potenziale per Sky. Il livello di interesse che lo circonda indica ciò di cui il mercato televisivo potrebbe essere capace”, ha aggiunto invece Julia Jordan, Managing Director Middle Office, Havas Media Group.

Havas risponde all’ad blocking: ecco l’inserzione “leggera” integrata nei video premium

Arena Media, società  di Havas Media Group, e Mirriad, azienda tecnologica attiva nella pubblicità video, hanno annunciato l’espansione del loro accordo globale su tecnologie e contenuti e la prima implementazione della loro partnership con VICE Media, la compagnia mediale americana dedicata ai giovani.

Secondo i termini dell’operazione, i clienti di Havas Media Group possono integrare digitalmente un marchio all’interno di contenuti video prodotti dai principali editori del mondo. Havas ha anticipato che i suoi clienti investiranno oltre 25 milioni di dollari in spesa pubblicitaria verso l’inventory di contenuti video premium nei prossimi 12 mesi.

“L’ad blocking è parte del nostro mondo, quindi abbiamo bisogno di innovare e offrire nuove soluzioni. Dobbiamo creare e non difendere. La tecnologia di Mirriad, combinata con le nostre soluzioni sui dati e sul Programmatic, permette che i marchi possano coinvolgere i pubblici offrendo loro intrattenimento e valore”, ha commentato Dominique Delport, Global Managing Director di Havas Media Group, “Invece di parlare difensivamente a proposito della minaccia del blocco pubblicitario, noi celebreremo il prospero mondo dei contenuti video creativi.

“Nel mondo di oggi, gli spettatori hanno l’opzione di non guardare ma più un annuncio”, ha aggiunto Mark Popkiewicz, Ceo di Mirriad, “La nostra tecnologia assicura che gli utenti si godano il contenuto che amano fruendo allo stesso tempo pubblicità che non disturba mai l’esperienza di visione. La nostra tecnologia integra digitalmente i marchi in maniera veramente organica, sposando perfettamente il giusto marchio al giusto contenuto premium video”.

“Sin dal suo lancio in febbraio, VICELAND ha sperimentato con successo nuovi formati pubblicitari, coinvolgendo una audience televisiva unica,” ha comunicato Oliver Laubsher, Senior Vice Presidente & Head of Business Development di Vice Media, “Gli strumenti strategici e i dati di Havas, combinati alla tecnologia di Mirriad, è un grade strumento per aiutare VICELAND nella sua missione di creare un autentico approccio pubblicitario per il nostro pubblico, non solo negli Stati Uniti ma in tutti i paesi in cui operiamo”.

Katabios 60+: AdWords e Programmatic per la sua prima campagna

Grand Union Healthcare, la divisione farmaceutica del gruppo internazionale di comunicazione digitale FullSIX, ha vinto il budget di comunicazione per tutte le attività digitali di Katabios 60+, il nuovo integratore vitaminico per over 60 formulato per il mantenimento della vitalità fisica e mentale di SIT Laboratorio Farmaceutico.

L’agenzia ha curato per il lancio del nuovo prodotto ogni aspetto della comunicazione: dal sito web alla creazione del packaging. Il prodotto ha, inoltre, avuto il supporto di campagne AdWords e Programmatic, svolte in collaborazione con Havas Media Group.

(Leggi l’articolo completo su Engage.it)

RAI si apre al programmatic video in private deal. Esordio con lo spot Findus pianificato da Havas Media

Dopo aver “rotto il ghiaccio” con il Programmatic lo scorso settembre, aprendo per la prima volta le proprie properties digitali alla pubblicità automatizzata in collaborazione con Rubicon Project, per la prima volta la RAI ospita sui suoi portali uno spot pianificato in private deal.

La campagna è quella dedicata ai Bastoncini di Capitan Findus appena partita, e a pianificarla sui siti RAI attraverso un accordo diretto è Affiperf, il pure player programmatico di Havas Group, che ha scelto il formato Video Box.

Maurizio-Bertoli-Havas-Media
Maurizio Bertoli

Grazie a questa attività, Findus potrà godere di efficienza, precisione, ottimizzazione dei risultati. «Il nostro approccio con la nostra Meta DSP Affiperf è sempre stato quello di cercare di essere innovativi e puntuali per permettere ai nostri clienti di erogare messaggi profilati e contestuali. La collaborazione con Rai ci permette ancora una volta di poter testare soluzioni nuove e continuare la nostra evoluzione nel programmatico», ha dichiarato Maurizio Bertoli, Chief Commercial Officer & Client MGNT di Havas Media Group.

«Siamo molto contenti di partire anche con questa nuova avventura; abbiamo iniziato a lavorare già da qualche mese in open market e con Affiperf abbiamo avviato le pianificazioni in private deal completando la nostra offerta legata al mondo del programmatico», ci ha invece detto Francesco Barbarani, Vice President Sales Radio & Web di RAI Pubblicità.

Lo sviluppo sulle nuove piattaforme è un obiettivo centrale nella nuova RAI targata Campo Dall’Orto. Proprio con questo obiettivo il nuovo d.g. ha chiamato ha chiamato con sé Gian Paolo Tagliavia, ex a.d. di IGP MediaBrands, a cui è stata affidata la neonata direzione digital dell’azienda e che sta già lavorando a stretto contatto con il management del Gruppo, Barbarani incluso, allo sviluppo dell’offerta della tv pubblica sul web, sui device mobili e sulle tv connesse.

In questo quadro, anche l’investimento su un’offerta commerciale capace di avvalersi anche di tecnologie innovative come il programmatic va nella direzione di perfezionare sempre di più il rapporto tra tv tradizionale e nuove piattaforme digitali, come evidenzia lo stesso Barbarani, secondo cui l’avvio di accordi di private deal con i centri media rappresenta «un’ulteriore conferma di quanto sempre più i confini tra pianificazioni televisive e web si stiano annullando e di come la nostra realtà, grazie a tecnologie innovative e contenuti di qualità, possa soddisfare nuovi trend ed esigenze degli inserzionisti».

Intanto, il 2016 per le properties online della RAI (che oltre ai portali Rai.tv e Rai.it include le app Rai) si è aperto in modo brillante. «A gennaio la raccolta online fa registrare una crescita double digit», conclude Barbarani.

Havas MG lancia il “Meta Quality Barometer” per migliorare la qualità dell’inventory online

In Italia se ne parla ancora poco, ma nel mondo la questione delle “frodi” nella pubblicità online – sostanzialmente, annunci erogati senza possibilità di essere viste da alcun utente – è una delle principali preoccupazioni sia per i media buyer (33%, secondo eMarketer) che per i fornitori (44%).

Due sono i principali temi sul tavolo: la viewability e il traffico non umano (generato da i cosiddetti “bot”), che da solo costerà agli inserzionisti digitali globali oltre 5,7 miliardi di euro quest’anno secondo White Ops.

Per migliorare la qualità dell’inventory e delle campagne online, Havas Media Group ha annunciato il lancio del Meta Quality Barometer, realizzato attraverso la propria struttura di data management Artemis Alliance.

Facendo leva sulla sua vasta esperienza nella gestione di dati disaggregati, Artemis Alliance raccoglie dati dettagliati e grezzi da tutti i suoi partner tecnologici (Adledge, Catchpoint, ClarityAd, Hub’Scan, WhiteOps, Integral Ad Science e Peer39/Sizmek). Il dato, granulare, viene usato per analizzare e dare un punteggio alla qualità della media inventory per settore, per mercato e per media owner.

L’obiettivo di migliorare continuamente l’efficacia degli investimenti pubblicitari. “Questa è una situazione win-win”, spiega Rob Griffin, EVP, Media Futures & Innovation, Havas Media Group riassume. “Noi possiamo ora raccogliere i dati da tutti gli schermi, tutte le aziende tecnologiche e tutti i media partner per fornire la prima valutazione indipendente e obiettiva sulle le cinque aree critiche di Compliance, Experience, Impact, Context e Traffic. Sebbene non possiamo garantire al 100% la visibilità o l’assenza di frodi, possiamo garantire ai nostri clienti e ai nostri editori l’impegno di migliorare la qualità dell’inventory disponibile. Il vantaggio ultimo è per i nostri clienti, che beneficeranno di soluzioni più smart e dati più puliti per guidare gli investimenti e le decisioni di business.”

Il Meta Quality Barometer copre cinque aree principali:

1. Compliance: Confrontare le impression con quelle acquistate

Artemis Alliance valuta la conformità dell’erogato delle concessionarie rispetto alle linee guida della campagna: la promessa (acquistato vs erogato) e i parametri tecnici (specifiche e requisiti). Artemis Alliance misura costantemente sia i sistemi di tagging che le creatività servite in ogni campagna.

2. Experience: User experience

Artemis Alliance prende in considerazione sia la user experience sia l’interazione dell’utente con il messaggio dalla campagna, in particolare il tempo di caricamento delle pagine e degli annunci pubblicitari e dove questi sono posizionati sulla pagina.

3. Impact: Viewability e performance auditing

Artemis Alliance mette in relazione la performance (in particolare in termini di audience) e la visibilità delle campagne per misurare il loro impatto, attraverso tracking automatici e personalizzati per ogni inserzionista e per ogni azione dell’utente.

4. Context: Media content e brand safety

I servizi per la sicurezza del brand si basano sui dei codici inseriti nei tag delle campagne che permettono a Artemis Alliance di proteggere l’immagine del brand, quantificare il numero di impression bloccate (causa contesto indesiderato), ed identificare il contesto dove le impression sono state distribuite.

5. Traffic: Securing campaign distribution

Per contrastare l’aumento del traffico illegittimo a livello mondiale, Artemis Alliance fornisce soluzioni sia manuali che tecnologiche. I team media identificano ed inseriscono in una blacklist tutte le URL sospette basate su anomali click-rate, URL di codice e pagine senza pubblicità. Artemis Alliance lavora anche attraverso diverse soluzioni tecnologiche anti-frode per meglio proteggere i risultati delle nostre campagne.

Dominique Delport, Global Managing Director di Havas Media Group spiega: “Avere fiducia nella qualità dei dati è diventato un nodo cruciale. Il volume dell’inventario fraudolento generato da sofisticati “bots” è estremamente preoccupante e né le concessionarie né le agenzie sono al sicuro da questo fenomeno. Noi vogliamo fare chiarezza e ridare fiducia ai nostri clienti. L’obiettivo è creare una misurazione azionabile più semplice della viewability, della qualità del contesto e della qualità della campagna, per preservare l’immagine del brand”.

Havas MG lancia il "Meta Quality Barometer" per migliorare la qualità dell'inventory online

In Italia se ne parla ancora poco, ma nel mondo la questione delle “frodi” nella pubblicità online – sostanzialmente, annunci erogati senza possibilità di essere viste da alcun utente – è una delle principali preoccupazioni sia per i media buyer (33%, secondo eMarketer) che per i fornitori (44%).

Due sono i principali temi sul tavolo: la viewability e il traffico non umano (generato da i cosiddetti “bot”), che da solo costerà agli inserzionisti digitali globali oltre 5,7 miliardi di euro quest’anno secondo White Ops.

Per migliorare la qualità dell’inventory e delle campagne online, Havas Media Group ha annunciato il lancio del Meta Quality Barometer, realizzato attraverso la propria struttura di data management Artemis Alliance.

Facendo leva sulla sua vasta esperienza nella gestione di dati disaggregati, Artemis Alliance raccoglie dati dettagliati e grezzi da tutti i suoi partner tecnologici (Adledge, Catchpoint, ClarityAd, Hub’Scan, WhiteOps, Integral Ad Science e Peer39/Sizmek). Il dato, granulare, viene usato per analizzare e dare un punteggio alla qualità della media inventory per settore, per mercato e per media owner.

L’obiettivo di migliorare continuamente l’efficacia degli investimenti pubblicitari. “Questa è una situazione win-win”, spiega Rob Griffin, EVP, Media Futures & Innovation, Havas Media Group riassume. “Noi possiamo ora raccogliere i dati da tutti gli schermi, tutte le aziende tecnologiche e tutti i media partner per fornire la prima valutazione indipendente e obiettiva sulle le cinque aree critiche di Compliance, Experience, Impact, Context e Traffic. Sebbene non possiamo garantire al 100% la visibilità o l’assenza di frodi, possiamo garantire ai nostri clienti e ai nostri editori l’impegno di migliorare la qualità dell’inventory disponibile. Il vantaggio ultimo è per i nostri clienti, che beneficeranno di soluzioni più smart e dati più puliti per guidare gli investimenti e le decisioni di business.”

Il Meta Quality Barometer copre cinque aree principali:

1. Compliance: Confrontare le impression con quelle acquistate

Artemis Alliance valuta la conformità dell’erogato delle concessionarie rispetto alle linee guida della campagna: la promessa (acquistato vs erogato) e i parametri tecnici (specifiche e requisiti). Artemis Alliance misura costantemente sia i sistemi di tagging che le creatività servite in ogni campagna.

2. Experience: User experience

Artemis Alliance prende in considerazione sia la user experience sia l’interazione dell’utente con il messaggio dalla campagna, in particolare il tempo di caricamento delle pagine e degli annunci pubblicitari e dove questi sono posizionati sulla pagina.

3. Impact: Viewability e performance auditing

Artemis Alliance mette in relazione la performance (in particolare in termini di audience) e la visibilità delle campagne per misurare il loro impatto, attraverso tracking automatici e personalizzati per ogni inserzionista e per ogni azione dell’utente.

4. Context: Media content e brand safety

I servizi per la sicurezza del brand si basano sui dei codici inseriti nei tag delle campagne che permettono a Artemis Alliance di proteggere l’immagine del brand, quantificare il numero di impression bloccate (causa contesto indesiderato), ed identificare il contesto dove le impression sono state distribuite.

5. Traffic: Securing campaign distribution

Per contrastare l’aumento del traffico illegittimo a livello mondiale, Artemis Alliance fornisce soluzioni sia manuali che tecnologiche. I team media identificano ed inseriscono in una blacklist tutte le URL sospette basate su anomali click-rate, URL di codice e pagine senza pubblicità. Artemis Alliance lavora anche attraverso diverse soluzioni tecnologiche anti-frode per meglio proteggere i risultati delle nostre campagne.

Dominique Delport, Global Managing Director di Havas Media Group spiega: “Avere fiducia nella qualità dei dati è diventato un nodo cruciale. Il volume dell’inventario fraudolento generato da sofisticati “bots” è estremamente preoccupante e né le concessionarie né le agenzie sono al sicuro da questo fenomeno. Noi vogliamo fare chiarezza e ridare fiducia ai nostri clienti. L’obiettivo è creare una misurazione azionabile più semplice della viewability, della qualità del contesto e della qualità della campagna, per preservare l’immagine del brand”.